Dott.ssa Elena De Franceschi

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Dott.ssa Elena De Franceschi

Psicologa

Il cervello femminile in premenopausa: la trasformazione invisibile

Il cervello femminile in perimenopausa: la trasformazione invisibile che la medicina ha raccontato troppo poco.

Per decenni la perimenopausa è stata interpretata quasi esclusivamente come una questione endocrinologica. Un problema di estrogeni, ciclo irregolare, insonnia, vampate. Un linguaggio clinico essenziale, ma incompleto. Perché nel frattempo, silenziosamente, le neuroscienze hanno iniziato a mostrare qualcosa di molto più interessante: la perimenopausa è una profonda fase di riconfigurazione cerebrale.

E probabilmente è proprio questo che molte donne percepiscono, molto prima che gli esami mostrino cambiamenti evidenti. Non arrivano in studio necessariamente parlando di “depressione”, spesso raccontano una sensazione più sottile e sofisticata: descrivono una perdita di continuità interna, una diversa tolleranza agli stimoli, una fatica cognitiva nuova.
Uno degli aspetti che emerge con più frequenza è una minore capacità di recupero dopo stress prolungati e un intensificarsi della sensibilità emotiva e sensoriale.

Donne lucide, colte, professionalmente efficienti, che continuano a funzionare bene verso l’esterno, ma che iniziano a percepire una trasformazione profonda della propria economia mentale; ed è qui che la neuropsicobiologia contemporanea sta offrendo strumenti interpretativi straordinariamente più evoluti rispetto alla narrativa tradizionale.

Il cervello non “subisce” la perimenopausa: si riorganizza.

Uno degli errori più frequenti è immaginare gli estrogeni come semplici ormoni riproduttivi: il cervello femminile possiede una densità elevatissima di recettori estrogenici, soprattutto in aree cruciali per:

  • memoria;
  • regolazione emotiva;
  • funzioni esecutive;
  • attenzione;
  • integrazione dello stress;
  • percezione interocettiva.

I lavori più recenti di neuroimaging funzionale mostrano che durante la transizione menopausale si modificano:

  • il metabolismo cerebrale del glucosio;
  • la connettività ippocampale;
  • l’efficienza delle reti attentive;
  • la regolazione dell’amigdala;
  • la comunicazione tra corteccia prefrontale e sistemi limbici.

Questo significa che la donna non sta “immaginando” il cambiamento, bensì il cervello sta realmente attraversando una fase di rimodellamento adattivo.

Il cervello femminile in perimenopausa entra in una transizione energetica. Il dato più interessante è che questa transizione non coincide automaticamente con un decadimento, ma con un cambiamento di strategia metabolica. In altre parole: il cervello diventa meno disposto allo spreco energetico.

Perché molte donne ad alto funzionamento hanno vissuto per anni in modalità di sovra-utilizzo cognitivo ed emotivo:

  • multitasking continuo;
  • iperresponsabilità;
  • perfezionismo;
  • regolazione costante degli altri;
  • compressione del proprio stress;
  • disponibilità relazionale permanente.

Il cervello giovane riesce spesso a sostenere questi costi grazie a un’elevata plasticità neurochimica; il cervello in perimenopausa inizia invece a chiedere una gestione energetica più selettiva.

Qui compare uno dei fenomeni clinicamente più interessanti: il crollo della tolleranza all’iperadattamento.

La teoria del carico allostatico: perché alcune donne “non reggono più” ciò che hanno retto per anni

La teoria dell’allostasi, sviluppata da Bruce McEwen, rappresenta uno dei modelli più utili per comprendere la vulnerabilità psicofisica della premenopausa.

L’organismo non mantiene equilibrio attraverso immobilità, ma attraverso adattamento continuo. Tuttavia, ogni adattamento ha un costo biologico, questo costo prende il nome di “carico allostatico”.

Anni di:

  • stress ad alta performance;
  • controllo emotivo;
  • ipervigilanza relazionale;
  • eccellenza funzionale;
  • mancanza di recupero profondo,

producono una lenta usura neuroendocrina.

Molte donne arrivano alla perimenopausa con sistemi nervosi già sovraccarichi da anni, pur apparendo perfettamente efficienti.

Quando le oscillazioni estrogeniche iniziano a modificare:

  • il sistema dopaminergico;
  • la sensibilità al cortisolo;
  • la regolazione del sonno;
  • i processi infiammatori;
  • la neuroplasticità,

il cervello perde parte della sua capacità compensatoria.

Ed è in quel momento che emergono sintomi che spesso vengono interpretati in modo superficiale:

  • irritabilità;
  • ansia;
  • difficoltà di concentrazione;
  • senso di saturazione;
  • ridotta tolleranza sociale;
  • affaticamento decisionale.

In realtà, molto spesso, il sistema nervoso sta semplicemente segnalando che il vecchio modello di funzionamento non è più sostenibile.

Neuroinfiammazione e sensibilità emotiva: il ruolo invisibile della microglia

Uno dei temi più innovativi degli ultimi anni riguarda la neuroinfiammazione.

La psiconeuroimmunologia sta mostrando quanto le fluttuazioni ormonali influenzino direttamente i processi immunitari cerebrali. Gli estrogeni possiedono infatti una funzione antinfiammatoria anche nel sistema nervoso centrale.

Quando oscillano, cambia l’attività della microglia, le cellule immunitarie del cervello, con possibili effetti su:

  • sensibilità emotiva;
  • percezione dello stress;
  • sonno;
  • regolazione dell’umore;
  • sensibilità sensoriale.

Questo spiega perché molte donne in effetti raccontano spesso: “Mi sento come se fossi troppo stimolata da tutto...”

La soglia neurologica di filtraggio si modifica.

Rumore, conflitto, sovraccarico sociale, richieste simultanee: tutto richiede più energia cognitiva rispetto al passato. Clinicamente è un passaggio decisivo, perché evita una lettura moralistica del sintomo. Non è “fragilità", ma una diversa gestione neurobiologica della complessità.

Il cervello predittivo femminile e la crisi dell’identità performativa.

Le neuroscienze contemporanee considerano il cervello un organo predittivo. Non reagiamo semplicemente al mondo: il cervello anticipa continuamente ciò che accadrà per ridurre incertezza e dispendio energetico.

Ora, molte donne ad alto funzionamento costruiscono identità estremamente sofisticate attorno alla capacità di:

  • prevedere;
  • organizzare;
  • controllare;
  • anticipare;
  • contenere il caos.

La perimenopausa destabilizza questo sistema predittivo. Non perché riduca l’intelligenza, ma perché modifica la quantità di energia disponibile per mantenere costantemente elevati i livelli di controllo cognitivo e relazionale.

Per questo molte donne iniziano improvvisamente a percepire:

  • intolleranza per relazioni superficiali;
  • necessità di maggiore solitudine regolativa;
  • saturazione verso richieste continue;
  • riduzione drastica della disponibilità emotiva gratuita.

La clinica tradizionale spesso interpreta questi cambiamenti come rigidità o perdita di flessibilità. Talvolta, invece, rappresentano una sofisticata ricalibrazione del sistema nervoso. Il cervello inizia a proteggere le proprie risorse.

La teoria polivagale e il bisogno di riduzione dello stimolo.

Anche la teoria polivagale di Stephen Porges offre una chiave di lettura interessante.

Il sistema nervoso autonomo femminile in perimenopausa sembra mostrare una minore tolleranza agli ambienti percepiti come imprevedibili o eccessivamente stimolanti.

Molte donne iniziano a ricercare:

  • silenzio;
  • lentezza;
  • relazioni meno dispersive;
  • ritmi più coerenti;
  • ambienti prevedibili.

Non è semplice “stanchezza”, bensì neurocezione. Il sistema nervoso diventa più selettivo rispetto a ciò che considera sicuro o energeticamente sostenibile.

Le implicazioni cliniche future: verso una nuova psicologia della perimenopausa.

La psicologia clinica dei prossimi anni dovrà probabilmente abbandonare l’idea che la perimenopausa sia soltanto una fase ormonale da “gestire”. Servirà invece una visione integrata:

  • neuroendocrina;
  • psicobiologica;
  • cognitiva;
  • immunologica;
  • relazionale.

Soprattutto servirà un nuovo modello terapeutico per le donne ad alto funzionamento. Perché queste donne spesso non necessitano di essere “riattivate”, ma di apprendere una nuova economia dell’energia mentale.

Le strategie cliniche più promettenti oggi sembrano essere:

  • regolazione del carico cognitivo;
  • riduzione dell’iperstimolazione;
  • recupero del sonno profondo;
  • allenamento interocettivo;
  • lavoro sulla flessibilità identitaria;
  • ridefinizione dei confini energetici;
  • gestione del perfezionismo adattivo.

Non si tratta di ridurre ambizione o competenza. Si tratta di uscire da un modello di funzionamento fondato sul consumo permanente di sé. Ed è forse questa la trasformazione più radicale della perimenopausa: non una perdita di valore, ma la fine biologica dell’iperadattamento cronico come unica modalità di esistenza femminile.

L’avvicinarsi della menopausa rappresenta quindi per le donne una nuova opportunità, un cambiamento profondo nel modo di essere, di vivere, di stare nelle relazioni. Per questo motivo, spesso, è proprio in questa fase della vita che le donne esprimono il desiderio di intraprendere un percorso psicologico di consapevolezza.

La consapevolezza è il vero lusso che ti cambia la vita!   Dr. Elena De Franceschi Psicologa clinica, Psicodiagnosta [email protected]  [email protected]  

Bibliografia

  • Lisa Mosconi et al. (2021). Menopause impacts human brain structure, connectivity, energy metabolism, and amyloid-beta deposition. Scientific Reports, 11, 10867.
  • Bruce McEwen (1998). Protective and Damaging Effects of Stress Mediators. New England Journal of Medicine, 338, 171–179.
  • Stephen Porges (2011). The Polyvagal Theory. Norton.
  • Karl Friston (2010). The free-energy principle: a unified brain theory? Nature Reviews Neuroscience, 11, 127–138.
  • Lisa Feldman Barrett (2017). The theory of constructed emotion. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 12(1), 1–23.
  • Janice Kiecolt-Glaser et al. (2002). Psychoneuroimmunology and psychosomatic medicine. Psychosomatic Medicine, 64(1), 15–28.
  • Roberta Diaz Brinton (2008). The Healthy Cell Bias of Estrogen Action. Trends in Neurosciences, 31(10), 529–537.
  • Antonio Damasio (1999). The Feeling of What Happens. Harcourt Brace.

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