Dott.ssa Elena De Franceschi

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Psicologa

Ridurre l’iperstimolazione in perimenopausa: strategie pratiche

Ridurre l’iperstimolazione in perimenopausa: strategie pratiche

Questo articolo ha un obiettivo preciso: offrire una chiave di lettura clinica e alcune strategie pratiche per affrontare un fenomeno molto frequente nella transizione perimenopausale, spesso descritto dalle donne come una ridotta tolleranza agli stimoli quotidiani, una maggiore saturazione mentale e una difficoltà crescente a “tenere insieme” i diversi piani della vita.

Ci sono momenti in cui molte donne descrivono la stessa esperienza, con parole diverse ma con una convergenza sorprendente: “Non è che sono più stressata, è che reggo meno tutto insieme”. Oppure: “Mi dà fastidio ciò che prima non mi pesava”. O ancora: “È come se il mio sistema fosse sempre un po’ troppo attivato”.

Queste non sono impressioni generiche. Nella transizione perimenopausale, una parte consistente della letteratura neuroendocrina descrive una modificazione della regolazione tra sistemi ormonali, reti prefrontali e circuiti limbici, con effetti sulla soglia di tolleranza agli stimoli e sulla capacità di recupero dallo stress.

In altre parole, non cambia soltanto quanto stress c’è, ma cambia anche il modo in cui viene filtrato e integrato dal sistema nervoso. È da questa trasformazione che derivano molte delle sensazioni di sovraccarico riportate in questa fase della vita.

Un punto chiave: non iperstimolazione, ma riduzione della capacità di filtraggio

Dal punto di vista neurobiologico, la perimenopausa è associata a fluttuazioni estrogeniche che influenzano:

  • la modulazione dell’asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA)
  • l’efficienza delle reti prefrontali di controllo esecutivo
  • la reattività dell’amigdala agli stimoli salienti
  • i sistemi monoaminergici coinvolti in attenzione e motivazione

Il risultato clinico non è una “fragilità”, bensì una diversa configurazione del rapporto tra input ambientale e capacità di regolazione interna.

È in questo spazio che si genera la sensazione di iperstimolazione.

Le strategie pratiche: intervenire sul carico, non sulla resistenza.

Le indicazioni che seguono non hanno l’obiettivo di “aumentare la capacità di sopportazione”, ma di ridurre i fattori che generano sovraccarico nel sistema nervoso. In altre parole, agiscono sulla struttura quotidiana dello stress, non sulla volontà individuale.

Il problema non è il carico, ma la frammentazione dell’attenzione

Una delle evidenze più solide delle neuroscienze cognitive riguarda il costo del task switching: ogni interruzione richiede una riallocazione delle risorse attentive e un riassetto della memoria di lavoro.

In questa fase della vita, tale costo diventa più evidente e contribuisce in modo diretto alla sensazione di saturazione.

Strategie clinicamente rilevanti:

  • riduzione delle notifiche e degli input asincroni non essenziali
  • organizzazione del lavoro in blocchi continui
  • evitamento del multitasking comunicativo (chat, email e attività simultanee)

Obiettivo: ridurre la frammentazione attentiva, non aumentare la performance.

Le transizioni come punto critico

Non è tanto il lavoro in sé a saturare il sistema, quanto il passaggio continuo tra compiti diversi.

Ogni transizione comporta:

  • un cambio di contesto cognitivo
  • la riattivazione delle reti esecutive
  • una micro-attivazione dell’arousal fisiologico

Quando queste transizioni sono frequenti, il sistema perde progressivamente capacità di recupero.

Interventi utili:

  • inserire pause brevi ma reali tra le attività
  • evitare agende eccessivamente compresse
  • ridurre la densità di impegni consecutivi

Obiettivo: stabilizzare la continuità neurocognitiva.

La fatica decisionale come indicatore neurobiologico

Molte donne riferiscono una nuova forma di stanchezza legata alle scelte quotidiane, anche minime. Questo fenomeno è coerente con modelli che collegano la modulazione dopaminergica alla valutazione costo/beneficio e alla disponibilità energetica per il decision making.

Strategie pratiche:

  • semplificazione delle routine ripetitive (abbigliamento, pasti, orari)
  • riduzione delle opzioni equivalenti
  • automatizzazione delle decisioni ricorrenti

Obiettivo: preservare le risorse esecutive per le decisioni realmente rilevanti.

Arousal più elevato, soglia più bassa

Un altro cambiamento frequente riguarda la maggiore reattività agli stimoli: rumore, richieste simultanee, ambienti sociali intensi.

Questa sensibilità è coerente con una maggiore attivazione dei sistemi di allerta e una ridotta capacità di down-regulation autonomica.

Interventi:

  • riduzione degli input serali ad alta attivazione cognitiva o emotiva
  • protezione del sonno da stimoli residui (lavoro, schermi, conflitti)
  • inserimento di momenti di bassa stimolazione reale, non riempita

Obiettivo: abbassare il livello di attivazione di base.

Il carico relazionale

Molte donne, in questa fase, osservano un cambiamento sottile ma significativo: sostenere emotivamente gli altri richiede più energia.

Non si tratta di un cambiamento caratteriale, bensì di una diversa disponibilità delle risorse regolative interpersonali.

Indicazioni cliniche:

  • riduzione del ruolo di regolazione emotiva continua degli altri
  • definizione più esplicita dei confini di tempo e disponibilità
  • selezione delle interazioni ad alto valore relazionale

Obiettivo: proteggere la capacità regolativa interna.

In sintesi, il punto centrale è che l’iperstimolazione non dipende solo dalla quantità di richieste esterne, ma da un cambiamento nella capacità del sistema nervoso di filtrare, organizzare e recuperare tra gli stimoli.

Per questo motivo, le strategie proposte non mirano a “tollerare di più”, ma a ridurre il carico non necessario e ricostruire condizioni di recupero neurofisiologico.

La perimenopausa non introduce semplicemente nuovi sintomi: modifica la soglia con cui il sistema nervoso seleziona ciò che è sostenibile.

Le strategie descritte in questo articolo hanno quindi un obiettivo preciso e pragmatico: ridurre l’iperstimolazione agendo sull’organizzazione quotidiana del carico cognitivo, emotivo e relazionale, restituendo al sistema nervoso condizioni più stabili di regolazione e recupero.

La consapevolezza è il vero lusso che ti cambia la vita!   Dr. Elena De Franceschi Psicologa clinica, Psicodiagnosta [email protected] [email protected]     Bibliografia 

  • Lisa Mosconi et al. (2021). Menopause impacts human brain structure, connectivity, energy metabolism, and amyloid-beta deposition. Scientific Reports.
  • Roberta Diaz Brinton (2008). The Healthy Cell Bias of Estrogen Action. Trends in Neurosciences.
  • Bruce McEwen (1998). Stress and adaptation: allostatic load. New England Journal of Medicine.
  • Stephen Porges (2011). The Polyvagal Theory. Norton.
  • Karl Friston (2010). The free-energy principle. Nature Reviews Neuroscience.
  • Janice Kiecolt-Glaser et al. (2002). Psychoneuroimmunology and stress. Psychosomatic Medicine.

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