Dott.ssa Elena De Franceschi

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Dott.ssa Elena De Franceschi

Psicologa

Perché continuo a bloccarmi anche quando so cosa dovrei fare?

Perché continuo a bloccarmi anche quando so cosa dovrei fare?

Comprendere i meccanismi che ci fanno ripetere gli stessi schemi.

“Perché continuo a fare le stesse cose anche se so che mi fanno stare male?”

“Perché quando sono lucido riesco a vedere chiaramente la situazione, ma nel momento in cui devo affrontarla mi blocco?”

“Perché continuo a reagire sempre nello stesso modo?”

“Perché alcune difficoltà sembrano cambiare forma, ma non scomparire mai veramente?”

Sono domande che molte persone si pongono quando vivono una difficoltà persistente.

Spesso arrivano a un punto in cui hanno già riflettuto molto su ciò che accade. Hanno letto, cercato informazioni, parlato con altre persone, magari hanno anche una buona consapevolezza dei propri problemi.

Eppure rimane una sensazione frustrante:

“So cosa succede, ma non riesco a modificarlo.”

Questa esperienza porta spesso a interpretazioni dolorose:

“Mi manca la forza di volontà.”
“Dovrei essere capace di gestirlo.”
“Perché agli altri sembra più semplice?”

Il funzionamento psicologico umano è molto più complesso della semplice contrapposizione tra sapere e fare.

La distanza tra consapevolezza e cambiamento.

Una delle convinzioni più diffuse è che comprendere un problema dovrebbe automaticamente portare alla sua soluzione.

In realtà, la consapevolezza rappresenta un passaggio fondamentale, ma non sempre sufficiente.

Una persona può sapere perfettamente che una determinata situazione non rappresenta un reale pericolo, e tuttavia provare ansia.

Può sapere che evitare continuamente qualcosa mantiene il problema, e continuare comunque a evitarla.

Può riconoscere che una modalità relazionale porta sofferenza, ma ritrovarsi ancora dentro lo stesso schema.

Questo accade perché il nostro funzionamento non è guidato soltanto dalla parte razionale.

Pensieri, emozioni, memoria, esperienze passate, aspettative e strategie di adattamento interagiscono continuamente creando modalità automatiche di risposta.

Il cambiamento richiede quindi qualcosa di più profondo del semplice “sapere cosa fare”.

Richiede comprendere come funziona il sistema personale che produce quella risposta.

Quando il problema non è il comportamento, ma ciò che lo mantiene

Spesso le persone si concentrano sul comportamento finale:

“Non riesco a dire di no.”
“Rimando sempre.”
“Mi arrabbio troppo.”
“Mi blocco davanti alle decisioni.”
“Cerco continuamente rassicurazioni.”

Ma un comportamento è spesso il risultato finale di una serie di processi che avvengono prima.

Prima del comportamento possono esserci:

  • una particolare interpretazione della situazione;

  • un’emozione difficile da gestire;

  • un bisogno personale non riconosciuto;

  • una strategia imparata nel tempo;

  • una previsione automatica di ciò che potrebbe accadere.

Per esempio, evitare una situazione può sembrare un comportamento irrazionale.

Ma se quella situazione viene vissuta internamente come una minaccia, l’evitamento può diventare una strategia che nel breve periodo riduce il disagio.

Il problema è che ciò che protegge nel breve termine può diventare un limite nel lungo termine.

Comprendere questo passaggio permette di guardare il problema in modo diverso:

non come un difetto personale, ma come un funzionamento che ha una sua storia e una sua logica.

Perché torno sempre negli stessi schemi?

Molte persone descrivono una sensazione ricorrente:

“Mi sembra di cambiare, ma poi torno sempre al punto di partenza.”

Questo può accadere perché alcuni schemi diventano profondamente integrati nel nostro modo di interpretare noi stessi e il mondo.

Uno schema non è soltanto un pensiero.

È una configurazione complessa che comprende:

  • ciò che tendiamo ad aspettarci dagli altri;

  • il modo in cui leggiamo le situazioni;

  • le emozioni che riconosciamo o evitiamo;

  • le risposte che utilizziamo per proteggerci.

Gli schemi si costruiscono nel tempo attraverso esperienze, relazioni, apprendimenti e modalità di adattamento.

Per questo motivo non basta semplicemente sostituire un pensiero con un altro.

È necessario comprendere il sistema più ampio in cui quel pensiero si inserisce.

Perché il corpo reagisce prima della mente?

Un’altra domanda frequente riguarda il rapporto tra ragionamento e reazioni emotive:

“Perché so che non c’è motivo di preoccuparmi, ma il mio corpo reagisce comunque?”

La risposta riguarda il modo in cui il nostro sistema emotivo funziona.

Le reazioni emotive non sono solo decisioni consapevoli.

Quando una situazione viene percepita come significativa, il nostro organismo può attivare rapidamente risposte automatiche:

  • aumento della tensione;

  • allerta;

  • bisogno di controllo;

  • difficoltà di concentrazione;

  • impulso a evitare o proteggersi.

In questi momenti la persona può vivere una contraddizione:

“Una parte di me sa una cosa, ma un’altra parte reagisce diversamente.”

Questo non indica una mancanza di razionalità.

Indica che il funzionamento umano comprende più livelli che devono essere compresi e coordinati.

Il cambiamento come riorganizzazione del funzionamento personale

Cambiare non significa diventare una persona completamente diversa.

Significa sviluppare maggiore libertà rispetto ai propri automatismi.

Un percorso clinico orientato al cambiamento può aiutare la persona a:

  • comprendere il proprio funzionamento;

  • individuare i meccanismi che mantengono la difficoltà;

  • riconoscere i propri pattern ricorrenti;

  • sviluppare nuove modalità di regolazione emotiva;

  • aumentare la capacità di scegliere come rispondere alle situazioni.

L’obiettivo non è eliminare ogni emozione difficile o ogni momento di fatica.

L’obiettivo è costruire un rapporto diverso con la propria esperienza.

Dalla domanda “cosa ho?” alla domanda “come funziona il mio sistema?”

Un modo più complesso e utile di guardare alla sofferenza psicologica consiste nel passare dalla sola ricerca di un’etichetta alla comprensione del funzionamento.

La domanda diventa:

“Quali processi stanno influenzando il mio modo di pensare, sentire e agire?”

Questa prospettiva permette di costruire interventi più personalizzati, perché ogni persona porta una storia, risorse e modalità di funzionamento differenti.

MindNova Design: un approccio centrato sul funzionamento individuale

MindNova Design nasce dall’idea che il cambiamento clinico richieda prima di tutto comprensione.

Non lavorare soltanto sul sintomo visibile, ma esplorare i processi che organizzano l’esperienza personale.

Attraverso una prospettiva basata sulla formulazione condivisa, sulla comprensione dei pattern e sullo sviluppo di nuove possibilità di risposta, il percorso clinico diventa uno spazio di esplorazione e progettazione del cambiamento.

Perché spesso la vera trasformazione non nasce dal combattere una parte di sé, ma dal comprendere il sistema che l’ha costruita.

Bibliografia 

  • Beck, A. T. (1976). Cognitive Therapy and the Emotional Disorders. New York: International Universities Press.
  • Hayes, S. C., Strosahl, K. D., & Wilson, K. G. (2012). Acceptance and Commitment Therapy: The Process and Practice of Mindful Change. New York: Guilford Press.
  • Linehan, M. M. (2015). DBT Skills Training Manual (2nd ed.). New York: Guilford Press.
  • Persons, J. B. (2008). The Case Formulation Approach to Cognitive-Behavior Therapy. New York: Guilford Press.
  • Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A Practitioner’s Guide. New York: Guilford Press.

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