Non riesco a mantenere relazioni ed essere all'altezza di un rapporto a due.
Non riesco a sentirmi all’altezza di un rapporto profondo con la persona che ho accanto. Mi manca la capacità di provare un’empatia autentica: ciò che riesco a offrire è soltanto un simulato fluire di parole, privo di quella verità emotiva che dovrebbe sostenere una relazione. Ho purtroppo sperimentato molte volte questa realtà,; nel corso della mia vita, ho gettato al vento amori e amicizie per questo. Mi sento inadeguato, privo di energia e per nulla maturo emotivamente. Le persone che entrano in relazione con me, inizialmente, sono attratte dalla mia capacità dialettica e espressiva. Trasmetto questa impressione. Purtroppo, è solo un modo per alimentare quell'aurea di sicurezza e intraprendenza. La realtà è sottotraccia e pian piano viene fuori, alimentando delusione e sconforto. Non sono capace poi di mantenere le promesse che faccio agli altri e soprattutto a me stesso. La conclusione è il fallimento, con la conseguenza dell'allontanamento di chi ha posto fiducia su di me e infine l'isolamento.
Gentile,
noto con interesse che questa domanda è nella categoria psicodiagnostica e mi piacerebbe comprenderne meglio il motivo. Lei sembra conoscere e raccontare molto bene il suo funzionamento, mentre fa esperienza di un vuoto sul piano emotivo e relazionale. Su questa scissione tra parola e vissuto consigilio di soffermare lo sguardo.
Vive come una truffa la capacità dialettica e l’immagine di sicurezza iniziale che dà gli altri? Oppure appaiono come una strategia per stare in relazione senza rischiare un coinvolgimento che sente come destabilizzante? Se così fosse, il problema tuttavia di questa strategia lo descrive già molto bene lei.
L’isolamento finale non è la prova che lei “non è capace di relazioni”, ma l’esito prevedibile di un sistema che oscilla tra idealizzazione iniziale e ritiro difensivo. Finché questo schema non viene riconosciuto e messo in parola in modo diverso, continuerà a ripetersi, indipendentemente dalle persone che incontra. Mi pare comunque che ora si stia aprendo a questa possibilità.
Un percorso psicologico non serve a insegnarle “come essere empatico” o “più maturo”, ma a lavorare sui temi che l'hanno portata a scrivere qui.
Cordialmente
Psicologo Clinico, Psicodiagnosta - Bologna - Catanzaro