18 anni e il problema e la mia famiglia
Ciao io sono Tiberio e il mio problema e un padre che e sempre scorbutico offensivo verso i miei confronti e che mi ha fatto passare traumi infantili molto profondi però questo diciamo che e un problema vecchio. Ora in fatti il mio nuovo problema e mia sorella che mi tratta come se fossi un mostro da evitare e trattare veramente male con un atteggiamento da menefreghista e molto provocatorio in fatti ogni volta che mi tratta così vorrei stenderla o sbatterla al muro, Ma giusto che sono una persona matura capisco che e una cosa molto sbagliato quindi e da 3 anni che provo invece di arrabbiarmi con mia sorella provo ad parlare con mia madre e dirle che giusto che e la madre deve cambiare le cose (capisco che sia difficile però in 3 anni mi sembra il minimo) però in un modo od un altro lei mi mette nel torto iniziando a dire che sono io che devo cambiare, ed effettivamente io sono cambiato molto ma non basta migliorare se stessi per migliorare anche quello degli altri. Ormai con questi discorsi mi sto perdendo anche io c'è io vorrei solo che mia sorella non avesse un rapporto con me da menefreghista e che mia madre per una volta capisca che il problema non sono io ma mia sorella. (Piccole aggiunte non mi sono ancora tagliato e non voglio mai farlo, non mi drogo, non fumo, e non bevo alcolici)
Ciao Tiberio,
da quello che racconti sembra che tu stia vivendo da tanto tempo dentro dinamiche familiari molto pesanti, e il fatto che tu riesca a parlarne con lucidità dice già qualcosa di importante su di te.
Crescere con un padre offensivo e scorbutico può lasciare ferite profonde. Quando una persona viene svalutata o trattata con durezza per anni, spesso sviluppa una sensibilità molto forte verso il rifiuto, il disprezzo o l’indifferenza degli altri. Quindi il comportamento di tua sorella probabilmente non ti ferisce “solo” nel presente: tocca anche ferite molto più antiche.
La cosa che mi colpisce è che tu riconosci la rabbia (“vorrei stenderla o sbatterla al muro”), ma allo stesso tempo scegli di non agire. Questo è un segnale di controllo e consapevolezza, non di cattiveria. La rabbia, in situazioni come la tua, spesso nasce da sentirsi ignorati, umiliati o continuamente provocati. Non significa che sei un mostro.
Allo stesso tempo, c’è un punto importante da capire: tua madre probabilmente non riesce — o non sa — assumere il ruolo di “arbitro” che tu vorresti. E continuare a cercare da lei il riconoscimento che “il problema è tua sorella” rischia di lasciarti bloccato in una battaglia infinita, perché stai aspettando che qualcun altro validi il tuo dolore prima di poter stare meglio.
Questo non significa che tu abbia torto.
Significa che la soluzione forse non arriverà dal fatto che loro cambino.
Hai scritto una frase molto vera:
“Non basta migliorare se stessi per migliorare anche quello degli altri.”
È corretto. Tu non puoi trasformare tua sorella o tua madre. Però puoi lavorare su una cosa fondamentale: smettere di definire il tuo valore in base a come loro ti trattano.
Perché da come scrivi sembra che tu stia continuamente cercando:
E quando non arrivano, senti esplodere rabbia e frustrazione.
Quello che potrebbe aiutarti davvero non è convincere tua madre che hai ragione, ma iniziare a costruire uno spazio mentale dove il comportamento degli altri non decida chi sei.
Ti dico anche una cosa importante: il fatto che tu specifichi di non tagliarti, non drogarti, non bere, mi fa pensare che dentro di te ci sia paura di diventare “una persona sbagliata” o di perdere il controllo. Ma da ciò che scrivi vedo invece una persona che sta cercando disperatamente di non fare male agli altri e di capire se stessa.