Dott. Fabio Ricardi

Dott. Fabio Ricardi

psicoterapeuta

Continua ansia della morte dei miei cari

Sono una ragazza di 22 anni, quest'anno è stato un anno difficile per me, a marzo ho fatto un incidente stradale in cui non sono stata ferita (io ero al volante) e la colpa è stata parzialmente anche mia. Purtroppo una persona dell'altra auto coinvolta si è fatta male, la cosa mi ha logorato per mesi e non ho più guidato fino a un mesetto fa. Nonostante il peggio penso sia passato ormai, dopo essermi sentita in colpa per mesi, oggi ho la constante ansia ogni volta che ad esempio mia mamma prende la macchina. L'ansia che le succeda qualcosa di grave all'improvviso tipo anche a causa di malattie in realtà la ho costantemente. Sono tranquilla quando magari sono in sua compagnia o con altre persone, ma appena sono sola, ad esempio la sera non riesco mai a rilassarmi completamente perché ho questa ansia della morte. Ogni volta che leggo una notizia o social di qualche incidente stradale o persona che muore per qualsiasi motivo ovviamente mi fa rimuginare ancora di più, perché penso sempre al fatto che quella cosa che è capitata a quelle persone potrebbe capitare a me ai qualsiasi persona a me cara in qualunque momento. Come faccio a non vivere con l'ansia costante per qualcosa che è inevitabile e imprevedibile come la morte? Tra l'altro subito dopo l'incidente ho fatto un percorso per qualche mese di EMDR che però devo dire purtroppo non sento mi abbia aiutata molto...

Lei è senz'atro una persona che sente molto le sue responsabilità, e questo è senz'altro un pregio. Un pregio che ha i suoi risvolti negativi, come aprire la porta,sullo spunto di fatti dolorosi, ad autoaccuse continue, che tolgono energie che potrebbero essere dedicate alle cose buone della vita. Come lei spiega, le è stato difficile superare il senso di colpa per l'incidente d'auto; mi sembra comunque che questo lavoro con se stessa sia riuscita a farlo. Ma ora si chiede: "come faccio a non vivere con l'ansia costante per qualcosa di inevitabile come la morte?"Il fatto è che noi non siamo soltanto razionalità e realismo. Una parte della nostra mente fa dei nessi immediati tra eventi anche solo possibili, anche dove non c'è un legame di causa ed effetto. Così mi sembra che lei oggi sposti l'ansia che ha provato per l'incidente sulla naturale vulnerabilità di sua madre e suo padre. Da sempre gli uomini si sono occupati di questo dissidio tra la ragione e una forte emozione, in questo caso l'ansia ( che è parente stretta della paura ). E i più saggi hanno sempre indicato la strada della riflessione, del dialogo paziente con se stessi: il dialogo tra la parte di noi che ci vede più chiaro e quella che vuole solo sentire l'emozione. Pian piano questa seconda parte accetta di entrare in una visione migliore delle cose. Una visione migliore significa rendersi conto davvero che vivere è più importante che pensare continuamente alla morte. Naturalmente questo dialogo con se stessa può essere molto aiutato dal dialogo con un'altra persona ( un terapeuta).

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Dott.Fabio Ricardi

psicoterapeuta - Milano

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