Travestirsi

Buongiorno, mi chiamo Maurizio e ho 54 anni, sono felicemente sposato con una Donna meravigliosa (in tutti i sensi) con la quale ho condiviso e condivido un mio piccolo segreto. Restando sul fatto che mi ritengo etero in tutti i sensi, provo piacere nell'indossare abiti femminili, dall'intimo alle protesi per il seno, parrucca ecc... Vorrei capire come mai (e sono certo che non si tratta di contenuti sessuali) ho questa tendenza a cercare la mia femminilità. Da cosa potrebbe dipendere? quali sono i Vostri consigli ? Premetto che come scritto prima, comunque, anche quando sono in enfemme, non ho alcuna attrazione verso il genere maschile Cordiali Saluti, Maurizio/a

Caro Maurizio,

la ringrazio per la sua lettera, per la chiarezza e il coraggio con cui racconta questa parte intima di sé. Soprattutto, la ringrazio per aver condiviso che ha una compagna che lo accoglie e che condivide questo "piccolo segreto". Questo non è un dettaglio, è un elemento fondamentale della sua storia.

La sua domanda: "da cosa potrebbe dipendere?"; è la domanda che tutti noi ci portiamo in terapia in forme diverse: "Chi sono io? Perché sono fatto così?". Lei si sta chiedendo il significato profondo di una parte di sé che sente autentica, ma che non riesce a inserire in una narrazione semplice.

Mi colpiscono due aspetti del suo racconto. Primo: la sottolineatura che non si tratta di contenuti sessuali e che non prova attrazione per il genere maschile. Mi sembra un modo per dire: "Voglio che capiate che questo non riguarda la sessualità, ma l'identità". Sta cercando di proteggere questa parte di sé dalle facili etichette, per esplorarne il significato più profondo.

Secondo: la parola "femminilità". È una parola ricca, piena di risonanze. Cosa rappresenta per lei, Maurizio, quando indossa quegli abiti? Non ciò che la società intende per femminilità, ma cosa significa per lei in quel momento? Forse è un senso di libertà, di completezza, di delicatezza, di espressione di una parte di sé che nella sua vita quotidiana sente di dovere tenere in disparte? O forse è un modo per entrare in contatto con un aspetto della sua personalità, come la creatività, la sensibilità, la cura, che nella sua esperienza sono stati associati al femminile?

La sua domanda chiede cause, origini. E nella terapia spesso ci si perde a cercare le cause nel passato. Ma a volte, la domanda più utile non è "Da dove viene?", ma "A cosa serve?". Cosa le dà questa pratica? Che vuoto colma? Che voce fa sentire che altrimenti resterebbe silenziosa? È come se una parte di lei, abbia bisogno di essere vista, riconosciuta e vissuta per qualche ora, per permettere a Maurizio di sentirsi intero.

Il mio consiglio, se mi è concesso parlare di consigli, non è di trovare una spiegazione definitiva, ma di continuare a esplorare con curiosità e senza giudizio. Con sua moglie, che sembra un'alleata preziosa, e forse con uno spazio terapeutico sicuro.

Lei mi dice di essere felicemente sposato e di avere una vita piena. Questo suggerisce che non sta fuggendo da nulla, ma forse sta integrando qualcosa. Sta cercando una sintesi tra le diverse parti di sé.

La invito a considerare che questa non è una tendenza da cui dipendere, ma forse un linguaggio. Un linguaggio attraverso il quale una parte importante della sua psiche cerca di esprimersi. Il nostro compito non è tradurlo o eliminarlo, ma ascoltarlo, comprenderlo e trovare il modo affinché quella voce trovi il suo spazio armonioso nella sinfonia della sua vita.

La saluto con rispetto per il suo viaggio.

Se avesse bisogno, non esiti a contattarmi.
Dr. Filippo Marongiu,

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Psicologo - Torino

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