Ansia
Da circa cinque anni vivo un blocco che sta peggiorando sempre di più. Faccio un’enorme fatica a iniziare qualsiasi attività, soprattutto lo studio. Anche quando desidero davvero fare una cosa, mi sento come paralizzata e finisco per rimandare continuamente, spesso passando ore al telefono. Questo problema ormai riguarda anche altri aspetti della mia vita: faccio fatica a fare le faccende di casa, preferisco restare in casa piuttosto che uscire e non riesco più nemmeno a iniziare una dieta, cosa che prima facevo senza particolari difficoltà. Negli ultimi anni ho perso interesse anche per cose che prima erano importanti per me, come prendermi cura del mio aspetto, dei vestiti e del mio benessere. Mi sento spesso di valere poco e faccio molta fatica ad avere un ritmo sonno-veglia regolare. Quando si avvicinano gli esami la situazione peggiora molto: provo un’ansia fortissima, piango spesso, ho un nodo alla gola, mal di pancia, diarrea e una paura così intensa da bloccarmi completamente. Continuo a pensare: “Tanto non ho studiato, quindi non vado nemmeno all’esame”, e questo circolo si ripete da anni. Vorrei capire che cosa mi sta succedendo, perché sento che non si tratta solo di stress per gli esami e non riesco più a uscirne.
Buongiorno, questa è una tipica dinamica autosabotante di chi si convince di essere vittima di se stesso, alimentando la differenza dissonante tra ciò che desidera in teoria e ciò che poi realizza nei fatti. Al di là che serve l'aiuto psicoterapico poiché c'è un problema di insicurezza, autosvalutazione e conseguenza ansia e frustrazione esistenziale, le consiglio vivamente di leggere un mio libro dal simpatico titolo che la rappresenta: "Faccio di tutto per stare peggio"! Nel testo tratto infatti tali problematiche. Una psicotrappola ad esempio è quella di aspettarsi che arrivi la "voglia matta" di mettersi a studiare o di fare altro ritenuto utile, che ovviamente in queste condizioni non arriva, mentre se ci si impone di attivarsi, tollerando benevolmente lo sforzo e la poca concentrazione, ma insistendo e incrementando di 30 minuti alla volta il tempo dedicato allo studio, man mano si entra nel ritmo! In estrema sintesi, le cose vanno fatte al di là che non si è motivati, compresa la cura di se, le uscite e tutto il resto, tipo robottino. Man mano poi arriverà anche il piacere di farle ed il ritmo giusto per lo studio. Consiglio inoltre di "imporsi" all'inizio anche di svolgere attività fisica, partendo anche dalla passeggiata veloce di soli 10 minuti ed incrementando di 2 minuti ogni giorno. Consiglio infine di evitare assolutamente per 3-4 settimane di chiedersi "come sto"? e di non monitorare lo stato della mente: si viva le giornate 'attivamente' senza fare valutazioni di merito su come sta e vedrà che fra 3 settimane starà meglio! quindi approfondisca leggendo il mio libro e chieda aiuto psicoterapico. Buona fortuna. Dott. Gaetano Tizza
psicologo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale - Caltanissetta - Ragusa