Psicologa, Psicoterapeuta sistemico relazionale, EMDR, consulente di parte
Sono in stallo e non riesco a scegliere
Salve, da anni sono in crisi con mio marito Io ho sempre desiderato un altro figlio ma lui non ha voluto perché dopo il primo ho avuto due aborti. Poi ho scoperto che era già padre di una donna che ha quasi la mia età anche se non lo sapeva e questo ci ha messo in ulteriore crisi Volevo lasciarlo dopo questa scoperta ma lui non me lo ha permesso per mantenere la famiglia però io sono insoddisfatta e in parte irrealizzata Ho provato a mettermi via il pensiero del secondo bambino con aiuto psicologico, ma non è bastato. Non so più neanche se sono innamorata, ma continua a riemergere il desiderio di maternità; anche se il bambino che abbiamo già è meraviglioso e dovrebbe bastarmi. Per averne un altro so già dai medici che andrei incontro a mille rischi perché sia io che lui siamo in là con l’età e dovremmo fare una fecondazione assistita . Lui è molto più grande di me e sarebbe un nonno più che un padre e io per le gravidanze passate ho avuto enormi difficoltà. L’età e le difficoltà ci fanno paura. Le persone vicine a me dicono di rassegnarmi però nonostante tutto, io non riesco a trovare pace.
Gentile Signora,
dal suo racconto emerge una sofferenza che va ben oltre il desiderio di avere un altro figlio. Sembra che negli anni si siano accumulate diverse ferite: gli aborti, la scoperta della figlia che suo marito aveva avuto in passato, la crisi di coppia, la sensazione di non essere stata libera di scegliere se restare o lasciare la relazione e, infine, il dolore di un progetto di vita che non si è realizzato come avrebbe desiderato.
È importante riconoscere che il desiderio di maternità non è qualcosa che si può semplicemente spegnere con la volontà. Per alcune persone rappresenta un bisogno molto profondo, legato non solo all'idea di avere un figlio, ma anche a sogni, aspettative, significati e immagini di sé costruite nel corso della vita. Per questo motivo sentirsi dire di "rassegnarsi" raramente porta pace; spesso aumenta soltanto il senso di incomprensione e solitudine.
Allo stesso tempo, dalle sue parole emerge una grande consapevolezza della realtà. Lei conosce i rischi medici, le difficoltà legate all'età, il percorso impegnativo della fecondazione assistita e le preoccupazioni rispetto al futuro. Non sembra quindi una persona che vive un desiderio ingenuo o irrealistico, ma una donna che si trova a confrontarsi con un conflitto doloroso tra ciò che desidera e ciò che ritiene possibile.
Forse la domanda centrale non è soltanto: "Posso ancora avere un altro figlio?" ma anche: "Che cosa rappresenta per me questo figlio che non è arrivato?"
Lei scrive inoltre: "Non so più neanche se sono innamorata." Questa frase merita attenzione. Potrebbe essere utile distinguere il dolore per il figlio desiderato dal dolore legato alla relazione di coppia. Sono due aspetti che spesso si intrecciano, ma non sempre coincidono.
La pace raramente arriva imponendosi di non desiderare più qualcosa. Più spesso nasce quando si riesce a dare un significato a quel desiderio, a riconoscere ciò che rappresenta e a elaborare il lutto di ciò che non è stato possibile realizzare, senza negarne l'importanza.
Il fatto che questo tema continui a riemergere dopo anni suggerisce che probabilmente c'è ancora qualcosa che chiede di essere ascoltato e compreso, non semplicemente messo a tacere.
A cura della Dott.ssa Lucia
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