Dott.ssa Marcella Cammalleri

Dott.ssa Marcella Cammalleri

Psicologo, Psicoterapeuta

Il significato della gratitudine

La gratitudine come sentimento della vigilia

 Secondo Karl Bart: “La gioia è la forma più semplice di gratitudine” esiste infatti una stretto  interconnessione tra la nostra infelicità e la gratitudine, o meglio, l’assenza di gratitudine.

La gratitudine  in quanto qualità del cuore può essere attivata solo attraverso la nostra coscienza e la nostra volontà, scegliendo istante dopo istante che vita vivere, ma soprattutto con che tipo di atteggiamento assumere per vivere la vita. In particolare essa consiste nel riconoscere in ogni momento il valore di ciò che la vita ci offre anche in quelli situazioni che rendono il nostro vivere difficile o problematico. E’ proprio quando riconosciamo il valore di ciò che abbiamo, ecco che allora che ci sentiamo ricchi e fortunati viceversa sventurati e soprattutto infelici.

Gli individui grati esprimono tipicamente il loro apprezzamento agli altri in modo sincero, di cuore e non per essere educati. Per esprimere gratitudine però, non basta semplicemente dire “grazie!” bisogna collegarsi con la nostra vera essenza,  con la nostra anima poiché è in questo modo che diventiamo tutt’uno con ciò che ci è dato ed è come se ci dicessimo non solo agli altri ma a noi stessi: “Questo è il momento che ho sempre aspettato è ciò per cui vale la pena essere qui ed ora”. Sono queste le occasioni in cui  il nostro cuore si scalda e si riempie di amore, la vera unica linfa vitale.

A proposito del cuore, alcuni studi hanno dimostrato che questo muscolo cardiaco genera un campo elettromagnetico intorno a noi addirittura fino ad alcuni metri di diametro. Incredibile no? Una misura dell’attività del cuore, che riflette questo stato emozionale, è chiamata variabilità del battito cardiaco e mostra le variazioni negli intervalli tra i battiti del cuore.

Naturalmente è stato dimostrato che i tracciati dell’attività cardiaca sono differenti se i soggetti sono felici, arrabbiati, frustrati o tristi.

Le emozioni negative causano un ritmo cardiaco incoerente, che ha un effetto dannoso sul nostro corpo: vengono rilasciati ormoni dello stress e cortisolo, il cuore batte più velocemente e la pressione sanguigna si alza. Al contrario, quando ci sentiamo grati, emotivamente equilibrati, produciamo un ritmo cardiaco coerente, un andamento calmo, uniforme dei ritmi cardiaci: il corpo aumenta la produzione di ormoni utili come l’ormone anti-invecchiamento DHEA, aumenta le funzioni cognitive e rafforza il sistema immunitario.

La gratitudine, come altri sentimenti positivi, difatti fa decisamente vivere meglio. Le persone grate sperimentano più emozioni positive, più soddisfazione nella vita e bei sentimenti quali empatia, generosità, vitalità, ottimismo e meno depressione e stress psico-fisico.

Studi  psicologici attestano infatti che la depressione insorga non tanto per ciò che ci succede nella vita, ma come conseguenza al nostro monologo interiore, quando malcontento e lamentale diventa il rumore di fondo, da questi atteggiamenti non possiamo certo attingere la gioiosità di cui abbiamo bisogno per affrontare la vita nei sui percorsi e molto spesso nei suoi imprevisti.

Nella nostra quotidianità spesso ci comportiamo come se gratitudine e apprezzamento fossero qualità da tirare fuori solo nelle occasioni molto speciali ed proprio perché diamo tutto per scontato, che ci induriamo ed irrigidiamo verso noi stessi e verso gli altri.

Provare gratitudine e apprezzare tutti gli esseri viventi, così come tutto ciò che ci circonda cose, animali, piante, ecc. dovrebbe essere un sentimento per così dire naturale. Ma è sempre così nella nostra vita? Direi proprio di no! Basta camminare per strada, guidare in mezzo al traffico, mettersi in fila alla posta. Maleducazione, irascibilità, rammarico e eccessivo criticismo regnano sovrani. Oppure quante volte nel corso della giornata ci capita di lamentarci o di brontolare rispetto a qualcosa accaduto al lavoro, o a casa con i nostri familiari? Come ci fa sentire questo atteggiamento? A cosa ci serve? Il piagnisteo, la critica, il brontolio, ci ha mai permesso di raggiungere qualche obiettivo degno di nota? Lamentarci con noi stessi ci ha mai fatto ritrovare una motivazione perduta? Probabilmente anzi sicuramente no!

A volte non riusciamo a vedere ed apprezzare i doni insospettati che abbiamo o per via delle troppe preoccupazioni, della fretta o della poca attenzione per cui  si fa presto a dimenticare o ignorare ciò che ha valore. Ma se ci abituiamo a  volgere lo sguardo più in profondità, se impariamo a sentire la gratitudine come una qualità da coltivare, ecco che essa non diventa più un evento straordinario, eccezionale, ma un sentimento di base che porta apertura, calore, intimità e non da ultimo felicità.

In conclusione non è la felicità a renderci grati, ma è la gratitudine a renderci felici, perché gratitudine vuol dire in fondo provare grande pienezza, sentirsi compiuti, apprezzando esattamente ciò che è in ogni momento senza attendere o desiderare con tutto se stesso altro se non quello che si vive  ed in quel preciso istante.

Gratitudine non è sentirsi riconoscenti per quello che abbiamo, che può essere sia piccolo o grande, ma è nel  sentirci riconoscenti senza motivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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