Specchi nel Buio: l'Identificazione con l'Aggressore, la Frammentazione Psichica e l'Abisso della Reiterazione
Il concetto fu introdotto originariamente da Sándor Ferenczi e successivamente strutturato da Anna Freud nel 1936. Si tratta di un meccanismo di difesa inconscio che si attiva di fronte a una minaccia percepita come inevitabile e schiacciante. Quando una persona si trova alla mercé di un carnefice, sperimenta un’angoscia da annichilimento. L'impotenza è totale. Per sopravvivere psichicamente a questo terrore, la mente compie una metamorfosi difensiva, assimilando la minaccia e introiettando l'aggressore per passare da una posizione passiva (subire il trauma) a una attiva (infliggere il trauma). In parole semplici, l'inconscio si illude che diventando come colui che fa del male, smetterà di avere paura di lui: diventando il mostro, controlla il mostro.
Sotto la superficie della difesa protettiva, l'impatto del sentirsi continuativamente abusati genera un nucleo affettivo devastante. La vittima sperimenta un profondo senso di disgusto, che non è rivolto soltanto all'atto subìto, ma viene tragicamente interiorizzato. Il bambino o l'adulto traumatizzato sviluppa la ferma, eppure inconscia, convinzione di essere la causa della perversione dell'altro. Questo genera un senso di colpa arcaico e tossico, che si traduce nella sensazione viscerale di essere "marci dentro", contaminati e irrimediabilmente guasti. L'identificazione con l'aggressore serve anche a giustificare questo sentimento: ci si convince di subire del male perché si è sporchi, e diventando come il carnefice si dà una forma tollerabile a questa colpa interiore.
Quando il trauma si reitera nel tempo, la struttura psicologica crolla sotto il peso dell'insostenibile. Non potendo integrare l'esperienza di essere simultaneamente se stessi e l'aggressore, la mente ricorre a difese estreme, prima fra tutte la dissociazione. Questa rappresenta l'interruzione delle funzioni normalmente integrate della coscienza, della memoria e dell'identità. Durante e dopo l'abuso, il soggetto sperimenta la depersonalizzazione — il sentirsi distaccati dal proprio corpo, come se si assistesse a un film — o la derealizzazione, percependo il mondo esterno come irreale o distorto. Se da un lato la dissociazione anestetizza il dolore immediato, dall'altro lascia la mente frammentata, con intere parti della personalità che rimangono bloccate nel trauma e separate dal resto della vita quotidiana.
Di fronte all'impossibilità di elaborare la violenza, la psiche attiva parallelamente meccanismi di regressione cronologica. Il soggetto scivola verso modalità di funzionamento emotivo, cognitivo o comportamentale tipiche di fasi precedenti dello sviluppo. Questo può manifestarsi con ansia da separazione primitiva, perdita di autonomie precedentemente acquisite, somatizzazioni massive o un bisogno infantile di accudimento misto a un terrore assoluto del contatto e della vicinanza.
Il risultato finale di questa reiterazione traumatica è la frammentazione dell'Io, una vera e propria spaccatura della personalità in compartimenti stagni. Vi è una "parte apparentemente normale" che cerca di portare avanti la vita di tutti i giorni, e una o più "parti emozionali" che custodiscono l'orrore, il disgusto e la rabbia dell'abuso. Quando l'aggressore introiettato prende il controllo di una di queste parti frammentate, si innesca la coazione a ripetere la violenza.
La reiterazione del trauma (coazione a ripetere, teorizzata da Sigmund Freud) non è altro che il tentativo disperato di queste parti frammentate di padroneggiare l'evento originario. Questa si manifesta principalmente in due direzioni:
La Violenza Rivolta All'Esterno: Il dolore intollerabile e il senso di sporcizia interiore vengono evacuati proiettandoli sugli altri. Abusando di un soggetto più debole o vulnerabile (come figli, partner o sottoposti), il frammento identificato con l'aggressore prende il sopravvento, nel tragico tentativo di non essere mai più la vittima indifesa. Si genera così una catena transgenerazionale o relazionale di violenza estremamente difficile da spezzare.
La Violenza Rivolta All'Interno (Autosabotaggio): L'aggressore interno punisce costantemente il Sé per la sua presunta colpa e "marcescenza". Il soggetto sabota sistematicamente le proprie opportunità di felicità, successo, amore o serenità. Poiché l'aggressore interno ha convinto la vittima di essere difettosa, l'inconscio non tollera il benessere; raggiungere un obiettivo creerebbe una dissonanza cognitiva intollerabile con l'immagine di sé frammentata. Nei casi più severi, questa distruttività diventa esplicita attraverso l'autolesionismo fisico, i disturbi alimentari, le dipendenze o la ricerca di situazioni ad alto rischio, dove il corpo viene trattato dall'Io come l'aggressore trattava la vittima in passato. Punire se stessi serve a placare il senso di colpa arcaico e a regolare un dolore emotivo altrimenti innominabile.
La guarigione da quadri di trauma complesso e frammentazione richiede un approccio terapeutico specialistico, come la terapia orientata al trauma, l'EMDR o l'approccio dei Sistemi Familiari Interni (IFS). Il lavoro clinico non consiste nel cancellare il passato, ma nel ricucire i frammenti scissi della personalità. I passi fondamentali includono il riconoscimento della propria vulnerabilità originaria, accettando il dolore dell'impotenza provata senza più rifugiarsi nella rabbia, nel controllo o nell'anestesia emotiva.
È necessaria una progressiva disidentificazione dall'aggressore interiorizzato, comprendendo che la voce critica e distruttiva interna appartiene al passato e non alla propria reale identità. Solo integrando la ferita originaria nella propria storia personale e accogliendo con profonda compassione le parti ferite e rannicchiate nel disgusto e nella colpa, si può bonificare la sensazione di essere "marci". Rompere il silenzio e la ripetizione è l'unico modo per riscoprire l'originaria integrità del Sé e trasformare un destino di sofferenza in una scelta di libertà.
Bromberg, P. M. (2011). L'ombra dello tsunami. La crescita della mente e la relazione clinica. Trad. it., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2012. (Testo fondamentale sul tema della dissociazione e frammentazione del Sé).
Ferenczi, S. (1932). Confusione di lingue tra gli adulti e il bambino. Il linguaggio della tenerezza e del sintomo. Trad. it. in Opere, vol. 4, Raffaello Cortina, Milano, 2002.
Freud, A. (1936). L'Io e i meccanismi di difesa. Trad. it., Giunti Editore, Firenze, 2012.
Freud, S. (1920). Al di là del principio di piacere. Trad. it. in Opere, vol. 9, Boringhieri, Torino, 1977.
Herman, J. L. (1992). Guarire dal trauma. Violenza domestica, abuso sessuale, trauma politico. Trad. it., Magi Edizioni, Roma, 2005.
Liotti, G., & Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dissociazione traumatica. Raffaello Cortina Editore, Milano.
Van der Kolk, B. A. (2014). Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nella guarigione dal trauma. Trad. it., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2015.
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