Dott.ssa Marina Balbo-Direttrice Centro Meyer

Dott.ssa Marina Balbo-Direttrice Centro Meyer

Psicologo, Psicoterapeuta

È possibile vivere 12 anni accanto a qualcuno senza conoscere davvero ciò che prova?

Dopo una relazione di 12 anni, di cui 10 di convivenza, mi ritrovo con una domanda che continua a tormentarmi. Nei primi mesi e nei primi anni lei era una persona molto presente. Mi cercava continuamente, parlavamo di tutto, sembrava esserci una connessione spontanea e profonda. Avevo la sensazione di essere amata davvero, scelta davvero. Era dolce, disponibile, accomodante, sembrava condividere in modo naturale l’idea di costruire insieme una vita, una casa, una quotidianità. Anche durante la relazione, nonostante le normali difficoltà che esistono in ogni coppia lunga, io l’ho sempre percepita come una persona che voleva esserci. Per questo oggi faccio così fatica a comprendere ciò che è successo dopo. La chiusura è stata molto dura: mi sono state attribuite quasi tutte le colpe della relazione facendo riferimento a poche incomprensioni sparse nell’arco di 12 anni, come se tutto il resto non avesse avuto valore. Dopo, è arrivato un ghosting molto forte, anche nella gestione pratica della separazione, e mi sono ritrovata davanti una persona che sembrava improvvisamente distante anni luce dai valori che per tanto tempo avevamo condiviso: la convivenza, il dialogo, il costruire insieme. Ed è questo che mi confonde di più: com’è possibile passare da una presenza così intensa a una chiusura tanto fredda? Mi chiedo se sia possibile che una persona, per anni, si adatti molto all’altra, eviti alcuni conflitti o non esprima davvero fino in fondo ciò che sente, fino poi ad accumulare qualcosa che esplode tutto insieme. Oppure mi chiedo se semplicemente io abbia idealizzato una connessione che per lei era diversa da come la vivevo io. Durante il mese di pausa da lei imposto, ho chiesto apertamente di "sfruttarlo" per aprirsi emotivamente con me, perché si era totalmente distaccata. Non l'ha fatto: a fine mese mi ha detto che sentiva il controllo. Io ero rimasta stupida, raggelata e sorpresa: come posso avvinarmi a chi amo se non me lo permette? Figuriamoci l'intimità fisica, anche lì la sola e unica responsabile del tutto per lei. La domanda che mi resta dentro è questa: chi si ritrova dall’altra parte poteva davvero accorgersene prima? O quando ami qualcuno profondamente è inevitabile fidarti della continuità dei gesti, delle parole, della vita costruita insieme pensando che siano autentici?

Buongiorno,

La sua sofferenza e la sua confusione sono comprensibili, soprattutto dopo una relazione così lunga e significativa. In alcune coppie può accadere che una persona, per anni, eviti conflitti o metta da parte bisogni ed emozioni, fino ad arrivare a una chiusura improvvisa e molto netta. Questo però non significa necessariamente che l’altro potesse accorgersene prima.

Quando si ama profondamente qualcuno, è naturale fidarsi della continuità dei gesti, della quotidianità e del progetto costruito insieme. Per questo separazioni vissute con freddezza o distacco possono risultare così destabilizzanti.

Un percorso psicologico, anche con approcci come l’EMDR, può aiutare a elaborare il dolore della rottura e il senso di smarrimento che lascia dentro.

Un caro saluto

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Dott.ssaMarina Balbo-Direttrice Centro Meyer

Psicologo, Psicoterapeuta - Torino - Asti

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