21 anni, non studia, non ha interessi
Salve, sono una mamma di una ragazza di 22 anni e di un ragazzo di 20 anni. Mentre la ragazza studia ha un fidanzato e normali relazioni sociali, il ragazzo al contrario, ha già cambiato facoltà da un anno senza concludere nulla. E’ da quando ha fatto la licenza liceale che praticamente si sveglia tutti i giorni intorno all’ora di pranzo spesso non mangia, ciondola per casa fino al pomeriggio, poi si prepara ed esce per rientrare sempre non prima dell’una di notte. Ovviamente fa uso di hashish, che a volte lascia in vista anche a casa e qualche volta l’ho requisito. Frequenta amici del liceo, con i quali fuma, gioca a calcetto ogni tanto e a pallacanestro ha ricominciato da poco in modo regolare. Il tempo che trascorre a casa da sveglio lo passa davanti al cellulare su TikTok, senza fare altro . è molto svogliato non partecipa alle comuni attività della casa e quando li fa bisogna pregarlo con le buone perche se imposte con le cattive reagisce male rispondendo male. Non so più come comportarmi ho provato a convincerlo ad andare da uno psichiatra ma dopo qualche seduta ha deciso di non continuare nonostante il dottore avesse chiaramente detto che ne avrebbe bisogno. Il dottore ha parlato di cattiva gestione dell’ansia..” Buongiorno Non è proprio così, non c’è una malattia franca, ma ci sono parecchi problemi nel controllo degli impulsi e nella gestione dell’ansia somatizzata non gravi ma che generano i problemi che voi conoscete e che bisognerebbe trattare per risolverli. Lui però, al momento non ha intenzionato a curarsi” questo e’ quello che mi ha riferito. Cosa devo fare ?? Non riesco a vederlo buttare la sua vita così!! Per favore aiutatemi a capire cosa devo fare
Buongiorno,
comprendo bene la sua preoccupazione e il senso di impotenza che traspare dalle sue parole. Vedere un figlio giovane che sembra bloccato, senza una direzione chiara e con comportamenti che appaiono autolesivi, è per un genitore estremamente faticoso e genera facilmente paura per il suo futuro.
Da quanto descrive, suo figlio non sembra completamente isolato sul piano sociale: mantiene relazioni con i pari, pratica attività sportive e ha una vita fuori casa. Tuttavia, emerge con chiarezza una difficoltà nella strutturazione della quotidianità, nella motivazione allo studio o al lavoro e nella gestione del tempo, accompagnata da un uso regolare di hashish. Questo tipo di funzionamento, come le è stato riferito anche dallo specialista, non rimanda necessariamente a una “malattia” in senso stretto, ma a difficoltà nella regolazione che possono interferire in modo significativo con il percorso di crescita e di autonomia.
È importante sottolineare che, essendo suo figlio maggiorenne, non è possibile “obbligarlo” a intraprendere un percorso di cura se non lo desidera. Insistere o forzare, soprattutto in questa fase, rischia spesso di irrigidire ulteriormente la posizione difensiva e di compromettere il dialogo. Questo non significa però rimanere immobili o rassegnarsi. Le consiglio di dare a suo figlio qualche strumento (contatti di riferimento ad esempio) per muoversi autonomamente nella ricerca di un professionista se e quando lo deciderà.
Può essere utile, da un lato, lavorare sul mantenimento di una comunicazione il più possibile chiara e non giudicante, evitando di concentrarsi esclusivamente su ciò che “non funziona”, ma cercando di restituirgli anche ciò che di positivo è presente (le attività sportive, le relazioni, le risorse che comunque ha). Dall’altro lato, è fondamentale che all’interno della famiglia vi siano confini coerenti e condivisi: la convivenza comporta alcune regole minime e responsabilità, che andrebbero esplicitate e mantenute, ma senza entrare in dinamiche di scontro continuo.
In situazioni come questa può essere molto utile che il genitore, o entrambi i genitori, si rivolgano a loro volta a uno specialista. Un percorso di supporto per lei non serve solo ad “aiutare suo figlio indirettamente”, ma anche a trovare modalità più efficaci per gestire la preoccupazione e paura che comprensibilmente potrebbe provare, e per modulare il suo ruolo senza sentirsi schiacciata dall’idea che il futuro di suo figlio dipenda da lei.
Il cambiamento, quando riguarda un giovane adulto, richiede spesso tempi lunghi e passa anche attraverso fasi di stallo. Il fatto che lei non riesca a “vederlo buttare la sua vita” è umano e comprensibile, ma è altrettanto importante ricordare che il suo percorso non è necessariamente compromesso in modo definitivo, anche se oggi appare confuso e faticoso.
Le auguro di poter trovare uno spazio di confronto e di sostegno che la aiuti a orientarsi in questa situazione complessa.
Psicologa - Milano