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Dott.ssa Maura Livoli

Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicoanalista, Consulente tecnico

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  • Roma

Che cos'é la sindrome di hikikomori

Che cosa é la sindrome di hikikomori

Questa sindrome definita anche "male oscuro" non é un virus proveniente dall'Asia, ma é una forma di isolamento sociale prevalentemente giapponese che colpisce in genere i giovani che si chiudono nella loro stanza eleggendola ad "unico domicilio". É un fenomeno orientale diffuso ormai tra quei giovani da più di venti anni. Questi adolescenti si rinchiudono in se stessi rifiutando il contatto con il mondo esterno per lungo tempo. Il termine "hikikomori" significa "rannicchiarsi in se stesso", praticamente "isolarsi". I ragazzi giapponesi che vivono questo disagio chiudono persino porte e finestre e l'unico contatto viene concesso esclusivamente alla madre o al padre se la madre non esiste, per ricevere il cibo e tutta la loro esistenza si snoda con l'utilizzo di internet, videogiochi e musica, invertendo spesso, anche il ciclo del sonno. Steiner ha definito questo ambiente come una sorta di "rifugio della mente" in cui il giovane si rifugia in quanto avverte il mondo esterno come terrificante.

In realtà, i ragazzi che vivono questa sindrome sono terrorizzati dalla "cultura dell'efficienza a tutti i costi" che in Giappone é dominante e chi soffre ciò, é vittima del sistema normativo e l'alternativa é autoescludersi, più precisamente "sparire per sopravvivere". I genitori giapponesi pretendono dai loro figli, sin dai primi anni di età, il massimo, prima inducendoli a frequentare le scuole più difficili - in cui le stesse insegnanti sono esigentissime - e poi pretendendo l'eccellenza nel lavoro. Gli aspetti riguardanti l'apprendere, il fare ed il realizzarsi sono ossessivi e quando i ragazzi non riescono ad essere "meritevoli" come tutti vorrebbero, alla fine, per difendersi, si mettono in isolamento in quanto si sentono ingiustamente evitati dalla società e decidono di allontanarsi da essa. Questa cultura del successo e dell'arrivismo, spesso, genera grande sofferenza per questi giovani che non riescono a raggiungere quelle alte performances richieste facendo così scaturire tale sindrome.

Tuttavia, questa fuga dalla realtà che il giovane può adottare grazie all'esistenza delle nuove tecnologie immergendosi in realtà "virtuali", alla fine, lo fa restare intrappolato in quella rete in cui l'unica strada possibile é vivere in una sorta di alienazione tecnologica. Lo stesso genitore a cui consente di portare il cibo é un estraneo, percepito come una presenza minacciosa ed é obbligatorio innalzare una barriera, negando quindi, ogni dialogo e ogni confronto.                                                                              La rinuncia al benessere sociale viene sublimata nel benessere virtuale, pertanto, un programma televisivo o un videogioco finiscono per essere il surrogato delle comunicazioni reali umane, queste ultime da evitare perché fonte di disagio e di sofferenza.

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