Dott.ssa Micol Loppo

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Dott.ssa Micol Loppo

specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta

Relazione complicata

Buongiorno a tutti. Vi scrivo perché sento di stare molto male dentro la mia relazione e credo di avere bisogno di aiuto per capire come uscirne o viverla in modo più sano. Ho 25 anni e il mio ragazzo 18. All’inizio della relazione lui era molto presente: parole dolci, attenzioni continue, regali, paura di perdermi, mi cercava sempre dopo i litigi e mi faceva sentire molto amata, lui forse a causa della sua età è molto geloso direi quasi ossessivo, è stata una relazione di alti e bassi continui, ma nonostante questo lo vedevo Comunque molto preso da me e si percepiva il fatto che ci tenesse a noi e alla nostra relazione. Negli ultimi due mesi circa però è cambiato molto nei modi. Lo sento più distante, più freddo e ogni discussione per lui diventa subito “è finita”, “lasciamoci”, “non cercarmi più”. Il problema è che mentre nei primi mesi non faceva passare neanche due ore prima di riscrivermi e chiarire , adesso non mi cerca più, devo essere praticamente sempre io a fare il primo passo e questa cosa mi sta pesando tantissimo. Dice che sono pesante, che non mi sopporta più e che mi odia, lo dice quando abbiamo qualche problema e cerco di parlarne. Mi sento sempre sbagliata, come se qualsiasi cosa faccio o dico possa portarlo a lasciarmi. Vivo in allerta continua, controllo ogni piccolo cambiamento e faccio fatica a stare tranquilla anche quando apparentemente va bene. In più mi sento molto dipendente emotivamente da questa relazione, quando sparisce sento il bisogno di ricercarlo dopo qualche ora come se fossi in “astinenza” da quella persona e sto malissimo. Il fatto è che litighiamo, lui dice sempre è finita, sparisce, lo ricerco io e per lui torna subito tutto normale, non vuole mai parlare della discussione , fa finta di niente e basta. Poi è come se volesse farmela pagare di qualcosa, ad esempio ieri mi ha detto “io voglio stare con te, ma tu devi cambiare” , mi fa sentire come se fossi sempre io quella sbagliata. Poi ultimamente ho notato che anche se ha altri problemi quindi in famiglia a lavoro, scarica sempre tutte le frustrazioni verso di me. Non capisco perché non mi lascia se non mi sopporta più come dice. Vorrei capire meglio perché vivo tutto con così tanta ansia e perché faccio così fatica ad allontanarmi anche se sento che questa situazione mi sta consumando emotivamente.

Cara Dafne, ti ringrazio per aver condiviso il tuo vissuto con così tanta sincerità e lucidità. Leggendoti, si percepisce chiaramente il dolore e l'estenuante fatica che questa dinamica ti sta costando.

Prima di tutto, voglio dirti che non sei "sbagliata". È perfettamente comprensibile che tu ti senta in allerta, ansiosa e dipendente: il comportamento che descrivi del tuo ragazzo ha creato intorno a te un "campo minato".

Ciò che stai descrivendo è un ciclo di una relazione caratterizzata da un'instabilità emotiva, che innesca in te dei meccanismi di dipendenza affettiva molto forti:

La fase iniziale, dove lui era presente e attento, è stata un "investimento" emotivo. Ora, la sua freddezza alternata a momenti di normalità crea un meccanismo di dipendenza simile al gioco d'azzardo: il tuo cervello è costantemente in attesa del "premio" (il momento in cui torna gentile), e questo ti tiene agganciata.

Quando lui dice continuamente "è finita" o "lasciamoci" e poi sparisce, sta usando la minaccia di abbandono come strumento di controllo. Questo è estremamente destabilizzante: ti costringe a vivere in uno stato di "allerta continua" (ipervigilanza) per evitare l'abbandono, annullando di fatto la tua serenità.

Dicendoti che devi "cambiare" e che sei "pesante", lui sposta su di te tutto il peso del malessere. Poiché tu cerchi un chiarimento (che è una reazione sana e naturale al conflitto) lui la interpreta come una pressione. Di fatto, lui si rifiuta di prendersi la responsabilità della propria parte di crisi, lasciando a te l'onere di "riparare" ogni volta.

Ti chiedi perché, nonostante il dolore, tu non riesca a chiudere. Non è una questione di debolezza, ma di legame disfunzionale per i motivi che ti ho esposto prima.

Quando viviamo una relazione dove la vicinanza è minacciata, il nostro sistema nervoso va in tilt: cerchiamo ossessivamente il partner (l'astinenza di cui parli) non tanto perché la relazione sia appagante, ma perché il nostro sistema di attaccamento cerca di ripristinare il senso di sicurezza che è stato bruscamente interrotto.

Non lo fa perché ti odia, ma perché, probabilmente, non ha ancora gli strumenti (anche per la sua età e la sua maturità emotiva) per gestire le proprie frustrazioni e le proprie emozioni in modo adulto. Scaricare la rabbia su di te è il suo modo (disfunzionale) di gestire il proprio disagio.

Smetti di cercare il "chiarimento" laddove non c'è apertura. Se lui fa finta di niente dopo una lite, sta mettendo in atto un comportamento evitante. Continuare a chiedere di parlare con una persona che non vuole ascoltare ti espone solo a nuove ferite. Prova, per un momento, a smettere di rincorrerlo e osserva cosa succede dentro di te.

Recupera il tuo valore.Ti senti "sbagliata" perché lui ti rimanda costantemente un'immagine distorta di te. Inizia a chiederti: "Chi ero io prima di questa relazione?". La tua dignità e la tua serenità non possono dipendere dalla sua approvazione o dai suoi sbalzi d'umore.

L'ansia è un segnale, non un difetto. La tua ansia non è un problema da eliminare, è un messaggio: il tuo corpo ti sta dicendo che la situazione in cui sei non è sicura. Ascoltala.

Cara, sei in una fase della vita preziosa e hai tutto il diritto di vivere un amore che ti dia pace e non angoscia. La domanda che vorrei lasciarti per riflettere, in tutta calma, è questa: se tu fossi un'amica cara che ti racconta esattamente la stessa storia, cosa le diresti?

Cosa senti che ti impedisce, in questo momento, di iniziare a guardare a una vita senza questo costante stato di allerta?

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Dott.ssaMicol Loppo

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