Dott.ssa Micol Loppo

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Dott.ssa Micol Loppo

specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta

Malattia animale domestico

Mi trovo in una situazione di stallo emotivo che mi sta logorando. Da un anno ho acquistato i biglietti per un concerto in occasione dei 60 anni di mia madre. È un evento che dovrebbe essere gioioso, ma che ora vivo con angoscia profonda. Il mio cane è affetto da una patologia cardiaca avanzata con frequenti crisi respiratorie, non si riprende nonostante le cure. La mia vita, negli ultimi 5 giorni, si è ridotta alla gestione di questa emergenza: somministrazione di farmaci, monitoraggio costante, notti in bianco. Non si tratta solo di accudimento, ma di una simbiosi in cui sento di essere l'unico modo per evitare il peggio e la sua sofferenza. La mia paura è duplice e vorrei capire come affrontarla: - L'idea di allontanarmi per andare al concerto mi fa sentire come se la stessi tradendo nel momento di maggiore bisogno. Sento che, se dovesse accadere qualcosa in mia assenza, starei molto male. Il concerto, che doveva essere un regalo per mia madre, è diventato il simbolo di una separazione che percepisco come intollerabile. - L'impotenza e la colpa: So che la malattia segue il suo corso e che non sono io la causa, ma vivere nel costante timore che la morte avvenga in mia assenza mi impedisce di essere presente anche nelle attività normali. Come posso gestire questo senso di colpa anticipatorio? Come posso distinguere tra il mio bisogno di stare vicino a chi soffre e la trappola psicologica di credere che solo la mia presenza possa "salvarla"?

Ti leggo e sento il peso immenso di queste giornate. Ti trovi in quella che in psicologia di iper-vigilanza, quando l'amore per un essere vivente diventa così totalizzante che il confine tra il prendersi cura e l'annullarsi nella sofferenza dell'altro scompare.

Il senso di colpa che stai provando non è un segno di un tuo fallimento, ma la testimonianza di quanto tu sia profondamente legata alla tua cagnolina. Tuttavia, questo legame, in questo momento, si è trasformato in una prigione psicologica.

Il cuore della tua sofferenza è questa convinzione: "Se non ci sono io, lei soffre o muore". È una credenza che ci dà l'illusione del controllo.

In realtà, la patologia del tuo cane segue un decorso clinico che prescinde dalla tua vicinanza fisica.

La tua presenza è un dono immenso per lei, è conforto, è amore, ma non è il farmaco che blocca la progressione della malattia.

Quando pensi di essere l'unica a poter "salvare" la situazione, stai caricando le tue spalle di una responsabilità che è inumana.

Anche se tu fossi presente ogni secondo, non potresti impedire il decorso della malattia. Accettare che la tua presenza conforta, ma non guarisce, è il primo passo per smantellare questa trappola.

Ti senti in colpa perché vivi il concerto come un "tradimento". Ma prova a ribaltare la prospettiva: il concerto non è un atto contro di lei, è un atto per tua madre.

Hai due responsabilità affettive importanti: quella verso la tua cagnolina e quella verso tua mamma.

Se dovessi mancare, il tuo rimpianto non sarebbe solo per il cane, ma anche per aver mancato un momento dedicato a tua madre.

Il senso di colpa anticipatorio nasce quando proiettiamo il peggior scenario possibile nel futuro e ci puniamo oggi per una scelta che non abbiamo ancora compiuto.

Il pensiero che la morte possa avvenire in tua assenza è ciò che ti paralizza. Ma chiediti: se fosse il momento, preferiresti che il tuo cane fosse in un ambiente tranquillo, magari accudito da qualcuno di cui ti fidi, o preferiresti aver vissuto gli ultimi giorni in uno stato di angoscia tale da non riuscire più nemmeno a guardarla con serenità?

L'amore non è solo vegliare; l'amore è anche garantire che la dignità del fine vita sia rispettata. Se non riesci a gestire tutto da sola, non è una sconfitta chiedere aiuto professionale (veterinari a domicilio, pet-sitter esperti, o persone di fiducia che possano presidiare il momento).

Delegare non significa abbandonare, significa riconoscere che anche tu hai un limite biologico e psicologico.

Non decidere oggi cosa farai il giorno del concerto. Organizza invece la rete di supporto.

Chi potrebbe stare con lei? Quale veterinario chiamare se non ci sei? Mettere per iscritto il "piano B" serve a calmare la parte razionale del tuo cervello che urla "pericolo".

Quando avrai un piano, saprai che lei non è sola, anche se tu non ci sei.

In questi giorni, prova a ripeterti: "Sono la sua compagna di vita, non la sua custode della vita". Sii presente nei momenti in cui la accarezzi, sii consapevole, non solo funzionale. Spesso, quando siamo in allerta per la medicina o la crisi, dimentichiamo di essere con lei.

La domanda che vorrei portarti è questa: se fossi tu in quella condizione di fragilità, desidereresti che la persona che ami consumasse le sue ultime energie e la sua serenità nel panico, o desidereresti che portasse nel cuore il ricordo di aver vissuto con te fino all'ultimo momento disponibile, lasciandoti poi andare con dignità quando il tempo è giunto?

Non ti chiedo di decidere ora sul concerto, ma di provare a togliere al "non-esserci" il peso morale di un "tradimento". Non lo è.

È solo la vita che chiede spazio, anche nel momento più doloroso.

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Dott.ssaMicol Loppo

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