Dott.ssa Micol Loppo

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Dott.ssa Micol Loppo

specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta

Quando un narcisista ti entra dentro

Le domande durante questo fantomatico percorso di guarigione post relazione tossica con un narcisista manipolatore ( durata 16 anni - 1 figlia) - matrimonio) chi mi assicura che lui è un narcisista manipolatore e che non sia frutto della mia immaginazione? nessuno lo ha mai identificato come tale, quindi io davanti a lui resto sempre e comunque quella di prima! Lui non ha lo stemma “Manipolatore” - io posso aver capito che si è trattato di una persona che mi ha fatto male ok, ma chi mi garantisce che è lui il cattivo? si ok, non era proprio una persona apposto - allora perché l’ho scelta e voluta? Allora anche io ho qualcosa che non va era una sfida era l’idea di sentirsi più forte e riuscire a dominarlo poi ci sono caduta dentro e non dire che in un certo senso ti eri accorta che qualcosa non andava…. ma ti è andata bene così perché dovevi vedere come andava a finire e anche perché - ammettilo - c’era in ballo una certa sicurezza economica che non guastava! Inutile negarlo! Fosse stato un muratore lo avresti mandato a fare in culo! poi hai creduto di poter gestire la situazione….carota e bastone….lo hai compiaciuto…infondo tu sei fatta così no? quante volte nella tua vita hai scelto di compiacere gli altri invece di esprimere quello che provavi? x fortuna che Elena è arrivata altrimenti - col senno di poi non so come sarebbe andata. Perché hai sempre creduto che dovesse essere così? Mi chiedo, perché ? Cosa dovevi dimostrare? perché dovevi metterti in secondo piano? Anche nei confronti di suo figlio? Dove stava scritto che dovevi arrivare x seconda? ED E’ QUELLO CHE ORA TI LOGORA! Lei non ha accettato il secondo/terzo posto e a lui va bene lo stesso….TU NON SEI STATA IN GRADO DI PRETENDERE QUESTO….. PERCHE?? Allora la cosa è questa: hai sopravalutato lui, mettendolo in un piedistallo che non gli spettava, senza discutere solo per la paura di perderlo….e ti chiedi cosa sarebbe stato se invece ti fossi imposta. Non è facile uscire da una relazione come la mia, non è solo il fatto di separarmi e divorziare….è un processo mentale. Quando arriverò a capirmi, a perdonarmi allora potrò dire di esserne uscita. Quando finirò di fare sogni nei quali lui ritorna da me pentito allora potrò dire di essere passata oltre. Quando arriverò ad essere indifferente ai suoi cambi di umore….quando non avrò più il segreto desiderio di andarci d'accordo e l’ancor più segreto desiderio che lui abbia voglia di me…. allora potrò dire di essere guarita. Non sto da sola perché voglio lui, sto da sola perché purtroppo ciò che mi ha dato lui - ad oggi - è difficile da eguagliare. Parlo dell’inizio della relazione. Io rivoglio quelle emozioni, quelle sensazioni…..se non posso averle faccio a meno. Non voglio accontentarmi solo perché devo stare con qualcuno….io devo stare con me, e con mia figlia.

Leggere le tue parole è come guardare qualcuno che accende finalmente la luce in una stanza rimasta al buio per sedici anni.

Ti senti smarrita, forse persino tradita da te stessa nel rileggere le tue scelte, ma c’è una verità in quello che scrivi che è il primo, vero passo verso la libertà: stai smettendo di idealizzare lui per iniziare a interrogare te stessa.

Ti tormenti chiedendoti 'chi ti assicura' che lui sia un manipolatore, come se avessi bisogno di un certificato esterno per dare dignità al tuo dolore. Ma il dolore che provi, quel senso di logoramento, la sensazione di essere sempre arrivata 'seconda' o 'terza', non hanno bisogno di una diagnosi clinica per essere reali.

Sono stati la tua quotidianità, il costo che hai pagato per sedici anni.

Non importa se lui porti o meno uno 'stemma': importa come tu ti sentivi, come ti sei sentita mancare, come ti sei dovuta rimpicciolire per farlo stare comodo.

Ti colpevolizzi per averlo scelto, per aver cercato la sfida, per la sicurezza economica, per aver compiaciuto.

È umano cercare giustificazioni quando il presente fa male. Ma quello che chiami 'aver scelto' è spesso, in dinamiche simili, il frutto di una danza che si impara da piccoli: il bisogno di compiacere, la paura di occupare spazio, la convinzione profonda di dover guadagnare l'amore attraverso il sacrificio.

Non hai 'sbagliato' a scegliere lui; sei stata attratta da ciò che, in quel momento, la tua storia personale ti rendeva familiare.

Dire 'io rivoglio quelle emozioni dell'inizio' è onesto. È il lutto per una promessa che non è mai stata mantenuta.

È normale desiderare quella pienezza, ma ricorda che quella sensazione era il 'gancio': la parte più luminosa di una trappola che ti ha tenuto legata mentre la tua identità veniva lentamente erosa.

Non sei una donna che ha fallito.

Sei una donna che si sta svegliando da un lungo sonno.

Il fatto che tu stia arrivando a capire di meritare di più )di non voler essere la seconda, di non voler accontentarti) significa che la tua capacità di amare è integra, è solo stata mal indirizzata.

Non avere fretta di arrivare alla 'guarigione' come se fosse un traguardo atletico.

La guarigione è esattamente questo: il processo che stai facendo ora.

È smettere di guardare lui per guardare finalmente la donna che, con coraggio, sta chiedendo conto a se stessa di tutta quella vita che ancora deve iniziare a vivere.

Sei qui, con tua figlia, e hai iniziato a scegliere te stessa. È un inizio enorme.

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Dott.ssaMicol Loppo

specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta - Modena

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