Dott.ssa Micol Loppo

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Dott.ssa Micol Loppo

specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta

Diverse terapie ma in peggioramento

Ciao e grazie in anticipo. Circa 60 giorni fa la mia ex ragazza (io 38M lei 29F) senza aver dato un minimo segnale in precedenza e senza aver dato la minima motivazione sensata ha deciso di lasciarmi e letteralmente sparire dopo 5 anni di relazione. Le poche volte che l'ho contattata si è sempre negata un dialogo. Dopo 5 anni tutto il mio mondo girava attorno a lei. Dopo cinque anni, gran parte della mia vita, delle mie abitudini e dei miei progetti ruotava intorno a lei. Proprio la mancanza di una spiegazione chiara mi ha impedito di accettare davvero quello che è successo: continuo a cercare motivazioni, a costruire ipotesi e poi a smontarle. Da 60 giorni sono in un loop continuo. Adesso vivo un vero e proprio blocco. Faccio fatica a lavorare, concentrarmi e svolgere anche le attività più semplici. Molte cose che prima facevo normalmente ora mi provocano ansia e paura. È come se il mio corpo rifiutasse la possibilità di questa nuova vita e percepisse qualsiasi passo avanti come qualcosa di minaccioso. Anche il sonno e l’energia ne stanno risentendo e mi sento spesso in uno stato di allarme, smarrimento e ruminazione continua. Ho persone vicine, ma nonostante questo mi sento molto isolato dentro questa esperienza. Ho provato anche 3 terapie diverse: - una era basata sull'azione ovvero buttarsi a fare le cose, ma non ci sono riuscito anzi l'ansia e la paura aumentavano - una terapia psicosomatica con dei vari esercizi ma che non sono riuscito ad approcciare con costanza - una terapia basata su ipnosi dove sto vedendo pochissimi frutti Purtroppo la situazione non accenna a migliorare, anzi ogni giorno mi sento sempre più perso e non so più che fare. Cosa posso fare?

Luca, sento molto forte il dolore che stai vivendo e ti ringrazio per aver avuto il coraggio di esporre una ferita così profonda e recente.

Cinque anni sono un tempo significativo, un arco di vita in cui hai intrecciato la tua identità con quella di un’altra persona; vedere tutto questo svanire improvvisamente, senza un confronto, è molto doloroso.

Quello che stai provando (il loop, la ruminazione, il blocco, lo stato di allarme costante) non è una tua debolezza, è una reazione fisiologica.

Quando una relazione finisce senza una chiusura, la nostra mente cerca disperatamente di riempire quel vuoto di senso, costruendo scenari e ipotesi.

È un tentativo estremo di darsi una spiegazione per proteggersi, ma purtroppo ti tiene ancorato al passato invece di lasciarti andare.

La tua sofferenza è aggravata dalla mancanza di risposte. Spesso, però, la "spiegazione" che cerchiamo è un modo per pensare che, se avessimo capito, avremmo potuto cambiare le cose.

Accettare che non avrai quella spiegazione è la parte più dolorosa, ma è anche il primo vero atto di liberazione.

Non è stato un tuo fallimento, è stata una scelta (o una chiusura) sua, che non definisce il tuo valore come uomo né la validità di ciò che hai vissuto.

Ti hanno consigliato di "fare", di buttarti, ma il tuo sistema nervoso in questo momento è in una modalità di iper-attivazione (allarme). Se il tuo corpo è in modalità "lotta o fuga", forzarsi a fare le cose non fa altro che aumentare l'ansia. Non sei pigro, sei semplicemente "saturo". Ora hai bisogno di calma, non di sforzo.

Se hai provato diversi approcci che non hanno risuonato, potrebbe essere utile orientarsi verso una terapia che lavori meno sul "fare" e molto più sulla regolazione emotiva e sull'elaborazione del vissuto. La Schema Therapy o l'approccio ACT (Acceptance and Commitment Therapy) potrebbero aiutarti a stare con queste emozioni difficili senza esserne travolto, imparando a osservare la tua mente che "rumina" senza doverle per forza credere o obbedire. Non devi "risolvere" il dolore oggi, puoi solo imparare a respirare dentro questo vuoto, un giorno alla volta.

Anche se hai persone vicine, il senso di isolamento è normale perché senti che nessuno può capire esattamente il tuo vissuto. È vero, nessuno può sentire il tuo dolore, ma la vicinanza umana serve non tanto per "capire", quanto per ricordarti che non sei sparito tu insieme a lei.

Ti invito a considerare questo: non c'è una scadenza per guarire. Il tuo corpo sta reagendo a uno strappo improvviso, e ha bisogno di tempo per capire che il pericolo è passato.

Smetti di cercare la "strategia giusta" per guarire subito e prova, invece, a trattarti come tratteresti un caro amico che ha subito un trauma: con infinita pazienza, senza forzarti a essere "normale" o produttivo.

Non perdere la speranza. A volte, cambiare ancora una volta l'approccio terapeutico (cercando un professionista con cui senti una sintonizzazione emotiva immediata, non solo tecnica) può fare la differenza.

In questo momento, qual è la cosa più piccola e banale che riesci a fare per te stesso, senza che ti generi troppa ansia?

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Dott.ssaMicol Loppo

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