Mio figlio 8 anni si dichiara gay
Buongiorno, mio figlio di 8 anni mi dice di essere gay. Io lo scopro per caso perché una bambina lo dice a mia figlia più grande, dicendole che al bambino piacciono i maschi e quindi è gay. Mia figlia ovviamente me lo riferisce e io, la sera, parlo con mio figlio. Mi dice di aver detto alla sua classe che “ama” un bambino della classe accanto. Io con lui cerco di essere molto serena, ma ho pianto per una settimana perché ho paura di come potrebbe essere difficile la sua vita.
Premetto che non sono omofoba, ma questa cosa mi ha scioccata. Lui non ha mai dimostrato di avere tendenze gay: ha sempre avuto “fidanzatine” e ha sempre dimostrato interesse verso le femmine. Ha sempre giocato e gioca tutt’ora con giochi da maschio. Io sono convinta che ci siano due fattori che hanno influito su questa sua tendenza attuale. In primis suo padre, che non è presente se non sporadicamente, e questa cosa lui la patisce moltissimo. In più, l’anno scorso siamo stati a un matrimonio gay di un nostro familiare e anche questo, secondo me, gli ha fatto “scattare la lampadina”.
Ma, soprattutto, penso che la mancanza del padre lo porti a cercare di colmare questo vuoto in questo modo. Inoltre, secondo me, confonde “l’amore” con quella che potrebbe essere semplice ammirazione: più di una volta mi ha chiesto di fargli le mèches come le ha questo bambino, dicendo che vuole essere biondo come lui.
Questo bambino, tra l’altro, è molto bravo anche a calcio, e anche mio figlio gioca a calcio…
Insomma, ho fatto un “minestrone” per cercare di essere concisa, ma spero di essermi spiegata. Noi siamo di Genova e sto cercando uno psicologo/psicoterapeuta/sessuologo che la pensi nel modo in cui la penso io, per poter affrontare la situazione.
Grazie mille a chi vorrà rispondermi 🙏
Gentile Jessica,
capisco molto bene il suo turbamento. Quando un figlio dice qualcosa che tocca temi così profondi, è normale che un genitore si senta spiazzato, preoccupato e anche un po’ disorientato. Il fatto che lei abbia cercato di parlarne con suo figlio in modo sereno è già un elemento molto importante.
Provo a offrirle qualche punto fermo, da professionista.
A 8 anni, i bambini non hanno ancora una definizione stabile dell’orientamento sessuale. Possono usare parole come “amore”, “fidanzato”, “gay” in modo molto diverso da quello adulto: spesso indicano affetto, ammirazione, identificazione o desiderio di vicinanza, non necessariamente un orientamento sessuale definito. Dire “amo un compagno” può significare semplicemente “mi piace stare con lui”, “lo stimo”, “voglio essere come lui”.
È quindi importante non etichettare troppo presto ciò che suo figlio sta esprimendo.
Allo stesso tempo, è fondamentale fare un po’ di chiarezza su alcune idee che lei ha espresso, perché rischiano di portarla su una strada poco utile.
L’assenza del padre non determina l’orientamento sessuale. Questa è una convinzione diffusa, ma non supportata dalle evidenze scientifiche psicologiche. Può certamente influire su altri aspetti emotivi (bisogno di riferimento, sicurezza, identità), ma non “sposta” l’orientamento.
Aver visto un matrimonio gay non “fa diventare gay”. I bambini possono normalizzare ciò che vedono, ma non ne vengono “influenzati” in quel senso.
Non esiste un legame tra giochi, interessi o comportamenti e orientamento sessuale. Il fatto che giochi “da maschio” o abbia avuto “fidanzatine” non è un indicatore affidabile.
Capisco il suo bisogno di trovare una spiegazione, ma il rischio è quello di costruire collegamenti che in realtà non aiutano a comprendere davvero suo figlio.
Vengo a un punto molto importante: lei dice di cercare uno psicologo “che la pensi come lei”.
Qui è necessario essere chiari e onesti: uno psicologo non lavora per confermare le idee del genitore, ma per comprendere il bambino e sostenere il suo sviluppo nel modo più sano possibile. Questo significa che potrebbe anche non condividere le sue ipotesi, e questo non vuol dire che lei abbia torto in assoluto, ma che il compito del professionista è basarsi su conoscenze cliniche e non su convinzioni personali.
Un buon percorso psicologico, se lo riterrà utile, dovrebbe aiutarla a:
comprendere meglio il significato delle parole e dei comportamenti di suo figlio,
gestire le sue paure (che sono legittime, soprattutto rispetto alle difficoltà sociali),
trovare un modo di stare accanto a lui che sia accogliente ma non confusivo
Cosa può fare,
concretamente, già da ora:
continui a parlargli con naturalezza, senza interrogatori o pressioni,
eviti di correggerlo o indirizzarlo (“non sei gay”, “ti stai sbagliando”)
può restituirgli ciò che sente, ad esempio: “Mi sembra che questo bambino ti piaccia molto, ti trovi bene con lui”?
Osservi nel tempo, senza trarre conclusioni affrettate.
Il punto centrale non è “definire cosa è suo figlio”, ma proteggere il suo spazio di crescita.
Infine, rispetto alla sua paura: è comprensibile. Ma oggi, rispetto al passato, ci sono molte più risorse e possibilità per vivere serenamente anche eventuali differenze. Il modo in cui lei reagirà ora avrà un peso molto maggiore rispetto a qualsiasi etichetta.
Cordialita',
dott.ssa Perrone Patrizia