Dott. Pietro Ganci

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Dott. Pietro Ganci

Psicologo clinico e di comunita, Psiconcologo, Training autogeno in Psicoterapia della Gestalt

I benefici de Training Autogeno

 

Il Training Autogeno in Psicoterapia della Gestalt (T.A  Autogenic training, allenamento autogeno) è una tecnica di psicoterapia fortemente sistematizzata, ideata per generare un stato di rilassamento psico-fisiologico, uno stato diametralmente opposto a quello provocato dallo stress.

Attraverso la stimolazione di questo stato, definito come stato autogeno (auto-generato), i processi di recupero e auto-guarigione del paziente vengono facilitati, presumibilmente attraverso effetti sul sistema nervoso autonomo.

Questa tecnica rappresenta la base del sistema più inclusivo conosciuto come terapia autogena.

Il T.A ebbe origine nel tardo XIX secolo da O. Vogt e K. Brodmann dell’Istituto Neuro-biologico di Berlino. Nel corso dei loro studi sul sonno e l’ipnosi, osservarono che i pazienti erano capaci di entrare autonomamente in uno stato simile all’ipnosi (autoipnosi) e che questo stato aveva effetti positivi e curativi.

J. H. Schultz, psichiatra e neurologo di Berlino, venne incuriosito dal loro lavoro di ricerca riguardo al potenziale terapeutico dell’ipnosi. Osservò che esistevano alcune esperienze comuni nei suoi pazienti ipnotizzati (per esempio, pesantezza e calore agli arti) e che quei pazienti che riuscivano a rilassarsi erano quelli che avevano assunto un comportamento casuale (ossia, passivo e rilassato). Basandosi su queste osservazioni e sul suo desiderio di ridurre la dipendenza del cliente dal terapista, Schultz sviluppò il training autogeno. In lavori successivi, Schultz, insieme a W. Luthe ed altri, sviluppò metodi autogeni aggiuntivi che, insieme al training autogeno, formano le tecniche del T.A.

 Sei esercizi e orientamenti standard rappresentano la base del training autogeno. Questi esercizi vengono insegnati in modo strutturato. Dopo aver ricostruito una storia anamnesi medica e psicologica dettagliata, viene detto al paziente di assumere una specifica postura di allenamento, (intesa a ridurre al minimo gli stimoli di distrazione), il modo esatto per portare a compimento gli esercizi e le stesse frasi.

Successivamente, il paziente mette in atto queste tecniche per diversi minuti, almeno tre volte al giorno e tiene un registro delle sue esperienze. L’analista monitora i progressi del paziente e determina, a partire dalle osservazioni sul paziente, dai report delle sedute di allenamento (training) e dalla pratica a casa, se il paziente è pronto a passare all’esercizio successivo.

Al momento opportuno, lo psicologo clinico offre suggerimenti per migliorare l’apprendimento dell’attenzione passiva e del cambiamento autogeno (entrata in uno stato autogeno) o suggerisce l’uso di una tecnica aggiuntiva.

Quindi, nonostante l’approccio strutturato, attraverso l’interazione paziente-istruttore, l’T.A. permette l’adattamento alle necessità individuali del paziente. Ogni esercizio include l’uso di una specifica frase intesa a stimolare un particolare stato fisiologico. Durante la pratica, viene detto al paziente di concentrarsi passivamente su una parte del corpo in particolare, mentre ripete mentalmente una delle frasi.

Per esempio, il primo esercizio ha a che fare con lo stimolare pesantezza agli arti. Il paziente inizia concentrandosi passivamente sul suo braccio dominante e ripetendo mentalmente, per un certo numero di volte, “il mio braccio destro (sinistro) è pesante”.

In seguito al focus sul braccio dominante, il paziente viene incoraggiato a generalizzare la pesantezza a tutti gli arti (quindi, “il mio braccio sinistro (destro) è pesante”, “entrambe le braccia sono pesanti”, “le mie braccia e le mie gambe sono pesanti”) prima di passare al secondo esercizio.

Le quattro tecniche addizionali dell’T.A. sono: variazione autogena, neutralizzazione autogena, meditazione autogena e tecniche interdisciplinari.

 1. La variazione autogena usa lo stato autogeno come veicolo per provocare cambiamenti di natura specifica. Questo approccio include una frase, usata in aggiunta  o in combinazione con gli esercizi standard, che si concentra o sul cambiamento fisiologico (una formala specifica su un organo) o su un cambiamento attitudinale o comportamentale (una formula intenzionale).

Usando una formula organo-specifica, un paziente con costipazione cronica ha aggiunto la frase “il mio plesso solare è piacevolmente caldo” agli esercizi standard, con l’obiettivo di stimolare la peristalsi del colon. (L’uso di “il respiro porta le parole” da parte di un balbuziente  e “sono sazio” da parte di una persona obesa.

Nel processo di pratica del T.A. , il paziente può provare nuovamente sensazioni associate con un evento passato (ossia, provare il riaffiorare di materiale che non ha niente a che vedere con gli esercizi standard). Per esempio, durante la pratica del secondo esercizio dell’T.A. un paziente maschio di ventinove anni ha visualizzato l’immagine di una sua amica, parzialmente paralizzata, che sbavava e ha sbloccato la sua mascella abitualmente stretta in tensione.

Si è confrontato con la sua decisione, degli anni precedenti, di tenere sempre la mascella stretta per timore di diventare come la sua amica.

 

Esercizi standard                                         Stato psicologico 

1          Pesantezza agli arti                           “le mie braccia e le mie gambe sono pesanti”

2          Calore agli arti                                  “le mie braccia e le mie gambe sono calde”

3          Funzioni cardiache calme e regolari      “il mio cuore è calmo e regolare”

4          Plesso solare calmo                           “il mio plesso solare è caldo”

5          Respirazione calma e regolare             “il mio respiro è calmo e regolare” o “mi respira”

6          Morbidezza e calore alle spalle             “spalle piacevolmente calde e morbide”

7          Fronte fredda                                   “la mia fronte è fredda”

 

2. La neutralizzazione autogena permette il rilascio strutturato di materiale per neutralizzare o ridurre i suoi effetti di disturbo. Il paziente è incoraggiato a verbalizzare sia il materiale relativo a tali effetti (verbalizzazione autogena) o comunque a visualizzarla nella sua mente (abreazione autogena). Di cruciale importanza nello svolgimento di queste tecniche è il mantenimento di un comportamento di accettazione passiva sia da parte dell’istruttore sia del paziente, un comportamento né di soppressione né di rafforzamento delle sensazioni, permettendo che le sensazioni consentano il proseguimento dell’T.A. Per esempio, quando venivano riscontrate dinamiche aggressive soggiacenti alla condotta che porta un individuo obeso ad abbuffarsi, la verbalizzazione genica riguardo al tema dell’ostilità è risultata utile.

3. La meditazione autogena consiste in una serie di sette esercizi da iniziare solo dopo che il paziente abbia sviluppato la capacità di mantenere una concentrazione passiva per almeno trenta minuti (di solito dopo almeno sei mesi di pratica dell’T.A). Il focus degli esercizi progredisce dal colore, oggetti concreti ed immagini, sensazioni e persone ad uno stato in cui il paziente pone direttamente delle domande all’inconscio.

4. Le tecniche interdisciplinari sviluppate integrano il T.A. con altre tecniche terapeutiche. Queste tecniche includono il biofeedback autogeno, terapia comportamentale autogena e ipnosi attiva graduale. Per esempio, l’allenamento per il biofeedback della temperatura è stata usata con frasi autogene modificate per il trattamento dell’emicrania. Secondo la mia esperienza si dovrebbe prestare a certe aree in cui si dovrebbe prestare cautela nell’applicazione del T.A.

Il Comitato internazionale della terapia autogena afferma che “la terapia autogena è una forma psico-fisiologica di trattamento medico e l’applicazione di questa terapia richiede una valutazione medica della prospettiva del paziente, adattamento critico del metodo, guida clinica e controllo regolare della tecnica e del progresso del paziente, da parte di uno Psicologo Clinico qualificato secondo il comitato internazionale della terapia autogena.

È importante che ogni individuo insegnante del T.A. sia consapevole delle aree in cui bisogna avere cautela; infatti, queste precauzioni posso essere applicate anche ad altre tecniche di rilassamento in psicoterapia, pratiche di meditazione e biofeedback.

Brevemente, situazioni in cui il training non è raccomandato sono quelle in cui (1) il paziente non può o non seguirà le istruzioni (per esempio, schizofrenia acuta, bambini con meno di cinque anni e persone immotivate); (2) in cui devono essere stabilite diverse diagnosi per differenziare un rilascio di materiale psicologico da un sintomo clinico (per esempio, un paziente con problemi cardiaci può avere angina o un dolore al petto, il quale non è angina come risultato del rilascio autogeno); (3) in cui è presente una patologia e il suo corso non può essere monitorato per indicare se esiste un peggioramento dei sintomi o un processo stesso della malattia (per esempio, ipertensione, diabete o glaucoma).

Le condizioni in cui il paziente dovrebbe o omettere o posporre una frase sono quelle in cui (1) il paziente riporta l’esperienza di una reazione indesiderata (per esempio, mentre ripete la frase “il mio cuore è calmo e regolare”, il paziente subisce tachicardia o una maggiore vasodilatazione causando rossore in viso); (2) la formula si concentra su un area di patologia o preoccupazione (per esempio, omissione di “il mio plesso solare è caldo” da parte di donne incinta).

Sebbene ci sia stata una piccola ricerca controllata, i dati clinici suggeriscono che il T.A. sia efficace, sia come una tecnica primaria che di sopporto, promuovendo la guarigione in un ampio raggio di malattie come la gastrite, l’ipertensione, asma, diabete mellito, artrite, eiaculazione precoce, tachicardia sinusale, reazione ansiogena, alcolismo e alcuni disturbi psicologici e psicopatologici. La terapia autogena non è una cura istantanea; richiede pratica per un lungo periodo (da due a sei mesi), in molti casi per il ribaltamento della patologia, oltre al suo uso terapeutico ha applicazione in aree preventive e di crescita interiore.

Nello specifico il T.A. è stato applicato nell’istruzione, industria e sport in cui sono state studiate variabili come performance, capacità di concentrazione, resistenza e livello d’ansia e sebbene superficialmente sembri consistere principalmente in formule verbali e tecniche, in effetti è un sistema includente con delle ampie basi filosofiche.

Molte delle sue credenze, presupposti e obiettivi sono comuni ad altre tecniche meditative e di rilassamento. Tali conoscenze sono:

·        Il corpo ha un’innata capacità per l’auto-guarigione ed è questa capacità che viene attivata nello stato autogeno. Né il terapeuta né il paziente hanno la conoscenza necessaria per dirigere il corso del processo di equilibrio interiore; quindi, l’abilità può avere luogo ma non puo' essere diretta.

·        Viene incoraggiata l’auto-regolazione omeostatica.

·        Il paziente apprende molto a casa; quindi, la responsabilità del training sta in primo luogo nel paziente.

·        Il terapeuta deve avere esperienza nella pratica.

·        L’atteggiamento necessario per il successo della pratica è di attenzione passiva; lo sforzo attivo e la preoccupazione per i risultati impediscono il processo di apprendimento.

Viene coltivato un atteggiamento di accettazione, accettando qualunque cosa arrivi. Questa qualità di attenzione è conosciuta come “consapevolezza” nelle tradizioni meditative. Un contributo maggiore ed unico del T.A. è stata la ricerca sistematica e il controllo più approfondito dei pazienti.

Riguardo a questa pratica sono apparse oltre 2.600 pubblicazioni scientifiche che discutono le procedure, l’efficacia, le applicazioni e le precauzioni del T.A., la maggior parte in Luthe e Schultz.

Questa vasta letteratura e l’approccio altamente sistematico ne fanno un importante strumento per l’interesse professionale.

La dimensione del qui ed ora, la focalizzazione sui processi di concentrazione e consapevolezza, il recupero di una visone olistica mente-corpo dell’individuo, l’accettazione passiva di quanto emerge spontaneamente, il “lasciare che accada” connotano per finire, il metodo del T.A. e costituiscono principi teorici fondanti la psicoterapia della Gestalt.

 

 

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