psicologo, psicoterapeuta, mediatrice familiare.
Il mio compagno non ci prova neanche
Buongiorno, vorrei esporre il mio problema ed avere un consiglio. Mi chiamo Aurora, ho 46 anni e ho un figlio di 16. L'anno scorso, in modo fortuito, ho rivisto quello che è stato il mio primo amore e fidanzato. Per una serie di circostanze, all'epoca (20 fa), interrompemmo la nostra relazione e ci perdemmo di vista. Quando ci siamo rivisti è riesploso tutto l'amore e l'attrazione di un tempo. Dopo pochi mesi ho detto tutto a mio marito e ho preso un appartamento in affitto. Dopo altrettanti pochi mesi ho chiesto la separazione. Il mio compagno era già separato da molto tempo (più di sette anni), anch'esso con una figlia della stessa età del mio. Dal momento della mia uscita dalla casa matrimoniale abbiamo cercato di vivere quanto più tempo insieme, salvo i giorni destinati ai nostri rispettivi figli (ovviamente in maniera separata, ognuno a casa sua). Dopo circa un anno, ovvero alla data odierna, abbiamo deciso di andare a vivere stabilmente a casa sua. Mio figlio ha accettato immediatamente questa volontà affermando che l'importante era la mia felicità, sua figlia si è ribellata in malo modo sul fatto che non vuol conoscere nessuno e che quella casa è solo sua e non vuole intrusi. A questo punto, per non creare ulteriori disagi e/o problemi alla ragazza abbiamo deciso di prendere una casa diversa per vivere serenamente il nostro ritrovato amore. Il problema è che è intenzione del mio compagno continuare a vedere sua figlia secondo le vecchie modalità, ossia nella sua "vecchia" casa assecondando (come sempre) le volontà della ragazzina e mettendo da parte quella che per me è l'esigenza (manifestata) di vivere veramente insieme e non part-time. Io credo di aver dimostrato tutta la mia convinzione in questa relazione, facendo delle scelte coraggiose e condivise e che hanno profondamente coinvolto non solo me stessa ma anche un intero nucleo familiare. Lui, probabilmente sopravvalutando la sua determinazione rispetto ai ricatti morali della figlia (che si dispera e piange salvo poi chiedergli continuamente soldi e tornare ad essere felice), non sta praticamente investendo nulla in noi. Io mi sento veramente di "serie B", non volendo riferirmi ad una competizione di amore/affetto con la ragazza ma in relazione al poco sforzo che il mio compagno impiega nel provare, almeno, a far ragionare sua figlia. A questo punto non so cosa fare e come comportarmi perché sono dell'avviso che non si tratta di scegliere tra me e lei , non lo vorrei mai, ma di provare a a cercare delle soluzioni che, quantomeno, rispettino anche le mie necessità e non solo quelle di chi non vede oltre alle proprie.
Cara Aurora,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Provo ad andare al punto.
Il nodo principale che emerge non è tanto la reazione della figlia (che sicuramente è da contenere, per non assecondare modalità manipolatorie e quindi disfunzionali della stessa), quanto la difficoltà nella vostra coppia di tenere insieme i bisogni di entrambi e trasformarli in scelte concrete. Il tuo bisogno di una relazione “piena” e non part-time è legittimo, così come è comprensibile la fatica del tuo compagno nel gestire il rapporto con sua figlia.
Quello che sembra mancare, però, è uno spazio in cui questi bisogni possano essere visti, riconosciuti e negoziati davvero.
È possibile che il tuo compagno sia fortemente influenzato da un senso di colpa legato alla separazione e al rapporto con la figlia (eventualmente da indagare), e che questo lo porti ad assecondarla più del necessario, evitando il conflitto. Ma nel farlo, rischia di mettere in secondo piano la relazione con te.
Per questo, più che cercare soluzioni immediate o “schieramenti”, che nemmeno tu desideri, ti suggerirei di proporgli un lavoro di coppia: uno spazio (anche con un professionista) in cui possiate:
La domanda centrale non è “chi viene prima”, ma: riuscite a costruire insieme una relazione in cui entrambi avete un posto reale?
Se questo spazio di confronto non si apre, il rischio è che tu continui a sentirti “di serie B”. E questo, nel tempo, diventa difficilmente sostenibile.
Un caro saluto.
Dott.ssa Sara Appoloni
psicologo, psicoterapeuta, mediatrice familiare. - Ancona - Pesaro e Urbino