Legge dell’attrazione
Buongiorno a tutti. Io ho bisogno di vari consigli. 4 anni fa ho iniziato a seguire la legge dell’attrazione/assunzione di Neville Goddard, in cui esprime l’idea che i propri “pensieri” portano alla realtà desiderata, questi pensieri creano lo stato che vuoi raggiungere e quindi ottieni ciò che vuoi. Io ero riuscita a manifestare ben 20 desideri, tipo che il ragazzo che mi piacesse stesse con me; infatti abbiamo fatto 4 anni insieme e tantissime altre cose.
Il problema è sorto dopo un anno, in cui ho iniziato a seguire l’idea di performare, quindi dietro ogni sensazione cercavo il pensiero e quindi capovolgerlo per tornare al pensiero che volevo manifestare. Esempio: se volevo manifestare che una persona mi scrivesse e durante la giornata mi veniva una sensazione di ansia, mi chiedevo cosa stessi pensando in quel momento e giustamente iniziavo a pensare negativo e rigiravo il pensiero.
All’inizio io non facevo così e questa pratica mi faceva stare molto bene perché avevo la libertà di pensiero. Dopo un po' ho iniziato a voler performare e ora non posso più pensare a nulla, che il mio cervello crea pensieri intrusivi costanti e quindi mi creano il blocco.
Se, per favore, mi sapete orientare su quale tipo di terapeuta dovrei rivolgermi, perché mi sono già rivolta a vari terapeuti e mi hanno detto semplicemente che in realtà ste cose non esistono oppure hanno solo peggiorato la situazione.
Gentile Anna,
capisco perché le risposte ricevute finora non l'abbiano aiutata. Non credo, infatti, che per lavorare su ciò che sta vivendo sia necessario dirle semplicemente che la legge dell'attrazione "non esiste" o cercare di convincerla ad abbandonare questa convinzione.
Anche mettendo da parte la componente più spirituale o energetica, è innegabile che il modo in cui orientiamo i nostri pensieri, le nostre aspettative e la nostra attenzione possa influenzare il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade e le opportunità che riusciamo a cogliere. Se sono convinta che qualcosa sia possibile, per esempio, potrei essere più attenta a riconoscere le occasioni che vanno in quella direzione e comportarmi in modo più coerente con ciò che desidero.
Nel suo racconto, però, mi sembra che a un certo punto sia successo qualcosa di diverso. Quando ha iniziato ad avere pensieri o sensazioni che considerava "negativi", potrebbe essere comparsa la paura che quei pensieri potessero compromettere ciò che aveva manifestato o desiderava manifestare. Da lì sembra essersi instaurato un meccanismo di controllo: "Sto pensando qualcosa di negativo, quindi devo capire cosa sto pensando e correggerlo, altrimenti rischio di attirare qualcosa di negativo."
E più si cerca di controllare continuamente ciò che passa nella mente, più si diventa sensibili alla comparsa di qualsiasi pensiero indesiderato. A quel punto il pensiero non è più semplicemente un pensiero: diventa qualcosa che bisogna controllare perché si teme che possa avere delle conseguenze. È probabilmente questo circolo, più ancora dei pensieri intrusivi in sé, che oggi le sta togliendo quella libertà che all'inizio della sua esperienza sentiva di avere.
Potrebbe essere molto utile imparare a tollerare anche la presenza di un pensiero negativo senza attribuirgli immediatamente il potere di compromettere ciò che desidera.
Anche un approccio mindfulness potrebbe essere interessante in questo senso: non per eliminare i pensieri negativi, ma per imparare a osservarli senza doverli immediatamente analizzare, correggere o neutralizzare. Un pensiero può comparire nella mente senza che sia necessario fare qualcosa.
Cercherei quindi uno psicologo che abbia esperienza con pensieri intrusivi, ansia e meccanismi di controllo mentale, ma soprattutto una persona con cui lei senta di poter parlare anche delle proprie convinzioni senza sentirsi giudicata o privata di esse. Non è necessario che il professionista condivida la sua interpretazione della legge dell'attrazione: è sufficiente che sappia rispettarla e, allo stesso tempo, aiutarla a uscire dal meccanismo di controllo che si è instaurato.
E forse il punto da cui ripartire è proprio quello che lei stessa ha individuato: all'inizio questa pratica le dava libertà, mentre oggi le sta togliendo libertà. Il lavoro potrebbe quindi non essere quello di rinunciare alla legge dell'attrazione, ma di ritrovare il modo sereno e non performativo con cui la viveva all'inizio.
Resto a disposizone
un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo