Crisi esistenziale

Buonasera, sono in un momento molto delicato della mia vita. Ho 34 anni, e sono al quinto mese di gravidanza. A causa del lavoro da commessa, sono in maternità, quindi ho molto tempo libero, quando posso, tra le visite, vado dai miei genitori che abitano a 1 ora e mezza di macchina da me. Il mio compagno lavora, e ha la gestione del figlio di 16 anni fa un precedente matrimonio, dove la ex moglie fa poco e niente e il mio compagno, giustamente vuole essere partecipe della vita del figlio. Negli ultimi mesi sono andata una settimana al mese dai miei, il mio compagno non mi dice di no, ma quando sono la e ci sentiamo al telefono mi dice che l'ho abbandonato. Se dapprima era solo una battuta, credo che ora stia invece parlando sul serio, quando io torno a casa, è una crisi tremenda, sto male e piango tanto. Mi mancano i miei, e il non averli vicini mi pesa non poco. D'altronde io sto iniziando ad essere pratica e qui in zona non ho nessuno a cui affidarmi se ho dei problemi. E quindi ho iniziato un po' per scherzo prima, ma ora più seriamente a proporgli di trasferirci la dai miei. Col mio lavoro posso chiedere il trasferimento e lui potrebbe invece trovare un lavoro migliore (ha 52 anni e si preoccupa di non trovare un lavoro ben remunerato come questo e gli mancherebbe suo figlio). Ma io comunque vivo male questa doppia vita e non so come conciliare i due aspetti e come stare meno male al momento dei saluti. Da inizio gravidanza sento molto di più le emozioni e ho la lacrima facile.

Gentile Anna,

la gravidanza è un periodo di grandi cambiamenti, non soltanto fisici, ma anche emotivi e pratici. È comprensibile che, mentre si prepara ad accogliere un bambino, senta più forte il bisogno di vicinanza, sicurezza e sostegno. La distanza dai suoi genitori, soprattutto in una fase in cui sta iniziando a immaginare concretamente la vita dopo il parto, può pesare molto.

Da ciò che racconta, non mi sembra che lei stia semplicemente scegliendo di stare con i suoi genitori anziché con il compagno. Sembra piuttosto che stia cercando di capire dove poter trovare quella rete di supporto di cui sente il bisogno, soprattutto sapendo che, nella quotidianità, non ha persone vicine su cui poter contare. Allo stesso tempo, il suo compagno ha le proprie preoccupazioni: il lavoro, il timore di perdere una stabilità economica e il desiderio di continuare a essere presente nella vita di suo figlio. Sono esigenze entrambe comprensibili, ma che in questo momento sembrano entrare in conflitto.

Credo sia importante che non trasformiate questa difficoltà in una questione di chi abbandona chi. Il fatto che lei abbia bisogno dei suoi genitori non significa che ami meno il suo compagno, così come il suo desiderio di averla accanto non significa necessariamente che non comprenda le sue necessità. Tuttavia, se le frasi sull'abbandono, anche inizialmente scherzose, la fanno stare così male, è importante che possiate parlarne apertamente, cercando di comprendere che cosa rappresentino per entrambi queste separazioni temporanee.

Per quanto riguarda l'idea di trasferirvi, eviterei di prendere una decisione così importante soltanto per trovare sollievo alla sofferenza che prova adesso, ma anche di accantonarla senza approfondirla. Potrebbe essere utile ragionare insieme su come sarebbe concretamente la vostra vita in entrambe le situazioni, considerando il sostegno che avrebbe dopo la nascita, le opportunità lavorative, le esigenze di suo figlio e la possibilità di mantenere un rapporto significativo con lui. Non è necessario arrivare subito a una risposta definitiva, ma è importante che entrambi possiate esprimere le vostre paure e i vostri bisogni senza sentirvi in colpa.

Nel frattempo, proverei a individuare alcune soluzioni che possano aiutarla a sentirsi meno sola già durante la gravidanza. Potreste valutare se il suo compagno possa accompagnarla più spesso dai suoi genitori, se loro possano venire da lei o se sia possibile organizzare qualche forma di supporto nella zona in cui vivete. Anche conoscere altre future mamme o informarsi sui servizi territoriali per le famiglie potrebbe aiutarla a costruire gradualmente una rete di riferimento.

Infine, il fatto che si senta più emotiva e abbia la lacrima facile può essere legato ai cambiamenti che sta attraversando, ma non deve per questo minimizzare la sofferenza che descrive. Se il pianto e il malessere sono frequenti o intensi, ne parli con il ginecologo o con un professionista della salute psicologica in gravidanza: può essere un modo per prendersi cura di sé in una fase delicata, senza aspettare che il disagio diventi più difficile da gestire.

Le lascio una domanda su cui riflettere: quando immagina di trasferirsi vicino ai suoi genitori, sente soprattutto il sollievo di avere finalmente una rete di sostegno per sé e per il bambino, oppure anche il desiderio di allontanarsi da una situazione di coppia in cui si sente poco compresa? Non sono necessariamente due possibilità alternative, ma provare a distinguerle potrebbe aiutarla a capire meglio ciò di cui ha bisogno.

Un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo

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Dott.ssaSilvia Boniolo

Psicologa - Bolzano/Bozen

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