Dott.ssa Valeria Di Stasi

Dott.ssa Valeria Di Stasi

Psicologa clinica

Continua ansia della morte dei miei cari

Sono una ragazza di 22 anni, quest'anno è stato un anno difficile per me, a marzo ho fatto un incidente stradale in cui non sono stata ferita (io ero al volante) e la colpa è stata parzialmente anche mia. Purtroppo una persona dell'altra auto coinvolta si è fatta male, la cosa mi ha logorato per mesi e non ho più guidato fino a un mesetto fa. Nonostante il peggio penso sia passato ormai, dopo essermi sentita in colpa per mesi, oggi ho la constante ansia ogni volta che ad esempio mia mamma prende la macchina. L'ansia che le succeda qualcosa di grave all'improvviso tipo anche a causa di malattie in realtà la ho costantemente. Sono tranquilla quando magari sono in sua compagnia o con altre persone, ma appena sono sola, ad esempio la sera non riesco mai a rilassarmi completamente perché ho questa ansia della morte. Ogni volta che leggo una notizia o social di qualche incidente stradale o persona che muore per qualsiasi motivo ovviamente mi fa rimuginare ancora di più, perché penso sempre al fatto che quella cosa che è capitata a quelle persone potrebbe capitare a me ai qualsiasi persona a me cara in qualunque momento. Come faccio a non vivere con l'ansia costante per qualcosa che è inevitabile e imprevedibile come la morte? Tra l'altro subito dopo l'incidente ho fatto un percorso per qualche mese di EMDR che però devo dire purtroppo non sento mi abbia aiutata molto...

Cara Sara, quello che descrivi è una reazione comprensibile e molto più comune di quanto immagini dopo un evento come un incidente stradale. Anche se tu non sei rimasta ferita fisicamente, la tua mente ha vissuto un’esperienza di forte impatto: improvvisamente ti sei trovata davanti alla possibilità reale che qualcosa di grave potesse accadere a te o a qualcun altro, e questo rompe un’illusione di sicurezza che prima diamo per scontata. Il senso di colpa iniziale, la paura legata alla guida e ora l’ansia costante per la morte tua o delle persone che ami fanno parte dello stesso processo: non è “paura della morte” in astratto, ma ipervigilanza, come se il tuo sistema nervoso fosse rimasto in allerta per evitare che qualcosa di simile possa riaccadere.

Il fatto che l’ansia aumenti quando sei sola e diminuisca quando sei con gli altri è un segnale importante: in quei momenti la tua mente non ha distrazioni e torna a cercare pericoli, cercando di controllare l’incontrollabile. Leggere notizie di incidenti o malattie riattiva proprio quel circuito, rinforzando l’idea che “può succedere in qualsiasi momento”, anche se razionalmente sai che vivere in questo stato non è sostenibile. Non è che tu non accetti l’inevitabilità della morte, è che il tuo cervello sta cercando di proteggerti in modo eccessivo, tenendoti costantemente in guardia.

Rispetto all’EMDR, può capitare che un percorso breve o non completamente mirato non dia il sollievo sperato, soprattutto quando oltre al trauma c’è un’ansia anticipatoria che si è strutturata nel tempo. In questi casi spesso è utile un lavoro più ampio sul senso di controllo, sulla colpa residua e sul rapporto con l’incertezza, aiutando il corpo a “disimparare” l’allarme continuo e la mente a tollerare l’idea che non tutto può essere previsto senza per questo vivere nel terrore.

Non c’è nulla di sbagliato in te: stai reagendo a qualcosa che ti ha toccata profondamente e che ha cambiato il tuo modo di percepire il mondo. Con il giusto supporto è possibile ridurre questa ansia, tornare a sentirti presente nella tua vita e non costantemente in attesa che accada qualcosa di brutto. Se senti il bisogno di approfondire e lavorare su questi aspetti in modo più mirato, è possibile farlo anche attraverso un percorso psicologico strutturato. Ricevo anche online, qualora per te fosse più comodo, e possiamo valutare insieme come aiutarti a ritrovare un senso di sicurezza più stabile.

Un caro saluto,

Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online