Dott.ssa Valeria Di Stasi

Dott.ssa Valeria Di Stasi

Psicologa clinica

Ho la depressione?

Mi chiamo Naomi e sono una ragazza di 18 anni. È da tipo 11 anni che sono sotto stress e penso di essere arrivata al limite. È da quando ho 7 anni che vengo bullizzata per il mio fisico, ho i genitori separati, non ho molti amici, odio andare a scuola e non ho mai voglia di fare niente. Ad 8 anni avevo pensato addirittura al suicidio.

Quattro anni fa decisi di iscrivermi a un liceo, fui bocciata una volta perché la scuola era troppo pesante, non ce la facevo più. Penso che in quel periodo ero andata in depressione (?) o ero molto stressata. Non avevo voglia di fare niente, provavo apatia, piangevo sempre, ero irritata, dormivo molto, avevo la fame nervosa, avevo sempre mal di testa, le afte in bocca o i capelli oleosi nonostante li lavassi.

Io pensavo di essere guarita durante gli anni… e invece mi sbagliavo. L'anno scorso non mi sono fatta la doccia per 2 mesi (ottobre e novembre) perché non avevo voglia. Questa è la frase che mi ripeto sempre in queste settimane: "Sono stanca" o "Non ho voglia".

Provo un vuoto costante, io rido con i miei amici e quando mi allontano da loro parte di nuovo la sensazione di vuoto. Mi giudico sempre, piango sempre, mi abbuffo sul cibo, vado a scuola perché sono costretta da mia mamma, ma se fosse per me io non andrei più. È da quando sono piccola che, per non pensare ai problemi, cerco di distrarmi con la musica e con la fantasia: vado in una stanza da sola, cammino e cammino mentre mi immagino scenari con la musica. È un vizio, addirittura lo facevo per 4/5 ore; in questo periodo invece non ho manco voglia di farlo.

Mi sono allarmata quando in queste 2 settimane ho pensato che per me morire o restare in vita fosse indifferente. In fondo sono inutile, brutta, grassa, non sono intelligente, non ho hobby o passioni, ho pochissimi amici, ho ansia costante di non essere abbastanza. A casa non riesco a pulire o a prendermi cura di me stessa perché non ho voglia; non ci provo neanche a fare qualcosa perché penso subito che non ce la faccio e perché "non ho voglia".

Io voglio aiuto ma mia mamma non ha una stabilità economica. Che faccio? È depressione? Stress? È grave?

Cara Naomi,
i sintomi che racconti – apatia, vuoto costante, abbuffate, isolamento, mancanza di cura personale, pensieri di morte come “mi è indifferente vivere o morire” – sono segnali molto compatibili con un quadro depressivo. E il fatto che tu li viva da così tanti anni, a ondate, li rende ancora più importanti da non sottovalutare.

Non sei inutile. Non sei sbagliata. Non sei “pigra”. Quando una persona non riesce a lavarsi per settimane o non trova energia per fare le cose base, non è mancanza di volontà: è che l’energia emotiva è davvero esaurita. La frase “non ho voglia” spesso in depressione significa in realtà “non ho più forza”.

Hai vissuto bullismo dall’infanzia, genitori separati, senso di solitudine, giudizio sul corpo. Undici anni sotto stress continuo non sono pochi. Il tuo sistema nervoso è probabilmente in sovraccarico da tantissimo tempo. La fantasia e la musica che usavi per ore erano un modo per proteggerti, una strategia di sopravvivenza. Ora che non hai più voglia nemmeno di quello, è un segnale che la fatica è profonda.

Il pensiero che vivere o morire sia indifferente è un campanello d’allarme serio. Anche se non hai un piano concreto, è importante che tu non resti sola con questo.

Sul piano pratico: l’aiuto psicologico per un minorenne o per una ragazza di 18 anni senza disponibilità economica esiste. Puoi rivolgerti gratuitamente al consultorio della tua zona, al centro di salute mentale pubblico (CSM), o chiedere al tuo medico di base una valutazione. I servizi pubblici non richiedono stabilità economica. Se a scuola c’è uno sportello psicologico, può essere un primo passo. Non devi pagare uno psicologo privato per forza.

Se in qualche momento i pensieri di morte diventassero più concreti o spaventosi, è fondamentale parlarne subito con un adulto di riferimento, un medico, o recarti al pronto soccorso. Non è un’esagerazione: è prendersi cura di te. La depressione non è una condanna permanente, anche se adesso ti sembra che lo sia da sempre. Il fatto che tu stia chiedendo aiuto dimostra che una parte di te vuole vivere e stare meglio.

Non sei “brutta, grassa, inutile”. Sei una ragazza stremata che ha sopportato troppo da troppo tempo. E meriti supporto vero, non solo forza di volontà.

Un abbraccio sincero,

Dott.ssa Valeria Di Stasi 

Psicologa clinica

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