Ansia pre-gara agonistica

Buonasera, sono una mamma di una ragazza di 13 anni che pratica ginnastica ritmica. Ha iniziato a 5 anni, è molto portata fisicamente e lo scorso anno ha raggiunto importanti podi a Rimini, alle Nazionali.
Purtroppo, proprio da giugno dell’anno scorso, prima delle gare ha iniziato a stare male e a vomitare. A volte riesce comunque a esibirsi e a raggiungere il podio, altre volte non riesce nemmeno a partecipare, perché si sente molto debole, non riesce a mangiare e ha capogiri.
Da tre mesi ha iniziato un percorso psicologico con una psicoterapeuta, ma non si vedono miglioramenti, anzi la situazione sembra peggiorare.
Dalla vostra esperienza, cosa consigliate? Una pausa totale da allenamenti e gare, oppure solo dalle competizioni?
Noi come genitori ci sentiamo impotenti e stiamo male a vederla così. Non sappiamo come aiutarla, anche perché lei desidera continuare sia con gli allenamenti sia con le gare.

Capisco profondamente la vostra preoccupazione. Quando un ragazzo o una ragazza così giovane inizia a manifestare sintomi fisici importanti legati alla performance, non è mai un segnale di “debolezza”, ma di sovraccarico emotivo. Il corpo sta parlando prima ancora della mente.
Il fatto che vostra figlia desideri continuare è comprensibile: la ginnastica è parte della sua identità, del suo gruppo, della sua storia. Ma allo stesso tempo, i sintomi che descrivete — vomito, capogiri, impossibilità a mangiare, forte debilitazione — indicano che il suo sistema sta vivendo una pressione che supera la soglia di tolleranza.
Ci sono tre punti importanti da considerare:
•    Il sintomo è reale: non è “ansia da gara” nel senso comune del termine, ma una risposta fisiologica intensa a uno stress percepito come troppo grande.
•    La terapia richiede tempo: tre mesi sono pochi, soprattutto se la ragazza continua a essere esposta allo stesso livello di pressione.
•    La prestazione non può venire prima della salute: il corpo sta già dicendo che così non riesce più a reggere.
Rispetto alla vostra domanda — pausa totale o solo dalle competizioni — non posso dare indicazioni cliniche specifiche, ma posso dirvi questo: quando il corpo reagisce in modo così forte prima delle gare, spesso è utile ridurre o sospendere proprio la parte competitiva, almeno temporaneamente, per permettere al sistema nervoso di recuperare.
Gli allenamenti, se vissuti come spazio di piacere e non di pressione, possono invece rimanere un punto di equilibrio, ma questo dipende molto da come lei li vive.
La cosa più importante è che non vi sentiate impotenti: il vostro ruolo è fondamentale. Potete:
•    Legittimare la sua fatica
•    Ridurre la pressione esterna
•    Collaborare con la terapeuta per capire insieme quali passi sono sostenibili
•    Proteggere la sua salute emotiva anche quando lei vorrebbe “resistere”
Non è facile trovare il punto di equilibrio tra il suo desiderio di continuare e la necessità di tutelarla, ma il fatto che vi stiate ponendo questa domanda è già un atto di cura molto importante.
Se volete, posso aiutarvi anche a formulare come parlarle o come accompagnarla in una decisione senza farla sentire sbagliata.

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