Dott.ssa Paola Liscia

Dott.ssa Paola Liscia

Psicologo, Psicoterapeuta

La Depressione → Che cos'è

«La depressione si configura come un singolare stato d’animo che costringe la persona in una condizione di prigionia emotiva e di allontanamento dal mondo. La "prigione" è data dall'individuo stesso, dal suo mondo interno che lo inghiottisce ogni giorno di più, dalle tenebre dentro le quali precipita accompagnato solo dalla spiacevole sensazione di non poter più fare ritorno. Non c'è nulla, ma proprio nulla, nella realtà esterna che possa sollecitare l'interesse del depresso, men che mai accendere un barlume di progettualità. Quando sentiamo parlare della cosiddetta "mancanza di interessi" che caratterizzerebbe le persone depresse, non facciamo altro che confrontarci con un banalissimo luogo comune, un buffo eufemismo che riesce a spostare l'attenzione solo sulla punta dell'iceberg. La depressione distrugge gli interessi della persona, li sgretola fino al punto di farli diventare finissima sabbia. E per quanti sforzi l'individuo compia, per quanto impegno possa metterci, per quanto aiuto possa ricevere, i suoi granitici interessi e le sue solide attività sono ora solo sabbia che sfugge tra le sue dita. Uno stato depressivo non lascia spazio alla forza d'animo, alle motivazioni, alla capacità di progettare. In questa cupa sensazione di disperato abbandono l'unico "desiderio" che è possibile avvertire è che l'incubo finisca il prima possibile. E per un buffo scherzo del destino è il depresso stesso a procrastinare sempre più il risveglio dall'incubo: dormendo quasi tutto il giorno — oppure aspettando con ansia di poterlo fare — la persona depressa si arrende supina alla letargia della sua vita. Eppure, sebbene possa sembrare paradossale, soprattutto quando sopraggiunge una depressione profonda è il caso di dire "non tutti i mali vengono per nuocere". Lo stato di grave prostrazione e l'abbattimento che si vengono così a creare, infatti, costringono gioco-forza l'individuo a confrontarsi con gli aspetti più oscuri, segreti e imprevedibili della sua personalità. Sprofondando fino negli abissi dell'anima, prima o poi giunge il momento in cui "si tocca il fondo". Gli elementi che permettono di comprendere di aver "toccato il fondo" variano da persona a persona, ma in genere è la consapevolezza di aver calpestato se stessi, di essersi lasciati risucchiare da una condizione di degrado personale e psicologico, a far si che il depresso si senta percorso da un brivido raggelante. E questo un breve ma preziosissimo momento, in cui una flebile luce rischiara per qualche istante il buio in cui si è immersi. Sono attimi da prendere al volo, in cui si deve decidere rapidamente se distendersi su quel fondale attendendo la morte dell'anima o, viceversa, se trasformare quello stesso fondale in una piattaforma di lancio da cui ripartire ed emergere. Soltanto chi avrà vissuto sulla propria pelle l'avventura spaventosa e affascinante di un viaggio nei sotterranei della propria anima potrà capire questo discorso, tutti gli altri dovranno accontentarsi di assistere increduli alle evoluzioni della psiche altrui. Un aspetto veramente interessante della depressione è dato dallo sfacciato contrasto tra la sterilità di giorni trascorsi come creature prigioniere della propria vita, e la grande fertilità del momento in cui si decide di ricominciare a vivere. In quel momento, infatti, l'individuo porta sulle proprie spalle un pesante carico: si tratta di tutte le esperienze psicologiche e delle riflessioni generate dalla depressione stessa. Che non sono una zavorra, ma un prezioso bagaglio che l'individuo potrà decidere di mettere a frutto. Da una depressione non si emerge mai come si era prima di sprofondarvi, la depressione è soprattutto metamorfosi e, spesso, arricchimento interiore. La sofferenza dell'anima e la depressione, che di essa costituisce uno dei più "illustri" rappresentanti, divengono spesso scintille da cui divampa un vero incendio creativo, o la volontà di occuparsi di rinnovati interessi.»

A. Carotenuto, Il Fondamento della Personalità, Studi Bompiani, Milano 2000


I sintomi della depressione


La depressione è un’alterazione cronica dell’umore contraddistinta da tristezza, riduzione dell’interesse e delle attività (apatia), senso di solitudine, senso di colpa e incapacità di provare piacere (anedonia). Chi ne è colpito prova un senso di noia continuo, di difficoltà nello svolgimento delle normali attività, tutto sembra essere difficile e privo di interesse. Il distacco affettivo verso i familiari e le persone care diventa sempre più forte così come la sensazione di sentirsi aridi e vuoti, privi di sentimenti. Lo stato depressivo si manifesta con una riduzione dei movimenti spontanei e con un irrigidimento della mimica; anche il linguaggio diventa più sterile, le risposte sono brevi e concitate e gli argomenti di cui trattare si riducono al minimo. Diventa tutto pesante e faticoso, muoversi, parlare, esprimere le proprie idee.



Si può uscire dalla depressione?


Col termine depressione si intende descrivere uno stato d'animo che tutti prima o poi possono provare. È normale sentirsi tristi o depressi ogni tanto, ma generalmente questi sentimenti tendono a passare velocemente, e con essi la causa che li ha dato origine. Questo può creare confusione, e spesso sottovalutare o sopravvalutare quelli che sono i sintomi che ci fanno capire di trovarci davanti a una diagnosi di depressione. Coloro a cui viene diagnosticata una “depressione” soffrono di un grave malessere che influisce non solo sull'umore, ma anche su alcune delle normali funzioni fisiche. Le persone depresse si sentono spesso tristi, indifese, inutili ed irritabili. La durevolezza e l'intensità delle emozioni provate, distingue la depressione, come malattia mentale, dalle normali variazioni di umore.

A differenza delle normali esperienze emotive di tristezza, la depressione clinica persiste nel tempo e può interferire significativamente con la capacità di funzionamento dell'individuo. La depressione può incidere negativamente su tutti gli aspetti della vita quotidiana, comprese le relazioni familiari, le amicizie e la capacità di lavorare o di andare a scuola.

I sintomi che generalmente caratterizzano un quadro depressivo sono i seguenti:

  • tono dell’umore basso
  • tendente alla tristezza
  • sensazione di inutilità o disperazione
  • senso di colpa inappropriato;
  • ricorrenti pensieri negativi tra cui quello di morte;
  • perdita di interesse per le attività preferite;
  • difficoltà di concentrazione;
  • incapacità nel prendere decisioni;
  • agitazione;
  • senso di affaticamento e rallentamento delle funzioni fisiche;
  • calo o aumento dell'appetito;
  • calo o aumento di peso significativi;
  • alterazioni del sonno;
  • insonnia o eccessiva sonnolenza;
  • tendenza ad ammalarsi con frequenza.


Quando almeno quattro di questi elementi sono presenti si può fare la diagnosi di depressione. In alcuni individui la depressione può associarsi a stati di mania in cui il tono dell’umore è eccessivamente alto, in questi casi si è davanti a uno stato detto maniaco-depressivo dove è presente una instabilità dell’umore e vi è la possibilità di compiere degli azioni senza saperle controllare. Non esiste una singola causa di depressione dato che sono molti i fattori che possono contribuire ad originarla. In alcune persone, la depressione si sviluppa a causa di più fattori concomitanti, mentre per altre può esserne sufficiente uno solo.

Spesso la depressione colpisce persone che prima stavano bene, ma che si trovano a dover affrontare problemi quali: la morte, la malattia improvvisa di una persona cara, la perdita di un lavoro, una malattia grave, etc. In altri casi invece, la depressione si sviluppa senza un'apparente causa immediata. Indipendentemente dai fattori coinvolti, la depressione deve essere diagnosticata e curata. È importante ricordare che la depressione clinica può colpire chiunque a qualsiasi età. Sebbene i meccanismi che scatenano la depressione non siano ancora completamente chiariti, possiamo ipotizzare la presenza di più concause, queste possono essere esplorate assieme al parere di un esperto.

La ricerca di un aiuto avviene generalmente all’apice del malessere, e spesso a fare questa richiesta sono le persone che stanno accanto a chi è depresso che lo spingono a chiedere aiuto o lo fanno al suo posto. E’ molto importante capire come avviene questa richiesta perché in base a questo si può decidere che tipo di trattamento effettuare. Nel caso in cui una persona si attiva per chiedere aiuto per un componente del suo nucleo familiare che non è in grado di farlo, si può pensare di intraprendere terapia familiare, e lavorare tutti insieme per uscire dagli schemi rigidi in cui si è incastrati.

Un esempio può essere il seguente: il depresso sta male e la sua famiglia si attiva per farlo star meglio, ma poiché questo è l’unico modo che chi è depresso utilizza per chiedere aiuto, questo rinforzerà il suo malessere avendo avuto il beneficio secondario di avere cure e attenzioni dalla sua famiglia. Ridefinendo in un contesto terapeutico questi giochi relazionali, si potranno sciogliere i vecchi schemi e crearne di nuovi e più salutari per tutto il sistema.

Un altro modo attraverso cui è possibile trattare la depressione è con la psicoterapia individuale. Anche in questo caso è molto importante la modalità attraverso cui avviene la richiesta e la motivazione al cambiamento, dato che il pessimismo che accompagna chi soffre di questo male da poche speranze di cambiamento.

Nella fase iniziale un fattore terapeutico è costituito da un lavoro sulla creazione della relazione terapeutica, col tempo si svilupperà la possibilità di potersi affidare e si imparerà a parlare del proprio malessere, abbandonando le modalità disfunzionali sino ad allora utilizzate.

La depressione è una malattia che affligge le persone per molti anni, e per questo il processo di cambiamento richiede tempi di trattamento lunghi, ma una buona motivazione, una solida rete sociale e familiare possono favorire l’uscita da questo doloroso malessere.


Dott.ssa Paola Liscia






Un problema sociale

La depressione rappresenta uno dei maggiori problemi di salute della nostra società. In Italia circa 8,5 milioni di persone soffrono di disturbi depressivi. Nel mondo colpisce oltre 350 milioni di persone e si prevede che nei prossimi vent’anni le patologie mentali in genere passeranno dal 4° al 3° posto tra le malattie che generano disabilità. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2020 la depressione sarà la malattia più diffusa nel mondo. Attualmente, negli Stati Uniti, una donna su quattro e un uomo su otto vengono colpiti da una forma depressiva, più o meno grave, almeno una volta nella vita.


Come aiutare una persona depressa?

Chi è colpito da una forma di depressione più o meno grave, spesso è sollecitato dai propri familiari o dagli amici a “reagire”, a superare il momento difficile mettendoci maggiore volontà. Purtroppo è proprio nella “volontà” che la depressione colpisce il soggetto. Si ha infatti una riduzione delle capacità di utilizzare lo strumento volontà portando tali persone a non poter reagire con la sola “forza di volontà”, ormai compromessa dal disturbo depressivo. Si rischia così di aumentare i sensi di colpa del depresso che non riesce a reagire come vorrebbero peggiorando di conseguenza il suo stato psicofisico.


Il rischio di suicidio

Un recente sondaggio ha dimostrato che in circa un terzo delle persone affette da depressione maggiore la malattia viene diagnosticata correttamente dal medico curante solo dopo un anno dall’esordio dei sintomi. Questo è un dato molto importante visto che il 50% dei pazienti depressi pensano al suicidio e circa il 15% si toglie effettivamente la vita.

Di seguito riportiamo una serie di fattori personali che permettono di individuare i soggetti ad alto rischio di suicidio:

  • Sesso maschile di età superiore a 40 anni, disoccupazione
  • Senso d’inutilità, allontanamento dalla vita sociale, mancanza di progettualità per il futuro
  • Storia familiare di suicidio, tentativi precedenti di suicidio
  • Persistente desiderio di morte
  • Abuso di alcol o di qualunque sostanza illecita
  • Malattie psichiatriche (es. depressione psicotica, disturbi della personalità)


L’idea del suicidio passa attraverso diverse fasi:

  • Inizialmente si ritiene che la vita sia un peso, un fardello, e che non vale la pena di essere vissuta;
  • Subentra successivamente il desiderio di addormentarsi e non svegliarsi più, di morire accidentalmente, magari in un incidente stradale;
  • L’impossibilità di trovare aiuto e la perdita di speranza portano il depresso a concepire il suicidio come unica forma di liberazione dalla sofferenza.
  • Può inoltre succedere che il paziente, prima di togliersi la vita, uccida le persone a lui care con lo scopo di preservarli dalle sofferenze della vita.


In Italia sono circa 4.000 le presone che ogni anno si tolgono la vita a causa di questa patologia



Criteri diagnostici della depressione maggiore (DSM-IV)

Almeno cinque dei seguenti sintomi devono essere stati presenti per un periodo di almeno due settimane e devono rappresentare un cambiamento rispetto allo stato precedente del paziente. Deve essere necessariamente presente almeno uno dei primi due sintomi:

1. Umore persistente depresso per quasi tutta la giornata, o quasi, le attività, ogni giorno e per quasi tutta la giornata (per autovalutazione del soggetto o per osservazione delle persone che gli stanno vicino)

2. Diminuito interesse (apatia) o piacere (anedonia) per tutte, o quasi, le attività, ogni giorno e per quasi tutta la giornata (per autovalutazione del soggetto o per osservazione delle persone che gli stanno vicino)

3. Significativi cambiamenti del peso corporeo (>5%/mese); perdita di peso in assenza di regime dietetico ipocalorico; significativo aumento o diminuzione dell’appetito quasi ogni giorno

4. Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno

5. Rallentamento o agitazione psicomotoria quasi ogni giorno, osservabile dalle persone che vivono vicino al malato

6. Affaticamento o perdita di energia quasi ogni giorno

7. Sentimenti di autosvalutazione o sensi di colpa eccessivi o inappropriati quasi ogni giorno

8. Diminuita capacità di pensare o di concentrarsi, indecisione quasi ogni giorno

9. Ricorrenti pensieri di morte, ricorrenti idee di suicidio, tentato suicidio, piani precisi per il suicidio

 



Dott. Stefano Pischiutta
>Il linguaggio della depressione

Chi non si è mai sentito rivolgere, in un periodo della propria vita in cui si è percepita una battuta di arresto, la frase: “Devi guardare dentro di te, questi sintomi ti vogliono dire qualcosa..”? È proprio quello che implicitamente cerchiamo di suscitare come psicoterapeuti nei nostri pazienti in difficoltà nel loro cammino evolutivo. Ma, poiché sappiamo quant’è difficile guardare dentro di sé quando una parte del problema che ha originato il blocco risiede proprio nell’incapacità di guardare dentro di sé, noi professionisti nella relazione di aiuto sappiamo bene che dobbiamo lavorare, insieme al paziente/cliente che si rivolge a noi, sulle sue resistenze. Sono proprio le resistenze, che ha creato nella cosiddetta fase evolutiva, ma anche successivamente, a far sì che egli sia da una parte bloccato e preda dei sintomi e della sofferenza, e dall’altra governato dalle difese, che purtroppo non vede. Le difese, che al paziente/cliente sono ignote, emergono invece nel setting, nella relazione con noi, spesso con un linguaggio oscuro (a lui) e che noi dobbiamo cercare di rendergli più chiaro. continua......

 



Dott.ssa Maria Galantucci
>La depressione post partum

Ogni madre conosce bene l’esperienza della depressione dopo il parto. Paradossalmente, dopo un periodo piuttosto lungo di attesa, anziché sentirsi particolarmente felice per la nascita del proprio bambino, ella si scopre improvvisamente triste, con una gran voglia di piangere. La tristezza, secondo Bowlby, è una reazione sana e normale a qualsiasi guaio o sfortuna. Gran parte dei più intensi episodi di tristezza sono suscitati dalla perdita, o dalla previsione della perdita, o di una persona amata o di luoghi e ruoli sociali amati e familiari. Una persona triste sa chi (o cosa) ha perso, e brama di recuperarlo. continua......



Domande/Risposte

Salve, sono una ragazza di 23 anni e da 5 anni soffro di depressione. Inizialmente sono andata da una psicologa e sono stata un po' meglio ma non bene. Così ho iniziato a prendere l'entact ma stavo sempre male. Sono poi andata da uno psichiatra per 3 mesi e prendevo il cipralex, stavo abbastanza bene e ho smesso. Ora sono passati circa 10 mesi e sto nuovamente male e sono arrivata al punto di pensare che non ci sia più niente da fare. Vorrei stare sempre a letto e mi fatica fare tutto. Come mai passato un periodo di tempo dalla sospensione di uno psicofarmaco torno a star male? Non so cosa fare, dovrei andare in terapia? Se si non so proprio da chi andare e questo mi blocca anche ho paura che nessuna possa aiutarmi e che io sia destinata a questa esistenza.....grazie.


E' possibile che anche una febbre sistematica e quotidiana di 37.5° ca sia generata da una sindrome depressiva? Abbiamo eseguito esami e visite di ogni tipo e da ormai più di un mese non si trovano cause.


Soffro da 6 anni di un disturbo che a giorni alterni mi fa svegliare malissimo. Stanchezza, mal di testa, difficoltà a concentrarmi, sonnolenza, ed un solo desiderio: tornare a letto. Questa estate ho sofferto di una pesantissima depressione. Sono in cura con efexor 150 mg. netto miglioramento ma da qualche settimana soffro sempre a giorni alterni di quella sensazione che provavo questa estate, ma in forma più leggera. Questo non mi permette comunque di affrontare in maniera devìcente la giornata. Avete dei consigli? Pensate che dopo diverse picoterapie possa essere utile rivolgersi alla psicoterapia ipnotica o alla psicologia comportamentista/cognitiva? Grazie mille


Buonasera, sono stasera qui a chiedere il Vostro aiuto, in quanto, nonostante la mia giovane eta' da molto tempo soffro di depressione, e vorrei farVi delle domande. Come avete scritto anche Voi, gli altri, quelli che sanno di questo problema nonostante i tentativi, non riescono ad aiutarmi e da sola non ce la faccio. C'ho provato in tutti questi 5 anni. Il primo gennaio di questo anno mi sono guardata allo specchio e mi sono detta basta. L'unico proposito per l'anno nuovo dovrà essere x me quello di iniziare una terapia e capire il perchè di tutto questo male che m brucia dentro e che mi ha rovinato questi ultimi anni. Nessuno apparte me sa quanto sia stata male e quanto abbia provato a tirarmene fuori. Ahimè senza risultato. In realtà ho già provato ad andare in terapia ma non è durata, e il bello e che non so nemmeno perchè in quanto con questa persona mi trovavo bene. Non ci sono più andata. Punto. Per nessun motivo particolare. Non c'è niente che mi abbia fatto scappare o che mi abbia dato fastidio. La mia domanda è: secondo Voi devo riniziare la terapia ripartendo da dove l'avevo lasciata quindi tornando dalla mia "vecchia" psicologa, o è meglio ripartire proprio da capo??? Se la Vs risposta riguarda la 2° scelta, come si fa a scegliere una buona psicologa se non si hanno strumenti di valutazione? Non posso bendarmi gli occhi e puntare il dito così a caso su un elenco di nomi casuale. Non metto in dubbio la professionalità di ognuno ma credo che anche nel Vs campo ci siano delle persone specializzate in qualcosa piuttosto che in altro! Se siete così gentili da rispondermi e darmi anche solo qualche nome specializzato in depressione, ve ne sarei immensamente grato. Grazie mille

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