Dott.ssa Ursula Fortunato

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Dott.ssa Ursula Fortunato

Psicologa Clinica

Ragazzi e sport: successi e insuccessi sportivi. Come gestirli?

Sono da sempre sostenitrice dell'importanza dell'attività sportiva per la crescita dei ragazzi e lungi da me puntare sulla competitività e i successi. Mia figlia pratica regolarmente questo sport da 4 anni senza mai ottenere risultati importanti (hanno effettuato pochissime gare in un ambiente molto più ludico che competitivo). Con la società non ci sono mai stati dei "colloqui" sulle sue reali capacità e progressi dal punto di vista fisico e noi l'abbiamo sempre vista andare felice (vosa fondamentale) agli allenamenti. Il punto è che in questi anni lei ci ha sempre raccontato di essere molto forte e portata per un determinato tipo di attività e alla prima gara utile in quella disciplina di fatto non è stata selezionata. Nessun problema per noi, ma quello che mi dispiace è che abbia raccontato una storia non corrispondente al vero per giustificare il suo "insuccesso". Tutta questa premessa per dire che mi dispiace/mi preoccupa se si fa delle idee su stessa che non sono veritiere. Questo aspetto l'ha notato di recente anche l'insegnante di matematica che mi ha detto essere troppo sicura di sé stessa e poco "umile". Qui a casa non abbiamo mai parlato di necessità di dimostrare o di ottenere risultati eccelsi. Come gestire questa divergenza tra quello che lei crede e i dati oggettivi (risultati sportivi di fatto "scarsi")? Parlargliene? Lasciare che se ne accorge da sola? Rincuorarla sul fatto che a noi non deve dimostrare nulla se non l'impegno? Questi allenamenti sono molto impegnativi in termini di gestione e lei non vuole mai saltarli (lodevole), ma a volte ho la sensazione che vada più per le relazioni sociali che per la crescita/impegno sportivo. Non vorrei ferirla, ma spronarla a dedicarsi con serenità ed entusiasmo.

Gentile Signora, grazie per la condivisione, dal suo racconto sembra emergere una preoccupazione significativa e continuativa rispetto a come sua figlia costruisce l’immagine di sé, in particolar modo nell'ambito dello sport, immagino perchè contesto di condivisione. Più che intervenire direttamente sui contenuti di sua figlia, può essere utile soffermarsi su ciò che questa discrepanza attiva in lei: il bisogno di allineare, il timore che sviluppi un’immagine non realistica, l’urgenza di “correggere”,

Quando queste attivazioni sono intense, il rischio è di intervenire in modo anticipatorio, senza lasciare spazio ai naturali processi di esperienza e rielaborazione esperienziale di sua figlia.

Cosa ne pensa di approfondire la questione? Crede possa essere utile un supporto psicologico in questo momento? In uno spazio utile per lei dove provare a comprendere meglio la natura della sua preoccupazione, il significato delle sue mozioni e individuare modalità di intervento più sintonizzate ed efficaci nella relazione con sua figlia. Spero di esserle stata utile, se sente il bisogno di un confronto, può contattarmi online per un primo colloquio conoscitivo. 

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