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Il conflitto è una costante della storia umana, l’etimologia del termine ha a che vedere con la presenza concomitante di istanze differenti (motivazioni, desideri, idee, sentimenti) all’interno della persona o fra gruppi di individui. Ogni persona è tesa infatti, verso il raggiungimento di un determinato obiettivo o la soddisfazione di una certa tendenza, ma spesso nella vita incontriamo degli intoppi. Questi ultimi possono essere dovuti alle circostanze esterne, all’ambiente sociale in cui viviamo, o possono dipendere dalla persona stessa. L’individuo può avere in sé le cause della propria frustrazione, alcune di queste cause sono di natura psicologica altre di natura organica. Il conflitto tra le motivazioni ovvero, le spinte interiori, i desideri, le ambizioni personali e le proprie limitazioni e difficoltà alla loro soddisfazione, occupa un posto rilevante nell’economia psicologica della persona. Quando l’uomo prova contemporaneamente più bisogni, e tendenze in contrasto tra loro, viene a trovarsi in una situazione di conflitto: egli ha nello stesso momento, due o più motivazioni che hanno più o meno la stessa intensità ovvero, la stessa importanza e tuttavia, richiedono azioni incompatibili tra loro. Il conflitto è come una guerra perché è combattuto da forze opposte, che agiscono all’interno di una stessa persona. Numerosi casi di indecisione o di apparente mancanza di volontà sono dovuti proprio a una condizione di conflitto. Alcuni conflitti sono così rilevanti che dalla loro risoluzione dipende l’impostazione della vita di una persona, in questi casi decidere è particolarmente difficile e può creare uno stato di forte disagio. Questo anche perché scegliere qualcosa implica spesso rinunciare a qualcos’altro, che può essere parimenti essenziale per la realizzazione della persona. La condizione di conflitto più spiacevole è quella in cui ci si trova di fronte a due scelte entrambe spiacevoli, se possibile la tendenza sarebbe quella di fuggire da una situazione simile, di rimandare o evitare la decisione. Ma se questo non è possibile il trovarsi di fronte a due strade che non piacciono affatto, può accentuare lo stato di indecisione. Rimandare la scelta significa tuttavia, non risolvere il conflitto e ciò porta ad uno stato di tensione, di ansia sempre più intenso, penoso e paralizzante. Un comportamento molto frequente in questi casi è tentare la terza strada e fuggire dalla condizione conflittuale. La fuga può però comportare conseguenze più gravi. Un genere di fuga più frequente è quella che si fa nella fantasia: trascorrere il tempo sognando ad occhi aperti invece di affrontare la realtà e risolvere positivamente e soprattutto costruttivamente, il proprio conflitto. Quando infine, lo stesso obiettivo è per noi piacevole e spiacevole allo stesso tempo, ci troviamo di fronte al conflitto più comune nella vita umana. In questo caso la persona è attratta e allo stesso tempo respinta dal medesimo obiettivo, che ha in sé caratteristiche positive e negative. Questo tipo di conflitto è rappresentato da ogni situazione in cui il soddisfacimento di un desiderio o di un bisogno implica il pagare un prezzo. È anche il duello tra l’impulso e la prudenza e si trova quindi, alla base di molti ragionamenti moralistici. Ogni volta che nei confronti di una stessa cosa, di una stessa persona o di uno stesso obiettivo, proviamo emozioni o sentimenti contrapposti, ci troviamo in una condizione di ambivalenza. A volte possiamo non accorgerci di un elemento del conflitto, perché esso resta nascosto nel nostro inconscio, le emozioni negative possono esserci ma per qualche ragione, spesso di natura culturale, ambientale o personale può restare confinato nell’inconscio ovvero, in quel luogo della nostra psiche dove risiede tutto ciò che non è ancora arrivato a coscienza o che per noi è inaccettabile e rifiutiamo anche solo di pensare.

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