Depressione
Dott.ssa Gabriella Ghiglione

Depressione

Ma che cosa significa essere depressi? Non è solo una forma di tristezza, ma si parla di depressione perché il malessere che si prova influenza sia la mente che il corpo, incluso il ...

02 Luglio 2019

Domande e risposte

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Come non pensare più al suicidio come risoluzione di ogni problema?

Buonasera. Vorrei provare a fare un resoconto della mia situazione e capire se sia grave o meno. Ho da poco deciso di prendere coraggio e chiedere nei prossimi giorni delle sedute con lo psicologo/a del consultorio del mio paese. Da quando sono piccola soffro di picchi assurdi di apatia o rabbia. Quando ho avuto un problema familiare da 7 anni a questa parte, con conseguente divorzio dei miei genitori, ho avuto un calo assurdo di autostima, non credo in me stessa, mi sento una nullità, mi sono completamente fissata su qualsisi difetto del mio corpo e penso che qualsiasi persona sia meglio di me. Ho cominciato a soffrire di attacchi di panico dall'anno scorso. Non riesco più a socializzare, non ho più amici, ma nonostante tutto se mi vengono presentate delle persone sono accogliente e simpatica, ma non mi suscitano nessun tipo di interesse per iniziare un eventuale amicizia. Sono fidanzata da 5 anni, ma non capisco se sto col mio ragazzo per paura di stare sola o perché lo amo. (Durante un rapporto non sono mai riuscita ad arrivare al picco del piacere). A tutto ciò io pongo come soluzione il suicidio, non tagliandomi le vene perché ho paura del dolore, sia fisico che emotivo. Ma ho sempre pensato di buttarmi da una struttura molto alta che sta nella mia città, anche perché cosi non potrei più tornare indietro. L'unica cosa che mi trattiene è il senso di colpa, non voglio far soffrire nessuno. Sono diventata estremamente empatica, mi commuovo o trattengo il pianto per qualsiasi cosa. Vorrei sapere cosa fare perché sento di stare indossando una maschera da tanto tempo e anche se mi sfogo sento le persone non capiscano davvero cosa sento dentro; vuoto, apatia e dolore. Grazie per l'ascolto, attendo una risposta...

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Dopo la fine di una psicoterapia

Buonasera Da circa sei mesi ho terminato una psicoterapia psicanalitica durata circa cinque anni. E’ stato un percorso lungo e faticoso durante il quale abbiamo attraversato momenti molto dolorosi riacquistando fiducia in me. Durante questo periodo ho affrontato pure la separazione da mio marito da cui ero sposata da venti anni. Ho due figlie di 21 e 18 anni.
Ora sto attraversando un periodo in cui mi sento nuovamente depressa nonostante tutto, sicuramente il tutto è influenzato dal fatto che non ho trovato una nuova relazione affettiva e che il mio ex marito ancora e molto innamorato di me mi crea molta incertezza. Forse dovrei parlarne con qualcuno, da una parte sarebbe logico tornare dalla mia psicoterapeuta che mi conosce così bene, ma avendo così faticato a terminare la terapia per problemi miei di lutti in famiglia che il termine della terapia mi facevano rivivere , ho paura a tornare da lei. Secondo voi cosa dovrei fare ? Tornare da lei o andare da un altro?

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Conseguenze di un incidente

Buongiorno, premetto che non scrivo per me ma per mia sorella che ultimamente dà a me e alla mia famiglia molti pensieri. Comincio con il dire che due anni fa ha avuto un brutto incidente che le ha procurato una paralisi parziale agli arti inferiori; ciononostante ai tempi ha reagito abbastanza bene e, pure con limiti importanti, è tornata a lavoro e ha ripreso la sua vita. Qualche mese fa ha avuto un incidente in macchina, che non ha avuto conseguenze, almeno a livello fisico. Da quel momento però abbiamo notato che ha iniziato a buttarsi sul lavoro in maniera quasi ossessiva e che cerca in ogni modo di occupare ogni minuto della giornata e di stare fuori casa quanto più possibile. Ultimamente ha iniziato a vedere un ragazzo ma, anche se in teoria dovrebbe essere felice, è sempre più nervosa e intrattabile. Ripete spesso che anziché essere sopravvissuta al primo incidente avrebbe preferito essere morta perché dice di non poter più sperare in nulla né costruire nulla. Io e i miei familiari non sappiamo come aiutarla, non vuole sentir parlare di psicologi e non vuole chiedere aiuto.. Siamo disperati. Vi ringrazio in anticipo per quello che potrete dirci.

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Non ce la faccio più...

Sono stata adottata a 6 mesi,. Oggi a 30 anni ho deciso di cercare i miei genitori biologici. Con mia sorpresa mia madre biologica era giovane ed è morta di overdose. Io soffro di DEFAID, per il fumo e le droghe che in gravidanza mia madre biologoca ha assunto. Avevo due fratelli morti in seguito ad un incendio, non conosco nulla della mia famiglia biologica e questo è il primo motivo per cui sto male. Mia madre adottiva è invalida al 100%% per 2 aneurisme cerebrali a specchio dal 2000. Ho vissuto l'inferno. Mi sn attaccata a mio padre e a mia nonna, ma lei è morta nel giorno del mio matrimonio. Mi è caduto il mondo addosso. Ma mi sono rialzata mio padre era sano,..... Appunto era... Maculopatia degenerativa ad entrambi gli occhi. Adesso devo vedere due case, due famiglie, il mio fisico e la mia mente non ce la fanno più ho raggiunto il limite consentito. Mio padre pretende che io faccia tutto in casa sua, che per carità mi sforzo e lo faccio ma fino ad un certo punto. Adesso non ce la faccio più fisicamente avendo perenne mal di schiena. Mio marito cerca di starmi vicino ma non capisce fino in fondo. Non abbiamo molti soldi in famiglia.. Non ce la faccio più. Voglio morire...

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Non so cosa non vada in me

Buongiorno. Sono una ragazza ed ho 25 anni. "Hai tutto ciò che si potrebbe desiderare dalla vita" è la frase che mi sento dire più spesso da amici e parenti, ma in realtà io non sono per niente felice. Ho sempre avuto la strada spianata: ho finito l'università, laureandomi in tempo con il massimo dei voti in biotecnologie industriali un anno fa e poco dopo mi è stata offerta una borsa di studio in ricerca; ho una relazione stabile con una ragazza da 8 anni e conviviamo ormai da 5; ho una vita sociale soddisfacente, anzi mi descrivono come una ragazza socievole e solare, faccio sport ed apparentemente non dovrei aver nulla di cui lamentarmi. Da quando ho 12 anni mi ossessionano vari pensieri riguardo l'insensatezza della vita, che vedo come un estremo affaticarsi verso il nulla e considero la morte come unica soluzione per trovare un po' di serenità. Mi capita spesso di uscire con gli amici, andare ad un concerto, viaggiare, giocare magari ad un gioco di società e ritrovarmi a pensare che in realtà non ha senso fare tutto questo, visto che stiamo soltanto cercando di vincere la noia mentre aspettiamo la fine. In realtà non solo per me non ha senso divertirsi, ma non ha senso nemmeno continuare a vivere, affrontare gli ostacoli di ogni giorno o realizzarsi in qualcosa. Tutti questi pensieri sono riuscita più o meno a contenerli dopo l'arrivo della mia attuale ragazza. Prima della fine dell'università all'improvviso, in una conversazione tra amiche, ho capito che forse la ricerca in ambito biologico non fosse davvero ciò che avrei voluto fare nella vita, ma nonostante questo ho finito e mi sono laureata. Ora dopo un anno quella sensazione non solo è rimasta ma è diventata un abisso e sono ritornati in modo ossessivo i soliti pensieri che mi avevano accompagnato per quasi tutta l'adolescenza. Aggiungo che penso di non aver accettato completamente il mio orientamento sessuale e nonostante abbia fatto tre sedute con uno specialista non sono riuscita a fare coming out con i miei genitori ed anche quello con mio fratello è stato difficile e quasi obbligato. Mi sento terribilmente sbagliata in generale, non voglio deludere i miei genitori o chi mi è affianco e mi sento terribilmente in colpa per questo. Ho pensato varie volte al suicidio, ma ciò che mi tiene ancora qui è soltanto il pensiero per la mia ragazza. Sto cercando di aiutarmi da sola, ma non credo di riuscirci, visto che il mio umore è fortemente altalenante ed i miei pensieri incostanti e così difficili da districare, d'altro canto ho un po' di perplessità riguardo il successo di una possibile terapia in generale e di quella EMDR in particolare.

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Non so cosa mi succede

Tutto è cominciato sotto forma di profondo pessimismo nei confronti del futuro. Nonostante il mio fidanzato cercasse in tutti i modi di tranquillizzarmi, ad un certo punto ho cominciato a pensare che, data la sua situazione economica familiare, il mio essere precaria e il suo essere ancora studente, i nostri progetti di vita insieme non si sarebbero mai realizzati e pian piano mi sono convinta che effettivamente le cose andranno così al punto che, se prima amavo parlare delle nostra futura casa e del matrimonio, ora non li nomino proprio più per non illudermi. Poi sono cominciati i problemi a lavoro. Quando mi sono iscritta al liceo classico sognavo di fare la giornalista e la scrittrice e mai avrei immaginato che dopo la maturità mi sarei iscritta al corso di laurea in infermieristica, complici i consigli di chi diceva che in campo medico si trova subito lavoro e della mia voglia di realizzare il prima possibile il sogno di una vita insieme al mio fidanzato. Effettivamente tre mesi dopo la laurea ho cominciato a lavorare come infermiera e tutt'ora continuo a farlo a tempo determinato. Ricordo di aver sempre parlato, anche all'inizio della mia carriera lavorativa, di volermi iscrivere alla facoltà di Lettere Moderne e, grazie allo sprone del mio fidanzato, questo desiderio è diventato realtà lo scorso anno. Nonostante a lavoro non sappiano nulla dei miei studi (ho paura che non capiscano la mia scelta) lo scorso anno sono riuscita a sostenere 4 esami su 6 con ottimi voti. Ricordo la gioia alla fine del primo esame, non mi era mai capitato prima, per nulla paragonabile al giorno della Laurea in Infermieristica quando il presidente di commissione mi dichiarò dottoressa con 110/110 e lode con plauso della commissione e, mentre intorno a me le mie colleghe si scioglievano in lacrime, io mi trovai a sorprendermi nel non riuscire a provare alcuna emozione. È precipitato tutto alcuni mesi fa quando ogni volta che dovevo andare a fare il turno di notte (l'ho odiato sin da subito) mi ritrovavo a piangere tra le braccia del mio fidanzato. Poi ho iniziato a piangere di continuo, sempre di più e sempre più senza motivo, così all'improvviso ero triste e piangevo. Ho iniziato ad odiare il fatto di trovarmi tra i miei amici, mentre loro ridevano e facevano battute io riuscivo a pensare solo al fatto che non ci fosse niente da ridere e mi sembravano così sciocchi. Ho fatto spesso cattivi pensieri, non trovando senso a nulla di quello che stessi facendo. Un giorno durante una crisi di pianto davanti ai miei genitori, mio padre mi ha detto che lui non mi aveva insegnato ad essere debole, mia madre mi ha consigliato di lasciare il lavoro (anche se da alcuni discorsi fatti ho capito che non è quello che pensa realmente). Il mio ragazzo ha litigato con loro perché ritiene che non comprendano la gravità della situazione. Ho parlato con la mia migliore amica di tutto questo e lei mi ha consigliato di lasciare passare le vacanze e poi di rivolgermi a qualcuno. Le vacanze in sono andate malissimo, volevo solo tornare a casa e riposare. Da ieri ho ricominciato a lavorare e mi sento fuori posto tra i miei colleghi che continuano a ripetere quanto amino questo lavoro e io mi sento un'ingrata perché ho tutto quello che altri desiderano e non lo apprezzo. Mi sforzo, lo giuro. Mi dico che va tutto bene ma la sensazione è quella di essere un'altra, come se una parte di me, quella più bella, se ne fosse andata via per proteggersi da tutto questo e avesse lasciato qui un'emulazione di se stessa. Mi sento terribilmente sola e non so cosa fare.

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Sentirsi falliti a venticinque anni

Salve, non voglio piangersi addosso o sfogare su di voi problemi che mi tormentano ma solo chiedere un consiglio. Ho venticinque anni e mi sento un totale fallimento. Sono nata in un altro paese venuta qui da piccola non sono mai riuscita a farmi degli amici. Ad oggi, nonostante tante conoscenze, non ho una vera amica con cui confidarmi. A dodici anni sono stata ripetutamente bullizzata picchiata e vessata psicologicamente da una ragazza nella mia stessa scuola che mi ha portato a volermi suicidare già a quell'età. Perché non l'ho fatto? Vivo al quinto piano di un palazzo non ero sicura di morire al 100% o forse avevo troppa paura. Sono divenuta bulimica ed in seguito sono riuscita ad uscirne anche se gli strascichi di questo me li porto addosso ancora oggi con un costante pensiero al suicidio e problemi allimentari. I miei genitori lavorano molto, hanno solo me e devo pensare anche a loro. Perché uso la parola devo? Perché quando ho fallito il test d'ingresso alla facoltà di psicologia mi hanno fatta iscrivere a giurisprudenza e dopo tre anni e un solo esame dato ho mollato iscrivendomi a economia. Dopo due anni ho smesso fallendo di nuovo. Devo aiutarli perché loro hanno speso un sacco di soldi per me ed é mio dovere essere una brava figlia no? É mio dovere ripagare questi fallimenti no? Ho venticinque anni sto cercando lavoro e non lo trovo, ho fallito all'università, ho fallito nel suicidarmi, mi sento fallita ogni volta che osservo lo specchio. Ho fallito persino nella mia più grande passione, la scrittura. I miei genitori me lo avevano detto che non sapevo scrivere e quando ho pubblicato il mio romanzo, solo dieci copie sono state vendute. Come faccio a trovare un motivo per andare avanti? Una volta pagati i debiti dei miei, sentendomi finalmente libera dai miei doveri di figlia che motivi per vivere ho? Forse voi non sapete rispondermi, forse la risposta sta solo in me ma vi prego qualcuno di voi mi dica che c'è speranza, che ancora posso essere fiera di me e rendere fieri gli altri, che esiste un modo per non buttarsi sotto un treno...

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Non riesco a riprendermi

Buonasera, ho deciso di scrivervi perché il mio stato d animo sta diventando insostenibile. Sono molti mesi che qualsiasi emozione io provi, oltre alla tristezza, che sia rabbia, frustrazione o anche gioia, piango. Quando ho una discussione con qualcuno mi sale l ansia e piango. 2 mesi fa sono stata lasciata dal mio ragazzo e come si può immaginare la mia situazione è solo che peggiorata. Mi ritrovo spesso a piangere per lui e ho avuto degli episodi in cui respiravo affannosamente e mi sentivo un peso sul petto. Mi rendo conto che la rottura di una relazione non sia facile per nessuno, ma ci sono dei giorni in cui non trovo il senso di iniziare la giornata. Starei tutto il giorno a letto a guardare la tv o a distrarmi con altro. Non riesco a dare un senso alle mie giornate e non riesco a sentirmi serena ne a ridere pienamente nemmeno con la famiglia e amici. Mi sento spezzata. Non ricordo l ultima volta che mi sono divertita o ho pensato "che bella giornata ". Grazie a chi mi risponderà

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