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Non riesco a vivere e ho paura di morire

Salve, mi scuso subito per la mia mediocre capacità di esprimermi e scarsa sintassi. Fin da piccolo ho sempre trovato tutto inutile, il lavoro, le amicizie, l'amore e tutto quello che una persona normale (che stimo tanto) possiede. Dico subito che ho un papà meraviglioso anche se non mi ha potuto dare niente ma soltanto l'affetto perchè, non ha sempre lavorato, non ha un vero e proprio lavoro fa piccoli lavori qua e di la ma ora sta praticamente fermo e mamma ovviamente sembra morta come sempre, invece mia mamma sin da piccolo mi ha fatto sempre vedere il mondo come un inferno tutto impossibile tutto così imprendibile tutto così enormemente grande ed irraggiungibile mi ha sempre fatto credere(anzi ci credo ancora ora) che sono un fallito e se non mi sbrigo vado a finire sotto a un ponte con gli altri barboni, mi ha sempre messo a paragone degli altri specialmente miei zii (famiglia di mio padre non la sua anche perchè la sua non si tocca) che sono malati di mente e tossici mi fa sempre vedere che gli altri sono meglio di me e io sin da piccolo la guardavo e dicevo hai ragione mamma (in mente mia lo dicevo e ancora ora) e poi se ne esce col dire : vedi tu cosa vuoi fare anzi non fare niente morirai con me( lo dice in modo sarcastico) la vedi sempre felice quando c'è il sole ma quando arriva la pioggia inizia con il puntarti il dito contro e umiliarti, ora mi che sono grande posso dire che alcune cose le ho sorvolate ma perchè effettivamente non riesco a fare nulla? perchè desidero farla finita piuttosto che conoscere una ragazza amarla e crearmi una famiglia? forse come dico sempre perchè lei PURTROPPO ha ragione lo dico con le lacrime agli occhi , ora so che può sembrare che sto dando colpa a mia mamma ma non lo è anzi l'incontrario forse lei vuole solo aiutarmi non so cosa pensare ma allora perchè in ogni cosa che faccio fallisco? nessuno di voi può dare una risposta a questo perchè domani farete la vostra splendida vita e ogni cosa che oggi si fa con amore e per ricevere soldi(vi stimo da morire) la mia giornata e pensare piangendo a come io sarei se possedessi qualcosa nel poter dare nel poter emanare ma niente me ne sto in camera mia a piangere e riflettere e tormentarmi. la mia unica distrazione?a volte sono i videogame ma oramai dalla dipendenza dei videogame ne sono uscito si perché sono stato anche dipendete dei videogame lo psicologo disse lui gioca dalla mattina alla sera perchè vorrebbe cambiare mondo(ma è tutto passato) poi ci sono dei mocciosi che vedo al parco e passo quella mezza giornata quando di tanto in tanto esco per cercare di vivere essi perché a volte ci provo ma fallisco miseramente.Ho pensato tante volte di togliermi la vita ma io ci credo al paradiso e inferno per questo non ho mai agito, e ci soffro tantissimo Forse il mio è soltanto uno sfogo , forse non riceverò mai una risposta ma grazie a questo che sto scrivendo mi sento un pochino rialzato anche se dopo ritorna tutto com'era, lo schifo più totale di vita materiale che un uomo potesse mai avere vedo persone con problemi gravissimi e patologie andare avanti e diventare anche famosi quindi 2 sono le cose o i miei genitori non se ne sono mai accorti che soffro di qualche patologia a livello neurologico oppure Dio ha deciso così in entrambi i casi è triste molto triste. A pensare che quando ero piccolo volevo vivere volevo diventare come mio nonno fare il militare conoscere la donna della mia vita ma tutto questo è soltanto fantascienza erano altri tempi oggi persone come me c'è soltanto ad aspettarli il soggiorno dei morti...dicono che li non si conosce nessuno andremo bene!Ragazzini che erano degli sfigati ora devi portarli rispetto perchè hanno ottenuto una cosa che io dovevo già possedere L'Essere Normale, quindi hanno il diritto di dirti ma ancora così stai datti da fare. Nessuno può capire quando hai un progetto e fallisci ancora e ancora. Una cosa che ho notato ma non ho mai detto neanche al mio migliore amico in assoluto in questo caso è il muro che lo sguardo su di me in famiglia è stato sempre diverso da quello che davano a mia sorella più grande forse perché non avendo mai sperimentato il fidanzamento( un pò anche per colpa mia) non avendo mai avuto una posizione ferma sul lavoro mi avevano e mi prendono per ritardato, che lo fossi! così inizierei a capirci qualcosa.Scusate per le punteggiature perchè scrivendo veloce e, piangendo lentamente le ho perse. (forse ho solo sfogato) ma in fondo cosa aspetto di sentirmi dire?? cordiali saluti

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Mi sento sopraffatta

Salve, da diverso tempo soffro di un senso di sopraffazione che non mi lascia vivere. Circa un anno fa, dopo la laurea triennale mi sono trasferita all'estero. Lo scopo era completare gli studi qui ma, a causa di diverse complicazioni, non ho fatto domanda ed ora mi ritrovo con due anni di ritardo e se tutto va bene inizierò l'università nel 2021. Premetto che ho iniziato la triennale a 24 anni e mi sono laureata a 27. Quando sono arrivata qui avevo ad aspettarmi il mio ragazzo e mia sorella, quindi per comodità, per un periodo abbiamo vissuto tutti insieme, come risultato mia sorella e il mio ragazzo hanno litigato. Io e lui conviviamo ma questo rapporto si sta logorando sempre più: non abbiamo quasi più una vita sessuale e lui dice che sono io ad adagiarmi, che se lui ci prova ma sono io il problema. Io sono sopraffatta. Lavoro da casa per un callcenter e questo mi fa sentire molto frustrata a causa del fatto che mi sembra di sprecare tempo ma con la crisi del corona lavoro non se ne trova. Lui dice che non devo lamentarmi e che la mia depressione mi farà perdere tutto quello che ho di contorno, che la colpa è mia, che se qualcosa non va devo essere io a reagire perché nessuno può farlo per me. Certe volte mi domando se non sia stato un errore venire qui, forse dovevo restare in Italia. Ho paura di affrontare la vita e mi spaventa tutto in questo momento. La cosa che mi fa più fame è che non mi sento capita, non mi sento apprezzata e sento che questa non è la vita che voglio. Al contempo, ho paura di perdere quello che ho e quindi sono incapace di muovermi. Vorrei solo scappare ma questo non migliorerebbe le cose. Vorrei avere un sostegno o la forza perché mi sento completamente sola.

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Profonda amarezza

Buongiorno, ho 29 anni. Ho iniziato da alcuni mesi un percorso di psicoterapia con una dottoressa veramente in gamba e molto intelligente, che ha riscontrato in me sintomi "depressivi" e sintomi "ossessivi". Mi sono laureata, per tempo, con il massimo dei voti, a seguire due esperienze professionali, un esame di abilitazione superato, ma il mio obiettivo era quello di superare un concorso. Bene, subito dopo la laurea ho intrapreso una relazione, purtroppo distruttiva, con un individuo che ha minato la mia autostima non troppo solida, buttandomi giù. Non ci è voluto molto ad arrivare a capire che costui, in qualche modo, ricalcasse la relazione che ho con mia madre. Mia madre è una donna che mi ha dato tutto sul piano MATERIALE, ma sul piano AFFETTIVO mi ha sempre ignorata. Non mi ha mai chiesto come mi sentissi, non si è mai interessata alle mie emozioni, mi ritrovo a 29 anni a non conoscere la mia identità se non i condizionamenti che questa ha subìto. Inoltre, mia madre è sempre stata ipercritica con me, e ora tende ad intromettersi "imponendomi" di iscrivermi ad altri concorsi "perchè mi fai pena", "Tizia ha fatto qualcosa", sminuendo completamente il mio studio quotidiano (n.b. a causa del COVID-19 i concorsi sono tutti stati posticipati, e il fatto che non mi angosci apertamente significherebbe, a suo dire, che mi sto "cullando nell'inerzia"). Ciò mi provoca molto dolore, perchè mia madre è pronta a volermi far iscrivere ad un concorso in cui il titolo richiesto è il diploma di scuola media, dopo tutti i sacrifici fatti. Appellarmi a mio padre e a mia sorella è purtroppo inutile. Mio padre non si è mai interessato ai miei studi (il che vuol dire A ME, dal momento che gli studi costituiscono da sempre grossa fetta della mia vita), ma neanche ai miei interessi, e mia sorella, ahimè, ha un Disturbo Narcisistico della Personalità diagnosticatole sempre in psicoterapia quattro anni fa, una "Yes Woman" destinata ad una sfavillante carriera societaria che non ama nessuno, a parte se stessa. Vorrei chiedere a voi, esperti, prima di tornare dalla psicoterapeuta, come preservare la mia autostima, allontanando i giudizi che mi tempestano la mente ogni giorno: buona a nulla, nullità, non farai nulla nella vita! E ancora, le domande: ma a cosa serve vivere così?Cosa cambierà?A cosa sarà servito tutto questo se non supererai il concorso? Che senso ha la vita? Di sera guardo film deprimenti o angosciosi (di recente, un film ambientato nella testa di un aspirante suicida). Non ho intenzione di commettere un gesto simile ma, in un certo senso, questi film mi fanno capire che potrebbe astrattamente esserci qualcuno al mondo in grado di capire significhi sentirsi perennemente tristi, soli, senza qualcuno che ti consoli o ti protegga, ma che anzi, ti distrugge l'autostima riducendoti ad un'estrema nullità. Grazie, e scusate per la lunghezza del mio messaggio.

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È Depressione?

Salve. Vi sto scrivendo (oppure le sto scrivendo? Non so se sarete più di uno a visualizzare queste righe) all'una di notte. Non riesco nemmeno più a dormire. Tra un mese avrò 23 anni e non avrò concluso nulla nella vita. Alle elementari e in particolar modo alle medie, ho subito episodi di bullismo. Per fortuna non sul piano fisico. Alle superiori il fenomeno sempre presente ma decisamente meno come "frequenza". Mai avuto amici, o meglio mai avuto amici veri. Solo di compagnia per passare qualche serata. Mai avuto una ragazza (se per questo mai baciato una ragazza). Da novembre 2018 sono malato: Crohn, con aggiunta di fibrillazione. All'epoca fui ricoverato per 4 settimane. Seguenti ricoveri periodici in reparto ma anche in ps (pronto soccorso). Per via della malattia fui bocciato alle superiori (troppe assenze ingiustificate per loro). Situazione familiare ridicola. Genitori continuamente in conflitto, litigate e discussioni. Mio fratello non si è ossessionato di una ragazza, a tal punto da tentare il suicidio. Non si apre con me. Va da uno specialista e sembra funzionare per il momento. Sembra migliorare. Passati un paio d'anni a cercare lavoro inutilmente, ho deciso di iscrivermi all'università. Sembra paradossale, vi strapperò un sorriso ma ho scelto psicologia. Ho appena iniziato, sembrava tutto rose e fiori e poi non lo so. Non ho più voglia di far nulla. Mi alzo e sono incazzato, mangio e sono incazzato, vado a dormire, e sono incazzato. Con chi? Non lo so, forse con Dio, forse col destino, forse con l'umanità o forse sono incazzato con me stesso. Mi guardo allo specchio e vedo un idiota, incapace di reagire, un idiota che spreca il suo tempo. Un idiota incapace di vivere forse. Sono consapevole che esistono cose peggiori, le ho viste in prima persona durante i ricoveri in ospedali, eppure sono qui a lamentarmi. A puntare il dito contro qualcuno per non prendermi le mie responsabilità. Stasera, per la prima volta ho pensato al suicidio. Voi direte "beh hey è grave". Sappiate che non ho nemmeno il coraggio di farlo. Penso al suicidio ma ho paura di morire. Ah quasi dimenticavo, giustamente in aggiunta a tutto sto casino, da quando ho incominciato a star male, accuso attacchi di panico più o meno frequenti. E qui vi riporto alla domanda del titolo: "È depressione?"

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Mi sento perso

Salve, sto provando a scrivere qui perché forse vorrei trovare una risposta ma nello stesso tempo non ci credo minimamente. Tra un mese compio 22 anni e mi sento una nullità. Non penso di esserlo da sempre, diciamo che le cose in generale non vanno bene e nonostante tutto vorrei trovare la vitalità che dovrebbe caratterizzare quelli della mia età. Ma sento di non riuscire a concretizzare nulla. Sto giorni interi a perdermi nel nulla in tutti i sensi. Dovrei laurearmi ad aprile ma faccio tutto con un livello di concentrazione e voglia pari a zero. Mi devo "strattonare" per forzarmi a studiare e male. Sento molta ansia nell'aspettativa dei miei 3 anni di università che avrebbero dovuto formarmi e percepire di essere più sicuro. Le persone che lavorano e che fanno un lavoro che odiano riescono comunque ad avere qualcosa di concreto,anche semplicemente il salario a fine mese. Io dopo aver dato un esame qualche giorno fa (diritto pubblico) preparato malamente e con un voto che rispecchia la preparazione, mi sono chiesto: perché non ho avuto l'energia di prepararlo bene? Cioè non lavoro,non devo fare nient'altro che studiare per qualcosa che dovrebbe piacermi,dato che l'ho scelto. Ovviamente la risposta è che non sono mai stato sicuro di nulla nella scelta scolastica,e anche in generale nella scelta della vita. Sento di non avere gli strumenti per decidere perché non so nemmeno che cosa potrei fare,cosa sarei in grado e cosa no. Ho questa bruttissima abitudine di guardare quello che fanno gli altri e paragonarmi anche se so quanto sia stupido e inutile. Mi alleno, non sono considerato "brutto" e ho pochi amici e ma buoni. Non ho una relazione da più di 1 anno perché l'ho rovinata non riuscendo ad essere onesto con me stesso e a capire cosa volevo. Dopo quella relazione mi sono chiuso. Non sono nemmeno benestante, siamo una famiglia numerosa e ci sta solo mia madre. Dovrei non sprecare l'opportunità di fare l'università con la borsa di studio (per reddito) perché non avrei assolutamente l'opportunità di rifare tutto. Inoltre dopo che mi laureo dovrei scegliere la magistrale e cercando ho trovato università davvero solide e che fanno la sicurezza concreta di imparare a fare qualcosa, ma "ovviamente" non so se continuare il mio indirizzo anche perché non ho avuto nessuna soddisfazione nel fare questi 3 anni, non vorrei ripetere la cosa. Sono sicuro che sbaglio a voler cercare qualcosa che appassioni da morire, ma ho 22 anni e sono giovane, però sento che dovrei essere molto più su e molto più responsabile. Vorrei andarmene e riscoprire chi sono e cosa so fare. Data la mia condizione economica percepisco un forte bisogno inconscio di dover fare la cosa più giusta per poter "guadagnare" e l'indecisione mi blocca. Mi sento solo. Vorrei solo dire :"nonostante tutti i problemi amo fare questa cosa e anche se mi da 2 spiccioli io mi sento più sicuro e soddisfatto facendola". Ho dei pensieri da anni di quello che mi piacerebbe fare, ma penso sempre che i miei pensieri non siano reali, nel senso che quello che penso sia qualcosa che mi piace, in verità è solo euforia temporanea, dopo due volte mi stanco. Per esempio ho suonato la batteria per 2 anni poi ho smesso, anche se mi piaceva, perché non avevamo spazio per tenerla e perché quando avevo la possibilità di suonare, non lo facevo. Mi distraevo con altro. Alla fine mi sono convinto, e forse è vero, che non mi piace suonare la batteria, o comunque non è la mia passione. Mi capita pure di immaginare di non avere niente e nessuno, così da capire davvero cosa voglio fare. Oppure avere un qualche shock così da "svegliarmi". Sono pure consapevole che non è necessario arrivare fino a questo punto per capirlo, anzi sentirlo. Ci sarebbero altre migliaia di cose da dire, mi sento un po' meglio a scrivere qualcosa, in un certo senso e riesco a chiarire un po' meglio per lo meno quello che sento. Penso che dovrei andare da uno psicologo, ma significherebbe soldi e il dubbio di trovare qualcuno che non sia in grado di aiutarmi mi limita, come anche il fatto di dirlo. Avevo chiesto delle sedute con lo psicologo dell'università ma dopo il coronavirus era disposto solo via Skype,cosa che ho rifiutato perché non mi sentirei a mio agio e non avrei nemmeno uno spazio dove poter stare tranquillo e parlarne.

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Solitudine e relazioni extra coniugali

Buonasera, mi chiamo Arianna e sono sposata da pochi anni con mio marito. Ci siamo conosciuti anni fa' sul posto di lavoro e per stare insieme abbiamo entrambe mandato all'aria i nostri precedenti rapporti: lui infatti già sposato ma senza figli, io convivevo con un compagno da tempo immemore. Dopo poco tempo siamo andati a vivere insieme e solo dopo diversi anni ci siamo sposati. Dall'inizio del lock down lavoriamo in casa insieme. La convivenza non è facile dato che la casa in cui viviamo è piccola e dobbiamo mangiare e lavorare nella stessa stanza, ma il problema non è certo sorto adesso. E' da qualche hanno che ho una relazione extra coniugale con una persona più grande di me, conosciuta in ufficio. Con lui mi trovo bene perchè è molto dolce e lui stesso ha vissuto o vive ancora la mia stessa situazione personale. Voglio bene a mio marito e non riesco a lasciarlo andare ma da quando ci siamo conosciuti ad oggi le cose sono cambiate tantissimo: esce spesso, vuole sempre andare in bici mentre a me non piace, ha le sue amicizie mentre io ne ho pochissime e a parte cercare di tenermi in forma ogni giorno non riesco più a nutrire un vero interesse per qualcos'altro. Ho la sensazione che stia con me solo perchè si sente in colpa, non condividiamo quasi più nulla insieme a parte le camminate della Domenica e io mi sento spesso sola. Come se non bastasse credo che lui, per l'ennesima volta, si sia invaghito di una collega che non lo corrisponde ma che coltiva come lui la passione per la bici. Avere una relazione extra coniugale non è una soluzione, lo so', e se fossi sicura di amare l'altra persona, di stare bene con lui e di voler / poter costruire qualcosa con lui non sarei qui a parlarne. Il fatto è che se la mia vita matrimoniale fosse stata soddisfacente l'altra uomo di sicuro non esisterebbe. Sono anni che pur essendo sposata mi sento sola, non compresa, ed ultimamente non facciamo altro che litigare. Mi manca tutto: la complicità, la dolcezza, il sentirmi importante e apprezzata da mio marito. Anche il lavoro non va bene e non è soddisfacente. Tutto si è fermato, tutto ristagna, non so' da che parte andare, cosa fare per abbattere questa solitudine opprimente che sento in continuazione. Sono pochi i momenti in cui mi sento bene mentre invece una volta adoravo stare da sola. Adesso mi rendo conto che non ho nessun affetto stabile, che nonostante i miei sforzi per non sentirmi sola e per costruire quella famiglia unita che da piccola non ho mai potuto avere (mamma alcolizzata, litigi continui in casa tra urla e botte, un padre assente per colpa del lavoro e della situazione familiare difficile poi culminata con un divorzio, un fratello che vedo pochissimo), in realtà sono ancora più sola di prima. Non ho un obbiettivo di nessun genere, non credo più a nulla e a nessuno. So' solo che sto' veramente male e che sono stanca. Penso spesso a cosa potrei fare per uscire da questa situazione ma alla fine resto ferma e mi odio da sola per questo. Non so' da dove iniziare per cambiare questa situazione, non ho le forze, non ho un'amicizia vera su cui contare e neppure l'amore di un famigliare vicino. Sento solo la compassione di mio marito e l'ombra di quello che sono stata. Come si fa' a ricominciare a vivere sul serio? Non so' se quello che sento sia depressione, so' solo che mi sento sempre sola e che non riesco a cambiare le mie abitudini per cercare di migliorare la situazione. Mi sono irrigidita su tutto e continuo a credere di sentirmi bene solo quando vivo in coppia, quando un uomo mi desidera, mi da' delle attenzioni e vuole passare il suo tempo con me. So' che non dovrebbe essere così ma ho poche amicizie, pochi interessi e da sola non mi piace uscire. Devo rivolgermi ad uno psicoterapeuta? Aiuto.

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Senso di colpa e tristezza continua , cosa mi sta succedendo ?

Buongiorno a tutti Sono una ragazza di 26 anni. Sono una persona molto severa con se stessa, che pretende tanto da se. Sono sempre stata cresciuta con diversi valori la correttezza, la sincerità, il senso della famiglia. Prima dei 18 anni ho conosciuto e mi sono messa insieme ad una persona di cui ancora oggi sono innamorata follemente. Sin dall'inizio è stata una storia particolare. Lui non si è voluto subito mostrare come interessato ad una storia seria. Ho scoperto che eravamo una coppia quando dopo 3 mesi ho chiesto io cosa fossimo e lui meravigliato "beh stiamo insieme " . Per tutti questi anni spesso le sue priorità erano il suo hobby e gli amici , io spesso cadevo in secondo piano. Non mi ha mai voluta coinvolgere del tutto nella sua vita privata. Esempio: alcuni suoi amici soprattutto amiche non so neanche chi sono, le conosco solo per nome. In passato è uscito da solo con una sua amica di cui non conosco identità. Spesso quando usciva con gli amici lo scoprivo dopo giorni e non voleva mai dire come fosse andata la serata (anche se non si faceva niente di male) Non è mai voluto venire alle mie feste di compleanno o quando lo invitato a venirmi a vedere danzare ha sempre rifiutato perché a detta sua "non lo interessava ". Nel weekend ci siamo sempre visti la sera perché lui doveva dormire oppure coltivare il suo hobby che richiedeva allenamento e denaro (tutte motivazioni datemi da lui in persona). Non andavamo mai in piscina o al mare in estate, nonostante lui lavorasse e vivesse ancora in casa e quindi problemi di soldi non ne aveva. Dovevo accettare ogni suo punto di vista, perché lui la pensava cosi e basta. Mi sono plasmata e adattata in tutti i modi cercando di andargli incontro, perché lo amo e una relazione è fatta anche di compromessi. Ho plasmato e cercato di vedere anche il suo punto di vista sul tema amicizia tra uomo e donna, cosa per lui sempre e comunque possibile. Ho cercato di accettare che lui avesse contatti sui social (e forse anche fuori non lo so ) con ex fidanzate, perché non si erano lasciati male e anche se questo andava contro il mio modo di vedere le cose l'ho voluto accettare e cercare di capire. Ho rinunciato a stare fuori sede e facevo avanti e indietro in treno dall'Università perché a lui l'idea di vederci una volta a settimana non piaceva. Spesso ci sono state situazioni ambigue con delle amiche/ragazze che a primo impatto da vedere/capire potrebbero far pensare male, nonostante non ci fossero mai state prove al 100% del contrario io ho sempre creduto alle sue spiegazioni e mi sono sempre fidata. Ecc ecc ci sarebbero mille episodi da raccontare. Alla fine l'anno scorso la situazione è degenerata: i miei genitori si sono trasferiti per la pensione a 1000km di distanza da me, io neolaureata senza alcun risparmio e con il mio primo lavoro iniziato 1 mese dopo essermi laureata ho preso i miei cartoni e sono andata a vivere da mio zio in attesa di trovare casa. Lui mi ha voluta seguire nella ricerca di una casa, dopo aver trovato casa non voleva che tenessi il mio gatto con noi, perché lui non era abituato ad avere animali. Dopo 1 mese ho portato il gatto da mio zio, poiche sembrava non esserci soluzionr. Ci sono anche qui stati una serie di episodi brutti e litigi continui. Io ormai vivevo la mia vita creandomi hobby e passatempi per occupare i vuoti. Gli anni prima molti vuoti di coppia li colmavano i miei genitori, portandomi con se a fare gite fuori porta ecc. Poi dopo essersi trasferiti cosi lontano ho perso l'effetto placebo e le persone che colmavano questo vuoto. In autunno non ho più retto questa infelicità e questa situazione che andava avanti da più di 5 anni, in più durante i primi mesi senza i miei genitori quando chiedevo conforto e aiuto anche solo di uscire al pomeriggio insieme la risposta era che doveva riposare o allenarsi. ci siamo lasciati ma vivevamo ancora nella stessa casa perche la disdetta era di 6 mesi. Lui ha iniziato dall'oggi al domani a rimboccarsi le maniche ad essere attento e presente. Per me che ero piena di rabbia e delusione era solo ancora più spiacevole mi sentivo presa in giro, per ottenere un pò di normalità ho dovuto lasciarlo? Avevo solo un grande vuoto dentro e tanta confusione in testa. In quel periodo mi sono isolata ancora di più. I miei erano distanti e mi aggredivano spesso per le mie scelte sentimentali sbagliate. In quel periodo mi sono avvicinata molto ad un ragazzo con una storia sentimentale simile ci sostenevano e capivamo e avevamo alcuni interessi in comune. Ci siamo baciati e altro. 
Io ho deciso più avanti di confessare questa cosa al mio ex ragazzo ancora in casa con me perché mi sentivo in colpa. lui giustamente è andato su tutte le furie e mi ha dipinta come la traditrice che ero. Ha voluto sapere tutto e io ho raccontato tutto spiegando che era stato un momento di confusione che mi ero sentita capita e coccolata da qualcuno dopo tanto tempo anche se era solo in apparenza un capirmi ecc però in quel momento mi sentivo tanto sola e incompresa da tutti e ho sbagliato. Ho sbagliato solo con questa persona, in quel periodo nonostante non stessimo più insieme mi erano arrivate diversi inviti ad uscire ecc ma li ho sempre rifiutati e ho sempre spiegato che avrei potuto solo offrire amicizia e 2 chiacchiere nulla di più. Sono passati i mesi e abbiamo cercato e stiamo cercando di ricostruire partendo da 0 completamente. Io non mi sono ancora riuscita a perdonare, mi odio molto, spesso ho alti e bassi alti euforici e sereni poi all'improvviso dei bassi pazzeschi in cui piango molto, non riesco a mangiare e mi detesto profondamente. Ci amiamo molto e cerchiamo di far squadra di parlare di più di ascoltarci di più e nonostante alcune cose lui le sbagli ancora è cambiato molto, dimostrando forza di volontà e maturità. Anche io ho e sto cercando di lavorare su me stessa perché le crisi sono colpa di 2 persone, la colpa non è mai solo di una persona. Ho cercato di maturare di essere meno esigente verso di me e verso gli altri. Sto cercando anche di godermi tutto ciò che ho e non guardare a quello che non ho. Sto cercando di accettare che i miei si siano trasferiti e di dover crescere e cavarmela da sola. Non sempre ci riesco perché da quando ho sbagliato fatico anche solo a ridere e parlare e chiacchiera con amici maschi se mi scrive un mio amico con cui siamo davvero sempre stati solo amici mai usciti da soli nati nulla. Io inizio a farmi dei sensi di colpa inizio a farmi delle paranoie assurde, iniziò a rileggere messaggi whatsapp qualsiasi cosa in cerca di un qualche altro errore magari commesso senza accorgermene (gli errori non li fai senza che te ne accorgi , per cui questa è la dimostrazione che sono castelli in aria e pare mie ) continuò poi a rimuginare e rimuginare finché il senso d colpa non mi sovrasta . mi rendo conto mentre mi succede che non ha senso e che è follia che non ha un filo logico ma sono come accecata da questo senso d colpa e odio verso di me. Sono alla continua ricerca di un motivo per giustificare quel senso d colpa per quel singolo errore , quel unico tradimento commesso e che non mi sono perdonata . non ho perdonato me stessa e cerco di continuo di mettermi in croce cercando altri motivi . mi sento in colpa a parlare e scherzare con amici maschi , ho il terrore che lui possa infastidirsi anche solo per uno scambio di battute amichevole solo perché è venuta a mancare la fiducia perche ho rovinato tutto. Mi isolo quando ho questi momenti, divento asociale e parlarne con lui mi imbarazza molto perché è talmente assurdo che temo lui possa pensare male di me che io abbia qualcosa da nascondere, anche se cosi non è. Ne ho parlato con i miei genitori con amiche e amici tutti mi dicono che non va bene e non ha senso stare cosi. Oltre a questo fatico ancora ad elaborare il trasferimento dei miei genitori, fatico a staccarmi da loro. Fatico a volermi bene quando ho questi bassi e mi sento inadatta e come la ragazza peggiore del mondo. Inoltre a 11 anni ci siamo trasferiti dalla Germania in Italia e anche questo senso di non adattamento di estraneità me lo porto spesso con me. Quando sto bene e sono equilibrata sono molto socievole , solare una persona intraprendente, scherzosa , una persona aperta ad ascoltare le opinioni altrui e cercare anche di capirle . ho paura a lasciarmi andare, ad essere felice , perché dopo tutte queste peripezie temo che dietro l'angolo ci sia una brutta sorpresa o una delusione e che tutti questi sforzi saranno stati vani. Io so 3 cose Ho bisogno di aiuto perché da sola non ce la faccio, amo il mio partner veramente e nonostante tutto sento sia lui il mio compagno di vita perché siamo cresciuti insieme e abbiamo imparato a camminare insieme mano nella mano nonostante tutto, voglio essere felice con me stessa e la mia vita pregi e difetti. Non so se si tratti di depressione o cosa mi stia succedendo, so solo che mi serve aiuto perché da sola o con metodi casalinghi il problema sussiste. Grazie a tutti

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Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti.

Mi chiamo Marco, ho 23 anni.. mi sento così..maledettamente fuori posto. E' cominciato tutto 4 anni fa. Facciamo 5, mio padre beh.. ha avuto un tumore molto grave, l'ho visto per un anno resistere.. ho visto che gli si gonfiavano i piedi, ho visto che gli usciva un liquido strano che era infettivo a seguito del tumore e .. l'ho visto anche delirare spesso. Vi parlerò del giorno in cui ho perso parte di me.. o meglio in cui ho finito di perdere quella gran parte di me. Tornando a casa dall'università.. appena sceso dal tram, mi arrivò una chiamata, era mia madre che diceva che..i medici del posto in cui mio padre era stato ricoverato.. beh, loro dissero che era il suo ultimo giorno. Mi disse che lei era già in ospedale e mi chiese se potevo raggiungerla, se c'era qualche mezzo, se sapessi come arrivarci.. io non so perché, non lo so.. le dissi che non potevo, le dissi che non sapevo dov'era.. che era distante e che non c'erano mezzi per arrivarci. Andai a casa..studiai con un collega, nel pomeriggio venne a prendermi mio zio per portarmi in ospedale e mi sentii felice che mi ci stava portando. Per ora sto piangendo mentre lo racconto.... arrivai con un solo minuto di ritardo, avevano appena iniziato a piangere. E' il rimorso più grande della mia vita, non dormo da allora..dormo ad intermittenza, mi sveglio, a volte mi addormento con la luce accesa, ma so una cosa... che senso un profondo senso di angoscia, un nodo costante alla gola che non mi lascia respirare. Non l'ho a nessuno della mia famiglia, ho scelto di essere più forte..per evitare che qualcuno si preoccupasse per me. Per quel che vale.. ho pregato.. ho chiesto scusa a mio padre, ho provato a perdonare me stesso ma non posso.. so che mio padre non se la sarebbe mai preso però cazzo..è più dura per me. Sento di morire ogni giorno, ho pregato di morire spesso, ma non avrei mai il coraggio di suicidarmi o cose simili. Ho scritto la storia della mia vita in un documento di word che tengo nel computer, con le ultime parole verso chi ho amato e chi no.. verso chi ho conosciuto... come se dovessi morire domani, ma da quando l'ho scritto è passato già un bel po', contiene anche miei pensieri, mie considerazioni e beh che dire spesso riesco anche ad essere poetico a modo mio. Sto soffrendo moltissimo. Non so, è cominciato tutto da allora, non perché è morto, ma perché io non c'ero. Ricordo un giorno in cui delirava.. io gli avevo fatto un massaggio rilassante perché aveva dolori, appena finito mi guardò e mi disse "Marco, come siamo messi a giochi?" Era una frase che usava quando ero più piccolo per chiedermi se volevo che mi comprasse dei giochi nuovi per la playstation.. Mi venne subito da piangere, mi voltai senza farglielo capire perché... perchè, lui durante la sua malattia pensava a me...sono una persona orribile. Non ho mai avuto rimpianti...all'infuori di questo.. io sto morendo , muoio dall'angoscia ogni giorno, arriverà il punto in cui soffocherò per le mie stesse lacrime, da allora non ce l'ho più fatta con lo studio, sono finito fuori corso ma ormai manca poco alla laurea. Non sapete come sto male.. forse sono egoista a dirlo, sicuramente c'è chi sta peggio di me, ma..non lo so, avevo voglia di essere ascoltato per una volta, penso spesso a mio nonno.. lui è rimasto solo, perché poco dopo prima di mio padre è morta mia nonna, quindi lui.. beh mio nonno ha perso 2 figli, la moglie ed i genitori, non si capisce neanche più quando parla perché quando è morta mia nonna ha gridato così forte nel piangere che beh..ha quasi perso la voce. Mi raccontava che entrando in casa.. tutti i giorni guardava ed a destra aveva la foto di sua moglie.. a sinistra quella di mio padre e a destra quella dell'altra sua figlia. Sapete io, non l'ho mai chiamato.. non ho mai trovato la forza di farlo e di raccontargli quando davvero io stia soffrendo e capisca il suo dolore.. forse perché ho paura che nessuno capisca davvero il mio, la gente forse mi direbbe che ho bisogno di aiuto, che ho bisogno di ..non so. Le parole che finora hanno usato con me quando parlavano di mio padre dopo la sua morte sono state sempre le stesse.. beh " è la vita" "è successo.." "lui non vorrebbe che fossi triste" "non ce l'avrebbe mai con te" "assomigli sempre più a tuo padre" , nessuno mi ha chiesto come stavo davvero. Ed avrei risposto bene, in ogni caso. ho una paura fottuta.. sono stressato, sono stanco e non voglio fare nulla... vorrei solo stare in casa, guardare qualche video e mangiare una volta ogni tanto... ma penso che più che altro vorrei poter morire per liberarmi dal dolore che ho. Ho una fidanzata, lei è molto bella e beh ci tiene a me, almeno credo, ogni tanto litighiamo perché non mi capisce a pieno. Ed ho un amico..anche se spesso mi chiedo se davvero sia mio amico.. a volte gli chiedo di giocare insieme.. e beh mi dice che ha impegni e lo trovo a giocare con una che credevo fosse mia amica.. gli chiedo di uscire, ma vuole solo uscire in gruppo e beh..io sono solo. Ho desiderato spesso di rimanere completamente da solo.. ho desiderato anche essere una persona che non ero, volevo vedere com'era per una sera essere un festaiolo, un tipo che va in discoteca, che va a fare il cretino con le ragazze, ma non sono mai riuscito a farlo davvero, non ero io, sono andato in discoteca, ho bevuto un analcolico e me ne sono andato.. questo sempre prima di avere una fidanzata. Ho fantasie sessuali assurde e come potete vedere parlo a vanvera a volte.. ma nulla a confronto di quanto detto prima.. quel dolore è insopportabile, non mi riesco a concentrare.. non riesco a fare niente.. Prima rientravo a casa...e mio padre..beh avevo una persona da rendere orgogliosa di me.. ora rientro a casa e beh mia madre non è la stessa cosa, mi vuole bene certo. indubbiamente.. ma ho smesso di pensare di dover rendere orgoglioso qualcuno..me compreso. Non sono fiero di quello che sono, sono una sconfitta. Ho accavallato ogni dolore guardando qualche serie tv ed il mio senso di colpa perché sono consapevole di non stare facendo il mio dovere per l'università incrementa.. ma.. mi sento così stanco.. quando sono in compagnia e chiedo a qualcuno se vuole studiare con me, se accetta allora riesco ad andare avanti..ma da solo.. non so perché non riesco più. Alle superiori ero uno dei più intelligenti della classe, prendevo ottimi voti..ma.. da quando si era ammalato.. io.. non so. Credo di essermi ammalato anch'io.. e non so più come guarire, l'unica soluzione che ho trovato.. e beh.. è stata quella di pregare Dio di farmi morire durante il sonno, o in un qualche incidente in cui possibilmente non avrei sentito dolore. . gli ho chiesto se per favore poteva evitare di farmi morire affogato perché avrei avuto paura in quel caso. Non so se si evince dal testo, ma non sono un credente sfegatato, non vado in chiesa da ormai un bel po'. Però prima la sera pregavo tutte le sere.. mi faceva stare bene e mi evitava spesso di avere incubi. Facevo spesso incubi.. incubi molto spaventosi, ora sono scomparsi, forse provo anche troppo dolore per sognare e quindi ho dimenticato come si fa. Di recente però ho fatto qualche sogno strano, sono sogni in cui mio padre è ancora vivo, siamo a casa in tranquillità, mi saluta e quando mi sveglio a volte è come se fosse ancora vivo. Sto avendo anche dei strani dejavu, è come se morissi e dopo vivessi di nuovo alcuni momenti. Non so spiegarlo meglio, perdonatemi. A volte mi chiedo se esiste il paradiso e l'inferno e sono arrivato anche a chiedermi se l'uomo abbia interpretato male la bibbia, se magari satanael ovvero quello che viene considerato il diavolo in realtà sia stato incaricato da Dio per davvero controllare l'inferno e non per punizione e magari noi stiamo scaricando tutte le colpe su di lui e lui non c'entra nulla. Alcuni testi dicono che è così, però sto di nuovo divagando, cerco solo qualcuno che mi ascolti... forse è difficile capirmi. Dico questo perché beh.. una volta ho chiesto a Dio, sempre pregando.. se tutti possiamo essere perdonati se siamo veramente pentiti e perché io non riuscissi a perdonare me stesso.. mi sono chiesto se anche il Diavolo per come lo vediamo noi cristiani poteva essere perdonato e così chiesi che venisse perdonato anche lui .. perché se lui poteva essere perdonato..forse avrei potuto esserlo anche io.. Si può essere così? Chiedere il perdono per qualcosa che NON abbiamo fatto? Tornerò mai a poter ridere senza piangere due minuti dopo essermi nascosto? Non posso superare la sua morte, non posso perdonare me stesso.. l'angoscia che ho dentro.. sento lacrime calde che scendono ogni volta che ci penso...e purtroppo ci penso davvero spesso. Pensate un po', se qualcuno me lo chiedesse risponderei che la mia frase preferita è detta da un personaggio che ammazza gli dei e dice: "Tutto quello che ricordo, è ciò che perduto" , controproducente eh ahahah. Piango spesso quando vedo scene in cui il protagonista del film muore, o della serie tv o quando qualcuno soffre. Piango e penso. I miei pensieri sono l'unica cosa che mi tiene fuori dalla follia. E sono qui.. che scrivo chiedendo aiuto e parlando momentaneamente da solo visto che il testo per adesso lo leggo solo io.Non so chi arriverà a leggere fino a qui. Non so se qualcuno sentirà le mie lacrime scendere e se qualcuno piangerà per me..spero non lo facciate.. l'unica ragione per cui non ho detto mai come mi sento è perché non voglio che nessuno soffra mai per me.... ma adesso sono come il John Coffey della situazione, per chi ha visto il miglio verde rende l'idea, altrimenti vi spiego. Lui aspirava il male dalle altre persone.. e cercava di sputarlo via, ma a volte era troppo e non riusciva..questa è la mia volta in cui non riesco... dopo 4 anni. Oggi per un solo istante voglio respirare. Domani posso tornare ad avere il mio uncino conficcato nella gola che mi ricorda quanto io faccia schifo. Un giorno venne un prete a casa mia per il discorso di mio padre.. era un prete di colore, faceva un tanfo bestiale ed io non pensavo altro che cose negative di questo signore.. lui neanche parlava italiano, però il padre di mia zia che era con noi conversava con lui in un'altra lingua, non era inglese. Mi disse che il prete disse che sentiva che io dentro di me ero una persona buona.. non so che pensare a riguardo. E non lo seppi neanche allora.. ringraziai. La pandemia per me non è stato nulla di pesante. Se non che un esame che dovevo dare era troppo difficile online in quanto ne rimaneva soltanto l'orale online, invece di scritto ed orale, quindi si era complicato un po'. Avete presente quando al telegiornale dicono che è necessario tenere un rapporto fisico? Quando dicono come oggi che abbiamo bisogno di tenerci per mano e altra roba? Io non ho mai avuto niente di tutto questo, solo alcune ragazze, qualche amico, ma non ne ho mai avuto bisogno, io sono stato sempre a casa, uscivo poco e non ho sentito la pesantezza di tutto ciò. Per quanto riguarda le ragazze che ho avuto beh, sono un altro punto della mia depressione, ma sono cose molto più lievi.. una ragazza ha finto di avere un tumore per evitare che la lasciassi.. penso di dire abbastanza con solo questa frase. Il mio problema con le ragazze è uno.. dopo aver fatto sesso con loro non hanno mai più voluto altro che sesso. Perché beh, non mi sto vantando, non voglio farlo, non giudicatemi da questo, ma mi hanno detto diverse volte la frase "non mi sarei mai aspettata che a letto eri così" ..è una frase che a me rende tristissimo a dire la verità. Sono contento di piacere a livello sessuale però... significa che da come appaio agli occhi esterni devo sembrare un imbranato a letto o uno che non sa cosa significa fare l'amore. E non mi va tanto giù.. tanto più che dopo vogliono soltanto fare sesso e si dimenticano che siamo fidanzati e che io voglio di più. Un tempo... sognavo.. vorrei farlo ancora.. qualcuno può dirmi come evitare di sentire angoscia per più di cinque minuti? Io..gli sarei molto grato..ne ho davvero bisogno .. non mi basta più gridare nel cuscino che ho nel letto per evitare che mia madre nell'altra stanza senta che sto piangendo.. vorrei solo tornare ad avere un po' più di..qualcosa che non ho più e non capisco cosa sia.. dato che prima ci riuscivo. Riesco a fare sorridere gli altri.. riesco a fare battute idiote e divertenti, battute fredde e sceme, riesco perfino ad essere incazzato, geloso, scontroso, socievole.. ma.. in tutti questi stati d'animo ed interazioni.. ho sempre il nodo alla gola.. non si nota... ma l'ho. Per una settimana ho creduto ci fosse una pallina nella gola, ho pensato fosse una beh..una cosa legata a qualche strana malattia. Ho cercato su internet ed il sentirsi una pallina alla gola poteva essere una cosa veramente negativa legata ad un tumore alla laringe oppure una fesseria legata allo stress, quando qualcuno crede di averla la sente.. così ho provato a credere che fosse stress.. ed effettivamente non c'era nessuna pallina.. non avevo più problemi ad inghiottire... è sciocco, ma è per farvi capirei come sto..messo. Perdonatemi, ho mescolato molte cose e scritto tanto da poterci scrivere un libro ahah. Spero solo che qualcuno lo legga.. e che si ricordi di me..magari anche che mi dia un consiglio.. che non sia "serve tempo" o " lo supererai" perché.. non basta. Non sono neanche in grado di sapere se supererò la notte per l'angoscia che possiedo quando vado a letto a dormire.. penso che ci sarà un modo per superare davvero questa cosa e vorrei capire come.. ma la morte di qualcuno non si supera. Non chiedetemi di parlarne con i miei parenti.. non lo farei mai. C'era una volta un cartone.. in cui beh vado dritto al punto si diceva che c'erano tre tipi di persone.. i deboli che non sapevano difendere se stessi, i forti che sapevano difendersi, ed i più forti che sceglievano di difendere sé stessi e gli altri.. ho scelto di essere più forte e non l'ho mai rimpianto. Fra l'orgoglio e l'amicizia, ho scelto l'orgoglio. Fra l'amore e l'orgoglio, ho scelto l'orgoglio. Fra famiglia ed orgoglio.. beh conoscete la risposta x'D. Non ho parlato per tre anni a mia sorella perché si comportò male una volta facendo una cosa anche banale.. pensate se ho voglia di farli preoccupare per me e soffrire per come sto. Grazie della vostra pazienza e perdonatemi se non metterò la città a cui appartengo.

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