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C'è correlazione tra la depressione e la pressione bassa?

Buongiorno a tutti, sono un ragazzo di 21 anni autolesionista da 5 per vari motivi dal quello familiare a quello scolastico. Ho notato nell'ultimo periodo un abbassamento della pressione in relazione al mio stato d'animo: ci sono giorni in cui sto veramente tanto giù di morale ed anche la mia pressione è bassa, mi sento stanco, spossato e non mi reggo fisicamente in piedi; altre volte invece mi sento "bene" ed anche la mia pressione si alza un po', mi chiedevo pertanto se ci fosse alcuna correlazione tra la mia "depressione" e la pressione bassa. Grazie

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Relazioni amorose e familiari

Ciao sono Giselle ho 20 anni. Faccio l’università ma non ho amici con cui uscire, mi è rimasto solo il mio fidanzato che durante questa pandemia ha pensato bene di lasciarmi (4 anni a settembre 2020). Con lui avevo molti problemi derivanti dal mio modo di nascondere la relazione ai miei genitori (mio padre è una persona molto rompiscatole e opprimente) e a mia sorella. Dopo qualche settimana dall’inizio di questa relazione amorosa ho informato mia madre e mia sorella di questo fidanzato (lui ha sei 6 anni in più di me), ma a causa di un brutto evento successo dopo 1 anno di relazione (ho mentito a mia madre e a mia sorella sul fatto che invece di dormire da un’amica dopo una festa dormivo da lui e mi hanno beccato) si è scatenato il putiferio con brutte litigate tra noi tre durate due mesi circa, con conseguente divieto di uscire con lui e in compagnia delle mie amiche. Premetto che mio padre era ed è all’oscuro di tutto e quindi mia madre ha sempre sentito il peso della responsabilità e si è sempre subita le ire di mio padre di qualsiasi natura. Comunque dopo questo brutto episodio sono diventata molto più trasparente sempre comunicando dove andavo e che facevo ma nascondendo spesso e non volentieri le mie uscite amorose che erano sempre con “amiche” per loro. Questa cosa dopo le superiori è peggiorata ancora di più poiché dopo una brutta litigata con il mio gruppo di amiche sono rimasta sola e l’unico che mi è stato vicino è stato proprio il mio fidanzato. Quindi dato che “la scusa” delle amiche continuavo a metterla a mio padre per poter uscire, lui si è parecchio arrabbiato per questo modo di nasconderlo sempre come se fosse una brutta persona e come se stare insieme fidanzati fosse illegale. La situazione è andata sempre più peggiorando fino a che nell’ultimo periodo (fine 2019/inizio 2020) l’unico modo per vederci e fare anche cose intime era un posto in città in macchina. Abitando ai lati opposti della città e non potendo andare a casa sua (non mi fanno portare la macchina nonostante abbia da un anno la patente) e lui non è “ammesso” in casa mia, l’unico posto per condividere sonnellini netflix e quelle cose lì è stato fare in quel modo, sempre avendo malumore da parte sua e vergogna da parte mia. L’amore è la cosa che ci ha fatto andare avanti e che adesso fa piangere me tutti giorni (ormai da due mesi dalla fine della storia). Prima che questa pandemia scoppiasse avevo una sorta di paura nel volermi confrontare con le persone, con dei potenziali amici e ho sviluppato delle gelosie pazzesche verso lui qualunque cosa facesse date anche le innumerevoli spasimanti che in mia assenza ci provavano. Comunque Avevo iniziato a non uscire più il sabato a cena con lui, a non uscire più come una normale ragazza di 29 anni e cercavo sempre di rimanere rintanata in casa per il fatto di non poter prendere la macchina ed uscire per conto mio, ma chiedere sempre passaggi a mia madre o mia sorella (se volevo fare una serata in discoteca non potevo in quanto non potevo rientrare tardi e non avevo nessuno che poteva riaccompagnarmi nonostante la maggior parte delle volte lo facesse lui). Quindi preferivo sempre dire che non potevo farlo e lui ha sviluppato sempre di più rabbia per non poter vivere la vita con me come due persone normali che si amano e che vogliono vivere la vita insieme. Ho bisogno di aiuto perché mi sento persa in un buco nero e sto perdendo l’unica persona che voglio accanto.

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Figlia di genitori musulmani controllanti e opprimenti e non so più come andare avanti

Salve, sono Miriam e ho 22 anni. Frequento l'università con buoni voti, ho amici e amiche, mi informo, esco, cerco di divertirmi. Sono molto aperta mentalmente e mi ritengo anche molto consapevole. Tutto però nei limiti del "consentito". Vivo con i miei genitori da sempre, loro sono nati entrambi in Egitto e sono musulmani, ma invece io non sono credente anche se questo loro non lo sanno, perché se lo venissero a sapere sarebbe la fine, non so come potrebbero reagire ma sicuramente molto male, arrivando anche alla violenza fisica e al disprezzo. Questo lo so per certo. Lo so perché una volta parlando con mia madre ho detto in generale che ognuno può avere la fede che vuole e lei ha detto espressamente di no e che chi lo fa merita di essere punito e allontanato. Un'altra volta sempre parlando "in generale" ha detto che se mai scoprisse che sono stata con una ragazzo potrebbe uccidermi. E anche se non viene detto espressamente da loro, tutto quello che pensano e vogliono è molto chiaro. Io non porto il velo e non faccio le preghiere quotidiane (a differenza di mia madre e mio padre) e questo non è mai stato un problema per loro. Però conduco una vita totalmente limitata da loro in tantissimi aspetti ed è per questo che mi sento davvero depressa ormai da circa due anni. Ad esempio, non posso indossare capi succinti, scollati, smanicati, corti o stretti (in estate magliette con maniche a tre quarti e pantaloni lunghi); non posso andare al mare in costume (motivo per cui in 22 anni di vita sono andata solo due volte al mare con un'amica, nascondedolo a loro, comprando un costume sulla spiaggia); non posso fare tardi la sera quando esco; mi chiamano e mi videochiamano quando esco con gli amici, anche 5-6 volte a uscita, quando ormai a questa età ai miei coetanei i genitori neanche li chiamano più; soprattutto mia madre non crede a niente di ciò che dico, è ipercriticante e sminuisce in continuazione la mia persona; per loro non posso avere ragazzi e avere alcun tipo di rapporto con loro, e quindi per questo non sono mai stata fidanzata, anche se ne ho avuto spesso la possibilità, in particolare con un ragazzo che amavo ma che ho dovuto lasciare prima che "iniziasse ufficialmente" perché non ce la facevo a continuare di vedermici di nascosto in un parcheggio..questa separazione è avvenuta da poco e mi ha distrutta, perché sento di aver perso qualcosa di davvero prezioso e soprattutto perché ho paura che sarà per sempre così (nonostante questo ho avuto flirt e rapporti intimi, il tutto di nascosto -motivo per cui non posso neanche andare da un ginecologo-); non posso fare viaggi con amici solo perché sono donna; non posso essere libera di pensare ad una vita senza un matrimonio e/o figli; non posso salutare maschi baciandoli sulle guance; non posso dormire fuori casa anche se da amiche (nella mia vita avrò dormito fuori 3 volte, dopo litigate atroci). Ci sarebbe una lista infinita. Tutte queste cose che non posso fare ho cercato nella vita di farle di nascosto, ad esempio andare a feste e ballare e bere, andare con ragazzi, cambiarmi per strada in estate per "modificare" una maglietta e ad esempio fare un nodo sulla pancia, baciare sulla guancia amici per salutarli. Fare le cose di nascosto è estremamente frustrante e mi fa essere eccessivamente ansiosa per qualsiasi cosa. Questa oppressione avviene anche sul piano comunicativo, nel senso che loro non sentono ragioni per niente al mondo, hanno sempre sminuito come mi sentissi/come mi potessi sentire, giudicano tutto e pensano di avere sempre ragione e di poter dire che figlia e persona sono e devo essere. Una delle cose che mi dà più dolore è che loro non vogliono bene a me, ma al modello di figlia che hanno in mente. Io infatti sono tutto il contrario di quello che loro pensano e mi impongono. Sono amante della libertà, dell'amore di qualunque tipo esso sia, dello scoprire il mondo, vivere la vita a pieno, del fare esperienze. Vorrei partire, viaggiare, dormire fuori, amare, fare sesso liberamente, parlare con loro delle mie esperienze, vestirmi come voglio, andare al mare. Questa sono io davvero, come mi sento e come vorrei essere anche nella realtà, ma che per loro non sono mai potuta essere. Sento di aver perso i miei anni più belli e questo mi distrugge. Nella vita ho rinunciato a tantissime esperienze e persone, e questo mi fa avere un enorme senso di rimpianto e un continuo peso sullo stomaco. E la paura maggiore e che mi fa piangere in continuazione è che non ne uscirò mai. Se dicessi loro queste cose non solo non capirebbero e mi disprezzerebbero (il male minore, per me), ma probabilmente mi potrebbero fare male anche fisicamente, rinchiudere in casa, portarmi in moschea per "indottrinarmi" e quant'altro. L'unica idea che ho per non continuare ad essere imprigionata qui è andare a studiare in un'altra città lontana o addirittura un altro paese, con la scusa appunto dello "studio". Anche se questo ovviamente mi farebbe andare a studiare qualcosa che non voglio in un posto in cui non voglio andare per passione, ma solo per scappare. Senza avere neanche la sicurezza che loro non mi seguirebbero. Non ho mai raccontato bene queste cose ai miei amici perché mi vergogno moltissimo di fare questa vita a 22 anni, al di là del fatto che forse non capirebbero cosa vuol dire vivere un oppressione così forte. Ora mi sento depressa, sto perdendo sempre più l'interesse per attività quotidiani, mi sento sola anche con gli alti, ho paura di non uscirne mai, di passare un vita di rimpianto e di immenso dolore. Non ce la faccio più. Penso sempre di farsi forza ma sento che questo dolore è più grande di me e non credo che potrà mai lasciarmi se non cambiando alla radice tutto questo. Mi sento non amata e non capita, in una gabbia. La mia domanda quindi è: c'è un modo per alleggerire anche di poco questo dolore, che mi fa perdere la testa, avere crisi di pianto, di rabbia e di ansia, ed affrontare queste sensazioni cosi debilitanti? Scusatemi il post molto lungo. Vi ringrazio molto, anche per avere avuto uno spazio sicuro di sfogo

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Quando non vai bene a nessuno. Il problema sei tu

Sono tremendamente stanca. Basta una mano per contare le persone a cui tengo. Per cui basta una chiamata per farmi fare chilometri. Qualsiasi loro segreto per essere svelato dovrebbero torturarmi. Possono passare anni ma rimane così. Con le quali sono. Dove dovrei essere. Come vorrei essere, Dove sento che non devo agire in un determinato modo o parlare solo di determinate cose. Da persona alquanto filosofica, piena di dubbi esistenziali e regista di milioni di film. Io ho scelto loro ma loro non hanno scelto me. Sono stata scelta da qualcun' altro. In certi casi casi perchè ero meglio della solitudine, altri perchè mi sforzavo di essere la persona più positiva su questo pianeta. Dopo un po' di tempo spariscono tutti. Dopo un po' trovano qualcuno di meglio. Così sono sola. Esco con persone con cui sò, non importa molto di me. Vogliono compagnia. Sto lì ad ascoltare e interessarmi della loro vita. Hanno litigato con gli amici, cercano una compagna/o, si sono presi una cotta, non sopportano quella persona... Forse mi aiuterà di più a capire qualcosa sulla mia di vita. Dopo un pò mi stanco e ritorno da sola. In più essere sola e conoscere persone nuove che hanno una vita bella e tanti amici, ti fà sentire una sfigata. E ai loro occhi lo sei. E se non ci riesco lo sono. L'anno scorso ero quella positiva, quest' anno in solitaria. Non riesco a creare ''quel legame'' con le persone. Con nessuno. Quindi il problema sono io. Ho imparato a stare da sola. Medito, leggo, mi alleno, faccio le passeggiate, scrivo, streatching, yoga... Quando non ne posso più vado in centro, chiamo qualcuno, uso i social, medito, cerco gruppi che fanno cose. Ditemi che tutto ciò ha una fine. Sono sull' orlo della depressione.

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Depressione, incostanza, paura di fallire, senso di inutilità, sociofobia

Salve gentili psicologi. Intanto vi ringrazio per l'opportunità di questo spazio. La cercavo da tanto. Ho 27 anni, ho una laurea triennale in un ambito che ha a che fare con l'educazione, ma credo che non sarò mai realmente in grado di fare bene questo lavoro se non risolvo le mie problematiche. Ho studiato da casa, facendo la vita da pendolare e non frequentando spesso dato che non era obbligatorio. Il motivo è perché mia madre non voleva che prendessi casa nella città dell'università. Non volevo e alla fine le ho comunque dato ascolto. Così, a parte pochi contatti di cui ne è rimasta fondamentalmente solo una (mi sono laureata due anni fa), e con la quale si è ovviamente perso il rapporto, la conseguenza principale, è stata l'eliminazione di una vita sociale. Anche perché quelli che c'erano prima dell'uni erano partiti tutta via, io invece sono stata l'unica scema a rimanere... quindi non ho amicizie fisiche, nel senso che la mia migliore amica l'ho conosciuta su fb nel 2011 e ci siamo viste solo tre volte. Poi c'è un'altra che diciamo posso pure definire amica ma pure lei abita distante, non di molto rispetto all'altra, ma non andando più all'uni non abbiamo possibilità di vederci. Non ho la patente e ho paura pure a prenderla, sia perché sono incostante e ho paura di fallire, sia perché ho proprio paura di mettermi al volante. E non l'ho presa ai famosi 18 anni perché a quel tempo era successo un po' un casino in famiglia e se le era dovuta prendere mia madre... Ho una gemella diversa e penso che tutti quelli che ci abbiano conosciute ci identifichino lei come il sole e io come la sua ombra o la sua luna, che è anche peggio... Ho solo mia madre e mia sorella con me e, quando sono litigata con una delle due mi sento persa. Non riesco a fare le cose se non ho il loro appoggio. Per dire, stavo per fare la magistrale, l'avevo iniziata ma volevo andarmene a prendere quella benedetta casa alloggio per universitari: ho avuto un sacco di discussioni con mia madre e finalmente ero riuscita a prendere la decisione di farlo pur senza il suo appoggio, almeno avevo l'appoggio di mia sorella. Invece, alla fine, poco prima di firmare, mia sorella mi disse con una faccina sconsolata "ma per forza ci devi andare?", e niente, mi è caduto il mondo e neanche stavolta me ne sono andata... Da allora ho smesso di studiare e non sono ancora neanche andata a consegnare il ritiro dagli studi... Poi. Ho ansia perenne quando sto con le persone. Sul momento magari non tanta, cerco di essere il più normale possibile senza farmi assillare dai pensieri. Dopo invece, quando torno a casa, mi viene l'ansia: avrò detto qualcosa di sbagliato? Mi avranno presa per scema o strana? Forse potevo evitare di dire quella cosa o fare così. Ecco, tutto questo. E all'improvviso respiro con difficoltà, velocemente e con respiri corti. E sto notando che mi succede anche se entro e parlo in un gruppo virtuale... Per tornare a mia madre... io voglio restarle accanto ma dovrei cercare una soluzione per il mio futuro... E non la cerco, forse aspetto che mi piova dal cielo... dovrei cercare con più insistenza magari qualche corso online, studiare così quelli che mi interessa veramente (nella mia uni, la magistrale non era proprio ciò che volevo. Cioè, è utile ma è troppa troppa teoria e comunque non so se qui da me sarebbe poi così utile, non so... contano l'esperienza e le raccomandazioni...). Sapete qual è la verità? Che penso di aver bisogno di una sorta di personal trainer che mi rompa le scatole e mi ricordi cosa devo fare e per quale motivo lo voglio fare... Ma la verità è che mi posso salvare io da sola, cominciando per esempio ad andare da uno psicologo vero... Perché, qualsiasi cosa direte, penso che mi condizionerà per i primi tre giorni, ma poi tornerei a non fare nulla dalla mattina alla sera (in teoria sto facendo un anno di servizio civile ma al momento è sospeso. E anche se mi alzo la mattina perché c'è da farlo. Faccio alcune cose quando c'è da farle. Ma se posso non faccio nulla. E non faccio neanche ciò che mi piacerebbe, tipo leggere, fare ricerche, stare al pc. Per ora sto solo al telefono a chattare... mi sto pure rovinando la salute così, non riesco neanche a piegare bene la schiena perché non faccio movimento). Scusate il papiro. E dire che non ho detto neanche tutto... Scusate anche il fatto che non ci sia una vera e propria domanda... vorrei solo forse un salvatore... so di avere bisogno di aiuto... ma sono la prima a non cercarlo veramente, pur avendone finalmente la possibilità eh, dato che ho soldi miei e per esempio c'è una psicologa vicino casa (anche se per me costa troppo).

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Depressione e problemi legati allo stress dopo pesanti sessioni di studio

Buon giorno, sono un ragazzo di 21 anni, studente universitario fuorisede. Sono una persona molto riservata e preferisco (o forse è ciò di cui cerco di convincermi) avere uno stile di vita individualista. Nell'ultimo anno sono caduto in depressione due volte, in entrambi i casi imputo l'origine del problema all'isolamento che mi circonda e che mi fa ricordare ogni giorno come l'unico affetto vero e sincero è quello della mia famiglia. Solitamente insieme alla depressione ho anche problemi legati allo stress ed all'ansia causati perlopiù dalle pesanti sessioni di studio, gli esami, il lavoro (lavoro come cameriere). In realtà non cerco una risposta, non cerco niente.. vorrei solo avere dei consigli, certe volte mi sento totalmente tagliato fuori dal resto del mondo e la cosa mi fa stare male. Quando sono depresso perdo la mia insaziabile curiosità e voglia di conoscenza, non riesco a mangiare (di solito sono un buongustaio), alterno momenti di profonda tristezza a momenti di normalità, quando mi metto a letto non riesco a prendere sonno ed inizio a pensare ai miei errori passati, finendo per addossare a me stesso le colpe di tutti i mali, arrivando a sentirmi una persona inutile. Inutile dire che questa situazione ha avuto e sta avendo pesanti ripercussioni sulla mia carriera universitaria, sulla mia carriera lavorativa e sui miei rapporti sociali. So che l'unico modo per uscire da questa situazione sarebbe seguire un percorso dedicato con uno psicoterapeuta, ma non ho i soldi per poterlo fare. Grazie a chi saprà darmi qualche consiglio o semplicemente un messaggio di incoraggiamento.

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Come posso trovare la voglia di vivere?

Non ho mai avuto una gran voglia di vivere in fondo. Non sono mai riuscito a sentirmi soddisfatto di me stesso, e guardando anche gli altri, amici o conoscenti, ho sempre avuto la sensazione, quasi certezza, essendo molto osservatore, che nella vita vincano il potere economico, le estrazioni sociali alte, i manipolatori.Ho letto molto sul web riguardo a soluzioni vincenti. Ma non è bastato. Non appartengo a queste categorie. Mi ritengo una persona debole e che ha creduto troppo nelle favole. Ora sono troppo disincantato.Vengo da condizioni familiari tese ancora oggi vivo con i miei ed ho superato i 40 anni.Ho "amici" opportunisti ed ipocriti (conosco i miei polli da anni), non ho terminato gli studi e non lavoro, non faccio sesso e non ho una compagna.Ho voglia di morire e non riesco a fare nulla. vi prego, mi dareste almeno una sola buona ragione per non mollare..e cominciare ad amare e vivere la mia vita? grazie mille.

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Penso ci sia qualcosa che non va in me

Ciao, mi chiamo Paolo, ho 20 anni e per me è la prima volta che scrivo in un forum, specialmente uno di psicologi, quindi per me è tutto nuovo e ho pensato questo fosse un modo abbastanza "utile" per cercare aiuto. Premetto che non sono quel tipo di ragazzo che si confida con i suoi amici, per vari motivi che ora spiegherò bene; sono un ragazzo introverso ma non lo sono sempre stato, una volta ero solare e allegro, un giocherellone in pratica. Però è da ormai troppo tempo che si è rotto qualcosa. Partendo dal principio, non ricordo una cosa che mi sia andata bene nella mia vita: bullizzato all'asilo, sempre preso di mira da ragazzi più grandi, il divorzio dei miei genitori (ormai sono passati un bel po' di anni, quasi 14) e via via discorrendo. Da parte della mia famiglia non ho mai avuto grande sostegno, se non da mia madre, lei è sempre stata la mia roccia...anche se a volte lei, così come mia nonna (vivo con i miei nonni e mia madre), trovavano in me una valvola di sfogo a cui urlare di tutto. In questa casa mi son sentito dire che sono un fallimento, che non andrò da nessuna parte, che non sono buono a niente, eccetera. Quindi capirete che per me parlare dei miei problemi in famiglia venga abbastanza difficile, anzi, mi viene abbastanza difficile pensare che queste persone siano la mia famiglia per come vengo trattato dalla maggior parte dei membri. Per quanto riguarda mio padre, non c'è molto da dire, ha sempre anteposto gli amici di fronte alla famiglia (chissà perché i miei hanno divorziato...) e non è il modello di padre che avrei desiderato, della maggior parte delle cose che io reputo importante a lui frega poco o niente, non gli è mai importato un mio parere e devo riconoscere che purtroppo non è stato un buon padre, però io (così come a mia madre) gli voglio un bene dell'anima. Voi direte "E scusa non hai amici con cui sfogarti?". Sì, ho degli amici, che mi hanno sempre preso in giro, che mi trattano quotidianamente come uno straccio, a cui non frega veramente nulla di me. Perché li frequento? Perché questi sono i miei amici, sono un introverso del ca**o che fatica a fare conoscenze, non mi fido più delle persone, nemmeno dei miei parenti. Eccomi quindi arrivato al nocciolo della questione: è da un paio d'anni che ci penso, ci rifletto, ma non ho mai il coraggio di suicidarmi. È diventato un pensiero fisso per me, ci penso ogni giorno. 4 anni fa ci sono andato seriamente vicino dopo una delle mie crisi con un coltello, ma il solo pensiero di dover dire addio a mia madre mi ha fermato. Se ci penso è solo per lei che ancora non mi sono aperto le vene. Ma da 2 anni a questa parte non ce la faccio più...non me ne va bene una nel vero senso della parola: pochi giorni prima del mio diciottesimo compleanno a mio nonno hanno diagnosticato la sla e credetemi, meglio ammazzarsi che vivere in quel modo; la mia ex mi aveva lasciato dopo 7 mesi di relazione per mettersi con un altro, ormai non mi manca più, però ripensando alla forza mentale che riusciva a darmi e all'amore che almeno lei mi dava, ho realizzato da poco tempo che lei sia stata la prima persona che mi abbia amato per come sono, nonostante parecchi difetti e turbe interiori e per me quello voleva dire moltissimo; poi è arrivata l'erba (l'unica cosa in grado di calmarmi veramente ormai e distrarmi) e l'ultimo anno di scuola passato non proprio al meglio, ma della scuola mai me n'è importato. Ultimamente avevo pensato di vedere uno psicologo, ma non vorrei mettere strani pensieri in testa a mia madre, dato che al momento da ormai 1 anno e mezzo lavora troppo lontano da casa in una struttura ospedaliera...mi mancano il suo conforto e i suoi abbracci ma non posso farla preoccupare, lei ha già le sue difficoltà e io non voglio addossarle i miei problemi. Ho deciso di scrivere qui dopo un'altra mia crisi stasera, dove per la prima volta mi sono inferto dolore (mi son dato dei pugni nelle costole) per calmarmi...e mi preoccupa il fatto che non solo abbia funzionato, ma me ne volessi dare altri. Dopo ciò che avete letto, qual è il vostro parere? Rispondete per favore non so più cosa fare

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