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Sono soggetto a razzismo, sto malissimo.

Buongiorno/sera. Sono un ragazzo nato in Italia a Varese, quando avevo un anno insieme alla mia famiglia sono emigrato in Svizzera italiana. Ho fatto tutte le scuole in Svizzera, ottenuto i documenti, e vissuto la totalmente la mia vita. Eccetti alcune volte che tornavo in Italia del nord da alcuni parenti che lentamente si sono comunque staccati dai miei genitori. Quindi posso dire di non avere contatti nemmeno di tipo famigliare con l’Italia. Purtroppo in Svizzera le cose non vanno bene quando i miei coetanei scoprono che io sono nato a Varese. È triste da dire, cambiano atteggiamento e nel giro di pochi giorni spariscono tutti. L’esempio è infelice ma è simile ad essere un ebreo tra i nazisti. Non ricevo violenza, semplicemente le persone si staccano da me perché per loro sono l’italiano. Purtroppo io sono italiano solo di nascita, ho anche il passaporto italiano essendo di origine italiana ma non ci ho mai vissuto. Ho intenzione di rinunciare alla mia cittadinanza italiana ma temo che non sarà per un pezzo di carta che io smetterò di essere l’italiano per tutti. Purtroppo sono nato a Varese e sinceramente non so come fare a nasconderlo. Inizialmente per me non era un problema. Lo è diventato quando ho visto che se lo dicevo alle ragazze con le quali flertavo si volatilizzavano, oppure quando lo dicevo ai miei amici partiva la battuta sulla pizza o sulla mafia scimmiottando il dialetto napoletano. Io ingenuamente lo dicevo quando mi veniva chiesto ora pongono discorsi in modo che non mi venga mai chiesto. Molti miei cari amici non lo sanno e spesso quando parlano male degli italiani io ascolto e mi spavento che un giorno scoprano che sono nato A Varese. Nello stesso momento penso che non sia l’origine di una persona a dettare la persona che è e che non bisogna generalizzare. Uno può essere nato a Varese come in Congo che siamo tutti potenzialmente uguali. Quello che mi attanaglia è invece un’altra cosa: mi attanaglia essere classificato l’italiano senza che io realmente lo sia, parliamoci chiaro io sono solo nato la, non mi rende italiano, questa cosa non ha senso, cioè se io fossi nato in Indonesia perché mia mamma stava farcendo una ipotetica vacanza lo sarei classificato come l’indonesiano? È qualcosa di folle. Un solo dannato giorno ho passato nell’ospedale di Varese e questo mi rende per tutti l’italiano, il terone, colui che mangia la pizza e gesticola con le mani, mi trattano come uno che butta le cartacce per terra e che parla in dialetto del sud. Rendetevi conto.

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Ho 21 anni e non sto bene da troppo tempo

Salve. Sono una ragazza di 21 anni e non sto bene da 3 anni ormai.. Mi sono resa conto che più passa il tempo più le cose peggiorano.. Non ho più la forza di fare nulla. Sono sempre nel letto a non far nulla. Il problema è che sono in questa situazione perché non mi sento motivata.. Ho perso ogni motivazione, anche su ciò che mi appassiona, non ne trovo un senso.. Ho non solo problemi sul lavoro e su me stessa ma anche con i miei parenti. La mia famiglia è composta solo da padre e madre, il resto non l'ho mai conosciuto poiché non ci sono mai stati rapporti.. Non chiamano nemmeno ai compleanni. Ho un fratello che ormai vive all'estero ha la sua vita e a me poco mi considera.. Non mi chiama mai, non si interessa della sorella più di tanto.. Solo se succede qualcosa. Mio padre mi ritiene una nullità, basta che mi guarda.. Mi scrive lettere al mio compleanno di quanto ama sua figlia e a stento mi saluta, se sto male nemmeno se ne accorge . Ho provato io molte volte a parlargli, ma da quando ho scoperto il tradimento che ha fatto con mia madre per 6 lunghi anni io non ci riesco.. La sua amante la portava anche a casa mia, e tutto questo l'ho scoperto 2 anni fa.. Da lì piangevo ogni volta, bevevo alcool a casa quando ero sola. Tuttora quando sono in un brutto periodo prendo una bottiglia e la bevo; Mia madre mi parla sempre male di mio padre, quasi ogni giorno quindi lo detesto ancora di più, perché ha fatto e fa soffrire entrambe, entra in casa e quello che fa mio padre è stare nel suo studio e cenare o pranzare. Basta. Non riesco più a vivere. Nonostante tutto questo schifo sto soffrendo anche di ansia. Ieri notte mi girava la testa e il cuore andava all'impazzata ormai non dormo più da mesi.. Ho fatto tantissimi colloqui e ho tantissima voglia di fare e di lavorare ma nessuno mi considera. Faccio sempre una buona impressione e ho notato che quando sono con le mie amiche o con il mio ragazzo ho la mania di farle sempre ridere però poi mi sono guardata dentro e io non ho voglia di ridere. A me non va neanche di respirare. Spero che qualcuno mi sappia dire qualcosa,perché chi mi sta attorno non mi sopporta, potrebbero vedermi crollare mi incolperebbero sempre di tutto quello che faccio.. Sono stanca, distrutta..non ce la faccio più. Da premettere che io mi tengo tutto dentro quindi questa è la prima volta che scrivo tutto ciò..

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Tutto questo fa parte della depressione?

Ciao a tutti. Il mio fidanzato sta male, dice di sentirsi stanco di tutto e di tutti, dice di sentirsi oppresso... Se faccio domande sul suo malessere risponde dicendo che solo parlarne gli crea malessere. Io mi sento inutile, perché so che sta male, ma non vuole parlare con nessuno. Gli ho consigliato di parlare con uno psicologo e lui ha risposto "ma cosa dici?". In realtà non si apre nemmeno con me, queste poche informazioni gliele ho "rubate" con una domanda dopo l'altra. Dice di non avere il coraggio di confidarsi. Può essere depressione tutto questo? Come posso fare? Come posso comportarmi? Spero di ricevere vostre risposte. Cordiali saluti

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In ritardo con il mondo

La mia vita è giunta a un limite, proprio in questi giorni. Ho cercato di fare finta di niente in questi 4 anni universitari in cui ho dato pochissimi esami in una facoltà ritenuta anche abbastanza facile. Ho cercato di ignorare il senso di fallimento che mi invadeva ogni santo giorno e il problema è che ci sono riuscita. Sono diventata la persona che non volevo diventare, sono uno dei fallimenti più grandi che io conosco. Non so fare niente, vorrei mollare l'università.. io non so perchè ho iniziato, o meglio ci sono molte motivazioni che mi hanno spinto ad iniziare questo percorso nuovo in una città nuova.. tante motivazioni tranne la principale: la voglia di imparare cose nuove e la voglia di studiare. Credevo di essere capace di interessarmi di tutto.. pensavo "vabè dai, adesso mi appassionerò, conoscerò tanti nuovi amici con cui condividere lo studio ecc...". Non è stato così. Vedevo un futuro bellissimo davanti a me, dopo aver trascorso delle superiori da incubo volevo ottenere il mio riscatto; ottimi voti da sventolare davanti alle facce di chi non credeva in me, tanti amici con cui passare del bel tempo e che magari avrebbero anche allietato i miei disturbi di ansia sociale.. Non è stato così, io sono un fallimento, avevano ragione tutti. Tutti sono andati avanti, ottenendo qualcosa e io sono qui in tutta la mia gelosia. Mi sento delusa da me stessa. Sono sola e disperata adesso, nessun amico, nessun risultato. Ho parlato con mia mamma del fatto che questa università non fa per me e lei mi ha detto che devo concludere comunque.. mi sono sentita incompresa, ero in lacrime. Non so a chi chiedere aiuto per questo sto scrivendo qui.. sono 3 giorni che non faccio altro che piangere e non riesco a fare nient'altro. Non so da dove iniziare, non so come, non so che fare. Non sono una ragazza per nulla ambiziosa e sento di meritarmi il peggio dalla vita, me lo merito. Vorrei abbandonare tutto e tutti e scomparire. Mi manca anche il coraggio purtroppo, per fortuna, perchè se ne avessi avuto un minimo probabilmente l'avrei fatta finita.

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Come si cura la depressione?

Può la depressione portare a pianto immotivato per i piccoli gesti che le persone ti fanno per un saluto e involontariamente toccandoti con una pacca sulle spalle

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Depressione Maggiore

La mia "ex" dopo aver subito 2 lutti (mamma e 1 fratello), una separazione (dalla quale poi è nata la nostra storia 5 anni fa) nel 2017 sviene in negozio e viene portata in Ospedale. Dopodiché dopo alcuni colloqui gli viene diagnosticata Depressione Maggiore. Va in cura dopo un po' al Cim del suo comune e tutt ora è lì.. Ha avuto alti e bassi. Ma dal 21 febb 2019 ad oggi ha avuto un nuovo e. Più duro crollo. Mi ha allontanato di nuovo, asserendo prima. Che nn mi amava, poi che nn può darmi di più, poi che sia meglio che. Mi trovi un altra almeno mi vede felice per il gran bene che prova.. Io gli sono stato sempre per ciò che posso vicino, anche andando. Io stesso da uno psicologo per chiedere info a rigurdo di questa maledetta bestia. Non voglio perderla, poco prima di ricadere mi aveva scritto di voler realizzare dei sogni con me e Co. La speranza che tra i miei sogni ci fosse lei. So che per lei sono importante.. So oltretutto che è una donna abituata a fare tutto da sola.. Pur riconoscendomi la mia disponibilità in tutto.. Non so cosa fare..

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Disturbo di personalità, è possibile curarlo?

Salve, sono Matteo e ho 20 anni. Purtroppo la mia infanzia e adolescenza è stata molto difficile, vivendo in una famiglia composta da mia mamma e i suoi tre fratelli, dove l’amore non circolava e i litigi erano sempre frequenti...ogni giorno! Sono cresciuto senza padre e il rapporto con mia mamma è pessimo: siccome lei non ha preso una posizione andando magari a vivere solo io e lei in una nuova casa quando ero piccolo, oggi provo rabbia nei suoi confronti. Ho problemi di depressione, con sbalzi d’umore. Alcuni giorni umore stabile, altri umore basso e tanta tristezza. Non sono felice da tanto tempo e soffro di ansia. Lo so che bisogna cambiare pensiero o meglio distrarsi, ma è davvero questa l’unica soluzione? Inoltre è possibile cambiare la propria personalità? Secondo voi come potrò essere un ragazzo felice?

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Ho dato tutto ciò che avevo... Ora non mi rimane più niente.

Buongiorno, sono sempre stata un po’ particolare, già da bimba, però sempre adeguata agli occhi degli altri. D’altronde, rispecchio perfettamente la mia famiglia: una famiglia come tante per gli altri, benestante, con tre figli in salute... Con relazioni disfunzionali e tanti segreti al suo interno. I miei genitori hanno un’infanzia traumatica alle spalle. Mio nonno materno è morto per abuso di alcol quando mia mamma era bambina. Si racconta che abbia cominciato a bere quando la sorella di mia mamma, primogenita, è bruciata viva a 7 anni (correva attorno ad un fuoco). Da quel momento mio nonno diventò anche violento, soprattutto con la moglie. La nonna materna soffriva di depressione e ci ha lasciati presto, quando mia mamma aveva circa la mia età (sui 30 anni). Il fratello di mia mamma è morto di droga qualche anno più tardi. La famiglia di mio papà non è messa meglio. La nonna paterna è scappata dalla guerra, fratelli fucilati alle spalle, e ha sposato un uomo freddo e autoritario. Io l’ho conosciuta depressa e non si è mai ripresa. Penso che i miei nonni non ci abbiamo neppure voluto bene, a me e ai miei fratelli. Mia mamma si mostra sempre sorridente e socievole, anche quando sta soffrendo. Fa semplicemente finta che nulla succeda. Ho imparato presto a capire quando soffre e a preoccuparmi di lei... Mia mamma ha il difetto che accetterebbe qualsiasi cosa, soprattutto da mio padre, senza alcun rispetto per se stessa. La dualità di mio padre ha sempre messo sotto sopra tutta la famiglia. Dolcissimo e bisognoso come un bambino, con pochissima autonomia, oppure aggressivo e senza controllo. L’aspetto più sconcertante è la sua incoerenza: se deve scoppiare scoppia, poco importa quale sia il motivo. A volte il motivo semplicemente non c’è e ne trova uno a caso. Urla come un pazzo, diventa paonazzo, tossisce, trema, insulta (“devi proprio essere scema”), ci colpevolizza (“io non so perché voi siete così”, “per fortuna che nella vita ho il lavoro che mi dà soddisfazione”), poi più nulla... Da un momento all’altro tutto si normalizza e mia mamma ci racconta la barzelletta che “è normale. Gli uomini sono così, in tutte le case succede”. Quando ero bimba non riuscivo a concentrarmi a scuola, non ascoltavo mai. Ero una bambina che “guardava tutto il giorno dalla finestra”, però avevo degli amici e buoni voti. Avevo un problema più grande di me che mi angosciava... In situazioni di stress tremavo tantissimo (quando mi chiamavano alla lavagna ad esempio) e vivevo questi momenti come delle umiliazioni tremende. Una volta ci hanno chiesto di pensare al desiderio più grande e io ho pensato che non volevo più tremare. Tutti vedevano, nessuno se n’è mai occupato. Pregavo tutte le sere, sperando che ci fosse qualcuno pronto ad ascoltare. Oggi ho “risolto” il problema con i betabloccanti. Comunque, ritornando indietro... A 15 anni non volevo saperne dei maschi, ero convinta che fossero tutti uguali. I miei compagni pensavano fossi lesbica. Pian piano sono cambiata, perché ho capito che il problema ero io e non loro, ma questo cambiamento ha avuto e ha tuttora delle conseguenze. A 18 anni la mia vita sociale si è fatta più intensa, ho cominciato ad avere le prime storie, ma si è bloccato l’intestino e non è più ripartito. Paralizzato completamente. Non vi dico quante volte sono stata dal medico e quanti esami mi sono stati fatti. L’intestino è sano. I rapporti sessuali mi creano stress e non provo alcun piacere, ma sono bravissima a recitare, quindi non si è mai accorto nessuno. E non l’ho mai confidato a nessuno... Ho pensato di andare da un sessuologo, ma sarebbe uno sforzo inutile. Mi chiedo se il mio corpo riprenderà mai a funzionare. Nonostante una fatica incredibile a tenere la concentrazione, mi sono laureata e ho un bel lavoro. Ho sempre avuto molta fiducia nella mia intelligenza, ma per niente nel mio impegno. Il mio lavoro è bello, ma mi chiede di relazionarmi spesso con le persone e lo vivo come uno stress. Arrossisco molto facilmente e questo problema mi fa soffrire. Non ho mai avuto intenzione di evitare le professioni sociali, anzi ne sono attratta, e mi chiedo quanto questo atteggiamento peggiori le cose. Non potevo fare l’impiegata? Così mi complico la vita. Nel tempo libero mi sento spesso a disagio nei gruppi, non riesco ad essere spontanea, e istintivamente non mi fido delle persone, anche se razionalmente lo so che non ne ho alcun motivo. Mi sento costantemente sbagliata. In realtà, a me piace stare in mezzo alla gente e cerco sempre compagnia. È come se ci fossero due me: la donna che vuole emergere e la bimba che ha paura. La parte buona e la parte cattiva che non sono integrate. In generale le persone mi vogliono bene facilmente, sono buona e sorridente, ma mi ritengono fragile. Ho avuto delle relazioni con dei ragazzi in passato, durate diversi anni, ma non mi sono mai sentita “a casa” e temo che, nonostante non fossero i compagni giusti, non dipenda da loro. Ora è da cinque anni che sono sola. Gli uomini si interessano a me, mi ritengono bella, ma poi rinunciano. Ogni volta che qualcuno si allontana mi conferma che valgo poco, perdo una parte di me, della mia sicurezza e della mia autostima (ormai inesistente). Chi dice “Non hai niente da perdere se ci provi” non fa bene i conti con la realtà... Sono sempre stata un po’ sottotono, ma ho anche sempre avuto mille motivazioni e obiettivi. Prevedevo un futuro migliore per me, tra alti e bassi. Ho fatto di tutto per stare bene e per far stare bene gli altri... Oggi ci ho rinunciato perché nulla di ciò che ho fatto porta ad una soluzione. Sono caduta in una depressione abbastanza importante. Il mio corpo fa ciò che vuole, ha delle reazioni esagerate, che davvero non capisco. Non ho risolto i problemi intestinali, né quelli sessuali. Perdo un sacco di capelli e ho pensato ad una protesi. Ho livelli di istamina lati nel sangue e, oltre alle continue infiammazioni, non posso più mangiare diversi alimenti (mi provocano reazioni pseudoallergiche e sono a rischio di anafilassi). Ho rinunciato a trovare qualcuno. Sto imparando a convivere con ansia sociale e reazioni annesse, perché io d’altronde alla vita sociale non rinuncio. Ho sempre fatto psicoterapia, ma non è sufficiente, perché si lavora troppo sul pensiero, ma io penso già bene. Forse avrei bisogno di un farmaco? Potrebbe migliorare i problemi fisici, oltre a quelli d’umore? Grazie per il tempo che dedicate alle persone e cari saluti.

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