Domande e risposte

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Scusate per il titolo, ma sono disperato.Non so da dove iniziare non so nemmeno se mi risponderà qualcuno. Quello che starò per dire non voglio che sia preso come una crisi dell'adolescente medio drammatico.Ho 22 anni, i rapporti con la mia famiglia sono tossici, non siamo una vera famiglia..solo di sangue ma non possiamo contare l un sull'altro perché abbiamo avuto passato che ci ha segnati a tutti, e non siamo in grado di sostenerci come fratelli normali. Ho chiuso con tutti loro (4) perché mi davano troppo per scontato. Vorrei allontanarmi anche da mia madre perché non si prende veramente la responsabilità di madre, quando le dico che sto male in pratica mi dice che sono affari miei, non ha voglia di ascoltarmi. O pure litighiamo tanto e lei pensa che io faccia scenate di rabbia come capricci, io invece mi arrabbio perché non ce la faccio più a viverci. Non crede davvero in me. Ripeto che non è una crisi adolescenziale ma un dato di fatto, so quello che dico.Cosi, consapevole di non poter essere me stesso in questa famiglia mi sono rassegnato ed ho iniziato a farmi progetti per andare via da qui e non parlare più con loro. Non sono interessato a mantenerci i rapporti. Sono sicuro che la mia vita sarebbe molto più bella se non ci fossero. Sto cercando lavoro da un bel po' ma non lo trovo, sono senza diploma e senza esperienza. Mi sono iscritto ad un corso di formazione gratuito spero che mi prendano...prendono solo 3 persone. Da qualcosa dovrò pur iniziare.Però tutta questa situazione mi taglia le ali, io di animo sono libero, sorridente... non mi ricordo neanche più cosa voglian dire queste parole. Essere circondato da persone che pensano di sapere qualcosa di te ma in realtà non sanno NIENTE è frustrante perché vorresti dimostrargli qualcosa, ma tanto la loro opinione non cambierebbe. Non mi da speranza il fatto che non trovo lavoro... sinceramente penso sempre al suicidio.Inoltre 1 mese fa il mio terapeuta ha voluto interrompere le sedute perché dice che non sa più cosa fare con me, si è arrabbiato perché dopo 8 mesi di terapia ho confessato una cosa che ancora non mi sentivo di dire, e lui ha affermato che non mi crede, che faccio la vittima, che me ne devo andare da qualcun'altro, che l ho manipolato facendogli credere che stessi male per altro(tutte cose insensate) che praticamente ho compromesso sono tutto il lavoro che abbiamo fatto. Ma io sono consapevole di non avere colpe. In terapia ognuno dice ciò che vuole QUANDO VUOLE. e non ho finto di stare male per altro. Perché avrei dovuto!! Ho provato a spiegargli che mi aveva frainteso ma avete presente quelle persone che ogni cosa che dite ve la demoliscono? Era impossibile parlarci...Da quando ho smesso con lui 1 mese fa, sto cadendo nuovamente in depressione. Insomma come dovrei sentirmi se anche il mio psicologo mi volta le spalle? Ci andavo 3 volte a settimana, per farvi capire quanto avessi bisogno di parlare. A me faceva benissimo. Quando mi ha detto quelle cose mi sono addirittura colpevolizzato. Poi ho capito che questo tipo è un po' di fuori e menomale che non ci vado più, mi fa solo SCHIFO il modo in cui se n è lavato le mani.Vorrei cercare un altro terapeuta, ma non ho soldi. Possibile che non ci sia niente per chi ha bisogno di curare la propria salute mentale ma non ha soldi? Non posso neanche permettermi quelli dell'asl. Non sono esente e non mi concedono neanche il reddito di cittadinanza. E mia madre ha i soldi contati per l affitto e le bollette. Viviamo in 2. Ho provato a chiamare consulti psicologici trovati su internet ma erano solo per ansia da covid. Provai anche un percorso con psicofarmaci mesi fa, ma non mi trovai bene e smisi. Ho tanto bisogno di parlare con qualcuno, di dare voce al mio malessere che non tiro mai fuori se non con la mia migliore amica che è l'unica persona davvero presente. È una sorella. Vorrei conoscere tante nuove persone ragazzi della mia età, viaggiare vivere da un'altra parte e avere il mio stipendio non necessariamente alto per fare quello che mi piacerebbe fare, studiare, e poter essere felice. Ma temo che se continuo cosi io davvero mi ammazzo...è da tantissimo tempo che ci penso. non è per attirare l'attenzione. È perché davvero io penso che la mia vita non abbia senso se, che senso ha vivere se trovo solo porte chiuse o persone che me le sbattono in faccia. Ho bisogno di crescere di maturare diventare indipendente, non ci credo che è questo che mi merito. Ma in questo mondo c'è qualcuno che ti aiuta davvero se sei in difficoltà?Aiutatemi per favore.

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Cerco aiuto ma nessuno mi ascolta.

Salve, mi chiamo Noemy, ho 22 anni. Scrivo qui perché ho cercato aiuto ma nessuno mi ha ascoltato. Mi sono trasferita da 6 mesi per motivi di studio, in una città che non conosco, da sola. (Anche senza coinquilini a causa di questa pandemia) Non sta andando nulla nel verso giusto: mi sento sola, lo studio non frutta per mancanza di concentrazione e di voglia. Sento il peso economico dei miei genitori, vorrei contribuire anch'io ma non riesco perché tendo a stare tutto il giorno nel letto al buio, non riesco ad affrontare la giornata. Infatti, non riesco ad essere presente nemmeno all'università. Ho amici, fidanzato e genitori ma non riesco a farmi capire da loro. Ho sempre avuto pensieri suicidi da anni ma quest'anno sono troppo insistenti, non riesco più ad allontanarli... sto giungendo ad una fine. Sono stanca, ho provato di tutto: meditazione, sport, distrarmi, passeggiate, creare nuove amicizie. Inutile dire che è stata soltanto una perdita di tempo. Ultimamente ci sono giorni che ho un rigetto verso il cibo e giorni in cui mi abbuffo. Sono stanca di me stessa, stanca di questa situazione. Anzi, sono arrabbiata, ma non riesco a farne a meno di questi istinti suicidi. L'unico vero motivo per cui non sono ancora giunta alla conclusione di suicidarmi è quello del pensiero della gente, dei miei genitori, dei miei amici. Cosa penseranno? Di essere egoista? Sicuramente non voglio essere ricordata come una persona "egoista" oppure "era una brava persona". Perdonatemi per la confusione della domanda ma sono arrivata al limite del limite (se esiste). Mi sono scocciata. Sono arrivata al punto di pensare di scrivere una lettera d'addio e morire da brava egoista, tanto sono sola, il momento è quello giusto.

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Si può uscire da un tunnel depressivo?

Ciao a tutti, chiedo scusa del disturbo, essendo un tema per me importante e soprattutto per me è una richiesta anche di aiuto, spenderó più di qualche riga per scrivere tutta la discussione e per tanto ringrazio già se qualcuno leggerá tutta la vicenda...Ciao a tutti, sono Emiliano e sono un ragazzo di 24 anni, per capire il mio stato d'animo ci dobbiamo trovare subito nel momento dopo il diploma ovvero quasi 5 anni fa... non sono mai stata una persona con tanti amici, per la paura del giudizio delle persone e di tantissimi miei complessi d'inferiorità nei confronti dei miei coetanei che andavano per mille motivi: da quello che loro si potevano permettere ed io no, alla casa dove vivevano ed io no (ville - casa popolare) o ad altre mille situazioni come avere il papá che fa un determinato lavoro ed io a non avere nemmeno un papà perché se ne andò di casa lasciando mia mamma da sola quando avevo 9 anni. Ci troviamo a 5 anni fa, ho finito la scuola superiore e ad inizio anno accademico comincio a volermi cercare un posto di lavoro, nel frattempo svolgevo uno sport a livello agonistico alla quale io credevo veramente molto per via di determinati risultati che avevo raggiunto nel tempo e a 19 anni credevo che a qui a lungo andare quello potesse anche divenire il mio futuro. Mi allenavo duramente, 5 volte a settimana tutte le sere (anche alla mattina a volte) più le competizioni nel weekend comunque in quel periodo la mia vita era concentrata lì e non avrei permesso a niente di poter bloccare quel mio sogno. Perciò le giornate da settembre in poi si svolgevano nel camminare per la mia città con un papiro di cv in mano ed alla sera allenandomi sempre cercando di dare il massimo della costanza e dell'impegno.Nel frattempo avevo uno "pseudo-amico" con la quale mi sentivo tutti i giorni, una persona con un ego veramente molto alto che tutt'ora sono sicuro abbia, un ego così importante da sminuire qualsiasi cosa facessi, da lui nascevano meta dei complessi come tutti quelli citati sopra (famiglia, vestiti e via scorrendo) e lui, grazie al fatto di avere avuto una spinta iniziale da parte della famiglia, più moltissime competenze personali a settembre già lavora + studia perché comunque questo è un ragazzo veramente molto valido. Il punto è che qualsiasi cosa facessi era un continuo minimizzarmi: Io: "lo sai che oggi ho fatto due ore di allenamento super intenso" Lui: "beato te che non fai un c***o" Io: "lo sai che oggi ho preso un gelato stra buono in via ..." Lui: "vediamo appena che tiro lo stipendio e vado a mangiare pesce qua perché io i soldi almeno me li sudo, non come te che non fai un c***o, da fastidio dopo 8 ore di lavoro sentire te che parli di gelato" (non la sto allargando, era esattamente cosi) Per non parlare delle situazioni di compagnia dove io che già dapprima soffrivo di una leggera ansia sociale venivo sempre messo sotto giudizio e sotto critica da lui. Era diventata un'ansia Passano i mesi e l'anno finisce... a gennaio 2017 vado a fare un colloquio per un'azienda importante, così importante che non mi pareva reale però, forse dovuta alla giovane età di 19enne o forse per altri 100 motivi a me sconosciuti io non andai a fare il colloquio con una paura altissima bensì andai a fare quel colloquio con una voglia matta di farmi assumere e di farmi piacere a quelle due persone (la responsabile dell'azienda ed il responsabile delle risorse umane, per me in quel momento due semplici persone con la quale stavo facendo un colloquio, non mi stavo rendendo nemmeno conto della importanza di chi avessi di fronte) tanto che riuscii a farmi assumere per uno stage di 4 mesi che cominciava a Febbraio (20 giorni dopo). Comincia lo stage, e quando dico Stage intendo veramente Stage e non un modo per farti sgobbare come un matto prendendo meno di tutti, in questo caso era un vero e proprio stage dove venivo rimborsato dello sforzo che facevo e comunque stai tranquillo che sei qui per imparare e non hai responsabilità. L'emozione é altissima ma la voglia di farmi valere e di diventare qualcuno aveva preso il sopravvento così arrivó quel giorno di febbraio ed tutto cominció... Ero felice di far parte di quell'azienda, spendevo 5 giorni su 7 nel 90% di lavoro (8 ore di lavoro + 1 di pausa + 1 di andata + 1 di ritorno) + 10% di di allenamento (2 ore di allenamento + 1 di viaggio). L'ambiente al contrario non era il migliore, veramente molto stressante, non esisteva la calma e bisognava correre e fare più cose tutto ammassate tra di loro, questo vuol dire che ogni momento venivi urlato dietro ed anche tra colleghe adulte l'ambiente era molto negativo, bastava poco perché cominciasse la rissa o anche sparlarsi alle spalle. Io comunque avevo molto legato con la mia responsabile del punto e questo perché seppur mi tartassava spesso passava dei momenti nella quale mi incoraggiava e mi faceva dei complimenti per come stavo andando e poi io vedevo lei come "mamma" ovvero un grandissimo punto di riferimento per me ed anche la persona con la quale io sento di aver un forte senso di ringraziamento per aver creduto in me ed avermi dato l'opportunità di essere li. Nel frattempo l'unica persona con la quale parlavo era quel pseudo-amico e mi ricordo ancora le frasi: "io prendo il doppio di te facendo la metà di te, ahahahah ma dove vuoi andare" Passa un mese, passano due e la mia vita diventa abbastanza fissa, seppur ero molto stressato strano da dirsi ma anche dormendo poco ero sempre attivissimo, avevo forze per fare mille cose e seppur il mio livello di ansia non era mai sceso e quindi ogni momento ansiogeno tremavo io riuscivo comunque ad andare avanti anzi. Passa anche il terzo mese ed i miglioramenti si vedevano, anche se il livello di stress era sempre alto e tra colleghi si peggiorava un giorno si e l'altro pure e la mia vita era ormai diventata sempre quel posto per via di tutte le ore che passavo li dentro io e grazie alle doti della responsabile il punto andava avanti ed ogni giorno si continuava a fare bene. All'inizio dell'ultimo mese di Stage però arriva una notizia veramente molto brutta, la mia responsabile da le dimissioni per tornare a lavorare a Roma (sua provincia di origine) e da li in poi quel posto divenne una completa anarchia, tutto stava andando metaforicamente in fiamme. Io presi molto male l'addio nell'azienda da parte della mia responsabile e quasi quasi davanti ai miei colleghi in un momento morto mi misi a piangere e questa cosa non venne vista bene da alcune mie colleghe perché questa persona era odiata da morire pertanto da li il punto vendita andò a finire veramente male e mi ricordo ancora tutt'ora una frase che mi venne detta: "non vedo l'ora che passi questo mese e te ne vai da qui" provai a rispondere ma venni subito interrotto con una frase "stai zitto che non sei nessuno" e seppur dopo una settimana ricevetti delle scuse e comunque tornammo a lavorare perché io mi sforzai di creare un bel rapporto quella scena mi rimase impressa e l'azienda fino all'ultimo giorno era sempre eternamente peggio. In breve ricordo che dicevo che la barca in quel momento stesse affondando e me lo ripetevo ogni giorno. Passa il mese e finisco lo stage, ancora mi vergogno a dirlo ma in quel momento inconscio del mio futuro e di mille altri problemi mi sentivo come se fossi liberato. Sará perché l'estate mi dava ancora un senso di libertà o perché mi ritrovavo con qualche spicciolo di soldo in mano (mai avuto in vita mia) che l'unica idea che mi passava in testa era di godermi qualche giorno e così feci ma già dopo qualche giorno inviai qualche cv in giro con tanta voglia di non fermarmi e ricominciare. Passa qualche giorno e vengo richiamato dal responsabile delle risorse umane e mi dice che lui vuole che io faccia parte di loro, io gli parlo quei 2 minuti spiegandomi che sono onorato ma da quando se ne andò la responsabile l'ambiente era diventato orribile e non so se sarei propenso a tornare (pensandoci mi sento ancora molto stupido per aver dato quelle risposte a 20 anni) e lui invece voleva far di tutto purche io tornassi da loro, sta di fatto che io quell'ultima chiamata a loro non la feci perché stupidamente pensavo dovessero essere a loro a richiamarmi e da li a lungo andare mi ricordo che mi ripetei é stato meglio così.
Passa un mese esatto e comunque un nuovo lavoro lo trovo e qui anche se non sono soddisfatto parlando di carriera perché a livello di nome invece di aver fatto un passo avanti ne ho fatti 3 indietro va bene e vado avanti, qua però c'era un altro problema, con questo lavoro dovevo obbligatoriamente abbandonare il mio sogno sportivo pertanto dopo 50 giorni decido di andarmene ma quasi neanche per volontà mia ma per volontà di non deludere il mio allenatore che credeva in me ed in quel mese di luglio erano arrivati dei risultati straordinari, sembrava fosse il momento di spingere. Sinceramente è stata dura, in parte sentivo che stavo buttando molte mie certezze in gabinetto e sinceramente la sensazione è che stessi ripartendo di nuovo da 0... Da li in avanti il livello di stress esplode, un amico che mi continua a minimizzare ed umiliare davanti alle persone e davanti a tutti e poi da parte mia ritrovarmi in una situazione dove la peggior cosa non era il fatto che stessi la ma che per via di determinate scelte io ne ero uscito e ritornato, dentro di me cominciava ad essere pesante il tutto. Non sono soddisfatto di me stesso e vedo nel frattempo che i miei amici cominciano ad avere risultati, comincio a poco poco vergognarmi di me stesso, l'unica cosa che mi tiene su é lo sport che non smetto di fare anche perche quello che reputavo mio amico comincia a diventare veramente molto ma molto pesante minimizzando anche il fatto di quanto mi impegni nell'allenarmi... non mi sento capito da nessuno anzi comincio a vergognarmi di chi sia
Da li in avanti conosco cosa possano voler dire lavori di m***a, gente che vuole sfruttarti, fare colloqui in mille posti. Gente che propone lavori di ufficio ed il lunedì seguenti ti ritrovi a 50km di distanza a suonare campanelli porta a porta. Posti dove ti dicono: tu lavori dal lunedì alla domenica, il tuo riposo è la domenica mattina ma nel foglio presenza tu scrivi solo dal martedì al sabato, deve essere così. Gente che non paga lo stipendio e sentire colleghi che dicono: "per fortuna mi hanno già pagato ottobre" (a dicembre)...
A distanza di un anno arriva il colpo di grazia, firmo questa volta per un nuovo stage per tutta un'altra cosa ma questa volta lo stage fu solo una scusa per pagarmi di meno... orari mai rispettati, se il mio turno finisce alle 15 devo stare li due ore in più perché bisogna ssere sempre elastici sennò se non mi va bene quella é la porta, questa risposta mi viene sempre sputtata in faccia a qualsiasi mio rivendicare di diritto la risposta era sempre quella della porta... mille pressioni ed anche responsabilità, ad ogni mio sbaglio (perché stavo da solo anche se sotto contratto non doveva essere così) mi veniva decurtato dallo stipendio ma soprattutto una collega (eravamo in 4 in totale) che mi odiava a morte finché un giorno mi umilió in pubblico davanti a tutti i clienti dopo settimane e settimane di un clima pesante. Decisi di mollare e mi vergognai veramente molto di quella scelta anche se non me ne pento tutt'ora pensandoci.
Peró da li in poi ho perso completamente la fiducia in me stesso, con un curriculum da vergogna non ho più inviato nessuna candidatura e per via di un insieme di brutte esperienze sommate sono tornato a fare i soliti lavoretti che mi permettono di tutelarmi da solo ma non di avere quelle grandi ambizioni che aspiravo...
Ma non è finita qui... Comincio ad avere una vera propria paura del giudizio, consapevole di aver fallito, consapevole di essere un fallito, consapevole non riesco più ad accettare il fatto che io sia questa persona e comincio sempre di più il possibile ad isolarmi. Interrompo di punto in bianco senza un valido motivo ma semplicemente smetto di rispondere a quel mio pseudo amico che avevo perché non riuscivo più a sopportare la mia inferiorità nei suoi confronti. Comincio a crearmi nella mia mente scenari negativi sempre peggiori, sempre più forti, non riesco a reggere una domanda nella mia testa ovvero: "emi, studi o lavori?" E la vergogna nel dire che non faccio niente nella mia vita mi rende una vergogna assoluta, una vergogna così forte che ancora prima di svegliarmi mi sento stanco, non mi alzo nemmeno in piedi. Le paure che mi faccio mi bloccano ed alla fine all'ultima competizione mi prende una sincope perché oltre alla tensione della competizione che già sentivo molto mi comincio a fare domande come: "ma se ora per stemperare la tensione mi chiedono cosa sto facendo ora nella vita?" Tanto che quando andavo ad allenarmi cercavo solo un modo per isolarmi sempre o inventare discussioni tipo: "che caldo fa oggi eh". La situazione era diventato così pesante che le prestazioni calarono a picco ed io dopo un anno decisi anche di mollare anche per evitare qualsiasi contatto con le persone perché non volevo più far pesare i miei errori, era proprio diventata una fobia sociale.
Oggi mi ritrovo a casa, con un po' di soldi messi via (anche perche non li spendo) ma non tanti come i miei amici che vedo oggi a 24 anni nei social postano foto di traguardi compiuti, coetanei laureati, coetanei con un lavoro a tempo indeterminato, coetanei con un futuro, coetanei con una famiglia ed io qui a casa a fare poco, a cercare mille illusioni, a cercare di svarionare con il cervello finché uno di questi giorni. In questi giorni stupidamente mi è venuto un pensiero che mi ha logorato l'anima ovvero ma alla fine se avessi solo richiamato non sarei venuto a conoscenza di tutto questo, avrei avuto un lavoro e soprattutto molta più esperienza (il punto vendita ha chiuso l'anno dopo il mio stage ma sono dell'idea che avrei potuto chiedere un trasferimento anche per andarmene a vivere via di casa) Non sarei rimasto in mezzo a mille casini che io ho conosciuto ma sarei andato avanti per quella strada ed oggi riconosco che io alla fine stavo solo facendo le cose giuste, dovevo solo resistere ed invece ho buttato tutto a quel paese. Oggi però qui non riesco manco più ad uscire vergognandomi troppo del mio passato e nel vedere che persone anche più piccole di me di età mi hanno superato, ho fallito in tutto e non riesco più nemmeno a guardarmi allo specchio, sinceramente preferisco dormire perché mi illudo a fare una vita che non è la mia e sinceramente non trovo le minime forze per uscire da questo tunnel di pensieri. Ho sempre due pensieri fissi: 1)"Prendo un treno e me ne vado via, ho la liquidità per farlo e poi a costo di dormire per strada posso dire però che nella mia vita prima dei 25 anni sono uscito ad andare a vivere da solo" 2) mi butto giù dalla finestra oppure mi butto sotto ad un treno, la faccio finita perché il futuro mi fa male, non riesco più ad alzarmi la mattina che le gambe mi fanno malissimo, pensando a dove sarei potuto essere ed invece dove sono ora. Sono solo un fallito e sinceramente ho pure vergogna a candidarmi per qualsiasi posizione vedendo cosa dice il mio cv, ho fatto un po' di qua un po' di la un po' di su un po' di giu ma alla fine di concreto non ho fatto niente ed ho pure un buco immenso sul mio cv, meglio che mi ammazzi e magari ricominci qualcosa di nuovo, non mi interessa minimamente il dolore che potrei dare a qualsiasi mio familiare perché se oggi non esistessi io non avrei sofferto ed il mondo sono sicuro sarebbe un posto migliore, mi sento uno scarto della società. Questa è la mia storia

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La mia ragazza è depressa e non so come comportarmi e come aiutarla

Buongiorno, da qualche mese ormai vedo la mia ragazza sempre più stanca e triste, ormai senza voglia di fare nulla. Negli ultimi tempi la cosa è peggiorata al punto che non si alza dal letto o dal divano per tutto il giorno, non ha voglia di parlare e ha perso interesse in qualsiasi cosa. E piange molto frequentemente. Parte di questo malessere deriva dalla sua situazione familiare da sempre molto complicata, ma la cosa si è aggravata tantissimo con la pandemia. Lei infatti vive da sola e lavora da casa, e resta quindi per gran parte del tempo da sola, senza mai avere nessuno con cui passare del tempo e sfogarsi un po'. Sebbene la sua depressione non sia in realtà stata certificata da un medico che l'ha visitata o sentita, la mia psicologa, a cui ho raccontato il tutto, e anche un mio amico a sua volta depresso e che sta cercando di uscirne, mi hanno certificato la diagnosi. Io vorrei poterle dare del conforto, per quanto possibile, ma faccio tantissima fatica, sia perché non saprei bene cosa fare (causa anche pandemia e limitazioni nelle attività), sia perché sono una persona molto sensibile a mia volta, e vederla così mi manda in lacrime senza riuscire a fare nulla di concreto. Oltre a questo, cerco comunque di passare più tempo possibile con lei, ma questo si limita principalmente alla sera dopo lavoro e ai weekend. Vorrei quindi chiedere cosa posso fare e soprattutto quali comportamenti sono più corretti ed efficaci in casi come questo. Aggiungo infine che sono riuscita a convincerla ad iniziare un percorso da una psicoterapeuta della zona, che spero sia in grado di aiutarla. Tuttavia ha appena iniziato, ha fatto un solo incontro e nel frattempo la vedo che sta sempre più male.

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Non so cosa fare

Salve mi chiamo Sara ho 24 ed ho una bimba di 6 anni. Ho avuto la bimba ha 16 anni, mi sono ritrovata sola il mio ragazzo spari ed in più ebbi gravi problemi, fui ricoverata in ospedale per 3 mesi é stata una gravidanza difficile. I miei problemi risalgono sin da quando ero piccolina, mi sono sempre sentita pessimista su tutto. Quando é nata la bimba é stata la cosa più bella che mai potesse capitarmi, solo che poco dopo il parto iniziai a soffrire pesantemente di attacchi di panico, costanti dalla mattina fino a notte fonda. Oltre ad attacchi di panico iniziarono a venirmi i peggio pensieri in testa, se sentivo parlare di cose brutte mi autonconvincevo che anche io potessi fare certe cose. Mi sentivo come trattenuta nel fare male alle persone, mi veniva l'impulso e poi scoppiavo a piangere, iniziai anche ad avere paura di ogni cosa se sentivo parlare di malattie mi convincevo che mi sarebbero venute anche a me. Arrivai ad un punto che chiesi aiuto perché avevo il terrore di diventare matta, se vedevo un programma che parlava di omicidi avevo paura di poter diventare anche io così. Avevo paura di tutto e mi prendevano attacchi di panico fortissimi come l'infarto: sentivo il bracco formicolare, idem la mandibola, dolori al petto lancinanti e vomito. Andai da uno psicologo per un periodo e i pensieri andarono a calmarsi mentre gli attacchi di panico no. Dopo tutto mi misi con un ragazzo, una relazione durata 3 anni penso relazione più brutta non poteva capitarmi. Mi offendeva dalla mattina alla sera. I primi mesi tutto bene, dopo però andò il tutto nero baratro. Mi ci sono voluti due anni per lasciarlo e riuscire a capire la situazione. Sono arrivata a pesare 44 Kili ne pesavo 58 mi sono sentita sola, mi sono sentita come se non meritassi di meglio e me ne facevo una condanna, momenti bruttissimi. Ed ora sto male é non so quanto che non dormo la notte mi sono tornati gli attacchi di panico, piango, penso al suicidio dico tanto la mia bimba sta bene anche senza di me, lo penso ma non ho il coraggio di farlo. Ho sbalzi di umore pesanti di punto in bianco mi sento giù a duemila. Sto con un ragazzo da un anno e mezzo é bravo, ma mi rendo conto che quando si litiga tratto male, penso sempre che dalla vita io non mi possa aspettare di meglio, mi sento sola. Mi vengono poi tremila pensieri, paranoie per tutto. quando dormo faccio incubi non ne posso più, vorrei stare bene ma mi sto sentendo sempre più male. L'unica cosa bella che ho é la mia bimba, per il resto vedo tutto nero.

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Senso di inadeguatezza

Salve. Sono un ragazzo di 20 anni, due anni fa mi sono trasferito dal mio paese, nel sud, a Bologna, per frequentare l’università. All’inizio ero molto contento della mia scelta, forse perché pensavo che questo nuovo percorso avrebbe potuto rappresentare una sorta di riscatto nei confronti dell’esame di maturità, che non si é concluso come avrei voluto. Ho frequentato le lezioni e ho sostenuto gli esami fino a febbraio 2020, poi, con l’emergenza sanitaria della pandemia, sono ritornato nel mio paese. Qui ho continuato a studiare, ottenendo comunque buoni voti, ma dopo qualche mese ho cominciato a sperimentare un senso di insoddisfazione verso il mio percorso universitario. Tutto é cominciato da un esame, molto faticoso, in cui ho preso un voto alto, ma sono stato penalizzato dal fatto che, nonostante avessi risposto correttamente a tutto, l’apparecchiatura di cui disponevo per sostenere l’esame in modalità online non era ottimale, motivo per cui la prof non riusciva a sentirmi bene. Ad ogni modo, sono andato avanti nel mio percorso, ma quel senso di inadeguatezza si é ripresentato. Ho sostenuto due esami scritti, in cui non ho ottenuto il massimo per una sola risposta sbagliata in entrambi i casi, e un esame orale, in cui sono stato penalizzato dal fatto che la connessione internet é caduta proprio nel bel mezzo del colloquio. Al di là di queste esperienze, ho notato che la gran parte dei miei compagni di corso riesce comunque a sostenere esami con un profitto superiore al mio, e questo non fa altro che accrescere quella sensazione di inadeguatezza. Penso che anche il contesto abbia influito molto: per anni, dalle scuole elementari fino al liceo, sono stato “il più bravo della classe”, quasi come se fosse un’etichetta che si attacca addosso senza volerlo, ed ora mi trovo circondato da “più bravi della classe” migliori di me. Oscillo costantemente tra il pensare che sia semplicemente “sfortunato” (per via degli episodi sopra descritti) e il pensare che sia realmente inferiore a tutti gli altri. Vivo ogni esame come un’occasione per mettere alla prova me stesso: se va bene, allora sono stato fortunato; se va male, allora é vero che sono incapace, ed é giusto torturarmi. C’é sempre un senso di “competizione” con tutti gli altri che mi sta portando all’esaurimento nervoso. Ad oggi la situazione é diventata insostenibile: non mangio più, ho perso più di 20 kg da quando é cominciata questa crisi e di notte non dormo. Infatti, non appena prendo sonno, mi sveglio di soprassalto, sudato, ripensando agli esami dati mesi fa. É una vera e propria ossessione, non riesco a non pensarci. La mia mente ormai va da sola, é sconnessa dalla mia volontà. Sono perennemente stanco, privo di energie, demoralizzato e terribilmente confuso. Comincio a perdere la memoria, rimando lo studio e non sono capace di concentrarmi nemmeno per 10 minuti. Il tutto contornato da frequenti attacchi di panico. Aiutatemi.

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Crisi di pianto, attacchi di panico e senso di oppressione al petto senza un motivo

Salve a tutte/i. Sono una donna di 30 anni, al momento disoccupata, vita sedentaria. È da un mese circa che ho crisi di pianto, attacchi di panico, senso di oppressione al petto con conseguente mancanza di respiro. Quello che mi manda ancora di più in panico è il non sapere da cosa derivino queste crisi e ogni giorno sto sempre peggio. Non so cosa fare, anche in questo momento mentre sto scrivendo la sensazione di oppressione al petto ecc si fanno più forti. Inoltre ho una mancanza di desiderio e anche questo mi fa sentire peggio perché ho paura di deludere il mio compagno (molto attivo sessualmente parlando). Poi ogni giorno che mi guardo allo specchio mi faccio schifo sempre di più, mi vedo sempre più grassa e gobba.

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Ho un problema con la mia famiglia,

Buonasera, sono una donna di quasi 36 anni. Sto vivendo da 12 anni un incubo con la mia famiglia che odia il mio fidanzato. Sono circa due settimane che i miei genitori mi stanno opprimendo, a finché io lasci il mio ragazzo. Io vivo con loro, ma sto molto spesso a casa del mio lui. Loro non hanno mai approvato questa relazione, in quando dicono che nn è idoneo a stare con me. Io sono di famiglia benestante, non mi manca nulla a casa, anche se io lavoro., ma il mio ragazzo nn ha grandi possibilità economiche, è da un po' che nn lavora a quanto c è una forte crisi. A loro nn piace, dicono che è brutto, ignorante e senza soldi. Mi dicono che tra noi non c è futuro e che non posso affidarmi a lui, altrimenti andrò per strada a chiedere l elemosina!!! Mi hanno messo davanti ad una scelta, o sto con loro oppure vado da lui, ma poi con loro chiudo definitivamente, quindi secondo il loro punto di vista devo troncare con lui. Ma come faccio a lasciarlo dopo 12 anni, così all'improvviso???! Ci amiamo tanto, con lui va tutto bene è sempre andato tutto bene. Dicono che io sono una delusione. Sono disperata, non vivo più. Sto molto male!! Mi stanno facendo il lavaggio del cervello, mi stanno opprimendo, vivo una vita di stress molto forte. Non so che fare!! Ormai mi sono chiusa in me stessa. Io non voglio perdere ne la mia famiglia è ne il mio ragazzo. Sono disperata. Un saluto e grazie

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