Depressione
Dott.ssa Gabriella Ghiglione

Depressione

Ma che cosa significa essere depressi? Non è solo una forma di tristezza, ma si parla di depressione perché il malessere che si prova influenza sia la mente che il corpo, incluso il ...

02 Luglio 2019

Domande e risposte

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Come affrontare una possibile depressione?

Premetto che non sono mai stata in terapia ma avrei voluto, per problemi economici non ho mai avuto la possibilità. Ho 21 anni e dall'età di 3 anni i miei si sono separati e mia madre si è trasferita dal nostro paese perchè aveva conosciuto un uomo con cui ha iniziato subito un'altra relazione e da cui ha avuto un altro figlio. Mio padre con me non ha mai provato ad avere un rapporto, mai una chiamata, mai nulla. Con mia madre ho avuto invece un rapporto direi molto travagliato perché dopo la separazione ha dato tutte le sue attenzioni a questo nuovo compagno e al figlio che hanno avuto insieme. Nel corso degli anni ho dovuto imparare a prendermi cura di me stessa perché nessuno aveva tempo per me, ero invisibile. In adolescenza ho iniziato ad avere tanti problemi con il compagno avevamo idee diverse e non faceva altro che mettermi in cattiva luce per dimostrare a mia madre che io ero una figlia cattiva e questo mi portava a litigare anche con mia madre oltre che con lui. Ed è stato sempre così lei continuava a difenderlo o quando provavo ad affrontare la situazione con lei in assenza di lui lei mi veniva incontro mi capiva ma appena arrivava lui cambiava, era totalmente manipolata, fino a quando ho iniziato a scoprire vari tradimenti di lui. Ne ho scoperti 3 con 3 donne diverse e ho sempre messo al corrente mia madre ma lei è sempre stata tutto fumo e niente arrosto minacciava di lasciarlo ma poi si tirava indietro perché pensava che lasciarsi avrebbe causato un dispiacere al figlio che avevano in comune. Quindi ho deciso di comportarmi diversamente ovvero di ignorarli mi chiudevo in camera e dormivo per non poter pensare o uscivo di casa. Poi lui ha iniziato a picchiarla e lì ho dovuto prendere in mano la situazione quando iniziavano a litigare mi mettevo in mezzo per poter proteggere lei e così facendo i colpi diretti a lei li prendevo io fino a quando riusciva a chiudersi in camera. Dopo tanti sforzi sono riuscita a far andar via di casa questa persona. Quando sembrava tutto finito ho iniziato non uscire più non avevo voglia di vedere nessuno e ho iniziato a perdere peso nonostante mangiassi normalmente, sono arrivata a pesare 39kg. Facevo incubi la notte o non riuscivo ad addormentarmi prima delle 7 del mattino. Un giorno ho iniziato a chiedermi perché dovessi subire così dolore nella mia vita, ho toccato il fondo e qualcosa in me si è acceso ho iniziato a parlare con mia madre prengandola di ritornare nel nostro paese ma lei nonostante era al corrente della mia tristezza ha continuato ad essere preoccupata per l'altro figlio, diceva che questo cambiamento non avrebbe giovato a lui. Io comunque le dissi che da lì sarei andata via ma lei ha continuato a buttarmi giù dicendomi che non sarei mai riuscita ad andar via che non avrei concluso niente che quello che desideravo era irrealizzabile. A 19 anni sono andata via di casa tornando nel paese dei miei genitori e ho iniziato a vivere la mia vita da persona indipendente ed ero felice non avevo nessuna preoccupazione, avevo un piano, lavorare e mettere da parte dei risparmi per poter studiare e realizzarmi e avevo attorno i miei amici ma questa felicità è durata poco perché mio padre si è messo in contatto con me e mi ha proposto di andare a vivere con lui quindi trasferirmi un'altra volta ma al nord Italia e mi ha convinta facendomi promesse, ovvero mi avrebbe aiutata a continuare gli studii che ho dovuto abbandonare per aiutare mia madre in quella situazione con il suo compagno e che mi avrebbe fatto prendere la patente. Praticamente mi ha fatto credere che era pronto dopo 21 anni a prendersi le sue responsabilità da padre. Ora dopo un anno che vivo al nord continuo a non trovarmi con la vita di qui, lui non ha mantenuto nessuna delle sue promesse e oltre tutto quando accenno qualcosa evita discorsi o mi prende in giro inventando scuse. inizio a pensare che mi abbia voluta qui per avere qualcuno che gli accudisca la casa. Ogni giorno che passa mi sento intrappolata in una prigione da cui non vedo via d'uscita e sono totalmente sola non so più come gestire questa situazione. Da poco ho preso la decisione di tornare al Sud dove ero felice ma non avendo una casa e non avendo la possibilità economica mi trovo sempre al punto di partenza. Ho bisogno di sapere dove trovare la forza per affrontare di nuovo una situazione che credevo aver superato.

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Ho 29 anni penso continuamente al suicidio

Buongiorno, mi chiamo Alex e ho 29 anni, è da tanto tempo ormai che medito il suicidio, ho una storia familiare molto difficile e non ho mai consultato uno psicologo o una psicoterapeuta. Ripercorrendo il mio passato, i miei problemi cominciarono quando ero piccolo (mio fratello si ammalò gravemente quando era molto piccolo ed era seguito costantemente da mia madre negli ospedali lontani da casa nostra, mentre mio padre stava in galera, questo l'ho scoperto quando avevo 18 anni) quindi io ho vissuto con i miei nonni (i genitori di mio padre) buona parte della mia infanzia, a volte venivo ospitato da altri parenti o amici di mia madre. La situazione si assestò più o meno durante i miei 11/16 anni di età, quando mio padre uscì dal carcere e tornammo a vivere come una famiglia "normale", mio fratello si riprese dalla brutta malattia. Successivamente cominciò la sciagura, mio padre abbandonò la nostra casa e si prese anche i soldi (tra cui il rimborso di un incidente in cui io fui coinvolto a 14 anni, io lo venni a sapere dopo la maggiore età), io mio fratello e mia madre ci trovammo senza più nulla, nel 2012 subimmo uno sfratto e ci ritrovammo letteralmente in strada, poi piano piano siamo riusciti a ristabilirci, sempre vivendo tra mille difficoltà e con pochi soldi. Il rapporto con mia madre non è mai stato ottimale, nel corso della relazione tossica con mio padre ha contribuito a distruggere anche la figura dei miei nonni paterni, con cui ho vissuto la maggior parte della mia infanzia, rendendomi privo di riferimenti "sani" a cui rimanere legato (premetto che i miei nonni, a quel tempo molto anziani, non si comportarono benissimo con noi durante la mia adolescenza, ospitarono mio padre), Per quanto riguarda me, non ho fatto altro che chiudermi in me stesso, ho sofferto di disturbi di ansia e attacchi di panico per tanti anni che ho molto lentamente imparato a gestire, soffro anche di quella che penso sia una fobia sociale e una depressione che nel corso degli anni si è manifestata in vari modi, che penso sia cominciata quando ero alle superiori. Sono sempre stato una persona introversa e riflessiva, ora mi considero fortemente disilluso e nichilista, ho problemi a legarmi alle persone, infatti ho pochissimi e selezionati amici, è da tanti anni che non mi lego a una ragazza (addirittura il mio primo bacio l'ho ricevuto da una ex ragazza perché non prendevo iniziativa). Ultimamente i miei problemi sono riaffiorati in modo atroce, ogni mattina faccio uno sforzo immane per recarmi a lavoro (mi sono trasferito in nord italia sempre per lavoro) e ho paura del contatto sociale, il punto più basso l'ho toccato quest'estate durante una forte delusione per un'opportunità lavorativa che ho perso a Milano, e che mi ha portato a dover tornare in Sardegna (la mia terra di origine) e cercare lavoro in un settore che disprezzo, la ristorazione. Durante questo lavoro ho avuto un conflitto con un collega (non particolarmente stimato dagli altri colleghi, anzi), che senza che io facessi nulla mi ha offeso davanti agli altri colleghi, definendomi uno sfigato e arrivando a deridermi sull'aspetto fisico senza nessun pretesto, arrivando a dire in un'occasione che pensava che fossi vergine. Questo ha riacceso la mia insicurezza e la mia depressione e mi ha portato ad abbandonare quel lavoro, mi ha messo profondamente in crisi e ho ricominciato ad avere pensieri suicidi molto frequenti, la rabbia più profonda l'ho sviluppata per il fatto di non essere riuscito a farmi valere in quell'occasione. Quando metto piede fuori di casa metto in discussione il mio valore come persona e il mio aspetto (fino a quell'episodio non ho mai avuto problemi di insicurezza dal punto di vista fisico, ho praticato palestra per tanti anni e mi sono stati fatti complimenti anche dall'altro sesso), ora mi sento insicuro e fragile, e come se fossero riaffiorati dei conflitti interiori non risolti che ho sepolto dentro di me, ma che ora mi stanno trascinando nel baratro. Mi scuso per la lunghezza del testo, vorrei avere un parere vi ringrazio

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Come faccio a riprendermi? Non riesco a stare bene

Salve a tutti, sono una ragazza di 18 anni, vivo in un piccolo paese, non mi è mai mancato nulla, ho degli amici meravigliosi e una bella famiglia. Nonostante tutto questo non sto bene, non mi sento accettata, soprattutto da mio padre.. Ha sempre da ridire su tutto ciò che faccio, so che mi vuole bene, ma non capisce che mi fa del male, soprattutto quando parla di mia sorella maggiore, perché per lui è la figlia prediletta. Io sono sempre stata meno calma rispetto a mia sorella e qualche volta ho deluso molto i miei genitori. Non mi sento capita da nessuno, non mi capisco neanch'io. Alterno periodi di massima euforia (sto sempre fuori casa e riesco a divertirmi) a periodi che non riesco a fare nulla, solo stare a letto, da sola. Alcuni giorni sento che posso arrivare dove voglio, mi sento determinata per il mio futuro, altri, invece, una nullità totale. Mi convinco di stare bene con me stessa, che mi piace il mio carattere e il mio atteggiamento nei confronti altrui, ma arrivata a questo punto, mi domando, è davvero così? In realtà non sono forte come penso, solitamente me ne frego degli altri e delle cose e penso solo a me stessa, ma forse non riesco a pensare nemmeno a me stessa adesso. Mi sono fatta usare da un ragazzo per quasi un anno, nonostante ne fossi consapevole, ma adesso sto male, mi manca e so che non dovrebbe essere così. Spesso non riesco a stare con la gente, anche la mia migliore amica dopo un un paio d'ore inizia ad essere insopportabile per me. Non mi comprendo, non riesco a capire chi sono, so solo che sto perennemente male anche se non lo faccio notare agli altri.

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Obiettivi

Buonasera, durante tutta la mia vita ho perseguito obiettivi molto impegnativi. Oggettivamente giorno dopo giorno dopo giorno, mi sto rendendo conto che ho molte difficoltà per portarli avanti perchè mi mancano i mezzi necessari come soldi e potere sociale. Sto facendo un grande lavoro su di me e mi sto rendendo conto che la mia auto-molestia è dovuta alla mia concezione mentale di avere successo. Ho seguito i consigli sul cambiare i miei obiettivi, (sono stato quasi un anno in terapia) perchè troppo lontani, poi accetto il fatto di avere lacune e troppe poche garanzie di riuscita. Durante questa mia ricerca di altri obiettivi sostitutivi di vita, ogni volta che provo a immaginare cosa mi piacerebbe fare, vedo già la fine e se la fine non è un ruolo di successo (sempre secondo i miei canoni etc etc) mi dispero e mi arrabbio sempre per la mancanza di mezzi.Il problema principale è che se l'obiettivo che voglio raggiungere non è "di successo" il resto non mi interessa. Lo stare in mezzo, accontentarmi di quello che posso avere, mi fa cadere nella rabbia e nella frustrazione. Per esempio ho il pallino fisso che io non voglio condurre una vita sotto i 75K l'anno. Prima volevo farlo disegnando ma siccome il mercato dei disegnatori si è saturato il compenso dei disegnatori da parte delle aziende (molto più furbe del popolo) si svaluta sempre di più perchè c'è gente che lo fa gratis creando esorbitanti turnover di stagisti for free per le aziende ricche. Al che ho cambiato obiettivo e sono entrato nel mondo delle vendite perchè pensavo che più vendevo più guadagnavo. invece nonostante l'impegno. il leccaggio di culo ai capi etc, e la mia bravura nel portare risultati mi ritrovo sempre con lo stesso salario. Ho persino deciso di aprire un attività mia, convinto del fatto di essere padrone della mia vita, ma mi sono reso conto che da solo non andavo da nessuna parte perche dovevo pagare tutti quanti i collaboratori non volendo rimanere in debito con nessuno, quindi nel mio progetto mentale avrei superato i 75k netti all'anno solo dopo 15 anni di frustrazione e compromessi con tasse, commercialisti venditori e fornitori, e non era nemmeno detto che ci sarei riuscito, quindi alla fine ho interrotto anche quel percorso. Adesso son di nuovo nel mondo delle vendite ma non esiste carriera e nel giro di 5 anni si è abbassato anche il salario dei big manager. Da tutte queste esperienze ho imparato molto sulla contrattazione sul lavoro, su come usare gli altri etc etc etc etc ma non sono mai stato felice, mai in tutta la mia vita. Non piango da circa 10 anni e considero il fatto che chiunque stia sotto una certa cifra annuale sia un operaio e io che ne guadagno 20.000 lordi, mi considero quasi uno schiavo. Voglio capire perchè nella mia testa ogni volta che mi metto un obiettivo o lo faccio per avere qualcosa di consistente in cambio oppure rinuncio completamente. Non riesco a cogliere le tanto millantate cose belle della vita. E avendo avuto poi così tante delusioni per obiettivi troppo alti rispetto le posizioni da cui partivo mi sono deluso da solo. Ancora continuo a pensare che se non vivo da ricco la vita è una merda totale infatti non costruisco relazioni e non considero nessuno, penso che nessuno sia importante compreso me stesso. Che malattia mi sono provocato? perchè non vedo bellezza in tutto questo marasma di operai e melma sociale? tra l'altro non sono nemmeno snob, nel senso che non voglio essere benestante per sentirmi al di sopra degli altri, con gli altri nemmeno mi ci misuro. Anzi provo un po di graziosa pietà per chi prega o dice di apprezzare le piccole cose o afferma di accontentarsi di quel poco che ha o per quelli che si ritengono fortunati di non essere nati in Africa. Parlo volentieri con tutte le categorie sociali dal barbone all'amministratore delegato e tratto tutti allo stesso modo senza nessuna differenza e tra l'altro sono completamente onesto con chiunque senza voler innescare pensieri o chissà cosa nella testa degli altri. Non voglio nemmeno costruire un immagine nella testa dell' altri che sia diversa dal mio essere. Inoltre mi sento poco legittimato a comprarmi perfino cose essenziali. Le aggravanti della mia depre sono dovute però alla condivisone forzata dei mie spazi coi coinquilini e del mio tempo (lavoro all interno di un team con orari pressanti e turnazioni). Questa cosa è quella che mi fa sentire ancora più triste. Ultimamente a parte rabbia e tristezza non mi si rizza più nemmeno il pisello. Non so come sia riuscito ad arrivare a tanta bassezza mentale. Ho perdonato mio padre e mia madre e la società che non vuole cambiare e il mondo che esisteva da prima di me e esisterà dopo di me. Mi sento comunque una nullità. Ogni giorno cerco un motivo per non suicidarmi perchè non faccio una vita di qualità (qualità in termini di tempo speso a fare cose che mi piacciono) e non faccio una vita che corrisponde al mio essere libero (devo per forza fare qualcosa in funzione degli altri sempre perchè da solo sto benissimo ma non posso campare vivendo da solo) e slegato dalle dipendenze di lavoro, rapporti forzatamente ossequiosi (tenere un buon rapporto con coinquilini amici famiglia e colleghi). Non ho uno spazio mio e non voglio indebitarmi con una banca per 30 anni. Non lo so cosa mi possa piacere,, mi piace solo vincere, ma nelle battaglie in cui gioco ho pochi mezzi per vincere e le altre battaglie non mi interessa combatterle perchè il premio non è appetibile. Cosa mi succede? tra l'altro non provo nemmeno sensi tipo: dimostra qualcosa a te stesso o agli altri, non ho mai provato cose così nemmeno da piccolo.

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Salve vorrei sapere come e possibile riconoscere i sintomi della depressione?

Scusate era un periodo che andava tutto nella norma poi un crollo improvviso mi sento depresso, giu di tono, mi e morto un amico poco piu' di un mese fa puo' essere quello? o tutta una serie di cause? non consapevoli? grazie della risposta

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Come affrontare i pensieri suicidi e il sentirsi inadeguati?

Sono una ragazza di 20 anni, determinata, sognatrice e a detta degli altri “brillante” “geniale”. Potrebbe sembrare tutto alquanto normale, ma purtroppo l’altra faccia della medaglia raffigura una persona insicura, infelice ed incapace di trattenere le proprie lacrime ogni volta che una situazione sfugge leggermente dalle mie mani. Ho iniziato a soffrire di depressione intorno ai 12, in cui compivo gesti di autolesionismo fisico e facevo pensieri inadeguati. Credo che il tutto sia scaturito dal rifiuto del mio aspetto e dal contempo dalla morte di un caro. Ma allora non sapevo cosa fosse la depressione, solo andando avanti ho capito con che cosa stavo lottando. Sono arrivata a 20 anni con dei traumi alle mie spalle (accumulati soprattutto al mio diciottesimo anno di età), inoltre da un lungo periodo a questa parte ho iniziato a sviluppare pensieri suicidi. Sembra quasi non vogliano lasciare la mia mente e ogni giorno sempre di più sento la pressione del mondo che mi è intorno e cado sempre più in basso. Tutto non va, ho perso tutti gli obiettivi che mi ero prefissata e credo che non abbia più senso continuare. Ho provato a parlarne con la mia famiglia e amici di questo problema ma sembra quasi che nessuno voglia ascoltarmi o forse prendono con troppa superficialità le mie parole. Credono che non sia vero? Credono che se si ha la depressione non se ne possa parlare apertamente? Ed io mi chiedo, deve per forza “scapparci” il morto per dimostrare il mio stato d’animo? Io non so cosa fare. Mi sembra che in me convivano due persone. Quella determinata e sognatrice che vuole viaggiare per il mondo e ottenere la carriera dei propri sogni, e l’altra persona che è stanca e non prova nulla se non delusione nei propri confronti e dalla gente attorno. Cosa fare a questo punto? Ci sono momenti in cui veramente non so controllarmi e ho paura che possa essere la mia fine. In piu tutto questo ha influito sulla mia vita mondana, tendo ad abusare di alcool, ho disturbi gravi del sonno, ho totalmente perso la mia capacità di concentrazione ed ho assolutamente zero autostima.

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E' depressione la mia?

Salve, mi sono iscritta qui perchè ho bisogno di essere aiutata in questo periodo della mia vita. E' da circa due anni che sto soffrendo per un problema del passato che ho avuto (non fisico), però ho sempre sottovalutato la mia sofferenza sono sempre andata avanti lasciando perdere i miei momenti bui. Ad oggi dopo quasi 2 anni mi ritrovo così: fredda, vuota, impassibile e senza voglia di avere rapporti umani come se fossi morta interiormente. Mi sono iscritta all'università, la quale mi da tantissime soddisfazioni. Ho tante amiche, anche se talvolta, odio perfino loro come se con nessuno mi sentissi a mio agio. Dentro di me è maturato un profondo odio verso il genere umano, mi sento in uno stato elevato di depressione, non ho voglia di fare nulla. Se avessi il coraggio mi ucciderei, ma solo una cosa mi frena: l'amore che ho per i miei genitori, odio vederli stare male e so che se facessi mai una cosa del genere, probabilmente si ucciderebbero anche loro e non voglio questo, non lo meritano. Sono triste, molto sento che nulla mi emoziona cerco di far vedere agli altri che sto bene ma non è così, sto molto male. Mi dispiace e chiedo scusa a chi magari è in ospedale e sta passando momenti brutti a causa di un brutto male o altro, ma anche io sto soffrendo e credo che ognuno abbia diritto a manifestare il proprio dolore e ad essere aiutato. anche se ho sempre pensato che lo psicologo serve per casi molto gravi.

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Non so come riprendermi

Salve a tutti, ringrazio già in anticipo chi leggendo la mia richiesta d'aiuto vorrà darmi una mano... Sono una ragazza di 23 anni nata in una generazione che non rispecchia nulla di me e del mio carattere, e in un contesto e situazione economica dura per tutti. Premetto che ho una situazione familiare piuttosto normale, una madre e un padre presenti che non mi hanno mai fatto mancare il cibo in tavola, ma che non potevano permettersi spese extra (siamo in 5 in famiglia con un solo stipendio, di mio padre). Sin da piccola sono stata la figlia diversa, la pecora nera: sveglia e anticonformista, anche un po' introversa. All'età di 14 anni avrei voluto iniziare a frequentare un indirizzo scolastico che mi avrebbe richiesto spese per la mia famiglia impossibili, cosa che i miei genitori non mi hanno fatto scordare: dato che mia sorella è sempre stata ai loro occhi la figlia più brava (e lo era in effetti, costante in tutto) e che frequentava una scuola comoda dal punto di vista della vicinanza, i miei mi hanno consigliato di frequentare lo stesso indirizzo. Un minimo di interesse per le materie proprie di questo indirizzo lo avevo, ma erano presenti anche materie per me quasi impossibili. Il risultato fu il mio completo fallimento: le materie che non mi piacevano tolsero del tutto l'interesse che avevo per la scuola in generale, al punto che fui costretta a non terminare il percorso di studi a seguito di una ennesima bocciatura. Da quel momento ho cercato di fare qualcosa che non potesse deludere ulteriormente i miei genitori: visto che non potevano più permettersi di aiutarmi a completare un possibile percorso di studi, ho cercato lavoro, e sto cercando tuttora. Trovo saltuariamente qualcosa, ma la verità è che nella mia situazione trovare lavoro è quasi impossibile: già senza un diploma è dura, ma il vero problema è che per qualsiasi cosa chiedono esperienza di almeno 1 o 2 anni. Mi andrebbe bene anche pulire i bagni di qualsiasi posto, ma anche per quelli serve esperienza. Esperienza che non posso avere perché non puoi lavorare senza esperienza di 1 o 2 anni. Ho 23 anni e i miei genitori sono stufi di vedermi fallire. Mia sorella non è mai stata una cima, eppure ha preso il diploma (seppur con risultati minimi), ha trovato lavoro (grazie ad un'amica che l'ha inserita) e fra poco andrà a convivere con il suo ragazzo. Il calcio in culo serve a tutti, soprattutto nel mondo del lavoro, cosa per me impossibile vista la mia quasi totale incapacità a relazionarmi: ho avuto amicizie tossiche in passato, di gente che mi ha criticata alle spalle soprattutto per il mio aspetto fisico (ho avuto problemi di peso nell'adolescenza) e per il fatto che non sopporto determinate ipocrisie (la mia ultima amica stretta era una ragazza che mi ha sfruttata per arrivare a determinati scopi, e che poi ha trovato un'altra persona più utile alla sua causa mollandomi senza farsi scrupoli e senza darmi una spiegazione decente). Voglio bene a mia sorella e alla mia famiglia, ma questo mondo inizia a farmi schifo. Mi alzo la mattina e mi chiedo quale sia il senso di sbattersi per poi non avere nulla. Vivo le giornate con un costante senso di vuoto: so che dovrei provare più emozioni ma non provo niente se non stanchezza, tristezza e questo vuoto che non mi lascia mai. La sera perdo tempo col telefonino, sperando di riuscire ad addormentarmi in fretta ma i pensieri mi fanno stare sveglia, e mi addormento sempre tardi. Sono stanca di tutto, e di tutti. Vorrei solo riuscire ad addormentarmi e non dover pensare più a niente, non dovermi preoccupare più delle sentenze di mia madre che pensa che non combinerò nulla nella vita, di quelle di mia sorella che dice che mi devo solo impegnare di più perché io, secondo lei, sono forte. Non sono forte, ho sempre avuto voglia di piangere e ce l'ho tuttora, non lo faccio solo perché non voglio far star male loro. Mi sto solo sforzando di vivere, e so che non dovrebbe essere così. Sono stanca... E basta

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