Ansia e Depressione

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Ansia
Dott.ssa Giulia Causa

Aiuto, sono felice!

La paura di soffrire e di stare male è comunemente diffusa e anche comprensibile. Ma come possiamo spiegarci la paura di essere felici, la paura delle emozioni negative? Proviamo a ...

18 Settembre 2018

Domande e risposte

Ossessioni e Ansia

Buonasera gentili dottori,mi rivolgo al vostro cortese ascolto in quanto sto vivendo un periodo davvero molto difficile da un paio d'anni a questa parte a causa dei miei ormai diventati ingestibili disagi psicologici. Sono donna e ho 25 anni. Mi sento anche in colpa a condurre una vita qualitativamente così scadente non avendo per fortuna nessun problema di salute fisica serio sia verso gli altri che verso me stessa perchè sento che sto sprecando del tempo davvero prezioso. Vi spiego la mia situazione: importante è sottolineare che già da bambina c'erano dei segnali che qualcosa non andava perchè ricordo di essere stata per parecchio tempo convinta di aver fatto cose che in realtà non avevo fatto, ed ero di conseguenza terrorizzata dalla reazione che poteva avere mia madre e dalle eventuali punizioni che potevano derivarne (per intenderci pensavo "oddio e se lo avessi fatto davvero? Chissà come reagirà..") In poche parole ero talmente terrorizzata e abituata al fatto di sbagliare che non riuscivo nemmeno ad essere obiettiva sulla realtà. Ho una mamma a cui voglio molto bene ma è stata molto severa e un padre assente ( i miei divorziarono quando non avevo ancora un anno) che nei pochi momenti di presenza aveva sempre qualcosa da rimproverarmi. Durante l'adolescenza sembrerà strano ma sono stata meglio. Poi ho cominciato ad oscillare tra fasi di maggior serenità e fasi di depressione ma ho intrapreso comunque l'università e precisamente infermieristica. Ecco da quando ho iniziato il tirocinio nei reparti ho cominciato a soffrire di pesanti ossessioni di contrarre qualcosa anche per le situazioni più banali (soprattutto per i virus pericolosi che si trasmettono col sangue). Non dormo la notte a volte e penso continuamente fino a sentirmi male se ho fatto davvero di tutto per impedire un contagio in una circostanza o che rischi ci possono essere, insomma ricanalizzo la situazione vissuta fino allo sfinimento per cercare una risposta che plachi la mia angoscia. Faccio le analisi del sangue una volta al mese addirittura e appena vivo un evento che considero a rischio aspetto il tempo minimo e vado subito a rifarle. Il problema è che quando vivo questi momenti mi metto a letto e trascuro tutti miei doveri in quanto ho bisogno di stare ferma per gestire questo stato di grave panico. Come se ci fosse un ostacolo che mi impedisca di procedere. Un altro tipo di ossessione che mi assilla è di fare o dire qualcosa che generi astio nei miei confronti da parte di qualcuno al punto tale da scatenare una vendetta o una punizione o cose simili e se ho anche il più piccolo dubbio di aver innescato una reazione spiacevole ecco che parte il circolo di pensieri ossessivi e vado nel panico. Non mi diverto mai. Non riesco mai a godermi un momento di possibile gioia, c'è sempre qualche pensiero intrusivo nel mezzo. Non guido mai perchè quando lo faccio poi mi assilla il dubbio di aver investito qualcuno senza accorgermene (l'ultima volta ho rifatto la stessa strada 8 volte). Ho cercato di fare un pò di autoanalisi e sono giunta alla mia personale e profana conclusione che potrebbe dipendere dalla severità con cui sono stata cresciuta e dal conseguente senso di inadeguatezza che mi porta a sentirmi dannosa sia per me stessa che per gli altri. Per esempio la paura del contagio potrebbe dipendere dal fatto che mi hanno sempre detto (e in effetti un fondo di verità c'è) che sono una persona molto distratta e ora vivo con la convinzione che questa mia distrazione la pagherò cara; il resto anche per il generico senso di colpa a prescindere e per bassa autostima. Mi sento davvero ridicola e quando cerco aiuto la mia sensazione viene confermata in quanto mi viene detto espressamente. Potete esprimere cortesemente un vostro parere riguardo alla mia situazione? Non vivo più. Non rendo perchè non so concentrarmi su quel che faccio. Ormai fatico a fare qualsiasi cosa persino a prendermi cura di me stessa, non faccio più nulla con entusiasmo ma vado avanti per inerzia. Gli altri mi sembrano tutti così efficienti e li invidio molto. Grazie mille in anticipo.ti

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Tristezza infinita e pensieri suicidi

Salve a tutti,
mi rivolgo a Voi perche' non so darmi una spiegazione specifica al mio malessere: mi sento sempre molto triste e a volte vorrei solo chiudere gli occhi e non svegliarmi piu'. Non ho amici e non ho mai avuto fidanzati perche' le poche persone che ho conosciuto mi hanno sempre presa in giro ed ora sono diventata severa nel selezionare le persone, poi in questo mio stato, l'unica cosa che non voglio e' conoscere altre persone poi anche perche' vedendomi cosi' nessuna persona decente si avvicinerebbe a me.
Al momento non lavoro e mi e' difficile trovarlo e che qualcuno mi dia un'opportunita' visto che non avendo il diploma non si puo' trovare un lavoro fisso. Passo giornate a piangere da quando ero piccola, a scuola ho avuto bullismo e in piu' ho dovuto sopportare altri traumi come la morte di mio padre e altre cose famigliari.
La mia vita e' uno schifo non ho futuro e purtroppo devo ammettere a volte che penso solo alla morte. Ho fatto una psicoterapia con una psicologa cognitivo comportamentale ma non e' servito a nulla sono solo che peggiorata e mi sento sempre piu' una nullita'.
Sono arrivata a quasi 30 anni e non so nemmeno io come ci sono arrivata ho resistito troppo ma ora non ce la faccio piu' ho sempre pensieri negativi.
Un grazie a chi mi rispondera'.

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Depressione e necessità di maggiore supporto

Salve a tutti, ho già scritto una volta per confrontarmi in merito ad un ipotetico trasferimento. Ho 23 anni, soffro di ansia e depressione da quando ne avevo 13, e ad oggi credo di non riuscire più a proseguire. Sono in terapia da quasi 2 anni, ho fatto alcuni progressi e chiarito alcuni aspetti del mio passato e del mio presente, ma il dolore sembra comunque essere troppo. Non dico che la terapia sia stata inutile, ho lavorato duramente e raggiunto risultati importanti, ma credo che il mio caso non abbia un margine di risoluzione completo. Sono di nuovo bloccato, senza sapere cosa fare della mia vita in termini di studio/lavoro, e tutto ciò a cui riesco a pensare ultimamente è di farla finita. Non ho un lavoro, lo studio è un tasto dolente, non ho una persona con cui condividere la vita, la famiglia in cui sono nato ha già troppi problemi per curarsi anche di me (già è tanto che mi paghino le sedute di psicoterapia) e le prospettive per il futuro sono praticamente azzerate. Vedo gli altri proseguire nella danza della loro vita mentre io sono sugli spalti, seduto a osservarli e a cercare di imparare qualcosa. Da un po' di tempo a questa parte ho smesso di provare emozioni significative, probabilmente è un meccanismo di difesa per quello che ho passato, ma è l'unico aspetto della mia persona che al momento mi tenga in vita. Premetto che non ho mai fatto ricorso a farmaci antidepressivi (solo integratori per sostenere il tono dell'umore e benzodiazepine per un breve periodo prescritte dal medico un paio d'anni fa a causa di una grave insonnia), però ora sento il bisogno di un supporto maggiore. Esiste una struttura in grado di aiutarmi? Qualcuno a cui domandare aiuto per allontanarmi da questo ambiente che mi provoca solo sofferenze? Non so davvero che altro fare, il tempo passa e io ho terminato i luoghi dentro di me in cui cercare la felicità.

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Pigrizia, paura e sconforto

Buongiorno. Sono un "ragazzo" di 40 anni e, ancora adesso, provo delle sensazioni che avvertivo durante la mia infanzia e adolescenza, forse anche in maniera più esasperata (adesso). Mi provoca disagio stare con altre persone a meno che non si tratti di amicizie o conoscenze consolidate. Non riesco ad essere me stesso e, per non offendere o ferire gli altri, spesso non dico quello che penso, magari anche nei confronti di coloro i quali non sono sempre carini nei miei confronti. Questo mi capita soprattutto con le persone che conosco meno e che mi sono indifferenti. Diciamo che mi arrabbio e tratto, a volte, male le persone alle quali tengo di più e questo scatena in me rimorso e " odio" nei confronti di coloro i quali mi sono indifferenti, ma che non riesco ad offendere, anche quando lo meriterebbero.
Ma ritorniamo al titolo:
1) Pigrizia: soprattutto sul lavoro, poichè non mi piace ciò che faccio, non mi gratifica. Ma non ho il coraggio. Paura di mollare tutto e ricominciare daccapo, sia per l'età che per la paura di rinunciare ad uno stipendio sicuro.
2) Paura: spesso ho paura di non essere in grado di affrontare, psicologicamente, avvenimenti negativi come la scoperta di una malattia, piuttosto che un possibile contenzioso con un ente o una persona fisica. Interagiscono, in me, l'indolenza e la paura di soffrire nell'affrontare un ipotetico problema, qualsiasi natura esso abbia, anche perchè questo comporterebbe l'interazione con persone estranee.
3) Sconforto: può essere una conseguenza della paura. Mi sento, spesso, demotivato, senza obiettivi attuabili. A volte mi prefiggo uno scopo tipo: vendere casa ed acquistarne una più vicina alle mie esigenze, ma poi rinuncio per non rischiare di essere imbrogliato, di dover affrontare un trasloco, di dover volturare le utenze e incontrare problematiche varie. Insomma ho paura di tutto (o quasi) e per fare un passo, impiego una " vita". Vi prego, per favore, di darmi qualche spunto riflessivo e qualche soluzione. Non ditemi, solamente, di rivolgermi ad uno psicoterapeuta. Grazie a tutti.

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Ansia e pensieri ossessivi

Gentili dottori,
Ho 30 anni, una bellissima famiglia, una compagna che adoro ed un figlio di 4 anni. Sto per laurearmi in giurisprudenza, svolgo già il praticantato e ho una carriera universitaria in corso. Purtroppo 5 anni fa ho perso mia madre per un tumore e da lì sono iniziati attacchi di panico e ipocondrie.
Pensavo di aver superato la cosa ma due settimane fa, dopo una discussione con la mia compagna e mio padre è iniziato l'inferno. Ho perso qualsiasi interesse per le normali attività che prima mi entusiasmavano, ho attacchi di panico e pensieri ossessivi circa la questione di divenire matto e non guarire più.
Ho una gran rabbia dentro perché vorrei fare 1000 cose, ma è come se fossi "bloccato" da una apatia perenne. Non riesco più a focalizzare i miei "punti fissi" quelli che mi permettevano di controllare gli attacchi di panico.
Ho già eseguito il primo colloquio con uno psicoterapeuta specializzato in EMDR, ma ho il terrore di vivere in questo stato vegetale, senza quelle passioni che invece prima mi incendiavano le giornate.
Tutti questi pensieri si ripresentano ossessivamente qualunque cosa io faccia. La mia domanda è. Si può uscire da uno stato del genere? Potrò tornare ad essere quello di prima?

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Come devo reagire per superare questo periodo?

Vi spiego la mia situazione, sperando di avere consigli utili. La mia vita fino a poco tempo fà era perfetta: una bellissima famiglia, successi all'università (che mi hanno consentito di trovare subito un lavoro), una fidanzata fantastica, amicizie vere....insomma ero felice. I miei problemi sono iniziati 4 anni fà quando, sfortunatamente, a mio padre hanno diagnosticato la SLA. Nonostante questo, i primi anni, dopo aver metabolizzato la notizia, sembrava andare tutto bene. Fino all'anno scorso; è iniziato un periodo molto buio in cui mio padre è stato costretto ad entrare ed uscire da diversi ospedali per problemi gravi. Da quel momento ho iniziato ad accusare il colpo, ad essere sempre nervoso, infelice e di conseguenza ad avere problemi anche con la mia fidanzata (che nel frattempo si era trasferita a Roma per studi, dopo 3 anni di convivenza). Il mondo mi è crollato ad Agosto....oltre papà che era ricoverato in rianimazione da un pò di tempo, ho scoperto che la mia ragazza da un mese si sentiva con un ragazzo e mi aveva anche tradito. Non mi soffermo sui primi giorni che ho scoperto il tradimento perchè non esistono parole per descrivere quella sofferenza. A distanza di 2 mesi, nonostante continuo a lavorare, ad uscire con gli amici e a condurre una vita regolare, la mattina mi alzo sempre con gli stessi pensieri (e conseguente ansia che mi portano) e mi capita spesso di pensarci anche durante il giorno. Con lei, nonostante tutto il dolore che mi ha provocato, ogni tanto ci sentiamo e se la testa mi dice di mandarla a quel paese ogni qual volta che magari ci scambiamo 2 messaggi, il mio cuore ancora batte per lei. Ah, quasi dimenticavo di far presente un altro particolare: la mia ex è la sorella di mio cognato e quindi, oltre a condividere 1 nipote, le nostre famiglie sono legate. Da qualche giorno prendo qualche goccia di xanax la sera perchè soffro di insonnia (già prima ne soffrivo, specialmente i giorni che precedevano ad esempio un esame importante all'università) che mia aiuta a dormire la notte. Le prendo solo in settimana perchè lavoro tutto il giorno e non riposare significherebbe essere stanco e poco producente. Tutti mi dicono che ci vuole solo tempo per guarire questa ferita e per tornare ad essere felice ma sento d'impazzire. Vi chiedo gentilmente di non pubblicare sul sito la mia storia essendo un pò delicata e facilmente riconducibile alla mia persona. Grazie in anticipo

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Come faccio a cambiare se la mia personalità è questa?

Ho 37 anni..ho fatto 13 anni di collegio, diplomandomi come cuoco.
Ho cercato di farmi strada nel mondo del lavoro e di puntare molto sull'amore più che sulle amicizie. Ho avuto parecchie delusioni che mi hanno costretto a lavorare con sacrificio. Ho 2 figli ed una casa di proprietà. Ho pensato che almeno mi rimane il lavoro dove ho sempre versato sacrifici già dai 15 anni. Ora nn vedo piu futuro nè negli affetti, nè sul lavoro dove nn riesco ad emergere ho difficoltà serie a relazionarmi agli altri al punto che nn ho amici, nè amore, nè nessuno.
Faccio tutto da me. Non riesco a fidarmi piu di niente e di nessuno. Non so veramente più che fare per cambiare anche se non vorrei farlo. Io vorrei che le persone mi trattassero con rispetto e per come sono...mi può rispondere su quale è la maniera migliore di ricominciare a vivere?

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Che cosa posso fare?

Buongiorno. Mi chiamo Lottie, ho 23 anni e soffro di ansia da quando avevo più o meno 12 anni. Il motivo principale per cui sto scrivendo questa domanda, è che ho bisogno di aiuto per superare un problema.
Parto dall'inizio: a Natale di quest'anno sono 20 anni che non vedo più mio padre, e questa cosa, con l'andare del tempo mi sta causando parecchi problemi sul lato alimentare e sentimentale. Sono obesa, ma non riesco a stare a dieta e non riesco a fidarmi di nessuno. Fino a poco tempo fa mi sentivo magra, ragione per cui riuscivo a mantenermi un po', adesso invece no.
Ogni volta che mi guardo allo specchio e mi fisso per un po' devo allontanarmi perché sono schifata da ciò che vedo. Al tempo stesso, soffro di ansia. Quindi non dormo, ho le occhiaie segnate e mangio per sentirmi meglio. So che con una semplice domanda non riuscirò a porre fine a questa spirale di autocommiserazione ed odio per me stessa, ma vorrei sapere cosa posso fare per imparare ad amarmi un po' e tenere a bada l'ansia. Che cosa posso fare?

8 risposte
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