Ansia e Depressione

Articoli

Ansia
Dott.ssa Giulia Causa

Aiuto, sono felice!

La paura di soffrire e di stare male è comunemente diffusa e anche comprensibile. Ma come possiamo spiegarci la paura di essere felici, la paura delle emozioni negative? Proviamo a ...

Domande e risposte

Paura dell'abbandono?

Buonasera a tutti.
Da circa un anno e mezzo sono fidanzata con un ragazzo bravissimo, il primo con cui ho deciso che volevo stare insieme. Dopo 8/9 mesi che stavamo insieme ed io ero quella che viveva la relazione in modo tranquillo, mentre lui era molto apprensivo i ruoli si sono invertiti.
Dal momento che lui si era tranquillizzato, perché ormai aveva capito che ci tengo davvero, io ho cominciato da prima ad avere reazione esagerate per cose stupide, con battito accelerato, terrore perché mi domandavo come mai non mi "soffocava" di attenzioni come prima, fino ad elaborare la cosa e a capire che era normale e che io prendevo queste cose come un allontanamento che invece non c'è (addirittura ho passato un periodo in cui quasi tutte le notti facevo incubi su lui che mi lasciava, che mi trattava con indifferenza ecc).
Spesso mi incupisco quando siamo insieme per una battuta, per ogni minima cavolata su cui invece si dovrebbe scherzare, nonostante me ne renda conto a volte non ci riesco ad andare contro quella sensazione che mi esplode dentro.
Premetto che vengo da una situazione familiare in cui mio padre se pure uomo dolce non è una figura di riferimento ed è poco presente per lavoro (con cui mi sono ritrovata a vivere all'età di 14 anni perché mia mamma è andata a vivere con il suo compagno).
Mia mamma donna più quadrata se vogliamo dire, ma poco affettiva e che vedo poco e sto praticamente da sola da quando avevo appunto 14 anni. Questa situazione compare in alcuni periodi, poi magari mi tranquillizzo e scompare, per poi riapparire dopo qualche settimana.
A volte mi sento come se stessi sabotando tutto solo per arrivare al punto di cui ho paura, ovvero il lasciarsi. Tutto vorrei tranne che questo, vorrei non incupirmi sempre e smetterla di analizzare e rimuginare su tutto.
Devo dire che sono riuscita da sola comunque a capire più o meno cosa mi stava accadendo e a lasciare andare il controllo su di lui.
Come posso affrontare la cosa? Secondo voi può trattarsi della paura dell'abbandono? Vorrei vivere la mia relazione in modo sano e sereno, e soprattutto non voglio rischiare di sabotarla per il mio modo di reagire ad ogni cosa come se volessi proteggermi sempre.
Vi ringrazio per la gentilezza e per l'aiuto.

2 risposte
Abbandono maritale

Salve,
mio marito dopo 14 anni insieme e 10 di matrimonio ha abbandonato me e mio figlio e piu o meno da un anno non nè abbiamo piu' notizie. Non ci chiama, non vuole vedere il figlio di 10 anni che prima adorava, non sappiamo neppure di preciso dov'e'.
Io ho un lavoro e solide amicizie, ma mi sento molto impaurita ad affrontare tutto da sola ed inizio a provare ansia ed angoscia.
So che dovrei fare centro su me stessa e su mio figlio, ma sono inquieta e ho tanta paura del futuro. Ho sperato che tornasse fino a qualche mese fa, ma ormai mi sono rassegnata.
Come faccio a farmi passare la paura?

11 risposte
Perchè è diventato faticoso relazionarmi con gli altri ?

Buongiorno, ho 55 anni sposata da 25, lavoro da 30 e con due figli (che adoro) di 24(F) e 19 (M) in menopausa da 2 anni (posso usarlo come alibi?).
Ho notato da tempo la mia difficoltà a relazionarmi con gli altri, non ho argomenti, non ho stimoli, non trovo nessuno per cui valga la pena di sforzarsi...ma per parlare poi di che? Della società che va a rotoli? Del tempo? Degli extracomunitari? E allora preferisco stare a casa a guardare la tv (è grave , vero?).
Io e mio marito frequentiamo diversi gruppi di amici/conoscenti (lui è il mio opposto, parla e vuole parlare con tutti) con i quali io non ho sempre voglia di uscire, con alcuni eviterei proprio, ma è lui a spingere per avere una decente vita sociale.
Le mie amicizie divertenti e arricchenti risalgono all'università, ma poi col matrimonio ho scelto di farle morire nel dimenticatoio per assecondare i gusti e le preferenze di mio marito, so che ho sbagliato ma è nel mio carattere: ogni volta che avevo un fidanzato frequentavo solo i suoi amici, salvo poi recuperare i miei una volta single.
Ma ormai dopo 25 anni è impossibile ricacciare dal cappello i miei vecchi amici e farmene di nuovi? Bellissimo!!! Ma come si fa? ...io sono quella che non ha argomenti, non ha stimoli, non trova nessuno per cui valga la pena di sforzarsi......e il cerchio è chiuso.
Non penso di essere depressa, ma annoiata di sicuro. Ieri mi sono imposta di andare al mare dai miei nipoti e poi a trovare mia sorella (con i miei fratelli è facile), ma ne avrei fatto a meno. C'è un rimedio?

4 risposte
Figlia Senza Amici

Salve, Ho una figlia di 15 anni e sono separato da quando mia figlia aveva 6 anni. Pochi giorni fa nell'ennesimo tentativo di spronare mia figlia a sentire qualche sua amica, per organizzarsi ed uscire da casa e nn farla stare incollata a tv e cellulare, probabilmente ho toccato i tasti giusti e si è aperta un pochino con me.. Scoppiando in lacrime. Mi ha riferito che già ha vissuto elementari e medie senza "amici", o per usare le sue parole "ho passato elementari e bruttissime.. Sola. Pensavo che alle superiori fosse diverso..." Le chiesi come mai sentiva solo due amiche, essendo tante persone in classe, e mi ha elencato dei motivi razionali per cui sentiva solo una o due compagne di classe (i motivi sono perché le altre stanno in vacanza fuori) ed era molto dispiaciuta del fatto che se non si muoveva lei, nn si facevano mai sentire e ogni volta che volesse organizzare qualcosa si rifiutano sempre di farla. Io credo che si sia fatta delle aspettative molto grandi in merito alle amicizie alle scuole superiori. E ora che vede sia tutto come prima, si auto vittimizza e crede se stessa la causa di tutto. Onestamente non so come comportarmi, e l'unica cosa che mi venne in quel momento fu di dirle che poteva tranquillamente chiederer di aggregarsi a loro se erano uscite, percchè se si tratta di unn amico non è una cosa umiliante; oppure di organizzare da li a due 3 giorni e no la mattina per la sera.. Comunque provare a farsi sentire di più e provare a interessarsi di qualcosa in comune. Io purtroppo ho un carattere molto estremista e sin da bambino, sono stato il tipo che preferiva restare solo piuttosto che avere accanto gente che non mi piaceva. Non sono rammaricato delle mie scelte, ma non voglio le mia figlia cresca con questa idea un po cinica della vita. Voglio sia felice e piena di amici, perchè ha vissuto in fase di separazione molti eventi che un bambino non dovrebbe mai vedere o sentire (per quanto non sia mai stato nulla di veramente serio).. posso dire di di sentirmi in colpa per non averle dato una famiglia "normale".. ma genitori separati.. Non so come farle aprire gli occhi. Essendo in pubertà ho paura che mal interpreti i miei consigli e che si chiuda sempre più. Ho pensato più e pù volte di andare io a seguire una terapia per cercare di capirmi e imparare a trattare ora con mia figlia in piena pubertà... ma purtroppo non posso permettermelo a livello economico.. Come posso aiutarla a risolvere la sua angoscia senza entrare nel merito della coltivazione di una amicizia, perché penso sia una cosa che deve imparare da sola e trovare il suo metodo. Ho molta paura di questa fase ed essendo lei chiusa vorrei poterla aiutare senza diventare apprensivo e/o "ossessivo" e senza ottenere effetti totalmenti opposti a quelli desiderati? Spero di essermi fatto capire e di essere stato chiaro nell'esposizione. Grazie Dell'attenzione

5 risposte
Ho paura che la depressione stia tornando e non so come porre rimedio

Buongiorno, ho 25 anni e l'anno scorso - dopo circa un decennio di grandi difficoltà - mi è stata diagnostica una forma di disturbo bipolare di tipo II. La mia vita è cambiata molto da quel brutto periodo: convivo in una città molto distante dalla mia terra natia, stiamo aprendo - con tutte le difficoltà del caso - una startup col mio compagno ed altri 4 soci. Ultimamente però non riesco più a sentirmi bene e non so a chi chiedere aiuto. Caratterialmente non ne parlo, e la mia "depressione" è mal giudicata dal mio compagno, che la prende come un capriccio. Vivo sola la maggior parte del giorno - lui torna alle sette di sera, in attesa che parta il nostro lavoro "insieme", ovvero la startup - e faccio molta fatica nell'occuparmi di me e della casa. Spesso salto il pranzo perché non riuscirei a cucinare, mangiare e pulire di nuovo la casa. Contemporaneamente, l'impegno lavorativo nel sostenere la nascita della startup - progetto, in definitiva, non mio ma del mio compagno - è molto gravoso, e mi rendo conto che il mio tempo di recupero è un tempo infinito. Dopo un grande sforzo, al mio compagno basta una dormita per "riaversi", mentre io impiego 4-5 giorni di letto. Mi sento così sconfitta che ogni battito del cuore mi sembra una fatica immensa. Ho provato a parlare con lui del fatto che non mi sento bene e che ho timore di dover ricominciare da capo una terapia farmacologica importante, ma la sua risposta è sempre la stessa: che col mio atteggiamento gli rendo difficile ogni cosa. Non sopporta le "sceneggiate", nonostante io non parli quasi mai di come mi senta. Ogni tanto può capitare che mi veda piangere, ma non disperarmi. Faccio di tutto per non pesare su nessuno. L'altro giorno ho provato a confidargli che mi sento molto in colpa, poiché ho tutto quello che una donna potrebbe desiderare (una bella vita di coppia, una bella prospettiva di lavoro) eppure non riesco a "farmeli bastare". La risposta è stata, in soldoni, che faccio bene a sentirmi in colpa perché non c'è nulla di cui io possa lamentarmi. Mi sforzo per portare a termine ognuno dei miei impegni - dai più banali, come fargli trovare casa pulita, ai più gravosi, come lavorare un weekend intero senza dormire, per essere pronti ad incontrare, il lunedì mattina, dei finanziatori - ma non ce la faccio più. Non mi sento più bene. Lui mi dice che da quando ci conosciamo (quasi un anno) non mi ha mai visto felice, ed è vero: non c'è niente, nessuna ipotesi, nessun progetto in grado di farmi sorridere. Questo da sempre, da prima che tornassi a sentirmi giù nel modo in cui mi sento ora. Vivo con la preoccupazione di riempire il tempo per i prossimi 30, 40 anni - soltanto questo. Ho timore di tornare dal mio medico per lamentare questi sintomi. Non ho un buon rapporto con lui - che ha travisato moltissime confessioni fattegli, a mio avviso - nonostante sia l'unico, tra i tanti che mi hanno visitato, ad indovinare la terapia farmacologica adeguata. Le terapie psicologiche intraprese in questi anni, purtroppo, non hanno mostrato alcun tipo di beneficio. Non vorrei nemmeno confidare ai miei genitori come mi sento, poiché mi sento davvero "fallita" nello stare in questo modo a seguito di tutti i sacrifici fatti per vedermi "stare bene". Mi sento con le spalle al muro...

3 risposte
Chiarimenti

Vorrei riuscire a capire se soffro ancora di depressione o se sono solo alcuni dei "sintomi residui" legati alla malattia vissuta in passato.
4 anni fa, circa, ho iniziato a soffrire di depressione e autolesionismo, in seguito a violenze verbali e due lutti in 7 mesi, fino agli inizi del 2015, con l'aiuto di uno psicologo scolastico.Ho cambiato città per tornare a stare bene; non appena trasferita, ho iniziato a frequentare un gruppo parrocchiale nel quale ho trovato diversi amici e pensavo di essere finalmente felice di avere una vita sociale, però poi ho iniziato a pensare "nessuno mi scrive mai, non si preoccupano di chiedere come sto o se voglio scendere con loro" e così fino ad ora.
Sempre 4 anni fa, ho avuto problemi con il cibo, ma la cosa non è mai sfociata in bulimia o anoressia, e ho iniziato una dieta da sola, perché tutt'ora non mi piaccio totalmente e penso di essere grassa, come dicevano in passato i miei compagni di scuola. Ho spesso male alla schiena, poiché non dormo bene la notte, perché mi sveglio frequentemente; un mese in seguito a un probabile trasferimento, ho iniziato a comportarmi male con la mia famiglia arrivando ad odiarli e a non apprezzare i sacrifici di mio padre, il quale lavora fuori e scende solo ogni 15 giorni, se tutto va bene.Oltre a questo ho un problema a gestire la rabbia: mi arrabbio molto facilmente e molto frequentemente. Potete aiutarmi?

2 risposte
ISTDP

Ho necessità di conoscere il nome di uno psicoterapeuta nella mia città, Pesaro, esperto in ISTDP, cui indirizzare mio figlio di 27 anni, scarsa stima di sè, tendenza alla depressione, difficoltà di rapporto con gli altri, con i genitori, soprattutto con il padre.
Per questo il terapista dovrebbe essere un uomo. Ringrazio anticipatamente per l' informazione che vorrete darmi.

2 risposte
Paura dell'infarto

Dottori aiutatemi, sono mesi ormai che praticamente non vivo più, ho sempre l'ansia e la paura che mi venga un infarto, ho 18 anni e credo di essere ipocondriaco, in famiglia non ci sono casi di problemi al cuore, ma io comunque ho paura, perché ho dei dolori al petto e al braccio ogni giorno, e stare in mezzo a troppa gente mi fa stare male, mi sento sempre disturbato, giramenti di testa, fame a volte per niente, i ragazzi della mia età si divertono, vanno a ballare, a me invece incude solamente paura...non ne riesco ad uscire e ho chiesto a mia madre di farmi delle analisi ed un elettrocardiogramma per tranquillizzare la situazione, se questi tentativi saranno vani, allora mi rivolgerò a uno specialista per curare l'ansia e la paura...cosa mi consigliate?

4 risposte
Questo sito web o le sue componenti di terze parti utilizzano i cookies necessari alle proprie funzionalità. Se vuoi saperne di più puoi verificare la nostra cookie policy.