Ansia e Depressione

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Non riesco a vivere e ho paura di morire

Salve, mi scuso subito per la mia mediocre capacità di esprimermi e scarsa sintassi. Fin da piccolo ho sempre trovato tutto inutile, il lavoro, le amicizie, l'amore e tutto quello che una persona normale (che stimo tanto) possiede. Dico subito che ho un papà meraviglioso anche se non mi ha potuto dare niente ma soltanto l'affetto perchè, non ha sempre lavorato, non ha un vero e proprio lavoro fa piccoli lavori qua e di la ma ora sta praticamente fermo e mamma ovviamente sembra morta come sempre, invece mia mamma sin da piccolo mi ha fatto sempre vedere il mondo come un inferno tutto impossibile tutto così imprendibile tutto così enormemente grande ed irraggiungibile mi ha sempre fatto credere(anzi ci credo ancora ora) che sono un fallito e se non mi sbrigo vado a finire sotto a un ponte con gli altri barboni, mi ha sempre messo a paragone degli altri specialmente miei zii (famiglia di mio padre non la sua anche perchè la sua non si tocca) che sono malati di mente e tossici mi fa sempre vedere che gli altri sono meglio di me e io sin da piccolo la guardavo e dicevo hai ragione mamma (in mente mia lo dicevo e ancora ora) e poi se ne esce col dire : vedi tu cosa vuoi fare anzi non fare niente morirai con me( lo dice in modo sarcastico) la vedi sempre felice quando c'è il sole ma quando arriva la pioggia inizia con il puntarti il dito contro e umiliarti, ora mi che sono grande posso dire che alcune cose le ho sorvolate ma perchè effettivamente non riesco a fare nulla? perchè desidero farla finita piuttosto che conoscere una ragazza amarla e crearmi una famiglia? forse come dico sempre perchè lei PURTROPPO ha ragione lo dico con le lacrime agli occhi , ora so che può sembrare che sto dando colpa a mia mamma ma non lo è anzi l'incontrario forse lei vuole solo aiutarmi non so cosa pensare ma allora perchè in ogni cosa che faccio fallisco? nessuno di voi può dare una risposta a questo perchè domani farete la vostra splendida vita e ogni cosa che oggi si fa con amore e per ricevere soldi(vi stimo da morire) la mia giornata e pensare piangendo a come io sarei se possedessi qualcosa nel poter dare nel poter emanare ma niente me ne sto in camera mia a piangere e riflettere e tormentarmi. la mia unica distrazione?a volte sono i videogame ma oramai dalla dipendenza dei videogame ne sono uscito si perché sono stato anche dipendete dei videogame lo psicologo disse lui gioca dalla mattina alla sera perchè vorrebbe cambiare mondo(ma è tutto passato) poi ci sono dei mocciosi che vedo al parco e passo quella mezza giornata quando di tanto in tanto esco per cercare di vivere essi perché a volte ci provo ma fallisco miseramente.Ho pensato tante volte di togliermi la vita ma io ci credo al paradiso e inferno per questo non ho mai agito, e ci soffro tantissimo Forse il mio è soltanto uno sfogo , forse non riceverò mai una risposta ma grazie a questo che sto scrivendo mi sento un pochino rialzato anche se dopo ritorna tutto com'era, lo schifo più totale di vita materiale che un uomo potesse mai avere vedo persone con problemi gravissimi e patologie andare avanti e diventare anche famosi quindi 2 sono le cose o i miei genitori non se ne sono mai accorti che soffro di qualche patologia a livello neurologico oppure Dio ha deciso così in entrambi i casi è triste molto triste. A pensare che quando ero piccolo volevo vivere volevo diventare come mio nonno fare il militare conoscere la donna della mia vita ma tutto questo è soltanto fantascienza erano altri tempi oggi persone come me c'è soltanto ad aspettarli il soggiorno dei morti...dicono che li non si conosce nessuno andremo bene!Ragazzini che erano degli sfigati ora devi portarli rispetto perchè hanno ottenuto una cosa che io dovevo già possedere L'Essere Normale, quindi hanno il diritto di dirti ma ancora così stai datti da fare. Nessuno può capire quando hai un progetto e fallisci ancora e ancora. Una cosa che ho notato ma non ho mai detto neanche al mio migliore amico in assoluto in questo caso è il muro che lo sguardo su di me in famiglia è stato sempre diverso da quello che davano a mia sorella più grande forse perché non avendo mai sperimentato il fidanzamento( un pò anche per colpa mia) non avendo mai avuto una posizione ferma sul lavoro mi avevano e mi prendono per ritardato, che lo fossi! così inizierei a capirci qualcosa.Scusate per le punteggiature perchè scrivendo veloce e, piangendo lentamente le ho perse. (forse ho solo sfogato) ma in fondo cosa aspetto di sentirmi dire?? cordiali saluti

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Mi sento sopraffatta

Salve, da diverso tempo soffro di un senso di sopraffazione che non mi lascia vivere. Circa un anno fa, dopo la laurea triennale mi sono trasferita all'estero. Lo scopo era completare gli studi qui ma, a causa di diverse complicazioni, non ho fatto domanda ed ora mi ritrovo con due anni di ritardo e se tutto va bene inizierò l'università nel 2021. Premetto che ho iniziato la triennale a 24 anni e mi sono laureata a 27. Quando sono arrivata qui avevo ad aspettarmi il mio ragazzo e mia sorella, quindi per comodità, per un periodo abbiamo vissuto tutti insieme, come risultato mia sorella e il mio ragazzo hanno litigato. Io e lui conviviamo ma questo rapporto si sta logorando sempre più: non abbiamo quasi più una vita sessuale e lui dice che sono io ad adagiarmi, che se lui ci prova ma sono io il problema. Io sono sopraffatta. Lavoro da casa per un callcenter e questo mi fa sentire molto frustrata a causa del fatto che mi sembra di sprecare tempo ma con la crisi del corona lavoro non se ne trova. Lui dice che non devo lamentarmi e che la mia depressione mi farà perdere tutto quello che ho di contorno, che la colpa è mia, che se qualcosa non va devo essere io a reagire perché nessuno può farlo per me. Certe volte mi domando se non sia stato un errore venire qui, forse dovevo restare in Italia. Ho paura di affrontare la vita e mi spaventa tutto in questo momento. La cosa che mi fa più fame è che non mi sento capita, non mi sento apprezzata e sento che questa non è la vita che voglio. Al contempo, ho paura di perdere quello che ho e quindi sono incapace di muovermi. Vorrei solo scappare ma questo non migliorerebbe le cose. Vorrei avere un sostegno o la forza perché mi sento completamente sola.

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Soffro di attacchi di ansia

Buongiorno a tutti, sono Ilaria e ho 24 anni. Soffro di attacchi di panico, che mi vengono soprattutto ai cambi di stagione, ma che mi rendono triste per la maggior parte del tempo. Sono attacchi che in qualche modo prevedo, perché sono anticipati da una serie di sintomi che ormai riconosco alla perfezione (come difficoltà digestive, formicolii e sensazione di vista offuscata e testa vuota). Sono sempre stata una ragazza allegra e solare, piena di “luce”. Sto facendo tanta introspezione, sto provando ad analizzare quello che il mio corpo cerca di dirmi. Sono attacchi che al momento vengono per di più la sera quando sono sola, rendendomi il sonno difficile e qualche volta mi lasciano un senso di angoscia che si protrae fino alla mattina successiva. Io mi sono trasferita per l’università e negli anni non ho avuto un percorso facile, perché ho cambiato corso di laurea e anche casa in affitto (ho avuto una brutta esperienza con un ragazzo egoista). Gli attacchi sono iniziati quando sentivo di non voler più frequentare quel corso di studi e pensavo che cambiando tutto si sarebbe attenuato. Non riesco a capire il motivo di questi attacchi, nonostante ci provi. Sono una persona che si analizza molto e ho sempre pensato di “sapere chi sono”. Purtroppo con gli anni credo di essermi persa: ho mollato la mia più grande passione, la danza e non so dove voglio andare. Vorrei fare tante cose ma poi non tento di realizzarne nessuna. Ora mi sto dedicando alla fotografia e tutti si complimentano con me. Anche se da un lato sembra che nessuno voglia farmi “emergere”. Con la danza, nonostante mi riconoscessero del talento, per tanti anni la mia insegnante ha sempre cercato di tenermi sotto di lei, nella sua piccola scuola; ho scritto come lavoretto per un giornale regionale ricevendo anche lì molti complimenti. Nonostante questo però anche al liceo mi avevano ormai inquadrata come mediocre e così sono sempre stata. Ho sbagliato corso di laurea e ho avuto la forza e il coraggio di ricominciare e di questo sono molto fiera. Ho passato moltissimi esami con voti alti e io ero convinta di non esserne in grado. Vorrei ricoltivare la mia autostima. Prima mi piacevo molto come persona, mi sentivo in grado di qualunque cosa, e ora mi considero per lo più persa. I miei si sono separati quando avevo 14 anni e da quel momento ho sempre avuto un rapporto burrascoso con mio padre, dettato da tanti tira e molla da parte sua (un giorno mi voleva vedere e l’altro mi riempiva di insulti). Al momento sono fidanzata con un ragazzo meraviglioso che conosco dalle elementari. Fa di tutto per me. Però lui è una persona che sa cosa vuole dalla vita, sa dove vuole arrivare, dove vuole vivere ecc.. io invece non più. Spesso capitano attacchi di panico quando sono con lui e penso che probabilmente siano dettati da una sorta di “gelosia buona” nei suoi confronti, perché vorrei essere in grado di affrontare le difficoltà come fa lui (e lui ne ha affrontate veramente molte e ha avuto un periodo di depressione). Ora io ho ancora un anno di università e poi mi aspettano una serie di decisioni importanti per me stessa. Da un lato non vedo l’ora, perché sembra che vivere da sola e fare l’università non migliori la situazione (nonostante il corso di Laurea mi piaccia). Non voglio più sentirmi sola e insicura, voglio poter stare sola senza pensare di morire. Voglio poter badare a me stessa e bastarmi. Voglio sapere ciò che sono. Secondo voi sforzarmi a ricominciare danza potrebbe aiutare (perché mi manca quella sensazione di stanchezza mista a soddisfazione)? Cosa dovrei fare? Questa introspezione aiuta? A me piace molto scrivere, ma ho paura che analizzare troppo me stessa possa peggiorare la situazione. Grazie.

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Da qualche tempo ho timore ad uscire di casa

Salve a tutti, mi chiamo Francesco e sono un ragazzo di Trani (in Puglia). Non sono mai stato un ragazzo molto socievole e mi sono sempre e solo aperto con persone che conoscevo da un po' di tempo. Da quando mi ricordi ho sempre sofferto di un'ipotetica ansia (non è diagnosticata quindi non me la auto diagnostico) per cui ho il tremore, diarrea, tensione addominale, dispnea da tensione muscolare, palpitazione, nausea e mal di testa in ogni singolo momento di stress (es. Primo giorno di scuola, gita, vacanze o anche solo uno spostamento dalla mia città o da casa mia). Da quando è finito il lockdown sono uscito con i miei amici solo 2 volte (da maggio) e queste due volte siamo rimasti a casa di una mia amica perché non riesco ad uscire per la città. Quando devo uscire per fare spese, per portare i cani a spasso o anche solo per scendere al piano di sotto del palazzo mi inizia a battere forte il cuore, mi viene la diarrea e il mal di pancia forte. Tutto ciò mi ha portato ad evitare di uscire di casa tant'è che esco di casa una volta ogni 2 giorni quando non c'è scuola e quando c'è scuola arrivo a casa tremando e quasi piangendo perché c'è tanta gente nel tragitto. So che dovrei andare da uno psicologo di persona ma siccome costicchiano vorrei solo sapere se sia un caso da fare vedere ad uno psicologo e quindi investire un po' di soldi.

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Crisi di pianto

Salve, sono una mamma di 31 anni. Quest’anno mia figlia che compie 6 anni a dicembre ha iniziato la scuola prima elementare. La prima settimana con difficoltà perché al momento dell’entrata a scuola piangeva e aveva difficoltà a staccarsi. Successivamente non ha mai fatto problemi. Ora a distanza di un mese dall’inizio appena arriviamo a scuola piange (in modo composto cercando di non farsi vedere dagli altri genitori/bimbi) si attacca a me e ripete “voglio mamma”. Così fa anche a danza a cui andava molto volentieri già L anno prima. Io lavoro come infermiera e tutte le volte che devo andare a lavoro piange, dai nonni, dalle zie, dalla cugina. Piange come una matta e ripete sempre “voglio mamma” poi si calma e si tranquillizza ma per me sta diventando un problema grosso.
Io cerco di sdrammatizzare ma ammetto che questo mi provoca molta ansia. È sempre stata attaccata a me, ma in questo periodo la cosa sta degenerando. Ripete in continuazione “voglio mamma”. Ho provato anche a parlare: ho chiesto se erano successe situazioni che le hanno creato disagio ma lei mi continua a ripetere di no. La sua motivazione è “voglio mamma”. È veramente stressante per me ma anche e soprattutto per lei. Quando stiamo a casa mi chiede molte volte soprattutto il pomeriggio se devo lavorare di notte. Se sto a cada e quel giorno sono di riposo si tranquillizza. Invece se le dico che la sera dovrò andare a lavoro inizia già a piangere e a disperarsi.
Che devo fare? A scuola è ovvio che deve andarci, ma a danza? Devo insistere? Devo continuare a portarcela? Sbaglio qualcosa io? Mi sento una mamma inadeguata.

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Soffro di attacchi di ansia/panico da qualche anno

Salve, sono una ragazza di 24 anni e da qualche anno soffro sporadicamente di attacchi di ansia, specialmente nei cambi stagione (non so perché). Vi faccio un breve riassunto della mia vita fino ad ora: ho sempre fatto danza ed è sempre stata la mia più grande passione. I miei genitori si sono separati quando avevo 13/14 anni e mio padre non ha saputo gestire la situazione e mi ha fatto subire vari ''tira e molla'' (un giorno si faceva sentire e il giorno dopo mi riempiva di insulti), anche se per fortuna allo stesso tempo ho coltivato un rapporto meraviglioso con mia mamma. Ho finito il liceo e ho iniziato l'università a Genova. Dopo 2 anni ho deciso di cambiare facoltà e anche casa in affitto, perché ho avuto una brutta esperienza amorosa con un mio ex ragazzo. Nel frattempo un medico mi ha detto che se avessi voluto continuare a ballare mi sarei dovuta operare ad un anca. Ho recuperato stra-in fretta dopo l'operazione, spinta proprio dalla mia voglia di tornare a danzare. La cosa strana è che dopo questo però, non ho più ballato e neanche fatto sport. Ho cambiato università che mi ha portato ad avere varie soddisfazioni e anche fidanzato. Ma sono iniziati gli attacchi di panico, la paura di stare male e di sentirmi sola. Eppure ho le mie soddisfazioni, una famiglia splendida e un ragazzo che fa di tutto per me. Sono sempre stata solare e allegra e la gente mi ha sempre detto di vedere una luce in me... ho paura che non sia più così (perché io sento che c'è qualcosa che non va). Da adolescente era piena di vita e gli altri lo percepivano, ma con il passare del tempo ho iniziato a sottovalutarmi. Diciamo che i professori del liceo non hanno aiutato per niente e stesso discorso vale per la danza: tutti vedevano del talento in me, ma l'insegnante non mi ha mai permesso di uscire dalla scuola per concorsi o audizioni (una volta ho fatto uno stage e mi ha svilito davanti a tutti). Nonostante io ami la danza non riesco a ricominciare, trovo sempre scuse. Ora sto cercando di capire quale sia il motivo della mia ansia e in parte credo che sia dovuto anche al distacco da mia madre per l'università. Lei è e sarà sempre un appoggio fondamentale per me, ne abbiamo passate tante insieme... Prendo la pillola e sto valutando anche l'idea di cambiarla, perché ho visto che può in parte provocare anche sbalzi umorali e ipertensione. Avreste dei consigli da darmi? Grazie Mille.

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Dopo la morte di mio padre

Ho perso il mio adorato papà tre mesi fa. La perdita piú importante di tutta la mia vita ma purtroppo non l'unica. Il cancro si è portato via anche i suoi fratelli e sorelle, la mia nonna, per me una seconda madre. È successo nel giro di due soli anni. A detta di tutti, alla morte di mio padre, ho reagito con incredibile forza. L'ultima volta che eravamo stati insieme, prima del lockdown, avevamo festeggiato allegramente il Natale. A giugno, dopo mesi trascorsi aspettando il dpcm che mi consentisse di rientrare nella mia terra di origine e riabbracciarlo, giá non si reggeva piú in piedi. 40 kg, la chemio, tutto il dolore e quella tremenda agonia durata infondo anche abbastanza poco. Sono stata l'unico punto di riferimento per mia madre e mio fratello, molto fragile e solo. Sentivo di potercela fare, di non avere bisogno di aiuto e di poter io aiutare loro..e poi era estate, c'erano tantissime persone intorno a noi, il dolore era lí ma come se se stesse in disparte, senza fare troppo rumore. Però poi quel momento è arrivato. Tornata alla mia vita di sempre, lontano da casa e da mia madre, ho iniziato ad avvertire un profondo senso di sconforto. Forse perchè finalmente ho avuto modo di dedicarmi al mio dolore. Il problema è adesso. Lavoro senza neppure riuscire a concentrarmi, non riesco a gestire le mie crisi di pianto sempre piú frequenti, non vado piú d'accordo con il mio compagno e quasi trovo insormontabili tutti i problemi e le difficoltà che ci sono sempre stati tra di noi e con cui pur riuscivo a convivere, al punto da pensare che se fino ad ora non gli ho detto di andare via di casa è soltanto per timore della solitudine in un momento cosí difficile. E poi ho sofferto tanto l'assenza della mia migliore amica nel momento piú difficile della mia vita, il chè non fa che alimentare la mia rabbia. Di tutto questo non riesco a parlare on nessuno e riconosco grande difficoltà in tutte le persone che mi sono vicine anche soltanto ad affrontare l'argomento. Mi sento bene soltanto facendo sport. Il momento attuale non aiuta, cosí come lo smart working : le giornate in casa sono piú difficili. A volte mi chiedo come possa continuare la vita dopo aver assistito ad una sofferenza che è piú forte e piú grande della morte stessa:l'agonia della persona amata, che la malattia ha logorato in modo disumano, togliendogli tutto, anche la dignità, la possibilità di riconoscersi come uomo. Mio padre era un uomo giusto ed onesto, di grandissimi valori, che a noi figli ha dato sempre l'anima,non meritava tutto questo. È purtroppo una domanda che mi allontana dal resto del mondo, nella consapevolezza che soltanto chi ha vissuto simili esperienze può capire realmente.

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Ho continuamente attacchi di panico. Vi prego aiutatemi.

Salve, mi presento. Il mio nome è Antonio e sono un ragazzo di 20 anni. Ho conseguito il diploma presso un istituto alberghiero l'anno scorso e dopo essermi diplomato con 100/100 decisi di partecipare ad un progetto Erasmus. Purtroppo decisi di non partire e di conseguenza passai un anno nel limbo senza sapere cosa fare della mia vita. Avevo paura di lasciare la mia famiglia e non mi sentivo pronto. Gli attacchi di panico erano all'ordine del giorno e sparirono quando decisi di annullare tutto. Dopo un anno passato a casa, quest'anno ho deciso di iscrivermi all'università. Ne ero pienamente convinto eppure da qualche giorno rimpiango questa scelta e gli attacchi di panico sono tornati. Non riesco a pensare ad altro. Ho paura di aver sbagliato nuovamente. Non riesco a smettere di piangere. Voglio evadere da questo mondo, voglio sparire per sempre. Mi sento vuoto dentro, vorrei mollare tutto ma non ne ho la forza. Non so se riceverò risposta ma spero nell'aiuto di qualcuno. Grazie.

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