Ansia e Depressione

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Ansia
Dott. Flaviano Canfora

Ansia e Fobie

Le persone con disturbi d’ansia di solito non si lamentano semplicemente di di essere troppo spesso eccessivamente ansiose, ma riportano paure specifiche e ricorrenti che riconoscono ...

Domande e risposte

Non riesco a convivere con me stessa e vivo in un perenne stato di angoscia.

Per cinque lunghi anni ho sofferto di disturbi alimentari, legati a comportamenti bulimici, sfociati successivamente in anoressia. Oggi, nonostante sia normopeso, tendo ancora ad avere comportamenti ansiosi, rispetto all'assunzione di cibo. Convivo con un uomo poco più grande di me, che amo profondamente, ciò nonostante, non riesco a svegliarmi, da circa 5 mesi, con la stessa voglia di vivere di un tempo: sono perennemente angosciata, colta inaspettatamente da attacchi di panico, vivo nel timore dell'abbandono o del tradimento, non sentendomi mai all'altezza, non riesco più ad intrattenermi con colleghi ed amici, affido interamente le mie emozioni al mio compagno, stressandolo. Non so come uscirne ed a volte penso di uccidermi. Il tutto è alternato a momenti di euforia profondissima, durante i quali ho momenti di felicità immotivata e voglia di correre, saltare, vivere.
Che succede?

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Non riuscire né a vivere né a morire

E’ un eterno ritorno. Lo sento e penso da anni, e di fatto la strada continua in questa direzione. Non sono molto bravo con le sintesi, e se probabilmente ogni situazione merita molto più di quanto non possa riassumersi, indubbiamente una vita complessa e traumatica come la mia. E’ necessario un qualche background alla situazione. Parlando del rapporto coi miei, posso dire che con mio padre è sempre stato assente. Più presente era da piccolo, ma da adolescente idiota. Mi hanno avuto molto giovani, e se già ora vedo che non sono capaci nemmeno loro di vivere, non posso che capire il perché di quegli anni. È sempre stata la figura passiva, che vive perlopiù per lavorare.
Mia madre invece è sempre stata onnipresente e tirannica: lei mi ha sempre imposto di far tutto e ha sempre fatto tutto, tanto che son arrivato a 20 anni, senza nemmeno saper fare la pasta o prendere un autobus. Non lavora, si fa mantenere, e perlopiù comanda, perché, come ho detto, suo marito non oppone resistenza. Nel tempo ho sviluppato un odio micidiale verso loro, ma particolarmente verso lei, anche perché è una persona estremamente stupida ed ignorante. Ho avuto modo di testare ciò in diversi casi, e son sicuro di non dirlo per odio, ma per pura razionalità.
Di fatto l’ho sempre designata a me e agli altri con perifrasi di insulti, perché per me è tale e in più, la cosa che mi fa più odio, è il fatto che è mantenuta e comanda, e che non c’è mai stato verso di cambiare la situazione. L’unica soluzione è sempre stata la più ovvia: andarmene. Ma proprio questo è stato ciò che mi ha reso la vita esponenzialmente più deleteria. È da quando sono piccolo che vedo psicologici (mi ha portato lei, cioè mi ha obbligato, perché mi vedeva come un problema, per poi rinfacciarmi anni fa tutto quello che “ha speso”, ovvero lo stipendio che non ha nemmeno mai guadagnato), e l’ultimo e incapace ha cercato di farmi uscire ecc, ma con scarsi risultati, dato che si parla ormai di dieci anni fa. Ho sempre avuto alcuni talenti o predisposizioni, in particolare il pianoforte da quando son piccolo, anche se non me l’hanno mai fatto fare. Ho iniziato molto più tardi. Poi in genere l’ambito artistico/letterario/filosofico. Non mi hanno mai spronato a fare niente. Son sempre stato mentalmente problematico sotto vari aspetti, e quando ho cominciato a maturare un po’ di consapevolezza della mia situazione, ho capito di aver avuto solo handicap dalla mia genitrice. Così come lei, anche io ero pieno di odio, insicurezza, incapacità, rabbia, paura, ecc. Il rapporto con il mondo da lei iniziato e gentilmente trasmesso a me, è stato questo, fino a una ventina d’anni, quando ho finito la scuola. La scuola che ho odiato, che mi ha obbligato lei a fare e nella quale son stato sette anni. Poi hanno naturalmente detto di lavorare, ma non ero capace di far niente figuriamoci quello. In più ci si è messa la crisi. Non ho mai avuto particolari relazioni di amicizia, e fondamentalmente son sempre stato solo, macerando nella mia situazione a non finire. Il pensiero di non poter avere una vita normale e in più di buttare le mie predisposizioni sono solo alcuni dei pensieri distruttivi.
Nel tempo ho avuto la mia prima e unica “relazione” complicata con una ragazza, sempre se così possa definirla. Molto distruttiva anche quella ed in ogni caso non sessuale, e che di fatto è rimasta sempre più un fardello che altro, e di cui non mi son liberato da una parte per mia incapacità, dall’altra perché non ho mai avuto alternative (infatti solo per conoscenza tramite conscenza è venuta fuori).
Considero la mia vita meno che vomito, e solo per eufemismo mi dico “sfortunato”. E non ho ancora detto niente. Son migliorato molto negli anni, ma in ogni caso essere vicino ai 30, senza ancora una vita e con queste condizioni sulle spalle, mi fa solo venire voglia di morire. In ambito relazionale, ho perso molte amicizie. Una volta che scendo nei particolari della mia vita mi rendo stranamente pesante, e io per primo non mi sopporterei. Non posso raccontare niente a nessuno, perché mi sfogo e basta e mi ripeto a non finire, dato che la mia vita non cambia. In ambito di trovare una ragazza:
1) non son mai stato bravo nel provarci;
2) non ho praticamente mai occasione di conoscere dal vivo. Avrei voluto fare l’università anche per questo, e cercare persone a me più affini, e che certo non troverei così facilmente fra le cassiere o le operaie;
3) limitandomi a cose via internet, in anni non ho mai combinato niente. E anche qui sono l’unico idiota. Una delle ultime cose è stata tinder, ma in svariate volte provato e in un raggio di 50km non ho mai avuto niente. E dire che non credo di esser così brutto.
Nell’ambito lavorativo invece, in tutti questi anni non ho fatto quasi niente. A parte per ciò che si sa ecc, e in particolare per la legge professionale dell’avere esperienza, per cominciare ad avere esperienza, anche qui faccio parte dei poveri sfigati. Per vie dirette o indirette, e nel tempo, ho sentito di conoscenze che prima o poi qualcosa… io collezione solo aneddoti ridicoli o infamanti, e potrei scrivervi pagine se non ci credete. Tra gli ultimi lavori in cui son stato scartato, ci sono stati anche lavori temporanei, di qualche giorno, ed in cui non richiedevano esperienza, e persino di portare un pacco. Gli unici che mi hanno chiamato più di una volta sono quelli delle Generali assicurazioni, in cui son stato l’anno scorso e mi hanno implicitamente cacciato, quando mi sono rifiutato di vendere a familiari ed amici le assicurazioni. Quindi non mi sento di avere grosse speranza di far qualcosa, e in ogni caso, non nel mio ambito. Il pensiero ricorrente a proposito del lavoro è sempre stato lo svegliarmi e maledire la mia vita per esser ancora vivo, ed il disgusto per buttare ancora la mia vita per uno stipendio, che mi farà ancora stare in vita, solo per continuare questo ciclo infernale. Infine ho sempre avuto un istinto di sopravvivenza micidiale. Ho provato più volte esperimenti di morte col gas, ma altro che addormentarmi… due secondi e vado in allarme, e smetto. Per quanto negli anni scorsi abbia avuto picchi incredibili di malessere, sfociati anche in sintomi psicosomatici, fra cui l’insonnia e dolori/secchezza a occhi e bocca (ora mi bruciano abbastanza gli occhi), imperterrito mi lasciava in vita solo per continuare il mio ciclo di odio. Continuavo a non fare niente, a non avere niente che mi desse benessere. Ho sempre odiato quelli che si inventano qualunque cosa a favore della vita, perché per me sono solo razionalizzazioni, dettate dalla paura di morire. Nessun pensiero è più vero di un’opinione o un romanzo fantasy. Ammettere che la vita abbia valore ecc allo stesso livello de “il fuoco brucia” mi ha sempre mandato in bestia, anche perché, soprattutto una volta, queste cose mi facevano sentire ancora più solo ed incompreso, e sostanzialmente fra idioti. Oltre che naturalmente raddoppiare all'infinito il mio malessere: già sto male e sto qui a raccontare queste cose? Gli psicologi son serviti a poco; gli psicofarmaci hanno tamponato, ma alla lunga, giustamente, non servono a niente. Ormai so quali sono i miei problemi ecc. Il problema non è il cosa fare, ma l’aver modo di farlo, ma per farlo devo avere una vita che non ho. Nella migliore delle ipotesi dovrò accettare di fare altri anni schifosi per poter un giorno, finalmente, avere una vita decente anche io, ma non so dove prendere sta forza. In ogni caso uno dei miei infiniti paradossi è che dovrei avere uno psicologo che mi aiuti, fra le altre cose, ad avere denaro. E per farlo devo pagarlo con quel denaro. Senza contare che 50 euro – nella più rosea delle aspettative – o comunque una mia intera giornata di lavoro, per stare al massimo un’ora, mi fa venire piuttosto voglia di bruciarli o di accartocciarli su un sasso da lanciare in faccia. Dovrei come minimo incominciare la seduta esprimendo rabbia per la cifra che mi chiede! (e non so se ridere a questo). Ma potete semplicemente leggere questo fatto come la lunga serie di mie sfortune, del tipo che al male o non ho soluzione o ce l’ho non fattibile per me, e quindi sostanzialmente non è una soluzione. Ci son dei giorni in cui sento dentro una rabbia, un’insofferenza e una forza che ha del demoniaco. Vorrei prendere un martello e spaccare la casa gridando, quasi a voler sfogare tutti questi anni, e i tanti episodi che per ovvie ragioni non posso raccontare. Ce ne sono molti, ed alcuni abbastanza gravi. Ma basti sapere che sono “semplicemente” traumi più o meno importanti; che non sono in pace col mio passato e il lavoro schifoso da “genitori” che ho ricevuto su di me; che la mia vita attuale è l’ovvia conseguenza di quello schifo; che con queste premesse e con quanto ho sacrificato ecc, non posso aspettarmi niente neanche in futuro. Si aggiunga per contorno che non ho nemmeno i soldi, che sono l’unica cosa che darebbe uno stacco netto alla mia vita (perché se fossi milionario avrei risolto moltissimi problemi: me ne andrei e non starei più in mezzo a una situazione direttamente deleteria; non mi preoccuperei di cercare lavoro; riprenderei i miei talenti e cercherei di fare ciò che avrei dovuto fare da adolescente come tutti. Magari non lavorerò comunque con quelli, ma almeno non devo convivere col fatto di non aver avuto neanche possibilità perché mi hanno ostacolato), e che non riesco ad avere relazioni. Senza contare che ho sviluppato una ovvia invidia per le situazioni di vita normale, e se stessi con qualcuna che perlomeno studia per avere ecc, si instaurerebbe subito un'indivia per la sua situazione. Del resto non ho mai conosciuto persone lontanamente simili a me, perché o lavorano o studiano. Stare a casa ci sta, ma non per anni, né tanto meno con 360° di malessere. In qualche ambito si ha quasi sempre qualcosa, o perlomeno alti e bassi. Io ho solo bassi e depressioni paurose. Avessi una pistola, che non dia tempo all’istinto di opporre resistenza, non ho dubbi che riuscirei. Altrimenti tiro a campare ogni giorno e in conflitti interiori che mi portano solo ai soliti pensieri, quando non a voglia di violenza, di sfogo, ecc. Sento veramente in certi momenti un inferno che a stento contengo, per poi deprimermi nel pensare al fatto che ci devo convivere o fino alla morte, o fino a non so quando. E di questo non posso più dire niente, né alle persone che conoscerò (abbiamo capito perché), né a psicologi, perché in ogni caso non posso pagarli, perché non ho voglia di andare avanti ancora mesi o anni come in passato, e perché il mio dolore non è immaginario, ma dovuto a cause ovvie ed essenziali che mancano. Avrei voglia solo per sfogo, perché appunto non ho altri modi utili di farlo. Inutile dire che ho spesso ricevuto indietro più male che bene dai miei “racconti”, con l’ancora più ovvio risultato di odiare ancor di più la mia situazione. Insomma sono circoli viziosi a non finire, perché quando si hanno questi problemi alla fine va tutto a rotoli, specialmente se sei circondato da persone normali o ebeti che non capiranno mai, che meno che mai sapranno aiutare, e spesso anzi ti si rivelano nemiche. Sostanzialmente, come dico da tempo, “sto bene solo quando mi dimentico della mia vita”. Ogni giorno è una lotta per dimenticarmela, per distrarmi. Una bella giornata e un libro di filosofia, e per un po’ dimentico l’orrore in cui mi trovo. Ascolto un brano musicale o ne suono uno io, e mi concentro sui pochi modi fattibili di trovare bellezza nella vita, dato che gli altri che conosco necessitano di denaro (soprattutto viaggiare, la cosa che farei di più e che stranamente faccio di meno). Arrivo di sera, e alle volte mi congratulo per esserci arrivato ancora. Poi mi sveglio, e alle volte mi deprimo, per essermi svegliato ancora, e anche per il pensare di dover ricominciare tutto daccapo. E mi rendo conto che questo stesso messaggio qui fa ben parte di tutto il gioco. Posso solo sperare in un mecenate o qualche causa esterna, che mi dia denaro, o al contrario l’agognata morte, a dispetto di quelli che credono che i problemi così non si risolvono e rimangono a imputridire assieme al mio corpo. Io sono più ignorante, e per questo son più propenso a pensare che da morti i problemi della vita non ci riguardano più.

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E un bel giorno conosci la tua nuova ragazza, si chiama ANSIA

Salve, tralasciando momentaneamente il titolo a sfondo ironico che ho voluto adottare, voglio mettermi a "nudo" raccontandovi quello che mi sta capitando da più di un mese nel mio cervello (e sopratutto alla mia persona); soffro di attacchi di ansia (penso sia ancora a livelli bassi, non paragonabili al panico) correllati a dei pensieri che MAI (e sottolineo MAI) avevo fatto prima d'ora, ovvero, paura di perdere completamente il controllo di me stesso e analogamente poter fare del male a qualcuno (le peggio scene di un film dell'orrore di colpo proiettate nel mio incoscio), paura di poter compiere un sucidio, paura degli oggetti appuntiti (sentirmi attratto dai coltelli, forbici e compagnia bella), il tutto condito con domande esistenziali del tipo "chi sono?". "cosa ci faccio a questo mondo?", eccetera, eccetera.
Non ho ancora consultato nessuno specialista in merito, perché so principalmente che il cambiamento dovrà avvenire in primis dal sottoscritto, ma a volte mi sembra impossibile riuscire a liberarmi da questi pensieri maligni, come se fossero dei rami che mi tengono stretto e pian piano si nutrono della mia linfa vitale, fino a rendermi un automa; ho paura che li poterò con me fino alla fine dei miei giorni. Chiedo umilmente aiuto a questo mio problema, perché da solo non sto riuscendo a trovare la cosiddetta luce in fondo al tunnel e forse non riuscirò mai a trovarla. Grazie a chiunque avrà la gentilezza di prendere in esame la mia richiesta d'aiuto.

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Problemi di ansia

Buongiorno assumo da una settimana gocce di elopran, ma i miei attacchi di panico sono aumentati, anche con insonnia e vorrei sapere se è tutto normale. Il mio medico di base dice di si, ma io sto male!"

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Depressione e insoddisfazione a soli 18 anni

Ho 18 anni e faccio una gran fatica a vivere. Sono sempre stata una persona, per natura, malinconica, ma ultimamente la situazione è arrivata a livelli insopportabili. Parto raccontando alcuni avvenimenti che potrebbero avermi buttato giù, così darmi qualche consiglio potrebbe esservi più semplice.
Non sono brava a fare amicizia, aspetto sempre che gli altri facciano il primo passo, perché la mia insicurezza e scarsa autostima mi impedisce di avere rapporti normali con la gente. Fin da bambina sono stata vittima di bullismo e cyberbullismo, che mi hanno chiusa sempre di più. Ho qualche amico, ma mi dimostrano ogni giorno di non tenerci minimamente a me. Non li allontano perché altrimenti sarei più sola di quanto io già sia. Vivo sempre in solitudine e non sono in grado di divertirmi. Quando esco cerco di farlo grazie all'uso di superalcolici, che mi rendono socievole e allegra. Ma quando torno a casa mi sento solo un'idiota.
In ambito amoroso ancora peggio, due storie ridicole in cui ho sofferto e basta e poi il nulla. Sono ancora vergine e non mi sento per niente amata. Ho una strana situazione familiare e, a parte i miei genitori, non c'è nessun parente con cui ho rapporti. I miei sono persone iperprotettive e limitano la mia libertà. E così a 18 anni mi ritrovo privata del mio naturale bisogno di conoscere il mondo. Sono stata sotto terapia prima psicologica e poi psichiatrica dai 16 anni, quando ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e aver vissuto un percorso scolastico alle superiori pieno di tormenti e angoscia, causati da professori e compagni di classe. Non sono servite a molto le sedute e ora che ho smesso di andarci mi sento ancora più persa in questo mondo, in cui non so cosa fare e cosa potrò mai ricevere. Vivo queste giornate sul letto a fare nulla e a concentrarmi sullo studio e sui libri. Ormai ho quasi smesso di mangiare, l'angoscia mi chiude lo stomaco e vedere il mio corpo dimagrire mi fa sentire meglio, considerando il fatto che l'ho sempre detestato, insieme alla mia mente. E ora cosa dovrei fare? Quest'anno ho la maturità. E poi?
Sarò ancora di più in completa solitudine e bloccata nelle mie paure.

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Sono tanto confusa ed impaurita, riuscirò a costruire una vita senza soffrire ogni giorno?

Carissimi, oggi è una delle rare giornate in cui avrei voglia di chiedere auto a qualcuno, ed eccomi qua a scrivervi. Ho 35 anni e sono da molti anni confusa, intendo confusa perché non capisco davvero che cosa io sia o che cosa dovrei essere. 
Forse è il caso di iniziare dal principio, anche se ho tantissimi vuoti di memoria.
Da bambina piangevo sempre, avevo paura degli altri, come adesso. Verso gli 8 anni i miei genitori mi dissero che volevano separarsi, ma poi non l’hanno mai fatto, hanno continuato a stare insieme pur litigando continuamente. Nasce poi mia sorella. La mia nonna paterna è una specie di persona cattiva, ha fatto passare molte brutte cose a mia mamma. Non mi ha mai voluto bene, non vuole bene a nessuno. Sono cresciuta piangendo spesso, perché sin da bambina avevo timore di stare con gli altri e non appena ci stavo volevo tornare a casa. I bambini facevano giochi e cose che a me non piacevano, perché preferivo stare sola, ma non potevo.
Crescendo, a me piaceva ascoltare musica e leggere libri sul nuoto, ma a casa mia nessuno era interessato a ciò, per questo iniziai molto piccola a lavorare per guadagnarmi i soldi per fare queste cose. Scelsi una scuola solo perché non avevo facoltà ancora lucida di scegliere, andai perché c’era una ragazza che forse poteva essere mia amica. Non fu così. Tutti mi prendevano in giro e non riuscivo a sopportare il dolore, perché ero diversa, perché non chiamavo mai nessuno a giocare o per uscire con i maschi. Non avevo interesse, ma i coetanei erano così.
Cambiai scuola per un corso serale e presi il diploma col minimo dei voti. Mia sorella non è mai stata con me. Inoltre in quel periodo mio padre ebbe una relazione con una ragazza. Non andavo più a scuola e nessuno lo sapeva. Dormivo per passare il tempo. Sola. Piangevo. Anni di lacrime. Non ricordo bene quando, ma un giorno iniziai a tagliarmi fortemente e solo così stavo bene. Per una decina di anni era il mio sfogo più bello, naturale, non posso negare che da quando, spontaneamente, senza capire ne sapere perché, ho smesso, mi trovo a dover lottare con la rabbia ed aggressività fortissima, che a momenti arriva e poi se ne va. Inoltre, mi trovo da qualche anno a dover convivere con degli sbalzi di umore e di personalità. Non so come definirli, ma so solo che passo da amore ad odio in pochi minuti.
Le mie amicizie sono state sempre brevi, tranne un paio che durano da un po, ma una ragazza è andata a letto con il mio fidanzato anche se l’ho perdonata. Perché tutti dicevano che ero troppo particolare per starmi dietro, perché uscivo poco, ascoltavo musica strana, andavo a nuotare da sola. Mi trattavano sempre male, mi confidavo e tutti mi tradivano. La gente si dimenticava subito di me, ed io soffrivo molto. Non ho mai parlato fino in fondo con la mia famiglia, perché nessuno mi capiva, provando a parlare finiva sempre in urla e grida e botte o in "Non ti manca niente".
Mia madre piangeva molto le mattine per litigare con mio padre. Un giorno mia nonna materna si ammalò e morì e mia madre soffrì molto e morì anche mio nonno sempre di malattia. Un giorno si ammalò anche mia sorella, ma guarì fortunatamente. Ho sofferto per tanti anni vicino a persone di famiglia, ammalate gravemente. Per questo, avevo paura di fare il medico, non ho mai avuto il coraggio di stare più negli ospedali. Con mia sorella non parlo mai e viceversa, ma parla con tutti e miei genitori la ascoltano e sono felici se lei c’è. Non provo gelosia ma solo dolore o tristezza, perché mi sento isolata, ma anche moltissimo amore ed affetto e rispetto. Tanti ragazzi si innamoravano di me perché ero buona e carina, io odiavo questa cosa e mi rasavo i capelli e mi rendevo brutta. Tutti mi cercavano, perché ero autonoma ed indipendente, tranquilla e bionda con gli occhi azzurri. E l’inizio di ansia attacchi di panico continuativi e violenti, inizio di vertigini e pure fobie che qualcuno della mia famiglia morisse. A volte non dormo se mia sorella non rientra e penso sia morta. Ha avuto parecchi incidenti in strada e quando era malata ho sofferto. Penso anche di avere tumori al cervello, come nonna o di avere malattie intestinali, ma solo rare volte, non sempre. Faccio abuso di clisteri perché non vado in bagno. Ne uso tantissimi e mi rendo conto di non riuscire a farne a meno anche dopo un giorno. Non amo mangiare e mi peso continuamente anche se odio guardare l’aspetto fisico e non lo faccio per migliorarmi esteticamente, ma perché mi sento piena, come se avessi un peso dentro la pancia. E’come se mangiando ingerissi il male e non mangio carne perché amo gli animali. Non sopporto di vedere la tv e non riesco a stare in casa con le finestre chiuse, mai anche quando è freddissimo, è una claustrofobia strana, ascensori o stanze o macchina con finestrini chiusi, se in casa sto con i vetri chiusi sento un calore che sale alla testa e mi sento esplodere.
Io non sto mai male fisicamente davvero.
Mi sono innamorata di un ragazzo tantissimi anni fa e l’ho amato molto e non amerò mai più nessuno così, vorrò solo bene, ma lui non mi capiva e non mi stava mai vicino, non siamo mai nemmeno stati a fare qualcosa insieme, faceva tante cose da solo ed io ero sola, troppo sensibile per capire che non poteva essere il mio padre amico fidanzato fratello ed io non chiedevo mai, io non parlavo mai per paura mi rifiutasse. Così lo lasciai perché passavano giorni senza sentirci, ma l’ho amato tanto e non mi perdono per questo, non mi perdono perché non parlavo per paura, anche se davvero non eravamo compatibili e lui non mi ha mai cercata, penso ancora che se avessi saputo parlare ci saremmo trovati. Ma forse mi avrebbe lasciata perché non sono simpatica. Adesso sono fidanzata con un ragazzo buono, che mi vuole bene e mi accetta anche se non conosce tutto di me. Ma io non mi sento onesta. Non perché dico le bugie a lui, mai, ma lo vedo come un bambino, perché non ha lavoro e spesso non ragiona da adulto. Non sono mai stata venale, ma con lui mi arrabbio per i soldi. Non compro niente, mi vesto male e non mi curo esteticamente, cammino sempre con occhiali da sole e cerco di essere più brutta possibile, per non farmi notare. Pretendo che lui sia grande, adulto. Alcuni giorni lo adoro ed altri lo detesto e mi infastidisce la sua presenza. Come se durante il mese cambiassero i sentimenti ciclicamente. Io lavoro come aiuto cuoco, ho tre lauree, ma non ho mai fatto lavori per i quali ho studiato. Non ho mai avuto la forza di farmi vedere da nessuno e se parlo in pubblico arrossisco e mi sento male. Allora mi domando se può essere che non accetto lui perché non lavora per seguire il suo sogno ed io dentro di me soffro, perché non sono contenta di ciò che faccio? Ma si può essere così materiali? Spesso quando mi invade questo senso di detestarlo, penso al mio ex, lui lo vedo come l’immagine della perfezione, anche se non lo era, ma ogni volta diventa il mio rifugio e prego che possiamo tornare insieme un giorno, ma perché? <E' un tentativo di autosabotaggio, o è vero che lo amo ancora dopo 15 anni? Non riesco più a capire i miei sentimenti.
Sono stata fidanzata 3 volte, ed il secondo ragazzo era molto strano, inizialmente si mostrava per quello che non era poi si è rivelato, stava sempre in casa e dormiva di giorno, gli volevo molto bene, ma ho sofferto tanto, mi picchiava e mi tradiva con una donna. Non riuscivo a lasciarlo perché minacciava di uccidersi. Mia cugina ha fatto sesso con lui. E non sapevo nemmeno di avere una cugina. Ho ricevuto per tre anni minacce, stalking, foto scandalose sessuali e minacce di suicidi inviate per mesi ogni 2-3 minuti, tramite mail o telefoni sui quali anche cambiando numeri mi rintracciava. Tanti maltrattamenti ed insulti. Tanti pianti e tanta paura, ma sempre sola perché mi sembrava sciocco parlare.
Ho avuto 3 aborti in 4 anni, non mi piaceva mai fare l’amore, con nessuno, non sopporto che una persona mi tocchi, mi piacciono solo gli abbracci ed io abbraccio molto le persone, ma il sesso no, ma quando lo facevo nasceva una nuova vita dentro di me ed io senza dirlo a nessuno la fermavo. Non ne ho mai parlato. E mi sono chiesta come mai continuavo a fare questo, come lo cercassi io perché sapevo che prima o poi sarebbe capitato, perché se loro dicevano gli piaceva più senza protezione e io piangevo, ma lo facevo comunque. Nessuno dei ragazzi era responsabile per mantenere un figlio. Ma non ho dato a loro nemmeno la possibilità di saperlo. Ed io? Paura della vita. La colpa, senso di colpa. Non so più nemmeno distinguerlo. La paura. Ecco, la Confusione è questa. Stati d’animo altalenanti gioia, ansia, tristezza, buio, rabbia, serenità, tutto in un’ora. Le bugie per poter stare sola, la non partecipazione ai rapporti. L'aspettarsi cose da qualcuno, ma essere repulsiva all’affetto.
Mia mamma è molto buona e anche se non ho un rapporto confidenziale, ne di chiacchiere, la rispetto, non butto via nemmeno lo scotch che usa magari per un ragazzo di natale o un panino. Quando fa i regali agli altri io a volte li rubo dalle case per rimetterli nell’armadio. Però ha sempre avuto la tendenza a dire bugie, anche per piccole cose. Anche lei ha avuto altri fidanzati quando ero piccola, ma non ho mai fatto una colpa per i loro errori o desideri, però sono stata male. Loro hanno sempre lavorato e fatto tanto per crescerci. Da quando mia sorella è guarita i rapporti sono un po migliorati e loro davanti a lei hanno sempre fatto finta di essere felici, ma io sapevo tutta la verità invece. Da ragazzina stavo sempre fuori casa per non vedere i loro litigi e adesso da grande voglio stare a casa quando riesco per cercare di recuperare i rapporti ma non ci riesco mai. Piuttosto che crearli con il fidanzato, cerco di stare bene con i genitori, ma mi illudo sempre perché poi non mi calcola nessuno e sto sempre chiusa in stanza da sola. Il mio fidanzato ha una casa in affitto, che gli pagano i genitori e io non ci vado spesso. Anche con gli amici è così, mi creo aspettative di bellezza, spero che qualcuno mi chieda come sta e non succede mai. Non mi piace stare con molte persone o nel caos, ma i pochi umani con cui ho affetto, vorrei vederli ogni tanto. Non so che cosa devo, voglio, posso, fare nella mia vita. Volevo fare il medico, ma non avevo i soldi per pagarmi le rate e l’università fuori sede. Poi volevo essere tante cose, un farmacista, una nuotatrice, un medico legale, uno scienziato. Amo il mondo, ma odio il non riuscire ad amarlo. Tre lauree prese per cosa, sapevo non avrei mai lavorato con quelle. Perché mi piace imparare? Non lo so, non lo so perchè. Ora cosa faccio? Un ragazzo che vuole una famiglia con me, ma non lavora; la sua famiglia lo tratta come un bambino mantenendolo ed io sono arrabbiata quando vede gente al centro dell’attenzione che viene lodata. Quando le persone mi parlano, io credo sempre che stiano mentendo e che non siano reali, che facciano tutto per apparire, io che continuo a sperare in buoni rapporti con la famiglia e gli amici, ma loro hanno altre cose a cui pensare. Io ho alcune passioni e mi arrabbio terribilmente quando un mio fidanzato, all’improvviso, diventa anche lui amante delle mie passioni, mi esplode dentro una gelosia grandissima ed una rabbia indescrivibile. Qualcuno mi voleva portare in viaggio in Polinesia perché mi piaceva, ma io credevo che fosse solo per mostrarsi ai suoi amici di fare una cosa particolare. E così qualsiasi cosa un fidanzato faccia per me, non credo sia reale, se lo fanno solo dopo che l' ho detto io. Non riesco ad accettare che lui si impossessi delle mie cose. Lavoro tanto, nuoto, cammino e non riesco a fermarmi, perché mi sento in colpa, se sto seduta sul divano o se sto ferma, mi piango addosso e sono triste, perché so che vorrei fare altro, ma non so cosa, a parte stare fuori e camminare nuotare e che vorrei lui mi aiutasse a costruire un futuro diverso ma non si impegna per farlo ed io continuo a guadagnare qualcosa per cercare di costruire un sogno che non so nemmeno io cos’è. Io non capisco più niente. Sto sempre male nella mia vita e mi sento in colpa, perché non mi manca nulla realmente e vigliacca nei confronti di chi soffre. A volte vorrei stare male io. Davvero non trovo niente che mi sollevi, se non camminare o nuotare. Ma vivo in una zona industriale. E non riesco ad avere i soldi per comprare una casa con un po di giardino, il tempo passa ed i giorni sono tutti uguali, costruiti in maniera identica ed io che compro libri continuamente senza più nemmeno leggerli e sto in casa girando da una stanza all’altra, senza sapere il perché. Che cosa devo fare? Non avrò mai possibilità di crescere ed avere una relazione serena od una mia famiglia? Penso ancora che il destino debba portarmi a quel mio primo amore, sono ancora convinta che anche lui mi ami, ma poi in realtà scopro che spesso sto bene con l’attuale ragazzo ed ho in comune con lui la sensibilità alle cose, basta una parola di troppo per farmi male e lui mi rispetta sempre, ma io non so se lo amo perché non so più cos’è l’amore. L’ossessione, l’idealizzazione? Alcuni giorni sono serena, altri mi sembra di impazzire. Sono decenni che sto in questo bilico. Non capisco più cosa è la realtà, la mia realtà. Tutto mi sembra inutile, tutto mi pare banale. Persino l’amore è un incubo, perché mi fa rubare o essere gelosa. Appena finirò di scrivere mi accorgerò di avere fatto un’idiozia e che non ho bisogno di aiuto, se non smettere di lamentarmi, perché non mi manca niente, e non chiederò mai aiuto a nessuno, perché mi sembrerà inutile. Poi mi dimenticherò e tutto tornerà come prima. Grazie per l’ascolto.

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Abbuffate continue e digiuni

Salve, sono una ragazzina di 15 anni e ho dei problemi col cibo. Premetto che è una storia un po' complicata, di cui non ho fatto parola con nessuno. Non sono mai stata pelle e ossa; a 13 anni i miei genitori hanno iniziato a dirmi di moderarmi, io non gli davo molto ascolto, non mi importava. Non so neanche quanto pesavo. Dato che mi piaceva un ragazzo che aveva smesso di mangiare perché credeva di essere grasso e faceva tantissimo sport, io ho iniziato a fare il suo stesso sport (correre e palestra allo stadio comunale). Mi sentivo bene, ero felice, avevo abolito le schifezze, ma senza privazioni, ero circa 68-67 kg da quei 70 di qualche mese prima. Poi mia nonna è stata investita sulle strisce, credo di essere caduta in depressione e non mi sono ancora ripresa, per non pensare, ho intensificato l'attività fisica, mi stava passando sempre di più l'appetito. Mi sembrava di mangiare normalmente però... mia madre non era d'accordo. Mi diceva più volte che ero dimagrita troppo e che se continuavo mi avrebbe portato da un nutrizionista. Mi ha fatto imbestialire. Sono 1.73cm e in circa 3 mesi ero passata da 67kg a 55. Mi si era interrotto il ciclo mestruale ed ero sempre più depressa. I miei si ostinavano a farmi mangiare di più e io per rabbia gli ho dato retta, troppa. Ho riniziato a mangiare, ma abbuffandomi perché temevo che non l'avrei rimangiato più tutto quel cibo, per poi permettermi che non l'avrei più fatto. Non succedeva. In circa 2 mesi sono tornata a pesare più di 70kg ed ero sempre più triste della mia incapacità di non resistere come una volta. Le cose si sono identificate quando una macchina ha investito mio padre che era in motorino, è da 2 mesi che è in ospedale ora. Il mio umore è a pezzi. Avevo anche smesso di andare a correre. Le ossa carine che erano venute fuori sono sparite e ora c'è più grasso di prima (nel mentre avevo perso muscoli perché mi ero catalizzata). Ora ho riiniziato a fare sport, ma con la scuola (ginnasio), pianoforte, teatro...sono troppo incasinata. Tutti pensano che sia perfetta, che debba essere perfetta. Ho provato a dire a mia madre che ho problemi con la depressione, ha detto che dobbiamo andare entrambe da uno psicologo (anche lei è turbata: prima sua madre e poi suo marito...), ma è così incasinata che non capisce più molto. Io mi sono abbuffata anche prima, mi sento uno schifo. Quando mi sento particolarmente in colpa vado in bagno e beh, potete immaginare. Ho avuto problemi di autolesionismo, mia madre l'ha scoperto, gli ho solo dato più preoccupazioni, in più ho iniziato a soffrire di attacco d'ansia con tachicardia (mamma non lo sa). Vorrei solo sparire. Non so se qualcuno leggerà mai questo messaggio, non saprei neanche come potreste aiutarmi...

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Sono molto riservato e timido: come posso fare, per uscire da questa situazione ?

Salve sono sempre stato un ragazzo molto timido ed introverso. I miei disturbi di tipo depressivo si sono fatti sentire fin dalla prima infanzia. Anche se uscivo a giocare a pallone, tornando a casa, mi prendeva la tristezza. Ho passato la mia vita a studiare e sono divetato geometra. Ora lavoro con mio padre, anche lui geometra, ma la mia preoccupazione piu' grande è per il mio futuro.Ho paura di non essere abbastanza all'altezza del mio lavoro, visto che in futuro mio padre andrà in pensione, io ho paura, perchè sono un tipo molto chiuso e riflessivo, inolte uno dei miei problemi è che sono poco motivato, perchè non ho una ragazza con la quale passare il resto della mia vita, vista la mia chiusura mentale.
Inolte sono una persona molto sensibile, mi fanno paura anche le notizie che danno al telegiornale, ultimamente.
Esco poco perchè mi vergogno.
Ho bisogno di stare in casa tranquillo.

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