Domande e risposte

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Da qualche tempo ho timore ad uscire di casa

Salve a tutti, mi chiamo Francesco e sono un ragazzo di Trani (in Puglia). Non sono mai stato un ragazzo molto socievole e mi sono sempre e solo aperto con persone che conoscevo da un po' di tempo. Da quando mi ricordi ho sempre sofferto di un'ipotetica ansia (non è diagnosticata quindi non me la auto diagnostico) per cui ho il tremore, diarrea, tensione addominale, dispnea da tensione muscolare, palpitazione, nausea e mal di testa in ogni singolo momento di stress (es. Primo giorno di scuola, gita, vacanze o anche solo uno spostamento dalla mia città o da casa mia). Da quando è finito il lockdown sono uscito con i miei amici solo 2 volte (da maggio) e queste due volte siamo rimasti a casa di una mia amica perché non riesco ad uscire per la città. Quando devo uscire per fare spese, per portare i cani a spasso o anche solo per scendere al piano di sotto del palazzo mi inizia a battere forte il cuore, mi viene la diarrea e il mal di pancia forte. Tutto ciò mi ha portato ad evitare di uscire di casa tant'è che esco di casa una volta ogni 2 giorni quando non c'è scuola e quando c'è scuola arrivo a casa tremando e quasi piangendo perché c'è tanta gente nel tragitto. So che dovrei andare da uno psicologo di persona ma siccome costicchiano vorrei solo sapere se sia un caso da fare vedere ad uno psicologo e quindi investire un po' di soldi.

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Crisi di pianto

Salve, sono una mamma di 31 anni. Quest’anno mia figlia che compie 6 anni a dicembre ha iniziato la scuola prima elementare. La prima settimana con difficoltà perché al momento dell’entrata a scuola piangeva e aveva difficoltà a staccarsi. Successivamente non ha mai fatto problemi. Ora a distanza di un mese dall’inizio appena arriviamo a scuola piange (in modo composto cercando di non farsi vedere dagli altri genitori/bimbi) si attacca a me e ripete “voglio mamma”. Così fa anche a danza a cui andava molto volentieri già L anno prima. Io lavoro come infermiera e tutte le volte che devo andare a lavoro piange, dai nonni, dalle zie, dalla cugina. Piange come una matta e ripete sempre “voglio mamma” poi si calma e si tranquillizza ma per me sta diventando un problema grosso.
Io cerco di sdrammatizzare ma ammetto che questo mi provoca molta ansia. È sempre stata attaccata a me, ma in questo periodo la cosa sta degenerando. Ripete in continuazione “voglio mamma”. Ho provato anche a parlare: ho chiesto se erano successe situazioni che le hanno creato disagio ma lei mi continua a ripetere di no. La sua motivazione è “voglio mamma”. È veramente stressante per me ma anche e soprattutto per lei. Quando stiamo a casa mi chiede molte volte soprattutto il pomeriggio se devo lavorare di notte. Se sto a cada e quel giorno sono di riposo si tranquillizza. Invece se le dico che la sera dovrò andare a lavoro inizia già a piangere e a disperarsi.
Che devo fare? A scuola è ovvio che deve andarci, ma a danza? Devo insistere? Devo continuare a portarcela? Sbaglio qualcosa io? Mi sento una mamma inadeguata.

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Convivo con un forte senso di paura

Ciao a tutti, Ho 21 e da 2/3 anni convivo con un forte senso di paura. Ho paura di tutto, ma in particolare ho paura di fare le cose da sola. Studio a Roma e quando ci vado ho paura perché devo stare da sola e viaggiare da sola. Sono terrorizzata all'idea di restare sola in futuro. Questa paura cresce sempre di più, non so più come fare

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Come convivere col compagno che soffre di ansia.

Salve. Il mio compagno soffre di ansia e attacchi di panico al momento in cura sono con psicofarmaci, perché la psicoterapia, a suo dire non gli ha risolto il problema è soprattutto non è riuscita a capire la causa scatenante. Già durante il periodo del fidanzamento non mi dava attenzioni, non mi guardava negli occhi. Adesso però con la convivenza non riesco più ad accettare questa situazione perché mi fa sentire brutta, inappropriata, infelice. In più ho notato che sui social ha tante amiche a cui fa tanti complimenti, dedica tempo e attenzioni. Mi sento priva di energie, come se me le avesse risucchiate perché è molto egoista e in ogni litigio rigira la frittata dando la colpa a me. Abbiamo un figlio di 3 anni ma anche con lui è poco presente. Ora non capisco più se lo amo ancora o se sto con lui per non affrontate tutto quello che comporta una separazione.

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Blocco!

Salve a tutti. Sono fabio, ho 30 anni. Mi considero un ragazzo con carattere Buono ma allo stesso tempo molto nervoso. Mi succede da sempre che quando mi trovo al centro di una lite/discussione o semplicemente dialogando, la mia mente va oltre con i pensieri e non riesco più a parlare. Certe volte la mia mente sviluppa i dialoghi che formalizzo per poi dirle ma la mia bocca, la mia voce si blocca e faccio scena muta. Succede alle volte che mi devo sforzare a parlare ma con risultati uguali...scena muta. Avviene in me il blocco. Spesso Mi trovo in una situazione dove mi piacerebbe dialogare e dire le cose in maniera più fluida senza avere questi disagi. Quando sono nervoso o ansioso inizio a tremare e avvolte scoppio in attacchi d'ira o piango. Vorrei dei consigli. Grazie mille a tutti

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Ansia, depressione, disturbi del sonno

Buonasera, Da aprile di questo anno cioè dal lock down ho iniziato a soffrire di attacchi di panico che poi si sono tramutati in ansia, depressione disturbi del sonno. Sono in psicoterapia cognitivo comportamentale da maggio ormai circa 4 mesi ma purtroppo non noto troppi miglioramenti. La mia angoscia più grande è che purtroppo non riusci a stare più nella casa dove si è verificato tutto il malessere e mi sono dovuta trasferire con mia figlia dai miei genitori che abitano a 50 km per avere il loro aiuto e supporto con la mia bimba di 9 anni perché In questo periodo mi sento molto sola e fragile. Purtroppo così facendo ora siamo lontane da mio marito e papà della nostra bimba e questo mi dispiace e mi fa stare tantissimo male. Riusciamo a vederci solo il fine settimana per Via dei Suoi impegni Lavorativi. Ho cercato in tutti i modi di tornare nella nostra casa ma purtroppo sto troppo male, rivivo in continuazione quei momenti terribili. Non voglio stare lì e stare male. Dai miei mi sento meno sola e più protetta. Ho bisogno di un consiglio su cosa posso o devo fare per cercare di superare questo momento terribile. E poi vorrei anche capire se è il caso di cambiare terapeuta o se magari bisogna aspettare ancora per avere risultati . Grazie a chiunque potrà darmi una risposta che possa aiutarmi ed indirizzarmi.

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Ho paura di tutto. Come posso superare questa cosa?

Ciao, mi chiamo Sara, ho 20 anni e scrivo questo discorso perché penso di essere arrivata ad un punto molto critico della mia vita. Ci sono periodi della mia vita in cui soffro veramente tantissimo di ansia e attacchi di panico. Succede che sono veramente stanca e vorrei dormire, ma l’ansia e il panico me lo impediscono. Vivo con l’ansia per qualsiasi cosa, dalla più piccola come per esempio parlare con qualcuno, a prendere un pullman ma soprattutto non riesco a stare in mezzo a troppa gente. Questa cosa mi mette davvero ansia. Ho sempre il pensiero che qualsiasi persona che incontro possa farmi male o venirmi contro. Ho sempre paura che mi succeda qualcosa di brutto, in qualsiasi situazione. Se ho un impegno o devo fare qualcosa di nuovo, sto in ansia molto tempo prima e non dormo la notte perché ci penso troppo. Non riesco più a vivere con tutta questa ansia e vorrei fare qualcosa per poterla superare. Grazie infinito a chiunque risponderà.

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Ansia e senso di inazione

Buongiorno, provo a scrivere perché mi trovo in una situazione che non riesco più a gestire. L'ansia mi prende lo stomaco e mi rende incapace di fare qualsiasi cosa. Non riesco più a riprendere in mano la mia vita. Prendo valeriana e melatonina, mi fanno dormire ma non calmano il senso di disperazione e il cervello continua a pensare a tutte le cose negative, anche quando dormo. Non riesco a fermare i brutti pensieri nè ad andare avanti. Vivo una vita precaria, senza essere riuscita a costruire nulla: lauree, dottorato, sono stati tutti sacrifici inutili e mi trovo a fare la supplente precaria grazie al diploma. Non amo quel lavoro ma l'ho sempre fatto per necessità. Da febbraio sono stata ufficialmente mandata via dall'università con cui collaboravo, il mio lavoro nelle scuole era imbarazzante per il mio superiore che ha trovato collaboratori migliori, dopo avermi sfruttata ventilando possibilità mai realizzate. Ho vissuto mesi di mobbing che non subivo dai tempi del dottorato (ad esempio, ho lavorato giorno e notti per diversi giorni senza potere dormire neanche un'ora e lavorando al mattino a scuola con i bambini, tutto per rispondere a richieste che erano diventate assurde nei tempi e nei contenuti, temevo di crollare). Con il lockdown speravo che avrei trovato modo di riflettere e di pensare a me ma è stato anche peggio, il vuoto lasciato dalle attività è stato riempito da pensieri negativi, dall'ennesimo 'tradimento' vissuto sul lavoro da persone che usano e gettano, dall'ennesimo fallimento, perché le responsabilità devo averle avute e grosse comunque, e da un futuro che non ha più senso. Non riesco a parlarne con nessuno perché temo che non mi crederebbero, vedrebbero solo una fallita e non posso neanche farmi vedere triste per sciocchezze di lavoro, non è rispettoso di chi sta male veramente. L'unica soluzione è starmene da sola. Forse so di stare esagerando e che non ho diritto a stare male per così poco. Me lo ripeto ma non serve a niente. Continuo ad accendere il pc e a non scrivere nulla, a non lavorare. Sono arrivata a sperare di re-iniziare a scuola per essere costretta ad agire ma ho paura di non uscirne. Ho paura di non farcela nemmeno lì.

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