Ansia
Dott.ssa Lorena Ferrero

Come gestire l’ANSIA

L’ansia o paura, è un’emozione. Non esistono emozioni giuste e altre sbagliate, in quanto sono naturali, possiamo dire invece che esistono emozioni piacevoli ed altre spiace ...

01 Settembre 2019

Ansia
Dott.ssa Anna Mura

Ansia

E' importante comprendere quando è necessario chiedere aiuto, quando l'ansia diventa un fenomeno che non protegge più, ma anzi limita il quotidiano rendendolo sempre più faticoso, togliendo il ...

21 Maggio 2019

Ansia
Dott.ssa Giulia Causa

Aiuto, sono felice!

La paura di soffrire e di stare male è comunemente diffusa e anche comprensibile. Ma come possiamo spiegarci la paura di essere felici, la paura delle emozioni negative? Proviamo a ...

18 Settembre 2018

Domande e risposte

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Genitori oppressivi

Salve dottori, vi scrivo perché vivo una condizione particolare e, a mio dire, assurda. Sostanzialmente vivo in perenne "assenza di controllo" o comunque, mi sento li per li per esperire un attacco di panico da anni. Ripeto, da anni, mi sento invalidato. Questa cosa mi sta distruggendo e credo che i miei genitori e il loro comportamento mi stiano distruggendo la vita. Da una parte, c'è mio padre che esige attenzioni, addirittura chiamandomi a distanza di pochi minuti prima minacciandomi e poi inscenando una situazione irreale in cui piagnucola affinché io gli risponda, e telefonandomi dicendomi che mi invierà il denaro mensile; dall'altra, mia madre, iperprotettiva e anche lei bisognosa d'affetto, che s'intromette e vive in giro per casa lavando i miei vestiti, la casa, la mia camera ecc... Insomma mi trattano come se "io avessi bisogno"; nell'adolescenza mi sono spesso ribellato, ora ho 24 anni, sono di lecce e vivo a Parma, e mia madre, per litigi con mio padre, sia trasferita qui, ed ora vivo con lei e mio fratello maggiore. Sostanzialmente, ascoltando qualche video di Nardone sulla paura patologica, ho ripreso contatto con alcune sensazioni che in quello stato fobico non capivo e, sostanzialmente, mi rendo conto che mia madre e il comportamento di mio padre, mi stanno creando questa condizione. Hanno sempre cercato di creare in me questa condizione, affinché potessero essere utili, solo che, quest'anno, all'inizio, in preda a quest'ansia, ogni tanto sbottavo, ma la mia reazione veniva vista come da "folle" dai miei parenti, che squadrandomi male, mi facevano cadere in pensieri vorticosi e senza senso. Insomma, mia madre in casa (non posso esperire la solitudine), mi lava i vestiti, cucina anche se non lo chiedo ecc... insomma, riassumendo, l'intuizione che mi ha ri-portato a scrivere scaturisce da una frase di Nardone ovvero l'aiuto non richiesto genera insicurezza. Ora, io mi sento super invaso dalla mia famiglia, perché l'unico contatto comunicativo è sul "hai bisogno? " e in me scatta ormai l'associazione e il conseguente fastidio che percepisco al livello dello stomaco. Appena li sento, li vedo, sento solo questo fastidio, non li sopporto, mi stanno rovinando la vita. Se mi metto a studiare mi scattano associazioni del tipo "mia madre mi disturba, mia fratello mi parla ecc", insomma si intromettono... come dire, qualunque cosa io faccia mi sento sotto la lente della mia famiglia, mi sento perseguitato. Ho otto esami da dare, siamo a Marzo e non so cosa fare. A 19 anni, stessa cosa, volevo studiare psicologia, recarmi a Parma e trovare una casa da solo (sia perché me ne sentivo in grado, sia perché, se chiedo una mano, effetto paradosso, non mi danno un braccio, ma due) e mi ci portarono loro, dapprima andando in Svizzere, per oltre un mese, e poi a Parma. Mi fecero la spesa e, insomma, le mie rimostranze caddero nel nulla e rimasi li, nello studentato (volevo, invece, prendere una casa con altri coinquilini) pieno di somatizzazioni (rabbia?) e un atteggiamento interiore negativo che mi portano a credere di essere stato una cattiva persona nei loro confronti. Ora, vivo le giornate a merda, non riesco a studiare, ho l'ansia, il pensiero che mia madre mi criticherà, giudicherà (è ansiosa) o peggio mi chieda ossessivamente di cosa ho bisogno, mi fa percepire una forte rabbia che non so sfruttare, la somatizzo. In questi, sul serio, non capivo cosa fosse, la somatizzavo, sono sostanzialmente finito a giustificarli e ad avere questo atteggiamento remissivo nei confronti di chiunque (ed io invece ho sempre lottato, non immaginate quanto). Cosa posso fare? In più ho collezionato una serie di esperienze che a definire del cazzo, scusatemi il termine, poiché esperite in questo stato psicologico assurdo, quasi impacciato, mi hanno fatto passare per uno stupido di fronte ad una marea di contesti e persone cosicché oggi mi ritrovo a rimuginare, giorno e notte, giorno e notte. Se sto in casa, penso che mia madre mi giudichi perché non esco, se esco, perché non studio..non ho soluzione.. dovrei incanalare la rabbia ma come? Non penso bene, mi sento in prigione, per ogni cosa mi sento di dover lottare e mi prende il magone allo stomaco.. Ho preso la tendenza a giustificare le persone e il loro comportamento, ma io non mi sento libero, mi sento oppresso e non felice.. Non so come ritrovare la serenità. Vi dico, scrivendovi, mi sento già meglio, almeno ho capito che acufeni e sintomi fisici sono rabbia non espressa, ma cosa fare? tendo a rimuginare e mentre scrivo o studio, si intromettono questi pensieri negativi che mi fanno perdere il filo del discorso.. Aiutatemi vi prego, non capisco più la mia psiche, cosa desidero né come uscirne. Oltretutto, non mi sembra di poter stare in casa con lei, non nello stesso luogo; è rabbia accumulata a parlare o è lo stato di cose attuali? non capisco..

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Ansia e attacchi di panico

Buongiorno, da ormai 3 anni soffro di ansia e attacchi di panico, sono Riuscita a non prendere nessun farmaco solo 3 volte ad oggi ho preso qualche goccie.. perché ultimamente ho spesso mancanza d’aria non riesco a compiere un respiro completo spasmi in gola con tachicardia e sudorazione.. e dolore alla mandibola..con dolori e formicoli al braccio sinistro e spesso fitte al torace ho fatto eco, holter, tac e raggi al petto anche esami della tiroide ma non hanno trovato niente.. come posso far placare questi sintomi non ne posso più ho paura di avere un infarto prima o poi..

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Ansia generalizzata: cosa fare? a chi rivolgermi?

Soffro da molti anni di ansia generalizzata: ogni problema privato mi arreca uno stato di agitazione fuori dal normale. L'ho sempre saputo, ma ne ho ricevuto conferma tre anni fa, quando ebbi un problema fisiologico specifico, e i medici confermarono che era dovuto ad ansia. Purtroppo anche in quel caso non decisi di iniziare una terapia a lungo termine, e una volta risolto il problema specifico non mi curai più del problema profondo. Le cose sono molto peggiorate da allora, anche per ragioni contingenti. Ho iniziato un dottorato di ricerca che mi arreca enorme stress, senso di inadeguatezza e 'sindrome dell'impostore'. La mia ragazza è lontana per ragioni di studio e mi sono isolato molto dai vecchi amici. Fatico a descrivere di cosa soffro perché come detto non ho mai frequentato un esperto con continuità. Posso dire solo di reggere malissimo il minimo stress e avere crisi di pianto. La testa a volte si fa molto 'pesante' e l'unico modo per far passare questa sensazione è passare anche ore in totale inattività. Per prima cosa voglio chiedervi se vi sono delle pratiche salutari che posso condurre anche da me. In secondo luogo: ho provato a cercare su internet professionisti della mia zona ma ce ne sono molti e non so a quale figura professionale specifica riferirmi, o per quale motivo preferirne uno piuttosto che un altro; voi che consigli mi date?

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Come uscire da una gabbia mentale?

Gentili professionisti, Mi rivolgo a voi perché è da qualche tempo che mi sento in trappola. Ho solo 22 anni, ma sento che la mia vita non abbia nulla da offrirmi. So bene che è un pensiero assurdo, se ci ragiono in modo logico, so che questa condizione è facilmente risolvibile. Eppure non riesco ad uscirne. Non so come si faccia. Ogni aspetto della vita quotidiana, anche il più banale, mi provoca una gran ansia, a tal punto che, in alcune situazioni, non riesco a respirare. Un esempio più infantile è quello dei bagni pubblici: mi sono trovata più volte davanti alle porte dei bagni pubblici a piangere perché non riuscivo a entrare, ero paralizzata dall'ansia e in uno stato di immotivato terrore. Dal punto di vista sociale non ho più amici, non perché sia antipatica o cose simili, ma perché, me ne rendo conto, ho allontanato le poche amicizie che mi erano rimaste. L'ho fatto inconsciamente, perché anche solo chiedere loro di uscire mi procurava disagio e ansia,sebbene non sappia dire perché. Ho un ragazzo da 5 anni. Ne sono innamorata, ma negli ultimi mesi mi sembra di aver aperto gli occhi e mi sembra che lui non mi ami come dice. Non so se queste "rivelazioni" siano dettate da uno stato di foschia mentale che sto vivendo o se siano reali, fatto sta che sono stanca di dover elemosinare affetto. Anche la situazione con lui mi mette in ansia, perché non capisco se ho ragione o no e parlarne con lui non ha aiutato. Ultimamente questo è diventato il mio umore principale: sono stanca di tutto. Soprattutto mentalmente. Mi sento in trappola in una vita che non ho mai voluto e quello che mi fa più arrabbiare è che, anche se so che si può uscirne e che non è un dramma, io lo vivo come tale. Questa situazione mi agita molto perché sono sempre stata una persona pragmatica e trovarmi in questo stato mi provoca, ancora una volta, molta ansia. Non so proprio come andare avanti senza peggiorare. Mi sento in colpa, perché so che ci sono cose peggiori nella vita, eppure non riesco a fare a meno di disperarmi senza riuscire a far nulla. Vi chiedo scusa se sono stata ripetitiva e prolissa, ma mi sento un macigno nel petto e, con questo messaggio, speravo di potermi liberare di un po' di questo peso.

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Senso di irrealtà

Buonasera, sono una ragazza che ha compiuto da poco 21 anni. Da bambina ricordo che sono sempre stata una ragazza molto solare, a cui piaceva giocare, divertirsi e soprattutto riusciva ad integrarsi con gli altri. Anche se gli altri non voleva, non so per qualche ragione, integrarsi con me. Ma nonostante tutto io riuscivo a divertirmi anche da sola tra le mie piccolissime e sicure mura di casa mia. Con le mie bambole e i miei giochi. Ho condotto, e sto conducendo tutt'ora una vita molto normale. Ho tutto, non mi manca nulla. Ho una mamma e un papà fantastici che non mi fanno mancare mai nulla e mio fratello di 14 anni con cui vado d'accordo. La mia vita è vista agli occhi degli altri perfetta ed io voglio far credere agli altri che sia così. Iniziai a uscire all'età di 11 anni. Mi fidanzai con un ragazzo del nostro gruppo di amici a 14, lui ne aveva 16. Lui era il classico principe azzurro delle favole fino a quando non inizio ad andare a lavoro una volta finiti gli studi e una volta comprato una macchina tutta sua. Non esistevo più, non mi dedicava mai tempo. Usciva sempre a differenza mia che stavo sempre chiusa in casa poiché avendo mio padre che lavora di notte non avevo mezzi di trasporto. Scoprì, sempre in tenera età che lui fumava, e non sigarette. Succede che dopo un po' da principe azzurro inizio a diventare n qualcosa di molto negativo. Io mi sentivo in gabbia, non potevo muovermi senza di lui, non mi considerava, non mi prendeva in considerazione, non mi ascoltava, non mi incoraggiava, non mi dava attenzioni, Stava tutto il tempo con i suoi amici, con me presente, a fumare e giocare al telefono. Così quasi tutti i giorni, La storia è molto lunga, ci sarebbe tanto da raccontare, in breve è questo. Iniziai con il tempo a ripagarlo della stessa moneta: non mi facevo toccare, non volevo abbracci, mi disgustava, non mi piaceva, gli rispondevo male davanti agli altri così come lui faceva anche con me. Insomma, io non ho più visto un futuro insieme a lui. A 19 anni decisi di liberarmi da questa gabbia che mi rinchiudeva. E una volta riuscita MI SONO SENTITA FINALMENTE LIBERA E SENZA CATENE. Non me ne pento. Il problema è stato: affrontare quel bellissimo posto che è il mondo e con se anche i suoi lati negativi. Mi sono trovata da sola, in quando il suo gruppo di amici... perché io non altro ero che "la ragazza di" sono spariti, a lottare e capire cos'era il mondo. Le persone false, opportuniste... io non le avevo calcolate. Uscire dalla bolla di vetro dove sono stata per tutto il periodo della mia adolescenza non è stato facile, ma mi ci abituai subito. La mia vita era serena e senza problemi gravi. Interpretai anche due nuove relazioni, andate male, non per colpa mia. Ma la cosa non mi aveva affatto mandato giù di morale. Riuscii a riprendermi e continuare il mio percorso di vita: amici, famiglia, università. Succede che l'11 gennaio 2020, un sabato sera, rimango a casa con mio fratello per vedere una serie tv. Mangiamo e stiamo tranquilli. Vado a letto verso mezzanotte con il pensiero che domani mi sarei svegliata serena come tutti gli altri giorni. Mentre mi addormentavo sentivo fastidio allo stomaco, ma nulla di grave. Tranquilla, mi addormentai pensando che domani sicuramente non ci sarebbe stato. Non è stato così. Mentre dormivo mi sono sentita un forte tremore interno, come se qualcosa mi fosse entrato dentro e non riusciva a trovare una via di fuga, apro gli occhi... inizio a tremare molto forte, non riuscivo a respirare, il mio battito aumentava sempre di più. Trovai la forza di vedere l'orario dal cellulare: 02.48. Mi alzo dal letto, dolori allo stomaco allucinanti, capogiri e vertigini, inizio a vedere nero, il mio petto e il mio stomaco mi sembrava stessero esplodendo. Pensai "Se non morirò ora, penso che non morirò più. Ora mi ritrovano per terra.". La sensazione di morte imminente era troppo forte. La mente e il corpo non comunicavano più, mi stavo perdendo, non riuscivo a calmarmi. Capì che si stava trattando di un'attacco di panico molto forte. Durò dalle 3 di notte fino alle 7.30 del mattino dopo, quando finalmente riuscì a dormire. In quel frangente di tempo mi alzavo e allungavo dal letto in continuazione per andare in bagno. La mattina successiva appena aperto gli occhi pensai " NON CI CREDO! SONO VIVA!" Da quel giorno valutai un percorso con uno psicologo, poiché prima avevo un'ansia che riuscivo a gestire, ora non più. I dolori allo stomaco continuarono, mi rivolsi a più specialisti: gastroenterite, colite, colon irritato da stress. Ho fatto tre terapie diverse. Lo stomaco non passava. Da quel giorno dormivo molto male e mi svegliavo anche 7-8 volte a notte e in altre mi sentivo male (senza attacchi di panico). Per dormire meglio andai in farmacia e mi comprai delle compresse di melatonina e valeriana. Riuscivo a dormire meglio. Ma una notte mi risentii male. Andai dal medico e mi prescrisse LUCEN e Valpinax, dove all'interno c'è anche diazepam, una benzodiazepina. Studio infermieristica, so cosa mi stava dando. Da quel giorno mi sento più serena, ma all'interno sempre molto agitata. Ho paura di peggiorare. Non sto uscendo quasi più. Ho paura di sentirmi male al di fuori di casa. Non studio più. Vorrei solo rimanere in casa. Non andrei neanche più a tirocinio e a fare nessun'altro esame. Insomma... la cosa mi sta davvero limitando e al posto di vivere io mi sento di dover sopravvivere. Ma allo stesso tempo... a tirocinio ci vado consapevole che potrei (forse) sentirmi male, a breve dovrò fare un esame e voglio affrontarlo! Insomma... sto facendo quello che è in mio dovere fare. E se tutto ciò abbia trasformato il mio percorso in un obbligo più tosto che un piacere? Rinunciare ora che sono al terzo anno, quasi alla fine non mi sembra il caso. E UNA PARTE DI ME NON VUOLE. A volte mi vengono in testa pensieri molto negativi, ma poi passano. Vorrei dei consigli. Sto male, non ne posso più.

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Difficoltà a ricordare e riportare un discorso

Buonasera, Sono una ragazza di 22 anni. E ho un problema che limita la mia vita quotidiana. Non riesco a parlare sotto stress. Se per esempio preparo un esame, e di quell'esame ho un discorso preciso e che fila liscio come l'olio, una volta trovata di fronte ai professori dimentico quello che devo dire, si altera la voce, sudo, mi manca l'incipit, dimentico determinati termini e mi perdo nel filo del discorso. Questo vale anche in ambienti o con persone più confortevoli, se per esempio ho un problema con il mio fidanzato, e preparo un discorso da affrontare, per cercare di risolvere il problema.. Ecco quel discorso non avviene mai, oppure mi blocco a metà o dimentico metà delle cose che ho da dire, sbaglio le parole, sudo e alla fine non sono nemmeno convinta di aver fatto un discorso lineare, lo stesso discorso che 2 minuti mi sono preparata e che sapevo bene. Percui oggi ho deciso di cercare su internet a cosa è dovuto questo disturbo e come risolverlo. Non avendo trovato nulla che mi aiutasse in particolare ho deciso di scrivere a voi esperti, per un consulto.. E per capire come risolvere questo problema che mi blocca. Tutto sommato sono una ragazza, solare, spassosa a cui piace ridere e far ridere e che riesco a far sentire tutti a proprio agio. Ma allo stesso tempo sono riflessiva e selettiva, ho poche amicizie e poche persone riescono ad entrare nella mia vita per la mia difficoltà ad instaurare un rapporto con una persona che non ritengo interessante o abbastanza intelligente. Difatti lo dimostra l età del mio fidanzato, che ha 10 anni in più, proprio perché mi trasmette sicurezza ed è una persona seria. Spero di ottenere una risposta. Grazie per l'attenzione

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Realtà virtuale

Buongiorno mi chiamo Alessandro, ho 32 anni, ho avuto un'esperienza diretta con la realtà virtuale circa due anni fa, precisamente il Vr; ci ho giocato per circa un'ora e mezza a svariati giochi tipo il ritrovarmi all'interno dell'abitacolo di un'auto, in un'astronave ecc.. l'esperienza era di una realtà molto coinvolgente . il giorno dopo ero tormentato da domande sulla realtà vera che viviamo, provocando in me la paura di essere in un matrix, tanto era la nitidezza di quelle immagini visionate, confondendo quindi la realtà virtuale con quella reale; tutto ciò mi ha portatato ad avere irrequietezza, battito accellerato del cuore e di conseguenza panico; il primo panico della mia vita che mi ha portato al pronto soccorso e rilasciato con delle goccie di lexotan. Da quel giorno ho iniziato ad avere agorafobia, paura della paura e ansia generalizzata con tutte le somatizzazioni possibili che un'ansia malsana può dare. Sono passati circa due anni :ho seguito psicoterapia EMDR, psicologia di Nardone, training autogeno e cognitivo comportamentale, sono migliorato moltissimo, non scappo più da eventi che per me erano soffocanti in tutti i sensi, ma mi è rimasto ancora un senso di disagio e di ansia anticipatoria che vivo male poi negli eventi che per me erano deleteri . ancora oggi se ricordo le immagini che vidi cosi reali mi creano disagio, tant'è che ho instaurato tipo un tic in questi anni che all'aumento del disagio tolgo automaticamente i miei occhiali per sfuggire al senso di nitidezza che mi da la realtà in cui vivo , continuando a confondere la nitidezza che mi circonda con la nitidezza di quell'esperienza. Ho seguito anche una terapia farmacologica nel primo periodo quando il tutto è scoppiato ma mi ha dato molti effetti collaterali e ho staccato con difficoltà perché aveva creato in me una dipendenza psicologica da farmaco. oggi alterno giorni in cui mi sento bene e altri in cui basta un solo pensiero che mi riporta giu, con stordimento mentre cammino e difficoltà anche nel mangiare con le persone creando una tensione nervosa anche allo stomaco . chiedo a voi esperti perché mi è successo tutto cio? puo un gioco anche se cosi reale avermi confuso cosi tanto? Potrò tornare a stare bene? e se si come? Grazie per il tempo che mi dedicherete Saluti

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Ansia e confusione

Buongiorno dottori,
Il mio racconto sarà relativamente lungo e me ne scuso ma vorrei dare quante più info possibili. Grazie
Inizio con il dire che sono sempre stato una persona amante dell'avventura, delle sfide sia sportive che non e ho vissuto una vita credo normale tutto sommato se non per SPORADICI episodi, ormai da tempo immemore, che mi costringevano di dover trovare un bagno quando ad esempio andavo in posti nuovi, prevalentemente ristoranti. Insomma, mi veniva un forte bisogno di dover correre in bagno e non era pipì nervosa ecco... Oltre a questo, tutto normale, ansia di volare ma limitata al volo, per il resto vita normale.
Nel corso del 2019 ho subìto un brutto colpo a livello professionale che mi ha un po' urtato. Togliendomi alcune sicurezze mie, interne.
Estate 2019 parto per andare al mare con una lieve febbricola che alla fine si è rivelata essere influenza intestinale.. il problema è che per tutta la durata della vacanza ho iniziato ad aver paura di avere chissà quale cancro, fino ad avere un attacco di ansia in spiaggia: ero sdraiato sull'asciugamano e riposavo, quando mi sono svegliato di colpo con un senso di angoscia strana. Credevo fosse un colpo di caldo e sono entrato in acqua ma non passava. Ho iniziato a preoccuparmi un poco, perchè sentivo un peso al petto ed una sorta di fiato corto. Preoccupato, ho chiamato il 118 ma alla vista dell'ambulanza, era immediatamente scomparso tutto... infatti tutti i valori erano nella norma.
Tornato da quella vacanza, continuo a vivere normalmente se non per due attacchi ansiosi abbastanza forti, SEMPRE NEI RISTORANTI, dove addirittura ho perso l'appetito e volevo andar via da quel posto a tutti i costi.
Finita l'estate arriva il colpo che definisco di grazia. Vedo morire in diretta un mio coetaneo per colpa di un cancro. Per due settimane non riesco più ad uscire di casa e passo le giornate tremando e avendo sensazioni catastrofiche imminenti. Passate due settimane, inizio ad uscire tipo per un caffè, ma ho attacchi di vertigine ricorrenti e stati ansiosi elevati che mi costringono di tornare a casa. Passa un mesetto e riesco ad uscire un'altra volta, altalenando però situazioni serene con stati ansiosi, almeno questa volta senza vertigini e tutto sommato gestibili.
Durante questo periodo, vista anche una mia consapevole componente ipocondriaca di base, inizio a fare tantissimi esami, verifico praticamente tutto il corpo con la RMN, escluso l'addome che però ho coperto con una ecografia completa. Tutto è risultato nella norma e anche le varie visite specialistiche annesse non hanno riportato nulla di strano.
L'unica cosa rimasta ad oggi, di quelle due settimane di inferno, è una costante ansiosa. Ho una sensazione di un qualcosa di irrisolto che mi pesa, qualcosa che non mi fa vivere la giornata in modo spensierato. Penso costantemente a questo mio stato ansioso, spesso mi viene il dubbio di poter avere qualcosa al rene sinistro perchè inspirando pienamente, ho un senso di oppressione a quel lato, controllo ogni giorno il mio peso..... Alcune volte lo dimentico per poi dire: oh cacchio stavo dimenticando il pensiero fisso! TAAC rieccolo, ansia e fobia... in due episodi ho avuto paura di arrivare al suicidio, nel senso di temere di impazzire e di conseguenza uccidermi, è stato terrorizzante avere questa fantasia. Sento di essere in costante ricerca di rassicurazioni, anche tutto questo che sto scrivendo è una ricerca di rassicurazione! Ma non voglio rassicurazioni! voglio che questa sensazione fastidiosissima scompaia.
Da quel bruttissimo giorno ad oggi però, guardando indietro, vedo di esser riuscito a riacquisire una minima parte di normalità.. anche se qualsiasi cosa io debba fare, mi pone sempre la domanda: e se starò male mentre faccio sta cosa?
Insomma, io personalmente non ci capisco più nulla... anche perchè alle volte sembra passare per poi tornare...
Vorrei solo essere sereno e felice, anche perchè questa estate devo sposarmi (e andare in viaggio di nozze con l'aereo mi fa c***are addosso al momento...)
Grazie mille!

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