Domande e risposte

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Ogni volta che cerco di risollevarmi dal ansia e depressione arriva una nuova botta sto ricadendo

Tre anni fa un dolore cronico con varie diagnosi sbagliate mi ha gettato in ansia e depressione...ho cercato aiuto psicologico, ho curato il problema fisico...avevo lasciato in sospeso altre cure fisiche e mi accingevo ad affrontarle ma è arrivato il covid, sono ricaduta psicologicamente e rimasta in sospeso con le cure...di nuovo ansia ipocondria paura ricomincio a curarmi a livello psicologico sto un po' meglio...e ora una settimana fa ho fatto eutanasia al mio cane...sono distrutta dal dolore e dal senso di colpa di non aver gestito al meglio gli ultimi tempi ho paura di ricadere nella depressione, mi sento fragile ho di nuovo attacchi d ansia un dolore terribile per la perdita, ho paura di ricadere in quello stato di disperazione che ho conosciuto...chi può aiutarmi? grazie

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Elaborazione lutto

Buongiorno sono di nuovo qui a chiedervi aiuto , sono la persona che ha perso il marito ad ottobre per Covid. Volevo sapere è normale che ci sono giorni in cui sembra di stare meglio e giorni specialmente nei giorni di festa mi sembra di tornare ai primi giorni e passare l'intera giornata a piangere. Volevo sapere questa fase di elaborazione è lunga? Perché a volte mi sembra che tutto ciò che sto facendo per andare avanti sembra vano. Grazie mille.
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Da un po' di tempo ho un pensiero fisso.

Buonasera, Tengo a precisare che ho selezionato come categoria 'elaborazione del lutto' perchè mi sembrava la più adatta. Ho deciso di scrivere ciò che mi sta accadendo ormai da più o meno un paio di mesi. Dunque: anni fa, più di dieci anni fa per l'esattezza, ho avuto una storia di 1anno e mezzo con un ragazzo che poi, grazie alla mia psicologa di allora, ho capito essere un borderline. Questo l'ho capito dopo la fine della storia, ahimè. Lui è stato il mio primo amore, inutile dire che l'inizio della storia è stato idilliaco:mi faceva stare bene, mi faceva sentire importante, sentivo le farfalle nello stomaco, ecc... Dopo qualche mese sono iniziati i primi segni di 'disagio' che io, essendo totalmente innamorato, non ho saputo (o voluto) vedere. Per 'disagio' intendo: scatti d'ira improvvisi che poi passavano alla velocità con la quale erano arrivati, sbalzi d'umore, mi criticava, offendeva, discussioni per motivi inutili e contorti, ecc.... Al termine delle discussioni lui spariva per giorni e ricompariva solo quando ero io a cercarlo. Aveva un pessimo rapporto, anzi inesistente direi con i genitori e molto rancore verso il padre. La storia è finita in modo burrascoso, è stato lui a lasciarmi. Ma nonostante tutto questo, ora, a distanza di anni, mi ritrovo a pensare a lui, è rientrato di nuovo nella mia testa (non credo ci sia mai uscito, ma ora è un pensieri fisso). Tutto è iniziato da un sogno che ho fatto, nel quale c'era anche lui ovviamente. Mi ritrovo a pensare ai bei momenti passati insieme, a come mi faceva stare bene, ecc... Non so se magari questo lockdown abbia amplificato tutto e magari riportato a galla vecchie cose rimaste dentro, non lo so. Ad ogni modo non mi spiego questa cosa. Qualcuno sa darmi un parere?

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Elaborazione del lutto

Ad ottobre ho perso mio marito per Covid, è stato per me una lacerazione dell'anima poiché eravamo una sola persona, ho visto il mio mondo crollare. Ho due figlie grandi che vivono ancora con me, la più grande dovrebbe sposarsi quest'estate. Dal primo giorno ho continuato a cucinare, badare la casa come un automa, forse perché il trauma mi aveva irrigidita, da premettere che mio marito non ha potuto avere un funerale poiché tutte e tre eravamo positive. Dopo circa due mesi abbiamo fatto una messa a suffragio. Ho cercato da poco tempo di regalare gli abiti di mio marito per cercare di elaborare il lutto, di svuotare cassetti, armadi. Pensavo di sentirmi meglio ma dopo mesi tutto ciò che mi ricorda mio marito e se vedo due persone insieme (marito e moglie) sto ancora peggio. Sto diventando cattiva? Vorrei sentirmi più serena ma ciò non avviene.

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Perché non riesco più a ricordare mia mamma quando stava bene?

Circa un mese fa mia mamma se ne è andata a causa di un tumore al polmone diagnosticato solo 5 mesi prima. E' come se la mia vita fosse divisa in due grandi capitoli: prima della diagnosi (di morte concretamente, perché il tumore è stato diagnosticato già al quarto stadio, che è avvenuta a Settembre) e dopo la diagnosi. Fatico a ricordare tutto ciò che è accaduto prima di Settembre, sembra tutto sfuocato, ricordo invece esattamente tutto quello che è successo dopo, giorno dopo giorno, ma soprattutto NON ricordo più mia mamma sana, la ricordo SOLO malata. Ed è stupido, perché stiamo parlando di soli 5 mesi in una vita in cui mia mamma è sempre stata l'unica a non ammalarsi mai, eppure è cosi. Dal giorno del funerale ho pianto solo una volta, mi sembra che abbia finito tutte le lacrime nelle settimane precedenti in cui sapevo a cosa sarei andata incontro, ma vivo una situazione "strana": - flash continui dei momenti più brutti che affiorano mentre faccio le cose più quotidiane - il bisogno di essere continuamente impegnata a fare qualcosa per non pensare - un enorme e gigantesco senso di colpa che durante il giorno che a volte mi fa venire il senso di nausea Io non vivo più in Italia da diversi anni, da Settembre, da quando abbiamo saputo tutto, ero tornata a casa, ma in 5 mesi 40 giorni l'ho passati a casa mia per ragioni burocratiche, di lavoro e necessità. Continuo a sentirmi una figlia pessima per aver perso 40 giorni con mia mamma. Sapevo che stava morendo, ma forse facevo finta che non fosse vero, e per più di un mese l'ho lasciata con mio papà ed una infermiera che NON ero io. Ora che sono tornata a casa mia 3 giorni fa tutti i miei amici vogliono vedermi, ma io voglio solo stare da sola, mi danno fastidio un sacco di cose, mi sento in colpa per aver lasciato in Italia mio papà che non è voluto venire a vivere con me perché ancora lavora... Mi sento in colpa per tutto. Grazie in anticipo per le vs risposte

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Come elaborare un lutto

Buongiorno, ho perso mio marito il 19 dicembre scorso dopo soli due mesi dalla scoperta di un tumore al colon, in quei due mesi ho vissuto la disperazione più totale, e adesso vivo la disperazione per averlo perso...ci amavamo tantissimo lui era l uomo migliore del mondo stavamo insieme da 35 anni non so come fare senza di lui, abbiamo due figli stupendi e due nuore altrettanto stupende ma io mi sento un pesce fuori dall' acqua senza il mio Enrico,..come posso fare a sopravvivere senza il suo amore?

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Comportamenti post lutto

Buongiorno, il mio ragazzo due settimane fa ha perso il papà a causa del COVID, io sto cercando di farlo distrarre il più possibile ma lui ha messo un muro e si isola. Come abbiamo notato un pò tutti lui cerca di essere forte per dare forza a sua volta a sua mamma. Figlio più piccolo di 3 figli vive e dorme con sua mamma ora che non c’è più il padre. Per ben una settimana ha preferito non venire a casa mia per non farsi vedere triste da mia figlia, lui che è sempre stato una persona solare. Io non lo riconosco più, non so come aiutarlo. Ieri mi ha detto che a lui sta pesando venire a casa mia perché non ha abbastanza distrazioni e mettendosi seduto sul divano pensa troppo al padre. Si è scusato per il fatto che mi stia trascurando e mi ha detto che limiterà il tempo a due massimo tre ore al giorno, non di più perché non ce la fa. Non vi nascondo che ho messo in dubbio i suoi sentimenti nei miei confronti però lui mi ha rassicurato che mi ama tanto e i sentimenti non c’entrano nulla. Io ho accettato la sua proposta solo per il periodo che sta attraversando, perché so che non e’ in lui. E’ sempre stato un solitario però mi fa male pensare che lui debba guardare l’orologio quando e’ con me e mia figlia, lui che ci ha sempre ritenuto la sua famiglia. Cos altro posso fare oltre ad assecondare questa sua richiesta?

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Dopo la morte di mio padre

Ho perso il mio adorato papà tre mesi fa. La perdita piú importante di tutta la mia vita ma purtroppo non l'unica. Il cancro si è portato via anche i suoi fratelli e sorelle, la mia nonna, per me una seconda madre. È successo nel giro di due soli anni. A detta di tutti, alla morte di mio padre, ho reagito con incredibile forza. L'ultima volta che eravamo stati insieme, prima del lockdown, avevamo festeggiato allegramente il Natale. A giugno, dopo mesi trascorsi aspettando il dpcm che mi consentisse di rientrare nella mia terra di origine e riabbracciarlo, giá non si reggeva piú in piedi. 40 kg, la chemio, tutto il dolore e quella tremenda agonia durata infondo anche abbastanza poco. Sono stata l'unico punto di riferimento per mia madre e mio fratello, molto fragile e solo. Sentivo di potercela fare, di non avere bisogno di aiuto e di poter io aiutare loro..e poi era estate, c'erano tantissime persone intorno a noi, il dolore era lí ma come se se stesse in disparte, senza fare troppo rumore. Però poi quel momento è arrivato. Tornata alla mia vita di sempre, lontano da casa e da mia madre, ho iniziato ad avvertire un profondo senso di sconforto. Forse perchè finalmente ho avuto modo di dedicarmi al mio dolore. Il problema è adesso. Lavoro senza neppure riuscire a concentrarmi, non riesco a gestire le mie crisi di pianto sempre piú frequenti, non vado piú d'accordo con il mio compagno e quasi trovo insormontabili tutti i problemi e le difficoltà che ci sono sempre stati tra di noi e con cui pur riuscivo a convivere, al punto da pensare che se fino ad ora non gli ho detto di andare via di casa è soltanto per timore della solitudine in un momento cosí difficile. E poi ho sofferto tanto l'assenza della mia migliore amica nel momento piú difficile della mia vita, il chè non fa che alimentare la mia rabbia. Di tutto questo non riesco a parlare on nessuno e riconosco grande difficoltà in tutte le persone che mi sono vicine anche soltanto ad affrontare l'argomento. Mi sento bene soltanto facendo sport. Il momento attuale non aiuta, cosí come lo smart working : le giornate in casa sono piú difficili. A volte mi chiedo come possa continuare la vita dopo aver assistito ad una sofferenza che è piú forte e piú grande della morte stessa:l'agonia della persona amata, che la malattia ha logorato in modo disumano, togliendogli tutto, anche la dignità, la possibilità di riconoscersi come uomo. Mio padre era un uomo giusto ed onesto, di grandissimi valori, che a noi figli ha dato sempre l'anima,non meritava tutto questo. È purtroppo una domanda che mi allontana dal resto del mondo, nella consapevolezza che soltanto chi ha vissuto simili esperienze può capire realmente.

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