Domande e risposte

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Aborto a 19 anni

Ciao a tutti, ho deciso di scrivere qui perché ho necessità di parlare con qualcuno. Sono una ragazza di 21 anni e nel 2017, subito dopo aver scoperto di essere incinta ho deciso di abortire. Dopo aver trascorso un inferno prima e dopo l’operazione perché il mio ex ragazzo non voleva (comprendo e accetto il suo pensiero), sembravo essere riuscita a superare il tutto. Ho ricevuto spesso minacce o offese dal mio ex, che ovviamente era in disaccordo. Ora non stiamo più insieme, lui ha appena avuto una bambina con un’altra donna. Ma ora più che mai, dopo anni, in testa mi risuonano le sue parole: “hai gettato via tutto come se fosse una carta”, “mi fai pena”, “non vali a nulla”, “ mi fai schifo” e così via. Per anni, razionalmente ho sempre pensato di aver preso la giusta decisione, invece ora mi sembra di essere in un tunnel senza via d’uscita. Penso e ripenso spesso di aver ucciso qualcuno che ormai faceva parte di me, penso di non meritare più nulla e cosa ancora più grave penso spesso che la morte sia l’unica soluzione. È da un po’ che ho conosciuto un ragazzo e credo di non meritarlo, credo di non riuscire mai a raccontagli cosa ho passato e il peso che ancora oggi ho sulle spalle, questo non perché non mi fidi ma semplicemente perché ho paura di scadere ai suoi occhi come donna. L’unica decisione facile e sicura, sarebbe chiudere tale conoscenza, così da: evitare che lui rimanga deluso, continuare a nascondere una cosa così grande e cosa ancora più importante per me, non perdere la sua stima. Non riuscirò mai ad andare avanti nella mia vita, a guardarmi allo specchio e vedere una bella persona. Vedo un mostro, un’’assassina!

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Passerà?

Buongiorno mi chiamo Emanuele e, per farla breve, mia moglie dopo 5 anni tra convivenza e matrimonio mi ha tradito (nel mio letto) e ha fatto un figlio con l'amante. Abbiamo due bambini piccoli che all'epoca del fatto avevano 3 e 1 anno e mezzo. Non riesco praticamente a pensare ad altro. Ho tanta tanta tanta rabbia dentro

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Problemi con genitore vedovo

Buongiorno mio padre (75 anni ) a novembre ha perso la moglie ed è entrato in un tunnel senza uscita. Lui non ha amici e parenti in quanto è da tutta la vita che li ha allontanati tutti. Io sono l'unico figlio e lavoro lontano. Inoltre non mi rivolge più la parola in quanto nella sua testa crede che la sua solitudine sia colpa mia che sono andato a lavorare fuori ( Verona ). Attualmente ha una badante che va mattina e pomeriggio e quindi le poche informazioni che vi fornisco le ottengo tramite Lei. Nell'ultimo periodo è peggiorato, un giorno vuole scappare non si sa dove, un'altro parla di uccidersi, un'altro ancora vuole andare alla caritas. Passa tutte le sue giornate al cimitero ( dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17 ), poi rientra a casa (mangia poco ) e va a letto. La tv non la guarda più. Ah dimenticavo, è cieco ad un occhio e usa amplifon per sentire. Quando sono andato a trovarlo a casa oltre a non rivolgermi la parola se ne esce tutto il giorno pur di non vedermi. Gli ho offerto di andare in una struttura, di venire con me a Verona ma niente. Non vuole avere a che fare con niente e nessuno. Rifiuta qualsiasi soluzione gli venga offerta, tutto e tutti. ( e più passa il tempo più non inizia a ragionare con la testa temo ). Purtroppo mi trovo in notevole difficoltà a gestire questa situazione in quanto comunque ho sempre la preoccupazione che lui possa commettere qualche sciocchezza quando è da solo. Vi chiedo un consiglio : posso chiamare gli assistenti sociali ? Come funziona ? Attualmente lui è ancora capace di intendere e di volere e io credo che se vengono gli assistenti sociali a casa non possano fare niente; inoltre penso che se vanno via senza concludere nulla allora Lui potrebbe fare qualche gesto disperato vedendo che ho provato a farlo assistere. Altro problema ( il principale ) : non vuole essere comandato da nessuno e pretenderebbe che io tornassi a casa da lui abbandonando il mio lavoro ed eseguendo i suoi ordini. Purtroppo come avrete capito non è una situazione facile. Vome posso comportarmi? A chi posso rivolgermi con quali procedure? Vorrei trovare una soluzione definitiva a questo problema in quanto essendo sposato e avendo una vita normale e felice qua a Verona, questa storia sta influenzando la mia esistenza in questo periodo. Ringraziandovi anticipatamente porgo i miei più cordiali saluti.

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Risata involontaria per la morte

Allora, è da qualche anno che quando vengo a sapere dai miei parenti della morte di conoscenti (non della mia famiglia) mi viene istintivo cominciare a ridere o quantomeno a sorridere pur provando un gran dispiacere per le persone coinvolte, la cosa si aggrava quando se ne inizia a parlare più approfonditamente, a quel punto mi scatta una risata involontaria che non riesco a contenere. Vi ringrazio in anticipo per la risposta e ci tengo a ripetere che è un meccanismo involontario forse di autodifesa e che non godo delle disgrazie altrui.

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Perdita genitori

Buonasera, vi scrivo perché non riesco ad accettare anche la perdita di mia mamma avvenuta da poco e purtroppo dopo 16 anni dalla morte di mio padre. Mio padre era un punto di riferimento fondamentale per tutta la mia famiglia. È stato difficilissimo andare avanti per tutti noi... io ho dovuto reagire quasi immediatamente perché c’era bisogno di qualcuno in famiglia che lavorasse per poter campare. Ho cercato e trovato diversi lavori fino a quando non mi ho trovato un lavoro solido che mi ha permesso di dare tranquillità (almeno economica) a mia madre. Con la sola pensione di reversibilità di un piccolo artigiano non si poteva vivere in tre. Per 16 anni è stata per me una motivazione...nonostante fossi lontano da casa, ho cercato di fare quel che potevo per mia mamma. Mia mamma è cambiata tantissimo dopo la morte di mio padre, da donna di personalità forte e sicura ad insicura e debole. Per qualsiasi cosa chiedeva a me...come se avessi preso il posto di papà. Si fidava molto di me ed io ho provato ad accontentarla in tutto quel che potevo per lenire il suo dolore e forse anche il mio... Ed ora non è più con me...avrei voluto dare loro dei nipotini, avrei voluto chiedere consigli tutte le volte che mi sono trovato in difficoltà, avrei voluto essere confortato ancora dai miei genitori, avrei voluto sentire ancora il calore della mia famiglia. Non mi vergogno a dirlo, ho più di 40 anni ed ho paura. Ho paura di non riuscire a superare tutto questo... ora mi vedo con un ambiente lavorativo ostico già da tempo, con una compagna ma senza la possibilità di avere figli (abbiamo provato di tutto da anni) ed ora anche senza i miei genitori. Da quando non c’è più mia mamma (qualche settimana) non riesco a dormire bene, mi sveglio più volte agitato e faccio fatica a fare qualsiasi cosa. Questa volta ho paura di non riuscire a trovare un appiglio per reagire. Grazie

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Si può avere paura di tutto e pensare di avere in ogni momento un infarto?

Salve a tutti sono un ragazzo di 23 anni che da circa 6 non riesco ad uscire da una situazione molto molto spiacevole 6 anni fa ho avuto una congestione dopo aver mangiato troppo e aver fatto subito sport da quel giorno e iniziato il mio incubo quasi tutti i giorni al pronto soccorso con palpitazioni dolori al torace e sintomi di svenimento ho lasciato lo sport sono ingrassato notevolmente e oggi come faccio un rampa di scale mi viene l affanno all'inizio ero tranquillo poi i medici hanno iniziato a dirmi che ho l'ansia che è la mia testa a provocare tutto ciò è io non ci credevo e stavo sempre più male fino ad arrivare ad oggi che ho sempre paura di tutto il cuore mi batte sempre a mille sto sempre in allerta aspetto 24 su 24 che mi colpisca un infarto non ce la faccioni...la mia paura estrema e che queste paure che io ho in continuazione tutti i giorni e che di conseguenza mi fanno battere il cuore forte me lo facciano fermare...un arresto cardiaco ho sempre dolori al torace giramenti di testa sensazione di confusione e annebbiamento della vista debolezza e tremore.lavoro cerco di condurre una vita quasi normale anche se potrei fare molto di più ma sono bloccato da tutto ciò....cosa devo fare?

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Rimorsi e sensi di colpa verso una persona cara che non c'è più

BuongiornoAvrei bisogno di un vostro consiglio. Un mese fa ho perso mio padre in una maniera del tutto inaspettata e oltre alla perdita sto cercando di elaborare anche lo shock del fatto di averlo trovato io il babbo.. Ogni notte lo sogno e sempre il solito sogno. Come se fosse stato solo un brutto incubo, che è ancora vivo, che facciamo le solite cose, che sta bene e che mi dico per fortuna è stato solo un brutto sogno.. Poi ovviamente nel risveglio ne soffro perché capisco che stavo sognando e che la realtà purtroppo è tutt'altra. Il fatto è che è capitato tutto in maniera così inaspettata che non ci siamo salutati, non l'ho "accompagnato" verso un'altra vita, tutto lasciato lì così come se una strada si interrompesse da un momento all'altro.. Difficile capire, accettare.. E così sto vivendo anche momenti di sensi di colpa, rimorsi per tante cose.. E questo è la mia domanda.. Come si fa ad accettare e vivere con questi sentimenti quando non si può più chiarire? Chiedere scusa, perdono o semplicemente parlarsi?Grazie mille a chiunque mi risponderà Chiara

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Lutto animale domestico

Il 28 Agosto abbiamo dovuto praticare l'eutanasia al ns lupo di 11 anni. Purtroppo all'improvviso l ha colpito una malattia rara chiamata CIPO. Ero molto legata a lui, era un cane straordinario. Già da qualche giorno prima ero in uno stato di stress, ansia, tristezza in quanto non sapevamo cosa avesse. Ha superato un incidente stradale con 3 operazioni di seguito, era il mio guerriero. Sono qui a scrivervi perchè ad oggi mi sento come svuotata, perennemente triste, vorrei solo dormire e chiudere gli occhi, non ho più interessi, mangio poco e ho sviluppato anche una specie di stitichezza (credo sia legato al fatto che il mio lupetto è stato colpito dalla CIPO che coinvolge l intestino) non andando in bagno per 6 giorni (ancora presente oggi). Sono svogliata a fare tutto. Dormo con la sua pettorina, e senza di quella non prendo sonno. Ho creato un bracciale con il suo guinzaglio e ho la sua cuccia in camera mia. Lo so che molte cose non le dovrei tenere, come forse, non dovrei dormire con la sua pettorina, ma non riesco ad accettare che lui non ci sia più. Si è addormentato tra le mie braccia, come volevo io, per fargli sentire il mio amore e il mio calore ma costantemente rivivo la scena in cui io lo sto tenendo in braccio, gli tengo la testa e lo stringo forte dicendoli "mi dispiace tanto". In realtà mi sento in colpa per avergli praticato l eutanasia, ma purtroppo a quella malattia non vi è cura...eppure mi sento in colpa... Come posso fare per superare questo lutto?

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