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Cos’è successo con la crescita?

Nel modello economico e sociale occidentale, basato sulla crescita, i rapporti con sé stessi e con il mondo sono stati improntati sulla velocità nell'ottenere i risultati, quindi sulla competizione. Dunque, se da una parte si è potuta valorizzare la spinta verso il successo, verso la riuscita nella vita, dall'altra sono stati sacrificati la solidarietà e il rispetto dell'altro, visto troppo spesso come terra di conquista o come ostacolo nel cammino della propria realizzazione. Il lato positivo della crescita è stato il risalto dato alle qualità tradizionalmente considerate “maschili” di forza, coraggio, e discriminazione nelle scelte, finalizzate alla costruzione di un diffuso benessere. Non a caso, è stato un modello che ha utilizzato in modo massiccio la tecnologia.
Il lato negativo, invece, è stato il sacrificio delle qualità tradizionalmente considerate “femminili”, come l'inclusione, la pazienza, la dolcezza e la cura. In generale, nel modello della crescita si è venuto a consolidare a livello globale, una dimensione materialistica, in cui il successo, personale e collettivo, è stato identificato con l'acquisizione materiale, di beni e risorse, spesso senza tenere conto se ciò fosse compatibile con i principi della solidarietà e della sostenibilità; cosa che, in effetti, non è stato.
La crescita ha creato molto benessere, soprattutto materiale, nei paesi occidentali e molta povertà e altri disastri nel resto del mondo. Ultimamente, nei paesi più ricchi ha creato un divario tra classi sociali, con il conseguente assottigliamento del ceto medio. Alla base di questo modello vi è l'avidità, che spinge l'individuo a cercare soddisfazione e certezza di esistere nei possedimenti materiali, i quali devono essere continuamente aumentati per poter mantenere alto il livello di autostima.

L'avidità alimenta l'orgoglio, l'onnipotenza e l'egoismo. L'altro da sé diviene qualcosa o qualcuno da sopraffare, da conquistare per il beneficio della propria crescita. Laddove vi è una crescita egoistica, infatti, non c'è spazio per la crescita altrui. È un dato di fatto, ormai, come questo modello di crescita abbia generato sofferenza nella maggior parte della popolazione mondiale, e benessere, perlomeno quello materiale, in una minima parte degli abitanti del pianeta. Tale modello non è più sostenibile; lo testimonia non solo lo stato di povertà e indigenza in cui versano i paesi poveri ma anche la penuria di risorse energetiche, per il cui approvvigionamento, dato anche il bisogno crescente di consumo, si sono fatte e forse si continueranno a fare guerre. Per non parlare delle conseguenze dell'inquinamento atmosferico, che sembrano generare l'effetto serra e il surriscaldamento del pianeta. Inoltre, il modello consumistico dell'usa e getta, dove la parola riutilizzo non viene mai considerata, porta con sé un'incontrollata produzione di rifiuti, con un conseguente impatto ambientale e problemi per il loro smaltimento.

L'antidoto della crescita: la decrescita

Per tutti questi motivi, e a meno che si voglia che il pianeta collassi, bisogna correre ai ripari, e la prima parola è “decrescita”. Questa parola, che per dei consumisti quali siamo sembra essere sinonimo di “rinuncia”, potrebbe evocare stati d'animo non positivi, quando non anche depressivi. Quindi, l'idea della decrescita ha un impatto sul piano psicologico individuale.
Vediamo ora sotto quali condizioni la decrescita può essere sana e sotto quali patologica. Come afferma Pallante, leader del Movimento della Decrescita Felice (www.decrescitafelice.it), poiché prima o poi bisognerà decrescere, perché non farlo in modo felice?
Due tra i principi portati avanti dal movimento sono: ridurre l'uso di merci che generano un forte impatto ambientale, e che causano ingiustizie sociali, e sostituire il più possibile le merci con i beni.
In base al primo principio, si dovrebbe adottare un'attitudine personale di responsabilità verso il pianeta; ciò significa, ad esempio, diminuire l'uso di prodotti che generano imballaggi, e in generale ridurre i rifiuti. In base al secondo principio, bisognerebbe essere consapevoli del valore intrinseco delle merci come beni, tenere conto soprattutto del lavoro necessario a produrre quei beni, che è il loro vero valore. Psicologia della decrescita Aderire alla decrescita significa cambiare direzione, talvolta radicalmente, riguardo ai propri atteggiamenti, bisogni, scelte e aspettative. Molte persone sono già pronte per questa svolta, moltissime altre no, e la vera decrescita felice inizierà quando coloro che la vogliono mettere in atto saranno pronti a livello coscienziale, nel senso che avranno maturato una coscienza che spontaneamente va verso la decrescita.

Non ha alcun senso decrescere se sono ancora attivi in modo preponderante i bisogni di acquisizione materiale, poiché questi saranno destinati ad essere frustrati, prima o poi. La decrescita sarà invece felice per coloro che hanno bisogni più alti, e non vogliono essere sopraffatti nella loro realizzazione dal bisogno di sopravvivenza, ad esempio. Concretamente, nel cammino di una sana decrescita cambiano: le motivazioni, la visione interiore, la concezione del mondo e i rapporti interpersonali. Le motivazioni, che in un modello di crescita come quello occidentale sono fondamentalmente egocentrate, o centrate sul benessere della propria nazione, si sposteranno naturalmente verso un'attenzione all'altro, e riguarderanno il benessere dell'intero pianeta.
La visione interiore, che in un'ottica di crescita materiale, come è quella attualmente dominante, è improntata sulla sicurezza intesa come sicurezza materiale e sulla paura di perderla, si sposterà verso valori di accrescimento e solidarietà, responsabilità verso la vita, un comportamento più democratico e aderente a un'etica di giustizia, anticonformismo. La concezione del mondo sarà quella di un mondo non più da depredare, ma da rispettare e considerare come un ambiente che respira, che vive, che è già predisposto per nutrire l'umanità, in modo naturale.

È l'uomo che, portando avanti stili di vita onnipotenti, ne ha stravolto l'ecologia. I rapporti interpersonali saranno improntati, in un modello di decrescita, ad uno stile di rispetto dell'altro, indipendentemente dal suo status, sesso, religione, nazionalità, convinti come si dovrebbe essere, dell'interdipendenza delle vite di tutti gli esseri. Dunque, ci potrà anche essere una maggiore fiducia nell'altro, meno sospettosità e meno paura di essere aggrediti o depredati.
Laddove vi sia maggiore equità e giustizia, vi sarà meno criminalità, che deriva spesso da un precedente stato di deprivazione. Vista in questi termini, la decrescita, lungi dall'essere identificata con la privazione, si rivelerà come il punto di svolta per il genere umano, e potrà far rifiorire i veri valori dell'uomo e le sue risorse. Inoltre, ci sarà molto lavoro da fare, se si intende per lavoro non solo quello salariato, finora finalizzato all'acquisizione di merci, ma come quell'attività e creatività che dovrebbero scaturire dal cuore di tutti gli uomini come bisogno di partecipare in prima persona alla vita del mondo, per trasformare il destino dell'uomo e spingerlo verso l'evoluzione della coscienza, unico vero obiettivo dell'esistenza umana.




Prepararsi per la decrescita - Dott. Stefano Pischiutta

Come già accennato in un precedente articolo (Psicologia e decrescita), il tema della decrescita è molto attuale, ed è in grado di dare risposte concrete, in termini di cambiamento di stili di vita, alla recente crisi economica, che sembra investire tutto il pianeta. Ma tale crisi economica non è altro che il risultato di una corrispondente crisi ...continua

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