Disturbi e Terapie

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Capricci capricci come gestirli!

Buona sera, sono una mamma di due bambini, una di anni 5 ed uno di quasi quattro anni; sono un po' preoccupata per il bambino, perché oltre ad essere molto capriccioso, noto che alcune volte è come se fosse arrabbiato, come se avesse una rabbia dentro, mi spiego, ad esempio capitava spesso l'anno scorso, e capita ora un po' meno, che si svegli improvvisamente di notte o durante la pennichella pomeridiana, magari per un brutto sogno o forse anche soltanto per un rumore, e non soltanto inizia a piangere disperatamente, ma è infuriato con me o con chiunque gli stia vicino, tira calci mi respinge, e questo dura per un buon quarto d'ora, non so davvero come gestirlo, perché se vado via nell'altra stanza mi chiama, ma quando mi avvicino è arrabbiato con me o con chi gli sta vicino.
Io da quando sono nati i bambini cerco di essere presente con loro, ho scelto anche di lavorare part time per rimanere il pomeriggio con loro, visto che mio marito lavora fino a sera e non ho i nonni che mi aiutano, perché viviamo lontani da loro; la bambina non mi ha mai dato alcun problema, fa i capricci come tutti i bambini, ma capricci normali e soprattutto gestibili, mentre con lui non so davvero come comportarmi. Ho notato un'altra cosa, lui anche per dimostrare affetto usa molto la forza, per esempio viene, mi abbraccia e mi da dei pizzicotti sul viso, e così fa anche con gli altri bambini, che ovviamente si lamentano di lui. Potete darmi dei consigli?

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Non riesco a vivere e sono bloccato alla preadolesceza

Salve a tutti, sono S., uno studente universitario di 30 anni; o meglio, in teoria sono uno studente, perché mi sono iscritto all'università 3 anni fa e non ho ancora dato neanche un esame orale, né mai parlato con nessuno, per l'ansia. Per comodità farò cominciare la mia situazione alla terza media, quando ho cominciato a rifiutarmi di andare a scuola. Prima e seconda media erano state un inferno, non avevo amici, venivo costantemente emarginato e preso in giro in massa, sia perché mi piacevano cose ritenute infantili (come i Pokémon), diversamente dai miei compagni ossessionati da calcio e programmi televisivi (cose che detestavo), sia perché ero in forte sovrappeso; ma credo comunque che il vero problema fosse un altro, e cioè che venivo percepito come un individuo debole ed "indietro", oltreché diverso. I miei genitori erano iperprotettivi, mi vedevano e trattavano come un bambino piccolo e, tra le altre cose, non volevano che uscissi da solo spaventandomi col rischio d'immigrati e pedofili e mi hanno tenuto all'oscuro su tutto ciò che riguarda il sesso. In classe era un continuo fare allusioni sessuali ed utilizzare termini del ramo, senza che capissi nulla. Cercavo di socializzare rifiutando di omologarmi, ma venivo rifiutato. Non studiavo, perché ero completamente preso dal difendermi dalle derisioni. Quando tornavo a casa mi buttavo tutto il giorno sui videogiochi, mentalmente distrutto, e non pensavo a niente; la mattina avevo sempre i dolori allo stomaco per l'ansia. Mi sentivo come se stessi andando in guerra. Dopo le vacanze estive tra la seconda e la terza media non ce l'ho più fatta a ricominciare tutto da capo, sono andato per un mese circa, con tante assenze nel mezzo, e dopo ho cominciato a non volermi più alzare dal letto la mattina, inventando scuse e litigando furiosamente coi genitori ogni giorno. Omettendo i guai relativi all'obbligo scolastico, sono stato bocciato in terza media per le assenze, l'anno dopo non ci sono andato lo stesso e mi hanno fatto sostenere l'esame di terza media da non frequentante, per altri due anni mi sono iscritto al liceo e ci sono andato solo il primo giorno, occasioni nelle quali ho avuto giramenti di testa per la vergogna, che mi sono scattati rispettivamente quando un compagno si vantava delle sue esperienze sessuali (che io non avevo avuto) e quando dovevo scrivere la data di nascita sul test d'ingresso e consideravo un'onta essere bocciato due volte. Quando è decaduto l'obbligo scolastico ho smesso di vedere persone del ramo psichiatrico, i miei mi hanno lasciato libero di fare quello che volevo, e in sostanza sono stato fino ai 20 anni chiuso in casa tra computer e videogiochi, senza avere alcuna esperienza di vita, né interazioni sociali coi coetanei, a parte quelle via internet (chat, forum...). Uscivo solo insieme per andare a trovare parenti, o per fare compere (ma in supermercati fuori città, perché avevo paura d'incontrare ex compagni che mi facessero domande). Quando avevo 20 anni i miei genitori hanno fatto venire in casa una psicoterapeuta per sbloccarmi e farmi prendere il diploma, cosicché potessi cercare lavoro. All'inizio non riuscivo neanche a guardarla, dopo tanti anni che stavo sempre in casa ero diventato molto timido e mi comportavo in modo "normale" solo con genitori e parenti, mi veniva da ridere da solo senza motivo e rispondevo alle sue domande con monosillabi... Le facevo vedere dei cartoni animati che mi piacevano, e pian piano ho preso confidenza e mi sono sbloccato anche con lei. A 22 anni mi sono iscritto in una scuola privata ed è stata dura perché mi sono trovato in una classe di ragazzi svogliati e con problemi comportamentali, che erano bocciati più volte e che oltretutto per i miei comportamenti strani (come lo stare zitto ed immobile al primo banco fissando l'insegnante, o l'arrossire e mordermi il labbro per non ridere senza motivo, ma anche i miei modi goffi e il parlare a voce bassissima o tutto d'un getto), mi vedevano come una persona con problemi di tipo diverso (l'autismo, o comunque neurologici), mentre in realtà la mia era semplicemente una timidezza estrema e disabitudine alla vita sociale. Nonostante tutto, mi sentivo una persona più matura (anche se ero stato sempre in casa, ho conosciuto tantissime persone su internet, dal cui confronto sono cresciuto) e trovavo quella situazione frustrante ed umiliante. Anche in quella circostanza, non ho retto le prese in giro e fatto molte assenze, ma ogni anno ho cambiato il mio status in non-frequentante, e sono arrivato al diploma. Preso il diploma ho avuto un crollo emotivo, non accettavo la fine della gioventù e di dover trovare un lavoro a caso, soprattutto dopo aver trascorso gli anni delle superiori così male. A dispetto dei 27 anni mi sono iscritto all'università, per studiare qualcosa che mi piace ed avere un'istruzione seria: l'ambiente mi stimolava e credevo che mi sarei riempito di amici, che avrei trovato una ragazza, che sarei uscito a divertirmi e che avrei fatto tutto quello che non avevo fatto da adolescente; mi sono abituato ad uscire da solo, a prendere il treno ed a fare il pendolare, più avanti anche ad entrare in bagno e ad andare alla mensa universitaria, senza avere un attacco di panico ecc., ma in questi 3 anni nessuno mi ha mai rivolto la parola e sono come invisibile, sto sempre da solo a prendere appunti e non ho il coraggio di farmi avanti con qualcuno perché ho paura di lasciar trasparire la mia situazione (è dai tempi delle medie che non ho una vita sociale, e anche prima ero comunque lo zimbello della classe!), non so come comportarmi né quanto e cosa dire; siccome a voce non parlo mai, se non un po' coi miei, ho l'impressione di aver anche disimparato a parlare e non mi presento agli esami orali per paura di dire quattro cose sconnesse in preda a sudore ed agitazione e di sembrare pazzo. Penso ossessivamente alla mia vita e non riesco a studiare, mi chiedo perché nessuno si faccia avanti per socializzare e come mi vedano, se una collega mi chiede la penna, sto tutto il giorno a chiedermi se era interessata. Mi sono fatto affittare dai miei un appartamento con sacrificio, credendo che così, senza la stanchezza del treno, forse sarei riuscito a sostenere qualche esame... Ma vivo barricato in casa, in una città dove non conosco nessuno, ho anche l'ansia a scendere a fare la spesa ed il fine settimana i miei mi portano il rifornimento di cibo, ormai non vado nemmeno più a lezione e mi sento schiacciato da tutti gli esami accumulatisi negli anni, oltre che dalle esperienze di vita in cui sono indietro... Non so più cosa fare, mi sono visto con quella terapeuta per più di 10 anni e non vedo grandi risultati, alla fine mi sfogavo e raccontavo cos'avevo fatto nella settimana e basta; anche se sono più autonomo, dal punto di vista delle relazioni interpersonali, sono al punto di partenza. Il mio problema, oltre all'ansia, è che non ho mai fatto niente nella mia vita (l'ansia è una conseguenza), dovrei costruirmi una vita da zero a 30 anni, ma se racconto solo il 2% della mia storia credo di spaventare le persone e di essere additato come malato di mente, rovinandomi l'esistenza, quindi sto chiuso a riccio, ma così facendo resto solo e non progredisco... Cosa pensate che debba fare? Mi sto sfogando in chat a caso e mi dicono di andare a farmi curare o pensano che sia semplicemente un fannullone, che doveva essere mandato a lavorare a calci; ricevo insulti e vengo scambiato per un mitomane. Non so neanche se cercare un nuovo terapeuta, o quale figura. Vorrei solo uscire, divertirmi, avere una vita normale...

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Come recuperare la genitorialità?

Buongiorno, sono la madre di un ragazzo di 18 anni con il quale il rapporto è ormai interrotto. Mi sono separata dal padre quando aveva 8 anni e da allora il padre è sparito, dapprima senza provvedere al figlio in alcun modo e successivamente è riapparso nella vita del proprio figlio, solo dopo essersi creato una nuova famiglia con altri 2 figli. Non ho mai ostacolato il rapporto tra padre e figlio, ma pochi mesi fa mio figlio ha deciso di non vederlo mai piu e di non avere rapporti con lui. In questi lunghi anni ho provveduto da sola al suo mantenimento, chiedendo supporto alla mia famiglia (mia madre) a tenerlo nel tempo in cui ero impegnata al lavoro e durante le vacanze estive. Non ho mai avuto un buon rapporto con mia madre e neanche con mio fratello, figlio ovviamente amato in quanto maschio, e non ho mai condiviso il loro pensiero fondato sul fatto che i soldi rendono una persona vincente ed il possedere rende qualcuno migliore . Mio figlio è stato sempre inondato di regali superflui e anche dannosi (videogiochi e quanto altro) al punto che il mio rapporto con lui è sempre stato conflittuale perchè dovevo togliere cio che veniva dato direttamente a lui e tentavo di educarlo su altri valori, non condivisi nella mia famiglia. Mio figlio è arrivato ad essere violento con me in piu occasioni, proprio per i no che con forza difendevo. L'episodio culminante è stato un mese fa: premetto che il ragazzo ha uno scarso rendimento scolastico (assieme a comportamenti inaccettabili a scuola e mancanze di rispetto verso compagni ed insegnanti) ed anche per questo (oltre al suo comportamento aggressivo in casa), pur avendo preso la patente di guida, ho detto categoricamente no all'acquisto di una auto, limitando il suo utilizzo della mia sporadicamente. Avrebbe avuto la disponibilità dell'auto una volta dimostrato di essere maturo e responsabile, volevo provasse a conquistare un privilegio con le sue forze. Le cose iniziavano ad andare meglio tra noi ed anche nel contesto scolastico, il ragazzo riusciva ad accettare i no senza discutere, ma attraverso il dialogo ed il rendimento migliorato. Mia madre e mio fratello vedendo questo distacco da loro e avvicinamento a me sono intervenuti acquistando un auto senza consultarsi con me e regalandola direttamente a lui. Da allora mio figlio ha iniziato di nuovo i suoi atteggiamenti, il rendimento a scuola disastroso ed è molto agressivo; al mio essere indisaccordo su questo ultimo non richiesto, immeritato ed inutile dono, mi ha comunicato che fintantochè non mi fossi calmata accettando la situazione andava a vivere a casa della nonna. A quel punto l'ho pregato di restare li e pochi giorni dopo gli ho inviato un messaggio in cui gli dicevo che la casa è sempre aperta cosi come le mie braccia, è libero di scegliere ma se decide di tornare deve accettare e rispettare le regole che verranno negoziate assieme senza nessuna interferenza, Nella nostra casa si vive di cio che si ha, si chiede magari aiuto se serve, ma non ci sono regali o concessioni di nessun tipo, se non concordate assieme e per ultimo non ho nessuna intenzione di avere rapporti con persone come i miei familiari. Mio figlio non mi ha risposto e comunque ha deciso di restare a vivere dalla nonna. Dice a tutte le persone che incontra che l'ho cacciato di casa rafforzato da mia madre che lo compatisce e lo asseconda, dipingendo me come madre snaturata e non interessata al proprio figlio, la sola persona che lo ritiene importante è lei. Ora sono immobile, resto ferma nella convinzione dell'essere dalla parte del giusto e assecondando un comportamento sbagliato farei ancora piu male a mio figlio, ma allo stesso tempo sono disperata perchè lo sto lasciando in balia di persone che possono attraverso parole e doni convincerlo che io sono una madre degenere.La paura di perdere per sempre mio figlio mi sta logorando e non riesco ad immaginare la mia vita senza avere contatti con lui. Ho iniziato un percorso terapeutico, un anno fa lo iniziai con lui, ma mia madre lo convinse a smettere perchè la "matta " ero io e dovevo curarmi io. Non so piu cosa fare! Grazie

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Sono confusa..possibili tratti borderline

Salve, mi sono appena iscritta perchè ho bisogno di capire cosa mi succede..ho bisogno di sapere il perchè. Ho 20 anni, soffro di depressione maggiore, accompagnata da disturbo binge, e da pochi giorni sono in cura con Paroxetina. Ma c'è qualcosa che non mi torna.. I sintomi della depressione ci sono tutti, ma ultimamente mi sono imbattuta in varie ricerche ed esperienze del disturbo di personalità borderline.. In poche parole, ci sono diversi tratti che vedo coincidere con i miei comportamenti, ma non di cosí grave intensità, come invece appare in chi ne è affetto. Ho un immagine di me stessa variabile..periodi di depressione in cui mi sento veramente un caso perso, inutile, incapace. E dei periodi di durata minore in cui mi sento capace, che posso fare grandi cose..e inizio cosí progetti, che poi abbandono perchè torna la fase depressiva. Ho notato che quello che pensavo fosse una mia qualità invece potrebbe essere sintomo di borderline..tendo ad essere "selettiva", mi spiego: ho grandi ideali di amicizia e amore che appena una persona sbaglia qualcosa io la svaluto come amico/fidanzato..appena conosco qualcuno di intetessante subito mi fisso con questa persona e tendo a fare di tutto per essa..quando noto che in qualche modo mi delude, rivaluto tutto e nella mia testa è come se dovessi stare attenta da quella persona..che " non è all'altezza" delle mie aspettative di amicizia. Poi magari fanno cose belle e riprende la mia visione di loro come persone bravissime. Questa cosa era molto marcata fino agli anni scorsi, adesso lo è un po' meno. In ambito amoroso..stessa cosa.. Ma non riesco a chiudere i rapporti definitivamente, tendo sempre a cercare di mantenere i contatti con gli ex..anche se mi hanno fatto molto soffrire. Inoltre ho tantissimo paura di soffrire per amore: a causa di questo, mi "difendo". Attuo comportamenti non onesti cosí che quando il mio ragazzo mi farà soffrire io potrò stare piú tranquilla perchè tanto anche io ho fatto cose brutte... Sebbene non senta quasi nulla nell'atto sessuale (anzi, spesso è solo dolore) ricerco continuamente il sesso anche con partner diversi. Quando il mio ragazzo si ntana per un mio errore tendo a fare di tutto per chiedergli scusa.. A volte poi sono ipersensibile, e se capita che una persona (sia che conosco, sia estranea) sta male, mi metto cosí tanto nei suoi panni che piango e sento dolore emotivo. E per finire..ultimamente sono molto piu' sarcastica, e soffro di scatti di rabbia..sento le mani quasi tremare da quanta forza ho da espellere. Tutto questo mi crea confusione..mi imbarazza, so che qualcosa non va in me. E voglio trovare una nuova vita, equilibrata e stabile. Potete aiutarmi? Grazie di cuore...

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Dislessia

Buongiorno sono una ragazza di 24 anni ho bisogno di trovare uno psicologo dove mi attesta a che punto è la mia Dislessia xkè mi serve per informare la mia università, di questa cosa. Per eventuali chiarimenti potete contattarmi o per email (eleonorac1993@gmail.com ) oppure via telefono (3287409650).  Ringrazio a chi mi risponderà ...

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Come faccio a diventare una persona migliore?

Ho 25 anni e sono un fallimento totale, una costante delusione per i miei genitori per mia mamma sopratutto. Non sono capace di fare niente, sono terrorizzata da tutto. Faccio finta di essere una persona forte mi creo una bella facciata e non faccio che mentire. Sono iscritta all'Università ma non ho concluso niente ed i miei non lo sanno. Con il costante timore di deluderli preferisco mentire e non faccio che peggiorare la situazione. Odio me stessa, come sono e come mi comporto. Penso che senza di me starebbero tutti meglio. Ho sempre cercato di essere la figlia perfetta la persona perfetta che i miei genitori si meritano, ma il risultato è stato solo una persona pessima e miserabile. Sono la più grande delusione che abbiano mai avuto e che non si meritano. Loro sono fantastici sopratutto mia madre è la cosa più importante che ho e l'ho delusa e la deluderò sempre... Non so più cosa fare, fallita, vuota e impotente.

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Che cosa succede?

Ho bisogno di qualcuno che pensi davvero alla mia situazione e non so cosa fare. Ogni tanto, non so da quando o per quanto tempo, mi accorgo di non provare nulla. A volte parlo e non mi sento o non mi accorgo di farlo, o ascolto o faccio cose come fossi un automa. Dormo poco la notte e dormo sempre il pomeriggio, ma questo da sempre. Sono sempre stanca, ma è anche vero che sono anemica e quindi non è strano. In ogni caso, ho 17 anni (18 tra meno di due settimane) e so di essere stressata dalla scuola, come tutti i miei coetanei, mi capita a volte di svegliarmi la mattina e rimanere a casa senza un motivo: non è ansia per verifiche, non è malore. Lo faccio e basta. Mi capita spesso, poi, di prendere impegni, ma inventarmi sempre scuse per cancellarli, tanto spesso che ormai le persone se lo aspettano da me. Non so cosa sia, mi sento sempre strana, a volte non mi sento proprio. Quando avevo 13/14 anni ricordo che ero molto triste ed arrabbiata, credo che la preadolescenza sia più complicata dell'adolescenza. Avevo amiche che già a quell'età si tagliavano i polsi (ora non lo fanno più) ed io lo ritenevo stupido ed inutile, ma mi capitava spesso di pensare al suicidio e non dirlo a nessuno, pensavo di farlo, però mi bloccava sempre la paura del dolore. Ed ora non so cosa fare, spesso mi sento male anche fisicamente, ma a volte non so neanche se sia vero o se io mi autoconvica di ciò. Ho bisogno di risposte. Ho bisogno di qualcuno che mi dica che è tutto normale perché tutti ci sentiamo così ogni tanto, o che probabilmente sto inconsapevolmente esagerando i miei sintomi o che forse ho davvero bisogno di aiuto. Però io ora, come sempre, non so cosa fare.

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Come aiutare il proprio compagno per droga e depressione?

Buongiorno, da 3 anni sto con un ragazzo trentenne, che in gioventù è stato in comunità per disintossicarsi da droghe pesanti. E' un precedente importante, perché ricorre alla droga in ogni momento difficile, specialmente ora che è in grave depressione per via del lavoro. Non riesce a trovare, ma nemmeno a mantenere un'occupazione perché non sa più gestire i suoi sbalzi di umore. Spesso è preso da crisi di rabbia, che riversa su di me verbalmente, ma anche sui suoi familiari e su tutti quelli che incontra anche per strada, se gli fanno qualche minimo sgarro. Quando non ha le crisi di rabbia, è depresso e dorme o assume sostanze per alleviare un po' la sua insoddisfazione ed infelicità. Il problema di fondo è che il suo stato mentale non gli permette di lavorare, quindi nessuno lo assume, non ha soldi e si sente un fallito, quindi è un circolo vizioso.
Abitiamo da poco a Milano e vorrei capire che percorso potrei fargli intraprendere, quali strutture assistenziali esistono, a chi mi potrei appoggiare, perché al momento sono sola a sostenerlo anche finanziariamente ed io, o la madre, siamo costrette a finanziare il suo "sballo", altrimenti minaccia di uccidersi. Grazie per i consigli.

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