Disturbi e Terapie

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Domande e risposte

Posso chiedere un incontro alla psicologa del mio compagno?

Buongiorno, Il mio compagno è in terapia con una psicologa per depressione. Dopo un periodo molto complicato, ultimamente sembrava stare meglio e anche il rapporto tra di noi ne aveva beneficiato. Purtroppo qualche giorno fa abbiamo avuto una discussione e lui ora sembra intenzionato a mettere fine alla nostra relazione. In pochi giorni è passato dal dirmi che voleva passare tutta la vita con me e avere una famiglia a rivelarmi che pensa che non sarà mai pienamente felice e che non potrà mai rendere felice neanche me. Non so più cosa fare per dimostrargli il mio amore, dopo essere scesa a compromessi e avere accettato di andare incontro alle sue esigenze più e più volte. Gli ho anche proposto di fare qualche seduta di coppia dalla sua psicologa, ma dice che sarebbe inutile perché il problema per cui è in terapia è suo, non di coppia. Ora sto pensando di contattare personalmente la psicologa, magari via email, ma non so se questo andrebbe contro la deontologia professionale della dottoressa. La mia domanda è: posso chiedere un consulto alla psicologa del mio compagno, non per avere informazioni sul percorso che sta seguendo con lui, ma magari per fornire indicazioni sulle dinamiche riguardanti il nostro rapporto a fini terapeutici, o per avere indicazioni su come io dovrei comportarmi con lui? Vorrei fare tutto quello è possibile per salvare questo rapporto, ma mi sento impotente di fronte ai continui cambiamenti di atteggiamento del mio compagno. Grazie

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Interpretazione dei sogni: matrimonio combinato

Salve, scrivo qui perché sono abituata a fare sogni molto strani e che al risveglio mi lasciano forti sensazioni di insoddisfazione perché non sono riuscita a capirne il significato. In particolare, ieri notte ho sognato di aver accettato un matrimonio combinato. Nel tragitto verso la Chiesa, accompagnata da qualche amica, inizio a realizzare l'importanza di questa decisione e inizio ad agitarmi e rimpiangere di aver accettato. Arrivo in chiesa, vestita elegante (con pantaloni e giacca, non con vestito bianco), mi faccio coraggio, perché ormai ho dato la mia parola, ed entro. Al mio ingresso trovo sull'altare, che scherza e intrattiene il prete e tutti gli invitati, un ragazzo molto bello e straniero (orientale, simile ad un cantante famoso). Sta raccontando come io e lui ci siamo conosciuti, perché a quanto sembra ci siano incrociati varie volte, e di colpo mi rilasso. Nel sogno, le ultime immagini siamo io e lui che, in mezzo al marasma di gente che parla, sussurriamo i nostri nomi e ci guardiamo intensamente negli occhi, isolandoci dal resto. So che, più che al contenuto del sogno, dovrei ripensare alle emozioni e cercare di spiegarle, ma vorrei un aiuto. Grazie mille!

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il mio "handicap"

Sono Maria e ho 19 anni. Vivo costantemente nella paura di essere abbandonata. Una decina di anni fa ho perso una delle persone più importanti della mia vita, mia zia, e non mi sono mai ripresa del tutto; ogni giorno affiorano i ricordi e cerco invano di reprimerli. E per di più vivo nel senso di colpa di non averle mai mostrato veramente quanto ci tenessi a lei. L'ultima cosa che le ho detto prima che morisse è stata un insulto. Tale perdita ha influenzato pesantemente la mia personalità e le mie relazioni sociali; prima ero una ragazzina molto vivace, socievole, spigliata, non avevo alcun problema a fare amicizia con le persone; mentre ora non ci riesco più. Ho degli amici, se così si possono definire. Anzi convinco me stessa di avere degli amici, ma in realtà sono e sarò sempre sola nella mia bolla, nella mia zona di comfort. Con alcuni riesco a mostrare leggermente briciole di una vecchia me, con altri fingo di essere un'altra persona oppure mi comporto da persona normale quando invece dentro ho tantissima rabbia e dolore repressi che dovrei invece esternare per stare meglio con me stessa. Tendo sempre ad allontanare gli amici a cui tengo di più perchè so che senza di me staranno meglio. Non a caso mia madre mi ha più volte detto "per il tuo carattere schifoso non avrai mai un vero amico, un migliore amico (parola che io non oso neanche pronunciare)". Con la mia famiglia ho a tratti un bel rapporto. La maggior parte delle volte li tratto consapevolmente male non so per quale motivo. Forse l'unico membro della mia famiglia con cui mi trovo assai bene è mia sorella chissà perchè, forse perchè entrambe eravamo molto legate a mia zia e quindi, avendo provato gli stessi sentimenti, ci proteggiamo l'un l'altra. Fatto sta che vorrei capire perchè sono cosi, perchè non riesco ad andare avanti...vorrei solo fuggire lontano e dimenticare ogni cosa, lasciare tutti i problemi alle spalle e rinascere proprio come una dannata fenice. E per finire molte volte mi sento come Mersault, il personaggio de "Lo straniero" di Albert Camus, perchè ho il difetto/capacità di fregarmene di qualsiasi cosa, anche di qualcosa di molto grave. Devo continuare a ignorare tutto e tutti, soprattutto il dolore, o riaprire lo scrigno del mio cuore?

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Problema di tipo ossessivo e affettivo

Buongiorno vi contatto in realtà non per me stessa ma per il mio papà. Negli ultimi mesi sta avendo un ossessione molto pesante nei nostri confronti e di nostra madre che lo portano a credere che quest'ultima abbia una relazione extraconiugale e che noi figli la assecondiamo. Purtroppo questo suo pensiero lo porta ad avere atteggiamenti violenti a livello verbale, lo portano ad avere molta insonnia e a renderlo nervoso e agitato perennemente. Inoltre é arrivato al punto di dover controllare tutti costantemente e addirittura nostra madre non é più libera nemmeno solo di andare a fare la spesa da sola. Controlla assiduamente il cellulare vedendo cose che al 99% nemmeno esistono, pensa quasi che sia tutto una sorta di complotto. Aggiungo inoltre che a volte ricorda delle determinate situazioni in maniera distorta. Questi episodi si alternano a periodi normali in cui é anche fin troppo tranquillo. Abbiamo cercato più volte di spiegargli che potrebbe avere un problema e che noi vogliamo aiutarlo ad affrontarlo, ma lui si rifiuta dicendo che sta benissimo e che non ha nessun tipo di problema. Noi vorremmo aiutarlo, abbiamo già contattato il nostro medico di base che purtroppo ci ha spiegato che non può costringerlo a sottoporsi a visite mediche senza il suo consenso. Come possiamo aiutarlo ad affrontare queste sue paure e tutta questa situazione?

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Come faccio a controllare la mia ossessione per lo studio

Soffro di stati di ansia da quando ho 16 anni ,fino ai 20 anni più o meno con conseguenti attacchi di panico molto frequenti. Da 3 anni mi è stata diagnosticata l'agorafobia, ma credo che i miei stati di ansia siano diventati cronici senza una ragione logica. Ho problemi a dormire e di voto montagne di libri di studio, specialmente quelli di matematica e geometria. Il mio cervello non si riposa mai, è come se mi dicesse che sto solo perdendo tempo che potrei dedicare ad assimilare sempre più informazioni. Mi sento come una scatoletta che sta esplodendo. Un giorno senza neanche accorgeme sono stata sui libri per ben 14 ore ed è dovuta venire mia madre a togliermi i libri per farmi mangiare.

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Nervosismo

Ciao ho 18 anni, spesso penso di non essere normale, sono sempre nervosa, quando sono tanto arrabbiata mi provoco dolore o piango (anche se non mi è semplice piangere mi sento bloccata), spesso non voglio nemmeno vedere i miei amici stare da sola e basta, e faccio pensieri brutti come se fossi inutile o come se dovessi togliermi la vita (so che non lo farei mai) ma ci penso Penso di essere stressata e molto emotiva, ma ultimamente non tollero nessuno è normale? “Odiare” tutti?

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Ho bisogno di andare via di casa

Salve, Potrei mettermi a raccontare tutto il mio percorso di vita, ma credo che non sarebbe indispensabile al fine di rispondere alla mia richiesta di aiuto. Una richiesta di aiuto vera e propria perché sto vivendo a casa con i miei genitori e mio fratello una situazione insostenibile dalla quale già ero fuggita anni fa, per tornare purtroppo in un momento di estrema necessità abitativa. Sono stata supportata per circa due anni da una fantastica psicoterapeuta grazie alla quale ho imparato tantissimo su me stessa, la mia famiglia, la gestione delle relazioni... Purtroppo oggi con un padre alcolizzato e aggressivo, un fratello con disturbi comportamentali e mia madre che neanche tiro in causa, l'unica cosa che sono certa mi salverebbe dal cadere in una profonda depressione sarebbe andarmene a vivere da sola. Non so se voi siate il canale giusto, ma sono abbastanza disperata perché non ho la possibilità economica per prendere neanche un misero affitto, gestisco un attività con enormi sacrifici e non c'è possibilità alcuna che la mia famiglia mi possa aiutare. La mia attività, che una volta era la mia ragione di vita, sta andando a rotoli, le relazioni sociali si stanno sbriciolando... Sto avendo di nuovo attacchi di panico lievi in auto, sintomi fisici dovuti all'ansia, quindi molto probabilmente ho bisogno di tornare dalla mia psicoterapeuta, ma mi distrugge ancora di più il fatto di sapere di avere bisogno principalmente solo della mia indipendenza per potermi vivere la mia vita, ma non so come farlo. Se qualcuno mi potesse dare un consiglio, indirizzare da qualche parte ve ne sarei immensamente grata.

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Rapporto madre-figlia

Salve a tutti, sono una ragazza di 22 anni e sono qui perché la convivenza con mia madre mi sta consumando. Sogno ogni giorno di più di andarmene di casa, di mettere da parte quei pochi soldi che guadagno parallelamente agli studi e andare a vivere da sola. Siamo sempre state io e lei contro tutto e tutti, dalla separazione con mio padre alla tossicodipendenza di mio fratello maggiore. Ne abbiamo passate tante, ma sento che è arrivato il momento di distaccarci, proprio per non mandare in malora questo nostro rapporto. Non so cosa sia cambiato onestamente negli ultimi anni, ma è obiettivo dire che se la prende con me per ogni cosa. Come scritto sopra, al contrario di mio fratello, io sono interamente cresciuta sotto l'ala di mia madre, e direttamente o indirettamente ad oggi le somiglio molto. Ogni mattina l'aiuto nelle faccende domestiche, le rifaccio il letto, passo l'aspirapolvere, apparecchio e sparecchio la tavola, stiro... insomma tutte cose che non sto qui ad elencare, ma che cito giusto per rendere un po' più chiara la situazione. Non sono una figlia che fa tutto questo troppo volentieri, lo ammetto, a volte non ho affatto voglia di alzarmi dal letto, ma ogni giorno mi sforzo e mi dico che è il mio dovere, e che chiunque altro al mio posto lo farebbe. Il problema però non è la mia svogliatezza, nè il fare tutto nei tempi da lei prestabiliti. Il problema è che qualsiasi cosa io faccia o dica, lei se la prende con me. Spesso per stupidaggini, mi insulta nel vero senso della parola, così, gratuitamente, anche quando non serve. Mi dà della stronza, dell'egoista o addirittura mi accusa di essere gelosa quando mi capita di farle notare la differenza di trattamento che riserva a me rispetto a quello che riceve mio fratello. E più tento di farle intendere che è un mero paragone per farle capire che si accanisce troppo su di me, tanto più mi incalza accusandomi, addirittura facendomi pure il verso, facendomi ribollire come un' adolescente frustrata e incompresa. Nella maggior parte dei casi finisce con me che sbatto la porta della mia camera, e con lei che continua a parlare tra sè e sè. Il tutto passa dopo un giorno o due, ma senza mai un vero chiarimento. Ho provato a parlarle di questo suo "puntare il dito" senza ascoltare, anche davanti a mio fratello (unico testimone di queste dinamiche, che peraltro appoggia le mie osservazioni), ma tutt'oggi non ne vengo ancora a capo. Sono qui, in bilico tra il senso di giustizia e il senso del dovere. Penso che è mia madre, che ne ha passate tante e che probabilmente ancora qualcosa dentro di sè sta guarendo lentamente, ma altre volte penso che anche io ne ho passate tante e continuo a passarle ora, proprio a causa sua. Ogni sera esco, ed è una vera liberazione sapere di poter passare un paio d'ore senza dover adempiere ad ogni sua richiesta. Ma quando torno a casa per dormire, e penso alla giornata successiva che mi aspetta, ecco che cresce in me poco alla volta una voglia pazza di andarmene. Spesso è stata capace di rinfacciarmi il fatto che io esca la sera, facendomi presente che lei al contrario resta a casa, a pulire tutti i giorni. Lei ha un compagno, ha più di un'amica, esce e si svaga proprio come faccio io, ma spesso ha sostenuto il contrario, puntandomi anche qui il dito contro, dandomi la colpa di chissà cosa. Guai a ricordarle che anche lei ha una vita, che non ha solo una casa da pulire, ma che può uscire in più occasioni per liberarsi un po' la mente, perché ti salta subito alla conclusione che se così fosse, allora io e mio fratello vivremmo in una topaia (il che può valere sicuramente per mio fratello, che è un vero disastro, ma non con me). Come ho specificato all'inizio, io le cose le so fare, e davvero. Sono stata più volte settimane in casa da sola, quando lei era via, e non mi sono mai sentita più libera in casa mia. Mi sono occupata davvero di tutto in quei giorni, cucinavo, lavavo, stiravo, pulivo. Il tutto mentre mio fratello poltriva sul divano. Anche qua, non serve che io elenchi le mie doti da casalinga disperata lo so, e mi sento anche piuttosto stupida nello scriverle, ma lo faccio perché penso che possa farmi stare meglio esternare con qualcuno o anche solo mettere per iscritto quello che ho dentro. E quello che ho dentro è tanta, tanta frustrazione, che inevitabilmente riverso anche nella relazione con il mio fidanzato talvolta. Sento proprio che il suo malessere alimenta il mio. Non vorrei dilungarmi troppo, ma ho il presentimento di essere stato troppo generica finora, quindi riporto un classico esempio di un nostro litigio, successo proprio ieri. Ero in salotto a leggere un libro, quando suonano alla porta. Era la vicina di casa che voleva parlare con mia madre, vado io ad aprirle e la lascio entrare in salotto dove arriva mia madre e le lascio così conversare, riandandomi a sedere per continuare a leggere. La conversazione si sposta appena fuori la porta, che mia madre lascia aperta facendo entrare del freddo. Io allora le dico senza un briciolo di presunzione, maleducazione, o qualsiasi altro accento malsano, di accostare la porta. Beh, la accosta, ma quanto rientra mi riempie di accuse. Sono una maleducata, avrei dovuto alzarmi e andare a chiudere io la porta, agli occhi della nostra vicina sono sicuramente sembrata chissà cosa, avrei dovuto alzare il culo e fare da me. Mi fa il verso del tono con cui le ho detto di accostare la porta di casa, mi dice che sono sempre sgarbata. Faccio per ricordarle che qualche giorno prima è successa la stessa identica cosa con mio fratello, che per sbaglio aveva lasciato la porta semiaperta e che lei gli ha detto di chiuderla, ed ecco che si fionda dicendomi di smetterla di essere gelosa di mio fratello. Il resto non serve raccontarlo, in questi casi continuo sempre un po' a ribattere, ma a vuoto, me ne vado e basta. Lo dico perchè nessuno qui mi conosce, ma non sono assolutamente gelosa di mio fratello. Mi reputo una ragazza onesta con gli altri e con me stessa, non lo sono affatto. Ma spesso mi ritrovo a portare certi esempi per avvalorare la mia tesi secondo cui mia madre mi tratta come se fossi una sua estensione, dà per scontato ciò che ogni giorno faccio per lei. Comunque, prima di trovare "la mia dimensione" credo proprio che passeranno ancora un paio di anni, finchè almeno non finirò l'università e non troverò un lavoro ben retribuito. Non ho intenzione di scappare come appunto un adolescente, vorrei farlo con criterio e quando davvero potrò. Ma fino ad allora, come posso trovare un minimo equilibrio in questo scenario?

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