Disturbi e Terapie

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Conflitti con pre adolescente prossimo agli esami di terza media

Salve, sono una mamma molto preoccupata per come mia figlia, di 13 anni, si sia disinteressata allo studio , dal secondo quadrimestre in poi, e la sua quasi totale occupazione sia stare con lo smartphone o con il pc. Le sto provando tutte per incentivarla a fare questo sforzo finale, ma gli esiti sono di tensione familiare, sue risposte strafottenti, ed inevitabili conflitti tra me e mio marito e noi e la ragazzina. Darle punizioni, privandola di questi mezzi elettronici, non l'ho trovata quasi mai una soluzione. Ho provato ad ascoltare le sue ragioni, ma , oltre che essere disturbata dalla mia vicinanza, adduce spiegazioni del tipo che "a nessun ragazzo/a piace studiare"... Ho provato a darle delle scadenze, prendendo accordi con stretta di mano...inutili anche quelle. Mi pare che nulla funzioni. Lei mi dice di fidarmi, ma vedendo come gestisce le interrogazioni e preparazioni alle verifiche, c'è poco da star sereni! Si immerge in uno studio forsennato e confuso e le conseguenze sono quelle di grande approssimazione ed insoddisfazione. Eppure, la serenità di aver fatto un buon lavoro gli anni passati , l'ha provata, l'abbiamo provata tutti ed è stato cosi bello. Possibile che non distingua le due situazioni? Chiunque legga il mio sfogo, può, per cortesia, darmi qualche dritta sul da farsi, se sia possibile fornire alla ragazzina il giusto sostegno, smettendo di farle esortazioni a vuoto? Grazie infinite Milena

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Difficoltà nel relazionarmi ed insicurezza con le ragazze

Salve, sono uno studente di 21 anni. Da sempre ho avuto difficoltà nel relazionarmi, o meglio, all'apparenza posso sembrare un tipo spavaldo e sicuro di se, ma ho capito che questo è solo uno scudo che mi creo verso gli altri. Ho assunto una posizione da "Lupo solitario" autoconvincendomi che stando da solo sto bene, anche se certe volte la mancanza di affetti e di amicizie reali si fa sentire. Ho sempre coltivato le amicizie ma più di un "Ciao come va?" non sono mai andato, sia per paura di una delusione, ma anche perchè penso/avo che da solo potevo risolvere e fare tutto, da solo potevo stare bene. Nella mia vita ho scelto di stare da solo, quelle poche ragazze con cui sono uscito dopo un po' mi stancavano, mi sentivo meglio con me stesso, che con loro. Giunti in questo periodo della mia vita, adesso mi sto stancando di stare solo...ho voglia di una ragazza, un amico che mi dia una pacca sulla spalla e mi chieda anche di uscire per una volta. (In passato ho ricevuto questo tipo di attenzioni, ma per il fatto che da solo stavo bene, ho sempre declinato). Con le ragazze è ancora peggio, ogni qual volta che provo ad approcciare mi vengono in mente mille domande, cosa le dico, cosa faccio e se mi rifiuta a priori? Un'altra delusione? Meglio di no.... E per non ricevere una delusione, elimino il problema alla radice, non le parlo direttamente o neanche ci provo. Ho capito che il mio sta diventando un serio problema nel relazionarmi con gente nuova. Ho paura di sbagliare e di ricevere solo delusioni. Meglio vivere in questo stato d'angoscia e starmene da solo e non ricevere nessuna delusione, oppure tentare e ricevere porte in faccia? Ho scritto qui perchè ormai sono saturo della mia vita e di come sta andando a finire.

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Problemi con mio padre e mia madre

Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni ed ho parecchi problemi nel relazionarmi con i miei genitori. Mi spiego meglio: vivo in casa con mia madre e mio padre, i quali, da quando sono molto piccola, litigano quasi ogni giorno per cose davvero futili.
Ho assistito anche ad atti di violenza (percosse) tra i miei genitori in giovanissima età, i quali ancora mi segnano ed influenzano sulle relazioni che ho con gli altri. I miei genitori sono molto freddi ed incapaci di parlare con me. Addirittura recentemente, durante una mia crisi, in cui ho confessato a mia madre di stare molto male per la fatica nel relazionarmi e per la loro mancanza di dialogo, mi sono sentita dire che è una cosa normale e che non devo starci male, come se fosse del tutto normale non avere sostegno e dialogo con i propri genitori. Fortunatamente ho un partner, da circa un anno e che mio padre odia, il quale è sempre disposto ad ascoltarmi e ad aiutarmi nello stare più serena. Mi trovo veramente non capita da loro, sembrano privi di ogni sensibilità ed emotività, come fossero dei robot.
Io ora spero di trovare un lavoro che mi consenta di mettermi da parte del denaro per poter vivere in futuro col mio ragazzo, ma attualmente questa situazione familiare, arrivata al limite, mi lascia priva di energie, di voglia di fare e di mettermi in gioco, oltre al fatto che mi risulta difficile staccarmi da loro anche se mi stanno facendo del male. Agli occhi di mio padre sembro sempre un'incapace e si dimostra gentile (o forse possessivo) solo quando faccio presente di voler andarmene di casa; mentre agli occhi di mia madre sembro una persona strana e troppo emotiva. Non so davvero cosa fare per poter stare meglio, per allontanarmi e non soffrirne, dal momento che un dialogo, come dimostratosi, non è possibile. Chiedo gentilmente aiuto o consiglio a voi. Ringrazio in anticipo, Elisa.

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Non riesco a convivere con me stessa e vivo in un perenne stato di angoscia.

Per cinque lunghi anni ho sofferto di disturbi alimentari, legati a comportamenti bulimici, sfociati successivamente in anoressia. Oggi, nonostante sia normopeso, tendo ancora ad avere comportamenti ansiosi, rispetto all'assunzione di cibo. Convivo con un uomo poco più grande di me, che amo profondamente, ciò nonostante, non riesco a svegliarmi, da circa 5 mesi, con la stessa voglia di vivere di un tempo: sono perennemente angosciata, colta inaspettatamente da attacchi di panico, vivo nel timore dell'abbandono o del tradimento, non sentendomi mai all'altezza, non riesco più ad intrattenermi con colleghi ed amici, affido interamente le mie emozioni al mio compagno, stressandolo. Non so come uscirne ed a volte penso di uccidermi. Il tutto è alternato a momenti di euforia profondissima, durante i quali ho momenti di felicità immotivata e voglia di correre, saltare, vivere.
Che succede?

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GIOCO D'AZZARDO

Non so come uscire dal gioco!
Gli ultimi 3 anni della mia vita mi hanno rovinato cifre enormi, cuore per aria. Scatto impaurito al verificarsi di uno strillo. Non digerisco il cibo.  Come posso fare per uscirne da questo tunnel

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Depressione e insoddisfazione a soli 18 anni

Ho 18 anni e faccio una gran fatica a vivere. Sono sempre stata una persona, per natura, malinconica, ma ultimamente la situazione è arrivata a livelli insopportabili. Parto raccontando alcuni avvenimenti che potrebbero avermi buttato giù, così darmi qualche consiglio potrebbe esservi più semplice.
Non sono brava a fare amicizia, aspetto sempre che gli altri facciano il primo passo, perché la mia insicurezza e scarsa autostima mi impedisce di avere rapporti normali con la gente. Fin da bambina sono stata vittima di bullismo e cyberbullismo, che mi hanno chiusa sempre di più. Ho qualche amico, ma mi dimostrano ogni giorno di non tenerci minimamente a me. Non li allontano perché altrimenti sarei più sola di quanto io già sia. Vivo sempre in solitudine e non sono in grado di divertirmi. Quando esco cerco di farlo grazie all'uso di superalcolici, che mi rendono socievole e allegra. Ma quando torno a casa mi sento solo un'idiota.
In ambito amoroso ancora peggio, due storie ridicole in cui ho sofferto e basta e poi il nulla. Sono ancora vergine e non mi sento per niente amata. Ho una strana situazione familiare e, a parte i miei genitori, non c'è nessun parente con cui ho rapporti. I miei sono persone iperprotettive e limitano la mia libertà. E così a 18 anni mi ritrovo privata del mio naturale bisogno di conoscere il mondo. Sono stata sotto terapia prima psicologica e poi psichiatrica dai 16 anni, quando ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e aver vissuto un percorso scolastico alle superiori pieno di tormenti e angoscia, causati da professori e compagni di classe. Non sono servite a molto le sedute e ora che ho smesso di andarci mi sento ancora più persa in questo mondo, in cui non so cosa fare e cosa potrò mai ricevere. Vivo queste giornate sul letto a fare nulla e a concentrarmi sullo studio e sui libri. Ormai ho quasi smesso di mangiare, l'angoscia mi chiude lo stomaco e vedere il mio corpo dimagrire mi fa sentire meglio, considerando il fatto che l'ho sempre detestato, insieme alla mia mente. E ora cosa dovrei fare? Quest'anno ho la maturità. E poi?
Sarò ancora di più in completa solitudine e bloccata nelle mie paure.

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Sono tanto confusa ed impaurita, riuscirò a costruire una vita senza soffrire ogni giorno?

Carissimi, oggi è una delle rare giornate in cui avrei voglia di chiedere auto a qualcuno, ed eccomi qua a scrivervi. Ho 35 anni e sono da molti anni confusa, intendo confusa perché non capisco davvero che cosa io sia o che cosa dovrei essere. 
Forse è il caso di iniziare dal principio, anche se ho tantissimi vuoti di memoria.
Da bambina piangevo sempre, avevo paura degli altri, come adesso. Verso gli 8 anni i miei genitori mi dissero che volevano separarsi, ma poi non l’hanno mai fatto, hanno continuato a stare insieme pur litigando continuamente. Nasce poi mia sorella. La mia nonna paterna è una specie di persona cattiva, ha fatto passare molte brutte cose a mia mamma. Non mi ha mai voluto bene, non vuole bene a nessuno. Sono cresciuta piangendo spesso, perché sin da bambina avevo timore di stare con gli altri e non appena ci stavo volevo tornare a casa. I bambini facevano giochi e cose che a me non piacevano, perché preferivo stare sola, ma non potevo.
Crescendo, a me piaceva ascoltare musica e leggere libri sul nuoto, ma a casa mia nessuno era interessato a ciò, per questo iniziai molto piccola a lavorare per guadagnarmi i soldi per fare queste cose. Scelsi una scuola solo perché non avevo facoltà ancora lucida di scegliere, andai perché c’era una ragazza che forse poteva essere mia amica. Non fu così. Tutti mi prendevano in giro e non riuscivo a sopportare il dolore, perché ero diversa, perché non chiamavo mai nessuno a giocare o per uscire con i maschi. Non avevo interesse, ma i coetanei erano così.
Cambiai scuola per un corso serale e presi il diploma col minimo dei voti. Mia sorella non è mai stata con me. Inoltre in quel periodo mio padre ebbe una relazione con una ragazza. Non andavo più a scuola e nessuno lo sapeva. Dormivo per passare il tempo. Sola. Piangevo. Anni di lacrime. Non ricordo bene quando, ma un giorno iniziai a tagliarmi fortemente e solo così stavo bene. Per una decina di anni era il mio sfogo più bello, naturale, non posso negare che da quando, spontaneamente, senza capire ne sapere perché, ho smesso, mi trovo a dover lottare con la rabbia ed aggressività fortissima, che a momenti arriva e poi se ne va. Inoltre, mi trovo da qualche anno a dover convivere con degli sbalzi di umore e di personalità. Non so come definirli, ma so solo che passo da amore ad odio in pochi minuti.
Le mie amicizie sono state sempre brevi, tranne un paio che durano da un po, ma una ragazza è andata a letto con il mio fidanzato anche se l’ho perdonata. Perché tutti dicevano che ero troppo particolare per starmi dietro, perché uscivo poco, ascoltavo musica strana, andavo a nuotare da sola. Mi trattavano sempre male, mi confidavo e tutti mi tradivano. La gente si dimenticava subito di me, ed io soffrivo molto. Non ho mai parlato fino in fondo con la mia famiglia, perché nessuno mi capiva, provando a parlare finiva sempre in urla e grida e botte o in "Non ti manca niente".
Mia madre piangeva molto le mattine per litigare con mio padre. Un giorno mia nonna materna si ammalò e morì e mia madre soffrì molto e morì anche mio nonno sempre di malattia. Un giorno si ammalò anche mia sorella, ma guarì fortunatamente. Ho sofferto per tanti anni vicino a persone di famiglia, ammalate gravemente. Per questo, avevo paura di fare il medico, non ho mai avuto il coraggio di stare più negli ospedali. Con mia sorella non parlo mai e viceversa, ma parla con tutti e miei genitori la ascoltano e sono felici se lei c’è. Non provo gelosia ma solo dolore o tristezza, perché mi sento isolata, ma anche moltissimo amore ed affetto e rispetto. Tanti ragazzi si innamoravano di me perché ero buona e carina, io odiavo questa cosa e mi rasavo i capelli e mi rendevo brutta. Tutti mi cercavano, perché ero autonoma ed indipendente, tranquilla e bionda con gli occhi azzurri. E l’inizio di ansia attacchi di panico continuativi e violenti, inizio di vertigini e pure fobie che qualcuno della mia famiglia morisse. A volte non dormo se mia sorella non rientra e penso sia morta. Ha avuto parecchi incidenti in strada e quando era malata ho sofferto. Penso anche di avere tumori al cervello, come nonna o di avere malattie intestinali, ma solo rare volte, non sempre. Faccio abuso di clisteri perché non vado in bagno. Ne uso tantissimi e mi rendo conto di non riuscire a farne a meno anche dopo un giorno. Non amo mangiare e mi peso continuamente anche se odio guardare l’aspetto fisico e non lo faccio per migliorarmi esteticamente, ma perché mi sento piena, come se avessi un peso dentro la pancia. E’come se mangiando ingerissi il male e non mangio carne perché amo gli animali. Non sopporto di vedere la tv e non riesco a stare in casa con le finestre chiuse, mai anche quando è freddissimo, è una claustrofobia strana, ascensori o stanze o macchina con finestrini chiusi, se in casa sto con i vetri chiusi sento un calore che sale alla testa e mi sento esplodere.
Io non sto mai male fisicamente davvero.
Mi sono innamorata di un ragazzo tantissimi anni fa e l’ho amato molto e non amerò mai più nessuno così, vorrò solo bene, ma lui non mi capiva e non mi stava mai vicino, non siamo mai nemmeno stati a fare qualcosa insieme, faceva tante cose da solo ed io ero sola, troppo sensibile per capire che non poteva essere il mio padre amico fidanzato fratello ed io non chiedevo mai, io non parlavo mai per paura mi rifiutasse. Così lo lasciai perché passavano giorni senza sentirci, ma l’ho amato tanto e non mi perdono per questo, non mi perdono perché non parlavo per paura, anche se davvero non eravamo compatibili e lui non mi ha mai cercata, penso ancora che se avessi saputo parlare ci saremmo trovati. Ma forse mi avrebbe lasciata perché non sono simpatica. Adesso sono fidanzata con un ragazzo buono, che mi vuole bene e mi accetta anche se non conosce tutto di me. Ma io non mi sento onesta. Non perché dico le bugie a lui, mai, ma lo vedo come un bambino, perché non ha lavoro e spesso non ragiona da adulto. Non sono mai stata venale, ma con lui mi arrabbio per i soldi. Non compro niente, mi vesto male e non mi curo esteticamente, cammino sempre con occhiali da sole e cerco di essere più brutta possibile, per non farmi notare. Pretendo che lui sia grande, adulto. Alcuni giorni lo adoro ed altri lo detesto e mi infastidisce la sua presenza. Come se durante il mese cambiassero i sentimenti ciclicamente. Io lavoro come aiuto cuoco, ho tre lauree, ma non ho mai fatto lavori per i quali ho studiato. Non ho mai avuto la forza di farmi vedere da nessuno e se parlo in pubblico arrossisco e mi sento male. Allora mi domando se può essere che non accetto lui perché non lavora per seguire il suo sogno ed io dentro di me soffro, perché non sono contenta di ciò che faccio? Ma si può essere così materiali? Spesso quando mi invade questo senso di detestarlo, penso al mio ex, lui lo vedo come l’immagine della perfezione, anche se non lo era, ma ogni volta diventa il mio rifugio e prego che possiamo tornare insieme un giorno, ma perché? <E' un tentativo di autosabotaggio, o è vero che lo amo ancora dopo 15 anni? Non riesco più a capire i miei sentimenti.
Sono stata fidanzata 3 volte, ed il secondo ragazzo era molto strano, inizialmente si mostrava per quello che non era poi si è rivelato, stava sempre in casa e dormiva di giorno, gli volevo molto bene, ma ho sofferto tanto, mi picchiava e mi tradiva con una donna. Non riuscivo a lasciarlo perché minacciava di uccidersi. Mia cugina ha fatto sesso con lui. E non sapevo nemmeno di avere una cugina. Ho ricevuto per tre anni minacce, stalking, foto scandalose sessuali e minacce di suicidi inviate per mesi ogni 2-3 minuti, tramite mail o telefoni sui quali anche cambiando numeri mi rintracciava. Tanti maltrattamenti ed insulti. Tanti pianti e tanta paura, ma sempre sola perché mi sembrava sciocco parlare.
Ho avuto 3 aborti in 4 anni, non mi piaceva mai fare l’amore, con nessuno, non sopporto che una persona mi tocchi, mi piacciono solo gli abbracci ed io abbraccio molto le persone, ma il sesso no, ma quando lo facevo nasceva una nuova vita dentro di me ed io senza dirlo a nessuno la fermavo. Non ne ho mai parlato. E mi sono chiesta come mai continuavo a fare questo, come lo cercassi io perché sapevo che prima o poi sarebbe capitato, perché se loro dicevano gli piaceva più senza protezione e io piangevo, ma lo facevo comunque. Nessuno dei ragazzi era responsabile per mantenere un figlio. Ma non ho dato a loro nemmeno la possibilità di saperlo. Ed io? Paura della vita. La colpa, senso di colpa. Non so più nemmeno distinguerlo. La paura. Ecco, la Confusione è questa. Stati d’animo altalenanti gioia, ansia, tristezza, buio, rabbia, serenità, tutto in un’ora. Le bugie per poter stare sola, la non partecipazione ai rapporti. L'aspettarsi cose da qualcuno, ma essere repulsiva all’affetto.
Mia mamma è molto buona e anche se non ho un rapporto confidenziale, ne di chiacchiere, la rispetto, non butto via nemmeno lo scotch che usa magari per un ragazzo di natale o un panino. Quando fa i regali agli altri io a volte li rubo dalle case per rimetterli nell’armadio. Però ha sempre avuto la tendenza a dire bugie, anche per piccole cose. Anche lei ha avuto altri fidanzati quando ero piccola, ma non ho mai fatto una colpa per i loro errori o desideri, però sono stata male. Loro hanno sempre lavorato e fatto tanto per crescerci. Da quando mia sorella è guarita i rapporti sono un po migliorati e loro davanti a lei hanno sempre fatto finta di essere felici, ma io sapevo tutta la verità invece. Da ragazzina stavo sempre fuori casa per non vedere i loro litigi e adesso da grande voglio stare a casa quando riesco per cercare di recuperare i rapporti ma non ci riesco mai. Piuttosto che crearli con il fidanzato, cerco di stare bene con i genitori, ma mi illudo sempre perché poi non mi calcola nessuno e sto sempre chiusa in stanza da sola. Il mio fidanzato ha una casa in affitto, che gli pagano i genitori e io non ci vado spesso. Anche con gli amici è così, mi creo aspettative di bellezza, spero che qualcuno mi chieda come sta e non succede mai. Non mi piace stare con molte persone o nel caos, ma i pochi umani con cui ho affetto, vorrei vederli ogni tanto. Non so che cosa devo, voglio, posso, fare nella mia vita. Volevo fare il medico, ma non avevo i soldi per pagarmi le rate e l’università fuori sede. Poi volevo essere tante cose, un farmacista, una nuotatrice, un medico legale, uno scienziato. Amo il mondo, ma odio il non riuscire ad amarlo. Tre lauree prese per cosa, sapevo non avrei mai lavorato con quelle. Perché mi piace imparare? Non lo so, non lo so perchè. Ora cosa faccio? Un ragazzo che vuole una famiglia con me, ma non lavora; la sua famiglia lo tratta come un bambino mantenendolo ed io sono arrabbiata quando vede gente al centro dell’attenzione che viene lodata. Quando le persone mi parlano, io credo sempre che stiano mentendo e che non siano reali, che facciano tutto per apparire, io che continuo a sperare in buoni rapporti con la famiglia e gli amici, ma loro hanno altre cose a cui pensare. Io ho alcune passioni e mi arrabbio terribilmente quando un mio fidanzato, all’improvviso, diventa anche lui amante delle mie passioni, mi esplode dentro una gelosia grandissima ed una rabbia indescrivibile. Qualcuno mi voleva portare in viaggio in Polinesia perché mi piaceva, ma io credevo che fosse solo per mostrarsi ai suoi amici di fare una cosa particolare. E così qualsiasi cosa un fidanzato faccia per me, non credo sia reale, se lo fanno solo dopo che l' ho detto io. Non riesco ad accettare che lui si impossessi delle mie cose. Lavoro tanto, nuoto, cammino e non riesco a fermarmi, perché mi sento in colpa, se sto seduta sul divano o se sto ferma, mi piango addosso e sono triste, perché so che vorrei fare altro, ma non so cosa, a parte stare fuori e camminare nuotare e che vorrei lui mi aiutasse a costruire un futuro diverso ma non si impegna per farlo ed io continuo a guadagnare qualcosa per cercare di costruire un sogno che non so nemmeno io cos’è. Io non capisco più niente. Sto sempre male nella mia vita e mi sento in colpa, perché non mi manca nulla realmente e vigliacca nei confronti di chi soffre. A volte vorrei stare male io. Davvero non trovo niente che mi sollevi, se non camminare o nuotare. Ma vivo in una zona industriale. E non riesco ad avere i soldi per comprare una casa con un po di giardino, il tempo passa ed i giorni sono tutti uguali, costruiti in maniera identica ed io che compro libri continuamente senza più nemmeno leggerli e sto in casa girando da una stanza all’altra, senza sapere il perché. Che cosa devo fare? Non avrò mai possibilità di crescere ed avere una relazione serena od una mia famiglia? Penso ancora che il destino debba portarmi a quel mio primo amore, sono ancora convinta che anche lui mi ami, ma poi in realtà scopro che spesso sto bene con l’attuale ragazzo ed ho in comune con lui la sensibilità alle cose, basta una parola di troppo per farmi male e lui mi rispetta sempre, ma io non so se lo amo perché non so più cos’è l’amore. L’ossessione, l’idealizzazione? Alcuni giorni sono serena, altri mi sembra di impazzire. Sono decenni che sto in questo bilico. Non capisco più cosa è la realtà, la mia realtà. Tutto mi sembra inutile, tutto mi pare banale. Persino l’amore è un incubo, perché mi fa rubare o essere gelosa. Appena finirò di scrivere mi accorgerò di avere fatto un’idiozia e che non ho bisogno di aiuto, se non smettere di lamentarmi, perché non mi manca niente, e non chiederò mai aiuto a nessuno, perché mi sembrerà inutile. Poi mi dimenticherò e tutto tornerà come prima. Grazie per l’ascolto.

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Abbuffate continue e digiuni

Salve, sono una ragazzina di 15 anni e ho dei problemi col cibo. Premetto che è una storia un po' complicata, di cui non ho fatto parola con nessuno. Non sono mai stata pelle e ossa; a 13 anni i miei genitori hanno iniziato a dirmi di moderarmi, io non gli davo molto ascolto, non mi importava. Non so neanche quanto pesavo. Dato che mi piaceva un ragazzo che aveva smesso di mangiare perché credeva di essere grasso e faceva tantissimo sport, io ho iniziato a fare il suo stesso sport (correre e palestra allo stadio comunale). Mi sentivo bene, ero felice, avevo abolito le schifezze, ma senza privazioni, ero circa 68-67 kg da quei 70 di qualche mese prima. Poi mia nonna è stata investita sulle strisce, credo di essere caduta in depressione e non mi sono ancora ripresa, per non pensare, ho intensificato l'attività fisica, mi stava passando sempre di più l'appetito. Mi sembrava di mangiare normalmente però... mia madre non era d'accordo. Mi diceva più volte che ero dimagrita troppo e che se continuavo mi avrebbe portato da un nutrizionista. Mi ha fatto imbestialire. Sono 1.73cm e in circa 3 mesi ero passata da 67kg a 55. Mi si era interrotto il ciclo mestruale ed ero sempre più depressa. I miei si ostinavano a farmi mangiare di più e io per rabbia gli ho dato retta, troppa. Ho riniziato a mangiare, ma abbuffandomi perché temevo che non l'avrei rimangiato più tutto quel cibo, per poi permettermi che non l'avrei più fatto. Non succedeva. In circa 2 mesi sono tornata a pesare più di 70kg ed ero sempre più triste della mia incapacità di non resistere come una volta. Le cose si sono identificate quando una macchina ha investito mio padre che era in motorino, è da 2 mesi che è in ospedale ora. Il mio umore è a pezzi. Avevo anche smesso di andare a correre. Le ossa carine che erano venute fuori sono sparite e ora c'è più grasso di prima (nel mentre avevo perso muscoli perché mi ero catalizzata). Ora ho riiniziato a fare sport, ma con la scuola (ginnasio), pianoforte, teatro...sono troppo incasinata. Tutti pensano che sia perfetta, che debba essere perfetta. Ho provato a dire a mia madre che ho problemi con la depressione, ha detto che dobbiamo andare entrambe da uno psicologo (anche lei è turbata: prima sua madre e poi suo marito...), ma è così incasinata che non capisce più molto. Io mi sono abbuffata anche prima, mi sento uno schifo. Quando mi sento particolarmente in colpa vado in bagno e beh, potete immaginare. Ho avuto problemi di autolesionismo, mia madre l'ha scoperto, gli ho solo dato più preoccupazioni, in più ho iniziato a soffrire di attacco d'ansia con tachicardia (mamma non lo sa). Vorrei solo sparire. Non so se qualcuno leggerà mai questo messaggio, non saprei neanche come potreste aiutarmi...

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