Disturbi e Terapie

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Autostima
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24 Giugno 2020

Domande e risposte

Come ritrovare se stessi ? Non so più chi sono.

Ciao a tutti. Premetto che sono già seguito da una psicoterapeuta del consultorio da cui sono in cura da Aprile. A febbraio sono partito per un'esperienza erasmus in germania dove sono rimasto fino a poco tempo fa. Durante i mesi di lockdown mi sono trovato spesso da solo e spesso mi è capitato di pensare molto. Proprio nel mese di aprile sono iniziati pensieri ossessivi di cui ancora non riesco più a liberarmi, ed è la ragione per cui mi sono rivolto alla psicoterapia (svolta a distanza). Sono un ragazzo omosessuale di 22 anni, ho faticato molto per accettarmi negli anni e da più di un anno e mezzo sono felicemente fidanzato con il mio ragazzo. A 18 ho fatto coming out con amici e mia sorella, di recente invece con mio papà.Da aprile appunto ha iniziato a insinuarsi nella mia testa il dubbio che io non sia effettivamente omosessuale, come ho sempre creduto, ma ho cominciato a interrogarmi sulla possibilità di essere transessuale. Premetto che non ho mai avuto problemi con il mio corpo, non ho mai sentito di essere in un corpo che non mi corrispondesse, ne ho mai pensato di essere una donna. Questi pensieri sono diventati sempre più ossessivi sopratutto perchè, non ho mai riconosciuto (e continuo a non riconoscerlo) un disagio vero e proprio rispetto alla mia identità di genere. Tutte queste domande infatti si sono sempre mosse sul piano dell'ipotesi. E se non fossi veramente autentico? E se non fossi gay ma in realtà trans? E se stessi fingendo di non essere quello che sei?. Così è cominciato il lavoro con la psicoterapeuta a cui ho sempre espresso queste domande ma al momento mi sembra di non esserne ancora venuto a capo. Ultimamente ho scoperto tramite questo sito e internet in generale dell'esistenza del caso di Dubbio Patologico in cui mi sono ritrovato totalmente. Proprio per valutare veramente se questa possibilità (della disforia di genere) fosse vera mi sono anche documentato su internet, ho fatto test online e varie ricerche per capire se questa strana sensazione che provo (questa disconnessione tra corpo-realtà e identità) potesse essere veramente disforia di genere, praticamente ogni esito è stato negativo, in quanto non ho mai provato le cose descritte. Il mio dubbio ossessivo quindi continua, nonostante io non abbia un vero e proprio disagio verso di me e il mio corpo. Il vero disagio nasce appunto dalla possibilità, dalla messa in dubbio, dalla costante auto-svalutazione e accanimento che questo pensiero ossessivo mi riversa. Anche quando credo di aver trovato un equilibrio il dubbio si ripresenta, e sento sempre una sorta di accusa, come alla ricerca di prove sul fatto che io stia mentendo sul fatto di essere un maschio cisgender. In questo momento non so onestamente più cosa fare perchè mi rendo perfettamente conto di essere in un circolo vizioso da cui non riesco a uscire. Mi sembra di vivere in una bolla, in cui tutto è irreale e distante e tutto ciò che prima consideravo normale ora mi sembra così nuovo e diverso. Vi ringrazio e spero di essere stato chiaro nella descrizione.

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Paura di ingrassare

Allora ho quasi 15 anni e sono autolesionista in cura e appunto anche io voglio tirarmi fuori da sta merda, soltanto che quando sono giù ascolto per lo più i miei pensieri bui e quindi in qualche modo mi faccio del male o mi metto sul tetto rischiando di cadere, é solo che questo per me é impossibile da non fare anche perché ora mi sono messa in testa che non devo mai parlarne con qualcuno dei miei problemi perché ognuno ha i suoi e se li deve curare da sola. In più ho anche una costante paura di ingrassare e se mi dicono che sono troppo magra o sottopeso a me non interessa ma sono felice. Meglio essere sottopeso che grassa. Infatti ho incominciato a mangiare poco da poco.

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Figlia che viene esclusa dalle compagne

Salve sono Lori e vi scrivo perché mia figlia viene esclusa dalle compagne vi spiego, la nostra situazione è particolare mio marito è morto quando Marina aveva 4 anni adesso ne ha 9 e da allora io mi sono occupata di crescerla nel migliore dei modi parlandogli del papà e ricordando le cose che facevamo insieme, sembra una bambina serena va bene a scuola, quando si trova con le sue compagne quando ad esempio sono in 3 viene esclusa non gli parlano oppure si mettono d'accordo per farle degli scherzi e quindi mi dice che lei è sempre la terza e ci soffre cosa posso fare?

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Vita e morte

Buonasera e ringrazio gentilmente chiunque mi risponderà.Sono una ragazza che soffre di depressione ma secondo me c'è qualcosa che non va in me. Sono sempre stata una persona solitaria e questo mi ha portato a riflettere molto sulla mia vita e trovarne un sensoHo pensato molto sul senso della vita e sono arrivata alla conclusione che niente può farmi stare meglio: ho sempre pensieri suicidi, sono completamente sola, non ho rapporti con la mia famiglia poiché non capisce che soffro di depressione, ho più volte tentato di spiegare come mi sento ma per loro la malattia mentale è un tabù quindi mi sono arresa e loro mi hanno esclusa, non ho amici, e a quasi 22 anni non ho concluso niente della mia vita.A quasi 22 anni c'è il senso di fallimento totale, ho fallito in tutto e non mi rimane niente e mi chiedo cosa mi spinge a continuare a vivere, forse la paura di sopravvivere a un tentativo di suicidio mi fa rimanere ferma senza decidere se vivere o morire. So di essere un peso per chiunque e di sicuro i traumi del passato non mi aiutano ad andare avanti.So che è difficile vivere, ma ogni secondo della mia vita, nella mia testa c'è il continuo pensiero di suicidarmi, di smettere di vivere, il pensiero di non farcela più, perché è più facile arrendersi a tutto invece di andare avanti.Nella mia mente so che il suicidio è solamente una soluzione temporanea, ma è una soluzione che prevede l'annullamento di me stessa e sembra più facile rispetto a vivere.

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Ossessioni, malessere e crisi dei 30 anni

Salve a tutti. Scrivo perché disperata. Passo le mie giornate in un letto, mi alzo solo per andare a lavorare la sera come baby-sitter.  Non ho più voglia di vivere... Ho un peso sul petto che mi opprime e piango tutti i giorni. L'ansia si prende le mie giornate. È iniziato tutto 3 anni fa... Premetto che nella mia vita non sono mai stata fidanzata, ed il mio primo ragazzo l ho conosciuto 3 anni e mezzo fa... Sembrava tutto perfetto... Dopo 6 mesi dall inizio della relazione incontro la sua famiglia.... Lo vedo diverso, la sua famiglia non la sopporto... E iniziano gli attacchi di panico... Vado da una psicologa... Nel frattempo continuo la relazione... Che va... Finché in estate lo lascio... Poi lo riprendo ad agosto e dura fino al marzo successivo. In tutto questo tempo sviluppo un forte legame con lui... C era forte passione... Molta empatia. Sensibilità. Alcuni progetti... Ma a tratti sentivo ansia quando stavo con lui... Non essendo sicura del mio amore per lui. A volte provavo disgusto. A volte lo vedevo strano. Son passati 2 anni da quando l ho lasciato. E soffro fino ad adesso... Lui non si è rifatto una vita... Fino a 4 mesi fa mi ha rinnovato il suo amore tramite messaggio... Questo mi fa stare ancora più male. È come se lo volessi e non lo volessi. Le immagini di lui vanno e vengono nella mia mente. Ogni cosa mi ricorda lui... Ogni giorno... Ogni momento. Non riesco a non pensarlo o a dimenticarlo. È vivo in me. E non c è nemmeno l idea di avere qualcun altro. Mi sentirei come se lo tradissi. Mentre se penso di tornarci mi sento male, con forte ansia e mi vien da vomitare. Non mi capisco più. Ho paura di impazzire. Da un anno sono in cura da uno psichiatra che mi ha dato medicinali importanti ma che non hanno cambiato la situazione. Tra poco faccio 30 anni e mi sento una fallita... É fallita la mia storia, ho un lavoro precario... Tutte le mie amiche sono sposate o fidanzate felicemente e comincio a odiare ogni ragazza perché sta bene e io no. Non ho sogni, non voglio andare avanti. Sto perdendo pure la fede. La mia famiglia a cui sono attaccatissima soffre con me... Ora vuole mandarmi da una quarta psicologa ma il problema sono io. Non accetto che è finita. E ho paura che lui possa rimanere nel mio cuore per sempre anche se non riesco ad avere una relazione sana con lui.

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Mi serve coraggio

Salve, mi chiamo Lorenzo, ho 31 anni, non mi sento di raccontare la vita che ho avuto fino ad oggi, fatto sta che sono arrivato alla conclusione che non voglio che vada avanti, è molto tempo che ci penso, il problema è che mi manca il coraggio di farlo, ho paura sia del dolore fisico che della morte in sé e ogni volta che mi decido arriva quello che credo sia istinto di sopravvivenza che mi fa venire una paura matta. Quindi vorrei chiedere consigli su come farmi passare questa paura di modo che possa concludere il mio "progetto", tanto ogni giorno che passa divento sempre più borderline e basta. In più ci tengo a precisare che è una scelta pensata da tempo, che tentativi per migliorarla ne ho già provati ed è andata com'è andata e che non mi interessa che ci siano persone che vivono peggio di me, quella è la loro vita e se la gestiscono, la mia vita so io com'è stata e basta, va bene così, andare avanti sarebbe semplicemente sprecare del tempo a crogiolarmi nel nulla ed odiare ogni essere umano, preferisco che finisca, anzi, non che ci creda, ma visto che c'è questa possibilità che esista per davvero la reincarnazione, chissà...!

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La mia autostima è a terra e non so perché

Buonasera. Questa è la terza "lettera" che scrivo sul sito. Nella prima descrivevo ampiamente l'ambiente tossico in cui vivevo assieme ai miei genitori e di come volessi andarmene. Nella seconda invece, ero riuscita, appunto, ad andarmene a vivere da sola ma ero infelice, senza capire il perché. Fortunatamente sono riuscita a risolvere il problema della seconda lettera, e l'ambiente in cui vivo adesso mi piace e mi fa sentire al sicuro, giorno dopo giorno mi ci affeziono sempre di più. Voglio fare una precisazione prima di proseguire. Ingenuamente quando mi sono iscritta al sito ho mentito riguardante la mia età per paura che essendo "troppo piccola" nessuno mi avrebbe creduta. Ho 19 anni appena compiuti al momento e nella prima lettera ne avevo 17, non 19, come appunto scrissi. Perciò al momento non ne ho 21 come molti credevano. Tengo a specificare la giusta età per il problema che sto avendo adesso. Seconda precisazione: sono seguita da una psicologa da quasi tre anni (siccome mi è stato chiesto), ma quando mi sento particolarmente disperata tendo a cercare conforto anche qui. Comunque da quando sono qui, in questa nuova casa, (non quella descritta nella precedente lettera dal momento che mi sono trasferita in un posto più confortevole) mi sono successe solo cose belle. I miei amici mi hanno aiutata durante il trasferimento, mi hanno fatto delle sorprese, siamo usciti spesso e mi hanno anche aiutata a inaugurare la "nuova casa" con una festicciola. E ho anche conosciuto un ragazzo, che è poi diventato il mio fidanzato. E da questo ragazzo, A., ho conosciuto molte altre persone che sono poi diventate anche loro mie amiche. La mia vita sembrava non poter essere più bella. Avevo una casa splendida, tanti amici, tante feste e addirittura un fidanzato in apparenza rispettoso, dolce, amorevole e che condivideva i miei stessi principi! Mi sentivo al settimo cielo. Mai mi sarei immaginata una cosa del genere dato lo stile di vita che tenevo prima, basato sull'abuso, il terrore e i giochi di potere. E ora che finalmente mi ero allontanata da quell'ambiente la mia personalità, la mia essenza, quel mio vero, bellissimo io era uscito dalla bolla e attirava a sé solo cose belle e persone sane e giuste. Gli inviti hanno cominciato ad aumentare, i follower su Instagram anche e con A. che fino a quel momento non aveva mai avuto una relazione seria con nessuno, stavo sperimentando il "primo tutto"... avevo avuto una fidanzata (L.) in passato che non mi aveva trattata affatto bene e con la quale ero stata in una relazione pesantemente tossica per otto mesi. A. a confronto era un angelo sceso dal Paradiso. Premuroso, attento, dolce... io lo consideravo un'anima buona già solo per il semplice fatto che mi rispondesse ai messaggi senza ignorarmi per settimane come faceva L. Insomma, mi rendo conto solo adesso che il comportamento di A. inizialmente fosse abbastanza normale, il minimo necessario richiesto da chiunque per essere una persona decente. (Atteggiamento che poi è mutato in tutt'altro che decente...) Ma appunto, è una cosa di cui mi rendo conto adesso. Al tempo lui mi parve un Santo, rispetto allo standard in cui vivevo prima. Che dire, oltre ad A. assaggiai per la prima volta l'alcol e scoprii che mi piaceva... e tanto! E allora sono aumentate le feste con A. e i suoi amici. E sono aumentati i follower su Instagram. E sono aumentati i post sotto i quali venivo continuamente taggata. E sono aumentati gli apprezzamenti e gli inviti fuori e i complimenti. E sono anche aumentate le bevute e i giochini alcolici... con A. nel frattempo ho avuto le mie prime esperienze sessuali e una settimana fa circa proprio la mia prima vera volta. E questo dopo quanto, un mese di conoscenza? Mi sono sentita speciale, considerata, AMATA. Tutto ciò che non ero mai stata prima da parte dei miei genitori. Amata perché A. mi disse che ero fantastica, bellissima, intraprendente, geniale e tanti altri complimenti... Ebbi le lacrime agli occhi quando mi disse tutte queste cose. Aveva sempre detto di voler aspettare la ragazza giusta per la sua prima volta e l'ha avuta con me in effetti. Mi sentivo davvero, davvero speciale. Tutte queste belle cose io le meritavo finalmente, dopo tutto quel che mi era successo. Sentivo di aver raggiunto quella luce in fondo al tunnel che cercavo di raggiungere disperatamente da anni, sentivo di averla raggiunta dopo essere scampata dalle grinfie di mia madre. Che solo cose belle mi avrebbero attesa d'ora in poi. Ma ecco hanno cominciato ad esserci i primi problemi. A. ed io non avevamo poi tutte queste grandi conversazioni... io non provavo veri sentimenti per lui e neanche lui per me. Lo so perché sin dal nostro primo bacio non provai nulla di neanche remotamente simile a ciò che provai con L. Rimasi con lui perché era bello, affascinante e premuroso. Ho provato a dare la colpa a me stessa per i sentimenti che non provavo, a dirmi che se non sentivo di amarlo era sicuramente perché ero troppo immersa nel vecchio mindset tossico che avevo con L. E allora ho fatto la cosa più naturale che mi venisse da fare. Autocostringermi ad amarlo. Perché lui era quello giusto, punto e basta, perché mi trattava bene e non potevo lasciarmelo scappare proprio ora che qualcuno mi trattava con rispetto, no? Ma questo sentimento è diventato col tempo una dipendenza. Ho cominciato a dare un'importanza esagerata alle sue opinioni e parole. Ho cominciato a chiedergli sempre rassicurazioni che non poteva darmi non amandomi realmente. E le delusioni andavano sempre più ad aumentare, ogni qualvolta che lui non riusciva a soddisfare i miei bisogni. Nel frattempo andavo a sempre più feste, con sempre più persone e bevevo sempre più alcol. Ingenuamente mi son detta che se avessi esagerato con il bere A. mi avrebbe fermata essendo lui il mio fidanzato (se non fosse che il primo ubriacone fosse proprio lui...) Nel mentre il mio rapporto con A. vacillava io ho cominciato a chiedere pareri a tutti i miei amici, tutti. Ma ogni cosa che mi veniva detta, non so perché, ho cominciato a prenderla come verità assoluta, attribuendo loro un'importanza che prima non avevo mai conferito tanto a nessuno se non L. essendo fermamente convinta delle mie idee. Nel frattempo ho cominciato a bere sempre di più. Tutti i giorni, tra un conato di vomito e l'altro. Ho cominciato a dimenticare le cose, i giorni della settimana, a perdere letteralmente il controllo delle mie emozioni (cambiavo umore più volte anche nel giro di poche ore, es. accadeva qualcosa di bello ed ero così felice ed euforica che mi sentivo scoppiare il cuore in petto; o accadeva qualcosa che mi faceva arrabbiare e sfasciavo casa mia; accadeva qualcosa di triste e piangevo disperatamente per ore), non avevo alcun senso inibitorio e cominciavo a parlare del mio stato d'animo a chiunque, anche persone che avevo conosciuto appena. E in tutto questo A. era la persona a cui mi sono più affidata in questo corri corri che avevo nella testa. (Ho addirittura sospettato di essere borderline o ADHD dal momento che questo stato d'animo non si è placato per settimane). Più andavano avanti i giorni peggio era... ho cominciato a dubitare della fedeltà dei miei amici, delle loro parole e gesti. Ho cominciato a prendermela con loro e covare vendetta nei loro confronti non appena smettevano di prestarmi attenzione per anche pochissimo tempo, o se mi facevano qualche piccolo torto... lì è partito un periodo di estrema rabbia e risentimento in cui ho cominciato a disprezzare anche quella "vecchia me" delle due precedenti lettere. Ho cominciato a sentirmi superiore. Quella "vecchia me" non aveva tutti questi amici, il fidanzato, i follower, le attenzioni, gli inviti alle feste. Era una sfigata che non aveva neanche mai assaggiato un po' d'alcol prima d'ora. Ho raggiunto il culmine quando completamente ubriaca ho avuto una crisi di onnipotenza in cui me la sono presa molto con una mia amica, (che aveva notato questo cambiamento in me) ritenendola patetica e inferiore a me. Patetica e inferiore proprio come la "vecchia me" che non aveva NIENTE rispetto a questa nuova versione che poteva dire veramente di avere TUTTO. Ormai tra follower, dirette, post, alcol e visibilità, solo fare bella figura contava per me. Le feste hanno cominciato ad essere un dovere. Le uscite una competizione. Gli amici dei numeri. E io dovevo VINCERE a tutti i costi. Dovevo superare i miei amici, A. ed L. Soprattutto L. perché lei aveva conosciuto quella "vecchia me" così dolce e indifesa. Dovevo dimostrare a tutti il potere che avevo, quanto fossi invincibile ormai. Dovevo farmi INVIDIARE da tutti. Per dimostrare a me stessa, no anzi, a quella vocina interiore che sarebbe mia madre, quanto lei si fosse SBAGLIATA sul mio conto. Questo voler gareggiare mi ha sottoposto a un tale stress che ho cominciato letteralmente ad avere piccole allucinazioni, dovute, penso, anche all'alcol. Ho preteso da me stessa di essere il completo opposto di ciò che ero prima. Popolare, spietata e crudele. Ho voluto cominciare a fare del male ad A. e i miei amici verbalmente, a punirli e umiliarli se mi recavano anche solo un minimo torto. Ma non pensate che loro fossero dei santi ed io abbia torto al 100%... questi erano tutti segnali della mia mente e del mio corpo per farmi capire che c'era qualcosa che non andava se sentivo così tanto il bisogno di difendermi da loro nello specifico e non da altre persone. La settimana scorsa circa, con la mia psicologa, ho accolto questa rabbia come un "attacco gli altri prima che loro attacchino me" per, penso, una enorme, profonda e morbosa paura di perdere tutte queste belle cose proprio ora che erano entrate nella mia vita. Perciò ho placato questa rabbia, aprendomi e cosa è successo... che A. se prima mi maltrattava senza che io me ne accorgessi, ha cominciato a farlo in maniera ancora più evidente stavolta. Ignorandomi e umiliandomi davanti ai suoi amici (cosa che faceva anche prima ma di cui non mi rendevo conto a causa dell'alcol... basta vedere dei vecchi video salvati sul telefono per rendersi conto di quanto la nostra relazione fosse più tossica di quanto io volessi credere), paragonandomi alle altre ragazze, ritenendo loro migliori di me, confessandomi ogni tanto che alcune cose che mi diceva erano per gentilezza se non per il vero e proprio scopo di avere rapporti sessuali con me e basta. E poi, quattro giorni fa circa, è esploso in una sfuriata pazzesca, ammettendo di aver provato a stare in una relazione con me ma di non sopportarmi, che per tutto il tempo ha sempre e solo voluto il sesso da me e ha detto le famose parole... "sei patetica". Ha detto era patetico quando gli scrivevo che mi mancava, quando mi sono aperta a lui, quando gli ho fatto delle confidenze sulla mia famiglia, perché lui durante tutto ciò ha confessato di star letteralmente FINGENDO con me. Anzi, ha detto che era interessato a me proprio durante il periodo in cui mi mostravo disinteressata a lui (ovvero quando ho avuto quel momento di rabbia in cui stavo maltrattando tutti e tutti) e di aver perso LUI interesse in ME non appena ho cominciato a trattarlo bene. Sapevo che questo rapporto non sarebbe durato. Da fidanzato gli ho chiesto se restavamo amici... da amici a scopamici... qualcosa di sempre più infimo. Ma non importava quale tipo di rapporto avessimo, lui provava sempre fastidio attorno a me e dopo un po' era difficile nasconderlo. Ha detto che se mi fossi comportata diversamente forse ora saremmo DAVVERO fidanzati e gli piacerei sul serio. Ha scaricato la colpa su di me dopo aver ammesso di non averci provato neanche un po' a far funzionare la nostra relazione, ammesso di aver mentito per raggiungere un solo scopo, di avermi usata, illusa e calpestata subito dopo, senza rimorso alcuno. E la mia reazione di fronte a tutto questo? Dopo settimane di umiliazioni pubbliche, frecciatine, parole ignorate? Gli ho detto che quando mi urla contro lo trovo sexy. Lui mi ha risposto "se lo dici tu" con una faccia che diceva "questo SÌ che è patetico". Non so perché ho risposto così, l'ho letteralmente scongiurato di restare con me se non per la mia personalità, almeno per il mio corpo. Neanche quello gli stava più piacendo dopo un po'. Aveva smesso completamente di toccarmi andando dietro alle altre, davanti ai miei stessi occhi. L'ho mandato a fanculo in chat qualche ora più tardi, che lui stava già dormendo... da allora non l'ho più sentito. Tutti gli amici, le attenzioni, feste, follower... spariti. Proprio come lui che da allora non si è mai più fatto risentire. Il castello di carte che mi ero costruita con tanta precisione e strategia, quello "status sociale perfetto", quella popolarità che avevo tanto bramato... tutto sparito in un soffio. Perché non essendo più la "ragazza di A." io non sono più NESSUNO per i suoi amici. Sono sempre e solo stata l'accessorio di A. Proprio come in passato ero l'accessorio di L. anche se in maniera più pensate. Ed io mi sento una perdente totale. Patetica, inutile, ridicola, proprio come ha detto lui. Mi guardo allo specchio e persino fisicamente mi faccio schifo. (Prima avevo un OTTIMO rapporto col mio corpo ma da quando mi ha tratta così è come fosse sparito). Il mio atteggiamento con gli amici è completamente cambiato. Mi sottometto a loro, gli dò ragione anche se subisco un torto, mi scuso più e più volte, chiedo perdono, mi affido a loro per qualsiasi cosa senza più nemmeno preoccuparmi della mia dignità. Nella mia testa è un continuo disprezzarmi, dare sfogo alle parole di mia madre "avevo ragione, hai perso tutti, non piaci a nessuno, vergognati di te stessa, te l'avevo detto!" Non ho mai ragionato con la mia testa in questo periodo e lo so anche il perché. Ritenevo la mia opinione su faccende che solo io posso conoscere pienamente INFERIORE rispetto a quella degli altri. Il motivo? Non lo so. Da quando A. ha dato conferma alle mie più profonde insicurezze concordando con me sul fatto che sono patetica mi sento morta, vuota e senza vita. Tradita. Da lui, i suoi amici e l'intero Universo. Il fatto che A. dopo tutto questo non mi abbia più cercata mi ferisce ancora di più. Cosa ho fatto dopo? Ho ricontattato la mia ex storica, L., su Instagram nella speranza fosse cambiata, che la nostra vecchia fiamma potesse riaccendersi... non è cambiata per nulla e a questo punto neanche me ne sorprendo. È solo stato l'ennesimo tentativo di cercare conforto da parte di altri invece che da me stessa. Ho tenuto a specificare la mia vera età (19 anni compiuti il 9 Luglio) proprio perché credo parte di questo mio stato d'animo sia dato dalla giovane età, da come stia vivendo solo adesso situazioni di quotidianità che un adolescente qualunque con una vita normale si ritrova a vivere prima o poi. Prima non potevo permettermi di avere problemi simili. Non c'era spazio nella mia vita per amicizie, relazioni e feste... ero troppo impegnata a "sopravivvere" agli abusi al limite della legalità dei miei genitori. Ne sono uscita lottando con unghie e denti, e ora devo cavarmela ad affrontare "la vita e i suoi problemi", che, incredibilmente, mi hanno fatta restare più stordita di quanto mi sarei mai aspettata. Spero tanto di riuscire a riacquistare l'autostima, consapevolezza e forza di volontà che avevo prima, che mi ha permesso di arrivare fino a qui nonostante i momenti disastrosi, di riuscire a rialzarmi ancora più forte di prima. Ho già intenzione di elaborare tutto con la mia psicologa... sento di poterne uscire, se mi dò il giusto tempo di vivere il dolore. Ringrazio chi è arrivato a leggere fino a qui nella speranza di non aver tralasciato alcun dettaglio di questo periodo fuori di testa. Grazie e buona serata.
Domande precedenti:
https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/traumi-psicologici/domande-psicologo/mimancalamiafamigliatossica.html
https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/problemi-relazionali/domande-psicologo/hounrapportoinsostenibileconmiamadre.html

2 risposte
Soffro di un disturbo alimentare?

Salve, mi chiamo Valentina ho 34 anni sono alta 1,62 per 47,5kg. Dal 2010 sono ossessionata dal peso che la bilancia mi indica tutte le mattine. Tutto ruota attorno a lui. Al cibo, alla paura d ingrassare. Guardo molto le calorie del cibo e cerco di mangiare il meno possibile anche se non riesco. Sto male, sono esausta. Non ne posso più e non so come fare. Alcuni giorni mi scoppia la testa, mi sembra d'impazzire. Non riesco a non controllare quel numero maledetto. Non faccio nessun sport, sto solo attenta al cibo. Non sono bulimica, sono leggermente sotto peso. Secondo voi si tratta di un disturbo alimentare? Grazie mille

8 risposte
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