Disturbi e Terapie

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Non ce la faccio più. Perchè non riesco a farla finita?

Sto male, sempre peggio. La situazione è sempre più fuori controllo. Vorrei morire, ci penso di continuo ma non riesco a dar corpo a questo pensiero. La cosa particolare è che nel frattempo insisto nel provare a dare possibilità alla vita e a me stesso. Anziché affossarmi e rinchiudermi in casa continuo a lavorare, a uscire, a leggere, a frequentare teatri o qualche locale. Ma la cosa devastante è il vedere che non cambia nulla di una virgola. Io sono sempre triste, depresso e spaventosamente solo. E questo da sempre. Non ho amici. Non ho mai avuto nessuna relazione. Sono sempre più convinto che se avessi un briciolo di dignità mi sarei suicidato già da molto tempo. Tenermi in vita significa continuare a dare la possibilità alla vita e al mondo di umiliarmi. Ho tentato anche di farmi aiutare da diversi psicologi. Con alcuni per pochi incontri mentre con altri con percorsi anche medio-lunghi. Ma con nessun risultato. Spero finisca tutto al più presto. E se non sarò io a darmi una fine immediata, spero che intervenga la natura o il caso. Scusate per lo sfogo.

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come comportarsi con un figlio adulto che tratta me e mio marito male

Buongiorno, mio figlio di 29 anni, vive all'estero e ha un ottimo lavoro. Essendo fidanzato con una ragazza rientra spesso in italia.In questi periodi vive a casa nostra e porta a dormire la sua fidanzata da noi, modalità "albergo". Per mio figlio, avendo avuto problemi di lavoro, io e mio marito siamo 2 falliti, incompetenti. Non lo eravamo quando le cose andavano bene e gli abbiamo dato la possibilità di frequentare una scuola privata con costi folli che gli ha permesso di arrivare dove è oggi. Provo a fare un esempio per far capire la situazione. In questo periodo stiamo cercando di vendere la nostra casa per acquistarne una più piccola. Essendo a casa si è reso disponibile ad accompagnarmi a guardare qualche nuova abitazione. all'inizio è stato molto collaborativo, poi non ho capito il motivo, ha iniziato con parolacce, bestemmie a darmi della fallita. Per me motivo di sofferenza, ma non ho la forza pee metterlo alla porta. Grazie per l'attenzione

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Come superare il senso di colpa dopo aver tradito

Buongiorno, Sono una giovane ragazza e madre di 25 anni. 3 anni fa ho tradito il mio partner, un ragazzo che ho sempre desiderato con il quale tutto procedeva a vele gonfissime. L ho tradito dopo un grande gioco di attenzioni e complimenti, di continue e ripetute avance. Non ce l ho più fatta purtroppo. L ho tradito senza motivo apparente durante un periodo sereno, un paio di volte nel giro di poco tempo. Entrambe le volte spinta dall'istinto senza ragionarci troppo in quanto brilla dopo delle serate di festa tra amici, l alcool ha parlato. Dopodiché non è più successo per mia volontà. Non ho mai smesso di amare il mio partner, dopo quel tradimento abbiamo vissuto anni e momenti fantastici, abbiamo avuto un bambino insieme. Non ho mai accusato il colpo, questo tradimento così occasionale non ha mai avuto troppo significato, non mi sono mai fermata a causa di questo errore. Non ho mai preso decisioni per coprire quel tradimento in quanto non ci ho mai pensato. Non ho un ricordo di una me sconvolta o disorientata in gravidanza, in convivenza, in maternità. Solo ora questo senso di colpa mi sta schiacciando qualsiasi azione presente, una voce mi urla di essere stata una brutta persona, continuamente mi disturba e non mi lascia vivere. Non so più cosa fare. Chiedo aiuto.

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Genitore possessivo all'università

Buonasera, gentili psicologi. Nel parlarvi del mio problema, comincio raccontandovi un aneddoto risalente alla mia terza media: un giorno, la mia professoressa supplente di matematica, mi spiegò il significato di un semplice gioco numerico popolare tra noi ragazzi mediante un'equazione. Questo semplice avvenimento, come si suol dire, mi aprì un mondo, perchè capii per la prima volta cos'è realmente la matematica, cioè una ricerca dei significati eleganti dietro le cose ed i concetti, è il mondo di ciò che è vero, e la cosa mi affascinò molto. Ben presto passai al capire di amare la fisica come spiegazione matematica della natura a noi circostante e maturai il desiderio di iscrivermi al liceo scientifico, ma i miei genitori me lo impedirono, forzandomi al liceo classico. La cosa inizialmente mi intristì, ma poi mi resi conto che da autodidatta era possibile fare molto più di quel che credessi, e così feci, trascurando lo studio scolastico. Da questa mia passione scaturì anche la maturazione del mio carattere, in quegli anni così delicati ed importanti per la crescita. La mia personalità molto critica nei confronti praticamente di ogni cosa piaceva a tutti, tranne che a mio padre. Lui notava la mia caratteriale tendenza ad agire e pensare in maniera originale, ma questo, invece che renderlo fiero di me, me lo aizzava contro: "sei come acqua che scivola per dove gli viene meglio, non hai regole", mi diceva, facendomi sentire sbagliato e sempre in torto, ma la mia passione fungeva sempre da riparo, lì trovavo conferma di me stesso e libertà di pensiero, una libertà incondizionata, visto che i miei non sapevano nulla di queste mie "astrazioni interiori" e facevano convergere tutte le loro critiche e pressioni sul liceo classico di cui non poteva fregarmi di meno. La scuola, infatti, faceva se non altro da "parafulmine" per tutto il disprezzo che ricevevo, soprattutto da parte di mio padre, mentre la fisica rimaneva così un paradiso immacolato. Datomi la maturità, la mia scelta verso l'università di fisica subì non poche avversioni, seppur velate, da parte di mio padre, che mi consigliò varie alternative, principalmente il militare, arrivando ad insinuare che non sarei stato capace di fare fisica. Questa volta ho insistito, e credevo che una volta all'università non mi sarei visto piovere addosso tutta la stessa pressione e il trattamento di asino che DEVE studiare perchè lo dicono mammina e papino come avveniva a scuola. Credevo che una volta entrato nel mio "habitat" universitario, mio padre e mia madre mi avrebbero dato piena fiducia e lasciato spiegare le ali verso il mio sogno di diventare uno scienziato a tutti gli effetti, lasciandomi fare le cose a modo mio, MA ovviamente così non fu. "Non azzardarti a non studiare!", "sei il mio operaio, lavori per me!", "l'università non lascia spazio di organizzazione, è peggio della scuola! Come un carcere!" queste sono solo alcune delle affermazioni che mio padre ha cominciato a scagliarmi addosso immediatamente dopo la mia iscrizione. In poche parole, quella mia oasi felice dove potevo usare la mia fantasia ed il mio edonismo, era adesso invasa da qualcun altro, e non uno qualsiasi, ma proprio la figura autoritaria e invadente di mio padre che tanto aveva avversato in me la stessa mentalità che mi ha portato ad ottenere buoni risultati e motivazione in questo ambito. Il risultato è stato devastante: ho smesso di riconoscermi in questo studio, mi ci sono sentito un ospite malgradito, ho sviluppato un blocco, un rifiuto verso la mia adorata fisica. Questa situazione dura da due anni e mezzo, e continua ancora oggi. Se apro un libro di fisica sento come una morsa al cervello, come se studiare e andare avanti, a questo punto, non significasse capire quello che spiega il libro come avevo fatto con l'equazione della professoressa, ma al contrario, forzare la propria testa a ingurgitare procedure mnemoniche come rospi all'insegna del DEVO STUDIARE PER FARE CONTENTO PAPÀ e non del "mi piace studiare, pur essendo faticoso". È inutile cercare di ignorare la cosa, perchè pur riconoscendo le mie ragioni, la pressione emotiva resta ed è forte. Mio padre mi urla contro, quando cerco di parlargli la sua idea non si muove di un millimetro, ma anzi coglie l'occasione per passare all'attacco e sottolineare quanto lui sia "esperiente" e quindi deve essere ascoltato alla lettera, mentre io non ho voce in capitolo ("esperienza zero!!!"), oppure mi rinfaccia il fatto di pagare le tasse universitarie come se questo gli desse il potere assoluto sulla mia carriera, accenna persino a comportamenti fisicamente minacciosi. Io credo, a questo punto, che lui abbia un bisogno ossessivo di controllare la mia vita, per cui da sempre cerca di recidere tutti gli aspetti di essa che favoriscono la mia indipendenza, allo scopo di farmi abituare alla sua presenza autoritaria indelebile e indiscutibile su tutto. Per farlo si serve dei metodi di manipolazione di cui ho parlato sopra, e di molti molti altri. Cercare un dialogo è inutile, può rivelarsi addirittura dannoso, non ammette colpe. D'altronde, non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire. Magari si è sempre trattato di un genitore narcisista, possessivo che cerca di espiare così qualche sua frustrazione. So solo che mi sento disperato, il mio sogno è stato violentato, corrotto, sbranato, dilaniato... vorrei salvarlo, ma più il tempo passa, più diventa tutto difficile, e poi non vedo vie di uscita, come posso liberarmi da questa morsa? Cosa posso fare? Grazie in anticipo.

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Mio ex compagno cocainomane abbiamo una bimba piccola, come gestire la situazione?

Buongiorno, io ed il mio ex compagno con il quale ho una bimba piccola ci siamo separati già da subito , la bimba aveva 5 mesi e dopo aver preso atto di comportamenti inaccettabili per il bene mio e della piccola ho deciso di porre fine alle relazione. Il comportamento del papà continua ad essere irregolare e sconveniente anche nei confronti della bambina, non è costante non se ne preoccupa dà pochissimi soldi ( duecento euro al mese ) e contesta quasi ogni spesa extra ritenendola superflua, quando io cerco solo di non fare mancare nulla a nostra figlia . Inoltre non fornisce i documenti per l' 'asilo pubblico che alla bimba farebbe bene e a me consentirebbe di riprendere in mano la mia vita, il lavoro etc . Non so più come comportarmi con questa persona che non ammette il problema, mi odia xchè lo metto in luce e non faccio finta che non lo abbia , ora ha cominciato a fumarla la coca, insomma da una parte credo sia necessario staccarmi e che forse le sue condizioni non facciano bene nemmeno a nostra figlia, dall'altra vorrei stargli vicino ed aiutarlo perché avverto la sua sofferenza , ma davvero ogni volta che ci provo mi tira dentro una spirale di menzogne manipolazioni mi sfrutta come può e mi scarica addosso spesso cattiverie e colpe compromettendo la mia serenità. È cmq il padre di mia figlia e ci tengo che abbia una presa di coscienza e iniziare un percorso x lavorare su se stesso come persona e genitore, ma non vuole, e cmq nn posso immolarmi io per aiutarlo perché finisce che mi massacra il più delle volte, un giorno sono l amore della sua vita l altro solo la scelta giusta, un giorno mi ama poi solo amici per la bimba, poi smette di parlarmi . Dovrei staccare con lui del tutto? Le ho provate tutte, ho messo in chiaro le cose dicendo che desidero solo un amicizia ed un dialogo civile e sereno, ho provato a parlarci di come sta, ma nulla pare peggiorare sempre più si sta perdendo e mi spiace per mia figlia che merita un padre non un trentenne che si comporta da sedicenne perso e sbandato, si sta riducendo malissimo e ragiona come un matto non so più che pensare Grazie a tutti per aver prestato attenzione alla mia storia ed per le vostre eventuali risposte

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Bimbo 2 anni non riesce a relazionarsi

Salve sono una mamma di un bimbo di 2 anni e mezzo ma non capisco come fa a non relazionarsi con altri bambini, è un bimbo sveglio, parla tantissimo, canta ed e intelligente l'unica pecca è quando qualche bimbo si avvicina a lui piange, anche senza motivo, anche se sta facendo la fila per andare sulle giostre e vede altri bambini che aspettano il proprio turno piange disperatamente e vuole smettere di fare quello che stava facendo, le mie amiche vengono a casa con i loro bambini ed io sono costretta a chiudermi in camera perché lui non vuole stare in compagnia, ho provato con ludoteche ed e la stessa identica cosa vuole andare a casa, non vi dico per la scuola ho provato ad iscriverlo proprio per questo motivo x farlo relazionare con i bimbi della sua età ma niente è stato 2 settimane senza mangiare non voleva più uscire di casa e non voleva vestirsi. Sono al limite di questa situazione vorrei un ottimo consiglio grazie per l'ascolto

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Mia figlia di 6 anni ha problemi di socializzazione con i coetanei

Buonasera sono la mamma di una bimba che ha appena compiuto 6 anni. La mia bimba non è figlia unica ma ha un fratellino di 4 anni. Scrivo per avere un consiglio e magari un indicazione su come agire per aiutare mia figlia. Vengo al punto mia figlia è una bambina molto sensibile dolce e accogliente, anche se timida e secondo me un po' insicura forse sia perché sono una mamma molto esigente sia perché alla materna le sue maestre erano molto severe e sempre pronte a sottolineare i suoi difetti e mai esaltare i suoi pregi. Insomma il risultato è che non socializza con i coetanei, tende a parlare poco con i bambini coetanei e con chi non conosce. Se c'è un bimbo in difficoltà lei si avvicina e lo aiuta però poi non lega , insomma è tra le poche bambine che non ha la così detta amica del cuore. La bimba fa sport e frequenta la scuola a tempo pieno quindi sicuramente tante sono le occasioni che condivide con i suoi coetanei. però come dicevo noto che rimane sempre un po' in disparte. Come dovrei comportarmi?

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La mia famiglia non accetta il mio ragazzo.

Salve a tutti, il mio nome è Laura e ho 18 anni, da un anno e qualche mese sono fidanzata con un ragazzo della mia stessa età che è anche nella mia classe. I miei genitori però non sono d’accordo con questa cosa, in particolar modo mio padre. Tutto è iniziato quando prima di partire per l’Irlanda andai a mangiare una pizza con il mio ragazzo, e per farlo ne parlai con i miei, all’inizio mia madre non la prese chissà come, mentre mio padre reagì malissimo. Una volta tornata a casa dopo quella sera mio padre non chiuse occhio per tutta la notte, così come tutti in casa mia, a causa delle sue continue gridate contro di me e contro il mio ragazzo. Non mi parlò per quasi un anno. Successivamente (parlo di tempi recenti) ha ricominciato a parlarmi, non so se però crede che io e lui ci siamo lasciati o cosa. Il fatto è che non capisco perché se la sia presa tanto, lui continua a ripetermi che non è altro che una distrazione dalla scuola e che devo solo pensare a studiare, ma io non capisco che cosa c’entra lui con lo studio, perché nonostante ancora oggi io e lui stiamo insieme sto studiando regolarmente. Loro non lo hanno mai conosciuto, e io vorrei davvero tanto che lo facessero, però ho paura di una possibile reazione da parte di mio padre, e ho paura anche che potrebbe non mandarmi al 18° compleanno del mio ragazzo, che sarà tra circa un mese. Sono terrorizzata dall’idea che questo possa accadere e vi chiedo aiuto perché non so come fargli cambiare idea, e come farglielo conoscere. Sono disperata.

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