Disturbi e Terapie

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Curare il disturbo paranoide di personalità

Buongiorno, Una persona di famiglia a me molto cara (uomo di25 anni) sta seguendo un percorso di terapia psicologica e farmacologica da ormai un anno e mezzo.
Diagnosi: disturbo paranoide di personalità, è seguito da una psicologa-psichiatra. Cura: inizialmente risperdal (usato poco e trovato poco adatto al paziente). Dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale, per osservazione, la terapia è stata cambiata con 20 mg di abilify (era partito da 20mg ma da mesi prende 15mg). Sintomi: è convinto che tutti i suoi amici più stretti abbiano messo in giro cattive voci sul suo conto isolandolo. Le frasi più ricorrenti sono "mi hanno tolto il saluto", " mi odiano tutti", "la mia vita sociale è finita". Purtroppo dopo un anno e mezzo di terapia non siamo ancora riusciti a trovare una soluzione. C'è stato un miglioramento delle attività quotidiane (ripresa lavorativa principalmente).
Questa persona ha perso totalmente la voglia di vivere e non vede sbocchi per il suo futuro, si sente completamente solo ed isolato (anche se si è personalmente impegnato nell'evitare tutte le persone che in questi mesi lo hanno cercato).
Ci sono giorni in cui le sue convinzioni di essere stato isolato e deriso sono più forti e altri dove sembrano più latenti, ma sono sempre presenti nel suo quotidiano. Quali sono le possibilità o le strade da intraprendere per cercare di migliorare la situazione (centri specializzati, nuove tecniche)?
C'è la possibilità di una guarigione? Grazie a chi risponderà.

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Come aiutare un ragazzo introverso a relazionarsi

Buonasera, sono una mamma di 47 anni con un figlio di 19 anni, che fa molta fatica a relazionarsi. Di seguito la nostra storia in sintesi: mi sono separata quando mio figlio aveva 18 mesi, perciò per lui crescere con i genitori che non vivevano insieme era normale. Io sono tornata da mia mamma che proprio qualche mese prima era rimasta sola, visto che il mio papà era venuto a mancare. (abbiamo vissuto insieme fino a 3 anni fa quando è mancata anche lei), quindi ci siamo aiutate a vicenda.
Ho vissuto sempre e solo per lui, come è giusto che sia per un genitore, ma il padre diciamo che non è mai stato molto presente, si limitava a stare con lui nei week end alternati e farsi sentire ogni tanto, da un po di anni è piu' presente e cerca di coinvolgerlo in attività (tipo soft air).
Da bambino, all'asilo, era abbastanza socievole, anche alle elementari. Poi alle medie ha cominciato a cambiare,aveva un amico del cuore che poi a suo dire l'ha tradito. Non ha mai sviluppato amicizie e non fa gruppo, tende ad isolarsi e non esce di casa. Guarda film e gioca con videogiochi..gli piace andare al cinema e fin da piccolo gli son sempre piaciuti gli animali.
Ancora adesso, ogni tanto, andiamo in qualche parco faunistico od oasi del wwf. Io sono sinceramente preoccupata perchè non è giusto per un ragazzo della sua età stare chiuso in casa. Lui mi dice di non preoccuparmi che sta bene così, si sente un lupo solitario...da circa 3 anni e mezzo ho trovato un nuovo compagno e all'inizio ho faticato a farlo entrare nella vita di mio figlio, ora l'ha accettato, perchè mi vede serena. Spero possiate aiutarmi e darmi qualche consiglio, vi ringrazio dell'attenzione ed attendo una vostra cortese risposta. Cordiali saluti

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La tiro fuori la laurea dal cassetto?

Buonasera mi chiamo Valentina ho 47 anni e abito a Roma. Sono separata da 18 anni, ho una figlia maggiorenne e un compagno con il quale convivo felicemente da 2 anni. Sono una psicoterapeuta sistemico relazionale e ho lavorato per qualche anno come psicologa e poi....... E' questo "e poi" che mi spinge a chiedervi un consiglio. Sono anni che ho letteralmente messo il "mondo psicologia" dentro ad un cassetto. Quindi ho lavorato in settori completamente estranei al mio, niente più aggiornamenti, niente più letture specifiche. Tutto congelato. Complici eventi stressanti che ho dovuto affrontare e il tempo che passa in fretta, ora mi trovo a prendere atto della situazione. In questo momento sono un'impiegata a tempo indeterminato, faccio la cassiera.....da tre anni. Sono da due mesi in malattia perché ho subito un'intervento chirurgico ai piedi che mi costringe ad una ridotta mobilità e mi regala molto tempo libero... E penso che mi piacerebbe tanto ricominciare da dove ho lasciato. Però devo fare i conti con tante paure che mi bloccano... Quella più grande riguarda i pazienti....non sapere cosa dire ad una persona che chiede aiuto....non so se sembra una paura infondata o meno, ma la avverto....E penso anche che dovrei colmare un vuoto che dura da tanto, e riempirlo con tutto ciò che avrei fatto se avessi lavorato come psicologa. Libri, seminari,convegni ecc.. Mi auguro di essere stata chiara e vi ringrazio per riflessioni e consigli. Salve

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Non ce la faccio più

Buonasera, vi scrivo a causa di una situazione ormai insostenibile. Sono legata al mio compagno da 11 anni, caratterizzati da alti e bassi e in cui molto spesso mi sono trovata a doverlo lasciare contro il mio volere a causa dei suoi vizi e delle sue bugie.
L'ho conosciuto all'età di 15 anni e dopo che ero ormai innamorata ho scoperto la sua dipendenza da coca. Ho pensato inizialmente che fosse qualcosa che facesse sporadicamente, ma dato il mio trascorso familiare, non potevo tollerare queste cose e l'ho lasciato. Ci sono ricaduta e sono tornata con lui pensando che il capitolo droga fosse chiuso e che fossero solo ragazzate. Nonostante questo, abbiamo continuato a litigare per le sue continue bugie, per il fatto che dopo lavoro spesso non tornasse a casa e si fermasse al bar, spariva e non rispondeva al telefono per ore. Ci siamo lasciati diverse volte, l'ultima a gennaio 2017, in cui siamo riusciti ad evitarci definitivamente solo per il mese di agosto.
Ha passato un estate in cui ogni fine settimana si sballava, forse anche di più ...lo vedevo nei suoi occhi ogni volta che lo incontravo. Lui ha sempre negato. Siamo tornati assieme a settembre. Abbiamo ripreso casa a dicembre. Continuo a tollerare le sue bugie, ripetendomi che comunque è migliorato perché torna sempre per cena e non esce più con le vecchie compagnie. Fino a venerdì scorso, giorno in cui avevamo appuntamento per un aperitivo e lui mi ha dato buca, presentandosi per cena a casa completamente ubriaco e forse fatto.
Ha insistito per uscire e alla fine l'ho assecondato. In tarda serata vedo che si allontana con un ragazzo, vedo uno strano passaggio, intervengo e lo porto a casa. Scopro che aveva della coca nel portafoglio.... ma forse l'aveva già da prima perche dai messagggi del telefono vedo che un collega che nel pomeriggio era con lui, gli scrive che ha dimenticato quella cosa in macchina sua e spera che non succeda nulla. Io prendo la coca dal suo portafoglio, disperata, cerco di farlo ragionare e la butto nel wc. Nulla, non saprò mai se quella sostanza l'avesse già da prima e la stesse distribuendo, o l'avesse comprata per continuare la serata, proprio mentre ho visto lo scambio.
Fatto sta che ha negato fosse sua, mi ha ferito verbalmente e insultata, facendo ricadere su di me le colpe delle lacune del nostro rapporto date dal fatto che io non mi fidassi di lui. Che fossi una persona scorretta in quanto frugassi nei suoi effetti personali.
Non riesco a fargli capire quanto mi stia facendo male.. non capisco se sia dipendente o ne faccia uso sporadico, perché nell'ultimo mese non è mai uscito a far serata. Con lui non si può parlare. Ho paura per me, non riesco a concentrarmi sulla mia vita. Lui è sempre stato il mio punto di riferimento e non riesco ad immaginarmi la vita senza di lui. Non so più che fare. La cosa che mi preoccupando più è che ho brutti pensieri, piango, penso spesso alla morte, e al non voler soffrire più. Aiutatemi.

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Vivo la vita che è stata programmata per me. La odio.

Gentili dottori, sin da quando ero piccina i miei genitori hanno preteso che io facessi tutto ciò che volevano, calpestando i miei desideri ed aspirazioni ed usando i loro sentimenti per me come un vero e proprio ricatto. Mi sono laureata con lode in una facoltà che non mi piaceva, ma voluta dai miei, ed ora sto lavorando nell'azienda di famiglia come i miei vogliono. Una vita di sacrifici, spesso senza la possibilità neanche di avere la domenica libera o di poter organizzare una vacanza. I soldi che si guadagnano non mi arrivano, in quanto mi viene ripetuto che è grazie alla mia famiglia che ho un lavoro, che devono gestirli loro, e che comunque ora non mi servono.
Ciò mi ha gettato in una specie di circolo vizioso in cui mi dicono che mi comporto come una bambina, che non prendo iniziative e che sono troppo remissiva ed accomodante con le persone, ma d'altra parte non mi è concessa la possibilità comportarmi diversamente o di far cose, come organizzare la mia esistenza diversamente ciò che la mia famiglia ha in programma per me. A ciò si aggiunge il fatto che il lavoro in azienda è molto stressante e mio padre ne ha risentito molto, al punto che ha continuamente scatti d'ira o necessità di sfogarsi verbalmente in maniera molto forte con me, ricordandomi tutti i miei lati negativi o quanto non sono adatta a questo lavoro, a volte incitandomi anche al suicidio.
Ho un'autostima molto bassa da sempre, ma ultimamente le cose stanno andando peggio del solito. Avevo cominciato a diventare impermeabile alle critiche, ma da qualche mese basta che mi si faccia un discorso anche fra i più banali, ad esempio che non sono in grado di fare nulla e che non farò mai nulla nella mia vita, per gettarmi in uno stato di sconforto che perdura per giorni e giorni. Quando sono in questa fase ho continue crisi di pianto che durano anche ore, pensieri negativi, voci nella testa che mi incitanto a prendere l'auto e fuggire o peggio. Non ho tempo né voglia di fare qualcosa di diverso dal lavoro, perché credo di non meritarmelo e che ogni cosa diversa dal lavoro sia per gente sfaccendata. Persino una passeggiata al sole, anche se piacevole, nella mia mente viene vissuta come una perdita di tempo.
Nel passato avevo un hobby che implicava la partecipazione a due o tre eventi culturali all'anno, ma l'ho dovuto abbandonare a causa dell'osteggiamento dei miei genitori, e questa cosa mi causa ancora oggi grande dolore, perché mi ha allontanata anche da tutte le mie conoscenze extra-lavorative.
Mi sento in generale triste, sola, vedo la vita come non mia davvero e non capisco se i miei sono lamentele o capricci, come sostengono a casa, o se ho davvero bisogno di un medico. Ma anche se fosse, sono imposibilitata a vederne uno per i motivi di cui sopra. A volte credo che non ci sia una via d'uscita in tutto ciò e sento di aver sbagliato tutto nella vita. Non ho comunque la forza di fare qualcosa, o almeno non al momento.

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Doc

Salve, soffro da qualche anno di Doc Omosex (o almeno spero), ho vissuto questo periodo tra alti e bassi ed ora è proprio uno di questi. Ultimamente le sensazioni che provo sono diverse, il mio cervello pensa per tutta la giornata alla solita parola GAY, ma purtroppo non sento quel senso di ansia che ho avuto nelle precedenti ricadute e questo mi fa pensare di aver accettato la questione. Secondo voi è possibile che il doc si presenti in maniera sempre diversa oppure questa volta è la verità?

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Sigarette

Buongiorno a tutti, Ho un 'problema' relativo al mio fidanzato, infatti ha deciso di smettere di fumare e da quando ha iniziato questo percorso lo vedo un pò nervoso, cosa posso fare per aiutarlo?
Grazie per i consigli e l'aiuto.

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Difficoltà nei rapporti interpersonali di amicizia. Perché si chiudono tutti i rapporti di amicizia.

Buongiorno, sono Carolina, ho 25 anni. Da sempre ho un problema nell'amicizia con altre ragazze. Ogni volta che conosco una persona nuova con la quale ho del feeling, mi entusiasmo molto. Inizio allora fin da subito ad instaurare un rapporto profondo di confidenza, affetto, comprensione e aiuto reciproco. Nella mia mente questa persona non ha alcun difetto. Dopo alcuni mesi, in altri casi anni, per degli "sgarri" mi allontano dalla persona chiudendo definitivamente l'amicizia, perché mi sento ferita e tradita. Questo mi succede di continuo. L'unica amicizia che ho mantenuto è quella con il mio amico d'infanzia che mi conosce da 25 anni e che non mi ha mai fatto del male. Mi sto chiedendo che genere di problema possa avere. In cosa sbaglio? Per me l'amicizia è un valore importantissimo, indispensabile. Vorrei cercare di capire come risolvere questo problema.

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