Psicoanalisi
Dott.ssa Samanta Menichetti

Transfert

Il concetto di transfert di Freud all'origine implicava la nozione di spostamento. Il transfert era "un cliche'" in cui i desideri libidici suscitati nell'infanzia venivano trasferiti dall'og ...

20 Marzo 2018

Domande e risposte

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Non riesco a gestire la depressione e il pessimismo del mio compagno

Buongiorno, Sto insieme al mio compagno da 2 anni e mezzo. Ci siamo conosciuti e messi insieme sin da subito. Siamo maturi ( lui 46 io 45) con già delle esperienze alle spalle.. ma senza essere mai stato sposati e senza figli. Viviamo il nostro rapporto di coppia serenamente e senza vincoli. Negli ultimi tempi il nostro rapporto sembra più consolidato e ogni tanto pensiamo al futuro. Non è stato facile. Io sono una persona che ha viaggiato tanto per lavoro. Ho una mentalità aperta e non mi faccio seppellire dai problemi. Cerco di risolverli. Lui invece vive di problemi e rimane ancorato al passato. Ha fatto degli errori e si odia. Odia se stesso, non accetta dove e come vive nonstante abbia un buon lavoro e una casa sua. Il suo pessimismo a volte mi opprime. In tutto questo mostra scarsa fiducia negli altri e tende ad essere sospettoso con tutti. Il risultato che, non poche volte, se l'è presa con me..( nulla di fisico solo brutte parole che ho imparato a lasciarmi scivolare...) come se le dicesse più se stesso che a me.Con il tempo si è ridimensionato parecchio. Sono molto più i momenti di serenità e quando sta giù cerca di non sfogare sugli altri. Ma le sfortune e i problemi della vita non aiutano.. e lui ovviamente, è convinto di averne solo lui di problemi. Ha sofferto molto la morte del padre. Ed ora, che si stava riprendendo, è arrivata la notizia della malattia della madre .. probabilmente incurabile. Si è chiuso a riccio. Quando non sono con lui ma sto per qualche giorno a casa dei miei, comincia a blaterare cose del tipo: non venire più, per il tuo bene.. meglio che non stai più con me.Della serie dovrei mollarlo io perche lui non ce la fa? E perchè dovrei lasciarlo? Il suo modo di fare a volte "apocalittico " tende a sopprimere gli altri. Si cuoce nella rassegnazione senza cercare soluzioni. Allontanandomi. Per un periodo io pensato che rientrasse nei così detti " narcisisti" .. avrebbe bisogno di parlare con qualcuno..ma non lo farà mai di sua iniziativa. Ormai ho imparato a gestirlo. All'inizio è una "catastrofe" .e tocca lasciarlo un po solo a sfogare e poi piano piano si risolleva da solo , io lo aiuto standogli vicino e tutto si sistema. Tuttavia temo che la malattia della madre abbia veramente scatenato una catastrofe ..lui parla di come dopo finirà tutto e mi allontana " per il mio bene"ed io non so come gestirla...devo lasciarlo solo?.. devo stargli vicino? temo per lui..e l'ansia e le preoccupazioni cominciano ad farsi sentire. Non so nemmeno dove inserirlo nella categoria più attinente. Depressione forse è riduttivo magari voi saprete collocarlo meglio. Grazie mille!

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Non ce la faccio più. Perchè non riesco a farla finita?

Sto male, sempre peggio. La situazione è sempre più fuori controllo. Vorrei morire, ci penso di continuo ma non riesco a dar corpo a questo pensiero. La cosa particolare è che nel frattempo insisto nel provare a dare possibilità alla vita e a me stesso. Anziché affossarmi e rinchiudermi in casa continuo a lavorare, a uscire, a leggere, a frequentare teatri o qualche locale. Ma la cosa devastante è il vedere che non cambia nulla di una virgola. Io sono sempre triste, depresso e spaventosamente solo. E questo da sempre. Non ho amici. Non ho mai avuto nessuna relazione. Sono sempre più convinto che se avessi un briciolo di dignità mi sarei suicidato già da molto tempo. Tenermi in vita significa continuare a dare la possibilità alla vita e al mondo di umiliarmi. Ho tentato anche di farmi aiutare da diversi psicologi. Con alcuni per pochi incontri mentre con altri con percorsi anche medio-lunghi. Ma con nessun risultato. Spero finisca tutto al più presto. E se non sarò io a darmi una fine immediata, spero che intervenga la natura o il caso. Scusate per lo sfogo.

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Capire se esiste un disturbo o di cosa si tratta

Salve, vi scrivo perché vorrei capire se esiste un problema oppure è nella norma, purtroppo da solo non riesco a vederci chiaro e vorrei almeno sentire un parere, premetto che non l' ho mai chiesto, non mi sono mai rivolto a professionisti del genere. Si tratta di mia madre (55 anni, lavoratrice) il quale ho molto affetto per lei e non permetterei mai le accadesse qualcosa di brutto. Il mio rapporto con lei è abbastanza normale , non vi nascondo qualche litigio, qualche discussione su cui siamo in disaccordo su qualcosa, ma ci sono in tutti i rapporti queste cose e quindi è normale, anche perché si supera e siamo sempre ritornati a star bene, e comunque la cosa che ci tiene insieme è che lei sa perfettamente di potersi fidare di me e io so lo stesso di lei. Il problema non è quindi il mio rapporto con mia madre ma quello che voglio accusare è il suo comportamento quando è da sola e poi quando parla con l' interlocutore. La cosa che ho notato ormai da diversi anni è che lei non riesce a capire. Non riesce a comprendere il significato. Sicuramente direte "di cosa?" e quindi vi faccio degli esempi: quando una persona le parla ci sono spesse volte che lei non capisce quello che gli si sta dicendo, invece qualche volta capisce e quindi si comporta di conseguenza come ci si aspetterebbe dal punto di vista generale. Da qui mi rendo conto di poter fare una prima discriminazione, ma ci sono tante e altre cose che si ripetono nel tempo e che mi confermano il primo presupposto. Anche io le parlo , in una situazione normale, con un clima di scambio di opinioni ma lei non capisce quello che dico, Gli rispiego le cose in maniera più schiarita o più distinta le varie cose ma , anche dopo molte volte il risultato è che ha capito male o ha capito altre cose, cioè una cosa per un altra. Insieme a questo , ha delle forti difficoltà, quando si trova da sola, a risolvere quei piccoli problemi quotidiani a cui siamo abituati a risolvere tutti, ed è questo che mi sta preoccupando. Le sue difficoltà sembrano quelle di una donna in età di 80 anni , ma mia nonna (sua madre) quando ne aveva 80 era perfetta e mi mostrava molta più intelligenza , nel capire nel risolvere e anche nell' esprimersi. Cioè ho potuto notare che c'era questa differenza. Ho avuto occasione di parlare con una mia zia di presenza di cui l' ho messa alla prova, parlando di cose facili ( ha 57 anni) ma era tutto normale, cioè mi dava delle risposte valide o normali direi.... e hanno lo stesso titolo di studio. Non vorrei però che qualcuno pensasse che pretendo chissà che cosa da mia madre, i fatti li sto esponendo come del tipo "nero su bianco". In sintesi mi sono sempre battuto per il suo benessere , gli ho sempre risolto qualsiasi tipo di nodo , aiutandola sempre , per me un figlio lo deve fare , per me è un dovere. Mi duole però vederla in difficoltà o quando poi soffre per le cause degli errori che commette per risolversi le sue cose a causa del suo modo errato di svolgere. Perchè di fatto, ho potuto notare che lei prende delle decisioni che alla fine la portano proprio a questo, a farsi male, decisioni che un altra persona difficilmente prenderebbe. Cioè in pratica lei è "il peggior nemico di se stessa". Ho provato da tempo a spiegargli in maniera gentile, che dovrebbe , in primis, concentrarsi ad ascoltare, e poi con tutta calma a comprendere quello che gli si dice e nel caso di mancata comprensione di riascoltare... purtroppo non riesce , la sua risposta è quella di agire in modo impulsivo e di fretta, non analizzando (comprendere) bene ciò che sta avvenendo. Mia madre è una brava persona , non fà delle cattiverie , ha , credo un carattere ingenuo , o fanciullo. Non accetterebbe mai una visita da uno psicologo o psichiatra, e anche io mai riterrei che ella è pazza o abbia disturbi mentali , non la vedo assolutamente cosi, . Parlare le farebbe bene forse, ma abbiamo provato e non funziona. Forse è solo carattere che ha, certo però ultimamente le osservazioni mi hanno portato oggi a scrivere qui perchè più che preoccupato lo trovo strano, perchè io trovo che sia impossibile che ha gli stessi problemi di una donna anziana, non dico 80 anni ma magari 70 forse , non saprei... e quindi se posso vorrei chiedere un parere o cosa ne pensate. Spero di aver descritto la situazione e non aver lasciato spazio ad equivoci.

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Amore o fissazione?

Buonasera! Sono una trentenne che attualmente sta vivendo un periodo confuso della propria vita! Ho avuto una relazione di dieci anni con una persona con cui stavo tendenzialmente bene. Lo scorso anno ho deciso di troncare la nostra storia perché per motivi di lavoro ho dovuto lasciare la mia città natale e dopo tre anni di relazione a distanza non ce l’ho più fatta. Avevo un’idea dell’amore...fatta di presenza non solo virtuale ma anche fisica...e ciò non è stato possibile. Dopo aver preso questa decisione ho cominciato a sentirmi libera...ad aprirmi maggiormente alla città che mi aveva accolta. Durante questa fase, durata poco più di un mese, ho avuto modo di risentire un mio caro amico. Il mio primo vero amore adolescenziale. Anche lui aveva alle spalle una storia di dieci anni finita da due. Finalmente...dopo tanti anni di attesa ce l’abbiamo fatta! Da un anno stiamo praticamente assieme. Lui vive in un’altra città...durante la settimana non ci vediamo ma trascorriamo assieme quasi tutti i weekends. Purtroppo però lui ribadisce sempre di non essere innamorato di me...di non avere progetti per un futuro assieme. A lui sta bene questa situazione e non ha intenzione di cambiarla. Sostiene di non aver mai amato nessuno nella sua vita (non ha mai detto un ti amo alla sua ex dopo 10 anni!) e vuole sentirsi libero. Ripete costantemente che sarebbe disposto a darmi amore se solo io gli concedessi di avere non solo me ma anche l’amante. Ma non per far qualcosa con lei...ha bisogno solo di sapere di non essere limitato. Pur di stare con lui sono scesa a parecchi compromessi. Ha tra l’altro un profilo Tinder (che dice di non utilizzare...e gli credo). Inoltre quando ha le sue cose da fare sparisce e non vuole essere contattato in quanto preferisce dedicare il tempo che ha a disposizione con le persone con cui attualmente si trova e quindi non perdere tempo al telefono. Purtroppo a me questa situazione non va molto a genio...nonostante mi fidi di lui. È una persona molto sincera che palesa tranquillamente il suo pensiero. Tante volte si diverte a guardare e commentare altre ragazze davanti a me. Sono entrata quindi in una relazione quasi peggiore di quella che avevo prima con il mio ex. Non credo di essere innamorata di lui...spesso infatti sono giù e ci rimango male per il suo atteggiamento. Quando stiamo assieme però stiamo davvero bene. Cosa devo fare? Devo stringere i denti e cercare di ottenere qualcosa di più o devo prendermi di coraggio e lasciar perdere? Secondo me lui è così a causa della delusione precedente. La sua ex l’ha lasciato andandosene con un altro per colpa di questo suo pensiero...e ha fatto bene. Fondamentalmente però secondo me si tratta solo di una corazza per la sua non semplice situazione familiare.

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Perché trovo che tutto quello che riguarda me sia inutile?

Trovo che tutto quello che faccio sia inutile nonostante cerco di andare avanti con la mia vita per costruirmi un futuro. Studio vado all università, lavoro e cerco d impegnarmi ma dall altro lato penso che la mia esistenza sia inutile. Esteticamente mi sento brutta, non mi voglio bene infatti sono ingrassata tanto e ho avuto sempre problemi con l alimentazione. Sento che c’è qualcosa in me che non riesce a uscire. Non sto bene nel luogo in cui vivo non riesco a capire chi sono veramente. È successa una cosa recentemente e mi sento proprio a terra non so se c’è la faccio a rialzarmi. Sono bisessuale e mi sono sempre relazionata con persone a distanza. Ho avuto una batosta ma so che questa persona è legata a questi fattori di me che non vanno via. Sono confusa ormai è un periodo. Vorrei rialzarmi da sola ma non c’è la faccio perché non riesco a trovarne le motivazioni.

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Comportamenti strani, ossessivi e violenti della madre del mio ragazzo

Salve! Da circa un anno e mezzo sto con un ragazzo, la cui madre ci sta facendo impazzire. Premetto che lui mi disse fin da subito che sua madre era una persona strana, lui si vergogna persino a farla conoscere ai suoi amici, conoscenti, e per i primi tempi me stessa compresa, tenendola nascosta da tutti e facendola chiudere in camera ogni qualvolta qualcuno viene a casa sua. Sua madre e suo padre hanno divorziato quando lui aveva 11 anni. All'epoca, suo padre disse che lei era "matta". Ormai sono passati 15 anni e con i pensieri e le abitudini è come se lei fosse rimasta a 15 anni fa, proprio nel momento del divorzio. Lei ha 58 anni, ed ha problemi alla cataratta e ormai vede poco. Non ha amicizie, e la sua unica famiglia, è sua sorella che vive nel loro paese di nascita lontano da lei e che sente ogni giorno per telefono. Lei parla sempre da sola, facendo discorsi sul figlio che non l'apprezza come madre, dato che lei non sa cucinare e prepara sempre cose sbrigative, non sistema casa apparte la sua camera dove non fa entrare nessuno, sull'odio verso il padre, sul fatto che la casa dove viveva con l'ex marito, e che ora ci vive lei con suo figlio, è sua e non ci vuole nessuno dentro. Non accetta che suo figlio sia fidanzato e che lui apprezza ciò che faccio io, o suo padre, e non apprezza quello che fa lei. Ha sbalzi d'umore. La mattina magari si alza parlando da sola, lamentandosi della sua vita e durante i suoi discorsi, canta. Non vuole che nessuno vede o tocca le sue cose. Pensa che chiunque entra nella sua casa si impiccia dei suoi affari. E se qualcuno tocca oggetti della casa, lei è convinta che lo fanno per romperli. Ha scatti d'ira improvvisi. Non vuole che nessun salga a casa sua se lei non è presente, e chiede continuamente a suo figlio che turni lavorativi fa per sapere le ore possibili in cui lui venga a casa portando anche me. Quando litiga con suo figlio, arriva ad urlare che prima o poi uno dei due ammazzerà l'altro. Poi urla, poi piange, e magari dopo qualche minuto gli passa. Non si cura, non esce mai, apparte quelle tre ore che va a lavorare vicino casa, ed è sempre stanca. Ogni giorno vive la stessa giornata, e le stesse frasi ripetute da anni. La sua unica compagnia è la televisione. Ha 58 anni, ma all'apparenza, apparte i capelli ormai bianchi, sembra una settantenne, anche mentalmente. Non sa usare i cellulari, non conosce il "nuovo mondo". Io e il mio ragazzo stiamo impazzendo. Vorremo tanto sapere cosa può avere, e come comportarci. Considerando che il padre del mio ragazzo si è risposato, non ne vuole sapere nulla di lei, ad eccezione di suo figlio, ovviamente. E a quanto ho capito, fece "scappare" di casa suo marito, appunto per questi atteggiamenti "ambigui".

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Madre troppo ansiosa e pressante

Salve, ho 26 anni . Vado subito al nocciolo della questione. La protagonista di ciò è mia madre. Qualche anno fa circa mi è successa una disgrazia, che mai avrei voluto passare , ma che con tutta la mia buona forza e volontà sono riuscita ad affrontare Fatto sta, che, da quel momento in poi ogni qualvolta che uso la macchina e mi capita di far tardi, quindi tornare dopo le 2:00 del mattino, mia madre inizia a mandare messaggi alquanto fastidiosi, del tipo ” ma perché mi fai questo” “Ti dimentichi del bene che ti ho fatto” “Non tornare a fare di nuovo le stesse cose “ “Sei un casino, sei sempre la solita” Fatto sta che questo lo accentua di più quando, per casualità, conosco una nuova persona. Un nuovo ragazzo. Dice che cambio, dice che la faccio soffrire, che la offendo e che le manco di rispetto. Ma in realtà non sto facendo niente. L’unica cosa che sto facendo é tornare tardi ma semplicemente perché non sto a guardare l’orologio perché sto bene dove sono e sto bene con i miei amici. E avendo 26 anni non mi sembra il caso di guardare l’orologio. La mia domanda è.... cosa posso fare? Perché mi parla così? Non lo merito, sono alquanto una ragazza responsabile con la testa sulle spalle, non merito questa pesantezza . Aiutatemi .

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Consulto su pensieri ossessivi

Get.mi dottori, vi espongo brevemente il mio percorso. Nell'anno 2010 ho sofferto di una grave depressione ansiosa (cosi vagamente definita dal mio psicoterapeuta dell'epoca). La stessa è stata trattata (senza visita psichiatrica) con 20 mg di sereupin e tanta tanta psicoterapia.. la mia vita era stata stravolta da un giorno all'altro.. sono riuscita a stare di nuovo bene (a mio modesto parere, non per il farmaco, ma per la psicoterapia).. tuttavia si sono susseguite altre 2 ricadute abbastanza pesanti.. bene o male negli anni sono riuscita a ritrovare una sorta di equilibrio nella malattia.. andavo avanti.. ma la serenità completa non è mao tornata..nel frattempo ho continuato la psicoterapia (prima di gruppo con il medesimo psicoterapeuta e poi di nuovo individuale con un altro, che nel frattempo si era avvicendato al precedente nel csm del mio paese).
Sono riuscita a portarr avanti la mia vita, con molte difficoltà.. decisa a risolvere la questione mi sono rivolta ad uno psichiatra, il quale in sostituzione del sereupin mi ha prescritto lo zoloft.. prima a 50 mg poi a 100.. nel contempo si sono susseguite nell'ultimo anno una serie di eventi spiacevoli che hanno riportato a galla i pensieri legati alla mia malattia.. Al momento, dunque, sebbene a livello fisico sento una leggera ansia (che io identifico per lp più come paura di quello che ho vissuto e che ritorno), mi sento perseguitata dai miei pensieri ossessivi sulla malattia.. anche se sto bene, nella mia mente si è radicata la convinzione di non stare bene.. e questo, ovviamente, genera in me sensazioni molto spiacevoli.. non riesco a pensare ad altro, a distrarmi.. ad avere altri pensieri.. il tutto da un mese.. Stante la situazione attuale e lo stato di agitazione, ho contattato lo psichiatra che ha deciso di ridurre lo zoloft ritenendolo non efficace.. Nel frattempo ho contattato ed effettuato una prima visita con un nuovo psicoterapeuta..dal suo sito ho avuto modo di vedere che tra i metodi utilizzati c'è la terapia breve, psicodinamica ed altri.. Volevo chiedervi.. ritenete che per ristabilire una normale condizione psicologica possa essermi d'aiuto un nuovo percorso terapeutico? Secondo la vostra esperienza, cosa sarebbe opportuno fare? Mi sento veramente in preda a qst pensieri, che io definisco ossessioni, sin dal mattino..

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