Psicosi
Dott.ssa Grazia Fabiano

Psicosi infantile

Le psicosi infantili sono raggruppate nel DSM IV sotto il nome di “disturbi generalizzati dello sviluppo”. Comprendono un’alterazione globale delle capacità ...

13 Novembre 2015

Psicosi

Rimettersi dalla psicosi

A volte la persona che mostra sintomi psicotici non è disposta a recarsi dal medico per farsi curare. Forse crede che non ci sia nulla da preoccuparsi o spera che i ...

22 Novembre 2011

Psicosi

La Psicosi

Che cos'è la psicosi? Il termine psicosi viene usato per descrivere i disturbi che influiscono sulle funzioni mentali, con conseguente perdita del rapporto con la realtà. Se ...

21 Novembre 2011

Domande e risposte

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Come comportarsi con compagno bipolare, padre di mia figlia?

Buongiorno a tutti. Mi rivolgo a voi perché sono disperata e non so più come comportarmi con il padre di mia figlia. Spero davvero tanto che voi possiate consigliarmi al meglio. È quasi dall'inizio della nostra storia che lui dopo un periodo di tempo decide che è meglio chiudere e se ne va (messi insieme nel 2012, da fine 2013 ci sono state diverse separazioni). Ogni volta però, dopo due-tre mesi, torna in lacrime perché ha capito quali sono stati i nostri/suoi errori e vuole rimediare. Io ho capito solo l'anno scorso che è fortemente probabile che soffra di bipolarismo (come sua zia e ancora prima la sua bisnonna), sua madre è d'accordo con me. Ogni volta che tornava, io accettavo di provare a ricostruire la nostra storia su delle buone basi. Nel 2015 è nata nostra figlia, quindi il desiderio di risolvere i problemi è stato sempre più urgente. Allo stesso tempo, ignara del bipolarismo, pensavo avessimo dei problemi da genitori ai quali si aggiungevano i nostri problemi di coppia (vecchie cose non affrontate come si doveva). Purtroppo ci sono stati pure episodi di violenza, l'ultimo nel 2017 quando abbiamo deciso di seguire una terapia con un'assistente sociale. Questo ci ha aiutato a risolvere vecchi problemi nostri, la violenza è terminata, lui riusciva a controllarsi ma la terapia non ha aiutato lui su questa instabilità. Nell'estate di quello stesso anno se ne andò a vivere in un altro appartamento di famiglia (prima separazione dalla nascita di nostra figlia) e tornò due mesi dopo. 7 mesi dopo ripartì (aprile 2018) e tornò tre mesi dopo. A quel punto, mi rendevo conto che dovevo fare attenzione e non gli permisi di tornare a vivere con noi a casa. Rimanendo quindi nel suo appartamento, le stesse cose continuarono a ripetersi fino a marzo di quest'anno quando più deciso rispetto ai mesi passati, tornò in uno stato che mi preoccupò. Era tristissimo, molto giù, aveva appreso che io stavo con un'altra persona e non voleva perdermi. Come sempre mi disse che ama solo me, che non riesce a stare con un'altra donna, che è dispiaciuto per tutto quello che mi ha fatto passare. Io gli credo. Questa volta aggiunse che cercherà di anticipare questi periodi di "distruzione" e andrà da uno psicologo. Ci ritrovammo quindi durante la quarantena, tornò a vivere a casa per due mesi. Il primo mese di adattamento non fu facile, erano due anni che non vivevamo più insieme. Poi trovammo un equilibrio e andava tutto bene. Arrivò poi una litigata, gli suggerii di fare una terapia di coppia ma niente, ormai aveva deciso di partire di nuovo. Quando se ne va è tranquillo, fermo sulla sua decisione che crede sia la più giusta. Poi, qualche mese dopo ritorna. Il rapporto tra me e la sua famiglia, durante tutto questo tempo, da che era buono è peggiorato fino a non parlarci più. Dall'inizio di quest'anno i rapporti sono ripresi, uno dei fattori che ha anche incitato lui a tornare da me. Dopo quest'ultima partenza domenica 7 giugno, i suoi genitori sono venuti da me e ho parlato un bel po' con sua mamma, la quale mi ha detto che dei tre figli è quello che capisce meno. Mi ha detto che in questa situazione sono io ad avere il potere di cambiare le cose. Mi sono ripromessa di non lasciarlo più tornare se non avrà iniziato una terapia, non sarà andato da uno psicologo che gli avrà diagnosticato o meno un disturbo. Ogni volta io rispetto la sua decisione, non lo cercò più. Credete che questo mio atteggiamento sia giusto? Ho letto su un sito che non bisogna lasciare queste persone sole in questi momenti. Io non so cosa fare. Lui è cosciente di avere un problema d’instabilità. Quando per la prima volta gli parlai del bipolarismo se la prese a morte. Poi quando sua madre qualche mese dopo gli disse la stessa cosa, cominciò a prendere seriamente in considerazione la cosa. Dopo aver fatto delle ricerche, lui è arrivato alla conclusione di avere i problemi che hanno i super dotati (non so se è questo il termine). Leggendo, effettivamente, somiglia al bipolarismo. Lui però si deresponsabilizza e dice di essere così e non poterci fare niente. Da una parte è vero, però se si vuole stare insieme, lui deve imparare a gestire quei momenti in cui decide di chiudere il nostro rapporto d’amore. Perché quello c’è ed è forte, ragione per cui ogni volta ci ricasco. Con nostra figlia ha un bellissimo rapporto, è molto legato a lei e se ne occupa bene, è un bravo padre. Per quanto riguarda lui, fin dall’università è stato sempre instabile, ha spesso cambiato gli studi. Da quando ha iniziato a lavorare è stato pure instabile, a volte poteva lasciare un lavoro senza arrivare al termine del contratto. Ha passato il concorso d’insegnamento (francese) ma non è andato agli orali perché non voleva fare questo mestiere. Oggi insegna francese nel privato part-time, lavora nell’enoteca di famiglia (vendita online, pochi contatti con clientela) e dipinge (vende i suoi quadri). Dall’anno scorso suona con un gruppo di amici e questo gli porta soddisfazioni. Allo stesso tempo però ha ripreso a fumare le canne. Aveva smesso completamente perché sentiva che gli faceva male. Ora in più ha disturbi del sonno, come la madre, però lui fa fatica ad addormentarsi, ci mette delle ore. È sempre stato cosi ma ora è peggiorato. Fa a volte sogni apocalittici e questo fin dall’inizio della nostra storia. Guarda con preoccupazione al mondo d’oggi e quando c’è stata la quarantena sentiva che voleva assolutamente stare insieme a noi. Lui è francese, nel 2013 abbiamo deciso di venire qui dall’Italia perché lui non riusciva a trovare lavoro. Da allora sono rimasta qui, in Borgogna, pieno centro della Francia e lontana dai miei cari. Ho dovuto riprendere gli studi per passare il concorso d’insegnamento. Quest’anno finalmente ho passato gli scritti e con il Coronavirus hanno annullato gli orali e sono in attesa della graduatoria (ammissione, orali dopo stage di un anno). Se apparirò nella graduatoria dovrò scegliere dove insegnare. Con tutti questi problemi e con il fatto che andare fino a casa dei miei in Italia (6 volte l’anno, ad ogni vacanza scolastica francese) mi obblighi a fare 9 ore di macchina (solo andata) da sola con mia figlia, mi spinge a scegliere di andare ad insegnare verso Grenoble. Fino ad ora ho scelto quello che era meglio per nostra figlia ma ho dovuto affrontare una brutta depressione. Avendo un lavoro precario qui da quando sono arrivata, non ho potuto consolidare delle amicizie. I problemi con Etienne, il padre di mia figlia, poi non hanno giovato nelle buone amicizie che mi ero creata. Nel 2017-2018 ho lavorato per un’impresa privata che mi offriva un contratto a tempo indeterminato. In quest’occasione lui è arrivato a regalarmi un anello di fidanzamento, (non siamo sposati). Nel febbraio del 2018 io però ho capito che preferivo il mestiere d’insegnante anche perché mi permetteva di tornare più spesso in Italia. Due mesi dopo se n’è andato di casa. Vi dico pure questo perché cerco di capire il ruolo che hanno nella nostra storia i suoi desideri e il bipolarismo o quello che è. Lui sa che io soffro di stare lontano da casa ma allo stesso tempo non gli va di venire sempre in Italia, anzi, la voglia diminuisce sempre di più. Mette avanti i suoi desideri trascurando me. Ho cercato di sintetizzare come ho potuto, spero che sia abbastanza chiaro. Vi ringrazio per avermi dedicato il vostro tempo.

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Sono un'adolescente e voglio sapere se necessito di una visita specialistica

Salve, sono un'adolescente di circa 16 anni e sto riscontrando dei problemi. Innanzitutto, ho una pessima attitudine nel socializzare, e spesso, quando in presenza dei miei compagni di classe, mi si attacca la lingua al palato e faccio di tutto per evitare i miei coetanei durante la ricreazione o in generale l'orario scolastico. Non ho nessun problema con loro, non hanno mai avuto la tendenza a isolarmi o escludermi, anzi, ma sono io che li evito e poi sempre io sono spesso giù di corda perché mentre vedo gli altri miei compagni divertirsi, mi abbatto poiché a conti fatti non ho veri amici e ne soffro. Non so sia dovuto a ciò che mi è accaduto alle medie, ovvere i miei compagni di classe che tendavano invece a escludermi, e in quello stesso periodo ho sofferto molto a causa di problemi familiari non trascurabili. Ho sviluppato in più cinismo e "desiderio", se si può definirlo così, di vedere alcune persone morte e seviziate, con un crescente interesse per animali morti, che per fortuna è calato di molto insieme a una flebile voglia di suicidio. Fosse solo questo il problema, e invece, da alunna modello che ero alle medie fino al primo liceo, seppure fossi pigra mi preoccupavo sempre dei miei doveri da studente, quest'anno invece riscontro un netto calo e un aumento di pigrizia, non solo di tipo scolastico (seppur gli argomenti non mi dispiacciano), ma anche di tipo di passatempi. Infatti, mentre prima amavo leggere, ascoltare la musica, disegnare e scrivere, oggi, di fatto, non c'è più niente che mi attiri sul serio e sono in uno stato perenne di noia. Sono invece vogliosa di fare del male a qualcuno e non so come liberarmene. Non so che devo fare, c'è una psicologa a scuola, ma non ho il coraggio di andare da lei e già è difficile per me scrivere ciò anonimamente. So solo che voglio liberarmi di questa situazione e tornare a una stabilità.

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Problemi con gli psicofarmaci

Egregi dottori, sono la madre di un ragazzo di 35 anni. Nel 2003 gli é stato diagnosticato un disturbo bipolare di tipo psicotico Da allora é in terapia con Abilify 15 mg , anche se non ha effettuato la cura sempre correttamente, perché a volte di sua iniziativa, ha smesso o ha diminuito la dose. Comunque é quasi un anno che fa la cura correttamente. Oltre l'Abilfy prende anche 50microgrammi di Eutirox, per un problema di ipotiroidismo. Ovviamente anche se prende il farmaco non sta ancora del tutto bene , in quanto dice che si sente troppo sedato , che il farmaco gli toglie la volontà di fare le attività ,sport ecc che é sempre stanco e quindi dorme fino a tardi. Inoltre , da circa un mese mi riferisce che ha difficoltà nel parlare, nell'esprimersi in modo chiaro,fluente , come se si sentisse la lingua un po' intorpidita e incespicasse sulle parole. Non mi sa bene spiegare cosa gli succede , mi dice solo che non riesce a parlare proprio benissimo come prima e che anche alcune persone con cui parla se ne accorgono. Preciso che non gli succede proprio sempre , solo in alcuni momenti e in alcune situazioni. Quale potrebbe essere il motivo? É un problema legato all'ansia , di cui soffre in particolari situazioni di stress oppure sono gli effetti collaterali dello psicofarmaco che lo sta invalidando causando questo problema del linguaggio? Oppure é un problema neurologico sempre riconducibile all'uso dell'Abilify? Quali altri problemi neurologici puo' causare l'uso prolungato dello psicofarmaco ? E in che modo può interferire sulle sue capacità cognitive? Sono terrorizzata dall'idea che possa essere danneggiarlo sempre di più, sia fisicamente che mentalmente. Inoltre vorrei sapere se ci sono degli esami strumentali o anche dei test psicologici, cognitivi ecc, che potrebbe fare per verificate se le sue capacità intellettive sono state compromesse .Egregi dottori , vi sarei immensamente grata se vogliate rispondere a queste mie domande , in modo che possa essere tranquillizzata e vedere un po' di luce nella vita mia ,ma soprattutto d i mio figlio. Cordiali saluti e infiniti ringraziamenti.

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Come sarà la nostra vita?

Ho mio fratello più piccolo di me che ha subito un ricovero. Questo è il secondo inaspettato e inatteso dopo 4 anni.. perché 4 anni fa ebbe una simile esperienza. Diagnosi psicosi. La mia famiglia è distrutta e assorbita. Adesso lui è in ripresa assume vari farmaci ed è catatonico. Di tanto in tanto dice qualcosa di sconnesso e ha sensi di colpa e persecutori, tuttavia si rende conto di essere in una condizione patologica. Io mi sento un tormento nel cuore che non placo. Mi addormento e sveglio col suo pensiero. Ed egoisticamente penso anche a me alla vita futura quando i miei non ci saranno più..io e la mia famiglia saremo completamente coinvolti. Questo mi fa paura. E poi mi fa una sofferenza vedere mio fratello così. Era la persona con cui mi confidavo..che ammiravo..che mi dava coraggio. Dicevo vorrei essere come te. Intelligente forte audace e adesso ridotto a paranoie e solitudine. È laureato. Sì stava specializzando. Potrà mai avere una vita tutta sua? Potrà avere una compagna? Figli? E io come posso aiutarlo? Grazie x la possibilità di ascolto.

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COME AIUTARE UN PAZIENTE IN PREDA AD UNA CRISI PSICOTICA

SONO INFERMIERA DELL'AREA EMERGENZA VORREI SAPERE COME INTERVENIRE NEI CONFRONTI DI UN PAZIENTE PSICOTICO IN PREDA AD UNA CRISI ... AVVICINARLO, "INTERCETTARLO" PER CONVINCERLO A RAGGIUNGERE IL REPARTO SPDC

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Psicosi e Maniadepressiva

Soffro di mania-depressiva da sempre, ma 16 anni fa, causa un pesante episodio di mobbing sul lavoro è sfociata in psicosi e sono finita al centro di salute mentale. Ho avuto tre ricoveri in Psichiatria in T:S:O: e sono in cura con Haldol e Zoloft.
In precedenza ho assunto lo ZYprexa che non mi ha risolto il problema e mi ha fatto solo notevolmente ingrassare. Prima dell'episodio di mobbing sono stata in cura da una psichiatra privata con fluoxertina per circa due anni. Ora faccio fatica a fare la vita di ogni giorno, sono sonnolenta ed apatica e vorrei solo stare a letto. Anni fa, ero frenetica e facevo mille cose, accusando la stessa stanchezza mentale e soporosa tale che ho fatto un incidente in bicicletta con rottura di tibia e perone e trauma cranico.
Ero spavalda e avevo fiducia in me stessa, andavo in montagna e facevo uscite in moutainbike.
Ho girato con il mio compagno tutta Italia. Vi chiedo aiuto perche' dopo la morte di mia madre, tre anni fa, mi trovo, con i farmaci in fase di chiusura in me stessa, anche perche' causa psicosi sono stata abbandonata dalle mie amicizie pluriennali. Cerco di aprirmi, ma faccio fatica a vestirmi lavarmi e uscire. AIUTO!

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Come curare disturbi psicotici

Sono ricaduta dopo un anno e mezzo in disturbi da psicosi, ansia, depressione, sensi di colpa, sensazioni di pericolo non reale e dopo una cura datami lo scorso anno, a base di rivotril e ability, durata sei mesi, ora mi hanno ridato la stessa cura ...ma questa cura non mi fa star bene e vorrei sentire qualche altro parere, una strada che mi aiuti ad uscire da questa situazione.
Lo scorso anno sono andata da uno psicologo, ma ero in uno stato tale che uscivo ancora più agitata dopo ogni seduta,  dopo tre sedute ho abbandonato.
Forse non era quello giusto per me, come trovare altri medici bravi in psichiatria e psicoterapia a cui potrei rivolgermi?

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Sono affetto da psicosi paranoide da quasi 23 anni

Buongiorno sono un ragazzo di 39 anni, sono affetto da psicosi paraniodea da quasi 23 anni, sono in cura da 22 anni . sono molto migliorato negli anni, conduco una vita quasi normale, assumo palaperidone 100 mg ogni tre settimane e faccio regolarmente psicoterapia.da quando non prendo più lo ziprexa sto meglio ma ho le voci, che prima non avevo, e non eiaculo più. Ci sono medicine migliori che non danno questi problemi? Se una persona si impegna da sempre nel modo più adeguato e combattivo, quali sono le percentuali di casi di guarigione? Grazie

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