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Domande e risposte

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Sono stanca, non trovo l’uomo giusto e mi sento patetica

Scrivo in un momento di sconforto totale. Sono appena tornata da una vacanza alle Canarie, fatta soprattutto perché mi sentivo stanca e con la speranza mi sollevasse il morale da questo anno pesante. In realtà sto peggio di prima, in isolamento e a lavorare da casa, ancora. Dall’inizio della pandemia sono successe tante cose. Ho finalmente chiuso una relazione che non mi interessava, ho ripreso i contatti con quello che pensavo fosse l’uomo della mia vita, siamo riusciti a vederci qualche volta per poi constatare che crescere divisi per 6 anni ci ha ovviamente portato ad essere delle persone diverse. Lo dico abbastanza serenamente ora, ma ad Agosto è stato un trauma, non mangiavo e non dormivo e mi svegliavo urlando. Nei mesi successivi mi sono un po’ ripresa e ho provato a conoscere persone online e non, ma si sono rivelati dei disastri. Il primo mi ha illusa e presa in giro, umiliandomi quando gli ho chiesto spiegazioni per il suo comportamento incoerente. C’è stato un altro ragazzo che mi piaceva, con il quale avevo chiarito che non mi interessavano le storie di solo sesso, ma che appunto una volta ottenuto quello mi ha fatto capire che non voleva altro. Io non capisco perché devo far girare la mia vita attorno alle relazioni, non riesco a svincolarmi dall’idea che devo essere amata da qualcuno. E si, leggo continuamente che devo essere io ad amarmi per prima, ma sono così stanca..ho 30 anni, vivo da sola, sono una bella ragazza con un bel lavoro, parlo 5 lingue, sono una persona interessante e non capisco come io non possa destare interesse in un uomo per costruire una relazione. Mi si legge forse in faccia il bisogno di affetto, il che è penoso? Ho continui flash in cui mi vergogno per aver detto qualcosa di patetico, scoppio a piangere appena penso ‘sono stanca’. Sono stanca di vivere così, dell’apprensione, della mancanza di voglia di fare in ambito lavorativo (della quale do la colpa al mio malessere), dei continui pesci in faccia, di essere minimizzata e anche di fare la vittima. È una stanchezza di tutto. Cucino e poi non mangio. Do la colpa all’isolamento per non poter andare a giocare a tennis o fare sport, allora non faccio neanche la doccia che tanto non mi vede nessuno. Passo dall’idolatrarmi per quanto io sia bella e brava, al provare disgusto per tutto quello che faccio e sono. Non so bene quale sia la mia domanda, forse: cosa devo fare per non stare più così? Banale il giusto.

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Come reagire a una situazione che ti provoca sofferenza

Ciao a tutti, sono una ragazza di vent’anni e mi chiamo Maria. Conosco le mie amiche dall’asilo e siamo sempre state amiche, ultimamente però tendono ad organizzarsi per incontrarsi e non mi coinvolgono ( a volte si, altre volte no). Questa situazione mi sta creando non pochi disagi infatti mi capita di avere attacchi di pianto vedendo le loro storie e, soprattutto, rammarico perché per anni ci sono sempre stata per loro (forse fin troppo). E da qui anche la paura irrazionale di rimanere sola, senza amici e anche la paura di essere io ‘quella sbagliata’ ( a discapito della mi autostima). Premetto che ho una vita quasi perfetta: ho una famiglia che mi supporta in tutto e mi rispetta, sono iscritta all’università (con discreti risultati), sono molto solare e mi piace fare molte attività. Vorrei chiedere qualche consiglio e, soprattutto, vi ringrazio per la disponibilità.

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Fallimento?

Buonasera, ultimamente mi sento una nullità, una buona a nulla. Io sono una ragazza di 22 anni. Mi mancano due esami per conseguire la laurea triennale (fuoricorso di un anno) con una media del 90 Ho dovuto rimandare per tutte le problematiche legate alla pandemia (esami spostati, accavallati, tirocinio "insignificante" per il mio corso di laurea). Sono sempre stata una persona sveglia, rispettosa, intelligente e a detta di tutti matura per la mia età. Tutto ciò però non mi basta. L'università me le ha fatte passare di tutti i colori, tra professori che cercano di metterti in difficoltà (riducendo i tempi degli esami dato che sono online) ed altri che proprio se ne fregano, come se non fossero mai stati studenti. Io voglio sempre il meglio per me stessa, infatti vorrei iscrivermi alla magistrale. Poi arriva mio padre che mi dice "ma cosa studi a fare? cosa continui a studiare se non ce la fai?" e mia madre "muoviti a finire, non ho intenzione di pagare altre tue tasse come studentessa fuori corso". Non riesco a trovare la forza di andare avanti. Ho continuamente attacchi d'ansia..ci sono giorni che sono attiva e sorridente ed altri in cui mi sento una fallita, un peso per i miei genitori. Di notte mi sveglio con tutti questi pensieri, che finiscono per farmi stare male fisicamente, a uccidermi internamente. Spero che mi possiate aiutare. Grazie!

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Sono brutto e mi sento solo..

Salve, vi scrivo perchè ho bisogno di parlare di questo mio problema con qualcuno e non ho soldi per andare da uno psicologo.. Sono un ragazzo di 24 anni e sono brutto, brutto da morire, sono costretto a stare ogni giorno a casa perchè se esco fuori a fare una passeggiata ho la sensazione che tutti mi fissano e mi deridono per la mia bruttezza.. Non ho mai avuto una ragazza, non so cosa sia parlare con una donna, non ho amici, a scuola mi sentivo sempre messo da parte e, di conseguenza, sono diventato sempre più asociale, e da quando ho finito la scuola raramente sono uscito di casa.. Soffro di ansia, depressione, piango ogni giorno, non riesco a fare più nulla, vorrei solo non essere mai esistito, non ho nemmeno il coraggio di suicidarmi.. La vita è proprio ingiusta, cosa ho fatto io di male per meritarmi tutto ciò? Eppure penso di essere un bravo ragazzo, perchè non posso fare una vita normale come tutti gli altri? Vorrei anch'io poter avere una ragazza, vorrei anch'io farmi degli amici, vorrei tanto non sentirmi più dire la frase "sei brutto, non ti vogliamo".. Ormai sento come se non appartenessi più a questo Mondo, tutto per colpa della mia bruttezza.. Non so per quanto tempo ancora potrò resistere sinceramente.. Per me ormai non ha più senso vivere, non voglio trascorrere il resto della mia vita da solo, quindi meglio farla finita ora, no?

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Come si può superare la sensazione di essere un fallimento?

Salve a tutti. Sono una ragazza di quasi 25 anni con delle grosse "paralisi" emotive che mi impediscono di spiccare il volo. Per "paralisi" emotive intendo una perenne sensazione di non essere all'altezza delle situazioni che mi si presentano ogni giorno (per esempio al lavoro), una bassa autostima e una tendenza quasi connaturata ad autodenigrarmi. Non so se l'educazione (o la mancanza di essa) ricevuta in famiglia abbia influito su questo mio atteggiamento. In casa, durante il periodo scolastico, sono sempre stata esonerata dalle faccende domestiche, perché, in questo modo, i miei genitori credevano di rendere il mio studio più profittevole. In realtà, questa mancanza di preparazione "pratica" mi ha portato a sviluppare un profondo divario tra le mie abilità in ambito prettamente scolastico, con le quali non ho - a parte un 100 e lode all'esame di maturità - ricevuto alcun riscontro, e quelle reali, che invece mi occorrono nella vita di tutti i giorni, e, non avendole acquisite, mi sento costantemente impreparata a tutto. Ovviamente, più che colpevolizzare i miei genitori per non avermi dovutamente addestrata, come potrete capire, sono profondamente arrabbiata con me stessa per aver accettato passivamente la loro decisione e per essermi crogiolata nella campana di vetro in cui sono cresciuta, lontana dai "pericoli" e dalle "meschinità" della vita quotidiana. Sono comunque consapevole che, per quanti rimorsi possa avere, ormai, purtroppo, il danno è fatto. Ciò che mi interessa sapere è piuttosto come posso venirne a capo, cioè come posso superare la sensazione di essere un fallimento, che mi accompagna praticamente da quando ho dovuto fare i conti con la vita reale (dopo la maturità). Per quanto riguarda il lavoro, sono sul filo del rasoio: per quanto mi impegni, non riesco mai a soddisfare le aspettative del mio capo. Mi sembra di dare il massimo, ma non è mai abbastanza, e, confrontando ciò che faccio io con altri colleghi più giovani, mi rendo conto che in effetti sono davvero lontana dall'essere una brava impiegata. Non prendo mai iniziative per paura di sbagliare, commetto spesso sempre gli stessi errori, quindi non ricevo fiducia da parte dei superiori, e di riflesso non faccio mai progressi. Resto incastrata nel limbo dell'impreparazione e del fallimento. Ho bisogno di un aiuto per venir fuori da tutto questo. Non so a chi rivolgermi. So che potrei fare di più, ma allo stesso tempo mi sento inetta, oserei dire "stupida". Vorrei sapere se ci sono esperienze simili con un lieto fine, e se sì, come è possibile. Grazie a chiunque risponderà.

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Crisi con mia madre

Buongiorno, sono una studentessa universitaria di 25 anni. Da quando ho iniziato il percorso universitario, non ho più lo stesso rapporto che avevo con i miei genitori, o meglio, percepisco molto di più l'astio che prova mia madre nei miei confronti. Ho frequentato una scuola superiore privata conseguendo un diploma con ottimi risultati. All'università è iniziato il mio crollo da studentessa, gli esami non li passavo con i voti che i miei genitori volevano (o 30 o 30L) e per ogni voto che ottenevo o esame ostico che superavo non mi veniva riconosciuto come risultato positivo. Ricordo perfettamente la prima bocciatura ad un esame al primo anno: Tornai a casa, comunicai l'esito e mia madre iniziò a urlarmi addosso insulti più o meno pesanti (sei un'idiota, non sai fare un c**** etc.) spaccando anche un vaso e facendomi raccogliere i cocci. Da quel momento in poi decisi di escludere i miei genitori dalla mia carriera universitaria, ma visto che non mi laureavo, mia madre con cadenza quasi settimanale mi ricordava quanto fossi un'idiota, incapace e che non concluderà mai niente nella vita. Intanto ho preso diversi chili, quindi oltre ad essere un'incapace all'università, per lei sono tutt'ora anche un'obesa. Ho smesso di rispondere ai suoi insulti e resto zitta, anche perché dovessi rispondere potrei beccarmi anche uno schiaffo e lei mi sbraita addosso che la fisso come se fossi handicappata. Mi viene recriminato tutto, dal fatto che hanno dovuto spendere soldi per la scuola privata, che ha speso per crescermi e che mi ha comprato cose quando non era tenuta a farlo, al fatto che non riesco a laurearmi (mi manca solo un'esame e la tesi è pronta) e che lei alla mia età già lavorava (mia madre ha abbandonato gli studi universitari) e che se n'era già andata via di casa e che non doveva più essere un peso per la famiglia. Mi fa sentire più come se fossi una voce di spesa in un registro contabile che una figlia; Capisco che forse lei voglia solo che io cresca, che finalmente guadagni la mia indipendenza, ma non è così facile al giorno d'oggi. Anche se dovessi trovare un lavoretto cosa che ho fatto visto che do ripetizioni private a ragazzi delle medie e superiori comunque mia madre non è soddisfatta. Lei mi vuole fuori di casa con un contratto a tempo indeterminato e sistemata. Lei intende il mondo come Obiettivo-Premio, peccato che se l'obiettivo non viene raggiunto allora sei una nullità, l'errore non può esistere e se rimani indietro sei un'imbecille. L'unico motivo per cui io vi contatto è per riuscire a trovare un metodo per cui i suoi insulti mi scivolino addosso anziché restarmi attaccati portandomi a crisi di pianto, attacchi d'ansia e in generale un discreto disgusto verso quella persona che è mia madre. Lei stessa ha dichiarato apertamente che non le piaccio, che non mi rispetta e che fondamentalmente sono semplicemente un peso, che lei ha investito su di me e che io non avendo raggiunto queste aspettative sono essenzialmente una nullità. Vorrei capire se sono io pazza a non vedere l'amore che mia madre prova per me oppure se lei, attraverso di me, vuole rivivere una vita che non ha vissuto obbligandomi a seguire le sue regole e i suoi desideri. Dovrei davvero annullarmi per una donna che ha già vissuto la sua vita per evitare di soffrire ad ogni insulto che ricevo?

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Ho 25 anni e vivo/mi trattano come un ragazzino

Ciao, la mia situazione e' questa: ho un fratello di 18 anni che non mi considera affatto e mai siamo andati d accordo, mia madre e mio padre che, più gli parlo di risolvere i problemi in casa più se ne fregano e non mi ascoltano. Da sempre mio padre e iperprotettivo e vuole sempre sapere dove vado e con chi, altrimenti gli viene l ansia e comincia a telefonarmi spesso. Insomma: più cresco più lui ha paura di farmi maturare e crescere. Volevo cucinare da solo ma mentre provo a cucinare da solo mi interrompe dicendomi come devo fare, quando so benissimo come. All eta di 12 anni andai con la squadra di basket a Cesenatico e li stavo da solo con altri ragazzi, dove cucinavo e mi lavavo i vestiti da solo. Tornato a casa da quel giorno in poi non ho vissuto più la stessa vita che vivevo in quel camping in 7 giorni, da autonomo e con un alta autostima. Guarda: odio casa mia e i miei familiari, tanto da cadere in depressione e rabbia cronica anche perché la sera e anche il giorno mi isolano facendo ognuno qualcosa di diverso ed io non mi sento considerato, ho provato a parlargliene ma non gli importa. Ho un passaporto e non mi mandano da solo a nessun luogo, tranne in città con la bici, finalmente sto prendendo la patente ma non mi servirà visto che lui e molto iperprotettivo. Una cosa voglio sottolineare, entrambi creano problemi che non esistono e mi frenano quando prendo iniziative qualsiasi. Non ho un lavoro purtroppo e ci si mette pure il covid. Cosa posso fare secondo voi per riconquistare la mia vita autonoma e trascinarla in salvo dai miei che mi trattano come un ragazzino?

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Da cosa nasce la mia insicurezza?

Buongiorno, ho quasi 30 anni ormai e mi sento infelice sin da quando ero bambina, una bambina timida e insicura. Ora sono donna e mamma, meno timida e meno insicura su alcune cose ma vivo costantemente cercando di piacere agli altri, cercando l’approvazione altrui e la stima, ho capito che ciò deriva dalla scarsa autostima che ho di me, credo sempre che gli altri siano meglio, nel lavoro, sono laureati, più colti, intelligenti, belli o madri migliori. Da cosa deriva tutta questa insicurezza? Sono arrivata al punto di dire che non so chi io sia, chi sia la vera me e mi sono quasi rassegnata all’idea che starò sempre male così e che porterò sempre dentro di me questa oscurità. Non sarò mai capace di cambiare il pensiero che ho di me e mi ossessiono pensando da dove sia nato tutto, se sia una cosa innata o frutto di come sia stata cresciuta in famiglia. Ad oggi ho trovato un lavoro che mi piace e di. Io finalmente posso essere orgogliosa, ma sono circondata da gente laureata e più colta di me e mi sento piccola, durante presentazioni di lavoro prima e durante la mia esposizione ho tachicardia, mi sudano e formicolano le mani e in generale mi accorgo di traballare freneticamente la gamba anche quando sto mangiando perché mi sento sempre sopraffatta dalle cose, provo una sensazione di peso sullo stomaco e mi ritrovo a cercare di ricordarmi di fare un respiro profondo per far sparire queste sensazioni. Mi chiedo da sempre come sia vivere pensando di essere felici, con preoccupazioni normali legate al singolo momento e non vivendo una vita di preoccupazioni con momenti di felicità.

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