Autostima
Dott.ssa Lorena Ferrero

Imparare a dire NO

Se abbiamo paura di rifiutare le richieste altrui la nostra vita può complicarsi alquanto, ci ritroviamo a fare cose, che non vogliamo, in genere frustrati ed arrabbiati con noi ...

27 Maggio 2019

Domande e risposte

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Genitore possessivo all'università

Buonasera, gentili psicologi. Nel parlarvi del mio problema, comincio raccontandovi un aneddoto risalente alla mia terza media: un giorno, la mia professoressa supplente di matematica, mi spiegò il significato di un semplice gioco numerico popolare tra noi ragazzi mediante un'equazione. Questo semplice avvenimento, come si suol dire, mi aprì un mondo, perchè capii per la prima volta cos'è realmente la matematica, cioè una ricerca dei significati eleganti dietro le cose ed i concetti, è il mondo di ciò che è vero, e la cosa mi affascinò molto. Ben presto passai al capire di amare la fisica come spiegazione matematica della natura a noi circostante e maturai il desiderio di iscrivermi al liceo scientifico, ma i miei genitori me lo impedirono, forzandomi al liceo classico. La cosa inizialmente mi intristì, ma poi mi resi conto che da autodidatta era possibile fare molto più di quel che credessi, e così feci, trascurando lo studio scolastico. Da questa mia passione scaturì anche la maturazione del mio carattere, in quegli anni così delicati ed importanti per la crescita. La mia personalità molto critica nei confronti praticamente di ogni cosa piaceva a tutti, tranne che a mio padre. Lui notava la mia caratteriale tendenza ad agire e pensare in maniera originale, ma questo, invece che renderlo fiero di me, me lo aizzava contro: "sei come acqua che scivola per dove gli viene meglio, non hai regole", mi diceva, facendomi sentire sbagliato e sempre in torto, ma la mia passione fungeva sempre da riparo, lì trovavo conferma di me stesso e libertà di pensiero, una libertà incondizionata, visto che i miei non sapevano nulla di queste mie "astrazioni interiori" e facevano convergere tutte le loro critiche e pressioni sul liceo classico di cui non poteva fregarmi di meno. La scuola, infatti, faceva se non altro da "parafulmine" per tutto il disprezzo che ricevevo, soprattutto da parte di mio padre, mentre la fisica rimaneva così un paradiso immacolato. Datomi la maturità, la mia scelta verso l'università di fisica subì non poche avversioni, seppur velate, da parte di mio padre, che mi consigliò varie alternative, principalmente il militare, arrivando ad insinuare che non sarei stato capace di fare fisica. Questa volta ho insistito, e credevo che una volta all'università non mi sarei visto piovere addosso tutta la stessa pressione e il trattamento di asino che DEVE studiare perchè lo dicono mammina e papino come avveniva a scuola. Credevo che una volta entrato nel mio "habitat" universitario, mio padre e mia madre mi avrebbero dato piena fiducia e lasciato spiegare le ali verso il mio sogno di diventare uno scienziato a tutti gli effetti, lasciandomi fare le cose a modo mio, MA ovviamente così non fu. "Non azzardarti a non studiare!", "sei il mio operaio, lavori per me!", "l'università non lascia spazio di organizzazione, è peggio della scuola! Come un carcere!" queste sono solo alcune delle affermazioni che mio padre ha cominciato a scagliarmi addosso immediatamente dopo la mia iscrizione. In poche parole, quella mia oasi felice dove potevo usare la mia fantasia ed il mio edonismo, era adesso invasa da qualcun altro, e non uno qualsiasi, ma proprio la figura autoritaria e invadente di mio padre che tanto aveva avversato in me la stessa mentalità che mi ha portato ad ottenere buoni risultati e motivazione in questo ambito. Il risultato è stato devastante: ho smesso di riconoscermi in questo studio, mi ci sono sentito un ospite malgradito, ho sviluppato un blocco, un rifiuto verso la mia adorata fisica. Questa situazione dura da due anni e mezzo, e continua ancora oggi. Se apro un libro di fisica sento come una morsa al cervello, come se studiare e andare avanti, a questo punto, non significasse capire quello che spiega il libro come avevo fatto con l'equazione della professoressa, ma al contrario, forzare la propria testa a ingurgitare procedure mnemoniche come rospi all'insegna del DEVO STUDIARE PER FARE CONTENTO PAPÀ e non del "mi piace studiare, pur essendo faticoso". È inutile cercare di ignorare la cosa, perchè pur riconoscendo le mie ragioni, la pressione emotiva resta ed è forte. Mio padre mi urla contro, quando cerco di parlargli la sua idea non si muove di un millimetro, ma anzi coglie l'occasione per passare all'attacco e sottolineare quanto lui sia "esperiente" e quindi deve essere ascoltato alla lettera, mentre io non ho voce in capitolo ("esperienza zero!!!"), oppure mi rinfaccia il fatto di pagare le tasse universitarie come se questo gli desse il potere assoluto sulla mia carriera, accenna persino a comportamenti fisicamente minacciosi. Io credo, a questo punto, che lui abbia un bisogno ossessivo di controllare la mia vita, per cui da sempre cerca di recidere tutti gli aspetti di essa che favoriscono la mia indipendenza, allo scopo di farmi abituare alla sua presenza autoritaria indelebile e indiscutibile su tutto. Per farlo si serve dei metodi di manipolazione di cui ho parlato sopra, e di molti molti altri. Cercare un dialogo è inutile, può rivelarsi addirittura dannoso, non ammette colpe. D'altronde, non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire. Magari si è sempre trattato di un genitore narcisista, possessivo che cerca di espiare così qualche sua frustrazione. So solo che mi sento disperato, il mio sogno è stato violentato, corrotto, sbranato, dilaniato... vorrei salvarlo, ma più il tempo passa, più diventa tutto difficile, e poi non vedo vie di uscita, come posso liberarmi da questa morsa? Cosa posso fare? Grazie in anticipo.

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Insicurezza e paura del confronto

Buongiorno a tutti. Sono una ragazza di 22 anni. Sto affrontando un periodo difficile e da poco ho deciso di intraprendere un percorso di psicoterapia. Non sono ancora riuscita ad aprirmi completamente con lo psicologo ho delle grosse difficoltà nel parlare e nel tirare fuori le mie emozioni, ho quasi un blocco... per ora quello che sono riuscita a dire è che sto passando un momento di solitudine. Le mie giornate oramai sono tutte uguali, casa o università senza mai avere un momento di svago, le mie relazioni restano sempre su un piano formale (la parte affettiva manca da sempre), non ho mai avuto un fidanzato, non mi vedo abbastanza bella, mi sento sempre inferiore alle altre... Il terapeuta mi ha proposto di prendermi più cura di me perché secondo lui il mio abbigliamento va più sul nascondere piuttosto che sul mostrare e mi ha detto di provare a truccarmi qualche volta. In questi giorni ho pensato tanto a quello che mi ha detto e devo dire che ci sono rimasta male per il fatto che abbia detto che il mio abbigliamento va più sul maschile. Ero già stata in terapia con lui circa 4 anni fa e questa era una cosa che mi diceva anche allora, ma io penso di aver fatto dei miglioramenti rispetto al passato e speravo che lui lo notasse. Anni fa avevo i capelli corti, pesavo 7 kg in più e il mio abbigliamento era meno curato. Oggi ho fatto crescere i capelli (media lunghezza), mi sento un po' meglio con i miei kg in meno (anche se vorrei perdere ancora qualche kg, e infatti sono ancora a dieta) e penso di curare di più il mio abbigliamento. È vero non mi trucco, non indosso gonne o vestiti se non in occasioni particolari, ma io per uscire tutti i giorni mi sento comoda ed a mio agio con i jeans/pantaloni e mi piace indossare camicie o bluse. Quindi non sono d'accordo con ciò che mi ha detto, io vorrei imparare ad amarmi e accettarmi per quella che sono. Penso di aver fatto dei miglioramenti (anche se magari piccoli) rispetto al passato e ciò che mi ha detto mi ha fatto stare male. Non penso di essere una ragazza sciatta o trasandata (nemmeno lo psicologo non mi ha definito così..) spesso metto pure cose semplici ma carine, uso un abbigliamento casual ma non mi presento disordinata. Non vado in giro trasandata, ma in modo semplice. Per me una donna non la si definisce per cosa indossa, una donna è tutta un altra cosa, è il suo carattere, è l'amore, è nei gesti di giorno, nelle cose che pensa e che dice. E poi io mi vedo inferiore anche quando le altre mettono il jeans come me quindi non solo quando mostrano e vestono in maniera più provocante e mi sento inferiore alle altre anche quando magari per qualche occasione particolare indosso un vestito e sono truccata. Quando mi dice che dovrei prendermi più cura di me io penso che lo sto facendo anche se in modo diverso da quello che intende lui. Io mi prendo cura di me seguendo una dieta e andando in terapia perché voglio capire il perché dei miei stati d'animo, per migliorare, per eliminare tutte le mie insicurezze ecc. Si è vero, credo di non piacermi abbastanza ma non penso che il mio abbigliamento sia il problema. Ho proprio bisogno di essere amata, di sentirmi desiderata da qualcuno. Vorrei trovare una via d'uscita...C'è un grande conflitto dentro di me, non mi piace essere così fragile e priva di personalità ma non riesco a non essere così! Grazie mille per la vostra disponibilità

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Come uscire al più presto da un blocco universitario?

Salve, sono una ragazza di 22 anni e sono all'inizio del mio primo anno fuori corso. Sono sempre stata una ragazza brillante, mi sono diplomata con il massimo e lo studio è sempre stato la mia vita. O meglio l'unica cosa che sapevo fare visto che per il resto non ho particolari capacità. Adesso però la mia vita si sta trasformando in un disastro. Sono bloccata a cinque esami dalla fine, in particolare da un esame che ormai rimando da un anno. È un esame molto vasto e il professore in questione tende a bocciare facilmente e anche più volte consecutive. I primi mesi di preparazione cercavo di fuggire dall'idea dell'esame procrastinando lo studio, studiando senza fissare le informazioni, fino ad oggi. Nelle ultime tre settimane ho provato a studiare tutto di questo esame, ma facendolo velocemente e con l'acqua alla gola sono caduta in un baratro. Piango ogni giorno, mi vengono crisi di ansia, crisi nervose al punto di scaraventare via i libri. Non riesco a fissare le informazioni come vorrei io, mi sembra di non ricordare mai niente, di non essere preparata abbastanza e quindi adesso i miei familiari mi hanno consigliato per la mia salute fisica e mentale di rimandarlo al prossimo mese. Io ho paura che risucceda tutto da capo, di rivivere l'incubo. Il mio problema è che mi sento una fallita. Tutte le mie compagne di corso si stanno laureando e io non sono ancora in grado di affrontare un ostacolo che potrebbe bloccarmi ancora per mesi (per le varie bocciature che potranno esserci) e chissà quando mi laureerò. Io ragazza brillante che si laurea un anno e mezzo se non due fuoricorso. Penso alla vergogna e al fatto che sarà troppo tardi per un lavoro, al fatto che la mia laurea non varrà niente agli occhi di chi mi conosce da tempo e alcuni di loro godranno nel sapere che la persona infallibile che conoscevano alla fine ha fallito. Nel frattempo piango continuamente, piango senza volerlo e non dormo. L'insonnia mi sta uccidendo. A dire il vero ho anche pensato di farla finita, ma in quei momenti torno subito lucida e mi rendo conto che non posso dare un dolore simile ai miei genitori e al mio ragazzo, uniche persone a cui mi sto aggrappando.

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Perchè i miei genitori non credono in me?

Ho 22 anni e da sempre i miei ricordi sono di genitori che non credono nelle mie capacità. Per intenderci, alle elementari mi trattavano come se fossi una dislessica; alle medie e al liceo non facevano altro che paragonare i risultati che ottenevo con quelli degli altri e anche se prendevo il massimo dei voti mi rispondevano che potevo fare di più; quando c'erano delle riunioni dove i prof facevano delle domande al gruppo di studenti, se non ero la prima a rispondere mio padre mi diceva che se non sapevo le cose allora era inutile rimanere e dovevamo andarcene.Adesso sono all'università, indirizzo scelto su mio personale interesse ed inutile dire di litigi con loro ed il resto della famiglia perché avevo rinunciato a medicina per seguire il mio sogno. Ogni volta che passo un esame, e lo passo sempre con voti alti, sento sempre il loro tono di voce cambiare a seconda del voto preso. Alle volte rimangono impassibili persino se prendo la lode. Quando cerco di raccontare a loro o al resto della famiglia quello che faccio e imparo vengo trattata come se fossi una stupida e ciò che so assolutamente inutile. Il risultato è una depressione altalenante durante tutto l'anno, la completa sfiducia in me stessa, l'ansia ad ogni esame e il fatto che ho smesso di parlare con loro sui miei interessi, sui miei sogni e su quello che faccio. Perciò mi chiedo e vi chiedo, c'è qualcosa che secondo voi possa aver scatenato questa sfiducia? Qualcosa che possa fare per risolverla o se semplicemente devo solo accettarla ed andare avanti?

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Relazione con un uomo più grande

Buonasera, arrivo da una relazione finita, ho un figlio di 6 anni. Ho incontrato un uomo complicato e meraviglioso, e’ più grande di me di 18 anni. Stiamo bene entrambi insieme, però non si decide a dirmi ti amo e a dichiararsi. Ed io sono sempre incerta del suo amore per me, forse perché ho bisogno di conferme? Lui dice che me lo dimostra con i fatti non con le parole. Come mi devo comportare ? Grazie

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Come si deve reagire se il bambino non vuole più andare a scuola

Buonasera sono la mamma di Alessandro che frequenta la seconda elementare, è da tre settimane che non vuole più andare a scuola, piange disperato, sia io che mio marito gli abbiamo chiesto i motivi ma non ci dice nulla in particolare, siamo preoccupati, in attesa di avere un colloquio con le maestre e una psicologa nella mia zona, attendo una vostra risposta, cordiali saluti

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Perché tutti mi reputano una nullità?

Buongiorno, mi chiamo Giorgia e ho 19 anni. Dall'anno scorso il mio stato d'animo è cambiato, il mio carattere forte e sicuro è svanito. Durante l'ultimo anno di liceo classico ho avuto un crollo. Sono sempre stata una studentessa eccellente ma all'improvviso ho iniziato a prendere 3 e 4 anche se studiavo notte e giorno (dormivo solo quattro ore a notte per dedicarmi allo studio). Nelle verifiche avevo dei vuoti completi oppure mi addormentavo con gli occhi aperti. I miei genitori, due persone severe, hanno subito iniziato con le punizioni (niente tv, niente cellulare, niente diciottesimo del mio migliore amico) e con gli insulti (secondo loro non valgo nulla visto che non ero nemmeno passata all'esame scritto della patente e dovrei vergognarmi per i voti presi, mi considerano un peso). Di solito quando si hanno problemi in famiglia si cerca aiuto nelle amiche. Ecco questo non è il mio caso perché dalle mie amiche non ho ricevuto altro che insulti. Per loro ero troppo acqua e sapone (non amo i trucchi e nemmeno gli abiti succinti), troppo studiosa (sono un'amante della lingua greca), troppo con la testa sulle spalle, troppo "suora di clausura " (non ho mai avuto tempo da dedicare ad un ragazzo). A dicembre la mia situazione scolastica è ritornata come gli anni precedenti e i miei genitori si sono un attimo tranquillizzati. Nel frattempo però ho continuato a sopportare gli atteggiamenti non molto carini delle mie migliori amiche senza commentare nulla. Ho accettato gli insulti, il fatto di dover dare loro i passaggi in auto, di passargli sempre i compiti e appunti, di fare da consulente in amore (mi consideravano suora ma chiedevano il mio parere). Un giorno di marzo dopo l'ennesimo comportamento maleducato (ero stata ad attenderle per due ore al freddo e non si erano nemmeno degnate di avvisarmi che tardavano, perché stavano mangiando la pizza a casa di una delle mie migliori amiche e io ovviamente non ero stata invitata) ho deciso di troncare quel legame nocivo per me, ho posto sui loro banchi a scuola i loro regali. Piuttosto che capire che mi avevano fatto soffrire le quattro ragazze mi hanno letteralmente dichiarato guerra, hanno iniziato fin da subito a spargere voci false sul mio conto e lanciarmi minacce. In questo clima sono giunta a Giugno e in questo periodo si sono rifatte vive, ovviamente hanno voluto il mio aiuto per la maturità e io da brava scema le ho aiutate. Dopo la maturità ho visto che erano infastidite dai miei messaggi e che alle feste di fine liceo mi evitavano. Non molti giorni dopo questi avvenimenti è iniziato il mio calvario. Mi sono svegliata bloccata a letto con vertigini violente, cefalea, nausea, dolori muscolari che mi facevano urlare. All'inizio si pensava a una forma di meningite (per fortuna non è quella) e io terrorizzata dal fatto di dover essere ricoverata in ospedale ho inviato un messaggio alla mia migliore amica. Da quel momento in avanti la mia amica non si è più fatta viva per cinquanta giorni mentre io ogni giorno ero sottoposta ad ogni tipo di esame medico . Sia lei che le altre ragazze non si sono mai interessate o almeno preoccupate per me, passavano il loro tempo ad ubriacarsi alle feste piuttosto che venirmi a trovare in ospedale. Al momento sono uscita dall'ospedale e sto facendo della riabilitazione motoria. Mi sento triste, sola e una vera e propria nullità. Per i miei sono solo un peso economico (vado sia dall'osteopata sia dal fisioterapista), per le mie amiche nemmeno esisto. Vorrei sentirmi importante almeno per qualcuno.

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Sono una ragazza molto insicura e non so come superare questa mia fragilità.

Salve, sono Chiara e ho 23 anni, vi scrivo perché ho capito di essere una ragazza molto insicura, il motivo non lo so ma in molti ambiti mi sento inadeguata prendendo spesso scelte sbagliate proprio perché sono sempre insicura. Non riesco a capire che fare nel futuro a livello lavorativo, con il mio ragazzo anche se sono una bella ragazza e lo so sono spesso gelosa e ho paura che le altre possono superarmi, ho la patente, so guidare la macchina ma non la guido per questa mia paura, in ogni situazione mi sento inutile e non so prendere una decisione.... Non so come superare questo mio difetto e chiedo aiuto a voi esperti! Grazie a chi mi aiuterà!

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