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Autostima
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24 Giugno 2020

Domande e risposte

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Ho la sensazione che mia figlia non mi riconosca come madre

Salve,Ho una bimba di 10 mesi e mezzo e sto vivendo un piccolo dramma personale. Lei non ha mai mostrato grande attaccamento nei miei confronti e a volte quando rientravo da lavoro voleva stare solo con mia madre. Ovviamente ci restavo molto male, ma al di la di questo, ho sempre pensato che fosse un un atteggiamento normale. Non mi sento molto sicura del suo attaccamento nei miei confronti perché non ho potuto allattare oltre il terzo mese non avendo abbastanza latte per nutrirla. Ho vissuto molto male questa cosa soprattutto perché ho subito pensato di poter essere sostituita da chiunque. Mia suocera inoltre è molto invadente e dicendo frasi indelicate in un periodo molto frustrante come i primi mesi da neomamma ha aggravato questa mia sensazione di inadeguatezza. Tutt'oggi io ho il terrore di non riuscire a calmare o ad addormentare mia figlia in sua presenza perché so che ne approfitterebbe per sostituirsi a me e levarmi mia figlia sempre. Lo so che non dovrei farmi influenzare da tali atteggiamenti ma purtroppo continuo a ripetermi nella testa le sue parole...non importa con chi sta quando piange...se ha doloretti piange e basta non serve la mamma..o la sensazione che provo quando tenta di portarmela via quando piange a volte strappandomela dalle mani perché vuole calmarla lei. Tutta questa situazione oltre ad aver portato litigi con il mio compagno ha accresciuto in me questo senso di insicurezza che non se ne va. Al primo pianto di mia figlia che non riesco a calmare mi chiedo se sia normale. Non dovrei come madre riuscire a calmare sempre mia figlia? Ad esempio poco fa si è svegliata lamentandosi, sono andata in bagno chiedendo al mio compagno di mettersi un attimo vicino a lei e quando sono tornata ho provato prima a calmarla nel lettino e quando non ci sono riuscita l'ho presa in braccio per cullarla e ha iniziato a piangere di più e si è calmata solo con il padre. Questo mi ha buttato molto giù e non ritengo sia normale che mia figlia pianga così tanto con me come se le avessi fatto male non so. Spero che queste scene non avvengano mai in presenza di mia suocera o di mia cognata che non vedono l'ora di potermi separare da mia figlia. Ho bisogno di una soluzione per riprendere in mano la mia maternità...potete suggerirmi qualche esercizio che mi dia fiducia?

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Zero Autostima e continuo senso di fallimento per la famiglia

Salve,Provo a spiegare e chiedere un opinione a voi, cercherò di darvi un'idea del background per capire perchè a 35 anni mi sento uno schifo.Da quando ero ragazzina ho sempre avuto enorme difficoltà nella relazione con mio padre (uomo che ha raggiunto grandi soddisfazioni lavorative ma che era perennemente triste nella sua vita e in ansia con tantissime litigate in famiglia) la difficoltà nasce e rimane per tutta la durata degli studi e non solo.io: la ragazza "creativa" non ordinaria" che odia la routine che MAI voleva diventare come suo padre.Questo porta una continua lotta tra le idee opposte tra padre e figlia. Anni di litigi. Anni con difficoltà a dire la mia opinione per paura di reazioni in famiglia. Anni in cui ho comunque faticato e combattuto per cercare di fare le scelte mie e non imposte.Vivo con poca autostima questo a volte dall'esterno viene visto, portando diverse problematiche in tutti gli ambiti della mia vita.Ancora oggi che ho 35 anni, sento questo peso e da una parte penso che forse mio padre aveva ragione, ma dall'altra addosso la colpa a lui perchè ancora oggi mi sento continuamente dire una frase che personalmente ODIO "ti ho lasciato fare tutto ciò che hai voluto" come se significasse" se tu mi avessi ascoltato, non saresti così".Vivo con l'idea che mio padre non mi ha mai compresa e per lui sono un caso da risolvere.Anche se fatico ad accettare la cosa, ormai ci convivo. Ma questa autostima faccio una fatica enorme a trovarla.Sono infelice perchè comunque non sono riuscita a creare attorno a me niente di stabile faticando sempre un sacco.Mi addosso la colpa di non avere reso felice lui e in colpa perchè forse dovevo seguire tutte le sue indicazioni.Mi sento come se avessi a provato a fare la vita che volevo con il freno a mano tirato, il risultato quindi lo si può immaginare.

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Insicurezza

Ho più di 30 anni e non sono mai stata accettata per ciò che sono. Da adolescente ero in sovrappeso e i ragazzi mi rifiutavano per quello. Poi sono dimagrita, ma i ragazzi hanno cominciato a rifiutarmi per altri motivi. Perché vivevo con i miei (quindi non ero autonoma), poi perché sono andata all'estero da sola (sono diventata troppo autonoma), poi perché non avevo un lavoro, poi perché lavoravo. La mia ultima storia sembrava importante, lui sembrava accettarmi, allora dato che ci frequentavamo da ormai sei mesi ho pensato di presentarlo ai miei genitori. Lui improvvisamente mi ha lasciata dicendomi che, dato che vivo da sola, ha pensato che non avessi più rapporti con i miei genitori e se invece i rapporti li ho mantenuti tanto da volergli presentare il mio ragazzo vuol dire che non sono davvero autonoma come gli ho fatto credere. Ha sempre deciso lui dove andare quando si esce, non gli ho mai fatto mancare nulla, vivendo da sola ogni volta che usciamo l'ho fatto dormire da me, non mi sono mai risparmiata nel sesso, eppure ora mi accusa di avergli negato tutto, di avergli imposto il coprifuoco (cosa assolutamente non vera perché ha sempre deciso tutto lui) e di essere troppo attaccata ai miei genitori (quando non glieli ho mai nominati prima di proporgli di farglieli conoscere, e questo è successo dopo sei mesi di relazione). Ora lui non mi vuole più vedere e io mi sento sbagliata. Cosa devo fare per non far scappare anche il prossimo ragazzo?

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Come non sentirsi sbagliati e diversi

Buonasera a tutti voi, sono Andreina e ho 21 anni. Da quasi 9 mesi la mia vita è cambiata totalmente. Cerco di spiegarmi meglio, ho fatto un viaggio e sono rimasta “incastrata” in una città che non mi apparteneva a causa di questo maledetto COVID, sono stata parecchio da sola e ho avuto modo di riflettere su tante mie preoccupazioni, al mio ritorno però mi sentivo diversa soprattutto con gli altri, infatti ho iniziato a dubitare dell’amore che provavo nei confronti del mio ex ragazzo con cui ci stavo insieme da 4 anni e mezzo. I miei dubbi però non erano una fantasia che avevo in testa, infatti ad agosto 2020 scopro che il mio ex si sentiva con un’altra ragazza da 9 mesi e che scriveva ad altre quindi ho preso la decisione di lasciarci ma questa scelta non è stata approvata da nessuno, in primis dalla mia famiglia che hanno preso me per pazza. Adesso io sto meglio e a distanza di 8 mesi voglio iniziare a viaggiare e a uscire e riprendermi la mia vita in mano e vengo giudicata principalmente dai miei affetti più cari, cosa posso fare? Mi sento davvero sbagliata e inutile!

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Rapporto madre-figlie

Ho quasi 40 anni e 3 figlie femmine di 9 6 e 3 anni, tutte quante volute, vivo stabilmente e felicemente con il mio compagno da quasi 15 anni, siamo molto complici in tutto (fortunatamente), il mio problema è il rapporto che ho con le mie figlie visto il mio vissuto da figlia con madre "tossica". Premetto che le mie figlie sono brave bambine educate socievoli e tutti quanti mi confermano queste cose, ma quando mi fanno arrabbiare o sbagliano qualcosa è come se fosse un mio fallimento, in quel momento non sono loro che sbagliano ma io, io sono una mamma a tempo pieno e con loro sono sempre disponibile per tutto dal giocare, al fare i compiti all'essere presente per dare consigli e per questo mi arrabbio ancora di più perché questa possibilità io non ce l'ho avuta e loro (ovviamente) non lo capiscono. I miei genitori si sono separati quando avevo 4 anni e si sono sempre fatti la guerra, io ho vissuto con mia nonna materna che al di là di darmi un tetto e da mangiare non era molto presente oppure se le dicevo qualcosa lei subito lo riferiva a mia mamma. Mio papà lo vedevo spesso ma il più delle volte o mi lasciava da sola a casa oppure mi portava con sé al bar e mi dava i soldi per giocare con i video games. All'età di 13 anni abbiamo avuto una discussione e lui mi ha detto di non chiamarlo più di far finta che sia morto, per poi dopo qualche mese richiamarmi e dire che queste parole non le aveva dette, ovviamente mi sono sentita tradita ed ho iniziato a capire che con lui non c'era un gran rapporto, mi comprava cose per farmi star buona e per far vedere che lui era più bravo di mia mamma, da allora non l'ho più voluto vedere. Il capitolo mamma è veramente luuuungo. Lei dopo mio padre, in 15 anni ha avuto 5 fidanzati diversi, brave persone che mi volevano anche bene, ma poi d'un tratto non li vedevo più e lei diceva solo che si erano lasciati.in tutte le sue relazioni venivano prima loro di me, andava in vacanza e io a casa, quando c'erano loro io ero "di troppo" e poi non è che mi diceva guarda che ho conosciuto una persona vorrei fartela conoscere, no arrivavano e basta. Poi non si poteva contraddirla, aveva sempre ragione lei anche se si davano delle spiegazioni, se chiedevo il perché la risposta era perché sì, non mi ha mai aiutata o controllato i compiti, nulla lei lavorava, veniva da mia nonna a cena e poi andava a casa sua. All'età di 12 anni ho subito molestie sessuali da parte di un suo amico, lei l'ha scoperto per caso da una mia amica con la quale mi ero confidata e la prima cosa che mi ha detto è se era vero se non l'avevo detto per farmi vedere più grande, poi mi ha portata da una psicologa per qualche volta e poi ha smesso, le ho chiesto di portarmi ma lei non aveva tempo. Ha sempre sperperato i soldi prima con i maghi e da diversi anni con il gioco e quando chiedeva i soldi per le bollette o le sigarette e le si diceva perché non avesse soldi lei si arrabbiava e quasi mi dava la colpa, le è stata riscontrato il bipolarismo e la ludopatia. Potrei fare un libro con tutti gli episodi che sono successi, con le mie figlie anche non è stata molto presente e una volta alla mia più grande che le ha detto che da grande vorrebbe fare la maestra la risposta è stata basta che non fai come tua mamma, soldi buttati via per farla studiare e ora fa la casalinga. Adesso sono 3 anni che non parlo più con lei e sto bene, però la rabbia che ho dentro non mi passa. Come posso fare?

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inadeguatezza

Buongiorno, ho compiuto 52 anni, mi sento sempre più vecchia e insignificante. Ho un marito distante che non mi fa mai un complimento e non mi cerca da tempo. Ho figli piuttosto grandi di cui sono fiera, Sono sempre stata elogiata per le mie capacità lavorative, la mia tenacia e per l'aspetto fisico, era importante per me essere approvata, purtroppo lo è ancora. Sento che la vita mi sfugge.. sono impegnata, sono contenta di quello che faccio, mi dedico anche al volontariato. Ma sempre c'è in me questa amarezza, mi sento inadeguata. Per assurdo sono gli sguardi di approvazione maschile che mi frustrano di più, fino ad un paio d'anni fa non passavo inosservata ed ero apprezzata molto per la mia simpatia, la mia verve, adesso sono come spenta e sono certa di trasmetterlo nonostante tutto. Non riesco a guardarmi allo specchio senza rimanere inorridita e perfino il mio corpo per alcune amiche definito invidiabile per me è come quello di una donna di 20 anni di più. Inutile fare meditazione, pensare che ho anche tante cose di cui andare fiera...mi sto spegnendo senza rimedio. Quando smetterò di piacere agli altri? Certo se non piaccio a me stessa .. la risposta è questa ma... Mi rendo conto, dato il periodo della banalità della mia richiesta di aiuto. Sto davvero male. Grazie anche solo per un commento.

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Ho bisogno di aiuto

Salve, mi chiamo Tommaso e sono un ragazzo di primo liceo (classico) di Roma. Sono sempre stato una persona insicura, con poca autostima e "poca voglia di vivere" come mi hanno più volte rimproverato i miei genitori. Sono un pigro, non mi piace la fatica e preferirei dormire piuttosto che uscire e fare una corsa (come mi ripetono sempre i miei). Fin da piccolo sono sempre stato messo fra i bambini "non-fighi" o perlomeno io mi sono sempre considerato uno di loro. Per far capire meglio, con "non-figo" intendo un ragazzo che non corrisponde ai canoni prestabiliti (solitamente definiti indirettamente dalle ragazze o da internet), come secchioni, nerd, bambinetti ecc. Quando ho iniziato il liceo ho sperato che avrei potuto creare una nuova immagine di me, una che non fosse allontanata dagli altri con l'etichetta "debole". Poi però la mia inesperienza nell'usare i social media (i miei genitori non mi hanno mai consentito di usare telefoni, videogiochi o computer e anche quest'anno si sono convinti solo con molta difficoltà che fossero necessari per la Didattica a Distanza) mi ha fatto commettere molte gaffe e sono stato classificato dai fighi che invece sapevano usare il telefono neglio di me come quello stupido, e ora in presenza vengo lapidato in continuazione per ogni cosa che faccio, dal mettermi a guardare un nido di uccelli al soffiarsi il naso. Piovono meme, insulti e battutine da parte di tutta la classe appena sbaglio una cosa, un comportamento non considerato figo e macio. E questa cosa succede in ogni gruppo di persone (non virtuali sia chiaro) nel quale mi inserisco. -Perché? Sono sbagliato io? Come posso sapere cosa da fastidio di me agli altri? -Come dovrei rispondere agli insulti? -Come posso far cambiare l'opinione degli altri su di me, una volta che mi è stata attribuita un etichetta? -infine, come posso cambiare me stesso verso una direzione migliore, se quella attuale fosse sbagliata?

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Mi sento in colpa e provo sempre un senso di fallimento. Ho perso la fiducia in me stesso

Salve a tutti,Sono uno studente universitario di 23 anni e frequento l'ultimo anno di Ingegneria.Ho appena finito la sessione d'esami e, purtroppo, ho passato solo 3 dei 4 esami che avevo da dare.Ora me ne rimangono 5 più la tesi da scrivere e mi sento un fallito.Inoltre, nonostante la sessione sia finita e non abbia più appelli disponibili, mi sento in colpa perchè non studio, perché non ho passato questo 4 esame. Non riesco a "staccare il cervello" penso sempre che ho fallito, all'ansia di finire fuoricorso, di non riuscire a scrivere la tesi, di non essere in grado di trovare un argomento o relatore, continuo a pensare.In più lunedì rincominciano le lezioni e ho paura di non abbastanza riposato per riprendere il tutto.Mi sento stanchissimo mentalmente, appena metto la testa sui libri (ho passato l'ultima settimana a sistemare appunti in vista del prossimo semestre) mi pesa come un macigno e mi sembra di non capire nulla, non so se è perchè sono stanco oppure perché proprio sono stupido.Non riesco a studiare.
Mi trovo a vivere in un costante stato d'ansia (non solo per gli esami, che credo ci sia sempre un po' per tutti, ma anche per cose più legate alla mia sfera personale come l'ansia generata dalla paura di non riuscire a combinare niente nella mia vita, dalla paura di non aver scelto il corso giusto, di non essere in grado di trovare lavoro dopo, di non avere uno straccio di esperienza in ambito lavorativo, di non essermi goduto forse i migliori anni della mia vita)Ho perso la fiducia in me, in ciò che una volta credevo di essere in grado di fare.
Fino a questo semestre andava tutto bene ma adesso mi sento proprio "saturo" nel senso che pur interessandomi quello che studio non riesco proprio a mettermi li a studiare, non so se è perché sono stanco, o perchè vedo la fine del percorso e questo mi spaventa oppure per via della situazione che stiamo vivendo a causa Covid (praticamente è un anno che non faccio altro che seguire lezioni e studiare, anche d'estate visto che non sono andato da nessuna parte e sono tipo 4 anni che vado in vacanza per studiare). Forse è stato anche il fatto di non aver passato l'ultimo esame della sessione mi ha un po' "spezzato le gambe". Anche il fatto di non sapere che tesi scegliere, avere paura di propormi alle aziende per stage per paura di non essere preso, mi sta facendo impazzire : ci penso continuamente e questo non fa altro che continuare a distrarmi e farmi sentire sempre inferiore agli altri, specialmente in ambito "competitivo" come ricerca di lavoro, stage, università in generale. Come se gli altri sapessero tutti più di me, fossero tutti più preparati, fossero sempre migliori di me (anche se magari gente diciamo "al mio livello" o con cui mi confronto quotidianamente, prepariamo esami insieme etcc riesce in tutto). Questo in ogni aspetto della vita e con qualsiasi persona.
Grazie per chi leggerà e risponderà

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