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Imparare a dire NO

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27 Maggio 2019

Domande e risposte

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La mia autostima è a terra e non so perché

Buonasera. Questa è la terza "lettera" che scrivo sul sito. Nella prima descrivevo ampiamente l'ambiente tossico in cui vivevo assieme ai miei genitori e di come volessi andarmene. Nella seconda invece, ero riuscita, appunto, ad andarmene a vivere da sola ma ero infelice, senza capire il perché. Fortunatamente sono riuscita a risolvere il problema della seconda lettera, e l'ambiente in cui vivo adesso mi piace e mi fa sentire al sicuro, giorno dopo giorno mi ci affeziono sempre di più. Voglio fare una precisazione prima di proseguire. Ingenuamente quando mi sono iscritta al sito ho mentito riguardante la mia età per paura che essendo "troppo piccola" nessuno mi avrebbe creduta. Ho 19 anni appena compiuti al momento e nella prima lettera ne avevo 17, non 19, come appunto scrissi. Perciò al momento non ne ho 21 come molti credevano. Tengo a specificare la giusta età per il problema che sto avendo adesso. Seconda precisazione: sono seguita da una psicologa da quasi tre anni (siccome mi è stato chiesto), ma quando mi sento particolarmente disperata tendo a cercare conforto anche qui. Comunque da quando sono qui, in questa nuova casa, (non quella descritta nella precedente lettera dal momento che mi sono trasferita in un posto più confortevole) mi sono successe solo cose belle. I miei amici mi hanno aiutata durante il trasferimento, mi hanno fatto delle sorprese, siamo usciti spesso e mi hanno anche aiutata a inaugurare la "nuova casa" con una festicciola. E ho anche conosciuto un ragazzo, che è poi diventato il mio fidanzato. E da questo ragazzo, A., ho conosciuto molte altre persone che sono poi diventate anche loro mie amiche. La mia vita sembrava non poter essere più bella. Avevo una casa splendida, tanti amici, tante feste e addirittura un fidanzato in apparenza rispettoso, dolce, amorevole e che condivideva i miei stessi principi! Mi sentivo al settimo cielo. Mai mi sarei immaginata una cosa del genere dato lo stile di vita che tenevo prima, basato sull'abuso, il terrore e i giochi di potere. E ora che finalmente mi ero allontanata da quell'ambiente la mia personalità, la mia essenza, quel mio vero, bellissimo io era uscito dalla bolla e attirava a sé solo cose belle e persone sane e giuste. Gli inviti hanno cominciato ad aumentare, i follower su Instagram anche e con A. che fino a quel momento non aveva mai avuto una relazione seria con nessuno, stavo sperimentando il "primo tutto"... avevo avuto una fidanzata (L.) in passato che non mi aveva trattata affatto bene e con la quale ero stata in una relazione pesantemente tossica per otto mesi. A. a confronto era un angelo sceso dal Paradiso. Premuroso, attento, dolce... io lo consideravo un'anima buona già solo per il semplice fatto che mi rispondesse ai messaggi senza ignorarmi per settimane come faceva L. Insomma, mi rendo conto solo adesso che il comportamento di A. inizialmente fosse abbastanza normale, il minimo necessario richiesto da chiunque per essere una persona decente. (Atteggiamento che poi è mutato in tutt'altro che decente...) Ma appunto, è una cosa di cui mi rendo conto adesso. Al tempo lui mi parve un Santo, rispetto allo standard in cui vivevo prima. Che dire, oltre ad A. assaggiai per la prima volta l'alcol e scoprii che mi piaceva... e tanto! E allora sono aumentate le feste con A. e i suoi amici. E sono aumentati i follower su Instagram. E sono aumentati i post sotto i quali venivo continuamente taggata. E sono aumentati gli apprezzamenti e gli inviti fuori e i complimenti. E sono anche aumentate le bevute e i giochini alcolici... con A. nel frattempo ho avuto le mie prime esperienze sessuali e una settimana fa circa proprio la mia prima vera volta. E questo dopo quanto, un mese di conoscenza? Mi sono sentita speciale, considerata, AMATA. Tutto ciò che non ero mai stata prima da parte dei miei genitori. Amata perché A. mi disse che ero fantastica, bellissima, intraprendente, geniale e tanti altri complimenti... Ebbi le lacrime agli occhi quando mi disse tutte queste cose. Aveva sempre detto di voler aspettare la ragazza giusta per la sua prima volta e l'ha avuta con me in effetti. Mi sentivo davvero, davvero speciale. Tutte queste belle cose io le meritavo finalmente, dopo tutto quel che mi era successo. Sentivo di aver raggiunto quella luce in fondo al tunnel che cercavo di raggiungere disperatamente da anni, sentivo di averla raggiunta dopo essere scampata dalle grinfie di mia madre. Che solo cose belle mi avrebbero attesa d'ora in poi. Ma ecco hanno cominciato ad esserci i primi problemi. A. ed io non avevamo poi tutte queste grandi conversazioni... io non provavo veri sentimenti per lui e neanche lui per me. Lo so perché sin dal nostro primo bacio non provai nulla di neanche remotamente simile a ciò che provai con L. Rimasi con lui perché era bello, affascinante e premuroso. Ho provato a dare la colpa a me stessa per i sentimenti che non provavo, a dirmi che se non sentivo di amarlo era sicuramente perché ero troppo immersa nel vecchio mindset tossico che avevo con L. E allora ho fatto la cosa più naturale che mi venisse da fare. Autocostringermi ad amarlo. Perché lui era quello giusto, punto e basta, perché mi trattava bene e non potevo lasciarmelo scappare proprio ora che qualcuno mi trattava con rispetto, no? Ma questo sentimento è diventato col tempo una dipendenza. Ho cominciato a dare un'importanza esagerata alle sue opinioni e parole. Ho cominciato a chiedergli sempre rassicurazioni che non poteva darmi non amandomi realmente. E le delusioni andavano sempre più ad aumentare, ogni qualvolta che lui non riusciva a soddisfare i miei bisogni. Nel frattempo andavo a sempre più feste, con sempre più persone e bevevo sempre più alcol. Ingenuamente mi son detta che se avessi esagerato con il bere A. mi avrebbe fermata essendo lui il mio fidanzato (se non fosse che il primo ubriacone fosse proprio lui...) Nel mentre il mio rapporto con A. vacillava io ho cominciato a chiedere pareri a tutti i miei amici, tutti. Ma ogni cosa che mi veniva detta, non so perché, ho cominciato a prenderla come verità assoluta, attribuendo loro un'importanza che prima non avevo mai conferito tanto a nessuno se non L. essendo fermamente convinta delle mie idee. Nel frattempo ho cominciato a bere sempre di più. Tutti i giorni, tra un conato di vomito e l'altro. Ho cominciato a dimenticare le cose, i giorni della settimana, a perdere letteralmente il controllo delle mie emozioni (cambiavo umore più volte anche nel giro di poche ore, es. accadeva qualcosa di bello ed ero così felice ed euforica che mi sentivo scoppiare il cuore in petto; o accadeva qualcosa che mi faceva arrabbiare e sfasciavo casa mia; accadeva qualcosa di triste e piangevo disperatamente per ore), non avevo alcun senso inibitorio e cominciavo a parlare del mio stato d'animo a chiunque, anche persone che avevo conosciuto appena. E in tutto questo A. era la persona a cui mi sono più affidata in questo corri corri che avevo nella testa. (Ho addirittura sospettato di essere borderline o ADHD dal momento che questo stato d'animo non si è placato per settimane). Più andavano avanti i giorni peggio era... ho cominciato a dubitare della fedeltà dei miei amici, delle loro parole e gesti. Ho cominciato a prendermela con loro e covare vendetta nei loro confronti non appena smettevano di prestarmi attenzione per anche pochissimo tempo, o se mi facevano qualche piccolo torto... lì è partito un periodo di estrema rabbia e risentimento in cui ho cominciato a disprezzare anche quella "vecchia me" delle due precedenti lettere. Ho cominciato a sentirmi superiore. Quella "vecchia me" non aveva tutti questi amici, il fidanzato, i follower, le attenzioni, gli inviti alle feste. Era una sfigata che non aveva neanche mai assaggiato un po' d'alcol prima d'ora. Ho raggiunto il culmine quando completamente ubriaca ho avuto una crisi di onnipotenza in cui me la sono presa molto con una mia amica, (che aveva notato questo cambiamento in me) ritenendola patetica e inferiore a me. Patetica e inferiore proprio come la "vecchia me" che non aveva NIENTE rispetto a questa nuova versione che poteva dire veramente di avere TUTTO. Ormai tra follower, dirette, post, alcol e visibilità, solo fare bella figura contava per me. Le feste hanno cominciato ad essere un dovere. Le uscite una competizione. Gli amici dei numeri. E io dovevo VINCERE a tutti i costi. Dovevo superare i miei amici, A. ed L. Soprattutto L. perché lei aveva conosciuto quella "vecchia me" così dolce e indifesa. Dovevo dimostrare a tutti il potere che avevo, quanto fossi invincibile ormai. Dovevo farmi INVIDIARE da tutti. Per dimostrare a me stessa, no anzi, a quella vocina interiore che sarebbe mia madre, quanto lei si fosse SBAGLIATA sul mio conto. Questo voler gareggiare mi ha sottoposto a un tale stress che ho cominciato letteralmente ad avere piccole allucinazioni, dovute, penso, anche all'alcol. Ho preteso da me stessa di essere il completo opposto di ciò che ero prima. Popolare, spietata e crudele. Ho voluto cominciare a fare del male ad A. e i miei amici verbalmente, a punirli e umiliarli se mi recavano anche solo un minimo torto. Ma non pensate che loro fossero dei santi ed io abbia torto al 100%... questi erano tutti segnali della mia mente e del mio corpo per farmi capire che c'era qualcosa che non andava se sentivo così tanto il bisogno di difendermi da loro nello specifico e non da altre persone. La settimana scorsa circa, con la mia psicologa, ho accolto questa rabbia come un "attacco gli altri prima che loro attacchino me" per, penso, una enorme, profonda e morbosa paura di perdere tutte queste belle cose proprio ora che erano entrate nella mia vita. Perciò ho placato questa rabbia, aprendomi e cosa è successo... che A. se prima mi maltrattava senza che io me ne accorgessi, ha cominciato a farlo in maniera ancora più evidente stavolta. Ignorandomi e umiliandomi davanti ai suoi amici (cosa che faceva anche prima ma di cui non mi rendevo conto a causa dell'alcol... basta vedere dei vecchi video salvati sul telefono per rendersi conto di quanto la nostra relazione fosse più tossica di quanto io volessi credere), paragonandomi alle altre ragazze, ritenendo loro migliori di me, confessandomi ogni tanto che alcune cose che mi diceva erano per gentilezza se non per il vero e proprio scopo di avere rapporti sessuali con me e basta. E poi, quattro giorni fa circa, è esploso in una sfuriata pazzesca, ammettendo di aver provato a stare in una relazione con me ma di non sopportarmi, che per tutto il tempo ha sempre e solo voluto il sesso da me e ha detto le famose parole... "sei patetica". Ha detto era patetico quando gli scrivevo che mi mancava, quando mi sono aperta a lui, quando gli ho fatto delle confidenze sulla mia famiglia, perché lui durante tutto ciò ha confessato di star letteralmente FINGENDO con me. Anzi, ha detto che era interessato a me proprio durante il periodo in cui mi mostravo disinteressata a lui (ovvero quando ho avuto quel momento di rabbia in cui stavo maltrattando tutti e tutti) e di aver perso LUI interesse in ME non appena ho cominciato a trattarlo bene. Sapevo che questo rapporto non sarebbe durato. Da fidanzato gli ho chiesto se restavamo amici... da amici a scopamici... qualcosa di sempre più infimo. Ma non importava quale tipo di rapporto avessimo, lui provava sempre fastidio attorno a me e dopo un po' era difficile nasconderlo. Ha detto che se mi fossi comportata diversamente forse ora saremmo DAVVERO fidanzati e gli piacerei sul serio. Ha scaricato la colpa su di me dopo aver ammesso di non averci provato neanche un po' a far funzionare la nostra relazione, ammesso di aver mentito per raggiungere un solo scopo, di avermi usata, illusa e calpestata subito dopo, senza rimorso alcuno. E la mia reazione di fronte a tutto questo? Dopo settimane di umiliazioni pubbliche, frecciatine, parole ignorate? Gli ho detto che quando mi urla contro lo trovo sexy. Lui mi ha risposto "se lo dici tu" con una faccia che diceva "questo SÌ che è patetico". Non so perché ho risposto così, l'ho letteralmente scongiurato di restare con me se non per la mia personalità, almeno per il mio corpo. Neanche quello gli stava più piacendo dopo un po'. Aveva smesso completamente di toccarmi andando dietro alle altre, davanti ai miei stessi occhi. L'ho mandato a fanculo in chat qualche ora più tardi, che lui stava già dormendo... da allora non l'ho più sentito. Tutti gli amici, le attenzioni, feste, follower... spariti. Proprio come lui che da allora non si è mai più fatto risentire. Il castello di carte che mi ero costruita con tanta precisione e strategia, quello "status sociale perfetto", quella popolarità che avevo tanto bramato... tutto sparito in un soffio. Perché non essendo più la "ragazza di A." io non sono più NESSUNO per i suoi amici. Sono sempre e solo stata l'accessorio di A. Proprio come in passato ero l'accessorio di L. anche se in maniera più pensate. Ed io mi sento una perdente totale. Patetica, inutile, ridicola, proprio come ha detto lui. Mi guardo allo specchio e persino fisicamente mi faccio schifo. (Prima avevo un OTTIMO rapporto col mio corpo ma da quando mi ha tratta così è come fosse sparito). Il mio atteggiamento con gli amici è completamente cambiato. Mi sottometto a loro, gli dò ragione anche se subisco un torto, mi scuso più e più volte, chiedo perdono, mi affido a loro per qualsiasi cosa senza più nemmeno preoccuparmi della mia dignità. Nella mia testa è un continuo disprezzarmi, dare sfogo alle parole di mia madre "avevo ragione, hai perso tutti, non piaci a nessuno, vergognati di te stessa, te l'avevo detto!" Non ho mai ragionato con la mia testa in questo periodo e lo so anche il perché. Ritenevo la mia opinione su faccende che solo io posso conoscere pienamente INFERIORE rispetto a quella degli altri. Il motivo? Non lo so. Da quando A. ha dato conferma alle mie più profonde insicurezze concordando con me sul fatto che sono patetica mi sento morta, vuota e senza vita. Tradita. Da lui, i suoi amici e l'intero Universo. Il fatto che A. dopo tutto questo non mi abbia più cercata mi ferisce ancora di più. Cosa ho fatto dopo? Ho ricontattato la mia ex storica, L., su Instagram nella speranza fosse cambiata, che la nostra vecchia fiamma potesse riaccendersi... non è cambiata per nulla e a questo punto neanche me ne sorprendo. È solo stato l'ennesimo tentativo di cercare conforto da parte di altri invece che da me stessa. Ho tenuto a specificare la mia vera età (19 anni compiuti il 9 Luglio) proprio perché credo parte di questo mio stato d'animo sia dato dalla giovane età, da come stia vivendo solo adesso situazioni di quotidianità che un adolescente qualunque con una vita normale si ritrova a vivere prima o poi. Prima non potevo permettermi di avere problemi simili. Non c'era spazio nella mia vita per amicizie, relazioni e feste... ero troppo impegnata a "sopravivvere" agli abusi al limite della legalità dei miei genitori. Ne sono uscita lottando con unghie e denti, e ora devo cavarmela ad affrontare "la vita e i suoi problemi", che, incredibilmente, mi hanno fatta restare più stordita di quanto mi sarei mai aspettata. Spero tanto di riuscire a riacquistare l'autostima, consapevolezza e forza di volontà che avevo prima, che mi ha permesso di arrivare fino a qui nonostante i momenti disastrosi, di riuscire a rialzarmi ancora più forte di prima. Ho già intenzione di elaborare tutto con la mia psicologa... sento di poterne uscire, se mi dò il giusto tempo di vivere il dolore. Ringrazio chi è arrivato a leggere fino a qui nella speranza di non aver tralasciato alcun dettaglio di questo periodo fuori di testa. Grazie e buona serata.
Domande precedenti:
https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/traumi-psicologici/domande-psicologo/mimancalamiafamigliatossica.html
https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/problemi-relazionali/domande-psicologo/hounrapportoinsostenibileconmiamadre.html

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Come superare la nostalgia

Interrogandomi sulla mia vita e sui miei insuccessi, ho realizzato che è da quando ero bambina che ho difficoltà nei rapporti umani, di tutti i tipi, ricreativi, affettivi, di studio e di lavoro. Il disinteresse, l'ostilità, la derisione e la disapprovazione che ho spesso incontrato, non potevano essere causati da una generica sfortuna, e ho capito recentemente che la causa doveva risiedere nel mio carattere, e in particolare in una patologia. Ho fatto alcune ricerche e ho capito di soffrire di disturbo della personalità evitante, più o meno dall'età di 7 anni. Mi ritrovo in ogni sintomo: insicurezza, desiderio di rapporti umani che però fuggo o gestisco in modo maldestro da sempre, vulnerabilità alle critiche e alla disapprovazione, idea che esse siano sempre e comunque giudizi definitivi, mondo immaginario in cui rifugiarmi, immaginazione ipertrofica, ansia nei confronti di qualsiasi responsabilità, paura della vita adulta, difficoltà a essere in sintonia con le mie emozioni e a riconoscerle, infatti mi sento arida e vuota mentre chi mi conosce mi definisce eccessivamente sensibile. Attualmente la mia vita di relazione è inesistente anche a causa del corona virus, ma ne sento un desiderio tale che per viverla sfiderei tutti i rischi di rifiuto che vengono dal mio carattere. Otto anni fa la mia famiglia mi indirizzò, o meglio mi costrinse, all'insegnamento, attività che ho sempre detestato e vissuto con angosce indicibili e che ha comportato per me un'umiliazione dietro l'altra, di cui non incolpo nessuno, se non la mia inettitudine a rivestire un ruolo così importante. Per insegnare ho dovuto lasciare l'attività in cui lavoravo come impiegata con i miei parenti, dove mi sentivo protetta, sicura di me e felice, e tuttora ne provo una nostalgia che mi causa depressione, stanchezza, e rifiuto per ciò che mi circonda e che mi aspetta. Temo che fuori da lì non potrò mai più essere felice. Ora sogno per settembre un futuro tranquillo da ATA nelle scuole, come collaboratrice, ma anche come segretaria, la mia famiglia ha capito e accettato le mie difficoltà, ma io temo sempre che a settembre qualche nuovo ostacolo mi costringerà a continuare con l'insegnamento, anche se capisco che questi timori sono irrazionali non riesco a metterli da parte. Ho voglia di superare la nostalgia per quello che non posso più avere, e di ricominciare a vivere, facendo pace con i miei difetti. Sono seguita da una psichiatra e da una psicologa ma sto lottando con tutte le mie forze per uscire da questa situazione, e forse una risposta potrebbe dirmi se sono sulla strada giusta e come posso comportarmi per affrontare meglio il futuro. Grazie per avermi letta. Mraina.

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Paura della vecchiaia

Buonasera, ho 51 anni, una carriera costruita nel tempo, una figlia quasi adolescente e un marito freddo e controllato che non amo più e che accetta la nostra relazione senza sesso e affetto con la speranza che io lo accetti così senza volere cambiare nulla. Non sono capace di lasciarlo per vari motivi tra cui il non saper vivere da sola. Prima di lui ho avuto solo un'altra relazione di 8 anni. Mi vedo brutta vecchia, sono stata una donna timida e semplice ma a detta di tutti in gamba e molto intelligente.. E oltre a questo anche piacente è quindi con parecchi corteggiatori. Non ho mai avuto una grande autostima di me ma riconosco guardando le foto di qualche anno fa di aver avuto un corpo molto curato e in forma ma quello che più ha sempre colpito le persone sono stati la mia testa e la mia ironia Ancora adesso capita che per lavoro qualche giovane mi faccia delle avance, ed io mi sento ridicola e a disagio soprattutto avendo delle belle colleghe giovani intorno e non capisco come qualcuno possa accorgersi di me. Sto male, mi sento vuota e sto diventando una persona di ghiaccio esattamente come mio marito. Io però sono diversa e passionale e non so più che fare e mi sembra sempre più di essere inghiottito dallo spettro della vecchiaia e del nulla. Grazie

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Come riacquistare autostima e amore per sé stessi?

Salve, sono una ragazza di 26 anni e 5 anni fa ho perso tutta la mia autostima. 5 anni fa mi sono lasciata in maniera poco tranquilla, dopo una relazione di tre anni. Dove lui non faceva altro che decantare il suo amore per me, tre giorni dopo la rottura già amava un altra ragazza e maltrattava e insultata in maniera davvero poco carina me, così ho scoperto che ha recitato la parte del finto innamorato per 3 anni. Dopo la rottura il suo dirmele e farmele di tutti i colori è continuato per anni. Il suo modo di fare è il suo avermi sostituita dopo 3 giorni mi ha fatto subito pensare che io non valessi nulla, tanto da perdere tutta l alta autostima che io possedevo. Adesso non riesco più a stare bene con qualcuno/a, non riesco più ad essere me stessa con nessuno, anche in amicizia, con le ragazze, non riesco ad essere me stessa. Non mi riconosco e a volte non riconosco nemmeno la mia voce. Gli altri non mi piacciono, non mi sento compresa, mi sento sempre l ultima della carrozza. È come se tutti fossero meglio di me, non mi sento interessante e soprattutto io stessa non mi piaccio. A volte torno a casa è colmo la mia frustrazione mangiando, anche se non ho minimamente fame. Vorrei tanto ritornare ad essere quella che ero prima di incontrare il mio ex. Vorrei tanto riavere la mia autostima. Ma come posso fare? E aggiungo che, quando parlo con gli altri, ho difficoltà nel linguaggio, nel pronunciare le parole, le inverto, inverto le lettere, sembro dislessica, per non parlare delle parole lunghe non riesco più a pronunciarle. Questo è un problema che non ho mai avuto prima, ma penso che nasca anche dalla mia bassa autostima, è come se gli altri mi intimorissero, dato che in me si innesca il pensiero che tutti sono meglio e più interessanti di me. Scusate per lo sfogo ma, sono un po' incasinata e ne avevo veramente bisogno, spero che qualcuno mi aiuti. Buona giornata! 

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Relazioni adolescenti

Buongiorno, sono mamma di una ragazzina di 14 anni che ha frequentato la prima superiore quest'anno. Sinceramente non sapevo che categoria mettere per il contenuto perche' tra bullismo, perdita di autostima, depressione e difficoltà relazionali le avrei messe tutte.Mia figlia e' sempre stata una ragazzina solare, simpatica, amante della compagnia e delle amicizie fino alla fine della seconda media. In quell'estate, una delle ragazzine che frequentava, leader per le altre del gruppo, ha iniziato ha non includerla più nelle uscite, nelle pizzate....condizionando le altre amiche nei suoi confronti. A metà anno scolastico, mia figlia, non voleva più andare a scuola sostenendo che era sempre sola, che tutte quelle con cui cercava di parlare o di fermarsi venivano allontanate e o venivano chiamate e se ne andavano. Ha fatto un inverno in cui era sul letto o sul divano e in cui le uniche cose che faceva era scuola compiti, dormire e mangiare ( è pure aumentata di peso). Ho cercato di parlare con le mamme, chiedendo aiuto....ma alcune dicono di non essersi accorte di nulla...altre che era impossibile e che doveva essere mia figlia ad inserirsi, peccato che si organizzavano in gruppi in cui lei non c'era, o le dicevano di no per uscite, ho cercato di organizzare cose, ma con scarso risultato, mia figlia, giustamente, replicava che non doveva funzionare così.....comunque è passata anche l'estate della terza media. Purtroppo in prima superiore non è riuscita a legare con nessuno, un po' , credo, per paura di essere rifiutata. Non vuole che mi intrometta, ma vedo che e' molto triste del fatto di non aver nessuno vicino. Io non so come gestire la cosa. vedo che intorno a lei e' stata fatta terra bruciata, chi esce con lei viene automaticamente escluso e qualsiasi cosa faccia il risultato e' sempre un fallimento. Purtroppo abitiamo in un piccolo paesino dove le ragazze sono poche. io non so come esserle di aiuto. La sua autostima e' sotto i piedi.

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Come faccio a non sentirmi sbagliata?

Salve, sono una ragazza di 24 anni, nella mia vita finora ho sofferto tanto e continuo a soffrire...i miei genitori sono separati, con mio padre non ho mai avuto un buon rapporto, mentre con mia madre ho sempre avuto un rapporto abbastanza buono, e dico abbastanza poiché io caratterialmente sono molto introversa, molto chiusa... 6 anni fa ho avuto una relazione tossica di 2 anni, inizialmente stavo bene con questo ragazzo, poi lui è entrato in brutti giri e ha iniziato a picchiarmi, ho subito molte violenze fisiche e psicologiche da questa persona, e per paura non volevo lasciarlo...la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che mi ha spinto a liberarmi di lui è stata una gravidanza, io uscì incinta e decisi di abortire per salvaguardare oltre alla mia vita, anche quella di un bambino che non meritava violenze e non meritava vedere la madre subire determinate cose...mi sono sempre sentita "sporca" per questa mia scelta, e mi porto questo fardello dietro da molto tempo...da qui la mia vita è crollata a pezzi, ho avuto problemi a scuola, per riuscire a prendere un diploma ho frequentato una scuola privata, mi ero iscritta all'università alla facoltà di Archeologia, perchè sono una grande appassionata di storia romana, ma ho lasciato...ho lasciato tutto poiché mi sentivo sotto pressione, schiacciata dall'ansia, dalle paure, dai dubbi, mi sentivo la testa chiusa in un pallone senza poter respirare e non riuscivo a studiare per dare esami...da quel momento non ho più trovato una mia strada nella vita, non lavoro, gli studi li ho lasciati come ho appena detto e non so se esiste una strada per me... in più ho problemi fisici, ho problemi di irsutismo e problemi di amenorrea secondaria, che non fanno altro che continuare a distruggere la mia autostima ormai ridotta a 0, mi sento come se stessi scontando una punizione costantemente... vedo gli altri realizzarsi e la mia vita sempre ferma lì senza andare avanti, a volte sembra che il mondo giri senza di me... ho un fidanzato, un bravo ragazzo che mi ama e che amo, forse questa è l'unica cosa positiva che mi è capitata dopo tante e tante sofferenze, abbiamo intenzione di sposarci un giorno e sono molto felice quando stiamo insieme, perchè non mi sento sbagliata, mi sento importante e mi sento felice...inoltre con lui mi sono aperta, sa tutto di me e non mi sento giudicata, ormai sono 2 anni che lo considero una benedizione nella mia vita. Mentre invece nel mio nucleo familiare non mi sento accettata...mi sento la pecora nera, la delusione di famiglia...ho un fratello che studia, e una sorella che è laureata, e alle sue feste di laurea vedevo mia madre piangere ed essere orgogliosa da morire di lei, vedevo gli occhi suoi pieni di orgoglio, la guardava in un modo bellissimo, a me non mi ha mai guardata in quel modo, e per quanto possa essere brutto, devo dire che ho provato un po' d'invidia nei confronti di mia sorella in quei momenti...e poi mi sono sentita una persona cattiva...Mia madre non mi ha mai detto di essere una delusione per lei, ma io mi sento così perché lo so che lo sono...mi sento la figlia non accettata, la figlia che ha le capacità ma le ha buttate via, la figlia che poteva renderla orgogliosa e invece ha fatto solo danni, mi sento perennemente la figlia sbagliata. Ho un senso di grande angoscia, tristezza, a volte piango e non mi sento meglio come dovrebbe essere perchè penso che non riuscirò mai a rendere orgogliosa mia madre di me come lo è di mia sorella maggiore...ma effettivamente nemmeno io sono orgogliosa di me stessa e della mia vita...mi sento bloccata in una stanza buia senza via d'uscita, senza porte, senza finestre...solo io e questo senso di inferiorità che mi schiaccia...e non so come fare a sentirmi meglio poichè non so ancora cosa voglio fare nella vita, la mia unica certezza è il mio ragazzo, eppure vivo con la costante paura che possa andarsene anche lui e lasciarmi sola. Vorrei essere diversa, vorrei essere la figlia che mia madre merita e invece non lo sono...piú che un bel dono mi sento un brutto regalo accettato per forza, e questa cosa mi fa molto male e mi distrugge dentro continuamente, ogni giorno della mia vita. Mi scuso per il messaggio lungo, so che non sostituisce assolutamente una seduta psicologica, ma oltre alla situazione attuale di pandemia che non mi consente di andare a consulto, ho pensato che parlarne con un esteaneo che non mi conosce avrebbe potuto farmi sentire meglio, visto che ho sempre paura di essere giudicata. In attesa di una risposta a questo sfogo, colgo l'occasione per ringraziarvi anticipatamente e lasciarvi un saluto.

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Non riesco ad andare avanti, sono bloccata

Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni. Non so neanche da dove iniziare.. Sono iscritta alla facoltà di giurisprudenza dal 2018, ma dopo aver fatto qualche esame, nonostante siano andati bene, ho capito che quella non è la mia strada. Non è stato facile dirlo ai miei, tanto che ci ho messo quasi un anno per prendere coraggio e dirglielo, e la cosa non è stata accolta bene. In realtà è come se non avessero proprio recepito il messaggio, tanto che risulto ancora iscritta all'università, nonostante non dia alcun esame. Ho provato a cambiare facoltà, ma gli esami d'ingresso non sono andati bene, questo però non mi ha fatto perdere la voglia di studiare. È così che mi ritrovo da due anni a non fare niente, in quanto i miei non sono d'accordo sul fatto che io mi trovi un lavoro e che lasci l'università. Mi ritrovo in un limbo, seppur consapevole delle mie capacità, delle mie predisposizioni, dei miei limiti. A mettere il dito nella piaga c'è mia madre, professoressa, avvocato e chi più ne ha più ne metta, che non riesce ad accettare il fatto che sua figlia sia, in questo momento, "peggiore" degli altri (coetanei). Ho la sensazione che si vergogni di me e a volte me lo dice chiaro e tondo. Sia chiaro, io e lei non abbiamo mai avuto un bel rapporto: non mi ha mai dimostrato affetto, comprensione, sostegno, nonostante io viva per far contenta lei, cerco infatti di non recarle dispiaceri, di non deluderla. Ma proprio ora che io ho bisogno di lei, dei miei genitori, loro non ci sono, non mi supportano, non mi aiutano. L'hanno scorso ho contattato una psicologa, ma nel momento in cui lei riteneva ci fosse il bisogno di integrare anche i miei genitori nelle sedute, di cui loro erano all'oscuro, io ho mollato tutto. Io so quello di cui sono capace e so anche di non essere una scansafatiche come dice mia madre: mi affascina tutto ciò che è diverso da me, ho una grande passione per il mondo della cosmesi, adoro i bambini, gli animali, mi faccio in quattro per aiutare gli altri, ma non riesco a concretizzare tutto ciò. Inoltre, questi continuo sminuirmi mi sta facendo perdere la passione, sento che mi sto spegnendo piano piano. Sento di avere un peso che mi trascino, diventare sempre più grande..

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Perche?

Salve Sono un ragazzo di 36senza nessuno problema socialmente rilevante ..buona famiglia buon stipendio e lavoro stimolante. Non so capire attraverso un analisi interiore perché sopratutto dopo una delusione da un rifiuto o anche senza visualizzi sopratutto quando sono solo al buio ascoltando musica il mio riscatto da qualcosa o qualcuno.... Ho il bisogno e mi piace sapere di essere solo contro tutto e tutti e vedermi trionfante... Viene fuori un grande senso di orgoglio e dimostrarmi superiore sopratutto immaginarlo attraverso la mia disciplina sportiva preferita il calcio che ormai nn pratico. Vedere la folla inneggiare alle mie gesta sopratutto visualizzo tutte le persone io penso mi abbiano sottovalutato Grazie

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