Autostima
Dott.ssa Maria Alecci

Lara

Lara era stata abbandonata nei primi anni di vita, vissuta in un orfanotrofio, era stata adottata molto presto. La sua diversità era palpabile, lo sguardo sfuggente, incapace a stare ferma, ...

23 Giugno 2020

Autostima
Dott. Marco Rossi

L'autostima sessuale

La difficoltà nel vivere accanto ad un uomo molto affascinante dipende solo ed unicamente dalla scarsa autostima, poiché la gelosia e l’insicurezza possono diventare più ...

24 Giugno 2020

Domande e risposte

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Come aiutare mio figlio un po' speciale ad integrarsi

Salve, sono la mamma di un bambino di 12 anni che quest’anno ha iniziato la prima media. Lui è certificato legge 104, art. 3, comma 1, ha un disturbo evolutivo specifico misto. Premetto che ha iniziato a parlare e comunicare all’età di 7 anni circa. Ha iniziato a masticare intorno agli 8 anni (prima mangiava tutto frullato, anche a scuola). E’ seguito dalla NPI competente da quando aveva 3 anni. Inizialmente si pensava ad uno spettro autistico, ne aveva tutte le caratteristiche fondamentali, quali mancanza di comunicazione e interazione con l’esterno, modalità stereotipate di gioco, piccole ossessioni sulla disposizione degli oggetti nel suo ambiente, rabbia e aggressività difficili da contenere, non parlava, non indicava, mangiava solo frullato e solo alimenti di colore arancio. Col passare degli anni è migliorato tantissimo. Escluso l’autismo e seguito con tutte le terapie del caso, ha fatto una sorta di balzo intorno ai 7/8 anni. Come se di colpo si fosse svegliato, si fosse guardato attorno e si fosse accorto che c’era un mondo. Ha cominciato a parlare, ad interagire, a farsi comprendere, a seguire le regoli della socialità, a masticare ecc… Ha frequentato un anno in più d’asilo e alla primaria se l’è cavata bene. Scrive legge, ovviamente in modo assolutamente inadeguato per l’età, però sono state enormi conquiste. Ha sempre avuto sia sostegno che assistente per l’intera copertura dell’orario scolastico. Solo gli ultimi due ani di primaria è stato lasciato senza insegnanti di sostegno durante le ore di mensa, in quanto non era più necessario. Insomma oggi è un piccolo ometto di 12 anni, rispettoso delle regole, sia in casa che a scuola, senza più le rigidità che aveva anni prima verso qualsiasi cambiamento. Fa le operazioni, legge un testo comprendendolo, non ha mai fatto verifiche o prove differenziate riuscendo a star al passo con la classe. E si è integrato benissimo con i suoi compagni. Pur non essendo mai stato invitato alle varie festine di compleanno, o non avendo fatto uscite da solo con amichetti (che non si proponevano), si sentiva parte di qualcosa nella sua classe. Si sentiva a suo agio, accettato da sé e dagli altri. Ora ha iniziato la secondaria di primo grado denoto delle difficoltà, sia didattiche che relazionali già dopo una settimana di scuola. Ha ancora il sostengo e l’assistente ed è coperto 27 ore su 30 totali a settimana. Per quel poco che è stato fatto in classe vedo che gli viene preparato del materiale ad hoc. Stessi argomenti della classe ma semplificati. Lui fa lezione in classe, con i compagni e l’insegnante, ovviamente affiancato dalla sua professoressa “speciale”. Il problema nasce da tante insicurezze che ha, rispetto alla classe fatta da compagni nuovi che non lo conoscono (purtroppo la scola è in un altro paese rispetto alla precedente scuola elementare) e rispetto alla consapevolezza delle sue difficoltà. Sta sempre da solo. Durante la ricreazione non socializza. Mentre attende che aprano il cancello al mattino non socializza. E in classe, quando non ha il sostegno e l’insegnante di classe detta qualcosa o si svolge un esercizio di gruppo, lui fatica a stare al passo, anche nello scrivere tutte le informazioni. Lui legge ancora sillabando, scrive lento e con molti errori, ha una grafia pessima e nei calcoli a mente siamo ancora molto indietro. Tutto questo lo porta ad avere tempi diversi da quelli richiesti. Lui si vergogna ad alzare la mano per far presente che rimasto indietro o che non ha capito o che non ha finito di copiare ecc… Teme di essere deriso dai compagni. A volte piange al solo pensiero. Vorrei aiutarlo di più, ma non so bene in che modo. Io cerco di infondergli autostima ma non è semplice quando il confronto esce dalle mura della famiglia. Il mondo è più veloce, più schietto, più competitivo e più crudele. Come posso fare per cercare di farlo sentire più sicuro anche in altri ambienti, come a scuola? Alle maestre ne ho parlato, ho anche chiesto di premurarsi di chiedergli di tanto in tanto se andasse tutto bene, se riuscisse a fare questo o quello, così che si sentisse meno in imbarazzo a chiedere aiuto nel caso. Questo sempre quando non ha il sostegno a fianco ovviamente. Ma insomma, non so nemmeno io bene come muovermi. Vorrei anche farmi avanti con qualche compagno, per cercare di farlo socializzare, magari chiedere di uscire per un gelato con lui… Vorrei dei consigli.

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Bimba di 7 anni che odia fare i compiti

Sono la mamma di una bambina di 7 anni che da domani inizierà la seconda elementare. Nel corso del primo anno, fin dai primi giorni si è mostrata insofferente verso la scuola. Si distraeva facilmente e tornava spesso a casa con note del tipo: M. non ha finito il compito assegnato, ho dovuto finire io (insegnante), M. ha finito per ultima...etc. Ovviamente ho trovato la cosa profondamente umiliante e sono abbastanza sicura che questo abbia distrutto la sua autostima. Quando tornava a casa con bei voti alla fine confessava di aver copiato dalla sua amichetta (sono solo due femminucce in classe, l'altra bimba è particolarmente brava e brillante). A casa abbiamo cercato di recuperare non pressandola sui compiti e cercando di sostenerla e incoraggiarla ma non è facile aiutarla. E' una bambina molto vispa e vivace , molto fantasiosa (racconta spesso storie) ed e' anche molto ironica, al tempo spesso però è irascibile, a volte scontrosa e quando si tratta di fare i compiti diventa una pena per tutti in famiglia perchè comincia a urlare che non li vuole fare, che i compiti fanno schifo e che non servono a niente. Dopo molto tempo si calma e si mette a farli ma deve essere sempre aiutata da qualcuno, perde molto facilmente la concentrazione e si applica veramente poco. L'abbiamo anche portata da una logopedista che ci ha detto che la bambina è molto insicura ed ha paura di sbagliare. Vorrei capire come dobbiamo fare per aiutarla e fare in modo che si faccia aiutare. Infine aggiungo che in classe è accaduto un episodio a mio avviso molto grave da parte di una maestra che le ha dato uno scappellotto perché non riusciva a comprendere quanto spiegato ( a dire della maestra spiegato moltevolte)Purtroppo l'episodio è stata confermato dalla stessa maestra che si è poi scusata....attendo fiduciosa vostre considerazioni soprattutto capire se è il caso di approfondire la cosa con un esperto. Grazie

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Dipendenza sentimentale? Autostima nulla?

Buongiorno a tutti, Dopo 30 anni di relazione e due figli, un paio di anni fa mio marito mi ha rivelato di avermi tradito ripetutamente... Rivelazione avvenuta tra le righe ma ugualmente drammatica. Dal dolore realmente sentivo male al cuore. Nonostante le mie richieste non ha mai voluto chiarire le cose.. Sul perché e sul percome.. Nemmeno quante volte o quando... Lui.. Ho capito poi... Voleva che lo lasciassi... Io invece sono cambiata... Sono diventata ciò che voleva... Ed è stato bello... Lui si è ri innamorato di me.. Intanto ho iniziato a tradirlo e lui l'ha saputo.... Non da me ma controllando il mio telefono. Siamo ancora insieme, facciamo, dalla sua rivelazione, sesso.. O amore?... Quasi tutti i giorni... Ci cerchiamo... Ci coccoliamo. Il punto è che purtroppo io e forse anche lui sappiamo che la nostra relazione non ha più senso... Io non mi fido assolutamente, e non posso pensare di proseguire una vita con lui, dopo che per una vita mi ha preso in giro.... Ha finto amore e rispetto dove non ve ne era ombra.. Il lavoro gli permetteva grande libertà e molte occasioni. Inoltre è anche un uomo piacente che ama mettersi in mostra... Ovviamente è un abile bugiardo... Controllando, ho scoperto anche che fa un uso smodato di pornografia... Ha mentito e negato anche l'innegabile. Come può una persona accettare tutto questo? Quando sono sola, sono convinta... Lo lascio.. Basta. Appena lo vedo desidero solo abbracciarlo e stare con lui.... Aiuto... Sono estremamente confusa ed in grande difficoltà. Grazie a chi saprà aiutarmi... Anche se sono conscia che l'aiuto del quale necessito non si possa limitare ad una "letterina"...

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Procrastinazione

Salve, sono una ragazza di 21 anni e studio all'università. Il mio percorso universitario è tutt'altro che lineare, ho cambiato facoltà infatti dopo due anni che avevo iniziato il mio percorso di studi. Diciamo che non sono mai stata una grande studiosa, ma quando mi ci mettevo mi bastava davvero poco per arrivare ad ottimi risultati. Ho cambiato facoltà perchè non mi piaceva, ho capito che volevo dimostrare di diventare qualcosa che non sono, in particolare a mia madre, ho intrapreso infatti il suo stesso percorso di studi convinta che fosse la mia strada, nonostante sapessi già in cuor mio che non lo era. Ora ho cambiato, ma non sono comunque soddisfatta della mia scelta, diciamo che è stato più che altro un ripiego, essendo questa nuova facoltà vicino casa, più breve e forse un po' più vicina alla mia propensione verso le materie tecnico-matematiche. Ho un grande problema però: non supero gli esami e quelli che supero è per merito di questa mia propensione verso le materie più pratiche. Per il resto, ed è una cosa che ho notato anche e soprattutto nelle materie della facoltà precedente (prettamente teoriche) procrastino alla grande, nonostante conosca bene le conseguenze, sia sul piano emotivo (mio e dei miei genitori), sia universitario perchè rischio di non passare al secondo anno. Non so perchè lo faccio, è come se mi autosabotassi, ma non capisco se è per paura o se sia un modo più subdolo di ribellarmi. Ho tante idee per il mio futuro, ho una grande passione per il make-up, che però non riesco a coltivare a causa di mia madre che la sminuisce, attribuendole nomignoli come "maquillage, visage, trucco e parrucco, pittura". Non mi ha mai sostenuta in questa cosa, neanche quando ha visto dei risultati, infatti quando ho iniziato a coltivare questa passione ho collaborato con aziende cosmetiche anche molto conosciute. Poi ho dovuto smettere, per l'eccessiva pressione che sentivo da parte sua, mi ha smontato qualsiasi aspettativa, sogno. Io sono disposta a continuare gli studi e voglio finirli perchè capisco e sò che al giorno d'oggi un titolo di studio serve, ma così, passando le mie giornate a procrastinare non vado da nessuna parte e il fatto di non poter fare altro oltre l'università, che sia lavoricchiare, coltivare una passione, fare sport perchè mia madre attuerebbe questa pressione continua su di me, mi blocca. Vorrei tanto iniziare un percorso terapeutico con un professionista, ma non ho le possibilità economiche per farlo da sola e mia madre ha già espresso la sua contrarietà sulla cosa. Vorrei trovare il coraggio di uscire da questa situazione, per riprendermi almeno un po' di quello che ero prima.

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Autostima azzerata

Buonasera, anni fa ho conosciuto un ragazzo, da subito c'è stata attrazione, complicità e chimica. L'ho respinto plurime volte perché, sia a livello estetico, sia per il suo background culturale, non sembrava la persona adatta a me. Piano piano ha iniziato a "scavarmi" dentro e, alla fine, ho iniziato a provare qualcosa. Era tutto perfetto, c'erano grandi frasi, come: "sei la donna della mia vita" e continue attenzioni. Nel momento in cui io ho iniziato a manifestare ciò che provavo si è allontanato. Sono iniziati i tira e molla e da quando ero la donna perfetta, ha iniziato a sottolineare tutti i miei difetti: "forse dovresti fare due squat", "che polpacci che hai", " sei brutta struccata". E' stata una montagna russa, un tira e molla, "tra limbo e amore", come diceva lui. Ogni volta che tornava da me lo accoglievo, perché lo amavo e pensavo che tutto fosse diverso, invece nulla è cambiato. Siamo arrivati a scene di aggressività estrema, ci siamo gridati le peggiori cose dietro.. ma da questa storia ne sono uscita con le ossa rotte, e già la mia autostima che era molto bassa è arrivata sotto zero. Le sue continue offese hanno innescato meccanismi che mi hanno portata a perdere repentinamente peso, ad essere ossessionata dal mio aspetto fisico, a pensare in continuazione a come potessi apparire agli altri, e tutto ciò che riempiva il mio ego erano i continui complimenti delle persone che mi circondano. Sono consapevole di essere una ragazza che può piacere, ma c'è tanta insicurezza in me. Questa persona mi ha ferita, mi ha distrutta, ha scardinato tutte le mie certezze, ha trovato terreno fertile, mi ha manipolata e fatta cadere nel suo tranello. Che lui sia un narcisista, parola molto in voga, è indubbio. Vorrei capire però perché sono attratta da una persona del genere, forse c'è in me la stessa componente narcisistica, ed essendomi scontrata con una persona del genere, avrei voluto a tutti i costi che lui si innamorasse di me. Abbiamo innescato un meccanismo di "gioco di potere", dove io ne sono uscita "sconfitta", perché ho sempre ceduto, anche quando i suoi comportamenti non erano giustificabili. Ho paura che ci sia questa componente nella mia personalità e vorrei credere davvero in me stessa e non svalutarmi sempre, e soprattutto non permettere mai più a nessuno di farlo. Consigli? Vorrei andare in terapia, ma purtroppo non posso permettermelo economicamente, perché vivendo da sola ho troppe spese che molte volte riesco a stento ad ammortizzare.

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Non so cosa fare nella vita e come uscire dalla mia situazione

Salve, sono una ragazza di 18 anni, mi sono diplomata e non so cosa vorrei fare nella vita. Mia mamma vuole che io vada all'università ma io non sono così convinta anche perché per me una facoltà vale l'altra, inoltre non ho particolari passioni e ho paura, una volta scelto, di stancarmi e di voler cambiare studi perdendo tempo. Inoltre vorrei iniziare a lavorare e diventare più indipendente ma ho l'impressione di non riuscire a fare niente senza il supporto di mia mamma e di non essere in grado di prendere decisioni importanti da sola. Inoltre sono molto timida e introversa, ho pochissimi amici (solo 2 amiche di infanzia, con cui non mi sento spesso) e sono convinta di aver qualcosa di strano, di essere immatura, annoiare le persone e non sapere come comportarmi nelle situazioni sociali (anche in famiglia). Ringrazio eventualmente per le risposte e i consigli.

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Abulia e senso di incompatibilità con la vita.

Salve, ho 35 anni e sono in cura farmacologica da 4 anni per doc e bipolarismo, inoltre da qualche mese ho intrapreso un percorso di psicoterapia. Mi rivolgo a voi perché, nonostante l’assunzione di molti farmaci che, ahimè, causano stanchezza e note volte aumento ponderale (20 kg in 4 anni), sento una costante inadeguatezza alla vita, non trovo soddisfazione nonostante qualche successo professionale ci sia e abbia una moglie e due figli meravigliosi. Ho tutto quello che voglio, tuttavia continuo a pensare di farla finita, e più vado avanti più questo pensiero diventa assillante. Inoltre qualsiasi scelta io faccia, dopo poco diventa oggetto di ripensamenti e forte pentimento da parte mia, con rimpianti che porto avanti anche per anni. Il continuo pensare mi sfianca, divento abulico e sto buttando via tanto tempo e tante occasioni di socialità.

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Difficoltà relazionali e senso di inadeguatezza

Salve, ringrazio già per l'aiuto. Sono una ragazza di 19 e già dal titolo si può ben capire che i miei problemi hanno origine da una mia difficoltà nell'instaurare relazioni significative. In amicizia ho notato che tendo ad avvicinarmi a persone più isolate, probabilmente perché mi sento meno giudicata. Tuttavia, mantengo il rapporto sempre in maniera più o meno superficiale. Non ho difficoltà a parlare di cose abbastanza importanti e personali, ma è più l'impegno che si deve mettere in qualsiasi tipo di rapporto che mi appare difficile e faticoso. Per questo, quando le cose tendono a farsi più serie, tendo ad isolarmi ed a isolare, quasi come se fosse una manifestazione di libertà. Inoltre, tendo a non dimostrare affetto o ad accettarlo. Mi si contorce lo stomaco quando qualcuno mi volge un complimento o apprezza la nostra amicizia con parole o gesti. Nella mia testa viene letto quasi come una farsa con secondi fini. E per questo motivo anch'io tendo a non dimostrare affetto nei confronti degli altri. Questo mio comportamento tormentoso mi ha portata a non aver mai avuto relazioni sentimentali. Difatti, pur desiderando spesso una relazione, o comunque di fare esperienza, sono riluttante nell'intraprenderne una quando ne ho l'opportunità. Sento una lieve ansia quando vengo approcciata da qualcuno perché so di non saper gestire la situazione, e perché l'affetto dimostratomi appare forzato. Quindi, dopo una serie di tentativi di corteggiamento, finisco col allontanarmi. Da una parte mi sento un po' abbattuta, dall'altra trovo conforto nello stare da sola, cosa a cui sono abituata e mi risulta piacevole. La mia paura più grande è rimanere bloccata in questo circolo vizioso di incertezza e inadeguatezza e risvegliarmi tra 10 anni in una vita di rimpianti e occasioni mancate. Sento che mi sto sbloccando pian piano, ma provo ancora molta inadeguatezza nell'area affettiva. Ps. La causa di questi miei malesseri credo sia sicuramente la mancanza di comunicazione e attaccamento che ormai provo in famiglia da quando avevo 10 anni. La soluzione credo possa essere l'esperienza e uscire dalla mia zona di comfort, tuttavia ho difficoltà proprio nel trovare lo slancio per buttarmi e nel mentre essere sicura in me stessa. Attendo vostri suggerimenti, grazie ancora per la disponibilità!

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