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Domande e risposte

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Ho paura del giudizio altrui

Sono una donna di quasi 40 anni, con un buon lavoro e molto carina, ma mi sento sempre inadatta, non ho un compagno, ho amici ma mi sento spesso sola, ho poca autostima, nonostante so di ricoprire un buon ruolo e di esserci arrivata solo con le mie forze, è come se non mi sentissi stimata da nessuno, a partire dai miei familiari, e anche a lavoro ho sempre paura di espormi e di fare qualsiasi cosa, di dire la mia opinione, è come se mi sentissi sempre giudicata. Non so da quando è iniziato tutto ciò, sono stata sempre un po timida, ma poi negli anni è molto aumentata la cosa.

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Bassa autostima

Salve sono una mamma di un ragazzo di 13 anni, il problema di mio figlio e che vedo nonostante il passare degli anni non socializza con i suoi amici (scuola, sport).Premetto che è sempre stato caratterialmente introverso, ma con il crescere non ci sono stati grandi cambiamenti, anche con gli amici che conosce da anni è sempre restio nel parlare o dire la sua opinione, è molto raro che ha voglia di uscire, o di andare a casa degli amici ( piuttosto preferisce che vengono loro a casa sua), nel tempo ha già fatto poche sedute da psicologo (dove hanno riscontrato bassa autostima) ma l'altro problema e che non è voluto più andarci, quindi ad oggi pur cercando altri modi x aiutarlo mi trovo con le mani legate, a casa lo sproniamo interagendo con lui ma contemporaneamente rispettando i suoi momenti di silenzio, cosa posso fare altro? aggiungo che ho cercato di creargli momenti di socializzazione (cene con amici, pomeriggi a casa con gli amici) ma ora mi sono imposta che non è questo il modo, e di far in maniera che sia lui stesso a decidere come organizzare il suo tempo libero, dove sbaglio?

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Piango tutte, o quasi tutte le notti, e non so come smettere

È da molto tempo ormai che spesso di notte piango per varie ragioni, infatti di notte iniziò a pensare cose spiacevoli su me stessa e non ho nessuno con cui voglia parlarne. Per esempio l’aspetto fisico, sono abbastanza in carne, e nonostante ci provi a mettermi in forma non riesco a fare a meno di ingozzarmi di cibo fuori orario dei pasti o a fare attività fisica. Molto spesso sono sola e non esco perché ho ansia di incontrare ragazzi o ragazze più o meno della mia età e non so come affrontare questa cosa. Come faccio a smettere e superare tutto?

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Come posso vivere serena, senza essere condizionata dal giudizio di mia madre?

Ho una madre che da sempre condiziona la mia vita e che, anche a distanza di 40 km (non vivendo da circa 8 anni vicino a lei), adotta semplici ma efficaci e sistematici metodi di disapprovazione, umiliazione e mortificazione rispetto alla mia vita e alle mie scelte, in grado piano piano di distruggermi dentro, specie in momenti come questo in cui sono anche stanca per motivi di lavoro e di impegni di altro genere. Non è possibile mettere in discussione nessuna delle sue posizioni poiché, dal basso della sua povertà culturale e spirituale, prima mi sfida con comportamenti intimidatori, poi facendomi sentire in colpa e rinfacciandomi tutto quel che lei e mio padre hanno fatto per me, poi minacciando di scomparire facendola finita (la minaccia del suicidio la sento da quando sono bambina). Potrei scrivere un libro di cose sgradevoli che ho subito, specie da quando ho deciso di separarmi e di stare con un uomo già padre di due figli, ma siccome vorrei essere razionale e positiva, e soprattutto vorrei vivere serenamente godendo di tutto il bene che ho nel resto della mia vita, vi chiedo un aiuto per individuare quale percorso seguire e quali azioni usare per levarmi di dosso questo invalidante bisogno di sua approvazione.

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La mia autostima è a terra e non so perché

Buonasera. Questa è la terza "lettera" che scrivo sul sito. Nella prima descrivevo ampiamente l'ambiente tossico in cui vivevo assieme ai miei genitori e di come volessi andarmene. Nella seconda invece, ero riuscita, appunto, ad andarmene a vivere da sola ma ero infelice, senza capire il perché. Fortunatamente sono riuscita a risolvere il problema della seconda lettera, e l'ambiente in cui vivo adesso mi piace e mi fa sentire al sicuro, giorno dopo giorno mi ci affeziono sempre di più. Voglio fare una precisazione prima di proseguire. Ingenuamente quando mi sono iscritta al sito ho mentito riguardante la mia età per paura che essendo "troppo piccola" nessuno mi avrebbe creduta. Ho 19 anni appena compiuti al momento e nella prima lettera ne avevo 17, non 19, come appunto scrissi. Perciò al momento non ne ho 21 come molti credevano. Tengo a specificare la giusta età per il problema che sto avendo adesso. Seconda precisazione: sono seguita da una psicologa da quasi tre anni (siccome mi è stato chiesto), ma quando mi sento particolarmente disperata tendo a cercare conforto anche qui. Comunque da quando sono qui, in questa nuova casa, (non quella descritta nella precedente lettera dal momento che mi sono trasferita in un posto più confortevole) mi sono successe solo cose belle. I miei amici mi hanno aiutata durante il trasferimento, mi hanno fatto delle sorprese, siamo usciti spesso e mi hanno anche aiutata a inaugurare la "nuova casa" con una festicciola. E ho anche conosciuto un ragazzo, che è poi diventato il mio fidanzato. E da questo ragazzo, A., ho conosciuto molte altre persone che sono poi diventate anche loro mie amiche. La mia vita sembrava non poter essere più bella. Avevo una casa splendida, tanti amici, tante feste e addirittura un fidanzato in apparenza rispettoso, dolce, amorevole e che condivideva i miei stessi principi! Mi sentivo al settimo cielo. Mai mi sarei immaginata una cosa del genere dato lo stile di vita che tenevo prima, basato sull'abuso, il terrore e i giochi di potere. E ora che finalmente mi ero allontanata da quell'ambiente la mia personalità, la mia essenza, quel mio vero, bellissimo io era uscito dalla bolla e attirava a sé solo cose belle e persone sane e giuste. Gli inviti hanno cominciato ad aumentare, i follower su Instagram anche e con A. che fino a quel momento non aveva mai avuto una relazione seria con nessuno, stavo sperimentando il "primo tutto"... avevo avuto una fidanzata (L.) in passato che non mi aveva trattata affatto bene e con la quale ero stata in una relazione pesantemente tossica per otto mesi. A. a confronto era un angelo sceso dal Paradiso. Premuroso, attento, dolce... io lo consideravo un'anima buona già solo per il semplice fatto che mi rispondesse ai messaggi senza ignorarmi per settimane come faceva L. Insomma, mi rendo conto solo adesso che il comportamento di A. inizialmente fosse abbastanza normale, il minimo necessario richiesto da chiunque per essere una persona decente. (Atteggiamento che poi è mutato in tutt'altro che decente...) Ma appunto, è una cosa di cui mi rendo conto adesso. Al tempo lui mi parve un Santo, rispetto allo standard in cui vivevo prima. Che dire, oltre ad A. assaggiai per la prima volta l'alcol e scoprii che mi piaceva... e tanto! E allora sono aumentate le feste con A. e i suoi amici. E sono aumentati i follower su Instagram. E sono aumentati i post sotto i quali venivo continuamente taggata. E sono aumentati gli apprezzamenti e gli inviti fuori e i complimenti. E sono anche aumentate le bevute e i giochini alcolici... con A. nel frattempo ho avuto le mie prime esperienze sessuali e una settimana fa circa proprio la mia prima vera volta. E questo dopo quanto, un mese di conoscenza? Mi sono sentita speciale, considerata, AMATA. Tutto ciò che non ero mai stata prima da parte dei miei genitori. Amata perché A. mi disse che ero fantastica, bellissima, intraprendente, geniale e tanti altri complimenti... Ebbi le lacrime agli occhi quando mi disse tutte queste cose. Aveva sempre detto di voler aspettare la ragazza giusta per la sua prima volta e l'ha avuta con me in effetti. Mi sentivo davvero, davvero speciale. Tutte queste belle cose io le meritavo finalmente, dopo tutto quel che mi era successo. Sentivo di aver raggiunto quella luce in fondo al tunnel che cercavo di raggiungere disperatamente da anni, sentivo di averla raggiunta dopo essere scampata dalle grinfie di mia madre. Che solo cose belle mi avrebbero attesa d'ora in poi. Ma ecco hanno cominciato ad esserci i primi problemi. A. ed io non avevamo poi tutte queste grandi conversazioni... io non provavo veri sentimenti per lui e neanche lui per me. Lo so perché sin dal nostro primo bacio non provai nulla di neanche remotamente simile a ciò che provai con L. Rimasi con lui perché era bello, affascinante e premuroso. Ho provato a dare la colpa a me stessa per i sentimenti che non provavo, a dirmi che se non sentivo di amarlo era sicuramente perché ero troppo immersa nel vecchio mindset tossico che avevo con L. E allora ho fatto la cosa più naturale che mi venisse da fare. Autocostringermi ad amarlo. Perché lui era quello giusto, punto e basta, perché mi trattava bene e non potevo lasciarmelo scappare proprio ora che qualcuno mi trattava con rispetto, no? Ma questo sentimento è diventato col tempo una dipendenza. Ho cominciato a dare un'importanza esagerata alle sue opinioni e parole. Ho cominciato a chiedergli sempre rassicurazioni che non poteva darmi non amandomi realmente. E le delusioni andavano sempre più ad aumentare, ogni qualvolta che lui non riusciva a soddisfare i miei bisogni. Nel frattempo andavo a sempre più feste, con sempre più persone e bevevo sempre più alcol. Ingenuamente mi son detta che se avessi esagerato con il bere A. mi avrebbe fermata essendo lui il mio fidanzato (se non fosse che il primo ubriacone fosse proprio lui...) Nel mentre il mio rapporto con A. vacillava io ho cominciato a chiedere pareri a tutti i miei amici, tutti. Ma ogni cosa che mi veniva detta, non so perché, ho cominciato a prenderla come verità assoluta, attribuendo loro un'importanza che prima non avevo mai conferito tanto a nessuno se non L. essendo fermamente convinta delle mie idee. Nel frattempo ho cominciato a bere sempre di più. Tutti i giorni, tra un conato di vomito e l'altro. Ho cominciato a dimenticare le cose, i giorni della settimana, a perdere letteralmente il controllo delle mie emozioni (cambiavo umore più volte anche nel giro di poche ore, es. accadeva qualcosa di bello ed ero così felice ed euforica che mi sentivo scoppiare il cuore in petto; o accadeva qualcosa che mi faceva arrabbiare e sfasciavo casa mia; accadeva qualcosa di triste e piangevo disperatamente per ore), non avevo alcun senso inibitorio e cominciavo a parlare del mio stato d'animo a chiunque, anche persone che avevo conosciuto appena. E in tutto questo A. era la persona a cui mi sono più affidata in questo corri corri che avevo nella testa. (Ho addirittura sospettato di essere borderline o ADHD dal momento che questo stato d'animo non si è placato per settimane). Più andavano avanti i giorni peggio era... ho cominciato a dubitare della fedeltà dei miei amici, delle loro parole e gesti. Ho cominciato a prendermela con loro e covare vendetta nei loro confronti non appena smettevano di prestarmi attenzione per anche pochissimo tempo, o se mi facevano qualche piccolo torto... lì è partito un periodo di estrema rabbia e risentimento in cui ho cominciato a disprezzare anche quella "vecchia me" delle due precedenti lettere. Ho cominciato a sentirmi superiore. Quella "vecchia me" non aveva tutti questi amici, il fidanzato, i follower, le attenzioni, gli inviti alle feste. Era una sfigata che non aveva neanche mai assaggiato un po' d'alcol prima d'ora. Ho raggiunto il culmine quando completamente ubriaca ho avuto una crisi di onnipotenza in cui me la sono presa molto con una mia amica, (che aveva notato questo cambiamento in me) ritenendola patetica e inferiore a me. Patetica e inferiore proprio come la "vecchia me" che non aveva NIENTE rispetto a questa nuova versione che poteva dire veramente di avere TUTTO. Ormai tra follower, dirette, post, alcol e visibilità, solo fare bella figura contava per me. Le feste hanno cominciato ad essere un dovere. Le uscite una competizione. Gli amici dei numeri. E io dovevo VINCERE a tutti i costi. Dovevo superare i miei amici, A. ed L. Soprattutto L. perché lei aveva conosciuto quella "vecchia me" così dolce e indifesa. Dovevo dimostrare a tutti il potere che avevo, quanto fossi invincibile ormai. Dovevo farmi INVIDIARE da tutti. Per dimostrare a me stessa, no anzi, a quella vocina interiore che sarebbe mia madre, quanto lei si fosse SBAGLIATA sul mio conto. Questo voler gareggiare mi ha sottoposto a un tale stress che ho cominciato letteralmente ad avere piccole allucinazioni, dovute, penso, anche all'alcol. Ho preteso da me stessa di essere il completo opposto di ciò che ero prima. Popolare, spietata e crudele. Ho voluto cominciare a fare del male ad A. e i miei amici verbalmente, a punirli e umiliarli se mi recavano anche solo un minimo torto. Ma non pensate che loro fossero dei santi ed io abbia torto al 100%... questi erano tutti segnali della mia mente e del mio corpo per farmi capire che c'era qualcosa che non andava se sentivo così tanto il bisogno di difendermi da loro nello specifico e non da altre persone. La settimana scorsa circa, con la mia psicologa, ho accolto questa rabbia come un "attacco gli altri prima che loro attacchino me" per, penso, una enorme, profonda e morbosa paura di perdere tutte queste belle cose proprio ora che erano entrate nella mia vita. Perciò ho placato questa rabbia, aprendomi e cosa è successo... che A. se prima mi maltrattava senza che io me ne accorgessi, ha cominciato a farlo in maniera ancora più evidente stavolta. Ignorandomi e umiliandomi davanti ai suoi amici (cosa che faceva anche prima ma di cui non mi rendevo conto a causa dell'alcol... basta vedere dei vecchi video salvati sul telefono per rendersi conto di quanto la nostra relazione fosse più tossica di quanto io volessi credere), paragonandomi alle altre ragazze, ritenendo loro migliori di me, confessandomi ogni tanto che alcune cose che mi diceva erano per gentilezza se non per il vero e proprio scopo di avere rapporti sessuali con me e basta. E poi, quattro giorni fa circa, è esploso in una sfuriata pazzesca, ammettendo di aver provato a stare in una relazione con me ma di non sopportarmi, che per tutto il tempo ha sempre e solo voluto il sesso da me e ha detto le famose parole... "sei patetica". Ha detto era patetico quando gli scrivevo che mi mancava, quando mi sono aperta a lui, quando gli ho fatto delle confidenze sulla mia famiglia, perché lui durante tutto ciò ha confessato di star letteralmente FINGENDO con me. Anzi, ha detto che era interessato a me proprio durante il periodo in cui mi mostravo disinteressata a lui (ovvero quando ho avuto quel momento di rabbia in cui stavo maltrattando tutti e tutti) e di aver perso LUI interesse in ME non appena ho cominciato a trattarlo bene. Sapevo che questo rapporto non sarebbe durato. Da fidanzato gli ho chiesto se restavamo amici... da amici a scopamici... qualcosa di sempre più infimo. Ma non importava quale tipo di rapporto avessimo, lui provava sempre fastidio attorno a me e dopo un po' era difficile nasconderlo. Ha detto che se mi fossi comportata diversamente forse ora saremmo DAVVERO fidanzati e gli piacerei sul serio. Ha scaricato la colpa su di me dopo aver ammesso di non averci provato neanche un po' a far funzionare la nostra relazione, ammesso di aver mentito per raggiungere un solo scopo, di avermi usata, illusa e calpestata subito dopo, senza rimorso alcuno. E la mia reazione di fronte a tutto questo? Dopo settimane di umiliazioni pubbliche, frecciatine, parole ignorate? Gli ho detto che quando mi urla contro lo trovo sexy. Lui mi ha risposto "se lo dici tu" con una faccia che diceva "questo SÌ che è patetico". Non so perché ho risposto così, l'ho letteralmente scongiurato di restare con me se non per la mia personalità, almeno per il mio corpo. Neanche quello gli stava più piacendo dopo un po'. Aveva smesso completamente di toccarmi andando dietro alle altre, davanti ai miei stessi occhi. L'ho mandato a fanculo in chat qualche ora più tardi, che lui stava già dormendo... da allora non l'ho più sentito. Tutti gli amici, le attenzioni, feste, follower... spariti. Proprio come lui che da allora non si è mai più fatto risentire. Il castello di carte che mi ero costruita con tanta precisione e strategia, quello "status sociale perfetto", quella popolarità che avevo tanto bramato... tutto sparito in un soffio. Perché non essendo più la "ragazza di A." io non sono più NESSUNO per i suoi amici. Sono sempre e solo stata l'accessorio di A. Proprio come in passato ero l'accessorio di L. anche se in maniera più pensate. Ed io mi sento una perdente totale. Patetica, inutile, ridicola, proprio come ha detto lui. Mi guardo allo specchio e persino fisicamente mi faccio schifo. (Prima avevo un OTTIMO rapporto col mio corpo ma da quando mi ha tratta così è come fosse sparito). Il mio atteggiamento con gli amici è completamente cambiato. Mi sottometto a loro, gli dò ragione anche se subisco un torto, mi scuso più e più volte, chiedo perdono, mi affido a loro per qualsiasi cosa senza più nemmeno preoccuparmi della mia dignità. Nella mia testa è un continuo disprezzarmi, dare sfogo alle parole di mia madre "avevo ragione, hai perso tutti, non piaci a nessuno, vergognati di te stessa, te l'avevo detto!" Non ho mai ragionato con la mia testa in questo periodo e lo so anche il perché. Ritenevo la mia opinione su faccende che solo io posso conoscere pienamente INFERIORE rispetto a quella degli altri. Il motivo? Non lo so. Da quando A. ha dato conferma alle mie più profonde insicurezze concordando con me sul fatto che sono patetica mi sento morta, vuota e senza vita. Tradita. Da lui, i suoi amici e l'intero Universo. Il fatto che A. dopo tutto questo non mi abbia più cercata mi ferisce ancora di più. Cosa ho fatto dopo? Ho ricontattato la mia ex storica, L., su Instagram nella speranza fosse cambiata, che la nostra vecchia fiamma potesse riaccendersi... non è cambiata per nulla e a questo punto neanche me ne sorprendo. È solo stato l'ennesimo tentativo di cercare conforto da parte di altri invece che da me stessa. Ho tenuto a specificare la mia vera età (19 anni compiuti il 9 Luglio) proprio perché credo parte di questo mio stato d'animo sia dato dalla giovane età, da come stia vivendo solo adesso situazioni di quotidianità che un adolescente qualunque con una vita normale si ritrova a vivere prima o poi. Prima non potevo permettermi di avere problemi simili. Non c'era spazio nella mia vita per amicizie, relazioni e feste... ero troppo impegnata a "sopravivvere" agli abusi al limite della legalità dei miei genitori. Ne sono uscita lottando con unghie e denti, e ora devo cavarmela ad affrontare "la vita e i suoi problemi", che, incredibilmente, mi hanno fatta restare più stordita di quanto mi sarei mai aspettata. Spero tanto di riuscire a riacquistare l'autostima, consapevolezza e forza di volontà che avevo prima, che mi ha permesso di arrivare fino a qui nonostante i momenti disastrosi, di riuscire a rialzarmi ancora più forte di prima. Ho già intenzione di elaborare tutto con la mia psicologa... sento di poterne uscire, se mi dò il giusto tempo di vivere il dolore. Ringrazio chi è arrivato a leggere fino a qui nella speranza di non aver tralasciato alcun dettaglio di questo periodo fuori di testa. Grazie e buona serata.
Domande precedenti:
https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/traumi-psicologici/domande-psicologo/mimancalamiafamigliatossica.html
https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/problemi-relazionali/domande-psicologo/hounrapportoinsostenibileconmiamadre.html

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Come superare la nostalgia

Interrogandomi sulla mia vita e sui miei insuccessi, ho realizzato che è da quando ero bambina che ho difficoltà nei rapporti umani, di tutti i tipi, ricreativi, affettivi, di studio e di lavoro. Il disinteresse, l'ostilità, la derisione e la disapprovazione che ho spesso incontrato, non potevano essere causati da una generica sfortuna, e ho capito recentemente che la causa doveva risiedere nel mio carattere, e in particolare in una patologia. Ho fatto alcune ricerche e ho capito di soffrire di disturbo della personalità evitante, più o meno dall'età di 7 anni. Mi ritrovo in ogni sintomo: insicurezza, desiderio di rapporti umani che però fuggo o gestisco in modo maldestro da sempre, vulnerabilità alle critiche e alla disapprovazione, idea che esse siano sempre e comunque giudizi definitivi, mondo immaginario in cui rifugiarmi, immaginazione ipertrofica, ansia nei confronti di qualsiasi responsabilità, paura della vita adulta, difficoltà a essere in sintonia con le mie emozioni e a riconoscerle, infatti mi sento arida e vuota mentre chi mi conosce mi definisce eccessivamente sensibile. Attualmente la mia vita di relazione è inesistente anche a causa del corona virus, ma ne sento un desiderio tale che per viverla sfiderei tutti i rischi di rifiuto che vengono dal mio carattere. Otto anni fa la mia famiglia mi indirizzò, o meglio mi costrinse, all'insegnamento, attività che ho sempre detestato e vissuto con angosce indicibili e che ha comportato per me un'umiliazione dietro l'altra, di cui non incolpo nessuno, se non la mia inettitudine a rivestire un ruolo così importante. Per insegnare ho dovuto lasciare l'attività in cui lavoravo come impiegata con i miei parenti, dove mi sentivo protetta, sicura di me e felice, e tuttora ne provo una nostalgia che mi causa depressione, stanchezza, e rifiuto per ciò che mi circonda e che mi aspetta. Temo che fuori da lì non potrò mai più essere felice. Ora sogno per settembre un futuro tranquillo da ATA nelle scuole, come collaboratrice, ma anche come segretaria, la mia famiglia ha capito e accettato le mie difficoltà, ma io temo sempre che a settembre qualche nuovo ostacolo mi costringerà a continuare con l'insegnamento, anche se capisco che questi timori sono irrazionali non riesco a metterli da parte. Ho voglia di superare la nostalgia per quello che non posso più avere, e di ricominciare a vivere, facendo pace con i miei difetti. Sono seguita da una psichiatra e da una psicologa ma sto lottando con tutte le mie forze per uscire da questa situazione, e forse una risposta potrebbe dirmi se sono sulla strada giusta e come posso comportarmi per affrontare meglio il futuro. Grazie per avermi letta. Mraina.

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Paura della vecchiaia

Buonasera, ho 51 anni, una carriera costruita nel tempo, una figlia quasi adolescente e un marito freddo e controllato che non amo più e che accetta la nostra relazione senza sesso e affetto con la speranza che io lo accetti così senza volere cambiare nulla. Non sono capace di lasciarlo per vari motivi tra cui il non saper vivere da sola. Prima di lui ho avuto solo un'altra relazione di 8 anni. Mi vedo brutta vecchia, sono stata una donna timida e semplice ma a detta di tutti in gamba e molto intelligente.. E oltre a questo anche piacente è quindi con parecchi corteggiatori. Non ho mai avuto una grande autostima di me ma riconosco guardando le foto di qualche anno fa di aver avuto un corpo molto curato e in forma ma quello che più ha sempre colpito le persone sono stati la mia testa e la mia ironia Ancora adesso capita che per lavoro qualche giovane mi faccia delle avance, ed io mi sento ridicola e a disagio soprattutto avendo delle belle colleghe giovani intorno e non capisco come qualcuno possa accorgersi di me. Sto male, mi sento vuota e sto diventando una persona di ghiaccio esattamente come mio marito. Io però sono diversa e passionale e non so più che fare e mi sembra sempre più di essere inghiottito dallo spettro della vecchiaia e del nulla. Grazie

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Come riacquistare autostima e amore per sé stessi?

Salve, sono una ragazza di 26 anni e 5 anni fa ho perso tutta la mia autostima. 5 anni fa mi sono lasciata in maniera poco tranquilla, dopo una relazione di tre anni. Dove lui non faceva altro che decantare il suo amore per me, tre giorni dopo la rottura già amava un altra ragazza e maltrattava e insultata in maniera davvero poco carina me, così ho scoperto che ha recitato la parte del finto innamorato per 3 anni. Dopo la rottura il suo dirmele e farmele di tutti i colori è continuato per anni. Il suo modo di fare è il suo avermi sostituita dopo 3 giorni mi ha fatto subito pensare che io non valessi nulla, tanto da perdere tutta l alta autostima che io possedevo. Adesso non riesco più a stare bene con qualcuno/a, non riesco più ad essere me stessa con nessuno, anche in amicizia, con le ragazze, non riesco ad essere me stessa. Non mi riconosco e a volte non riconosco nemmeno la mia voce. Gli altri non mi piacciono, non mi sento compresa, mi sento sempre l ultima della carrozza. È come se tutti fossero meglio di me, non mi sento interessante e soprattutto io stessa non mi piaccio. A volte torno a casa è colmo la mia frustrazione mangiando, anche se non ho minimamente fame. Vorrei tanto ritornare ad essere quella che ero prima di incontrare il mio ex. Vorrei tanto riavere la mia autostima. Ma come posso fare? E aggiungo che, quando parlo con gli altri, ho difficoltà nel linguaggio, nel pronunciare le parole, le inverto, inverto le lettere, sembro dislessica, per non parlare delle parole lunghe non riesco più a pronunciarle. Questo è un problema che non ho mai avuto prima, ma penso che nasca anche dalla mia bassa autostima, è come se gli altri mi intimorissero, dato che in me si innesca il pensiero che tutti sono meglio e più interessanti di me. Scusate per lo sfogo ma, sono un po' incasinata e ne avevo veramente bisogno, spero che qualcuno mi aiuti. Buona giornata! 

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