Traumi psicologici
Dott.ssa Elena Scutra

Il Trauma

Il concetto di trauma riporta ad un evento, spesso avvenuto nel passato, che ha colpito nel profondo la persona, un evento grave che va al di là delle normali difese emotive e scardina ...

25 Settembre 2019

Domande e risposte

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Dipendenza affettiva

Ciao, sono Sofia, ho 18 anni e penso di avere una dipendenza affettiva nei confronti del mio ragazzo dovuta secondo me al fatto che fin da piccola non ho mai ricevuto affetto da parte di mio padre il quale dopo il divorzio con mia madre è diventato ancora più cattivo. Nell'ultimo periodo ho concretizzato che nei momenti in cui non sono assieme a lui( il mio partner)i, io sto davvero tanto male emotivamente non solo perché mi manca ma anche perché essendo da sola la mia mente parte e inizia a pensare ad altri 1000 problemi esistenziali che mi faccio. Penso che siano parole forti da leggere ma anche solo da pensare ma io ora come ora non riesco ad immaginarmi una vita senza il mio partner, da una parte mi fa rabbia questa cosa perché vorrei essere felice e serena indipendentemente da tutto e tutti e dall'altra mi spaventa tanto perché non riuscirei a sopportare l'idea di dividerci. Ovviamente a lungo andare ciò ha portato dei problemi nella nostra relazione perché i miei eccessi lo schiacciavano, una volta capito dove stava il problema ci siamo compresi a vicenda.. ma ciò che mi preme di più ( il motivo per cui sto scrivendo questo messaggio) è.. come faccio a superare questo tipo di dipendenza? sono una persona abbastanza pessimista, che si piange addosso e in questo momento mi sento un po abbandonata a me stessa perché mi sono resa conto che per tutta la mia vita tutti i problemi che ho affrontato ( anche grandi che non sto a specificare) li ho superati perché ho sempre fatto affidamento negli altri e mai in me stessa. So che ciò vuol dire anche crescere ma sono molto confusa in questo momento..

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Depressa post traumi, mi sta lasciando, cosa posso fare?

Salve, In 6 mesi morte di genitore, restrizioni covid e smartworking 10h/di (pensava solo al lavoro), tumore alla tiroide (risolto), la mia compagna ha molti sintomi da depressione (dimagrita, non dorme, dice di sentirsi sola, per nulla ricettiva, dice no a tutto ciò le propongo, rimugina solo nel passato facendo emergere le cose negative del passato e vede solo nero,  le mostro una foto dove eravamo felici fino a prima del covid e trova una scusa per ridimensionarlo, le ricordo i viaggi fatti insieme fino a pochi mesi fa in cui ci volevamo bene ed eravamo evidentemente sereni ma niente, ha crisi isteriche, piange per un non niente, offende profondamente il sottoscritto e se ne dimentica 10 secondi dopo e se insisto senza aggredirla nel dire che l'ha detto inizia a prendere a calci ogni cosa e piange isterica, io allora esco pur di non vederla cosi) sta scaricando tutto il malessere e l'infelicità sulla coppia e mi sta lasciando dopo 20anni di convivenza, eravamo felici assieme seppur coi soliti alti e bassi di qualsiasi coppia. Va dalla psicologa MA per motivi di coppia... div non prova più sentimenti per me e sostiene di avere solo una dipendenza per me perché le do sicurezza.... Se c'era una persona veramente innamorata era lei per me, io sono un tipo molto più razionale e se mostro poco l'affetto in cuor mio so quanto vale per me e che le darei l'anima e il mio malessere al suo malessere è un segno che è veramente importante.. Io adesso ho forze mentali zero, sono spaventato, agitato per la sua salute perché non so come approcciare, la accarezzo e mi dice di sentirsi violentata, di notte a volte mi sveglio con qualche attacco di panico perché non so più come aiutarla a uscire dal tutto nero per poi prendere questa decisione semmai quando sarà\saremo moralmente più in sé e capaci di intendere e volere. Qualche consiglio per convincerla a non fare una sciocchezza del genere proprio ora col morale sotto zero? Grazie di cuore

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Ho la tricollomania o un tic nervoso ?

È da un anno che grattandomi le sopracciglia le strappo via. A volte si creano anche delle croste nelle aree dove ho grattato le sopracciglia. Ho notato che quando sto a casa dei miei genitori o quando vado a scuola mi gratto le sopracciglia spessissimo. Adesso, in estate, appena posso vado fuori di casa, per stare un po’ lontana da loro. Infatti preferiscono mia sorella, me lo sbattono in faccia tutto il tempo, e non lo ammettono nemmeno. Nel corso di questi anni mi hanno detto cose orribili, “non è il cancro che mi uccide, sei tu”, “volere tanto una figlia e ritrovarsi poi un pugnale nel cuore”, per non parlare poi di quando non appena escono tutti di casa io mangio qualsiasi cosa, e loro se mi beccano non fanno altro che insultarmi e farmi sentire in colpa. Una volta raccontavo loro il mio sogno, andarmene di casa a 21 anni con i miei soldi, e loro non hanno fatto altro che elencarmi tutti i motivi per i quali io non ce l’avrei fatta. Avevo solo 14 anni. Sono arrivata al punto di non raccontargli più niente, infatti ho imparato che qualsiasi cosa tu dica potrebbe essere usata contro di te, anche una battuta. Ormai quando i miei genitori mi rimproverano mi fanno quasi pena. Li compatisco. Ma non li perdono. Loro non hanno idea di cos’hanno fatto. Una volta mia madre stava molto male e per quella settimana mi ha chiesto solo “cosa ti ho fatto per venire trattata cosi” e io le avrei rinfacciato tutto, invece ho pensato che non le avrei mai rinfacciato niente, nemmeno dopo essere ne andata di casa, per non lasciarla con i sensi di colpa, che non avrebbe perché lei crede di essere stata una madre eccellente. La mia domanda è quindi, potrei avere una forma leggera di tricollomania, o potrebbe essere un tic nervoso?

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Consigli sul come aprirsi con la propria psicoterapeuta

Buongiorno,Sono 11 mesi che vado da una psicoterapeuta e mi trovo abbastanza bene. Tuttavia ancora non mi sono aperta su una questione importante. 3 anni fa ero andata da una dottoressa e le avevo detto sin da subito di aver il dubbio di aver ricevuto un abuso sessuale in età infantile da parte di mio padre... e che desideravo metter in chiaro il mio passato.. poi, probabilmente per tante altre cose, la terapia è degenerata, mi diceva spesso di non riuscire a capirmi e nelle ultime sedute addirittura mi faceva domande come "ma quello che mi sta raccontando è successo veramente?"... lì per lì non avevo le capacità per esprimerle quanto mi avesse fatta sentire inadeguata con quella frase... Da 3 anni a questa parte diciamo che sono riuscita a capire che quel ricordo che ho è un ricordo e non un sogno come pensavo all'epoca però ancora ho questa sensazione di grandissima incredulità e mi sento come divisa... diciamo che da una parte spero ancora che non sia vero e dall'altra ho paura che la dottoressa non mi creda come hanno fatto i miei parenti e la dottoressa precedente... ho veramente tantissimi pensieri, sensazioni, dolori e fragilità dentro... sono molto vulnerabile... Ho paura che anche questa dottoressa non mi creda e di sentirmi di nuovo sbagliata

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Non riesco a superare i traumi del passato

Salve, mi chiamo Aurora e ho 18 anni, più di un anno fa sono uscita da una relazione violenta sia fisicamente che mentalmente. La persona con cui stavo prima utilizzava sempre un atteggiamento violento, inizialmente la violenza era solo psicologica ma ben presto divenne anche fisica e sessuale. Passai quasi 2 anni con questa persona per paura che se l'avessi lasciata avrebbe potuto farmi qualcosa. Successivamente riuscii a lasciarlo e adesso cerco di vivere la mia vita al meglio delle mie possibilità. Ho trovato un altro ragazzo che mi rispetta e mi ama per quello che sono ma allora perché continuo a sentirmi cosi male, cosi sbagliata. Non riesco più ad uscire di casa da sola per paura che qualcuno possa farmi del male, sono fermamente convinta di dover fare un percorso con uno psicologo ma la paura mi blocca. Non riesco ad accettarlo, ho pensato che il tempo avrebbe guarito tutte le mie ferite...ma non è stato così. Di recente ho riscontrato diversi problemi sia nel dormire che nel cibo, durante la notte non riesco a dormire e quelle poche volte che ci riesco dormo poco e male, insomma non sono mai pienamente riposata. Per quanto riguarda l'alimentazione passo dal non mangiare nulla ad avere una fame nervosa e quindi mangiare tutto quello che mi capita davanti, per poi sentirmi in colpa e non mangiare per giorni. Ho provato a parlare con diversi adulti compresi i miei genitori, ma nessuno mi ha mai capito fino in fondo. Purtroppo non ho amici è da un po' di anni oramai che non riesco a farmene quindi non posso cercare il confronto con qualche mio coetaneo. Rimango bloccata in un mondo che mi sono creata da sola dicendomi: "prima o poi passerà, lo dimenticherai" ma non è mai cambiato nulla. Vorrei solo essere una ragazza normale con degli amici. Cosa potrei fare per realizzare questo sogno che oramai mi sembra irraggiungibile?

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Richiesta consigli

Buonasera, vi scrivo perchè sono molto preoccupata per il mio compagno che mi ha recentemente accennato ad alcuni pensieri suicidi nell'ultimo periodo. Sono preoccupata in quanto la sua situazione è molto complessa e tiene insieme diversi fattori. Da piccolo è stato allontanato dalla famiglia e sistemato in una comunità per minori in quanto la madre era alcolista e non è stata considerata in grado di prendersi cura del figlio. Purtroppo è mancata per via dell'alcool e la sua morte ha causato una profonda ferita nel mio compagno che non è stato in grado di salutarla un'ultima volta. Questo dolore per la morte della madre lo porta a chiudersi in se stesso e a non comunicare le sue emozioni o pensieri e a rifugiarsi nell'alcool come via di sfogo quando si sente scoppiare. Nell'ultimo anno gli è stato diagnosticato un tumore che per fortuna ha sconfitto, ma ha vissuto questo anno di malattia in modo molto distaccato. Non ha mai accennato una sola volta alle sue difficoltà o emozioni. Questa sera, dopo aver festeggiato la guarigione, ha ecceduto con l'alcool e ha iniziato a sfogarsi con me confidandomi di aver più volte pensato di suicidarsi buttandosi dal balcone, ma si è sempre tirato indietro a sua detta per il dispiacere che avrebbe procurato a nostro figlio. Ora io sono consapevole che lui abbia bisogno di un supporto professionale e sono stata la prima a suggerire un percorso psicologico per affrontare il lutto e tutto quello che ha vissuto nella sua infanzia; quello che mi preoccupa sono questi pensieri suicidi, che ho il timore diventino dei veri e propri tentativi. Cosa posso fare?

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Madre lontana e ossessionata dal mio ex

Buongiorno, sono una ragazza di 28 anni e vivo da sempre un rapporto conflittuale e alterato con i miei genitori. Sono nata fortemente voluta da mio padre, molto meno da mia madre che è ansiosa e poco predisposta ai bambini. Spesso mi ha rinfacciata di essere nata di 7 mesi, non dormire da piccola per le coliche, averla fatta girare ospedali, ecc. Mi ha cresciuta la nonna paterna e la sua morte quando avevo 10 anni mi ha portata a passare tutto il resto della giornata da sola. Ho imparato a cucinare e la prima volta che ho preparato una pasta per mia mamma lei la buttò nella spazzatura "perché non serve che io pensi a lei". Quando le chiesi il permesso di andare in settimana bianca con i miei coetanei lei non ne era felice e, presa dalla rabbia, insieme a molte altre brutte parole, mi disse che mia nonna è morta per colpa mia, perché era malata di cuore e io ero impegnativa. Questa frase mi provocò un dolore immenso che ricordo ancora, non respirai per parecchio. In altre occasioni mi diceva che ero una bestia, un animale, non avevo cuore, penso solo a me stessa e tanto non provo dolore. Dentro di me mi chiedevo sempre "allora perché sto male ora?". Ma non ero in grado di risponderle ero troppo piccola. i giorni dopo i suoi sfoghi il Mio coping nei suoi confronti era sempre sorriderle, e far finta che non fosse successo niente. Le maestre sapevano che ero depressa e lo dissero a mia madre che ne parlava con sua madre al telefono. Mi faceva male sapere che lo sapesse e non si avvicinasse a me. Nonostante ho sempre vinto le possibili conseguenze della prematurità mamma non era mai contenta. Mi sono laureata in fisioterapia perché sapevo di dover trovare l'indipendenza per non soffrire più per le sue parole. A 23 anni sono andata via di casa per "vacanza lavoro" in un paese di montagna. Lei la prese malissimo, perché ho abbandonato lei e faceva pressione coinvolgendo il mio ragazzo che era rimasto lì. Al culmine dello stress lasciai il mio ora ex dopo 8 anni di relazione. Quando stavo per tornare nella mia città ho trovato una nuova persona. Con lui sto bene ma ho evitato per 2 anni di parlare di lui con mia mamma, ancora presa dall'altro ragazzo e per evitare che lei mi rovinasse con le sue cattiverie il modo in cui io potessi vedere questa persona. Grazie a lui ho conosciuto quanto vero può essere un rapporto familiare. Grazie al covid sono ospite sua e dei suoi genitori, che sebbene non è una famiglia perfetta, ho rivisto quanto disinteressato è il rapporto d'amore tra lui e sua madre. Mia madre insiste ancora oggi di quanto bravo fosse il mio ex, ignora ogni volta quando io le parlo di lui e non vuole conoscerlo né vederlo. Sinceramente mi sento abbandonata, a 300 km di distanza, come figlia unica e come essere umano. Mi sono costruita una indipendenza ma a costo delle mie radici. Sento che questo mi rende rabbiosa e la depressione che mi accompagna da sempre spesso mi afferra. ogni viaggio di ritorno dai miei, in cui passo qualche giorno con loro, mi sento piangere. Vorrei essere riconosciuta come persona con sentimenti e con una vita e non come un essere che se n è andato per lavorare (di cui ancora vengo rinfacciata per averla abbandonata e lei dice che non mi aiuterà mai perché sono troppo lontana per mia scelta). Vorrei poter vivere i miei genitori ma allo stesso tempo so che questo non mi è permesso. Ho dovuto scegliere tra la mia sanità mentale e la mia felicità emotiva e completa. Vorrei un vostro consiglio, Psicologi Italia, probabilmente non si può avere tutto. Come fanno però tanti figli lontani a seguire i propri genitori se dovesse succedere loro qualcosa? Sono tutti così ostracizzanti? Non so davvero se è un problema solo mio... Dovrei anche elaborare meglio il rapporto che ho con mia madre che mi genera sofferenza anche al solo pensarlo scoppio a piangere, per questo evito di pensarlo e sembro normale per la maggior parte del tempo ma non credo mi faccia bene ignorare queste ombre.

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Madre problematica

Salve a tutti, sono una ragazza di 23 anni. Mi sono iscritta su questo sito per chiedere aiuto, nella speranza che qualcuno di voi gentilmente mi risponda. Ho dei problemi con mia madre, sin da quando ero bambina. Durante la mia infanzia purtroppo, non mi rendevo conto di nulla. Credevo che il suo modo di educarmi fosse '' corretto'', ma in realtà non è mai stato così. Venivo sgridata costantemente, non ricordo un abbraccio, non un ti voglio bene. L'unico episodio che mi viene in mente, nonostante la mia giovane età, fu un giorno in particolare, il quale le mostrai un mio disegno. Lei lo prese e lo strappò davanti ai miei occhi, dicendomi :'' lo userò come carta igienica quando non ci sarà più''. In quel momento pensai : '' è normale '', ma in realtà scoppiai in lacrime e mio padre fu l'unico in grado di consolarmi. Durante gli anni si verificarono episodi simili, ma ero sempre convinta che quella era la normalità. Da qualche anno ho aperto gli occhi, e mi sono trovata di fronte ad una realtà amara. Mia madre ha sempre avuto dei comportamenti aggressivi. Quando ero una bambina, questi suoi atteggiamenti erano recenti, ma c'erano. Con gli anni è peggiorata. Non posso parlare, non posso dire niente altrimenti vengo attaccata. A volte durante questi suoi attacchi d'ira si arrabbia così tanto che arriva ad alzare le mani o a lanciare oggetti. Con il resto della mia famiglia si comporta bene, capita che anche con i miei fratelli e con mio padre si irriti, ma non quanto con me.Mio padre è un tipo abbastanza tranquillo, è il contrario di mia madre. Molto spesso vengo compresa da lui, mi lascia parlare, ma non so se si sia accorto di quanto lei sia peggiorata. A volte sta dalla mia parte, altre volte dalla sua, non riesco a capirlo. Molto spesso, ho l'impressione che mia madre nei miei confronti provi invidia e gelosia. Vi faccio un breve esempio. Io amo cucinare. Non appena metto piede in cucina, inizia ad innervosirsi e a dire :'' tu non sai fare niente, non sai cucinare. Io so cucinare, ho più esperienza di te ''. A volte mi dice che sono brutta, scema, che faccio schifo.Durante i nostri litigi mi dice che non mi parlerà più, e mi porta il broncio per settimane. Con gli anni ho imparato a non confidarmi più con lei, sto sempre zitta e rimango spesso nel vago. La gente del mio palazzo la detesta, tutti dicono che è cafona, arrogante e ignorante. Ha una mentalità chiusa. È convinta che l'uomo non deve fare nulla, infatti molto spesso la causa dei nostri litigi è proprio questo. Io mi arrabbio perché lei vuole che faccia da schiava a mio fratello, che gli pulisca la stanza, e gli prepari la colazione. Mi sono sempre ribellata, ma senza ottenere nulla. Le sue parole sono sempre le stesse. :'' lui è maschio non deve fare niente, tu sei femmina e tocca a te ''. Sono fidanzata da quasi sei anni con un ragazzo e tra non molto andrò a convivere con lui. Non vedo l'ora di poter andare via, non ce la faccio più. Non sopporto più questa situazione. Da un mese ho iniziato ad avere attacchi di panico, inizialmente riuscivo a gestire questa situazione, questi litigi, ma da quando il mio fidanzato è partito per un futuro migliore, mi sono persa in me stessa. E la cosa più brutta è che mia madre non si è accorta di niente. Piango sempre, e sto male. Con gli anni mi sono resa conto di essere diventata insicura. Da ragazza alle medie, e alle superiori sono stata vittima di bullismo. Poi ho iniziato a frequentare una scuola di estetica, e anche lì sono stata presa di mira. Non ho mai lavorato. Ho il terrore di farlo. Ma voglio farlo, per crescere e per diventare indipendente. Un domani voglio aiutare anche il mio fidanzato con le spese della casa ecc.. Ho paura di essere giudicata e vista male. Non riesco neanche ad andare da sola in un negozio o al supermercato..Stavo scrivendo un romanzo, ma ho dovuto mettere in pausa il mio progetto, non riesco a concentrarmi in questa situazione.Un giorno mi piacerebbe pubblicarlo. Adoro leggere e scrivere, mi è sempre piaciuto.Spero un giorno di poter migliorare, di essere una madre migliore nei confronti dei miei futuri figli. Andrò dallo psicologo non appena mi trasferirò dal mio ragazzo, e mia madre non dovrà saperlo. Non mi va di condividere con lei questo mio percorso.Adesso però mi tocca stringere i denti e andare avanti, ancora per qualche mese. Che consigli mi date? Come posso affrontare questa situazione fin tanto che non andrò via?Ps: ho pensato molto spesso che avesse dei problemi, data la sua infanzia. Si lamenta spesso di mio nonno che la tratta male, e ho notato che è la sua fotocopia caratterialmente.Comunque secondo lei, mentalmente sta bene, ma secondo me no, perciò non le dirò mai e poi mai di farsi aiutare, ma non perché io non le voglia bene. Semplicemente perché mi attaccherebbe.

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