Traumi psicologici
Dott.ssa Elena Scutra

Il Trauma

Il concetto di trauma riporta ad un evento, spesso avvenuto nel passato, che ha colpito nel profondo la persona, un evento grave che va al di là delle normali difese emotive e scardina ...

25 Settembre 2019

Domande e risposte

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Mi manca la mia famiglia tossica

Buongiorno. Avevo scritto su questo sito circa un annetto fa, presa dalla disperazione a causa della tossicità di mia madre che mi distruggeva giorno dopo giorno... ne avevo parlato molto in dettaglio e mi era stato consigliato di allontanarmi assolutamente da quell'ambiente. Durante quest'anno sono successe tante cose, mi sono allontanata da mio padre (ancora peggio di lei) e sono finita a vivere con mia madre e il mio patrigno per cinque mesi... la settimana scorsa me ne sono finalmente andata, in un appartamento mio e basta e sono qui da cinque giorni. Sto malissimo. Mi sento vuota, spaventata, non al sicuro, inconsolabile, senza speranze... ogni secondo che passo lì dentro nella più completa solitudine sento questa voragine dentro di me farsi sempre più grande ed io mi sento affondare sempre di più... cerco sempre di stare fuori con gli amici, di non pensarci, guardarmi un bel film... ma questa sensazione di angoscia NON se ne va e non so perché! È più di un anno che volevo tutto questo, che desideravo finalmente andarmene, cominciare una nuova vita... e allora perché non sono felice?! Ho provato a dare la colpa al fatto che la casa è brutta e vecchia e non sono abituata, ma ora comincio a pensare che forse sto così male perché mi manca mia madre siccome non faccio che pensarci. Penso ai rari momenti felici che avevo con lei e il suo fidanzato e mi mancano terribilmente... gli ho chiesto se potessi tornare a vivere con loro (pur sapendo che sarebbe stato un Inferno) e mia madre si è rifiutata dicendomi che se sto così è perché sono depressa io e che dovrei prendere dei farmaci. Anche mia zia, a cui sono molto affezionata me lo sta dicendo... ma io sotto sotto sento che per essere felice mi servirebbe solo vivere in una famiglia sana e felice. Io non sarei andata a vivere da sola se non mi fossi sentita disperata a causa del comportamento di mia madre. La verità è che NON ho una famiglia sana e normale e MAI ce l'avrò, quindi sento che di conseguenza neppure io sarò MAI felice. Perché desidero una cosa impossibile. E ancora non saprei dire se sia anche questa casa così brutta a farmi sentire tanto male... ma ho cercato su Internet altri posti e sento che ovunque andrò questo senso di angoscia e solitudine mi accompagnerà SEMPRE. In questi giorni ho visto spesso mia mamma e il suo fidanzato ma mi sentivo ancora sola, e anche quando esco con gli amici mi sento sola... a proposito di amici, no, ho chiesto ma nessuno di loro ha intenzione di staccarsi dalla famiglia quindi non posso vivere con loro anche se lo vorrei tanto. Soffro così tanto che stavo considerando di andare a vivere in Portogallo da mia zia, molto dolce, di 70 anni... ma se lo facessi metterei la mia vita "in pausa" non potendo così proseguire gli studi qui in Italia (devo cominciare la quinta liceo l'anno prossimo) quindi il dilemma è: perché mai sono così infelice nonostante non abbia più tra i piedi la mia famiglia tossica?!
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Come posso aiutare una persona estremamente introversa?

Ciao, sono Sara e scrivo per capirne di più su come posso comportarmi per aiutare il mio ragazzo (20 anni). È una persona estremamente introversa che ha subito una serie di batoste durante l’infanzia. Ha perso il padre a 6 anni e la figura maschile di riferimento che ha avuto successivamente (lo zio) è morto quando aveva circa 12 anni. Aldilà di questi tasti dolenti che non è mai riuscito ad affrontare eccetto che con me (sono la prima ed unica persona a sapere questa storia oltre la sua famiglia) noto che non riesce in alcun modo ad esprimere qualsiasi sentimento, positivo o negativo che sia. Ha una concezione esageratamente marcata di uomo tutto di un pezzo che non piange e non soffre mai, forse dovuta all’essere diventato troppo presto l’uomo di casa, che lo porta a tenere sempre tutto dentro. Non riesce a lasciarsi andare: quando usciamo in gruppo, che sia il suo gruppo di amici o il mio, non apre letteralmente bocca. È sempre di umore nero, perennemente arrabbiato con il mondo, freddo e più che taciturno, letteralmente muto con chiunque gli stia attorno, amici e familiari compresi. Lo vedo tranquillo e solare solo quando siamo soli io e lui. Vorrei aiutarlo a liberarsi un po’ della corazza, cosa posso fare?

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Un clamoroso ritorno negli abissi: come interpretarlo?

Buongiorno e complimenti per il servizio che offrite. La mia sarà una lettera un po' lunga - forse un po' noiosa - ma confido nel buon cuore di chi vorrà leggerla e prenderla in considerazione. Sono un uomo (sì, un uomo, non riesco a definirmi un ragazzo) di quasi 33 anni, un'età che non mi piace e che non sento di meritare. Perché? Cercherò di spiegarvelo cercando di essere il più lineare possibile. Sono nato e cresciuto in una famiglia davvero particolare, una famiglia composta da una madre assente nei confronti dei bisogni del figlio (il sottoscritto) e dedita soltanto al "mantenimento dell'ordine" a casa e da un padre succube dei suoi metodi dittatoriali. La mia curiosità infantile l'ho pagata molto molto cara: si sa, i bambini mettono le mani ovunque, sono curiosi, attenti al mondo che li circonda e amano sperimentare, talvolta anche causando qualche piccola rottura accidentale di ninnoli, soprammobili e quant'altro. Ebbene, tutto questo ha scatenato le ire più funeste di mia madre, la quale era in grado di non parlarmi per giorni se qualcosa cadeva per terra o se inavvertitamente la tovaglia da tavola si sporcava o se, semplicemente, cadevano delle briciole per terra. I "giorni di abbandono" erano da lei decretati in relazione alla "gravità" della mia colpa, sentenziando una sorta di ostracismo programmato di 7, 10 o 15 giorni. Non mi parlava, mi ignorava. Io non esistevo più per quel tot di giorni. Rievocare nella mia interiorità quelle parole, "io non ti parlo più" oppure "non hai più una mamma" o "non ti meriti niente" mi fanno un male indescrivibile, lacerandomi in profondità come lame ardenti. Non ho mai potuto replicare o dire la mia riguardo ai suoi comportamenti, spessissimo la sua risposta era "più fai, peggio è..." ed io sono cresciuto con l'idea straziante (ma poi, per forza di cose, accettata) che l'amore, l'affetto, vadano meritati e che non ci sia nulla di dovuto o scontato, nemmeno l'amore di una madre. Crebbi e andai avanti con un "format" ben preciso: il mio comportamento, il mio agire, non doveva in alcun modo ledere mia madre. Dovevo tenermela stretta. Le difficoltà in tal senso ci sono ancora oggi, alla mia età. Me ne vergogno tantissimo. A 22 anni ho iniziato una relazione con la mia attuale compagna, una relazione che è stata pesantissima da gestire, in quanto i miei genitori non hanno mai - ed in alcun modo - accettato l'idea che io cambiassi abitudini, uscissi, avessi altri orari e che, primo fra tutti i mali, usufruissi della loro macchina per uscire la sera con lei. Per loro, queste uscite serali quasi quotidiane usufruendo della macchina, hanno costituito un "affronto" talmente grave da vedersi costretti ad accollare (della serie, "non può essere mio figlio") tutta la colpa della suddetta abitudine (l'uscita serale con la macchina) alla mia ragazza, accusandola di "comandarmi" ed al contempo accusando me di essere una "pappamolla" che si fa comandare. Per anni, da quel periodo, ci sono state pesantissime discussioni, ogni volta che uscivo con lei sentivo un grandissimo e fortissimo senso di colpa, mi facevano sentire un menefreghista nei confronti della famiglia, un egoista. Io e lei abbiamo potuto fare pochissimo insieme: tutto quello che lei mi proponeva di fare, come andare al mare, passare un weekend insieme, veniva da me rifiutato o raggirato, inventando fantomatiche scuse di impossibilità. lo facevo per evitare il dolore del rifiuto. Lo facevo per tenermi stretta mia madre. Oggi io e la mia ragazza stiamo ancora insieme, ma non so cosa voglio da noi, sono enormemente confuso, stanco, stanchissimo! Dal momento della mia nascita, in quel 1987, ad oggi è stato tutto PESANTISSIMO per me, ed oggi a "soli 32 anni" mi sento vecchio, arrivato, finito, logoro, bollato e consegnato. Solo in certi rarissimi istanti si affaccia in me l'idea luminosa di una nuova vita. Una vita più leggera, più semplice, in un contesto nuovo e che sia tutto mio, con un amore nuovo. Sì, un amore nuovo. Non capisco più se amo la mia ragazza, e non so se questo "vuoto emotivo" che non riesco a decifrare possa essere causato dal senso di grandissimo appesantimento che ha caratterizzato la nostra relazione - ed in generale la mia vita fino a questo momento - oppure se effettivamente il non capire cosa ci sia tra noi nasca da tutt'altro genere di ragioni. Ecco, questo è un po' il sunto di come mi sento oggi, il sunto di una vita emotivamente pesantissima e difficile e che dentro e mi fa sentire "arrivato". Ma vorrei ora passare alla seconda parte della mia storia. Questa seconda parte non ha una ratio cronologica, in quanto ciò che sto per raccontare risale a solo 3 anni fa, più o meno. Sì, tre anni fa è successa una cosa importante: dopo molto tempo trascorso in una sorta di agonia lavorativa, (alimentata - tra l'altro - da un'intensissima crisi depressiva post laurea triennale e dalla quale ho impiegato anni per riprendermi ed uscirne fuori del tutto), frequentando un corso professionale ed ottenendo la qualifica, sono riuscito ad inserirmi in un contesto lavorativo molto stimolante e che, almeno all'inizio, mi piaceva molto. Da li, tutta una serie di proposte di lavoro si sono affacciate e quello che sembrava un mondo agonizzante e senza possibilità "di fuga" da quella prigione familiare, si è in realtà rivelato piuttosto attivo ed oggi - sebbene sia stancante - mi ritrovo con orgoglio a svolgere più attività contemporaneamente. Il cominciare a guadagnare dei soldi mi ha dato una carica di ottimismo incredibile, consentendomi, tra le altre cose, di comprarmi la macchina e di "chiudere" definitivamente con quelle questioni di cui parlavo poc'anzi. Unica impossibilità, purtroppo, quella di andare a vivere da solo, per conto mio, in quanto non riuscirei a coprire pienamente le spese di mantenimento e non ho intenzione di chiedere nulla ai miei. Comunque, da quel momento - e per la prima volta nella mia vita - tutto ha assunto una sfumatura completamente nuova per me, c'era moltissimo ottimismo ed anche il rapporto con i miei sembrava addirittura migliorato (sebbene con tutti gli immaginabili limiti...). Sembrava avessi superato ogni shock. Stavo davvero bene. Ma andiamo adesso al dunque: l'ottimismo di quel periodo e la grande carica di fiducia ad esso annessa, mi aveva condotto ad imbastire un "piano di rinascita personale". Sì, volevo definitivamente chiudere con quella pesantezza che aveva caratterizzato tutti quei miei anni ed il progetto era davvero ambizioso: volevo trasferirmi in un'altra città (andando così finalmente via dalla casa dei miei), trovarmi un nuovo lavoro - magari settimanale o part time - ed anche iscrivermi al corso di laurea magistrale per ultimare gli studi, il tutto con ogni buona intenzione di studiare con impegno per puntare a diventare, addirittura, un insegnante di discipline scientifiche nella scuola media o superiore. L'entusiasmo era alle stelle. Mi sentivo vivo e pronto alla rinascita. Tuttavia qualcosa è andato storto: durante i miei movimenti per cercare casa, ottenere informazioni per il pagamento delle tasse universitarie e quant'altro, piano piano ho sentito ritornare quell'angoscia e quella pesantezza fortissima; quel senso di libertà, di rinascita, di "seconda possibilità" e di leggerezza erano spariti e, oggi, mi sento esattamente come ho descritto all'inizio: finito, vecchio e senza speranze di avere una vita nuova e che sia finalmente tutta mia. Faccio presente che ho comunque scelto di iscrivermi all'università, ma studiando da casa, nella solita casa - con i miei - dove sto tanto tanto male. Mi dico che l'ho fatto perchè non me la sono sentita di lasciare dei lavori sicuri (per quanto molteplici e collaterali) per un nuovo contesto lavorativamente insicuro, sebbene in cuor mio mi stia colpevolizzando tantissimo per questa scelta, reputandomi un fallito e una persona di cui auto-vergognarsi di essere, vivendo ancora, a quasi 33 anni, con i miei genitori e con i quali tra l'altro vivo malissimo! La relazione con la mia ragazza (se relazione si può chiamare) continua a darmi un sacco di dubbi e incertezze, alimentando ulteriormente il mio dolore. Insomma, la mia vita non è appagante, non è la mia! Per un attimo mi ero illuso di poter riuscire a riprenderla in mano e invece no, non ce l'ho fatta. Sono di nuovo punto e da capo. Ora, la mia domanda è: perché è accaduto questo arresto improvviso? Perchè mai avrei voluto auto-sabotarmi? Devo forse pensare che scegliere di continuare a studiare non era la scelta giusta per me? Ammetto di avere moltissimi dubbi a riguardo, e vedo tutto con grandissimo pessimismo. Devo forse pensare di rassegnarmi al fatto che non avrò mai una vita tutta mia, semplicemente perchè non la merito? Forse non ne sarei completamente in grado di gestire una vita tutta mia, penso sempre più spesso... Grazie a chiunque averà voglia di leggere questa lettera e mi scuso per la digressione forse eccessiva. Dario

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Non ho più dei genitori

Ciao a tutti, finalmente ho scelto di parlare, forse perché spero possa farmi bene al cuore. Ho 23 anni, ma la mia vita iniziò ad essere difficile già da quando ero piccola. Cercherò di essere il più breve possibile. I miei genitori si drogavano, hanno fatto uso di droghe anche quando sono nata io ed i miei fratelli. Per questo spesso ho assistito a scene psicologicamente violente, e molto spesso mi ritrovavo ad essere violenta anche io con i miei coetanei. Mio nonno paterno ha cercato di molestarmi quando avevo circa 10 anni, e questo ha avuto un riscontro non indifferente su di me, non riuscivo più a farmi vedere né in mutande né in costume dalla mia famiglia e dalle persone a me esterne. È una cosa che tutt'ora fatico a fare. Mia madre ha sempre alzato le mani contro di me in maniera molto violenta. Ricordo un episodio in cui avevo più o meno 6 anni, avevo fatto arrabbiare mia madre e lei mi prese la testa e me la sbattè contro il tavolo. Ricordo solo il sangue che usciva dalla mia bocca. Probabilmente era così frustrata che scatenava la sua ira su di me, non poteva farlo su nessun altro. Nel frattempo sono cresciuta. A 16 mia madre ha deciso di lasciare per sempre mio padre, e per la gioia di quest'ultimo io ed i miei fratelli ce ne andammo con lei. Lui iniziò a stalkerare mia madre, cercò di investire sia lei che il suo compagno, ora marito. Ho sempre detestato suo marito. Un uomo spregevole che ha approfittato di un momento fragile per fare il lavaggio del cervello a mia madre. È un uomo dieci anni più grande di lei, nullafacente, approfittatore, che ha fatto di tutto per allontanare i suoi figli da lei. Sia io che i miei fratelli ci siamo allontanati molto da mia madre, lei pensa siano solo dei capricci. Io in particolare mi sono allontanata. Ultimamente in quella casa vivevo molto male, iniziai a litigare ogni giorno con mia madre per lui. Così chiesi a mio padre se poteva ospitarmi, così ad agosto del 2019 mi trasferii da lui. Inizialmente tutto andò bene. Fino ad oggi. La situazione attuale impone che ognuno rimanga nella propria dimora di residenza, io non ho potuto. Quando tutto è scoppiato io ero a casa del mio ragazzo, che vive con i genitori. Mio padre mi disse che non potevo più tornare vista la situazione. Poco dopo mi scrisse un messaggio in cui mi diceva che avrei dovuto cercarmi un appartamento perché visto il lavoro che facevo (commessa in un centro commerciale) avrei rischiato di ammalarmi e ammalare lui consecutivamente, e alla sua età non poteva permetterselo. Io e il mio ragazzo iniziammo a cercare un bilocale fino a quando, ieri, mi è stato informato che il mio contratto di lavoro non sarebbe stato rinnovato vista la situazione. Ho informato mio padre dell'accaduto. Ha iniziato ad incazzarsi perché sosteneva io avessi perso anni a studiare quando potevo invece trovarmi un lavoro anni fa, che ora è colpa mia se sono in questa situazione e che se lui deciderà di aiutarmi e ospitarmi di nuovo non lo farà di certo perché lo merito ma perché è una persona altruista. (Sottolineo questo piccolo particolare che prima ho ingenuamente tralasciato:mio padre è sempre stato fuori dalla mia vita e da quella dei miei fratelli, non voleva farci studiare, non sapeva nulla di noi in merito alla scuola, agli hobby, non sa quand'è il nostro compleanno, non ricevo i suoi auguri da anni.) Ora sono senza un lavoro, senza una casa, ma fortunatamente ho un ragazzo che mi ama come nessuno ha mai fatto e che assieme alla sua famiglia ha deciso di ospitarmi.. Nonostante ciò il mio ragazzo pensa io abbia bisogno di aiuto, perché ne ho passate tante e teme ciò possa avere riscontri negativi sulla mia vita in futuro. In tal caso, che dovrei fare?

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Derealizzazione

Salve a tutti , mi chiamo Chiara e ho 23 anni.. non ho avuto una vita facile. La separazione dei mie genitori ad un’età adolescenziale e il lutto di mio fratello morto 4 anni fa in un incidente.. fino a 3 anni fa andava diciamo tutto bene dopo ho cominciato ad avvertire sintomi di ansia , attacchi di panico , depressione e un senso brutto di irrealtà come se io non vivessi in questo mondo e tutte le cose a me vicine sono estranee sopratutto quando guido e questa sensazione mi fa star davvero male.. ho fatto una cosa psichitrica , ma non sembra esser passato e mi sono rivolta a una psicologa di Reggio Calabria e ancora siamo alla 10 seduta.

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Mio padre tradisce mia madre

Salve a tutti, Questa mattina ho scoperto che mio padre tradisce mia madre. Stavo usando il computer di mio padre per guardare delle cose quando in basso a sinistra è arrivata una notifica di facebook, non ho fatto nemmeno caso a cosa fosse scritto ho spostato il cursore sulla ''x'' per chiudere la finestra ma invece mi si è aperta. Era un messaggio di buon giorno da parte di questa donna. La cosa mi ha fatto strano quindi sono salita per leggere gli altri messaggi e ho visto che c'erano parecchi buongiorno alla quale mio padre non aveva risposto, andando ancora più indietro però ho visto i messaggi che si scambiavano e qui ho scoperto tutto e di più. Sono rimasta come pietrificata e le mani hanno cominciato a tremarmi. Davvero non sapevo cosa fare: mio padre era seduto sul divano a un metro di stanza da me a guardarsi la televisione. Ho immediatamente bloccato questa donna e cancellato la chat... mi sono resa conto solo adesso che non avrei dovuto farlo ma al momento ero così in shock che pensavo facendo questa inutile e infantile mossa si sarebbe risolto tutto: magari facendo così lui non l'avrebbe più cercata... Premetto che ho più di 20 anni e capisco benissimo che questi sono affari dei miei genitori e io non devo entrarci, però capite bene che la mia idea ''perfetta'' di mio padre è crollata in un momento. La soluzione più giusta mi sembra quella di parlarne con lui ma davvero non so come intavolare la conversazione e sono davvero spaventata da quello che potrebbe succedere dalla mia decisione. Mia madre lo ama davvero e sono sicura che le si spezzerebbe il cuore se lo sapesse. Però magari hanno già risolto loro (mio padre e mia madre) la situazione dato che (non ho avuto la prontezza di guardare le date) gli ultimi messaggi lui non ha risposto... Non vi sto chiedendo cosa devo fare oppure no ma un consiglio vostro consulto... non so davvero come comportarmi e non riesco a vedere più mio padre negli occhi..

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Paure dei botti

Buon giorno Sono il Papà di un bambino di Anni 11 affetto da paralisi celebrale infantile...al momento ha un deficit prevalentemente motorio. Sin dall infanzia ogni volta che c' è un botto qualsiasi quale tuono o apertura bottiglia di spumante entra in crisi per i continui sussulti e non vuole più uscire. Chiedo pertanto a quale specialista devo rivolgermi per superare tale criticità....

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Relazione morbosa in età adolescenziale

Ho 21 anni e circa 7 anni fa alle prime esperienze relazionali mi sono imbattuta in una relazione che si è rivelata essere malsana. Lui era 3 anni più grande di me ed è durata complessivamente 4 anni tra rotture e riprese. Alcune delle cose che succedevano erano che venivo privata della mia libertà (ad esempio di uscire con le mie amiche, che venivano spesso derise e insultate da lui perché pensava che fossero delle cattive compagnie per me) attraverso minacce verbali (più intense tramite i messaggi del cellulare). Per quanto riguarda la violenza fisica è stata presente, non in maniera grave ma quasi mi faceva piacere perché temevo spesso di non essere creduta o che la mia sofferenza venisse sminuita perché non tangibile. nel 2015 ero riuscita a lasciarlo grazie ad uno dei tradimenti da parte mia. Avevo tendenze autolesive dai 12 anni, ma da quel momento in poi il problema si intensificò notevolmente creando una dipendenza dal procurarmi grosse cicatrici. Anche il mio umore lo ricordo a terra. Alla fine mi sono ripresa pian piano ma ho notato una strana tendenza al volermi impegnare a tutti i costi in un altra relazione. La mia prima fu dopo solo 7 mesi dalla rottura definitiva ma dopo un anno e mezzo iniziai ad avere problemi alimentari e a 2 anni la relazione terminò. Dopo circa un mese ero già pronta e di nuovo innamorata, ma questa volta del mio attuale ragazzo. Il mio problema è che le mie tendenze autolesive (sebbene si intensifichino o spariscano a periodi) non sono del tutto passate ed ogni volta che sento una situazione di stress la mia soluzione è quella. Inoltre da circa 6/7 mesi penso spesso alla mia prima relazione di cui ho parlato. Ho riflettuto sulla sessualità di questa ed ho percepito che non fosse normale nemmeno quella. Ero cosciente dei fatti ma non avevo mai razionalizzato in modo così esplicito che potesse trattarsi di abuso sessuale. Ho percepito all'improvviso come se fosse stato qualcosa che mi metteva a disagio nonostante la mia consensualità. Quello che penso è che attraverso la manipolazione verbale mi spingeva spesso a fare cose specifiche. Un paio di esempi espressi in sintesi e con parole diverse dalle sue: "la mia ex ragazza faceva questa cosa";"dovresti presentarti in un certo modo o mi rifiuto di avere rapporti con te";"nessuna delle persone con cui sono stato aveva problemi sessualmente quindi il problema sei tu". Questa scoperta ha influenzato la mia vita sessuale a causa di flashback ad esempio. Mi causa attacchi d'ansia senza un reale motivo e talvolta ho come una confusione in testa.Come se stessi parlando con il mio ex ragazzo e non con l'attuale. Il mio ragazzo dice che chiaramente dimostro di avere un ossessione nei suoi confronti anche a causa di altri atteggiamenti da parte mia come continuare a cercare foto, ricordi. Ultimamente ho avuto la tendenza a figurarlo instaurando anche una sorta di dialogo. Premetto di non aver mai consultato uno psicologo. le mie domande sono le seguenti: -sono perplessa riguardo ai presunti abusi sessuali. La sensazione era più quella di "sentirsi in dovere". Rilasciando un mio chiaro consenso e talvolta anche prendendo l'iniziativa, si può parlare di abuso sessuale? -i miei atteggiamenti o sintomi mi invalidano? io non riesco a capirlo. un'altra cosa che mi preoccupa è che ho la tendenza ad attaccarmi e ad affezionarmi subito a chi mi dimostra anche solo un po' di affetto, recentemente sentivo un ragazzo telefonicamente e dopo un mesetto per diverse cause ho dovuto troncare. Solo una banale quasi amicizia (perché in un mese non credo si possa instaurare un legame così forte). Giudico la mia reazione esagerata, tanto da ricadere nuovamente in atti autolesivi. Non è la prima volta che accade per cui: -dovrei preoccuparmi riguardo al mio rapporto con gli altri? -Dati i miei sintomi e considerato che gli avvenimenti si collocano intorno i 14/15 anni potrebbe trattarsi di un disturbo post traumatico da stress?

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