Domande e risposte

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Amore non corrisposto; ossessione

Gentili dottori, Sono un ragazzo single da una vita, di 26 anni. Non ho mai avuto fino ad ora una ragazza, perché non ne sentivo il bisogno e perché avevo conosciuto, anni fa, una ragazza via chat (mai vista) che rappresenta(va) un po' il mio ideale. Insomma, l'ho "aspettata". Fino al mese scorso questa ragazza è stata sempre fidanzata (da qui il fatto che non le abbia mai detto niente di ciò che provavo), quando giunge la rottura col fidanzato storico. A questo punto ne "approfitto", e vista l'emergenza (siamo in regioni diverse) le scrivo i miei sentimenti, anche perché lei stava nel frattempo già frequentando un'altra persona e io non volevo perdere il treno. Fatto sta che mi rifiuta, anche gentilmente. Mi vede solo come un amico, non sono il suo tipo e siamo anche distanti. Cosa avevo in mente? Fatto sta che non riesco a togliermela dalla testa. Per me è davvero la persona giusta, non riesco proprio a farmene una ragione. Penso a lei h24, non lavoro più, mangio poco... insomma sto perdendo il controllo. Cosa fare?

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Sono 14 anni che soffro profondamente per la mia ambivalenza sentimentale. Che devo fare?

Salve, mi chiamo Alberto, ho 29 anni ma sono almeno 14 che soffro in modo profondo, corrosivo e ciclico. Cerco di venire al punto. Finora ho avuto due relazioni serie, la prima a 15 anni e la seconda nel presente. Nonostante la giovane etá io la consideravo una storia molto seria, ma il problema si sta amplificando adesso, che sono un giovane adulto un po' più consapevole. Ho conosciuto la mia attuale fidanzata 9 anni fa, e da sempre abbiamo trovato grande intimitá, complicitá, affinità sessuale e valori condivisi eppure, ho tradito anche lei; e sono passati 4 anni da quando è successo. Il punto non è il tradimento in se, ma come lo vivo e l'ho vissuto sia prima che durante che dopo. Io amo la mia donna, e il solo pensiero di farla soffrire mi uccide, ma sembra che ciclicamente io non sia capace di tenermi a freno, e allora divento ambivalente: incontro una donna, ci scambio quattro chiacchiere, la trovo interessante e attraente e torno a casa. Qui comincia l'inferno, perché mi ritrovo a pensare a quella donna, alla chiacchierata, alla sua bellezza e di colpo mi rendo conto che sto pensando a qualcosa che non dovrebbe essere, perciò ragione vuole che dovrei piantarla all'istante e andare avanti. Peccato che il giorno dopo incontro di nuovo quella donna, e mi dimentico chi sono e che sto facendo; mentre parlo e flirto con la nuova malcapitata (si, perché poi ci va di mezzo anche lei), non penso a quanto sia sbagliato, seguo il momento e mi lascio rapire dagli sguardi, dalle storie che ha da raccontare e dal suo favoloso corpo. Torno di nuovo a casa, e qui sprofondo in una sofferenza che mi invalida . Soffro perché amo la mia donna e quindi non voglio farlo, poi soffro perché desidero ardentemente andare a casa dell'altra lei, ed essendo un po' intellettuale e di certo molto riflessivo, comincio ad esplorare tutto il ventaglio dei perché : perché non devo? perché devo? perché voglio? Se è vero che evitare fisicamente un rischio è il modo migliore di agire allora perché non riesco semplicemente ad evitare la donna con cui so che alla lunga finirò sotto le lenzuola? Perché non riesco, come altri, a riconoscere che "quella era bona" e via, si va avanti? Quindi a momenti penso che non devo e che non sia giusto e ad altri che invece devo, e che non è giusto privarsi di un'esperienza così forte. Poi penso alla mia donna, a tutta la sofferenza che questo le comporterebbe, a quanto abbiamo lavorato per superare quella devastante prima crisi in cui il dito sul grilletto era di nuovo il mio e che tutt'oggi a tratti mi divora dentro; poi però faccio a cazzotti con me stesso e con quello che sono, fondamentalmente una persona che ama la liberta, nel massimo dei sensi possibili: di espressione , di esplorazione, di pensiero. E tutto ciò mi fa incazzare, perché non riesco a trovare la pace fra i valori di libertà in cui credo e quelli di amore e fedeltà in cui altrettanto credo. Allora a fronte delle diverse occasioni che mi si presentano, ogni qualche tempo non riesco a proteggere la mia donna da me stesso, non riesco a dire no al mio desiderio di conoscere ed esplorare, e come va a finire ? Sempre allo stesso modo. Mi pento? No. Ne soffro? All'inverosimile . Ho tenuto fede al mio essere e allo stesso tempo l'ho tradito, perciò soffro sia perché le ho fatto del male e sia perché finisco per pensare che devo spegnere parte della mia identità, altrimenti e inevitabilmente farò soffrire la mia compagna di vita. Alla fine della giostra uno dei due deve soffrire. Alla fine della giostra penso che farei soffrire tutti: amata, amante e il sottoscritto. Questo è tutto? Uno che illude alla felicità e poi fa soffrire? Ora come ora penso che non ci sia soluzione. Sono esausto e profondamente addolorato. Scusate se mi sono dilungato, Alberto

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Paura ossessiva, ansiosa credo

Salve a tutti, vorrei se è possibile rubare 5 minuti del vostro tempo. Sono un ragazzo di 21 anni in genere un tipo po ansioso e ipocondriaco. Vorrei parlarvi di alcuni problemi che mi hanno spinto a scrivere su questo sito per chiedervi un parere. A partire da circa 15-16 anni ho avuto problemi ipocondriaci, del tipo:ho un nodulo, cerco su internet e tutto questo mi portava alla paura di avere delle gravi malattie . Questa è una cosa che col tempo un po è migliorata ma persiste ancora un po oggi. - [ ] Arriviamo al dunque , un giorno leggo di un ragazzo che ha ucciso la sua famiglia e sono rimasto un po sconvolto e da li nella mia testa è partita la paura inspiegabile di poterlo fare anche io , cosa molto strana perche io non volevo assolutamente farlo ma nella mia testa non riuscivo a non pensarci. È durato circa un paio di settimane poi è scomparso del tutto L anno scorso mi è successa una cosa simile, ho letto e sentito la storia di un ragazzo di un paese vicino al mio che si è suicidato senza apparente motivo, questa cosa mi ha scioccato e ho riniziato a fare ancora pensieri terribili, per esempio: se l ha fatto lui allora potrei farlo anche io? Oppure perche ci sto pensando? Se l ha fatto senza motivo allora anche io potrei E tutte queste domande. È durato circa due o tre mesi poi pian piano si è scemato ,ma ogni tanto quando sento parlare di suicidi, provoca in me una sensazione di fastidio, di paura. Successivamente dopo un po di tempo ho letto che un ragazzo si è scoperto gay all età di 30 anni e anche qui sono partiti i soliti ragionamenti, “se magari potessi esserlo anche io ? Perche ho pensato questa cosa? Se non mi intereserebbe e se non fossi gay non ci penserei nemmeno. A me piacciono e mi sono sempre piaciute le donne ( non sono omofobo) pero la cosa di aver pensato questa cosa mi ha provocato parecchio fastidio. Tutt ora ho talvolta qualche pensiero di questi tipi e vorrei capire bene cosa li provoca. A parer mio sembra che il problema chiave sia sempre lo stesso , ovvero mi spiego meglio, cambiano i pensieri, la motivazione ma la sostanza sembra essere sempre quella, molto simile in tutte le manifestazioni che ho avuto. ( sembra sempre lo stesso percorso con argomenti diversi). Puo essere un problema di autostima o qualcos altro ? Possono col tempo magari andando da uno psicologo scomparire questi pensieri ? Secondo voi di cosa si tratta e che terapia dovrei adottare? Magari è un problema di autostima, non so. Scusate del disturbo. Ps: non ho mai avuto depressione che magari mi hanno spinto a fare certi pensieri, se mai la depressione mi veniva ogni tanto quando ero triste per via di questi pensieri che non andavano via.

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Sono diventato gay?

Salve sono un ragazzo di 31 anni da circa 1 anno soffro di un forte malessere penso che sia diventato omosessuale. Nella mia vita ho avuto tante relazione sia sentimentali che sessuali sempre etero provando piacere durante il rapporto. Tutto è partito con un calo del desiderio un giorno guardando un film porno di un trans dotato mi sono eccitato ed ho avuto una iaculazione. Il giorno dopo ho fatto la prova per vedere se mi eccitavo ed è successo lo stesso in seguito ho letto un articolo degli uomini che vanno a trans che hanno un omosessualità latente da lì e successo il panico mi misi a piangere passavo le giornate testandomi su film trans leggevo forum ecc ec. Sentendomi sempre più depresso dopo un po' mi sono comparse me immagini mentali che facevo rapporto orale ad un uomo più col tempo questo se ne andato. Preso dalla paura parlai con mio fratello il quale mi consiglio di provare un rapporto per vedere come era. Impaurito ho provato ed ho provato disgusto in seguito a causa degli impulsi che mi prendevano di notte verso queste persone continuavo senza controllo ad avere rapporti fino a provare piacere da attivo. Prima quando toccavo un trans nelle parti intime provavo disgusto adesso no. Adesso ho questo forte malessere ditemi per favore di cosa si tratta. Sono diventato gay? E possibile che queste ossessioni possono portare una persona a voler certe cose? A me gli uomini non mi sono mai interessati impazzivo per le donne. Aspetto una vostra risposta grazie

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Aiuto, sto male per via dei pensieri

Sono una studentessa di 21 anni e questo è il mio ultimo anno accademico alla triennale. Sono sempre stata una persona tranquilla e positiva, allegra e ottimista. L’ansia per gli esami c’è sempre stata ma, appunto, sono rimasta sempre una persona equilibrata, serena. Tutto è cambiato quest’anno, quando ho deciso che sarebbe stato l’ultimo e che dopo sarei voluta andare a lavorare, mi rende felice questa cosa. Solo che questo, dall’altro lato, ha comportato dei cambiamenti e dei pensieri,obiettivi in me: mi sono prefissata di fare tutto perfetto e ottenere il voto 110/110L così da ottenere un risultato perfetto e conclude così questo percorso. Peccato che da novembre tutto questo ha cominciato a diventare un po’ troppo, il perfezionismo e la fissa per questo è cresciuta sempre di più, fino a portami allo sfinimento: ho dato 3 esami in tempi record, sono pure andati bene. Peccato però che dopo sono crollata. Ho sottoposto il mio fisico ad uno stress incredibile, e nonostante io a tratti ne fossi stata consapevole, ho continuato lo stesso dicendomi “ormai devi farlo”, ho programmato tutto e non mi sono concessa nulla di nulla. Sveglia presto,studio, pausa pranzo, studio , cena e a nanna. Il tutto moltiplicato per 3 mesi e mezzo. Tutto ciò mi ha portata a diventare facilmente irritabile, stanca, spossata .. insomma, quello che non ero mai stata. Il giorno dopo l’ultimo esame sono crollata completamente, ho avuto un esaurimento nervoso, disturbo ossessivo con pensieri cattivi.. notti intere sveglia a pensare e ripensare, stanchezza fisica e mentale ma senza riuscire a dormire.. poi le cose sono migliorate per via dell’aiuto che ho richiesto e della forza che ho provato a metterci. Purtroppo però , proprio quando ho iniziato a stare meglio, è iniziato il periodo di quarantena e non pensare è diventato difficile e ancora ho,qualche volta pensieri ossessivi/cattivi e il problema è che sono rivolti proprio verso chi amo. Per esempio,stamattina mentre ero tranquilla ho detto fra me e me” che bello, oggi sono serena fino ad ora e senza pensieri per cui stare male ed ecco che all’improvviso mentre ero in una stanza coi miei affiora nella mia mente un pensiero “Sisi ma tanto io lo penso davvero a ciò che mi è capitato di pensare altre volte”, (mi riferisco ad esempio a insulti o brutti auguri che in precedenza mi erano venuti in mente in modo ossessivo), e nella mia testa tutto ciò risuonava in modo deciso e oserei dire forzato . Ecco di nuovo che ritorna il malessere e il mio sentirmi cattiva, che non merito l’amore dei miei genitori o le cose belle della vita che Dio mi ha donato da sempre o che potrebbe donarmi in futuro (sono molto credente,profondamente). Ecco tutto .

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Parlo con qualcuno pur sapendo di essere da sola

Mi capita sopratutto la sera di parlare (nella mia mente ma spesso muovendo le labbra e gesticolando), sfogarmi e creare conversazioni con qualcuno che in realtà non c'è. Spesso solo dopo o durante prendo consapevolezza di parlare da sola, questa cosa mi preoccupa molto. Sento proprio il bisogno di farlo, talvolta mi è anche capitato di farlo in pubblico e di accorgermene solo dopo. Di solito faccio monologhi in cui parlo solo io, ma mi capita anche di dare voce alle persone con cui parlo, sono persone reali che di solito conosco personalmente. Penso che ciò sia causato dal fatto che voglio esprimermi, ma con le persone non riesco mai a farlo del tutto senza emozionarmi, inoltre non voglio mostrare le mie debolezze e i miei segreti agli altri, perché non mi fido di nessuno. Alzo sempre un muro tra me e le persone, anche quelle più intime. Quindi ho bisogno di confidarmi con qualcuno, che mi possa ascoltare e capire.

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Gelosia

Buongiorno, ho 57 anni e purtroppo da 10 anni sono seduto in sedia a rotelle a causa di una malattia neurodegenerativa invalidante, sono coniugato, mia moglie ha 43 anni e abbiamo due splendidi figli di 23 e 18 anni. Da circa un anno mia moglie e' convinta e sicura che io la tradisca con la mia responsabile in ufficio considerandola la mia amante accusandomi di condizionare tutte le persone che mi sono vicine di non vedere le sue ragioni. Sto vivendo insieme ai ragazzi periodi molto difficili che spesso mi hanno portato a pensare a una separazione che pero' risulta difficile a causa dei miei problemi di salute in quanto dipendo quasi totalmente da lei.....Se qualcuno puo' ci aiuti tutti e 4, Grazie!

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Come si supera il desiderio di un secondo figlio per me anche se per mio marito sarebbe il quinto??

Buonasera. Sono una ragazza di 34 anni e sono sposata con un uomo divorziato che ha 3 figlie dal precedente matrimonio. La prima ha 23 anni e tra un pò diventerà mamma, la seconda 14 anni e la terza 11. Insieme abbiamo una bambina di 3 anni e mezzo. Le bambine sono cresciute con noi perché la mamma voleva rifarsi una vita con il nuovo compagno senza voler le bimbe di mezzo. Ora invece stanno soprattutto con lei per una questione di vicinanza alle scuole e alle amicizie anche se noi viviamo a 3 km di distanza. Dopo questa premessa volevo sapere se si può superare il desiderio di un secondo figlio nel mio caso? È da un paio di anni che non faccio che pensarci. È diventato un chiodo fisso al punto che quando ci penso mi viene da piangere. Con mio marito ho affrontato una sola volta il discorso. Mi ha spiegato le sue preoccupazioni che sono più che lecite, ha 48 anni e 4 figlie ed è più che comprensibile. Ma io non so come farmelo passare. Non voglio che lui si senta in colpa per non volerlo ma io non so davvero come superare la cosa. Questo pensiero spesso mi porta a non voler avere rapporti perché poi collego le 2 cose e mi viene da piangere anche in quei casi. C'è una soluzione? Grazie

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