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Problema di tipo ossessivo e affettivo

Buongiorno vi contatto in realtà non per me stessa ma per il mio papà. Negli ultimi mesi sta avendo un ossessione molto pesante nei nostri confronti e di nostra madre che lo portano a credere che quest'ultima abbia una relazione extraconiugale e che noi figli la assecondiamo. Purtroppo questo suo pensiero lo porta ad avere atteggiamenti violenti a livello verbale, lo portano ad avere molta insonnia e a renderlo nervoso e agitato perennemente. Inoltre é arrivato al punto di dover controllare tutti costantemente e addirittura nostra madre non é più libera nemmeno solo di andare a fare la spesa da sola. Controlla assiduamente il cellulare vedendo cose che al 99% nemmeno esistono, pensa quasi che sia tutto una sorta di complotto. Aggiungo inoltre che a volte ricorda delle determinate situazioni in maniera distorta. Questi episodi si alternano a periodi normali in cui é anche fin troppo tranquillo. Abbiamo cercato più volte di spiegargli che potrebbe avere un problema e che noi vogliamo aiutarlo ad affrontarlo, ma lui si rifiuta dicendo che sta benissimo e che non ha nessun tipo di problema. Noi vorremmo aiutarlo, abbiamo già contattato il nostro medico di base che purtroppo ci ha spiegato che non può costringerlo a sottoporsi a visite mediche senza il suo consenso. Come possiamo aiutarlo ad affrontare queste sue paure e tutta questa situazione?

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Come faccio a controllare la mia ossessione per lo studio

Soffro di stati di ansia da quando ho 16 anni ,fino ai 20 anni più o meno con conseguenti attacchi di panico molto frequenti. Da 3 anni mi è stata diagnosticata l'agorafobia, ma credo che i miei stati di ansia siano diventati cronici senza una ragione logica. Ho problemi a dormire e di voto montagne di libri di studio, specialmente quelli di matematica e geometria. Il mio cervello non si riposa mai, è come se mi dicesse che sto solo perdendo tempo che potrei dedicare ad assimilare sempre più informazioni. Mi sento come una scatoletta che sta esplodendo. Un giorno senza neanche accorgeme sono stata sui libri per ben 14 ore ed è dovuta venire mia madre a togliermi i libri per farmi mangiare.

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Non ce la faccio più ...credo di essere arrivata al capolinea.

Sono mamma, ho 3 figli meravigliosi e fino ad un anno fa la mia vita seppur non facile sembrava abbastanza felice. Poi è arrivato l’inferno. Il buio. I dolori forse più grandi per una madre. Mi fa schifo raccontare e scrivere cosa è successo ..per una madre conoscere qualcosa di terribile che non ha mai nemmeno visto è quanto di più brutto le possa accadere. L’abbandono poi da parte di una famiglia che ti da solo il colpo di grazia è ancora peggio. Non ce la faccio più ...credo di essere arrivata al capolinea. Comprendo tutti quei genitori che si sono suicidati portando via con se i figli ..capisco il loro grande dolore ..la voglia di spegnere per sempre questo dolore che lacera e distrugge giorno dopo giorno e la certezza di non poter lasciare in questo schifo chi hai messo al mondo ed hai cresciuto per poterlo rendere felice ed insegnargli a vivere..non a sopravvivere al dolore che qualcuno di cui non potevi sospettare gli ha inflitto per anni. Si aggiunge anche la disabilità alla nostra famiglia ..confermata solo poche settimane fa. E allora io mi chiedo perché? Perché tutto questo male a noi ? Questo mondo non ci vuole più? Perché i parenti ci trattano come se non fossimo noi le vittime? Perché ci hanno abbandonati? Perché le mie lacrime non smettono mai di scendere e la mia voglia di pensare a come andarcene via continua a farsi spazio sempre più prepotentemente? Sono stanca. Sono addolorata. Non c’è più scelta ..questo dolore non lo reggo più.

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Perché se una persona che conoscevamo si suicida pensiamo che dovremmo farlo anche noi?

Sono una ragazza di 21 anni. Sto per entrare fuori corso nel corso di laurea di Infermieristica. Mi mancano circa 10 esami per terminare sperando di riuscire a fare tutto entro la fine del 2021. Mi ritrovo a scrivere su questo sito, non è la prima volta che lo faccio, perché ho davvero un grande problema che non riesco a gestire. Premetto che la mia vita è non dico perfetta ma comunque fantastica anche se non ho mai avuto modo di potermi allontanare da dove abito, fare molte esperienze e altro. Ho una famiglia che mi sostiene e mi sta molto vicina poiché da Gennaio 2020 ho iniziato un percorso per combattere quella che non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi un giorno ad affrontare: l'ansia. Ho iniziato a mettere in dubbio molte cose: me stessa, l'università e il resto. Quest'ansia fa sembrare tutto così troppo grande. Io non volevo più uscire, non volevo più neanche prendere la macchina. La cosa con il tempo ha iniziato ad alleviarsi. Ora, passando al mio problema attuale, io non ho mai pensato al suicidio. Solo una volta in vita mia è capitato di scoppiare a piangere di fronte a mia madre dicendogli testuali parole "Mamma ho paura di perdere il controllo, fare cose che io realmente non vorrei fare ed arrivare a farmi del male da sola" ma la cosa era finita lì e il giorno dopo era come se nulla fosse successo. Esattamente una settimana fa una ragazza di 22 anni che conoscevo, anche se non c'era un forte legame ma che comunque vedevo spesso, si è suicidata. I media dicono che ha lasciato un biglietto che faceva capire che c'era insoddisfazione professionale e che non si sentiva parte di questo mondo (cosa che pensavo anche io). Quando ho saputo la notizia ho avuto un grandissimo senso di vuoto e perdita interiore. Ho avuto paura. Ho iniziato a pensare al perché di questo gesto e fare tutto ciò che sia legato alla perdita di una persona, non per lutto "naturale" o "accidentale", per suicidio in quanto è un'azione che la persona decide spontaneamente di fare. Dopo pochi giorni io mi stavo riprendendo fino a quando un mio amico, solo perché rifiutato da una ragazza, ha iniziato a parlarmi di morte dicendo (come fa sempre per ogni minima cosa) che voleva morire e che aspettava un crollo definitivo per poter avere il coraggio di fare la cosa che non ho mai voluto fare facendo risvegliare quello che io avevo prima e questo mio amico sapeva perfettamente ciò che mi era successo con quella ragazza. Lì sono iniziate le vere e proprie fisse e paranoie. Ne ho parlato anche con i miei. Ho iniziato a pensare "Come può una cosa cosi brutta essere pensata cosi facilmente?" "La vita a volte sembra uno schifo, ma penso che valga la pena essere vissuta" "Ho paura di perdere il controllo, di stare di nuovo da sola e di prendere la macchina da sola" "E se mi auto convinco?" "E se diventa un'ossessione?" "Se impazzisco?" "Davvero la morte è la soluzione a tutto?" "E se inizio a pensarlo anche io" "Io non l'ho mai pensato, ma se sto cosi perché inconsciamente lo pensavo?" "Ho paura di fare qualche cazzata" "Non ce la faccio" "Non mi sembra vero che io stia pensando tutto questo, aiuto!" Mi sento molto giù, faccio fatica a fare le cose e sento che mi sto trascurando anche se la spinta a curarmi la trovo. Sono in confusione e ho paura che questo non mi passi. Alterno facilmente attimi in cui sono spensierata e attimi in cui mi ritrovo giù di morale con forti mal di testa tanto da pensare di esplodere. La notte dormo malissimo, a volte faccio fatica a mangiare e altre invece mangio per fame. Sono anche dimagrita. Fumo più spesso, sintomo di nervosismo poiché io prima toccavo si e no una sigaretta una volta ogni due mesi. Tutte cose che avevo anche prima con l'ansia soltanto e che stanno tornando. Ora io sto bene e sento che questa cosa sicuramente passerà e che sono cose che sono io che mi sto solo fissando in testa ma allo stesso tempo ho paura perché mi basta poco per cambiare umore, pensare il contrario e scoppiare a piangere. La situazione è davvero più grande di me, vorrei qualche consiglio in quanto ora ne ho bisogno.

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Pensieri intrusivi verso cari

Egregi Dottori, Vi scrivo per avere se possibile un consiglio. Soffro di ansia e attacchi di panico con tachicardia, questi attacchi aumentano quando ho dei pensieri intrusivi, anche verso gli affetti. Mi spiego meglio: ho perso il mio cagnolino due anni fa, un giorno pensando a lui, mi è venuto questo pensiero che mi ha scioccata: "Che bello che non ci sei più". Ho amato il mio cagnolino più della mia vita e non mi do' pace tuttora. Praticamente se penso che può succedere qualcosa, la testa mi dice: "E chissenefrega, oppure magari". E penso sempre nella mente insulti anche verso amici o conoscenti, pur standoci bene insieme. Sono seriamente preoccupata. Il medico mi ha detto che il mio cervello è in autodifesa, non so cosa voglia dire. Mi ha prescritto Calmirex e Ignatia Heel con diazepamina al bisogno, ma mi sento peggio. Grazie per il vostro aiuto! Jessica

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Paura di dover morire presto

Ciao a tutti sono un ragazzo di 18 anni e ormai da 3 mesi che non riesco più a vivere serenamente perchè nella mia testa mi rimbomba sempre la stessa cosa, ovvero che morirò presto e giovane di infarto o attacco di cuore. Per ogni singola attività che svolgo mi sembre di essere sempre l'ultima. In questi tre mesi credo di essere diventato molto ipocondriaco e soffro molto di attacchi di panico, avendo propio una fobia di dover morire per un'attacco cardiaco. più nel pomeriggio avverto dolori intensi al petto che però dal punto di vista cardiaco avendo fatto delle visite specialistiche risultato tutto nella norma. Soltanto una gastrite cronica autoimmune. Ora la domanda che vi porgo e se questo dolore al petto (lato sx) e dovuta a questa gastrite o dai miei attacchi di panico? e se questi pensieri negativi e assillanti sono scatenati dalla mia depressione e attacchi di panico? E che terapie iniziare per risolvere assolutamente questo problema? Perchè sto davvero impazzendo Grazie in anticipo

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Come ritrovare se stessi ? Non so più chi sono.

Ciao a tutti. Premetto che sono già seguito da una psicoterapeuta del consultorio da cui sono in cura da Aprile. A febbraio sono partito per un'esperienza erasmus in germania dove sono rimasto fino a poco tempo fa. Durante i mesi di lockdown mi sono trovato spesso da solo e spesso mi è capitato di pensare molto. Proprio nel mese di aprile sono iniziati pensieri ossessivi di cui ancora non riesco più a liberarmi, ed è la ragione per cui mi sono rivolto alla psicoterapia (svolta a distanza). Sono un ragazzo omosessuale di 22 anni, ho faticato molto per accettarmi negli anni e da più di un anno e mezzo sono felicemente fidanzato con il mio ragazzo. A 18 ho fatto coming out con amici e mia sorella, di recente invece con mio papà.Da aprile appunto ha iniziato a insinuarsi nella mia testa il dubbio che io non sia effettivamente omosessuale, come ho sempre creduto, ma ho cominciato a interrogarmi sulla possibilità di essere transessuale. Premetto che non ho mai avuto problemi con il mio corpo, non ho mai sentito di essere in un corpo che non mi corrispondesse, ne ho mai pensato di essere una donna. Questi pensieri sono diventati sempre più ossessivi sopratutto perchè, non ho mai riconosciuto (e continuo a non riconoscerlo) un disagio vero e proprio rispetto alla mia identità di genere. Tutte queste domande infatti si sono sempre mosse sul piano dell'ipotesi. E se non fossi veramente autentico? E se non fossi gay ma in realtà trans? E se stessi fingendo di non essere quello che sei?. Così è cominciato il lavoro con la psicoterapeuta a cui ho sempre espresso queste domande ma al momento mi sembra di non esserne ancora venuto a capo. Ultimamente ho scoperto tramite questo sito e internet in generale dell'esistenza del caso di Dubbio Patologico in cui mi sono ritrovato totalmente. Proprio per valutare veramente se questa possibilità (della disforia di genere) fosse vera mi sono anche documentato su internet, ho fatto test online e varie ricerche per capire se questa strana sensazione che provo (questa disconnessione tra corpo-realtà e identità) potesse essere veramente disforia di genere, praticamente ogni esito è stato negativo, in quanto non ho mai provato le cose descritte. Il mio dubbio ossessivo quindi continua, nonostante io non abbia un vero e proprio disagio verso di me e il mio corpo. Il vero disagio nasce appunto dalla possibilità, dalla messa in dubbio, dalla costante auto-svalutazione e accanimento che questo pensiero ossessivo mi riversa. Anche quando credo di aver trovato un equilibrio il dubbio si ripresenta, e sento sempre una sorta di accusa, come alla ricerca di prove sul fatto che io stia mentendo sul fatto di essere un maschio cisgender. In questo momento non so onestamente più cosa fare perchè mi rendo perfettamente conto di essere in un circolo vizioso da cui non riesco a uscire. Mi sembra di vivere in una bolla, in cui tutto è irreale e distante e tutto ciò che prima consideravo normale ora mi sembra così nuovo e diverso. Vi ringrazio e spero di essere stato chiaro nella descrizione.

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Mi serve coraggio

Salve, mi chiamo Lorenzo, ho 31 anni, non mi sento di raccontare la vita che ho avuto fino ad oggi, fatto sta che sono arrivato alla conclusione che non voglio che vada avanti, è molto tempo che ci penso, il problema è che mi manca il coraggio di farlo, ho paura sia del dolore fisico che della morte in sé e ogni volta che mi decido arriva quello che credo sia istinto di sopravvivenza che mi fa venire una paura matta. Quindi vorrei chiedere consigli su come farmi passare questa paura di modo che possa concludere il mio "progetto", tanto ogni giorno che passa divento sempre più borderline e basta. In più ci tengo a precisare che è una scelta pensata da tempo, che tentativi per migliorarla ne ho già provati ed è andata com'è andata e che non mi interessa che ci siano persone che vivono peggio di me, quella è la loro vita e se la gestiscono, la mia vita so io com'è stata e basta, va bene così, andare avanti sarebbe semplicemente sprecare del tempo a crogiolarmi nel nulla ed odiare ogni essere umano, preferisco che finisca, anzi, non che ci creda, ma visto che c'è questa possibilità che esista per davvero la reincarnazione, chissà...!

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