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Ansia e mancata concentrazione dopo aver conosciuto una ragazza omosessuale

Buonasera, mi chiamo Emma e ho 24 anni. Da qualche settimana ho difficoltà a concentrarmi perché un pensiero fisso mi assilla cioè continuo a pensare di poter essere omosessuale nonostante non abbia mai avuto e non ho tutt’ora attrazione per un’altra donna. Non ho nemmeno fantasie sessuali. Questa situazione nasce dopo aver conosciuto una ragazza dichiaratamente omosessuale; non ho avuto attrazione nei suoi confronti però mi faceva piacere essere guardata da lei, che capivo tenermi gli occhi addosso e sentirsi in imbarazzo con me presente. Non appena me l’ha detto, mi è venuta l’ansia perché mi domando: magari lo sono anche io, ecco perché non ho un ragazzo e il continuo pensarci è come se me lo confermasse. Se non me l’avesse detto sono sicura che questa fissazione in me non si sarebbe creata. Mi viene ansia anche al pensiero di poterla reincontrare. Nella mia vita non ho mai avuto relazioni veramente importanti se non un innamoramento all’età di 19 anni con un ragazzo della mia età. Non sento ed esco seriamente con un ragazzo da più di un anno e questa situazione ad oggi credo che mi pesi. Sono una ragazza molto estroversa ma allo stesso ansiosa e che si fissa facilmente sulle cose volendo trovare a tutti i costi una soluzione. Il pensiero di un’eventuale omosessualità e il pensiero della ragazza conosciuta non se ne va nonostante qualche giorno fa sia stata con un ragazzo che esteticamente mi piace molto ma con cui purtroppo non esco seriamente. Com’è possibile questa situazione? Più non ci voglio pensare e più ci penso, e questo sempre nei momenti in cui dovrei concentrarmi al massimo come nello studio. Ringrazio chiunque mi risponda!

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Ho paura di uscire pazzo, di diventare parte dei miei pensieri

Salve buongiorno, mi chiamo Massimiliano, sono un ragazzo di 18 anni, ho chiesto aiuto a questo sito perché da alcune settimane ho problemi riguardo a pensieri ossessivi che tormentano il mio stato d'animo non facendomi vivere al meglio. Premetto col dire che sono un ragazzo che ha una famiglia splendida, pratica sport, ha amici e passa una vita normale. Ho avuto già trascorsi del genere circa 6-7 anni fa, con una depressione durata all'incirca 3 mesi. Tutto questo periodo è iniziato col fatto che mi sentivo sempre stordito con la testa, come se fossi fuori dalla realtà; alla fine si è scoperto che erano semplicemente vertigini, ai quali ne sono afflitto anche adesso. Nel frattempo che si scopriva la fonte del problema, sono stato afflitto da attacchi di panico dall'eccessiva preoccupazione di avere qualche patologia mentale. Dopo che si è scoperta la fonte del problema, sono stato afflitto da altri pensieri che facevano fuoriuscire l'ansia; questi pensieri comprendevano la paura di far male a qualcuno, o addirittura ucciderlo, pensavo cose che andavano al di fuori del mio essere perché non farei mai del male neanche ad una mosca. Poi sono stato afflitto da problemi esistenziali, mi faccio spesso domande strane, che vanno al di fuori della vera conoscenza, ad esempio: Perché vedo attraverso questi occhi? Perché vivo in questa vita? Ma tutto quello che mi circonda è realtà? Le persone sono reali? Spesso queste domande sono accompagnate da attacchi di panico che non mi stanno facendo vivere alla grande. La mia preoccupazione principale sono soprattutto che i miei pensieri possono diventare una parte integrante del mio ragionamento un giorno, cioè uscire pazzo. Chiedo aiuto nel superare questo problema che mi affligge da tempo, grazie a questo sito utilissimo. Grazie mille in anticipo per le risposte.

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Sono inutile e cattiva

Salve a tutti. Eviterò di dilungarmi in inutili convenevoli e cercherò di andare subito al sodo senza,al tempo stesso, essere riduttiva . Inizierò con il raccontarvi, in breve, la mia storia. Sono sempre stata bullizzata da tutti fin da quando ero piccolissima, a causa del mio aspetto poco femminile e del mio carattere. Sono sempre stata abbastanza taciturna e amavo parlare di cose diverse rispetto agli altri bambini. Non che questo facesse di me una persona speciale o migliore,ci mancherebbe altro,però dovevo cercare di essere precisa. All' età di undici anni i miei genitori si sono separati, dando il via ad una serie spiacevoli situazioni. Dutante il corso dei miei al liceo, sono stata vittima di cyber-bullismo. Dopo aver conseguito il diploma, con scarsi risultati, non ho proseguito con gli studi e ho fatto l'unica cosa che sono sempre stata in grado di fare:mangiare. Ho iniziato a fare pensieri cattivi su me stessa e sugli altri,pensavo che nonostante molte perosne avessero problemi ben più gravi dei miei, fossero comunque in qualche modo riuscite ad andare avanti,a coltivare le proprie passioni e ad arricchirsi. Mi sento cattiva,inutile, ignorante e stupida. Non ho mai amato leggere(cosa che mi è stata fatta pesare molto soprattutto da mia madre)e questo mi ha fatta sentire inferiore.Non riesco a capire che direzione prendere e ho sempre la sensazione che tutti si sentano migliori di me. Forse la verità è che mi sento una nullità. Non so più cosa pensare di me stessa,non so come migliorarmi. L' unica cosa che riesco a fare (oltre che ad abbuffarmi )è pensar male di me stessa 3 di tutti coloro che mi circondano. Sono arrabbiata, sono delusa. Mi sento uno schifo. Tutti pensano che io sia una persona Buona e gentile ma la verità è che non lo sono. Sono una stupida grassona, cattiva e ignorante.

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Tristezza infinita e pensieri suicidi

Salve a tutti,
mi rivolgo a Voi perche' non so darmi una spiegazione specifica al mio malessere: mi sento sempre molto triste e a volte vorrei solo chiudere gli occhi e non svegliarmi piu'. Non ho amici e non ho mai avuto fidanzati perche' le poche persone che ho conosciuto mi hanno sempre presa in giro ed ora sono diventata severa nel selezionare le persone, poi in questo mio stato, l'unica cosa che non voglio e' conoscere altre persone poi anche perche' vedendomi cosi' nessuna persona decente si avvicinerebbe a me.
Al momento non lavoro e mi e' difficile trovarlo e che qualcuno mi dia un'opportunita' visto che non avendo il diploma non si puo' trovare un lavoro fisso. Passo giornate a piangere da quando ero piccola, a scuola ho avuto bullismo e in piu' ho dovuto sopportare altri traumi come la morte di mio padre e altre cose famigliari.
La mia vita e' uno schifo non ho futuro e purtroppo devo ammettere a volte che penso solo alla morte. Ho fatto una psicoterapia con una psicologa cognitivo comportamentale ma non e' servito a nulla sono solo che peggiorata e mi sento sempre piu' una nullita'.
Sono arrivata a quasi 30 anni e non so nemmeno io come ci sono arrivata ho resistito troppo ma ora non ce la faccio piu' ho sempre pensieri negativi.
Un grazie a chi mi rispondera'.

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Senso di colpa per aver tradito

Buon pomeriggio, Mi chiamo Piera e ho 37 anni. Sto insieme al mio attuale compagno da 16 anni. E' una storia molto intensa, nata tra i banchi dell'università e animata da tanti progetti personali e professonali. Abbiamo attraversato momenti di difficoltà e ci siamo sempre supportati reciprocamente. Nel 2010 inizio a lavorare per un'azienda nella quale svolgevo esattamente il lavoro che desideravo ed in più io ed il mio compagno iniziammo a convivere. Agli inizi del 2011 accadde, quello che tuttora definisco il più grave errore della mia vita.
Iniziai, una relazione parallela con un collega più giovane di me durata per alcuni mesi. Inizialmente, trovai in questa persona la via di fuga o meglio un senso di evasione dalla mia storia preesistente che di suo non aveva nessuna pecca avendo un compagno adorabile.
Andai via di casa e tornai a vivere con la mia famiglia. Dopo le bugie iniziali, raccontai tutto l'accaduto al mio compagno il quale cadde in un profondo periodo di sofferenza. Nonostante, i sensi di colpa mi tormentassero e mi promettessi continuamente di interrompere la storia con l'altro, continuavo a cadere in tentazione, nel rivederlo tutti i giorni a lavoro. In cuor mio e nella mia testa sapevo che non era assolutamente adatto a me e dedussi che era solo e pura attrazione passeggera.
Nei periodi di vacanze, riuscivo completamente ad allontanarmi da lui, ma non appena rientrvo a lavoro il tormento ricomiciava. La storia andò avanti per circa un anno e nel frangente i rapporti tra me ed il mio compagno erano sempre vivi (ci continuavamo a supportare come avevamo fatto in passato ed entrambi, anche se da diverse prospettive soffrivamo per come le cose erano andate, ovviamente più a livello fraterno, ma non come una coppia).
Ad un certo punto, trovai la forza di chiuedere la storia con l'altro e la mia decisione fu rafforzata dal suo licenziamento. Interruppi tutti i rapporti con lui e continuai a coltivare il rapporto col mio compagno. Il tutto ovviamente è stato tutt'altro che semplice, poichè io ero tormentata dai sensi di colpa ed il mio compagno dalla delusione di aver perso per sempre la persona in cui aveva creduto da sempre. Passarono alcuni mesi, ed insieme decidemmo di lasciare i nostri rispettivi lavori in Italia per ricominciare un nuovo progetto di vita all'estero con nuovi compromessi e puntando sul fattore tempo per far riemarginare le ferite.
Insomma, ci siamo dati una seconda possibilità che tra alti e bassi sta funzionando alla grande. Sono passati 6 anni dall'accaduto e ad oggi ancora vivo profondi sensi di colpa che emergono soprattutto nei momenti di debolezza.
Vi sarei molto grata se poteste aiutarmi. Mi scuso per l'essermi dilungata molto. Cordialità.

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Paura del suicidio

Salve a tutti, sono Maria e non avrei mai pensato di trovarmi qui oggi a scrivere queste parole, che mi lacerano dentro... è iniziato tutto a Febbraio, una sera ho fatto alcuni tiri d'erba, non era la prima volta, ma quella sera il cuore ha iniziato a battere all'impazzata e ho iniziato a pensare: "Oddio e se adesso svenissi cosa accadrebbe?" I giorni seguenti iniziai a puntare tutta la mia attenzione sul battito cardiaco, in quanto avevo troppa paura che questo potesse smettere di battere da un momento all'altro.
Vivevo giornate strazianti, cercando i sintomi su internet e convincendomi di avere delle malattie gravi con conseguenze catastrofiche, ed immaginavo scene tragiche dove c'ero io che mi sentivo male e cadevo a terra senza poter far nulla, arrivavano i soccorsi e i miei genitori venivano a sapere dell'accaduto e soffrivano tantissimo.
Questi pensieri mi tormentavano e come se non bastasse nel bel mezzo di questo disagio morì una delle persone più importanti della mia vita, mia nonna. Dopo questo avvenimento tristissimo avevo ancora più paura e mi recavo in ospedale per dei controlli e ho fatto anche le analisi del sangue. Dopo un pò un pensiero assurdo mi spaventò tantissimo, un pensiero dove io mi buttavo dalla finestra o mi accoltellavo o cose simili. Tutt'oggi questi pensieri mi spaventano e limitano le mie attività quotidiane. Ho troppa paura, immagino scene tragiche e i miei genitori che mi trovano e soffrono tantissimo. Quando sono a casa questi pensieri mi tormentano, ho paura di poter commettere un gesto del genere. A volte ho paura che gli altri possano indurmi al suicidio tipo quando c'è una discussione tendo sempre ad evitare di esprimere la mia rabbia ecc... perchè ho paura che dall'altra parte questa persona possa ferirmi e indurmi a gesti estremi. A volte faccio rituali per scacciare questi pensieri, ma ora ho smesso. Solo in casi di estrema paura faccio rituali. Quando sono con i miei amici o con il mio ragazzo questi pensieri sembrano essere veramente poco reali, ma quando sono a casa mi tormentano. Oggi per esempio stavo studiando e questi pensieri mi infastidivano a tal punto che mi sono messa a piangere. IO HO VOGLIA DI FARE MILLE COSE, DI METTERMI IN GIOCO, DI AMARE, DI ESSERE AMATA. Ho le lacrime agli occhi scrivendo queste parole... Se volete sapere del mio passato, o qualsiasi altra cosa sono disposta a parlarne.

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Pensare al suicidio in brutti momenti

Non ho molto da dire alla fine. A dicembre è morto mio nonno, era una grande figura paterna per me. L’ho visto morire lentamente con bombole d’ossigeno e senza coscienza..una visione che una parte di me vorrebbe cancellare. Da lì, quando stavo giù, iniziavo a pensare a quanto mi mancava e quanto sarebbe stato bello stare lì con lui. Oggi ho avuto una discussione accesa e diciamo che in generale questi non sono stati nemmeno i migliori mesi della mia vita, ogni cosa sembra essere andata storta.
Eppure ho tanti amici, un ragazzo da due anni e tutti mi reputano una persona tranquilla, solare e piena di idee. Eppure è da un po’ (2-3 mesi) che quando sono tanto giù, penso al suicidio.
Penso al come farlo, ma soprattutto al perché. La cosa che mi preoccupa di più è che magari potrebbe diventare un pensiero fisso. Non vedo un futuro per me e non vedo successi nel passato.
Anche se un testo non può far capire tutte le confusioni che ho in testa, spero che un minimo si sia capito e se riesco ad avere una spiegazione e magari una soluzione a questi pensieri che mi vengono spesso in testa.

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Confuso sul da farsi

Mi chiamo Mario Sono fidanzato con una ragazza da dicembre dell'anno scorso: ci sono alti e bassi, come in tutte le coppie, specialmente all'inizio e specialmente quando si confrontano 2 etnie diverse. La nostra giornata e' come segue: ci svegliamo, lei ha un piccolo appartamento per conto suo, dove porto tutti i giorni, per poi riprenderla una volta finito di lavorare. Un giorno scopro delle foto di lei con un ragazzo: foto datate dall'agosto scorso. Tornato a casa chiedo spiegazioni e lei mi dice che e' solo suo cugino: e voglio crederle dato che nella loro cultura la famiglia e' davvero legata a livelli esponenziali. Ma il cuore prevale sul cervello e torno a dubitare: e cosi riesco a scoprire che questo cugino dorme con lei nel suo appartmento. Non ci sono fote di loro in atteggiamenti amorevoli e l'attivita' sessuale tra me e lei e' sempre al massimo. Io cerco di non pensarci, ma ho paura che quello sia il ragazzo che ama ed io solo un salvadanaio dal quale attingere.
Ho chiesto anche alla sorella piu' piccola: e lei mi ha confermato la parentela tra i due...sono davvero confuso e non so cosa fare...non riesco a non pensare a lei nemmeno un minuto..figuriamoci a lasciarla.

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