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Confusione costante sul proprio orientamento sessuale.

Sono una ragazza, anni e anni fa mi innamorai della mia migliora amica, in seguito a due amori nei confronti di ragazzi, di cui uno online mai concretizzato all'età di 13 anni, ed uno per un ragazzo con cui non avevo praticamente mai parlato e che avevo idealizzato nella mia testa. Con la mia migliora amica per anni è stato un qualcosa di represso e nascosto. Da 3 anni a questa parte invece stiamo insieme, perché sorprendentemente lei ricambiava quel sentimento. Per comodità mi sono ritenuta bisessuale, e non mi sono posta mai domande. Da un anno fa circa però, penso in maniera costante al mio orientamento: mi ripeto di vivere le emozioni senza limiti, di non dovermi etichettare per forza, ma dentro di me ho bisogno di avere una risposta sicura. Ci penso sempre ogni giorno, mi do risposte e analisi che poi si contraddicono, e si ripetono sempre uguali nonostante mi fossi data una risposta precedentemente. Da momenti in cui penso di essere omosessuale, a momenti in cui penso di star mentendo a tutti e di essere eterosessuale, senza via di mezzo. Sembra un pensiero stupido ma non avere un'identità mi attanaglia e mi sento davvero male, non ce la faccio più.

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Ansia e continui sbalzi d'umore

Salve a tutti fin da piccola ho sofferto di ansia e ho anche avuto diversi episodi di attacco di panico, i miei genitori sono separati ed io vivevo con mia madre al quale non ho mai avuto un bel rapporto. Da quasi 5 anni sono fidanzata con un ragazzo, inizialmente quando ci siamo conosciuti lui è venuto a vivere nel mio paese che dista 40 km dal suo, abbiamo preso una casetta e dopo un anno che stavamo insieme siamo andati subito a convivere poi con il passare degli anni lamentava il fatto che doveva viaggiare tutti i giorni per andare al lavoro perché il lavoro si trovava nel suo paese Oltre al fatto che Economicamente non avevamo una bella situazione. Dopo tre anni mi ha detto che avremmo dovuto trasferirci nel suo paese perché non riusciva più a fare avanti e indietro per il lavoro e oltre tutto avevamo problemi economici. Io gli ho dato ascolto anche a malincuore e sono venuta qui nel suo paese a vivere con lui. Ma la situazione è completamente andata fuori controllo per quanto riguarda il mio stato emotivo perché da quando vivo qua non ho ho fatto amicizia con nessuno non mi sono adattata e ho proprio un rifiuto a vivere qui, l'ansia ha preso il sopravvento, mi manca il mio sentirmi libera e poter passare le mie giornate come voglio nel senso che non per forza devo stare a casa ad isolarmi ma bensì uscire e stare in compagnia quello che qui non posso fare perché mentre lui passa le sue giornate al lavoro e torna la sera e qualche ora per la pausa pranzo io mi ritrovo a dover passare le mie giornata da sola Almeno che non prendo continuamente il treno che mi porta al mio paese dove ho parenti amici e dove mi sento più tranquilla. Ho iniziato un corso osa ma non ha cambiato nulla, In questo periodo che mi sono ritrovata più sola che mai durante le mie giornate ho riflettuto parecchio su che cosa potesse essere questo mio stato d'animo che mi impedisce di adattarmi ma non so darmi delle risposte, Sarà il fatto che sono continuamente sola oppure sarà il fatto che sono morbosamente legata al mio paese, sarà il fatto che qui non mi sento realizzata e non sto bene psicologicamente ed emotivamente. Mi capita spesso di sentirmi un nodo in gola di provare rabbia e allo stesso tempo tristezza, tante volte ho parlato con il mio ragazzo e spiegato i miei stati d'animo e chiesto di tornare al mio paese ma mi è stato detto che lui non verrà Perché avendo il lavoro qui non ha intenzione di ritornare a vivere nel mio paese almeno che non trovi un lavoro lì Ma io nel frattempo continuo a vivere male e non so quale sia la cosa più giusta da fare ho pensato che magari potrei ritornare io da sola a vivere nel mio paese ma dopo una convivenza Sarebbe davvero triste ritornare a vivere separatamente anche perché io mi sono legata tanto a lui e alla nostra quotidianità quando è a casa, ma allo stesso modo starei male se continuassi a vivere qui perché mi sento sola, mi sento un pesce fuori l'acqua e mentalmente é come un chiodo fisso che batte tutti i giorni sullo stesso problema. Tutto questo ha influito sui miei pensieri, sulle mie giornate e sulla vita quotidiana di tutti i giorni. Non ho più appetito, e penso e ripenso sempre a questa situazione, Non mi sento più la ragazza spensierata di una volta, ho sviluppato diverse insicurezze su di me e paranoie. Non so se a qualcuno è mai capitato di ritrovarsi nella mia stessa situazione.

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Voglia di convivere a tutti i costi

Salve a tutti! Ho ventidue anni, sono fidanzata da quattro e mezzo con un ragazzo di ventotto. Lo amo e ci sto davvero bene insieme. Tuttavia a volte mi sento come un tarlo nella testa che mi sussurra cose del tipo "perchè non ti chiede di fare un passo in più?" "perchè non vuole di più da me dopo quattro anni?". Premetto che io ho una situazione pesante in casa, dovuta a vari problemi ben più gravi di questo che sto descrivendo, ma che non voglio affrontare qui. Lui ne è al corrente in tempo reale, sa bene come sono fatta e come vivo il tutto, spesso mi ci sfogo. Siamo entrambi attaccati alle nostre libertà, sin da quando ci siamo fidanzati abbiamo fatto le cose passo dopo passo, senza bruciare tappe (questo lo devo più a lui e alla sua formamentis in generale che è un po' meno impulsiva della mia), tuttavia i primi tempi ci sta, conoscersi bene e a fondo agli inizi è alla base di ogni relazione che si rispetti. Sono proprio contro quelle coppie che si conoscono e tac, subito casa e famiglia. Fatte queste premesse, giusto per descrivere a chi giustamente non mi conosce come la penso, ora passo al nocciolo del "problema": la convivenza. Lui lavora da dieci anni ormai, da buon ragazzo con la testa sulle spalle ha messo da parte un gruzzoletto che gli permetterebbe tranquillamente di comprarsi una casetta e iniziare a viverci, creandosi gradualmente i propri spazi (a lui molto cari). Io dal mio canto ancora studio, ho ancora davanti due anni di università avendo scelto ahimè una magistrale. Tuttavia mi do da fare anche nel mio piccolo, faccio la babysitter qui e là, dò ripetizioni quando posso, e obiettivamente posso vantare un minimo di risparmi anche io. Questi risparmi sono esigui rispetto ai suoi ovviamente, non potrei andare lontano senza un appoggio da parte sua, forse potrei permettermi un affitto, ma non avrebbe molto senso da sola. Quindi eccomi qui, aspettando con ansia questi due lunghi anni rimanenti, tra crisi familiari, personali e ansie varie, con l'ulteriore paura che prima o poi scoppierò in un pianto isterico e vomiterò addosso tutto quello che sogno, nel peggiore dei modi. Gli ho già parlato in passato dei miei progetti, ho cercato di capire se fossero simili ai suoi, ho sperato che anche solo parlandone tirassi fuori da lui una qualche consolazione, del tipo "si sai, anche io sogno di vivere con te ogni giorno prima o poi, di poter fare come fanno tutti i nostri amici, di invitarli a cena, di cucinare insieme e poi di pulire, per poi ricominciare, giorno dopo giorno crescendo e mettendoci alla prova insieme". Invece eccomi qua, a sperare di sentirmi dire queste parole prima o poi, rifugiandomi in queste scenette melense che avvengono solo nella mia testa. Parlando con lui non sono riuscita a tirare fuori un ragno dal buco, anzi, mi sono sentita troppo una piagnucolona e credulona, che a ventun'anni (all'epoca) sperava in chissà cosa. Da allora abbiamo anche avuto una crisi, non dovuta all'aver affrontato l'argomento ovviamente, ma più che altro alla situazione dovuta al lockdown che ci ha separato molto per forza di cose. Come se non bastasse, infatti, la pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione (per me), potendoci vedere molto meno, talvolta in macchina davanti casa, da un anno a questa parte ormai, mi ha letteralmente mandato fuori di testa. La voglia di stare insieme a lui si è moltiplicata e questi pensieri stanno diventando ossessivi. Non ce la faccio più, non mi sopporto più. Più cerco di placarmi e di procrastinare, più sento di non farcela. Il tutto come dicevo è anche esasperato dalla mia situazione familiare che non è delle migliori, ma più io capisco che la soluzione migliore per me sarebbe allontanarmene, più provo quella sensazione orrenda che ho sperimentato la prima volta che gliene ho parlato. Una sensazione di vergogna, di paura di sentirmi dire "no, è ancora troppo presto". Ho proprio paura di aprirmi ancora una volta, non sopporterei un altro rifiuto silenzioso. Ma io voglio di più, voglio dormire con lui più di una/due volte al mese, voglio condividere qualcosa di più della macchina in cui passiamo l'ottanta per cento del nostro tempo (il resto a casa di amici che hanno una casa, appunto). Non lo so, qualcuno mi aiuti. Ho bisogno di qualcuno che: o mi sbatta in faccia la realtà, che mi dica che non è davvero il momento questo, che sono una egoista a volere una cosa del genere ora, con i suoi soldi, quando lui peraltro non vuole; o mi rassicuri dicendomi che è normale (?) pensare a certe cose (anche se non così ossessivamente, cioè guardo i cataloghi ikea trasognando la mia casa ideale.. rendiamoci conto) e che prima o poi arriverà il nostro momento. Sono così stufa... vorrei prendermi a testate da sola in alcuni momenti in cui sembra che voglia farmi dell'autolesionismo. Vorrei essere più forte di così. Vorrei essere più risoluta e con i piedi per terra almeno quanto lui. Spero di aver organizzato abbastanza bene le mie mille idee, in caso contrario scusatemi in anticipo. Grazie a chiunque avrà il coraggio di leggere fin qui!

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Mi sento una persona mediocre e anche molto sola

Salve a tutti. Ho 21 anni. Dopo anni di riflessioni su me stessa ho deciso di mettere tutti i miei pensieri per iscritto e ho scelto questo sito nella speranza che qualcuno mi possa dare qualche consiglio. Il titolo parla da se. Le due emozioni che provo in maniera costante sono quelle di essere una persona mediocre e sola. Prima di tutto mi sento un fallimento. Non aiuto la mia famiglia in alcun modo pratico, succhio solo soldi da mio padre per pagare l’università, per comprarmi dei vestiti nella speranza di sentirmi più bella con qualcosa di particolare addosso, trucchi per cambiare il mio viso. Ma ovviamente non risolvo nulla. L’università che ho scelto (storia dell’arte) è stata una decisone che considero quella più adatta a me, ma forse non è la mia strada. È stata una decisione presa allimprovviso senza pensarci troppo. Ero molto felice di iniziare a suo tempo, ma sono arrivata ad un punto in cui mi scatena delle crisi di ansia incredibili. Piango prima degli esami, procrastino lo studio all’infinito perché mi sento di studiare onultilmente. Ogni volta infatti il risultato dell’esame mi delude infinitamente. Non mi sento abbastanza intelligente, abbastttanza simpatica, bella, capace, abbastanza buona, abbastanza grata ai miei genitori con le azioni che faccio, i voti che porto. Mi sento mediocre, nella media, passabile in qualsiasi cosa. E per questo mi sento infinitamente in colpa. La cosa peggiore è penso di essermi così abituata a sentire questo magone nel mio petto, a ripetermi nella testa che valgo niente. L’unica cos che mi frena dal farmi del male, dall’ uscire di casa e autodistruggermi andando a bere, a drogarmi a camminare la notte da sola, sono i miei genitori. Non voglio che soffrono in alcun modo per colpa mia, non voglio farli preoccupare in alcun modo. Infatti con loro non mi confido. Cerco sempre di apparire spiritosa. Mi sento sola. Ho dei fantastici amici che conosco da quando ho iniziato il liceo e anche prima. Ma non sono abbastanza per colmare la mia solitudine. Non ho mai sperimentato neanche l’amore vero. Sento il bisogni di avvicinarmi a qualcuno, non necessariamente un fidanzato/a, ma basta un semplice amico, ma una persona di cui veramente mi posso fidare e confidare le mie emozioni e pensieri. E anche in questo caso sono troppo abituata ad essere usata. Le persone dopo un po’ rivelano i loro veri colori. E la cosa peggiore di tutte, di cui mi vergogno infinitamente (riesco a scriverlo solo perché in anonimo su questo sito), ma che allo stesso tempo non riesco a smettere di pensare è la violenza. Ogni notte. OGNI NOTTE. sogno violenze. Cadaveri, morti, persone che mi rapiscono, situazioni pericolose in cui cerco di salvare la mia famiglia. Se non sogno violenze allora non ricordo. Ma questi non sono incubi. Non ho paura dei cadaveri e del sangue che vedo nei miei sogni. Sogno di essere violentata. E non ho paura. Nella vita vera voglio le stesse cose. Vi sono momenti in cui mi distacco dalla realtà è immagino qualcuno, una figura, che mi mena. Seriamente e con l’intento di farmi male. In queste fantasie sto piangendo e ogni tanto quando torno nel presente mi ritrovo le lacrime agli occhi. Mi è successo di ritrovarmi così ubriaca da cacciarmi in situazioni pericolosissime. Più volte sono entrata in macchina con una persona sconosciuta, un’altra volta ho guidato in grave stato di ebrezza e ho rischiato di fare un incidente. Ero sempre da sola. Tornando al discorso di prima ho pensato che queste fantasie di violenza fossero una preferenza sessuale, una stupida e perversa fantasia. Allora mi sono iscritta ad una sito BDSM, mi sono incontrata con una persona e ho provato a fare le stesse cose che immaginavo. Non sono riuscita a resiste e combattere questa pulsione di voler essere menata. Di solito riesco a trattenere le mie vere emozioni e calciare via i sentimenti di mediocrità che mi auto infliggo con le più disparate distrazioni. Ma quando ho scoperto che veramente c’era la possibilità di realizzare la mia fantasia non ho resistito. È stato intenso e doloroso, ma sentivo fosse qualcosa che meritavo per non essere abbastanza. L’ho voluto fare di nuovo, ma alla fine sono successe altre cose nella mia vita e non c’è stata più l’occasione. Adesso mi sento più sola che mai. Non riesco a smettere di pensare a quanto voglia lasciarmi andare. Penso alla mia vita senza i miei genitori e mi immagino sola a casa a fumare e bere e farmi menare e a quanto tutto questo sia quello che veramente voglio avere. L’unica alternativa alla mia mancanza di interessi e passioni. Sono contenta di avere una famiglia che mi ama, ma per il resto mi sento di star impazzendo. Questo è un mio sfogo per cercare di razionalizzare il più possibile tutti i miei sentimenti e trovare una sorta di soluzione, o compensazione a questi pensieri perversi. Dato che si tratta di un forum ne approfitto anche per cercare consiglio. Grazie mille a tutti quelli che risponderanno. Serena

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Problema di tipo ossessivo e affettivo

Buongiorno vi contatto in realtà non per me stessa ma per il mio papà. Negli ultimi mesi sta avendo un ossessione molto pesante nei nostri confronti e di nostra madre che lo portano a credere che quest'ultima abbia una relazione extraconiugale e che noi figli la assecondiamo. Purtroppo questo suo pensiero lo porta ad avere atteggiamenti violenti a livello verbale, lo portano ad avere molta insonnia e a renderlo nervoso e agitato perennemente. Inoltre é arrivato al punto di dover controllare tutti costantemente e addirittura nostra madre non é più libera nemmeno solo di andare a fare la spesa da sola. Controlla assiduamente il cellulare vedendo cose che al 99% nemmeno esistono, pensa quasi che sia tutto una sorta di complotto. Aggiungo inoltre che a volte ricorda delle determinate situazioni in maniera distorta. Questi episodi si alternano a periodi normali in cui é anche fin troppo tranquillo. Abbiamo cercato più volte di spiegargli che potrebbe avere un problema e che noi vogliamo aiutarlo ad affrontarlo, ma lui si rifiuta dicendo che sta benissimo e che non ha nessun tipo di problema. Noi vorremmo aiutarlo, abbiamo già contattato il nostro medico di base che purtroppo ci ha spiegato che non può costringerlo a sottoporsi a visite mediche senza il suo consenso. Come possiamo aiutarlo ad affrontare queste sue paure e tutta questa situazione?

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Come faccio a controllare la mia ossessione per lo studio

Soffro di stati di ansia da quando ho 16 anni ,fino ai 20 anni più o meno con conseguenti attacchi di panico molto frequenti. Da 3 anni mi è stata diagnosticata l'agorafobia, ma credo che i miei stati di ansia siano diventati cronici senza una ragione logica. Ho problemi a dormire e di voto montagne di libri di studio, specialmente quelli di matematica e geometria. Il mio cervello non si riposa mai, è come se mi dicesse che sto solo perdendo tempo che potrei dedicare ad assimilare sempre più informazioni. Mi sento come una scatoletta che sta esplodendo. Un giorno senza neanche accorgeme sono stata sui libri per ben 14 ore ed è dovuta venire mia madre a togliermi i libri per farmi mangiare.

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Non ce la faccio più ...credo di essere arrivata al capolinea.

Sono mamma, ho 3 figli meravigliosi e fino ad un anno fa la mia vita seppur non facile sembrava abbastanza felice. Poi è arrivato l’inferno. Il buio. I dolori forse più grandi per una madre. Mi fa schifo raccontare e scrivere cosa è successo ..per una madre conoscere qualcosa di terribile che non ha mai nemmeno visto è quanto di più brutto le possa accadere. L’abbandono poi da parte di una famiglia che ti da solo il colpo di grazia è ancora peggio. Non ce la faccio più ...credo di essere arrivata al capolinea. Comprendo tutti quei genitori che si sono suicidati portando via con se i figli ..capisco il loro grande dolore ..la voglia di spegnere per sempre questo dolore che lacera e distrugge giorno dopo giorno e la certezza di non poter lasciare in questo schifo chi hai messo al mondo ed hai cresciuto per poterlo rendere felice ed insegnargli a vivere..non a sopravvivere al dolore che qualcuno di cui non potevi sospettare gli ha inflitto per anni. Si aggiunge anche la disabilità alla nostra famiglia ..confermata solo poche settimane fa. E allora io mi chiedo perché? Perché tutto questo male a noi ? Questo mondo non ci vuole più? Perché i parenti ci trattano come se non fossimo noi le vittime? Perché ci hanno abbandonati? Perché le mie lacrime non smettono mai di scendere e la mia voglia di pensare a come andarcene via continua a farsi spazio sempre più prepotentemente? Sono stanca. Sono addolorata. Non c’è più scelta ..questo dolore non lo reggo più.

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Perché se una persona che conoscevamo si suicida pensiamo che dovremmo farlo anche noi?

Sono una ragazza di 21 anni. Sto per entrare fuori corso nel corso di laurea di Infermieristica. Mi mancano circa 10 esami per terminare sperando di riuscire a fare tutto entro la fine del 2021. Mi ritrovo a scrivere su questo sito, non è la prima volta che lo faccio, perché ho davvero un grande problema che non riesco a gestire. Premetto che la mia vita è non dico perfetta ma comunque fantastica anche se non ho mai avuto modo di potermi allontanare da dove abito, fare molte esperienze e altro. Ho una famiglia che mi sostiene e mi sta molto vicina poiché da Gennaio 2020 ho iniziato un percorso per combattere quella che non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi un giorno ad affrontare: l'ansia. Ho iniziato a mettere in dubbio molte cose: me stessa, l'università e il resto. Quest'ansia fa sembrare tutto così troppo grande. Io non volevo più uscire, non volevo più neanche prendere la macchina. La cosa con il tempo ha iniziato ad alleviarsi. Ora, passando al mio problema attuale, io non ho mai pensato al suicidio. Solo una volta in vita mia è capitato di scoppiare a piangere di fronte a mia madre dicendogli testuali parole "Mamma ho paura di perdere il controllo, fare cose che io realmente non vorrei fare ed arrivare a farmi del male da sola" ma la cosa era finita lì e il giorno dopo era come se nulla fosse successo. Esattamente una settimana fa una ragazza di 22 anni che conoscevo, anche se non c'era un forte legame ma che comunque vedevo spesso, si è suicidata. I media dicono che ha lasciato un biglietto che faceva capire che c'era insoddisfazione professionale e che non si sentiva parte di questo mondo (cosa che pensavo anche io). Quando ho saputo la notizia ho avuto un grandissimo senso di vuoto e perdita interiore. Ho avuto paura. Ho iniziato a pensare al perché di questo gesto e fare tutto ciò che sia legato alla perdita di una persona, non per lutto "naturale" o "accidentale", per suicidio in quanto è un'azione che la persona decide spontaneamente di fare. Dopo pochi giorni io mi stavo riprendendo fino a quando un mio amico, solo perché rifiutato da una ragazza, ha iniziato a parlarmi di morte dicendo (come fa sempre per ogni minima cosa) che voleva morire e che aspettava un crollo definitivo per poter avere il coraggio di fare la cosa che non ho mai voluto fare facendo risvegliare quello che io avevo prima e questo mio amico sapeva perfettamente ciò che mi era successo con quella ragazza. Lì sono iniziate le vere e proprie fisse e paranoie. Ne ho parlato anche con i miei. Ho iniziato a pensare "Come può una cosa cosi brutta essere pensata cosi facilmente?" "La vita a volte sembra uno schifo, ma penso che valga la pena essere vissuta" "Ho paura di perdere il controllo, di stare di nuovo da sola e di prendere la macchina da sola" "E se mi auto convinco?" "E se diventa un'ossessione?" "Se impazzisco?" "Davvero la morte è la soluzione a tutto?" "E se inizio a pensarlo anche io" "Io non l'ho mai pensato, ma se sto cosi perché inconsciamente lo pensavo?" "Ho paura di fare qualche cazzata" "Non ce la faccio" "Non mi sembra vero che io stia pensando tutto questo, aiuto!" Mi sento molto giù, faccio fatica a fare le cose e sento che mi sto trascurando anche se la spinta a curarmi la trovo. Sono in confusione e ho paura che questo non mi passi. Alterno facilmente attimi in cui sono spensierata e attimi in cui mi ritrovo giù di morale con forti mal di testa tanto da pensare di esplodere. La notte dormo malissimo, a volte faccio fatica a mangiare e altre invece mangio per fame. Sono anche dimagrita. Fumo più spesso, sintomo di nervosismo poiché io prima toccavo si e no una sigaretta una volta ogni due mesi. Tutte cose che avevo anche prima con l'ansia soltanto e che stanno tornando. Ora io sto bene e sento che questa cosa sicuramente passerà e che sono cose che sono io che mi sto solo fissando in testa ma allo stesso tempo ho paura perché mi basta poco per cambiare umore, pensare il contrario e scoppiare a piangere. La situazione è davvero più grande di me, vorrei qualche consiglio in quanto ora ne ho bisogno.

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