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Tentativo di abuso?

Salve, sono un ragazzo che da qualche tempo sta avendo problemi di ansia di vario tipo. Volevo chiedere un parere in merito ad una questione sorta di recente, ovvero, mi sono ricordato che quando ero bambino, più o meno all'età di 8/9 anni, ero solito giocare con un mio cugino di qualche anno più grande di me, aveva circa 12 anni lui. Ebbene ricordo che un giorno lui tra un gioco e l'altro mi mostrò delle immagini di donne nude al pc e dopodichè mi mostrò anche come ci si masturbava, salvo poi chiedermi di scambiarci il favore a vicenda o una cosa simile. Io chiaramente ero mosso da curiosità, ma quando mi propose quella cosa rifiutai poichè ero già stato educato in maniera adeguata riguardo alla sessualità e sapevo bene che determinate cose si fanno solo tra adulti, inoltre ero anche già consapevole del fatto che mi piacessero le femminucce. Vi scrivo dunque per chiedervi se questo tipo di attività possa essere catalogata in dei normali momenti di esplorazione tipici dell'infanzia oppure evidenzia qualche problematica più grave di natura "abusatoria". Ve lo chiedo perchè il fatto che mi sia tornato in mente all'improvviso un po' mi spaventa e mi infastidisce perchè continuo a rimuginarci sopra da un po', dunque vorrei sapere soltanto se è la problematica di tipo ansioso-ossessiva, quella che debbo risolvere, oppure devo muovermi in ambito dell'elaborazione del trauma. P. S. Preciso che questo evento non ha avuto alcun impatto particolare sulla mia vita, nel senso che vivo la mia sessualità in maniera molto serena da sempre e in generale posso soltanto che ritenermi soddisfatto sotto quel punto di vista. Se ripenso all'evento, inoltre, non ho alcuna reazione in particolare se non il fastidio di non riuscire a togliermelo dalla testa alle volte, come se fossi obbligato a pensarci per trovarci dietro chissà quale significato nascosto.

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Perché sono sempre così insoddisfatta?

Sono sempre delusa, arrabbiata e esausta della vita. Sto pensando al suicidio almeno due o tre volte a giorno ma sono troppo codarda per portarlo a termine. Ci ho provato poco fa, avevo un coltello in mano ma non ci sono riuscita. Non ho paura della morte, vorrei accoglierla, ho solo paura di soffrire. E io non voglio più soffrire. Già da quando ero piccola soffrivo anche se non avevo nessun motivo. Forse sono nata insoddisfatta. Non mi accontento di nulla. Non sopporto di vivere in una famiglia religiosa al punto di essere fissata, una famiglia povera, in un paese bigotto e ignorante. Non sopporto che non ho potuto proseguire gli studi universitari perché non avevo spalle forti a cui aggrapparmi e sono invidiosa di tutti i neo laureati perché vorrei stare io al loro posto. Non sopporto di vivere in una famiglia numerosa ed essere la più piccola che viene sempre ignorata. Non sopporto il mio lavoro d’ufficio monotono e non appagante. Non sopporto le mie relazioni instabili, il fatto che tutti i ragazzi prima o poi si stanchino o semplicemente non sono presi abbastanza da me. Non sopporto nulla neanche me stessa, forse se fossi più socievole e aperta il mondo si aprirebbe davanti a me, ma non sono così. Sono andata in terapia per 4 mesi e mi stavo sentendo meglio al punto che la mi psicologa ha detto che ci vorrà solo un’altra seduta. Ma io non credo che sia una buona idea. Non dico che non sia stata utile, ora non mi sento più inadeguata e umiliata come prima ma il lavoro non credo sia finito, io credo di avere qualche disturbo della personalità perché non si spiega come una ragazza di 25 anni possa stare in queste condizioni. Perennemente arrabbiata, triste, delusa e ansiosa e timorosa della vita soprattutto. Quando sono andata in terapia ho deciso di cambiare. Ho iniziato un corso di formazione e ho iniziato una campagna pubblicitaria con una casa editrice per il mio libro. Ho venduto solo una quarantina di copie fini a ora, mancano ancora 3 mesi ma io credo che non riuscirò a raggiungere gli obbiettivi. La campagna si basa sul passaparola dei lettori...e io non ho nessuna spalla forte, come sempre. Nemmeno la mia famiglia lo comprerà perché va contro la loro religione. Forse il problema è che sono troppo ambiziosa e non riesco ad accontentarmi, io non voglio vivere una vita che non ho scelto. Non voglio vivere questa vita. Ma purtroppo è l’unica vita che avrò mai perché non sono ricca, non sono coraggiosa e probabilmente neanche capace. Non volterò mia pagina. Vorrei sapere che disturbo ho così da curarlo. O magari prima o poi avrò il coraggio di uccidermi anche se ho i miei dubbi. Sono una codarda.

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Ansia da fallimento

Ciao, ho 18 anni e so di essere ancora giovane, ma è da mesi che vivo con dei pesi costanti, ho una paura immensa del fallimento, e da questa paura nascono delle riflessioni che mi fanno perdere ore delle mie giornate, senza aver risolto nulla e avendo solo perso tempo. Tra l’altro, non riesco a raggiungere i miei obbiettivi, o fissarli, o organizzarli, per esempio, mi sono iscritta a scuola guida da qualche mese, ma non riesco a impegnarmici, perché vedo amici che vanno meglio di me anche senza studiare, e mi butto giù rinunciandoci, sapendo che non studiando e saltando le lezioni non arriverò a nulla, anzi. Sono una ragazza purtroppo molto invidiosa, so che non è una cosa bella, ma quando vedo che le persone sono meglio di me o fanno meglio di me, mi sento male, mi sento una fallita e mi butto a terra continuamente, mi butto giù a vedere che altre persone fanno una dieta, esercizi e sono costanti nella vita, io invece ci provo, ma non ci riesco, non sono costante, mi sento una fallita. Ultimamente mi faccio veramente schifo, e non riesco più a ritrovare la ragazza determinata che ero un tempo. Vivo con la costante ansia di non raggiungere uno scopo, non so più cosa fare, ho perso la motivazione da tempo e non riesco più a ritrovarla.

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Difficoltà a perdonarsi gli errori passati

Salve, circa 3 anni fa ho avuto una sorta di "relazione" di qualche mese con un uomo sposato. Io ne avevo 25 e lui sui 40 (straniero). Questa persona ha cercato fin da subito ad avvicinarsi a me per diventare mio amico, all'inizio io ero un po' scettica e tendevo a non dare molta confidenza. Poi tutto iniziò quando un giorno molto triste e scoraggiata gli raccontati del perché del mio stato d'animo che solo lui a quanto pare se ne accorgeva. Aggiungo che eravamo colleghi di lavoro. Da quel mio sfogo parte la nostra amicizia. Ha svolto per me un ruolo molto importante incoraggiandomi, ascoltandomi e lusingandomi tutti i giorni su quanto fossi una persona speciale e sorprendente. E devo dire che mi ha aiutato davvero tantissimo perché ho man mano ripreso la sicurezza in me stessa risollevandomi da un terribile periodo. Nemmeno lui se la passava bene in quanto aveva problemi coniugali in quando la moglie e la bambina erano nel loro paese di origine. Sta di fatto che il nostro rapporto di amicizia va avanti e diventa sempre più intenso fino a scambiarci messaggi in cui mi diceva che ero molto bella, fantastica finendo a dirci che eravamo l'uno l'anima gemella dell'altra (non tanto inteso in senso amoroso ma in quanto individui che si davano supporto). Io lo riaccompagnavo spesso in auto a casa e lui era solito stringermi la mano e abbracciarmi. Non c'è mai stato nulla di fisico fino al giorno prima che lui partisse per sempre in cui ci siamo baciati molto a lungo e abbiamo trascorso tutto il giorno insieme. Poi abbiamo continuato a scambiarci mail e messaggi molto molto dolci. Mi ero molto attaccata a quella persona, lo vedevo come un punto di riferimento, mi aveva ridato la felicità che non avevo più, mi aveva fatto scoprire, con i suoi discorsi incoraggianti, una me che avevo perso e per la quale perdita soffrivo. Sapevo che non ci sarebbe potuto essere nulla tra noi se non qualcosa di platonico. Non volevo che lui lasciasse mai la moglie, ci mancherebbe. Sapevo che anche io ero molto importante per lui e che in maniera indiretta lo aiutavo tantissimo dato tutto ciò che mi diceva. Sta di fatto che poi la moglie l'ha scoperto leggendo i nostri messaggi e non so se poi abbia chiesto il divorzio. Io da allora vivo con questo senso di colpa terribile, non riesco a perdonarmi perché mi dico che è tutta colpa mia e che non dovevo fare accadere una cosa del genere. Però d'altro canto penso che anche lui ha sbagliato, forse anche più di me, perché era lui più grande e quello sposato. Vorrei tanto perdonarmi e vivo anche con l'ossessione che prima o poi il passato viene a trovarci per farci scontare le pene.

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Confusione costante sul proprio orientamento sessuale.

Sono una ragazza, anni e anni fa mi innamorai della mia migliora amica, in seguito a due amori nei confronti di ragazzi, di cui uno online mai concretizzato all'età di 13 anni, ed uno per un ragazzo con cui non avevo praticamente mai parlato e che avevo idealizzato nella mia testa. Con la mia migliora amica per anni è stato un qualcosa di represso e nascosto. Da 3 anni a questa parte invece stiamo insieme, perché sorprendentemente lei ricambiava quel sentimento. Per comodità mi sono ritenuta bisessuale, e non mi sono posta mai domande. Da un anno fa circa però, penso in maniera costante al mio orientamento: mi ripeto di vivere le emozioni senza limiti, di non dovermi etichettare per forza, ma dentro di me ho bisogno di avere una risposta sicura. Ci penso sempre ogni giorno, mi do risposte e analisi che poi si contraddicono, e si ripetono sempre uguali nonostante mi fossi data una risposta precedentemente. Da momenti in cui penso di essere omosessuale, a momenti in cui penso di star mentendo a tutti e di essere eterosessuale, senza via di mezzo. Sembra un pensiero stupido ma non avere un'identità mi attanaglia e mi sento davvero male, non ce la faccio più.

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Ansia e continui sbalzi d'umore

Salve a tutti fin da piccola ho sofferto di ansia e ho anche avuto diversi episodi di attacco di panico, i miei genitori sono separati ed io vivevo con mia madre al quale non ho mai avuto un bel rapporto. Da quasi 5 anni sono fidanzata con un ragazzo, inizialmente quando ci siamo conosciuti lui è venuto a vivere nel mio paese che dista 40 km dal suo, abbiamo preso una casetta e dopo un anno che stavamo insieme siamo andati subito a convivere poi con il passare degli anni lamentava il fatto che doveva viaggiare tutti i giorni per andare al lavoro perché il lavoro si trovava nel suo paese Oltre al fatto che Economicamente non avevamo una bella situazione. Dopo tre anni mi ha detto che avremmo dovuto trasferirci nel suo paese perché non riusciva più a fare avanti e indietro per il lavoro e oltre tutto avevamo problemi economici. Io gli ho dato ascolto anche a malincuore e sono venuta qui nel suo paese a vivere con lui. Ma la situazione è completamente andata fuori controllo per quanto riguarda il mio stato emotivo perché da quando vivo qua non ho ho fatto amicizia con nessuno non mi sono adattata e ho proprio un rifiuto a vivere qui, l'ansia ha preso il sopravvento, mi manca il mio sentirmi libera e poter passare le mie giornate come voglio nel senso che non per forza devo stare a casa ad isolarmi ma bensì uscire e stare in compagnia quello che qui non posso fare perché mentre lui passa le sue giornate al lavoro e torna la sera e qualche ora per la pausa pranzo io mi ritrovo a dover passare le mie giornata da sola Almeno che non prendo continuamente il treno che mi porta al mio paese dove ho parenti amici e dove mi sento più tranquilla. Ho iniziato un corso osa ma non ha cambiato nulla, In questo periodo che mi sono ritrovata più sola che mai durante le mie giornate ho riflettuto parecchio su che cosa potesse essere questo mio stato d'animo che mi impedisce di adattarmi ma non so darmi delle risposte, Sarà il fatto che sono continuamente sola oppure sarà il fatto che sono morbosamente legata al mio paese, sarà il fatto che qui non mi sento realizzata e non sto bene psicologicamente ed emotivamente. Mi capita spesso di sentirmi un nodo in gola di provare rabbia e allo stesso tempo tristezza, tante volte ho parlato con il mio ragazzo e spiegato i miei stati d'animo e chiesto di tornare al mio paese ma mi è stato detto che lui non verrà Perché avendo il lavoro qui non ha intenzione di ritornare a vivere nel mio paese almeno che non trovi un lavoro lì Ma io nel frattempo continuo a vivere male e non so quale sia la cosa più giusta da fare ho pensato che magari potrei ritornare io da sola a vivere nel mio paese ma dopo una convivenza Sarebbe davvero triste ritornare a vivere separatamente anche perché io mi sono legata tanto a lui e alla nostra quotidianità quando è a casa, ma allo stesso modo starei male se continuassi a vivere qui perché mi sento sola, mi sento un pesce fuori l'acqua e mentalmente é come un chiodo fisso che batte tutti i giorni sullo stesso problema. Tutto questo ha influito sui miei pensieri, sulle mie giornate e sulla vita quotidiana di tutti i giorni. Non ho più appetito, e penso e ripenso sempre a questa situazione, Non mi sento più la ragazza spensierata di una volta, ho sviluppato diverse insicurezze su di me e paranoie. Non so se a qualcuno è mai capitato di ritrovarsi nella mia stessa situazione.

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Voglia di convivere a tutti i costi

Salve a tutti! Ho ventidue anni, sono fidanzata da quattro e mezzo con un ragazzo di ventotto. Lo amo e ci sto davvero bene insieme. Tuttavia a volte mi sento come un tarlo nella testa che mi sussurra cose del tipo "perchè non ti chiede di fare un passo in più?" "perchè non vuole di più da me dopo quattro anni?". Premetto che io ho una situazione pesante in casa, dovuta a vari problemi ben più gravi di questo che sto descrivendo, ma che non voglio affrontare qui. Lui ne è al corrente in tempo reale, sa bene come sono fatta e come vivo il tutto, spesso mi ci sfogo. Siamo entrambi attaccati alle nostre libertà, sin da quando ci siamo fidanzati abbiamo fatto le cose passo dopo passo, senza bruciare tappe (questo lo devo più a lui e alla sua formamentis in generale che è un po' meno impulsiva della mia), tuttavia i primi tempi ci sta, conoscersi bene e a fondo agli inizi è alla base di ogni relazione che si rispetti. Sono proprio contro quelle coppie che si conoscono e tac, subito casa e famiglia. Fatte queste premesse, giusto per descrivere a chi giustamente non mi conosce come la penso, ora passo al nocciolo del "problema": la convivenza. Lui lavora da dieci anni ormai, da buon ragazzo con la testa sulle spalle ha messo da parte un gruzzoletto che gli permetterebbe tranquillamente di comprarsi una casetta e iniziare a viverci, creandosi gradualmente i propri spazi (a lui molto cari). Io dal mio canto ancora studio, ho ancora davanti due anni di università avendo scelto ahimè una magistrale. Tuttavia mi do da fare anche nel mio piccolo, faccio la babysitter qui e là, dò ripetizioni quando posso, e obiettivamente posso vantare un minimo di risparmi anche io. Questi risparmi sono esigui rispetto ai suoi ovviamente, non potrei andare lontano senza un appoggio da parte sua, forse potrei permettermi un affitto, ma non avrebbe molto senso da sola. Quindi eccomi qui, aspettando con ansia questi due lunghi anni rimanenti, tra crisi familiari, personali e ansie varie, con l'ulteriore paura che prima o poi scoppierò in un pianto isterico e vomiterò addosso tutto quello che sogno, nel peggiore dei modi. Gli ho già parlato in passato dei miei progetti, ho cercato di capire se fossero simili ai suoi, ho sperato che anche solo parlandone tirassi fuori da lui una qualche consolazione, del tipo "si sai, anche io sogno di vivere con te ogni giorno prima o poi, di poter fare come fanno tutti i nostri amici, di invitarli a cena, di cucinare insieme e poi di pulire, per poi ricominciare, giorno dopo giorno crescendo e mettendoci alla prova insieme". Invece eccomi qua, a sperare di sentirmi dire queste parole prima o poi, rifugiandomi in queste scenette melense che avvengono solo nella mia testa. Parlando con lui non sono riuscita a tirare fuori un ragno dal buco, anzi, mi sono sentita troppo una piagnucolona e credulona, che a ventun'anni (all'epoca) sperava in chissà cosa. Da allora abbiamo anche avuto una crisi, non dovuta all'aver affrontato l'argomento ovviamente, ma più che altro alla situazione dovuta al lockdown che ci ha separato molto per forza di cose. Come se non bastasse, infatti, la pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione (per me), potendoci vedere molto meno, talvolta in macchina davanti casa, da un anno a questa parte ormai, mi ha letteralmente mandato fuori di testa. La voglia di stare insieme a lui si è moltiplicata e questi pensieri stanno diventando ossessivi. Non ce la faccio più, non mi sopporto più. Più cerco di placarmi e di procrastinare, più sento di non farcela. Il tutto come dicevo è anche esasperato dalla mia situazione familiare che non è delle migliori, ma più io capisco che la soluzione migliore per me sarebbe allontanarmene, più provo quella sensazione orrenda che ho sperimentato la prima volta che gliene ho parlato. Una sensazione di vergogna, di paura di sentirmi dire "no, è ancora troppo presto". Ho proprio paura di aprirmi ancora una volta, non sopporterei un altro rifiuto silenzioso. Ma io voglio di più, voglio dormire con lui più di una/due volte al mese, voglio condividere qualcosa di più della macchina in cui passiamo l'ottanta per cento del nostro tempo (il resto a casa di amici che hanno una casa, appunto). Non lo so, qualcuno mi aiuti. Ho bisogno di qualcuno che: o mi sbatta in faccia la realtà, che mi dica che non è davvero il momento questo, che sono una egoista a volere una cosa del genere ora, con i suoi soldi, quando lui peraltro non vuole; o mi rassicuri dicendomi che è normale (?) pensare a certe cose (anche se non così ossessivamente, cioè guardo i cataloghi ikea trasognando la mia casa ideale.. rendiamoci conto) e che prima o poi arriverà il nostro momento. Sono così stufa... vorrei prendermi a testate da sola in alcuni momenti in cui sembra che voglia farmi dell'autolesionismo. Vorrei essere più forte di così. Vorrei essere più risoluta e con i piedi per terra almeno quanto lui. Spero di aver organizzato abbastanza bene le mie mille idee, in caso contrario scusatemi in anticipo. Grazie a chiunque avrà il coraggio di leggere fin qui!

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Mi sento una persona mediocre e anche molto sola

Salve a tutti. Ho 21 anni. Dopo anni di riflessioni su me stessa ho deciso di mettere tutti i miei pensieri per iscritto e ho scelto questo sito nella speranza che qualcuno mi possa dare qualche consiglio. Il titolo parla da se. Le due emozioni che provo in maniera costante sono quelle di essere una persona mediocre e sola. Prima di tutto mi sento un fallimento. Non aiuto la mia famiglia in alcun modo pratico, succhio solo soldi da mio padre per pagare l’università, per comprarmi dei vestiti nella speranza di sentirmi più bella con qualcosa di particolare addosso, trucchi per cambiare il mio viso. Ma ovviamente non risolvo nulla. L’università che ho scelto (storia dell’arte) è stata una decisone che considero quella più adatta a me, ma forse non è la mia strada. È stata una decisione presa allimprovviso senza pensarci troppo. Ero molto felice di iniziare a suo tempo, ma sono arrivata ad un punto in cui mi scatena delle crisi di ansia incredibili. Piango prima degli esami, procrastino lo studio all’infinito perché mi sento di studiare onultilmente. Ogni volta infatti il risultato dell’esame mi delude infinitamente. Non mi sento abbastanza intelligente, abbastttanza simpatica, bella, capace, abbastanza buona, abbastanza grata ai miei genitori con le azioni che faccio, i voti che porto. Mi sento mediocre, nella media, passabile in qualsiasi cosa. E per questo mi sento infinitamente in colpa. La cosa peggiore è penso di essermi così abituata a sentire questo magone nel mio petto, a ripetermi nella testa che valgo niente. L’unica cos che mi frena dal farmi del male, dall’ uscire di casa e autodistruggermi andando a bere, a drogarmi a camminare la notte da sola, sono i miei genitori. Non voglio che soffrono in alcun modo per colpa mia, non voglio farli preoccupare in alcun modo. Infatti con loro non mi confido. Cerco sempre di apparire spiritosa. Mi sento sola. Ho dei fantastici amici che conosco da quando ho iniziato il liceo e anche prima. Ma non sono abbastanza per colmare la mia solitudine. Non ho mai sperimentato neanche l’amore vero. Sento il bisogni di avvicinarmi a qualcuno, non necessariamente un fidanzato/a, ma basta un semplice amico, ma una persona di cui veramente mi posso fidare e confidare le mie emozioni e pensieri. E anche in questo caso sono troppo abituata ad essere usata. Le persone dopo un po’ rivelano i loro veri colori. E la cosa peggiore di tutte, di cui mi vergogno infinitamente (riesco a scriverlo solo perché in anonimo su questo sito), ma che allo stesso tempo non riesco a smettere di pensare è la violenza. Ogni notte. OGNI NOTTE. sogno violenze. Cadaveri, morti, persone che mi rapiscono, situazioni pericolose in cui cerco di salvare la mia famiglia. Se non sogno violenze allora non ricordo. Ma questi non sono incubi. Non ho paura dei cadaveri e del sangue che vedo nei miei sogni. Sogno di essere violentata. E non ho paura. Nella vita vera voglio le stesse cose. Vi sono momenti in cui mi distacco dalla realtà è immagino qualcuno, una figura, che mi mena. Seriamente e con l’intento di farmi male. In queste fantasie sto piangendo e ogni tanto quando torno nel presente mi ritrovo le lacrime agli occhi. Mi è successo di ritrovarmi così ubriaca da cacciarmi in situazioni pericolosissime. Più volte sono entrata in macchina con una persona sconosciuta, un’altra volta ho guidato in grave stato di ebrezza e ho rischiato di fare un incidente. Ero sempre da sola. Tornando al discorso di prima ho pensato che queste fantasie di violenza fossero una preferenza sessuale, una stupida e perversa fantasia. Allora mi sono iscritta ad una sito BDSM, mi sono incontrata con una persona e ho provato a fare le stesse cose che immaginavo. Non sono riuscita a resiste e combattere questa pulsione di voler essere menata. Di solito riesco a trattenere le mie vere emozioni e calciare via i sentimenti di mediocrità che mi auto infliggo con le più disparate distrazioni. Ma quando ho scoperto che veramente c’era la possibilità di realizzare la mia fantasia non ho resistito. È stato intenso e doloroso, ma sentivo fosse qualcosa che meritavo per non essere abbastanza. L’ho voluto fare di nuovo, ma alla fine sono successe altre cose nella mia vita e non c’è stata più l’occasione. Adesso mi sento più sola che mai. Non riesco a smettere di pensare a quanto voglia lasciarmi andare. Penso alla mia vita senza i miei genitori e mi immagino sola a casa a fumare e bere e farmi menare e a quanto tutto questo sia quello che veramente voglio avere. L’unica alternativa alla mia mancanza di interessi e passioni. Sono contenta di avere una famiglia che mi ama, ma per il resto mi sento di star impazzendo. Questo è un mio sfogo per cercare di razionalizzare il più possibile tutti i miei sentimenti e trovare una sorta di soluzione, o compensazione a questi pensieri perversi. Dato che si tratta di un forum ne approfitto anche per cercare consiglio. Grazie mille a tutti quelli che risponderanno. Serena

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