Domande e risposte

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Abbuffate continue

Buongiorno, sono una ragazza di 16 anni che in questo ultimo periodo (un mese circa) l’80% delle giornate si abbuffa. Premetto che ho iniziato una dieta sana nel maggio del 2019 ed ho perso 15kg circa. Inoltre dal 15 agosto non ho più il ciclico mestruale. Sono dimagrita e fino ad un mese fa ero felice del mio fisico, purtroppo però dopo essere stata “rifiutata” alle selezioni di un casting di modelle ho iniziato di nuovo a mangiare schifezze. (premetto che sono dimagrita per me stessa non per altro). Mi sono data una regolata ma ciò è durato solo pochi giorni. Mangio ma non ho fame, mangio per il gusto di mangiare. Non vomito ne altro e non mi sento bene con me stessa. Adesso peso 6kg di più rispetto al mio fisico ideale (so che c’e una buona percentuale di acqua e di massa del cibo che influisce) . Vorrei un’ opinione professionale se possibile. Grazie in anticipo!

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Come si può aiutare un bambino a superare rifiuto del cibo a scuola

Sono una maestra della scuola dell'infanzia. Ho una bambina con genitori di origine straniera. La bambina ha 5 anni, per quel che riguarda le competenze scolastiche é di livello medio a livello relazionale un po' timida e ricerca spesso attenzione dell'adulto come coccole o gratificazioni. É cmq una bambina serena e partecipe. Il problema è che a casa non è una mangiona e selettiva con il cibo a scuola non tocca cibo. Anche per quegli alimenti come es prosciutto che a casa mangia e a scuola no.

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BED - un circolo vizioso

Buonasera, mi rivolgo a voi per un consiglio, perchè al momento mi trovo veramente atterrita. Ho 26 anni, sono una ragazza sana, con una bella famiglia, un ragazzo, molti amici e tutto quello che serve per avere una vita felice e appagante. Eppure ho sempre avuto un rapporto molto complicato con la percezione che ho di me stessa, e con il costante sentore di essere imperfetta e "mai abbastanza". Durante gli anni della crescita, imputavo questo malessere all'età e all'adolescenza, eppure il problema ha continuato a persistere e mi segue tutt'ora. Il problema di cui parlo è il mio rapporto con il cibo, una relazione malsana e sbagliata. I miei famigliari mi hanno sempre definito una "bambinona", una "donnona", dal momento che sono alta 1,63 per 63 kg (solitamente), con polpacci geneticamente muscolosi e una fisicità non proprio esile, e questa cosa mi ha sempre fatto soffrire, anche perchè si sa che uno vuole sempre ciò che non ha. Ed io volevo (voglio) essere minuta e leggiadra. Questi desideri sono stati latenti fino circa ai 16/17 anni. Durante la quarta liceo, dall'oggi al domani, avevo però iniziato a vedermi ENORME, dopo aver scoperto di essere 66kg; complice una forza di volontà ferrea, e il fatto che vedessi il cibo come l'unico luogo in cui potessi esercitare un controllo, avevo quindi preso a saltare la cena, a contare le calorie, a mangiare pochissimo a pranzo, a cercare di bruciare quanto più possibile (mi ricordo che sgattaiolavo nei bagni a metà lezione per poter fare dei jumpin jacks e della corsa sul posto) e provavo a vomitare con acqua calda salata, con gli spazzolini e altro (non riuscendoci però mai perchè evidentemente non ho il riflesso). Ero riuscita così ad arrivare ai 54 kg, il peso che mi ero prefissata, e così come era arrivata, l'ossessione per il cibo se ne era anche andata: ripresi a mangiare in maniera più normale e non mi ossessionavo più. Con il trasferimento fuori casa per l'università, avevo ripreso un paio di kg, ma nulla di particolarmente tragico; il secondo anno, spostandomi nuovamente di abitazione e iniziando una routine quasi di clausura con una coinquilina molto magra, ero riuscita a tornare a 57kg, per poi cominciare ad oscillare avanti e indietro. Prima dell'erasmus, al terzo anno di corso, facevo quasi 12km al giorno, camminando a mezzogiorno sotto il sole per bruciare di più, bevendo soltanto bicchierini da caffè con succo a zero calorie e altre amenità varie; nel mio soggiorno estero, invece, mangiavo e bevevo in continuazione, e dopo soli sei mesi ero arrivata a pesare 75 kg. Una volta tornata e ri-perso il peso (sempre con privazioni e macinando chilometri), ecco che è cominciato il calvario vero e proprio: sono stata da dietologi, nutrizionisti, ecc ma non sono mai riuscita a seguire una dieta. Alterno periodi dove mangio pochissimo e dimagrisco (ma non abbastanza), ad altri momenti in cui mi abbuffo fino a stare male e a farmi schifo, per poi ripromettermi che sarà l'ultima volta. Non riesco a capirne il motivo: sono perfettamente consapevole che se seguissi quelle diete, in tempi persino ragionevoli potrei arrivare al peso e alla figura che mi sono prospettata, inoltre man mano passano gli anni, più mi rendo conto che non c'è motivo di inseguire canoni irreali di bellezza (bellezza poi per chi? a chi cerco di piacere? per chi o cosa sto perdendo quei chili dal momento che sono normopeso?) e la mia motivazione diminuisce drasticamente. Quello che rimane, però, è il malessere. Non riesco a fare una settimana filata di alimentazione sana, ad esempio stasera a cena, dopo 5 giorni in cui ero in carreggiata, ho mangiato (praticamente infilandomeli in bocca a forza perchè neanche mi andavano) 4 piadine farcite, due tazze di latte intero, biscotti e altro ancora, oltre che ai normali pranzo e colazione. Perchè faccio così? Era stata una giornata assolutamente normale e avevo anche intravisto dei risultati dal punto di vista sia della mia tranquillità mentale che da quello estetico. Sono arrivata a pesare 65kg, mentre a inizio estate ero sui 59. Ho provato a consultare psicologi, a buttare via la bilancia, ma niente, è più forte di me. Questo disturbo mi condiziona la vita, spesso non esco perchè mi vedo schifosa, salto le cene e gli aperitivi per non finire a mangiare quando torno a casa la sera tardi, attraverso vere e proprie fasi depressive dove non rispondo ai messaggi di nessuno, ordino solo da asporto quantitativi disgustosi di cibo spazzatura e mi isolo completamente (vivo da sola, senza coinquilini). Mi imbarazza molto scrivere anche solo questo papiro, ma spero che mi possiate dare nuove prospettive per affrontare il problema. Come posso spezzare questo circolo? Grazie a chiunque risponderà e scusate se sono stata prolissa.

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Bulimia e bisogno di attenzione

Salve a tutti, Vi scrivo questa mail nella speranza di ricevere un chiarimento oggettivo riguardo la mia situazione attuale, nell'attesa di riuscire ad avere un vero e proprio colloquio con qualcuno nella mia zona. Mi presento in breve: sono una ragazza di 18 anni, un trascorso di anoressia con ricovero residenziale durato 13 mesi alle spalle ed altri due anni di autogestione tra gli alti e bassi tipici delle situazioni di questo tipo. Dimessa una volta raggiunto il normopeso tutto è proseguito in modo abbastanza regolare: peso stabile, dieta restrittiva ma adatta al mio metabolismo fulminato (900 kcal al giorno) e rapporti sociali altalenanti tra forte bisogno di attenzione e ciò che io chiamo zerbinamento. La situazione è iniziata a precipitare da questo giugno :apparentemente dopo la rottura di una breve relazione con un ragazzo (la prima per me in realtà, anche se nulla di fatto è successo) ho iniziato ad avere sempre più frequenti episodi di abbuffata, anche due o tre volte al giorno, seguiti da sgradevoli meccanismi di compenso. All'inizio tutto ciò non sembrava avere ripercussioni sul mio umore, escluso il senso di colpa e di impotenza subito successivo agli episodi stessi, ma sono ormai tre settimane che non dormo più di tre/quattro ore a notte, ho frequenti crisi di pianto apparentemente immotivate e talvolta pensieri di morte. Mi impedisco di prendere parte ad eventi sociali, annullando all'ultimo minuto impegni, spengo il telefono per giorni, forse nella speranza di essere cercata e convivo con questo costante nodo in gola che mi rende ipersensibile a qualsiasi evenienza. Non ho notato particolari cambiamento sul piano della percezione corporea, quanto piuttosto l'idea di essere facilmente sostituibile da amici e parenti. In una parola credo di cercare compulsivamente attenzione. Ho chiesto a mia madre di contattare una psicologa, ma i tempi si stanno dilatando e vista la frequenza e il disagio associato ad ogni singolo episodio non so bene come fare ad aspettare ancora. È normale che capitino fasi di questo tipo, oppure è urgente che io riprenda un regolare percorso di psicoterapia? Spero di aver offerto un quadro il più possibile chiaro. Grazie mille in anticipo, buona serata.

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Vorrei capire perché non sono costante

Salve, mi chiamo Cristina e ho 32 anni. Negli ultimi 6-7 anni ho cominciato ad ingrassare, ma 4 anni fa ho smesso di fumare (così, da un giorno all'altro per un problema di allergia) e il mio peso ha avuto un'impennata drastica. Sono a dieta da diversi anni, ma continuo ad ingrassare, ora sono 35kg sovrappeso e comincio a sentire gli effetti negativi della mia obesità. Non lavoro e odio lo sport, ogni tanto ho provato, ma dopo qualche allenamento e molti dolori mollo sempre. La dieta è uguale, comincio precisa e dopo qualche giorno rovino tutto. Ho provato a non fare sgarri e divento aggressiva e triste, ma se faccio sgarro una volta a settimana poi non riesco a ripartire. Devo chiarire che per me lo sgarro non è una pizza a cena, ma una giornata intera o due di abbuffata. Negli ultimi 2 anni ho vissuto in una città che odio, lontana (700km) da parenti e amici. Mi sono chiusa in casa e ho fatto pochissime conoscenze. Fra un mese tornerò a vivere a casa sei miei genitori (sarò separata dal mio fidanzato a tempo indeterminato) e sono fiduciosa che le cose torneranno a posto. Vedo nel mio futuro la forma desiderata, vedo la gioia della dipendenza da esercizio fisico, vedo cibo sano...questo nel futuro... Ogni volta che il futuro arriva però la mia visione si sposta. Quindi ormai sono scoraggiata e penso che non ce la farò mai. Molti mi dicono che il solo desiderio non basta, deve scattare una scintilla.... Ma perché a me non scatta?

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Il cibo: un incubo

Da anni, quasi tutti quelli della mia vita, sento di avere un rapporto controverso con il cibo. Tutto è iniziato quando mia mamma, notando che ero una buona forchetta, ha deciso di mettermi in riga. Da allora, il cibo che mangiavo spensierata era diventato un campo sul quale esercitare il controllo. Crescendo, credo di essermi salvata per un pelo dall'anoressia, io che avevo la pancia incavata e le costole visibili eppure mi vedevo grassa. Non sgarravo mai e quando era Pasqua o Natale mi veniva da piangere o strapparmi i capelli perché avrei mangiato troppo, ingrassando. Per fortuna sono migliorata e pensavo di aver risolto il mio problema col cibo quando ho iniziato a fare palestra (prima facevo danza con tipe piuttosto scheletriche, credo abbia influito). Avevo iniziato a pensare più alla qualità che alla quantità di cibo e finalmente potevo andare a dormire con lo stomaco pieno, senza i morsi della fame. Il mio corpo mi piaceva, si modellava con i pesi e il volume che notavo era massa muscolare. Ed ecco che quindi arrivo al dunque...Il problema attuale. Nei momenti di stress (la prima volta è stato così inaspettato che mi sono preoccupata un sacco) sopraggiungono delle abbuffate compulsive, incontrollabili e quel che è peggio è il circolo vizioso che si crea: ad ogni abbuffata corrispondono privazioni, attività fisica e ovviamente delusione e pensiero ossessivo teso al controllo del cibo ingerito. Non ce la faccio più. Ora, non sempre le abbuffate ci sono e non sempre sono chissà quanto disastrose, ma fatto sta che il cibo è un 'ossessione e io vorrei un rapporto diverso, normale. Aiutatemi. Da tanto cerco di sentirmi bene col cibo e con me stessa, non solo temo un aumento di peso (ora sono 58 per 1.70) ma anche un peggioramento della mia salute, qualora la situazione peggiori. Grazie dell'ascolto

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Mi peso più volte al giorno. Non mangio e quando lo faccio rimedio.

BuonaseraVorrei delle risposte riguardo quello che credo sia il pio disturbo alimentare. Alle elementari gia da piccolina, paragonavo costantemente il mio fisico paffuto a quello delle altre ragazze. Alle medie cominciarono le prime diete( duravano max 1 settimana), ma niente di serio. Nell'estate della 3 media decisi che dovevo dimagrire. E quindi mi misi a dieta e facevo camminate di 1 ora e mezza ogni giorno. In 1 mese scarso ho perso solo 1 chilo e mezzo, poiché non sapevo nulla di calorie e alimentazione corretta e dopo essere rientrata dalla mia camminata svuotavo la vaschetta di gelato, ma ero felice non pensavo alle calorie in modo ossessivo, il cibo non era ancora un numero. All inizio della scuola, essendo io in una classe prevalentemente maschile con solo 4 ragazze ero piuttosto esposta e TUTTE le ragazze della mia classe erano magre e in forma. Io ero quella più in carne. Mi sentivo malissimo a guardarle. Pensavo solo ed esclusivamente a come sarei potuta diventare come loro. Come diventare bella. I maschi nella mia classe ovviamente ne hanno approfittato prendendomi in giro occasionalmente. Cose del tipo ( spostati grassona!). Avevo fatto il calcolo del bmi e risultava normopeso. Lo avevo calcolato pure per le mie compagne di classe e il loro era sottopeso. Da quel momento in poi decisi che pure io dovevo vedere la scritta SOTTOPESO. Li sarei stata felice. Per quanto riguardava la mia alimentazione, non c'era equilibrio, era confusa, passavo giorni senza mangiare ( o non superare le 500 kcal) e giorni in cui vomitavo anche 3 volte al giorno dopo aver mangiato troppo e giorni in cui invece essendo impossibilitata di autoindurmi il vomito, mi abbuffavo senza compensare, cioè lo facevo con l esercizio fisico. Ora la situazione non è molto cambiata. Da martedì scorso, mi sveglio. Mi abbuffo. Vomito. E se sento il bisogno di rifarle il ciclo lo rifaccio. Ora vi sto scrivendo dopo che ho vomitato. Sono stanca. Vorrei tornare felice a quando mangiavo quando avevo fame e smettevo quando ero sazia. Non pensavo ossessivamente al cibo. E le calorie.A tavola cerco di mangiare il meno possibile, nascondo il cibo nelle tasche oppure lo do al mio cane di nascosto. C'era un periodo (succede ancora a volte) in cui avevo paura di bere l'acqua la sera perché pensavo mi facesse pesare di più. La bilancia è diventata indispensabile per me. La prima cosa che faccio la mattina è pesarmi. Mi peso 6/7 volte al giorno. Non riesco a non farlo.Tengo pure un diario alimentare in cui scrivo il peso di ogni giorno e le calorie assunte. L'obiettivo sarebbe quello di non superare le 600-700 kcal. Quando le supero anche di poco ( 720) mi sento debole e sento che ho fallito. Quando mi abbuffo sento che perdo il controllo. Odio abbuffarmi e vomitare. Odio farlo. È esaustiva come cosa. Quando mi abbuffo (di solito sono 20 biscotti o cereali e latte o panino al cioccolato o pizza o pasta) non riesco a godermi il cibo. Non vedo l'ora di chiudermi in bagno e vomitare e quando non posso vomitare vivo in uno stato di angoscia, in cui provo tante emozioni diverse:ansia, panico, pentimento, schifo e disgusto per me stessa oltre al disagio fisico.Credo che questo disturbo sia cominciato alle elementari, gia li avevo identificato i cibi 'cattivi' e quelli 'buoni' e mangiavo di nascosto in cucina da mia mamma e mio papà, senza un motivo apparente. Mi piaceva. Ora faccio la cosa opposta evito il cibo il più possibile. E quando mangio ciò che non avrei dovuto, 2 dita in gola e si riparte. Il punto è che vorrei uscire da questa situazione, ma vorrei anche dimagrire ed essere magra. Da gennaio ad ora ho perso 7-8 kg tra abbuffata senza vomito, digiuni e quant'altro. Ma la maggior parte del peso l'ho persa in questo ultimo mese ( ho perso 4.1 kg). Ora sarei normopeso ma quando mi guardo allo specchio vedo un mostro grasso. Grasso sui fianchi, sulla pancia e sulle cosce. Anche quando cammino per strada continuo a specchiarmi.. Questo mese non mi è venuto il ciclo e le mie gambe si riempiono facilmente di lividi. Spero riusciate ad aiutarmi dandomi alcune risposte del perché di tutto ciò. Perchè proprio a me?Grazie in anticipo e buona notte

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Non riesco a perdere peso

Salve, sono una ragazza di 19 anni. Sono sempre stata un po' in sovrappeso, ma la cosa non mi ha mai turbato più di tanto. Ho sempre ricevuto però una pressione da parte dai miei familiari a perdere peso, la tipica frase è sempre stata "ma come, hai un viso così bello, se dimagrissi un po' saresti perfetta". Ad oggi, che peso 87 kg (su 168 cm) è effettivamente diventato un problema anche per me questo peso in più, se prima infatti non ci facevo molto caso, ora ho notato che provo vergogna nel mostrarmi o anche a provare vestiti nuovi e, a momenti, ora che sta arrivando l'estate, anche ad uscire con qualcosa di più corto e leggero. Ho sempre cercato di volere bene al mio corpo, nonostante le continue pressioni che ricevevo dagli altri, ma adesso provo un forte disagio. Nel 2016 sono stata da una dietologa che mi ha prescritto una dieta, adesso di tanto in tanto la tiro fuori e la seguo per un paio di settimane, ma non riesco ad essere costante, neanche con l'attività fisica. Purtroppo svolgo una vita molto sedentaria a causa dello studio e della severità di mia madre che, può sembrare assurdo, ma mi limita molto nelle uscite. Questo peso in più credo dipenda, oltre che dalla sedentarietà, dai fuoripasto. Non sono una persona che si abbuffa, anzi ho preso delle abitudini nei pasti principali (come ad esempio non superare i 70 g di pasta o non usare più di tre cucchiaini di condimento per ogni pasto, abitudini che derivano dalla famosa dieta del 2016). Il problema sono appunto quei biscotti o merendine in più che dovrei evitare. Mi sento bloccata, non riesco a raggiungere gli obiettivi che mi pongo e questa cosa mi fa perdere fiducia in me stessa. Come posso fare per trovare un equilibrio e riuscire finalmente a rivolermi bene? Grazie

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