Domande e risposte

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Come faccio a mangiare meno?

Buongiorno, sono una ragazza di 21 anni e da quasi due anni soffro di un problema per il quale provo molto imbarazzo. Sono sempre stata una persona che si stressa facilmente, soprattutto in questo periodo, tanto che ho sofferto di bruxismo. Molte volte mi capita che quando ho qualche pensiero negativo (e io sono una ragazza che pensa sempre costantemente) o mi sento giù di morale mi viene una fame strana, una voglia di dolci sfrenata. Non è fame vera perché penso che per questa ti soddisferebbe anche mangiare una mela..è voglia di biscotti, brioches, caramelle, cose dolci insomma e quando mi assale non riesco a dire di no, mangio una quantità saziante a volte e se in casa non ce ne sono divento scontrosa e arrabbiata. Premetto che il mio fisico non mi piace. Sono alta 1,64 circa e peso 56 chili e ho un po' di pancia che non riesco a perdere, nemmeno in un periodo in cui mi sono messa a dieta stretta e che non riesco a capire se possa essere ormonale o solamente grasso. Questa pancia però la vivo come un handicap. Non mi piace andare in piscina, al mare e mi imbarazzo anche quando sono con il mio fidanzato, nonostante lui non mi abbia mai fatto notare nulla dicendo che mi ama così come sono. Oltre a questo problema da tempo ormai soffro di ansia, panico e inappetenza prima di cene importanti con altre persone. Succede come se mi si chiudesse lo stomaco, mi assale nausea prima di mangiare e questa cosa la odio perché non riesco a godermi le cene..Questo però non succede sempre, ogni tanto però mi crea fastidio..Come posso fare per risolvere questi problemi? Mia mamma dice che è solo stress dovuto all'università e a dubbi sul mio futuro, alla relazione quasi a distanza con il mio fidanzato al quale tengo tanto e con il quale sono insieme da quasi 3 mesi, il mio non piacermi e tutto l'insieme e dice che prima o poi mi passerà...Non posso più aspettare e continuare a stare così, che posso fare?

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Non riesco a trovare un'equilibrio alimentare

Sono una ragazza di quasi 19 anni, Sono stata sovrappeso da sempre e da due anni ho deciso di darci un taglio riuscendo a perdere 20kg. A me piace mangiare sano, mi fa sentire bene, mentalmente e fisicamente, eppure non capisco perché mi ostino a ricadere in episodi di abbuffate, che di solito iniziano con il pretesto del famoso "pasto sgarro" e che spesso, ma non sempre, finiscono con un "mangio fino a quasi star male". Io ho i miei obiettivi, faccio palestra , mi piace moltissimo e vorrei avere dei risultati concreti, senza troppe pretese, però questi continui episodi mi intralciano non indifferentemente. Non riesco a trovare un equilibrio, è così sconfortante, penso sempre a come impostare le calorie per gestire lo sgarro ma è inutile, e subito dopo cerco di rimediare ad esso mangiando di meno e muovendomi di più (senza però metodi drastici. Non voglio farmi del male). Quindi la domanda sorge spontanea: come trovare la pace con il cibo? Posso farcela da sola? Sono stanca di fallire e ritrovarmi con lo stocaco strapieno e brutte, pessime, emozioni al riguardo.

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Disturbo alimentare

Salve, sono Alessandro, ho 19 anni ed ho un problema alimentare. Sono sovrappeso ed ho provato più volte senza successo a dimagrire attraverso diete. Questo mi ha portato a pensare meglio al mio problema ed ho notato che mangio una quantità spropositata di cibo in poco tempo, che sia dolce o salato non importa. La cosa più brutta è che a volte, pur rendendomene conto, non riesco a fermarmi. Dopo mi sento in colpa perchè non avrei dovuto farlo. La mia autostima è bassa perchè non mi piace quello che vedo allo specchio, odio il mio peso in eccesso, il mio naso non mi piace, vorrei riuscire a cambiare ma non ci riesco da solo. Sono stato seguito da una terapeuta ma non ho avuto i risultati sperati. In casa sento pressione: mia madre e mio padre non sanno cosa fare, si limitano a dirmi che non seguo correttamente la dieta, che così verranno altri problemi ecc. Forse farei meglio ad allontanarmi un po' da casa e per questo ho pensato ad una struttura ad hoc per i disturbi alimentari come il Centro Gioia a Chiaromonte. Volevo un opinione da qualche esperto del sito perchè sono davvero in difficoltà e vorrei vivere meglio la mia vita.

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Abbuffate continue

Buongiorno, sono una ragazza di 16 anni che in questo ultimo periodo (un mese circa) l’80% delle giornate si abbuffa. Premetto che ho iniziato una dieta sana nel maggio del 2019 ed ho perso 15kg circa. Inoltre dal 15 agosto non ho più il ciclico mestruale. Sono dimagrita e fino ad un mese fa ero felice del mio fisico, purtroppo però dopo essere stata “rifiutata” alle selezioni di un casting di modelle ho iniziato di nuovo a mangiare schifezze. (premetto che sono dimagrita per me stessa non per altro). Mi sono data una regolata ma ciò è durato solo pochi giorni. Mangio ma non ho fame, mangio per il gusto di mangiare. Non vomito ne altro e non mi sento bene con me stessa. Adesso peso 6kg di più rispetto al mio fisico ideale (so che c’e una buona percentuale di acqua e di massa del cibo che influisce) . Vorrei un’ opinione professionale se possibile. Grazie in anticipo!

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Come si può aiutare un bambino a superare rifiuto del cibo a scuola

Sono una maestra della scuola dell'infanzia. Ho una bambina con genitori di origine straniera. La bambina ha 5 anni, per quel che riguarda le competenze scolastiche é di livello medio a livello relazionale un po' timida e ricerca spesso attenzione dell'adulto come coccole o gratificazioni. É cmq una bambina serena e partecipe. Il problema è che a casa non è una mangiona e selettiva con il cibo a scuola non tocca cibo. Anche per quegli alimenti come es prosciutto che a casa mangia e a scuola no.

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BED - un circolo vizioso

Buonasera, mi rivolgo a voi per un consiglio, perchè al momento mi trovo veramente atterrita. Ho 26 anni, sono una ragazza sana, con una bella famiglia, un ragazzo, molti amici e tutto quello che serve per avere una vita felice e appagante. Eppure ho sempre avuto un rapporto molto complicato con la percezione che ho di me stessa, e con il costante sentore di essere imperfetta e "mai abbastanza". Durante gli anni della crescita, imputavo questo malessere all'età e all'adolescenza, eppure il problema ha continuato a persistere e mi segue tutt'ora. Il problema di cui parlo è il mio rapporto con il cibo, una relazione malsana e sbagliata. I miei famigliari mi hanno sempre definito una "bambinona", una "donnona", dal momento che sono alta 1,63 per 63 kg (solitamente), con polpacci geneticamente muscolosi e una fisicità non proprio esile, e questa cosa mi ha sempre fatto soffrire, anche perchè si sa che uno vuole sempre ciò che non ha. Ed io volevo (voglio) essere minuta e leggiadra. Questi desideri sono stati latenti fino circa ai 16/17 anni. Durante la quarta liceo, dall'oggi al domani, avevo però iniziato a vedermi ENORME, dopo aver scoperto di essere 66kg; complice una forza di volontà ferrea, e il fatto che vedessi il cibo come l'unico luogo in cui potessi esercitare un controllo, avevo quindi preso a saltare la cena, a contare le calorie, a mangiare pochissimo a pranzo, a cercare di bruciare quanto più possibile (mi ricordo che sgattaiolavo nei bagni a metà lezione per poter fare dei jumpin jacks e della corsa sul posto) e provavo a vomitare con acqua calda salata, con gli spazzolini e altro (non riuscendoci però mai perchè evidentemente non ho il riflesso). Ero riuscita così ad arrivare ai 54 kg, il peso che mi ero prefissata, e così come era arrivata, l'ossessione per il cibo se ne era anche andata: ripresi a mangiare in maniera più normale e non mi ossessionavo più. Con il trasferimento fuori casa per l'università, avevo ripreso un paio di kg, ma nulla di particolarmente tragico; il secondo anno, spostandomi nuovamente di abitazione e iniziando una routine quasi di clausura con una coinquilina molto magra, ero riuscita a tornare a 57kg, per poi cominciare ad oscillare avanti e indietro. Prima dell'erasmus, al terzo anno di corso, facevo quasi 12km al giorno, camminando a mezzogiorno sotto il sole per bruciare di più, bevendo soltanto bicchierini da caffè con succo a zero calorie e altre amenità varie; nel mio soggiorno estero, invece, mangiavo e bevevo in continuazione, e dopo soli sei mesi ero arrivata a pesare 75 kg. Una volta tornata e ri-perso il peso (sempre con privazioni e macinando chilometri), ecco che è cominciato il calvario vero e proprio: sono stata da dietologi, nutrizionisti, ecc ma non sono mai riuscita a seguire una dieta. Alterno periodi dove mangio pochissimo e dimagrisco (ma non abbastanza), ad altri momenti in cui mi abbuffo fino a stare male e a farmi schifo, per poi ripromettermi che sarà l'ultima volta. Non riesco a capirne il motivo: sono perfettamente consapevole che se seguissi quelle diete, in tempi persino ragionevoli potrei arrivare al peso e alla figura che mi sono prospettata, inoltre man mano passano gli anni, più mi rendo conto che non c'è motivo di inseguire canoni irreali di bellezza (bellezza poi per chi? a chi cerco di piacere? per chi o cosa sto perdendo quei chili dal momento che sono normopeso?) e la mia motivazione diminuisce drasticamente. Quello che rimane, però, è il malessere. Non riesco a fare una settimana filata di alimentazione sana, ad esempio stasera a cena, dopo 5 giorni in cui ero in carreggiata, ho mangiato (praticamente infilandomeli in bocca a forza perchè neanche mi andavano) 4 piadine farcite, due tazze di latte intero, biscotti e altro ancora, oltre che ai normali pranzo e colazione. Perchè faccio così? Era stata una giornata assolutamente normale e avevo anche intravisto dei risultati dal punto di vista sia della mia tranquillità mentale che da quello estetico. Sono arrivata a pesare 65kg, mentre a inizio estate ero sui 59. Ho provato a consultare psicologi, a buttare via la bilancia, ma niente, è più forte di me. Questo disturbo mi condiziona la vita, spesso non esco perchè mi vedo schifosa, salto le cene e gli aperitivi per non finire a mangiare quando torno a casa la sera tardi, attraverso vere e proprie fasi depressive dove non rispondo ai messaggi di nessuno, ordino solo da asporto quantitativi disgustosi di cibo spazzatura e mi isolo completamente (vivo da sola, senza coinquilini). Mi imbarazza molto scrivere anche solo questo papiro, ma spero che mi possiate dare nuove prospettive per affrontare il problema. Come posso spezzare questo circolo? Grazie a chiunque risponderà e scusate se sono stata prolissa.

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Bulimia e bisogno di attenzione

Salve a tutti, Vi scrivo questa mail nella speranza di ricevere un chiarimento oggettivo riguardo la mia situazione attuale, nell'attesa di riuscire ad avere un vero e proprio colloquio con qualcuno nella mia zona. Mi presento in breve: sono una ragazza di 18 anni, un trascorso di anoressia con ricovero residenziale durato 13 mesi alle spalle ed altri due anni di autogestione tra gli alti e bassi tipici delle situazioni di questo tipo. Dimessa una volta raggiunto il normopeso tutto è proseguito in modo abbastanza regolare: peso stabile, dieta restrittiva ma adatta al mio metabolismo fulminato (900 kcal al giorno) e rapporti sociali altalenanti tra forte bisogno di attenzione e ciò che io chiamo zerbinamento. La situazione è iniziata a precipitare da questo giugno :apparentemente dopo la rottura di una breve relazione con un ragazzo (la prima per me in realtà, anche se nulla di fatto è successo) ho iniziato ad avere sempre più frequenti episodi di abbuffata, anche due o tre volte al giorno, seguiti da sgradevoli meccanismi di compenso. All'inizio tutto ciò non sembrava avere ripercussioni sul mio umore, escluso il senso di colpa e di impotenza subito successivo agli episodi stessi, ma sono ormai tre settimane che non dormo più di tre/quattro ore a notte, ho frequenti crisi di pianto apparentemente immotivate e talvolta pensieri di morte. Mi impedisco di prendere parte ad eventi sociali, annullando all'ultimo minuto impegni, spengo il telefono per giorni, forse nella speranza di essere cercata e convivo con questo costante nodo in gola che mi rende ipersensibile a qualsiasi evenienza. Non ho notato particolari cambiamento sul piano della percezione corporea, quanto piuttosto l'idea di essere facilmente sostituibile da amici e parenti. In una parola credo di cercare compulsivamente attenzione. Ho chiesto a mia madre di contattare una psicologa, ma i tempi si stanno dilatando e vista la frequenza e il disagio associato ad ogni singolo episodio non so bene come fare ad aspettare ancora. È normale che capitino fasi di questo tipo, oppure è urgente che io riprenda un regolare percorso di psicoterapia? Spero di aver offerto un quadro il più possibile chiaro. Grazie mille in anticipo, buona serata.

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Vorrei capire perché non sono costante

Salve, mi chiamo Cristina e ho 32 anni. Negli ultimi 6-7 anni ho cominciato ad ingrassare, ma 4 anni fa ho smesso di fumare (così, da un giorno all'altro per un problema di allergia) e il mio peso ha avuto un'impennata drastica. Sono a dieta da diversi anni, ma continuo ad ingrassare, ora sono 35kg sovrappeso e comincio a sentire gli effetti negativi della mia obesità. Non lavoro e odio lo sport, ogni tanto ho provato, ma dopo qualche allenamento e molti dolori mollo sempre. La dieta è uguale, comincio precisa e dopo qualche giorno rovino tutto. Ho provato a non fare sgarri e divento aggressiva e triste, ma se faccio sgarro una volta a settimana poi non riesco a ripartire. Devo chiarire che per me lo sgarro non è una pizza a cena, ma una giornata intera o due di abbuffata. Negli ultimi 2 anni ho vissuto in una città che odio, lontana (700km) da parenti e amici. Mi sono chiusa in casa e ho fatto pochissime conoscenze. Fra un mese tornerò a vivere a casa sei miei genitori (sarò separata dal mio fidanzato a tempo indeterminato) e sono fiduciosa che le cose torneranno a posto. Vedo nel mio futuro la forma desiderata, vedo la gioia della dipendenza da esercizio fisico, vedo cibo sano...questo nel futuro... Ogni volta che il futuro arriva però la mia visione si sposta. Quindi ormai sono scoraggiata e penso che non ce la farò mai. Molti mi dicono che il solo desiderio non basta, deve scattare una scintilla.... Ma perché a me non scatta?

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