Perché non provo più emozioni, sentimenti o interesse verso nessuno?

Caterina

Ciao, sono una ragazza di 20anni. Mi hanno sempre descritta solare, socievole, gentile, empatica, amichevole, carina e dolce…tutte qualità che hanno sempre fatto parte di me e che comunque effettivamente ho sempre riconosciuto (i fatti e le persone poi ne erano la riprova!). Ma mi sono ammalata di anoressia circa un anno fa. L’ho rischiata grossa per poi iniziare a fidarmi dei dottori e avviare un minimo di percorso di ricovero (con i compromessi a cui tutt’ora non rinuncio). È tosta e riconosco di andare piano, di fare il 50% delle cose ancora con l’idea che le “devo” e non “voglio” fare. Me lo sono imposta perché altrimenti non mi avrebbero lasciata partire per studiare lontano da casa. Il mio obbiettivo e il prendermi cura di un cucciolo sono stati assolutamente d’aiuto nel tirare fuori un po’ di coraggio. E fino a questa estate, a ridosso della partenza, tutto bene. Il punto è che a livello sociale, i primi mesi in cui stavo cambiando anche d’umore e di personalità a causa del grave sottopeso, di tutte le difficoltà e danni che incontra lo stato psicofisico, mi sono chiusa. Ho allontanato gli amici (anche loro diciamo si sono allontanati volontariamente). Poi toccato il fondo e decisa a iniziare a guarire, ho ricercato la socialità. Io mi sono esposta di nuovo, i miei amici si sono riavvicinati, per un periodo anzi ho fatto dipendere la mia forza da loro. E così è stato fino a poco prima di andarmene di casa. La mia era un’imposizione, dovevo tornare a una vita normale, DOVEVO tornare alla mia vita di sempre, DOVEVO tornare la Caterina di sempre, perché VOLEVO tornare ad essere quella di sempre. Ma il partire sarebbe stato un nuovo capitolo, niente volevo e voglio tutt’ora mi leghi alla mia città dove ho sempre vissuto. Quindi le ultime uscite con gli amici, in mio onore, ero contenta di vivermele come un punto. Senza dirglielo, non volevo più avere niente a che fare con loro, diciamo in sostanza che nonostante fossi riuscita a uscire, a recuperare un minimo di vita sociale, comunque non mi fregava di niente e di nessuno. Ora che sono fuori le cose sul piano alimentare, lontana da dottori, medici e famiglia, si stanno complicando. So che sto facendo passi indietro, mi sto comportando male. Al tempo stesso sono ho una mega stima nei miei confronti, sulle mie capacità, sul mio operato. Studio arte, disegno, produco, cose effettivamente di qualità. Ne ho la riprova da professori dell’uni, da voti, da compagni che mi dicono “sei fuori dal normale/tu sei l’unica che può essere chiamata artista/dai le paste a tutti/sei la più decisa e disciplinata, sei la più seria/…” e “sei incredibile ma non ti fermi mai?”. [IO DI FORNTE A TUTTO E TUTTI TENGO COMUNQUE UN PROFILO BASSO. Non pecco di superbia e presunzione quando mi rapporto col mondo. Quel che ottengo e mi riconosco è frutto di tanto lavoro, fatica, esercizio, capacità innate e dedizione] No. Non mi fermo mai. Il tempo libero che mi resta oltre l’accademia, oltre i lavori che devo fare per le consegne di elaborati, illustrazioni o esercitazioni, è tempo ed energie che investo solo per miei interessi. Ovvero, lavorare ancora. Lavoro, produco studio in continuazione, mi esercito, sperimento giorno e notte. La notte dormo poco (3/4 ore ma è legato all’anoressia). E quindi anche di notte davvero, non c’è cosa che possa mettere freno alla mia voglia di disegnare, di buttare su carta, di esercitarmi, continuare a migliorarmi, continuare a provare poi soddisfazione e gioia. E non me lo vivo assolutamente male, ringrazio il cielo e approfitterò il più possibile di questa ondata di voglia di fare e di creatività. Per non parlare poi della soddisfazione che raggiungo sentendo quello che dicono di me, colleghi, professori e valutazioni. Ma sono incredibilmente severa, non accetto il minimo errore, so anche che non accetterei il minimo fallimento. E questa è una cosa su cui devo lavorare…ricerco la perfezione, non basta mai. Anche questo è da ricollegare all’anoressia e al punto comunque basso e iniziale al quale ancora sono nella fase di ricovero. Assieme a questo aspetto si lega la mia volontaria reclusione in casa, sulla scrivania. Il mio isolamento in accademia e la mia rinuncia a uscite, bevute e momenti leggeri in compagnia. Ho fatto il possibile per sembrare educata, la Caterina di sempre, gentile e carina. Infatti non ho avuto difficoltà nell’approcciarmi ai miei coetanei in una nuova città dove non conosco NESSUNO. Ma più che sono entrata nel pieno dell’anno accademico, più che si è intensificata la voglia di perseguire esclusivamente i miei obbiettivi, più che del resto del mondo…proprio non me ne frega nulla. Dei miei amici a cui ero legata rimasti nella mia città, di tutti i legami e i buoni propositi che avevo per rifarmi una vita, la voglia che avevo di fare nuove amicizie e a maggior ragione sentirmi normale, la voglia di tornare a essere la caterina di sempre…tutto scomparso. Mi interessa in termini egocentrici “coltivare il mio orticello”. Quelle poche parole che scambio, sono per il “altrimenti pare male” non vorrei iniziassero a pensare roba tipo “ma come la cate stava accanto a noi, ora si isola per ore nel suo mondo a lavorare/ usciva perché ora non vuole più venire?” Per la questione di uscire (soprattutto la sera), sfrutto la questione del freddo. Io so chi sono. Dopo un lunghissimo lavoro sulla percezione delle emozioni, so chi sono, cosa provo in ogni singolo momento, so quando sbaglio, quando faccio bene, ho i miei piani, vedo il mio futuro luminoso, ho idee, progetti, sogni da realizzare che sono le uniche questioni per cui investo tanto e tutta me stessa sul mio percorso. Non penso assolutamente di essere quindi depressa. Il mio isolamento non è un’agonia, una tortura, la solitudine volontaria è preziosa. Gli altri, mi fanno perdere tempo. E sto male quando mi rendo conto di queste verità, come se la caterina carina di sempre fosse diventata una persona asociale, anafettiva, flippata, narcisista ed egocentrica, mi rendo conti che ora SONO COSÌ. E trovo pace solo se lo accetto, se non me ne faccio una colpa. Porto avanti il mio, la mia strada, i miei interessi, sposo le battaglie per le giuste cause sociali, ho un’etica e una morale ferree, sono comunque rappresentante del mio anno e sono riuscita a mandare via un professore molesto, quindi per le cose giuste comunque mi attivo ed esisto,…ma tutto ciò che è in più per me può rimanere tale. Degli altri, non me ne frega un cazzo. Non provo affetto, sentimenti, non ho voglia di legare, di instaurare rapporti umani, di socializzare, di uscire, di rilassarmi in compagnia, di svago, niente. L’unica persona a cui mi sento legata un po’ è forse la famiglia o in particolare mia mamma. Per il resto, potrei non avere più notizie di nessuno, potrei non vedere/sentire niente di nessuno e non mi farebbe alcun maledetto effetto. Posso provare empatia, ma non mi lego emotivamente o affettivamente a nessuno. Ragazzi, ragazze, amici, non amici, professori, coinquilini. Niente. Meno le persone interagiscono, più io sto serena. Che stracavolo mi sta succedendo?

3 risposte degli esperti per questa domanda

Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.

Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.

Resto a disposizione, anche online.

Cordialmente, dott FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice

Dott. Francesco Damiano Logiudice

Roma

Il Dott. Francesco Damiano Logiudice offre supporto psicologico anche online

Ciao Caterina, innanzitutto ti faccio i miei complimenti per i risultati ottenuti fino ad oggi nel lavoro su te stessa... poi chiaramente quello che posso dirti qua in due righe su un portale sarebbe riduttivo, ma la parola su cui probabilmente dovresti riflettere è CONTROLLO. Il tuo bisogno di controllo, che sta alla base del "controllo alimentare " probabilmente si è spostato su altri obiettivi, ma attraverso un lavoro di psicoterapia puoi ancora cambiare gli aspetti di eccessiva rigidità per fare spazio ad un maggiore equilibrio e armonia in tutti gli aspetti della tua vita, che adesso non percepisci come tali, ma che sono necessari. Se vuoi approfondire o capire meglio il successivo passo che dovresti fare forse è iniziare un percorso con un professionista.

S. Rigamonti

Cara Caterina dall'esposizione della domanda, che è simile ad un consulto terapeutico, la risposta deve essere molto articolata e come potrai capire difficile per scritto.

Il disturbo anoressico è abbastanza complesso quindi invito a consultare uno psicologo/a Psicoterapeuta che in team con psichiatra può aiutarti a risolvere i problemi esposti

Auguri