Rapporto non sereno con il cibo

gaia

Buonasera dottori e dottoresse, faccio questa domanda per esporre un mio problema. Sono una ragazza di 23 anni, normopeso (1.70cm x 54.5 kg) ma non penso di aver un buon rapporto con il cibo. Penso costantemente al cibo, sono felice quando perdo peso e quando riesco a stare tutto il giorno senza mangiare un dolcetto mentre altre volte mi butto sul cibo anche se mi dico di non mangiare poi finisco per mangiare 20 biscotti di fila anche se non vorrei e poi sto malissimo e mi odio per questo. Non so più che fare… quando ero adolescente mi abbuffavo quasi tutti i giorni ed ero un po’ in sovrappeso poi ho fatto una dieta (assolutamente bilanciata e seguita da una specialista) e sono stata meglio ma ogni tanto questi pensieri ritornano e quando mi capita di nuovo di abbuffarmi sto malissimo, non voglio che il mio ragazzo mi abbracci per esempio perché so di essere grassa. Sono felice solo quando riesco a resistere al cibo e mi vedo magra allo specchio.. mi vergogno a parlarne con i miei o con il mio ragazzo perché non capirebbero..

4 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Gaia, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Gentile Gaia,

da come scrive è una giovane adulta molto consapevole sia delle sue difficoltà ma anche dei suoi pregi.

Non si colpevolizzi. Il cibo può essere un gran problema sia a livello dei pensieri sia emotivo. 

Lei ha già fatto tanto e si è già data una possibilità perchè sta scrivendo e chiedendo aiuto a dei professionisti. 

Cosa intende quando scrive che era un po' in sovrappeso? Com'è il rapporto col cibo nella sua famiglia? Il suo ragazzo che tipo di apprezzamenti le fa?

Le consiglio avendo questo dubbio di rivolgersi ad un professionista per valutare insieme un percorso di psicoterapia dove lei per la prima volta potersi aprire in riferimento a questo argomento, essere ascoltata e accolta. Così pian piano riformulando alcuni pensieri e/o emozioni, osservandosi anche da una nuova prospettiva e cercando di capire cosa simboleggia il cibo in generale per lei (se pauroso, disgustoso, allarmante o altro) riuscire anche a riscoprirsi e magari scoprire una modalità personale di stare a "tavola" in modo sereno e tranquillo. Gli incontri sono coperti da segreto professionale, senza giudizio e detraibili come spesa medica. 

Le linko degli articoli scritti da me sperando di far cosa gradita:

-https://www.psicoterapiacioccatorino.it/quando-richiedere-una-consulenza-psicologica/

-https://www.psicoterapiacioccatorino.it/terapia-individuale-minori-adulti-cognitivo-costruttivista/

Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino, provincia e online

Buongiorno Gaia. Potrebbe essere utile ai fini di inquadrare in modo preciso la sua situazione sapere anche con che frequenza questi episodi si verificano e se i suoi pensieri sul cibo hanno ripercussioni o interferiscono con il suo funzionamento giornaliero.
In ogni caso, un percorso con uno psicologo potrebbe sicuramente aiutarla a gestire le emozioni negative che riporta e trovare in se stessa nuove risorse per cambiare il suo rapporto con il cibo ed il suo corpo, valorizzando anche gli aspetti positivi che in questo momento non riesce a vedere.
Inoltre, ha la certezza di non potersi basare sui suoi famigliari o sul suo ragazzo, oppure è un’idea che si è fatta nel tempo? Trovare supporto nella sfera dei contatti stretti potrebbe avere effetti sorprendentemente utili anche sul decorso della terapia.
Se decidesse di intraprendere un percorso di questo genere, mi rendo disponibile anche online.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.

Salve, mi spiace molto per la situazione descritta. Comprendo ciò che sta provando. Sarebbe utile riflettere sui pensieri e sulle emozioni che prova quando riesce a controllarsi non mangiando nulla e quando si abbuffa. Ci sono situazioni o eventi correlati a queste due situazioni? Sarebbe utile un percorso psicologico al fine di elaborare pensieri e le emozioni connessi alla situazione descritta e trovare strategie utili per fronteggiarla. Se sceglierà di affidarsi ad un professionista, io faccio anche consulti online, resto a disposizione, Dott.ssa G.Mangano.