Domande e risposte

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PSICOLOGI...perché NON sono valorizzati come dovrebbero?

Salve, sono un ragazzo del sud...vorrei iniziare a studiare la psicologia, mi sento portato a farlo, e ne sono davvero convinto. Vedo però che questo mestiere NON è valorizzato come dovrebbe. Specialmente in zone meno sviluppate come nel sud... mi chiedo perché ci sia ancora questa emarginazione sociale per gli psicologi, cosa ne pensate voi che già siete in campo da anni? cosa ci sarebbe da fare in modo che questo mestiere sia più valorizzato e gli psicologi sarebbero più riconosciuti? Voglio che vi sfoghiate e mi diceste tutto quello che pensate su questo mondo... lati negativi e positivi che esso contiene. quale sarebbe l'ambiente ideale per uno psicologo?

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Come posso risolvere i miei problemi in famiglia, manca comunicazione in casa?

Salve, mi chiamo Michelle, sono una ragazza di 22 anni. Ho da quanto ho compiuto 18 anni un problema in famiglia, cioè i miei genitori mi trattano ancora come se fossi una ragazzina di 10 anni. Questa cosa mi ha anche causato problemi in casa e fuori. Per esempio se io volevo uscire con le mie amiche (loro abitano a 20 minuti da casa mia) loro pretendevano che io tornassi a casa alla 11 massimo a mezzanotte anche se uscivo alle 9:30. Ora il problema si sta facendo molto più serio visto che ancora a 22 anni io vengo tratta come una bambina anche se aiuto in casa quando loro chiedono. il problema è che il mio ragazzo l'anno scorso mi ha comprato il telefono nuovo, ma da un due settimane a questa parte i miei genitori mi ritirano il telefono perché dicono che mi addormento sempre tardi e che alla mattina mi sveglio tardi, cosa assolutamente non vera perché se mi addormento alle 3 io alle 9 massimo alle 10 sono già sveglia. Sta cosa sta succedendo sopratutto per il problema che sta succedendo nel mondo. Il problema di ciò è che i miei genitori anche per un fatto mio personale dicono che il problema è mio perché non li ascolto su ciò che mi accade attorno. Ma io gli ripeto che dovrebbero essere loro ad ascoltarmi visto che ora ho una mentalità un po da adulta. Vorrei chiedervi come posso risolvere sta situazione con i miei e fargli vedere che io sono pronta a vivere la mia vita attraverso i miei occhi e non quelli loro, visto che non vogliono ascoltarmi.

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Come affrontare i problemi della preadolescenza

Insieme al mio compagno in questi giorni abbiamo scoperto che nostro figlio di 12 anni ha rubato sistematicamente dei soldi per fare dei giochi on-line (GTA e FORTNITE), accompagnando l'azione a tutta una serie di bugie. Dapprima sono maturati i dubbi, poi i sospetti quando le cifre mancanti sono diventate più consistenti, 150 euro. Avanti ieri l'ultimo furto di 50 euro. Il mio compagno si è accorto e lui, dopo aver negato, in un momento in cui non potevamo vederlo, ha rimesso i soldi nel portafoglio. Ha continuato a giurare che non era stato lui. Parte di questi soldi sono stati prestati ad un amico. Sapeva, in quanto abbiamo affrontato più volte l'argomento, che non doveva utilizzare soldi per questi giochi, conosceva bene la nostra contrarietà al fatto e spesso si parlava, lui stesso tirava in ballo l'argomento, di compagni che usavano somme cospicue per giocare. Per sua stessa ammissione, i furti si sono protratti durante l'arco di tutta l'estate, giungendo a sottrarre cifre importanti. La nostra reazione è stata togliergli definitivamente i giochi e il cellulare, anche perchè sta manifestando vere e proprie forme di dipendenza, e per ora non potrà uscire con gli amici ma solo vederli in nostra presenza. Il mio compagno ha reagito con un vero e proprio rifiuto e anche con parole relative al senso della vergogna e "... cosa vuoi fare, a 14 anni ti metti a scassinare banche!!" Io ho cercato di spiegargli cosa comportano queste azioni sia al livello economico nel bilancio familiare, sia al livello della fiducia, sia al livello sociale e cosa si crea, al livello ideologico e psicologico, ciò che si crea nella sua mente. Ma non so bene come proseguire per fargli capire cosa queste azioni possono comportare e ciò che mi spaventa di più è che più avanti, davanti a proposte e tentazioni quali possono essere droghe e alcool, lui non riesca a dire di no. Qualche anno fa rubò due giochi ad un compagno. Mi resi conto subito e glieli feci restituire, anche allora spiegando cosa poteva comportare la sua azione. Il problema rientrò subito. Purtroppo questa volta la situazione si è protratta per lungo tempo senza che mi accorgessi. Mi chiedo se sia sufficiente parlare e spiegare oppure servano, davanti a queste azioni, misure più drastiche come qualche sculacciata (sottolineo che non abbiamo mai usato la punizione fisica, neanche quando era più piccolo). Ringrazio per l'attenzione e attendo una risposta

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Problemi nelle relazioni sociali

Buona sera. Ho 33 anni e da sempre mi sento una specie di alieno. Questo riguarda soprattutto le relazioni sociali in quanto, fin da quando ho memoria, sperimento sempre una sorta di incapacità nel capire le basi delle interazioni tra le persone. Le regole, insomma. Faccio pochissimi esempi per spiegare un po' la mia situazione. Nei grandi gruppi riesco a essere tranquilla, a rispondere quando devo e a interagire in modo "normale", mentre non sono mai riuscita ad avere interazioni rilassate quando mi trovo con una sola persona. Nonostante ho gli stessi amici da anni, che mi accettano con tutte le mie stranezze, se mi trovo a tu per tu con uno di loro non so cosa dire, come comportarmi, come appunto stabilire una interazione normale e rilassata. A mio marito, dopo un'uscita di gruppo, chiedo sempre se il mio comportamento è sembrato rilassato, a mio agio, perché ho paura che l'ansia, la tensione e l'inadeguatezza che ho dentro possa trasparire all'esterno. Nei discorsi non riesco quasi mai a guardare la gente in faccia e se lo faccio non capisco quello che dicono proprio perché la mia concentrazione va al tentare di stabilire questo contatto oculare che a me causa disagio. A volte, quando parlo di argomenti che m'interessano particolarmente, nell'eccitazione dell'argomento in questione alzo la voce, a volte balbetto e, insomma, mi sale la tensione emotiva. E se intrattengo conversazioni lunghe e (per me) stressanti, poi ho bisogno di quello che chiamo "decompressione", cioè, di stare da sola per scaricare questa tensione. A volte sfarfallo le mani o le batto (come se applaudissi), a volte sono proprio costretta a correre, come se fossi stata caricata a molla e poi rilasciata. Insomma, varie situazioni per me imbarazzanti, che ovviamente ho paura a confessare e soprattutto mostrare in pubblico. La gente mi giudica, a prima vista, come superba e sulle mie, come se non volessi integrarmi con gli altri. Io mi sento invece come se fossi immersa in una folla di persone alte tre metri che mi danno le spalle e parlano una lingua diversa dalla mia, una lingua che non riesco a imparare nonostante ci provi da una vita. Non mi sento superba, mi sento spaesata. Mi chiedono di integrarmi ma io non so come si fa, perché ho paura di dire o fare sempre la cosa sbagliata. Cosa potrei avere? C'è un modo per capire come funzionano queste regole sociali, questo normale modo di agire in pubblico che tutti hanno ma io no?

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Come posso risanare il rapporto con i miei genitori quando non accettano il mio ragazzo?

Sono una ragazza di 22 anni, vivo con i miei genitori e sono figlia unica. Ho sempre avuto un bellissimo rapporto con la mia famiglia fin da piccola, abbiamo affrontato tutto insieme e non mi hanno mai fatto mancare niente. Ma ora ho come la sensazione che non vogliano che io cresca o come se avessero paura di perdermi: sono fidanzata con un ragazzo da 2 anni e mezzo circa, in tutto questo tempo hanno fatto fatica ad accettare il fatto che io potessi essere di un’altra persona; hanno faticato ad esempio a lasciarmi andare in vacanza con lui, a lasciarmi andare in giro da sola con lui e ovviamente di tutto questo ne ha risentito la mia relazione. Il mio ragazzo ha sempre cercato di portare molta pazienza e piano piano è stato accettato dalla mia famiglia, che spesso lo accoglieva in casa e nei momenti di svago. A dicembre del 2018 io il mio ragazzo abbiamo litigato pesantemente, io decisi di lasciarlo, non solo a causa della discussione ma anche per altri motivi che da tempo mi facevano soffrire. Dopo pochi giorni ci siamo sentiti per messaggio e lui, arrabbiato dalla situazione, per difendersi ha usato delle parole molto brutte nei confronti dei miei genitori, ai quali sono arrivate a causa mia, perché mi sono confidata con loro. Da quel momento i miei genitori non hanno più voluto saperne del mio ragazzo, nonostante io decisi di dargli una seconda possibilità perché ancora lo amavo, e lo amo tuttora. In questi ultimi mesi lui mi ha dimostrato di essere migliorato in quel che mi aveva fatto soffrire prima della rottura della nostra relazione, ma i miei genitori non hanno comunque voluto avere nessun approccio con lui, nemmeno per chiarirsi e non vogliono più avere niente a che fare con lui. Il mio ragazzo è molto amareggiato per la situazione, perché si rende conto di aver sbagliato e vorrebbe non solo chiedere scusa, ma rimediare con i miei genitori proprio come ha fatto con me, ma loro non glielo permettono. Io vivo ormai con l’idea di deludere continuamente i miei genitori e con perenni litigate dove mi accusano di essere incoerente. Faccio fatica a vivere serenamente la mia relazione, non solo perché penso sempre che tutto quello che faccio sia sbagliato, ma perché spesso vengono messi dei paletti dalla mia famiglia, che ovviamente sono contro questa relazione. Ogni volta che io e il mio ragazzo cerchiamo di mettere fine alla nostra storia, non ci riusciamo perché capiamo di essere veramente tanto legati l’un l’altro. Ho provato a parlare con i miei genitori, ma loro non capiscono quanto io stia bene con lui e tendono ad essere molto chiusi sull’argomento, facendo valere soltanto le loro ragioni. Il mio più grande desiderio è quello di riuscire a fargli capire che nella vita bisogna perdonare e dare una seconda possibilità alle persone, specialmente a chi si rende conto di aver sbagliato in un momento di rabbia. Ma da quello che vedo non riesco a farlo perché non mi ascoltano.. Vedo tutto molto nero e alle volte ho dei pensieri molto cupi, visto che mi viene spesso detto che sono una delusione; non riesco a fare delle scelte, a cambiare radicalmente e a vivere serenamente la mia vita come vorrei, perché sono in mezzo alla mia famiglia alla quale tengo moltissimo e con cui sto bene, e in mezzo al mio ragazzo con cui vorrei costruire un futuro, ma con la paura di fare del male alla mia famiglia proprio per questa situazione.. Non so più cosa fare..

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Parole sbagliate

Buonasera... è da circa 3/4 mesi che parlando, e mi capita Anche 2/3 volte al giorno, dico una parola al posto di un’altra. Non ho esitazioni, ma sono parole che comunque hanno un significato diverso ma buone x per quel contesto. A volte sono il contrario di ciò che voglio dire, ad esempio, mani/piedi, freddo/caldo, doccia/vasca, rosso/nero, scuola/lavoro .... non riesco a capirne il motivo....i miei familiari iniziano a prendermi in giro... da un po’ di giorni capta con la lettura. Giusto un paio di volte....

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Contrasto continuo con mia figlia appena maggiorenne

Buongiorno sono una mamma separata con due figli maggiorenni che vivono con me. Mia figlia che ha da poco compiuto 18 anni dopo una lite ha deciso di andare a vivere da suo padre per sua comodità durante la settimana e il fine tornava a casa. La rabbia e la delusione mi avrebbe voluto fargli dire restaci per sempre. Premetto mia figlia è una ragazzina arrogante e poco rispettosa qualche mese ho scoperto che con i soldi che gli davo comprava le sigarette dopo una discussione avevo promesso che avrebbe cercato di smettere invece a distanza di 5 mesi gli ho ritrovato il pacchetto di sigarette e questo è stato il motivo del litigio. Come mi devo comportare sono cosi arrabbiata delusa e amareggiata.

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Non riesco mai ad andare agli appuntamenti

Salve, Mento sempre quando devo incontrarmi con altre persone. Non voglio andare agli appuntamenti, ma non riesco mai a dire no, li prendo e poi annullo pochi minuti prima, usando scuse. Vorrei evitare perché alla fine risulto inaffidabile, ma ho paura di sembrare asociale e allora non riesco a dire di no. Come posso togliere questo vizio?

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