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Sto male con me stessa e non sono appagata dalla vita

Salve, sono una ragazza di 21 anni e vi scrivo perché è da diversi anni che vivo dei tormenti interiori e anche se credevo fossero passati, nell'ultimo periodo sono tornati inaspettatamente e questo mi ha fatto capire che forse non erano solo "mode" adolescenziali come pensavo. Quando avevo 15 anni ho iniziato a praticare autolesionismo, per poco tempo perché poi mi sono resa conto che le cicatrici non sarebbero mai andate via e infatti me ne sono pentita amaramente. Ho creduto per diversi anni di averlo fatto per moda, perché speravo che qualcuno se ne accorgesse e mi desse delle attenzioni, di aver anche in un certo senso offeso gli autolesionisti che davvero soffrono, fino a che peró non mi sono tornati dei pensieri autolesionisti nell'ultimo periodo. Mi sono resa conto che quando sto davvero male interiormente, quando non so da che parte girarmi perché non trovo sollievo ad una sofferenza che mi prende senza motivo, il solo pensiero di tagliarmi mi da una sensazione di sollievo che riesco proprio a sentire, come un rilassamento diffuso in tutto il corpo. Nonostante ci abbia pensato diverse volte negli scorsi mesi, l'ho fatto solo una volta, ma non avevo nulla di affilato con me quindi l'oggetto che ho usato mi ha solamente graffiata, senza lasciare segni permanenti. Se avessi la certezza di non riempirmi di cicatrici, senz'altro mi taglierei frequentemente, ma quelle che ho già sul braccio sono un grosso problema perché non voglio assolutamente che la gente le veda e se cedessi a questo impulso dovrei trovare altre zone del mio corpo e a quel punto coprire tutto sarebbe impossibile. La sofferenza di cui parlavo si traduce nella mancanza di desideri e di voglia di fare, è come se ogni attività non fosse abbastanza interessante per essere praticata, mi passa la voglia di uscire, di studiare, di fare qualsiasi cosa, allora penso a qualcosa per cui valga la pena vivere in modo da potermici aggrappare, ma non trovo niente di abbastanza valido e quindi sto ancora peggio perché più cerco una motivazione e più mi rendo conto che non ho motivi per continuare a vivere, penso allora alla morte e mi chiedo se sia meglio vivere o morire. Ogni volta la conclusione è che non posso causare una sofferenza così grande ai miei genitori, ma credo che se fossi sola avrei già tentanto il suicidio. Questi periodi di profonda tristezza seguono sempre periodi di grande felicità, infatti a dicembre ero molto felice e motivata, avevo tante ambizioni, mentre il mese successivo mi è crollata la vita un'altra volta. Sono stata così anche per un breve periodo verso ottobre. La differenza rispetto ai periodi di tristezza vissuti in passato è la consapevolezza che ho ora, infatti li analizzo molto e cerco di capire il più possibile di me e di come mi sento (mentre prima li vivevo in modo abbastanza incosciente e distratto), ma soprattutto la durata, perché da gennaio credo di non essermi ancora risollevata del tutto, le altre volte invece duravano molto meno. Vorrei essere il più esaustiva possibile quindi ci tengo ad aggiungere che dall'adolescenza mi porto dietro anche una lieve fissazione per il peso. A 14 anni sono arrivata a pesare 53 kg, provavo in tutti i modi a dimagrire senza riuscirci perché non avevo abbastanza forza di volontà. Crescendo sono dimagrita naturalmente fino ad arrivare ai 43 kg attuali, ma la cosa che penso non sia normale è che mi peso quasi tutti i giorni, a volte provo a "sfidarmi" per vedere quanto dimagrisco, e in generale più il numero è basso e più sono soddisfatta, ma anche preoccupata, sia per la soddisfazione che provoca in me, sia perché essendo alta 1.67m so di non poter giocare tanto col mio corpo. Il mese scorso stavo particolarmente male e mi sono imposta di mangiare il minimo possibile, così in qualche giorno sono scesa a 41 kg, per poi smetterla e ritornare a mangiare normalmente. Non è la prima volta che lo faccio e non riguarda solo l'ultimo periodo, tuttavia nessuno si è mai accorto di nulla e io onestamente non mi vedo eccessivamente magra. Aggiungo anche che indipendentemente da tristezza o felicità, ciò che rimane costante è che mi reputo una persona strana, diversa dalle altre persone, non so per quale motivo e non saprei dire in cosa consista questa stranezza, ma ho sempre il timore che gli altri la percepiscano e di conseguenza ho sempre un comportamente molto controllato e faccio davvero fatica a lasciarmi andare in qualsiasi situazione. Sento che il mio comportamento è atto a nascondere qualcosa di me ma paradossalmente non so nemmeno io cosa sto nascondendo. Credo di aver scritto tutto quello che volevo farvi sapere, in modo da potervi chiedere ora se secondo voi questa situazione è preoccupante (per me potrebbe esserlo ma non so in che misura) o se anche persone senza alcun problema possono manifestare questi comportamenti verso se stessi, e soprattutto vorrei sapere cosa ne pensate. Io avevo già pensato di rivolgermi ad uno psicologo, ma prima aspetto i vostri consigli. Vi ringrazio molto per l'attenzione.

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Brevità della vita

Gentili Dottori buongiorno, ho 34 anni e vi scrivo per chiedere il vostro gentile parere in relazione a sensazioni e pensieri opprimenti che da parecchio tempo mi accompagnano e precisamente relativi alla percezione, che mi spaventa molto, che il tempo passi troppo velocemente e la vita sia troppo breve. Spesso mi trovo infatti a pensare che gli anni della vecchiaia giungeranno molto rapidamente e mi troverò velocemente alla fine del mio percorso. Guardandomi indietro infatti quasi non mi capacito di essere già giunto a questa età. Nonostante abbia provato in diverse maniere ad arginare il pensiero, questo si fa ultimamente piuttosto ricorrente, causandomi una sorta di paralisi e periodi piuttosto lunghi (anche un mese) di protratta inattività. In questo momento sto affrontando un grosso concorso (che richiede anni di studio) per superare il quale ho deciso un anno fa di lasciare il lavoro. Già in tre occasioni ho però dovuto interrompere lo studio per il ricorrere del pensiero opprimente di cui sopra, accompagnato alla ricerca e all’angoscia per la sensazione di una generale mancanza di senso della vita. Dall’inizio del mio percorso universitario, 15 anni fa, ho sempre alternato studio e lavoro, non proveniendo da una famiglia particolarmente abbiente. Ho sempre avuto ottimi riscontri dagli studi, ma la scelta del percorso non è stata basata sull’effettivo interesse personale, quanto sulla speranza (ingenua) di avere un lavoro tranquillo che mi consentisse di mantenere una famiglia. Negli ultimi anni le occasioni sociali si sono via via diradate, considerato anche che molti amici hanno iniziato a metter su famiglia. Io al contrario sono rimasto perennemente single (nemmeno storie occasionali), con la sensazione latente di essermi ormai precluso il mondo degli affetti. Mi chiedo se la sensazione di velocità sia in qualche modo giustificata e condivisa o se questa sia distorta ed esclusivamente frutto del mio vissuto, in relazione al quale penso che dovrò comunque mettere in atto dei cambiamenti. Grazie mille

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Mio figlio di quasi 5 anni vive in un mondo suo,come mi comporto?

Mio figlio di quasi 5 anni spesso si assenta! Ad esempio a tavola durante la cena o il pranzo, gli si chiede com'è andata la giornata a scuola..e lui non risponde, gli si fanno altre domande ma é lo stesso, non risponde, come se non sentisse nulla di quello che gli si chiede! inizio a preoccuparmi di questa situazione. Inoltre a scuola, rispetto agli altri bimbi ha difficoltà con il disegno, le maestre mi parlano di poca capacità di manipolazione da parte del bambino e poca autonomia. Il bambino fortunatamente presenta un buon linguaggio, non ha difficoltà nel relazionarsi con gli altri anche perchè è un bimbo buono e dolce! Sono preoccupata..ho paura di sottovalutare una problematica....credete sia il caso di confrontarci con uno specialista? Vi ringrazio in anticipo per la risposta

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Transfert?! Mah?

Salve a tutti, ho da poco terminato il mio percorso di terapia, ho iniziato in coppia, dopo 4 mesi il rapporto è finito e io ho deciso di continuare la terapia da sola. Ora, sin dalla seconda/terza seduta ho capito che mi piaceva la mia psicoterapeuta, ma non ho dato peso alla cosa, anche perché ero lì per sistemare il mio rapporto e ho pensato il mio interesse fosse puramente intellettuale. Premetto che il rapporto di coppia l'ho interrotto io ed è stato un sollievo, quindi non ho patito la cosa. La terapia è andata bene e mi ha aiutata, anche se non avevo problemi seri, è stata comunque positiva è durata 10 mesi, nei quali io comunque mi sono accorta di essere sempre più attratta dalla psico, mi piace proprio, non parlerei di amore, ma mi piace molto è un pensiero fisso. Alla fine della terapia mi sono dichiarata, non dico che avrei voluto una storia (anche perché credo sia sposata) avrei voluto almeno conoscerla o parlarci al di fuori dello studio, conoscere la persona e non la dott.ssa. Ora lei ha liquidato il tutto definendolo il classico transfert, quindi tutto normale non ti preoccupare vivi serena ecc. La mia domanda è: perché essere sempre così superficiali e definire subito transfert? Non è proprio possibile nascano veri interessi? Come capire che NON è un transfert.Io sono pienamente consapevole di ciò che provo sono lucida e sono certa non sia un transfert, l'ho detto a lei, ma non ho avuto risposta, ora non ho modo di vederla ne sentirla e mi manca,vorrei provare a sentirla ma non so come fare e non vorrei essere invadente. Ma vorrei capisse che non è un transfert. Come fate ad essere sempre così certi che lo sia? Che devo fare? Scusate se sono stata lunga,grazie in anticipo a chi risponderà.

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Come reagire ad aggressione di mia figlia

Buongiorno ho un problema con mia figlia che ha 18 anni. Premetto che sono divorziata e mia figlia dall'eta' di 12 anni ha deciso di vivere con il padre che si e' creato un'altra famiglia. Mia figlia e' da quando e' finita tra me e suo padre e' sempre aggressiva, mi urla contro. E' arrivata perfino a dire che non viene piu' da me. Cosa devo fare. Ho bisogno di un vs aiuto. Sono disperata. Grazie. Saluti. Loredana

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La separazione fra dolore fisico e dolore psicologico

A causa di una patologia che agisce sulle articolazioni, soffro di dolore e stanchezza cronici. Fin da quando ricordo, i dolori sono stati più difficili da sopportare nei momenti di emozioni negative: quando provo rabbia, tristezza, solitudine. Immagino questo sia normale, ma la cosa innesca un circolo vizioso per cui se sono triste mi ritrovo ad avere male ad un ginocchio, alla spalla, alle dita. Inevitabilmente, mi ritrovo a concentrarmi sul dolore fisico e ho l'impressione di tralasciare sempre la cura di quello psicologico. Inoltre, questo meccanismo influisce sulla legittimità stessa del dolore fisico, perchè mi chiedo: me lo sto causando io? Voglio ritrovare la separazione fra le due sensazioni, anche solo per poter raccontare un momento triste senza bloccarmi nell'impossibilità di condividere un male che sta nelle mie ossa. Eppure l'unica strada che trova la mia mente è proprio quella di prendermi completa responsabilità del dolore fisico, come se fosse una mia invenzione. Se non avessi una diagnosi, me ne convincerei.

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Come si possono cambiare abitudini che si sanno essere deleterie ma dettate dal bisogno di controllo

Sono una studentessa universitaria e amo apprendere, conoscere e scoprire. Tutto questo è velato da un malessere profondo che mi fa odiare i libri e l'apprendimento poiché non riesco a studiare senza ripetere troppe volte e con voce troppo alta. In una giornata sono capace di fare anche solo due pagine perché sono lì a ripetere sempre gli stessi concetti cambiando parole e frasi. Lo faccio perché non c'è verso di convincere il mio cervello di aver capito e memorizzato, se provo ad andare avanti mi sento sporca e sbagliata. Così arrivo a fine giornata che controllando le pagine studiate mi sale lo sconforto e un senso di inadeguatezza profondo che a volte sfogo sul cibo o sulla pelle grattandomi forte. Per non parlare della voce che perdo a furia di sgolarmi. Grazie per l aiuto.

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Forse leggo troppe cose di psicologia, guardo troppi video e parlo poco

Buonsasera, Ho 27 anni...da quando due anni fa ho iniziato un percorso di psicoterapia tipo analisi transazionale, leggo molto di psicologia, crescita personale etc... In questi due anni mi sono letta davvero molte cose perché l'obiettivo era di curarmi e guarire..così oltre alle sedute di psicoterapia che ho sostenuto per due anni cambiando 5 psicoterapeuti perché sentivo che non mi aiutavano a sufficienza ho fatto molta autoformazione...ora il problema è che ho trascurato molti altri aspetti della mia vita..come mantenere delle amicizie, partecipare ad eventi tipo cene di lavoro, partecipare a feste, aperitivi, curare la mia casa, la mia famiglia, andare in vacanza...sono laureata in fisioterapia quindi oltre a queste cose ho letto anche molto del mio lavoro, della medicina, ho partecipato a vari corsi di formazione come uditore...il punto è che ho trascurato davvero molti altri aspetti che credo mi metteranno nei guai..ad esempio conosco molto poco le leggi e forse le condotte morali..forse ho partecipato poco alla divulgazione delle informazioni per paura di parlare in pubblico e dire cose sbagliate, o spiegare argomenti di neurologia e neuroanatomia quando sono più di competenza di altre professioni, anche perché non mi sentivo capace di preparare dei poster...insomma per 100 cose buone e che potrebbero essere utili che ho fatto e che so, ce ne sono altre 100 meno buone che probabilmente ho fatto e che non so...magari firmando in fretta alcuni documenti perché la necessità era di avere le cartelle chiuse..ecco ora ho paura di queste 100 meno buone perché probabilmente ne dovrò pagare le conseguenze..forse avrei dovuto coltivare più certe amicizie..così da sapere a chi chiedere aiuto e di chi fidarmi ma siccome tempo fa ho scoperto di essere un po' introversa, ho cercato di essere più estroversa e non aver paura di conoscere nuove persone..insomma io cerco di fare sempre il mio meglio per i miei pazienti, e per il mondo, cerco di avere rispetto per tutte le forme di vita, che siano piante persone o beni, magari vado a periodi..credo di avere delle ossessioni...diciamo che ci sono periodi in cui probabilmente mi fisso su qualcosa e faccio sempre la stessa azione senza rendermene conto...tipo anni fa era andare sempre alla stessa discoteca, poi tutte le mattine curare il giardino, poco tempo fa era andare spesso in palestra, bo..mi spavento di me stessa da sola..io cerco al tempo stesso di tenermi aggiornata sulla politica o l'economia per dare il mio contributo come cittadino..ho fatto dei corsi di diritto internazionale per cercare di essere aperta anche verso altre persone nel mondo..ho letto libri di altre religioni per imparare a conoscere ed accettare anche culture e persone diverse..ma la verità è che a mano a mano che scopro tutti i vari disturbi psicologici e le varie patologie e mi rendo conto di comportamenti sbagliati ho paura di me stessa..ecco tempo fa ero sempre molto attenta a come mangiavo..credo di non chiedere sempre scusa al momento giusto..cioè credo di non rendermi sempre conto di quando sbaglio..magari a volte dici la parola sbagliata al momento sbagliato..o dico cose che non dovrei dire perché vanno contro me stessa..cioè anche adesso incanalare il mio post in una domanda è impossibile..a volte ho insonnia, a volte dipendenza, a volte traumi psicologici, a volte problemi sessuali, a volte depressione..è come i pazienti a volte tu sei formata sulla riabilitazione dell'ictus ma quel giorno hanno mal di schiena e tu sai qualcosa ma non tutto benissimo ma siccome ha mal di schiena in quel momento cerchi di fare il tuo meglio..oppure ha bisogno di sapere quali documenti fare per le esenzioni ma tu non lo sai e gli fai fare ginnastica per le gambe perché le vedi molto rigide e comunque ha un'ora pagata con te e forse tu non hai capito bene che in realtà il suo problema principale è quello..cioè non è facile..a volte ti muoiono pazienti e stai male 3 giorni e non riesci a pensare ad altro..non li conoscevo nemmeno bene ma li ho messi più comodi nel letto perché non riuscivano a muoversi da soli e avevano piaghe e dolore...insomma sono stanca...

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