Domande e risposte

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Mio figlio non si applica e non lavora a scuola.

Ho un bambino di 6 anni ed è al primo anno di scuola. Fino a marzo si è impegnato abbastanza, ma con molta lentezza , e da due mesi a questa parte non si applica non ascolta e gioca durante la lezione, disturbando gli altri.
Le maestre pensano che ci sia bisogno di fare un controllo dal neuropsichiatra. Lui mentre è a scuola fa' come se fosse a casa sua, non seguendo le regole scolastiche e per le maestre questo è incoerente.
Addirittura mi hanno chiesto se lo sto seguendo. Non ho mai mollato nonostante gli impegni lavorativi che mi portano via con la testa. Mi sento come se non fossi stata in grado di educarlo, ma invece ogni regola gliel'ho sempre spiegata. Evidentemente non mi ascolta . Attendo un Vostro consiglio. Grazie

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Crisi di pianto, tristezza, insoddisfazione

Salve, Vorrei chiedervi delucidazioni in merito alla problematica che mi affligge da un po’. Intanto inizio dicendo che sono una studentessa universitaria alle prese con gli ultimi esami, mi sono trasferita in questa nuova città da due anni e desideravo tanto farlo, infatti superare il test è stata una conquista.
A gennaio ho interrotto la mia storia di sette anni, in quanto ritenevo di non essere piu soddisfatta e innamorata e non lo vedevo più come la persona che desideravo al mio fianco anche in futuro.
Tuttora, nonostante vi sia ugualmente un forte legame, sono convinta di ciò. Il mio problema è però di altra natura: da circa un anno/un anno e mezzo avverto un senso di malessere diffuso, non capisco da dove provenga, mi sento debole, insoddisfatta e sola.
Spesso ho attacchi di pianto improvvisi, prima più rari ma da 6 mesi a questa parte più frequenti. Mi è capitato anche in treno e questo mi ha molto spaventata perché dovevo fare un grande sforzo per trattenermi e per non farmi vedere, mi vergognavo.
Sento di non essere soddisfatta da cio che mi circonda, dalle relazioni che ho, poche e non troppo forti.. l’altro giorno nonostante la forte ansia che avevo e il desiderio di rinunciare mi sono opposta e sono andata a fare un esame.
Il risultato è stato positivissimo, mi sarei dovuta sentire felice e orgogliosa, invece la cosa mi ha lasciata indifferente e subito sono ricaduta nello sconforto..sono andata nello sportello di ascolto del comune dove vivo ora e mi ha consigliato una psicoterapia in quanto con i pochi incontri proposti da loro non sarebbero potuti essermi d’aiuto.
Anche in quell’occasione ho avuto una forte crisi di pianto, difficile da interrompere e questa mattina la stessa cosa: ho passato due ore stesa nel letto, stanca, piangendo e con le braccia “molli”..anche ora scrivendo di questo mi sento tristissima e allo stesso tempo stupida.
Non riesco a parlarne con nessuno, per questo cerco persone competenti che possano aiutarmi perché ho paura di non controllare più la cosa.
È per me fonte di grande disagio tutto questo periodo e tutto quello che mi accade, l’unica ad essersi forse accorta di qualcosa è mia sorella perchè vive con me, ma nessun altro. Anche perché sono sempre stata quella forte cui tutta la famiglia in realtà fa riferimento, con un carattere che mi ha sempre permesso bene o male di rispondere a tutto. Non ci riesco più però, comincia a mancarmi la voglia di fare, di uscire, di parlare.
Non capisco da cosa origini, so che è difficile perché avendo interrotto io la storia che dicevo mi ritrovo fondamentalmente catapultata in una realtà diversa, senza punti di riferimento e senza molte persone che prima frequentavo molto spesso. Ho un’amica molto stretta, ma anche questa relazione mi sta molto deludendo ed è anzi per me fonte di ansia e insoddisfazione per molte cose.
Aggiungo che mi è capitato ultimamente anche di perdere il senso dell’appetito o di nn voler mangiare. Ci sono giorni tuttavia in cui mi sento felice, ma basta poco per ricadere in questo stato. Vorrei capire di cosa si tratti, cosa potrei fare, cosa mi consigliate soprattutto perché mi sento davvero molto stanca e non riesco più a reagire e a capire cosa sta accadendo. Vi ringrazio e mi scuso per essermi dilungata cosi tanto.

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Bambina di 9 anni mangia poco e non assaggia

Buongiorno,
ho una bimba di 9 anni che fino ai due anni di età mangiava e assaggiava di tutto, poi ha cominciato ad essere più selettiva e a mangiare solo poche cose; ora che ha 9 anni mangia poco, sempre le solite cose e non vuole assaggiare nulla di nuovo, ogni tanto provo a convincerla ad assaggiare ad esempio la frutta che di solito piace a tutti, ma lei si rifiuta.
Anche se mangia poco è una bimba molto energica, sempre in movimento, muscolosa e anche a scuola riesce a stare attenta e ha dei buoni risultati.A volte mi sembra quasi che, rifiutandosi di assaggiare qualcosa, lo faccia per sfidarmi, per non darmi la soddisfazione che potrei aver ragione dicendo che quell'alimento potrebbe piacerle.
In genere a tavola lascio che mangi quello che ho preparato in base al suo appetito, senza insistere, altre volte invece cerco di convincerla ad assaggiare qualcosa di nuovo visto che, mangiando solo poche cose, ho l'impressione che il suo appetito sia limitato anche perché è stufa dei soliti pochi sapori!!!
Essendo sotto peso la pediatra le ha fatto fare esami del sangue che hanno confermato la sua buona salute e nessuna carenza.
Vorrei sapere se in questi casi è meglio lasciarla fare e aspettare che le venga appetito e la curiosità di assaggiare o se c'e' qualche approccio per cercare di farla mangiare di più. grazie

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Sigarette

Buongiorno a tutti, Ho un 'problema' relativo al mio fidanzato, infatti ha deciso di smettere di fumare e da quando ha iniziato questo percorso lo vedo un pò nervoso, cosa posso fare per aiutarlo?
Grazie per i consigli e l'aiuto.

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In moto ho un blocco

Buonasera, vi scrivo perchè è da anni che soffro di un blocco in moto. Tutte le volte che vado a girare entro e senza rendermi conto inizio ad irrigidirmi a pensare troppo a quello che devo fare e bloccarmi. Adesso di recente la situazione è degenerata perchè entro e inizio a stare male, mi inizia a girare la testa, avere la sensazione di vomito! Io non riesco a capire il motivo o meglio non mi rendo nemmeno conto di cosa succede, perchè vado con amici, siamo li per divertirci insieme ma succede l'opposto! Forse la voglia che ho sempre avuto di arrivare a far bene mi ha portato a questo stato. Non so più cosa pensare vado e mi blocco oltre lo stare male non riesco proprio a girare ad affrontare un salto a prescindere dalla lunghezza io arrivo convinto di farlo e sono convinto, ma involontariamente chiudo il gas! Ringraziando anticipatamente, in attesa di riscontro.
saluti

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Mi aiutate? Sono in confusione totale

Sono appena uscita da una situazione scomoda: mi piaceva un ragazzo che poi ho scoperto che era fidanzato e adesso ha anche una bambina.. ho sofferto e pianto quando l'ho scoperto tanto é che ci sto ancora male tutt'ora, ma ho un "problema": usciamo da sempre in gruppo tra amici e c'é questo mio amico che ridiamo, scherziamo ma facciamo discorsi anche seri e ammetto che quando mi guarda negli occhi come puó capitare ho sempre sentito qualcosa dentro lo stomaco, insomma mi imbarazzo, peró era da circa un mese che non lo vedevo (come era successo tante volte) e adesso che stavo e sto cercando di superare la tramvata del ragazzo fidanzato, all'improvviso mi ha cominciato a mancare ogni giorno; é come se non vedevo l'ora di rivederlo, lo penso spesso, peró da sempre lui, io avevo l'istinto di abbracciarlo, ma come ci partivo per salutarlo piú affettuosamente, lui rimane sempre freddo, mentre con la mia amica si abbracciano, le racconta anche cose sue, cosa che lui prima prima faceva, oppure mi inviava i messaggi come si fa tra amici, mentre adesso ridiamo, scherziamo ecc.. ad esempio non ci siamo visti e si é venuto subito a sedere affianco e mi ha chiesto in modo scherzosamente di darle un bacino alla guancia, ma niente di tutto quello che accadeva prima se non raramente.. Per quanto riguarda me mi sento confusa e spaventata.. cosa ne pensate voi? Grazie in anticipo per la risposta !

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IL PESO DI AVERE UNA MADRE

Salve!
Scrivo per la prima volta in questo spazio. Spero vivamente che questa confessione venga pubblicata, perché la situazione che vivo sta iniziando a intossicarmi la vita e forse anche a procurarmi dei, seppur piccoli, problemi di salute.
Ho 30 anni e sin da quando sono nata ho un rapporto estremamente conflittuale con mia madre. Le sensazioni che mi assalgono quando penso a lei o parlo di lei sono ansia, rabbia, tristezza, apatia, insicurezza, senso di colpa, ma soprattutto inquietudine.
Cerco di arrivare al punto: qualunque cosa faccia nella mia vita, sento addosso i suoi occhi e il suo giudizio (e pregiudizio) sprezzante, sfiduciato. Sin da quando sono piccola è stato un crescendo di situazioni che hanno minato la mia autostima: quando, da piccola, trascorrevo intere giornate estive a giocare per strada con i miei amici, non andava bene perché in casa non c'ero mai.
Quando giocavo alla PlayStation non andava ugualmente bene, perché non uscivo. Quando uscivo con i miei amici, non le piaceva, perché erano tutti maschi (in questa occasione chiese a mia sorella, molto più grande di me, di farmi uscire con lei per farmi staccare da quel gruppo). E se un sabato sera non uscivo, si straniva.
Quando mi sono trasferita a Bari per iniziare l'università, ho iniziato a percepire la sua presenza sempre più invadente: io volevo la stanza più piccola. Lei mi prese la stanza più grande. Io non volevo mettere la tovaglia sul tavolo, perché non mi piaceva. Lei la metteva lo stesso o, al massimo, accettava di toglierla, con quell'espressione che conosco e che significa "che sono strana" (sottolineando che mia sorella, invece, si sarebbe imposta sulle altre coinquiline).
Piccoli gesti, piccole frasi che hanno iniziato col farmi sentire oppressa, poco considerata e sempre in dovere di dare dimostrazioni rassicuranti. La situazione è peggiorata quando ho interrotto gli studi e sono ritornata a casa, iniziando a fare piccoli lavoretti, dalla campagna al call center. Nel caso del call center si arrabbiò con me perché era fuori città! Quando sono stata licenziata, mi ha accusata di aver perso un'occasione (prima invece aveva bistrattato il mestiere). Inizio un lavoro stagionale (di appena un mese) in campagna. Il lavoro era sfiancante, la mattina mi alzavo alle 4. Piangeva per me, perché si sentiva in colpa (quando io, in realtà, ero tranquilla perché sapevo sarebbe stato temporaneo). In questo clima di pressione psicologica, le racconto della mia omosessualità, di essere fidanzata da qualche anno con una ragazza che gioca a calcio insieme a me. Lo faccio perché era diventato insostenibile vivere una relazione in clandestinità. E' l'inizio di un calvario e, per lei, la conferma che necessito di aiuto: mi analizza, mi psicoanalizza, mi accusa di essermi fatta condizionare, di essermi interessata alle donne perché nessun uomo mi ha mai corteggiato (cosa non vera e che comunque non avrebbe potuto sapere perché non mi sono mai confidata con lei) e mi incolpa di aver provocato un malore a mio padre a causa della notizia. Mi dice di andare da uno psicologo. Accetto, a patto che lei faccia le sedute con me perché era lei il problema, non io. Al medico, tra le lacrime, spiega che sono lesbica e che sono anche diventata vegetariana(!!). Mi sento umiliata, denudata, mi sento come se qualcuno mi avesse aperto con il bisturi alla ricerca dell'anomalia da correggere, quando in realtà stavo solo vivendo la mia vita e cercando la mia strada. Pressate dalle nostre famiglie e impossibilitate a vivere una relazione normale, io e la mia fidanzata ci trasferiamo a Bari col progetto (portato a termine) di completare entrambe gli studi. Gli anni a Bari sono stati i più belli della mia vita non perché ho fatto baldoria o chissà quale vita mondana. Tutt'altro. Sono stati i più belli perché ho percorso la mia strada senza nessuno che mi guardasse dall'alto, che mi tracciasse il percorso, che mi facesse sentire la pecora nera della famiglia, la ragazza "strana" che non crede in Dio, che non mangia carne e pesce e a cui piacciono le donne. Ho imparato a cucinare, a gestire una casa, a fare la spesa con pochi soldi, ho risolto problemi burocratici, ho imparato pratiche bancarie. Mi sono sentita libera, con i normali problemi quotidiani di chiunque, ma LIBERA! Sono cresciuta, ho riacquisito fiducia in me stessa, ho completato gli studi e in due anni ho finito anche la specialistica (a pieni voti). Finito il percorso a Bari, sono ritornata a casa e tutto è ritornato com'era. Adesso mia madre deve sindacare su come cercare lavoro (e secondo lei non lo si fa mandando cv, ma solo "agganciandosi" a qualcuno). Alla fine ho deciso di andarmene all'estero, soprattutto per lasciare questo ambiente familiare che mi intossica, composto da una madre che controlla e gestisce tutto (e che non accetta visioni diverse dalle sue), da un padre che non prende posizione e da una sorella che si vergogna di me per via della mia omosessualità. Materialmente parlando, credo che questo sia il miglior modo per liberarmi di mia madre (che ancora non accetta il mio essere lesbica).
Ma, psicologicamente, vorrei sapere come posso liberarmi di questa presenza che aleggia sempre attorno a me, che mi fa sentire in colpa, che mi fa dubitare delle mie capacità, che mi addossa i suoi malumori (derivanti dalle mie scelte), che non si fida di me, che mi ritiene volubile e che si "rilassa" solo quando raggiungo degli obiettivi (come la laurea a piena voti). Ho omesso tante cose in questo scritto, tanti terribili litigi (a volte anche violenti), tanti episodi che mi hanno fatto sentire in gabbia (come le 11 chiamate trovate sul telefono qualche minuto dopo il coprifuoco, mia madre che cerca di mimetizzarsi sul balcone con indosso un accappatoio bianco per vedere con chi rientravo, il tentativo di accedere alla mia posta elettronica), ma il punto centrale del discorso è che mia madre è diventata eccessivamente ingombrante, invadente e "controllante". Non voglio descriverla come la persona peggiore al mondo (perché, d'altronde, non lo è), ma sta invalidando la mia vita ed esercita una influenza notevole su di me, sia perché io cerco la sua approvazione sia perché è estremamente prepotente e, alla lunga, a volte cedo pur di ridurre lo stress. Per tanti anni ho creduto che necessitasse solo di tempo e che avrebbe avuto una svolta ma solo ora ho capito che non cambierà mai, che non lavorerà mai su sé stessa e che, temo, ha dei problemi psicologici irrisolti (l'anno scorso andò da un neurologo che le prescrisse dei calmanti). Ora devo trovarlo io un modo per convivere con questa presenza tossica.
Ho definitivamente capito che non riesce in nessun modo a tollerare il mio "stile" di vita, le mie scelte, la mia compagna e, in più, non riesce a tenere il malumore per sé ma me lo fa pesare, sottoponendomi a continui interrogatori, gettando fango su tutto ciò che ho fatto, sminuendo ogni mio pensiero e progetto, facendomi perdere il confronto con chi si è già "realizzato", non rivolgendomi parola per giorni interi e ritenendomi una sprovveduta che ha bisogno di qualcuno che la prenda per mano.
Vorrei risolvere questo problema, non solo allontanandomi fisicamente ma anche riuscendo a "neutralizzare" la sua negatività. Ho un estremo bisogno di farlo perché inizio a risentirne anche fisicamente.
Ad esempio, quanto torna dal lavoro e io sono a casa, entro in uno stato di ansia ed inizio ad avere dolori allo stomaco. Non a caso, negli ultimi tempi ho sofferto di problemi alla gola (sentivo come se qualcosa si fosse bloccato) e il medico mi ha detto che è da ricollegare allo stress e a problemi di ansia. Mi rende apatica e la mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Non ne posso più, voglio avere una vita mia e una mente indipendente dalla sua figura. Grazie!

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Come comportarmi con un figlio adulto ,il quale dicembre di amarmi ,ma non verrà per Natale

Non so come comportarmi con mio figli9 di 45 anni. Un uomo sensibile, affettuoso che dice di amarmi e di tenere molto a me e sua sorella di 30 anni. All’età di 21 anni, ha deciso di trasferirsi al nord, per dedicarsi allo studio e per realizzarsi nel lavoro, in un’azienda di famiglia. Ha realizzato ogni suo obbiettivo in maniera eccellente, ottenendo il plauso mio e di mio marito. Ho un altro figlio, maggiore di 3 anni dal primo in questione. Qualche mese fa é deceduto mio marito, eravamo una coppia molto unita e abbiamo cercato di far crescere i nostri figli lasciandoli liberi di esprimersi in tutti i sensi. Non abbiamo tappato le ali di nessuno, tanto che quando il nostro secondogenito ha manifestato il desiderio di andare a vivere al nord, anche se a malincuore, lo abbiamo lasciato andare. Ecco che adesso, scopro che mio figlio ci rimprovera di non averlo fermato, perché evidentemente ci faceva comodo che lui si allontanasse. Ci ha rimproverato di avere accontentato sempre il primogenito  e che è stato sempre trattato male dal fratello, al punto che ha preferito rimanere via dalla famiglia. Considerate che è stato sempre molto affettuoso con tutta la famiglia, compreso il fratello, al contrario di adesso, al quale invece imputa tutta una serie di atteggiamenti ostili e falsi nei suoi confronti. Il suo malumore è rivolto solo al fratello (dice che non è che stato rispettato anche dal punto di vista ereditario, asserendo che in realtà poi non gliene importa nulla). Per Natale, dal momento che manca il loro papà, ho detto ai miei figli che li aspetto a casa mia, per stare insieme. Ecco che il mio secondogenito Nardo, mi ha detto che gli dispiace, non ha nulla contro di me o la sorella, ma  per il momento non potrà sedersi alla nostra tavola, se c’è il fratello. Mi chiede di accettarlo perché se me la prendo, per lui sarà un dispiacere immenso, in quanto non vuole perderci. Sinceramte mi sento devastata. Non so come comportarmi e vi chiedo un consiglio. Come madre lo amo e comprendo che ha un disagio. Vi ringrazio se vorrete rispondermi. Attendo con ansia e porgo i mie saluti più cordiali. 

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