Varie
Dott.ssa Federica Leonardi

Diario di quarantena

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28 Aprile 2020

Varie
Dott.ssa Alessandra Paulillo

Coronavirus

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20 Marzo 2020

Domande e risposte

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Come risolvere la difficoltà nel comunicare

Buonasera, Scrivo qui per descrivere un mio disagio e per avere un consiglio da voi specialisti. Sono una ragazza di 25 anni e da qualche tempo non riesco a relazionarmi come vorrei o meglio, mentre instauro un dialogo con una persona ho difficoltà nel comunicare un mio pensiero, una mia idea perché mi capita spesso di sbagliare le parole o i verbi durante la formulazione della frase. Sono laureata e sono sempre andata molto bene a scuola anche se la maggior parte delle volte la mia emotività mi giocava brutti scherzi, per questo per apprendere al meglio, per non farmi trovare impreparata e soprattutto per la paura di sbagliare qualcosa, ripetevo fino allo sfinimento lo stesso argomento e non sono mai riuscita ad ostacolare del tutto questo stato ansioso che mi affligge quando mi rapporto con qualcuno, soprattutto se si tratta di una persona di un certo spessore. Ultimamente purtroppo mi capita spesso di pensare a una parola e dirne un'altra oppure di sbagliare del tutto la parola come se mi si intrecciasse la lingua correggermi inoltre più mi fisso sul problema e più mi impappino, tant'è vero che quando so di avere una riunione oppure ho la necessità di comunicare qualcosa di importante, dato che svolgo un lavoro a stretto contatto con il pubblico, mi preparo prima un testo per avere ben chiaro ciò che devo esplicare o addirittura a volte evito il più possibile di partecipare durante una discussione per paura di dire una fesseria. Da poco tempo il medesimo disagio si presenta anche quando scrivo, ad esempio se sto scrivendo ad un'amica leggo e rileggo lo stesso testo per paura di sbagliare la sintassi, l'ortografia... Le uniche occasioni in cui mi sento tranquilla nel comunicare e quindi faccio anche meno errori, sono quando sono con il mio ragazzo, con la mia famiglia e con la mia migliore amica con i quali mi esprimo utilizzando anche alcune forme dialettali senza cercare sempre la "parla giusta". Vorrei aggiungere che quando ero piccola (4/5 anni) mio fratello più grande, ogni volta che sbagliavo una parola mi prendeva in giro, mi derideva e le offese durava un'intera giornata. Anche mia madre cercava sempre di correggermi. Spero di essere stata chiara e vorrei capire cosa mi sta succedendo, se si tratta di ansia, dislessia, disartria, vorrei tanto una risposta perché tutto ciò pregiudica la mia vita sociale e relazionale. Grazie mille

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Rapporto coi genitori

Sono figlio unico e tra poco compirò 40 anni. Ho avuto un' infanzia normale, forse un po' troppo sotto pressione visto che sono figlio unico. Mamma abbastanza iperprotettiva, logorroica e con alcuni comportamenti stereotipati tipo una marcata fissazione per le pulizie domestiche (che vanno fatte esattamente come dice lei usando quello specifico prodotto, quel particolare straccio, ecc.) Padre forse un po' anaffettivo, iperpignolo, iperorganizzato, abitudinario, ossessionato dall' ordine, dal perfezionismo, di quelli che quando stai parlando con lui se nota che hai sbagliato l' accento di una parola ti corregge subito. Il suo difetto principale sono gli imprevedibili sbalzi di umore: un momento e' allegro, poi magari succede qualcosa e di punto in bianco diventa intrattabile, soggetto a scatti d'ira verbali. Tendenzialmente e' sempre stato molto solitario, odia viaggiare anche se mente dicendo che gli piacerebbe ma ha "molto da fare". Quello che ho notato e' che mentre una volta si concedeva qualche momento di riposo, col passare degli anni diventa sempre piu' iperattivo: la palestra, il corso di inglese, i lavori in giardino, il bricolage, l' appuntamento in parrocchia, e continua ad aggiungere nuove attività, senza contare che ha fatto una vera e propria mania con l' attività fisica e la dieta, tanto che non mangia praticamente niente tutto il giorno, e' magro come un chiodo e pretende che anche gli altri rinuncino a tutta una serie di alimenti che lui considera dannosi.I miei problemi con loro sono iniziati nell' adolescenza: praticamente non riuscivo a fare niente senza che loro venissero a saperlo. Mia mamma era una ficcanaso tremenda. Come tutti i ragazzi adolescenti avevo anch'io qualche rivista a luci rosse che lei regolarmente "trovava per sbaglio" aprendo "per fare le pulizie" i miei cassetti o i miei armadi. Masturbarsi era un' impresa, visto che non potevo chiudermi a chiave in camera (motivo: se magari hai un malore non posso entrare), senza contare che quando meno te l' aspettavi di piombava in camera "per mettere via la giacca" o "per domandarti cosa vuoi mangiare per cena" e via dicendo. Quando uscivo di casa dovevo sempre dire dove andavo (indirizzo preciso) e quando tornavo, per il solito motivo che se mi capitava qualcosa doveva sapere dov'ero. Non so se questo abbia influito sul mio sviluppo psichico, fatto sta che questo continuo controllo da parte loro su tutti gli aspetti della mia vita mi ha trasformato in un individuo pieno di insicurezze e frustrazioni. Tutti i miei coetanei, compiuti i 14 anni, hanno avuto il motorino, io logicamente no visto che "e' troppo pericoloso, sul giornale leggo di incidenti tutti i giorni". Ho tenuto duro e compiuti i 18 anni ho deciso di farmi la patente. A patente ottenuta, logicamente potevo guidare la macchina dei miei solo assieme a mio padre, che ad ogni errore urlava come un matto e che quindi mi ha fatto rinunciare anche a guidare. Ho pensato di comprarmi una macchina usata, ma non avevo soldi e logicamente mio padre non ha ritenuto fosse il caso visto che c'era la sua (da guidare assieme a lui fin quando riterrà che me la cavo bene a sufficienza). Alcuni anni prima avevo preso a prestito la sua bicicletta e l' avevo leggermente strisciata, ne era venuto fuori un litigio tale che figurarsi se avrei osato usare la sua macchina... Morale della favola, non ho mai guidato in vita mia visto che ho sviluppato una forma seria di amaxofobia. Tutte queste cose (controllo prima, difficoltà negli spostamenti poi) mi hanno creato dei seri problemi nel relazionarmi con l' altro sesso, fin quando a 23 anni ho deciso di andarmene di casa e trasferirmi all' estero con una ragazza che avevo conosciuto per caso e di cui mi ero innamorato. Da allora, ho sempre vissuto con quella che poi sarebbe diventata mia moglie, mi sono sempre mantenuto da solo, i soldi sono l' ultimo problema che ho. Ogni 2-3 mesi torno in Italia per 1-2 settimane, tanto per dare un saluto ai miei e per risolvere qualche problema burocratico. Quando vado da loro, vivo in un appartamento esattamente sopra al loro, che in origine era stato ristrutturato pensando che sarei andato a vivere li' con mia moglie. Si tratta, in parole povere, del secondo piano di una grande casa a 3 piani. Nonostante abbia 40 anni, vedo che le cose non sono minimamente cambiate: se esco di casa devo sempre dire dove vado e quando torno (quando si vive insieme bisogna sempre sapere dove si e', altrimenti se magari mi capita qualcosa loro non sanno dove sono), mia madre pretende di venirmi a fare le pulizie tutti i giorni, visto che secondo lei io non le faccio bene e non mi rifaccio il letto con precisione. Quando meno me l' aspetto, alle ore piu' strane, viene da me a stirare visto che la sua stanza da stiro si trova nel mio appartamento. Le ho fatto presente che per una settimana potrebbe stirare anche nel suo appartamento, ma logicamente non si puo'. Il pranzo e la cena bisogna stare insieme. Quando sono seduto a tavola, se magari ho le scatole girate e sono serio non fa altro che fissarmi in viso per sapere cosa c'e' che non va. La sera prima di andare a letto deve venire di sopra a darmi la buonanotte. Mio padre rompe le scatole perche' secondo lui vado a letto troppo tardi e mi alzo troppo tardi. Se dico che il giorno dopo devo andare alle 12 in un certo posto, magari a una visita medica, l' indomani comincia alle 10 a ricordarmi che ho un appuntamento alle 12. Se dico qualcosa mi fanno intendere che sono paranoico e loro non mi controllano per niente, sono io che ne ho fatto una mania. A questo punto mi chiedo: ma sono veramente io che non funziono bene o sono loro che non vogliono realizzare che ho il diritto di starmene in pace e farmi la mia vita? Vorrei sapere la vostra opinione

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Da un po' di tempo, anzi da anni, non so cosa significa essere felice.

Sono una ragazza di quasi 20 anni. Nel corso della mia vita, non ricordo davvero un momento in cui sono stata felice, piena o soddisfatta. Forse qualche raro momento sporadico. Ho un quasi perenne disagio interiore, un senso di inadeguatezza alla vita, di insoddisfazione, di malinconia, di angoscia, che mi accompagna sempre, anche nei momenti che dovrebbero essere felici. Prima ero meno consapevole di questo disagio interiore, ma lo vivevo comunque. Da questa sofferenza interiore, che sfocia molto spesso e volentieri in ansia e tachicardia, ne derivano impulsi autolesionisti che si sono spesso concretizzati:la prima volta che ciò è accaduto è stato all'età di 12 anni. Ricordo bene quel giorno, perché dovevo uscire con degli amici e si doveva festeggiare, era un giorno abbastanza particolare: eppure io, avevo sentito un impulso, una voce nel cervello, che mi aveva detto di tagliarmi. L'ultima volta che ciò si è verificato è stato all'età di 18 anni, dopo una nottata passata con amici. Ho avuto una crisi d'ansia e di negatività in cui mi sono sentita quasi affogare, e l'ho fatto. Da quella volta l'impulso è tornato varie volte, ma non l'ho concretizzato. L'impulso veniva concretizzato in seguito a 3 momenti: momenti di ansia, di profondo senso di solitudine, sofferenza, dove mi sentivo fluttuare in una dimensione di negatività e perdevo totalmente il senso del reale; quando non sento nulla, mi sentivo un guscio vuoto, un involucro, e volevo sentire qualcosa; per il semplice gusto di farlo quando dopo il primo episodio verificatosi in seguito ad ansia o ricerca di sensazioni, si instaurava una sorta di dipendenza, a tal punto che mi è capitato di dormire con la lametta sotto il cuscino. L'impulso mi preoccupa, ma non tanto, perché è la sofferenza di un disagio più profondo. Devo dire la verità, mi odio abbastanza, mi sento un fallimento, a prescindere dalle mie capacità didattiche che mi fanno avere buoni risultati a scuola, mi sento un fallimento come persona. La mia vita è costellata di ansia, negatività, vortici di pensieri, e non mi godo mai nulla. C'è sempre una sensazione di incompletezza. Non ho voglia di prendere iniziative, uscire, fare... Mi sento un automa delle volte, o come se recitassi una parte, mi sento poco spontanea. Ma andando con ordine, ci sono quindi momenti in cui mi sento immersa in una negatività, solitudine, sofferenza logorante, e mi rinchiudo in me stessa, piango, mi alieno da tutto ciò che mi circonda fino a sentirmi in una dimensione a parte, e momenti in cui mi sento un guscio vuoto senza emozioni, e quasi mi manca la solitudine logorante e il sento di aver fallito come persona, perché mi rende più reale. Mi capita di non sapere chi sono, di dover ripetere ad alta voce il mio nome, di guardarmi allo specchio e non realizzare che quell'immagine mi appartiene. Ci sono volte in cui non mi lavo per giorni perché perdo interesse per la dimensione fisica, come se non avesse senso o significato. Ci sono molto spesso crisi d'ansia e tachicardia che mi hanno portato all'insonnia, e ho spesso anche attacchi di rabbia difficili da gestire. Sono delle volte irascibile, eccessiva, aggressiva, verbalmente e fisicamente, e dopo provo un forte senso di colpa e mi faccio tremendamente schifo, mi sento davvero una nullità, un mostro. Prima però il vortice di pensieri, era molto meno intenso, ossessivo, schematico, ripetitivo e contraddittorio. Da un anno circa si è aggiunto a certe crisi/giornate dove veramente mi sento distrutta, persa, buttata bella vita senza un perché alternate a momenti di totale apatia/distacco dal mondo, anche un'attività di pensieri esasperante. Pensieri che si sovrappongono, che vanno da soli in un flusso interminabile, che si ripetono sempre uguali a cui do sempre le stesse identiche risposte e analisi ma puntualmente devono ripercorrere quelle tappe e ricominciare da zero. Ho sempre mal di testa, mi sento sempre stanca, e riconosco che è per già del pensare incessante. Ho cercato capri espiatori di questa disagio che mi perseguita e mi accompagna, ma non penso che sia io partner perché ci sono momenti in cui mi attacco morbosamente alla ricerca della serenità, e non penso nemmeno siano le relazioni amicali. Penso che la colpa sia mia, e io davvero mi odio per essere così. I pensieri che mi perseguitano sono legati alla mia identità, non so chi sono, cosa mi caratterizza, cosa sarò, cosa provo, mi sento costruita e di star agendo meccanicamente.Anche l'orientamento sessuale mi perseguita, la ricerca di un'etichetta: ci sono momenti in cui mi identifico come omosessuale e sono fermamente convinta di ciò, e momenti in cui mi identifico come eterosessuale e penso di aver trovato le risposte che cercavo in quel campo: questo cambiamento avviene più volte nell'arco di una stessa giornata. Io vorrei essere spensierata, da una parte penso che la felicità non sia fatta per me, sono quasi arresa a questa condizione che mi perseguita di noia dalla vita dove nulla mi causa benessere o mi esalta, quasi penso che sia destinata a questa donazione... In quei momenti penso che non abbia senso una tale esistenza e il suicidio arriva tra le opzioni. In altri momenti, di maggiore lucidità, penso che ho solo 20 anni e che forse arriverà un giorno in cui starò bene, ma non so quando, come, dove, ed è comunque un pensiero quasi utopico e irraggiungibile. Io vorrei solo stare bene, e penso di non starmi godendo davvero la giovane età. E aggiungo che non faccio mai bei sogni, non li ricordo spesso, ma quando capita sono sogni di morte, omicidi, e disastri.

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Sorella con disturbo schizoaffettivo e problemi in famiglia

Salve sono Giovanna ho 31 anni, vi scrivo perché vorrei avere un vostro parere sulla situazione che si sta creando nella mia famiglia da qualche anno a questa parte. Ho una sorella più grande di me a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoaffettivo, per una serie di circostanze è ritornata a vivere momentaneamente dai miei genitori ultrasessantenni. Mio padre ha sempre rifiutato la diagnosi fatta a mia sorella, mentre mia madre da quando ha saputo che mia sorella ha questa malattia mentale, ha iniziato a trattarla come se fosse una bambina di 5 anni incapace di intendere e volere. Io vivendo in un'altra città mi sento impotente perché vorrei fare qualcosa per mia sorella e anche per i miei genitori, ma data la distanza non posso fare molto. Ogni mese che passa sto notando che tra i miei genitori si sta creando una sorta di conflitto dato che hanno due visioni differenti su come trattare mia sorella. Invece mia sorella si sta attaccando morbosamente a mia madre come se appunto fosse una bambina piccola. In che modo secondo voi potrei aiutare la mia famiglia?C'è qualcosa che si potrebbe fare per far tornare l'equilibrio in famiglia?Vi ringrazio per la vostra attenzione e disponibilità. Spero di poter ricevere un vostro consiglio. Cordiali saluti Giovanna

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Da quando ho rivisto questa persona succede un fatto strano...

Salve, il mio più che un problema è una curiosità...un qualcosa di strano che non avevo mai sperimentato in vita mia. Ho rivisto un mio zio dopo 9 anni...ora sono una donna...prima ero una bimba...quando l’ho lasciato.Solo che ho notato una cosa strana...con le altre mie cugine è diverso...ora che ci siamo incontrati più volte, c’è una particolare attrazione fisica (non sessuale, attenzione!) fra me e lui...vi è mai capitato? Esiste per caso nella psicologia un fenomeno del genere? Magari può essere perché ognuno dei due si è perso 9 anni di vita dell’altro e magari ci sentiamo come due perfetti sconosciuti anziché parenti, non saprei...e quindi ci può essere questa attrazione, questo scambio di sguardi a volte un proprio fissare la persona proprio perché magari bisogna ancora prendere coscienza che la persona che hai davanti è un tuo parente e non una ragazzina x? Non saprei, mi sto spremendo le meningi per capire perché è una cosa che mi incuriosisce e vorrei sapere di più. Grazie a chiunque voglia rispondermi

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Ho avuto una crisi ma non so di che cosa si tratti

Buongiorno, volevo chiedere in merito a una cosa che mi è successa recentemente. Qualche giorno fa è capitato che uno dei miei compagni di classe è svenuto e io non so per quale motivo mi sono spaventata tantissimo al punto di non riuscire a smettere di piangere, mi sembrava di non riuscire più a pensare in modo coerente, al punto che continuavo a ripetere le stesse parole, e mi sono dovuta sedere a terra per calmarmi; il tutto per un numero considerevole di minuti. Di che cosa potrebbe trattarsi? Esiste un modo per non farlo succedere nuovamente?

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Stanca anche di svegliarmi la mattina.

Ciao, sono Chiara e ho 23 anni.Non so bene cosa dire, so solo che faccio molta fatica nel provare emozioni, qualsiasi tipo e quando le provo sono sempre negative.Sono sempre stata molto fredda ma ora sono congelata, sto solo facendo soffrire le persone attorno a me, ma il vero problema è che non mi importa. Ho pensato al suicidio per liberarli dalla mia pesantezza ma poi ho cambiato idea pensando "non mi interessa". Non mi interessa di nessuno, ormai neanche del mio ragazzo con cui sono sempre stata bene e la cosa peggiore è che non mi interessa nemmeno di me.Non ho un lavoro eppure non mi importa, insomma potrei morire di fame e non mi importerebbe. Non piango e non rido, non riesco ad avere un rapporto sessuale, l'unica cosa che riesco a fare e che mi piace è dormire. Il cibo è un incubo, qualsiasi cosa mangio mi disgusta, persino ciò che prima adoravo.Non so come uscirne, forse un po' mi interessa se sono qui a parlarne ma so che appena inviata questa domanda non mi importerà più nulla.

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Perché vado a letto con più uomini?

Buona sera, io sono una ragazza di 20 anni e mi trovo in una situazione un po’ difficile, premetto che frequento già una psicologa ma non mi dà risposte chiare mentre è proprio quello che cerco.E' un periodo in cui sto avendo più relazioni nello stesso momento sono più o meno 3/4 ragazzi e frequento ognuno di loro avendoci anche rapporti sessuali ( mi è capitato anche di averlo il giorno prima con uno e il giorno dopo con l’altro) il problema che illudo loro di poter avere una storia con me una relazione fissa mentre dentro di me so che non è possibile per come mi sento e per quello che sopratutto non riesco a provare nei loro confronti per più di un tot di giorni...mi sento triste stressata e con vari attacchi di panico e ansia di cui soffro da parecchi anni.Non riesco a dare un taglio netto a una relazione di cui magari non sono soddisfatta.... piuttosto cerco mille scuse per non uscirci o non vederlo ma poi mi sforzo i giorni seguenti e lo faccio anche contro voglia, ho pensieri diversi ogni giorno, mi sento la testa piena di domande senza risposte e piango quasi tutte le notti, per dormire ora sto prendendo xanax perché non riesco nemmeno a prendere sonno, ho sensi di colpa verso me stessa e verso di loro, non capisco cosa non mi faccia essere chiara e decisa, mi sento un’ angoscia partire dallo stomaco...oggi è la prima volta che scrivo su questo sito proprio perché è tutto il giorno che sono nel letto senza essermi alzata nemmeno per mangiare e allora ho deciso di cercare aiuto in qualche altra maniera che non sia la mia psicologa di fiducia oppure facendomi domande di cui non trovo risposte....

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