Domande e risposte

leggi tutte le domande
Come recupero il rapporto con genitori settantenni?

Ho 28 anni (fra poco), una forte guida interiore ma una sorta di timore latente nei confronti di chiunque. Sono in generale poco organizzata e sono portata per le arti, tutte. Dopo 4 anni di vita quasi autonoma (sopravvivenza sarebbe un termine più corretto) sto vivendo l'ennesima crisi in primis lavorativa, ma soprattutto esistenziale: 5 anni fa mi trasferii a Milano dopo tre bocciature difficili al liceo e successivo percorso psicologico di due anni interamente pagato da me grazie ad un desolante posto da cameriera nella ristorazione. Ero e mi definisco tutt'ora una persona triste. Lavoravo soprattutto per prendere responsabilità su me stessa perché il rapporto con mia madre è sempre stato difficile da sostenere, in famiglia litigi e squilibri erano quotidiani fra tutti e 5 i componenti (genitori, sorella maggiore, mio fratello e me). Il mio vissuto è stato duro e prevalentemente in casa: dalla preadolescenza parolacce all'ordine del giorno, sono divenute dalle medie e successivi anni, soprattutto con mia madre, botte, tirate di capelli, graffi, insulti fra i più pesanti, sputi in faccia, umiliazioni dovute alla mia incapacità di vita (scolastica, sociale e il ricatto valido per tutto: economica). Oltre ad un esagerato giudizio sugli altri in mia madre c'è, o c'era, disfattismo. Fuori casa potevamo addirittura sembrare famiglia modello. L'unico posto in cui mi sentivo più serena era nelle vicinanze dello studio della psicologa. Sollevata. In quei due anni ho chiuso il liceo, diplomata da privatista e concluso ordinatamente la mia prima esperienza lavorativa... e conosciuto i miei amici. Anche la terapia però si è chiusa, stavamo lavorando per una base di vita autonoma ma a volte la rigettavo non presentandomi e non è stata chiarita la decisione brusca della psicologa di terminare il rapporto. Nel frattempo avevo preso decisioni in autonomia e i rapporti in casa leggermente migliorati: passato l'esame d'ingresso all'accademia d'arte, i miei hanno acconsentito che mi trasferissi. Avrei dovuto cercare subito supporto psicologico perché ho abbandonato gli studi anche se ho cercato subito lavoro e non reggo a lungo alcun tipo di pressione. Ho appurato di avere difficoltà sessuali scoprendo che ho il vaginismo. Ho compreso sempre meglio che una vita di privazione delle uscite e divertimenti e frivolezze non deve e non può essere motivo di orgoglio. L'ho imparato da tutti i miei coinquilini, osservando come gestiscono le loro vite. Costellate di pause, di impegni certo ma anche diversi svaghi e distensioni. Ora dopo qualche altra esperienza lavorativa mi sto licenziando per l'ennesima volta perché non reggo gli ambienti professionali. Gli amici sono lontani e l'ansia per il futuro non mi abbandona mai, nessun giorno nemmeno per un quarto d'ora. Molti clienti di ristoranti prima e uffici dopo mi hanno apprezzata, dimostrato finanche affetto ma scappo dalle difficoltà con i colleghi, a volte persone orribili e a loro volta problematiche. Non riesco ad essere leggera. Sono stufa di mostrare sorrisi per qualsiasi lavoro perché persone più distaccate e commerciali di me lo esigono. Sto valutando di tornare dai miei e accordarci in modo più maturo e spero addirittura dolce sul mio futuro, altrimenti penso che in futuro dovrò appoggiarmi a degli assistenti sociali e a spese di non so chi. Mi fa paura il rischio di non riuscire a evitare gli schemi squilibrati che sono rimasti in casa fra loro: le lamentele tossiche di mia madre, un fratello furioso e la sensazione di esserci invadenti a vicenda.

2 risposte
Madre troppo invadente

Salve, sono una donna di 50, serenamente sposata da 20 anni con 2 figli e una buona posizione lavorativa, il mio unico problema è mia madre che vorrebbe controllare insistentemente tutte le mie situazioni (educazione dei figli, amicizie, abbigliamento, vita familiare, e perfino il pranzo e la cena). La mia vita ultimamente è diventata un inferno e nonostante ho cercato diverse volte di rompere i rapporti con lei al primo ravvicinamento si torna sempre per litigare. La sua invadenza maggiore è nel controllare le nostre amicizie e nell'ostacolarci a frequentarle ....si deve uscire solo con lei e con le mie sorelle. Non possiamo avere una vita sociale e mia figlia (che ha trascorso il maggior tempo di crescita con lei) deve renderle conto di quello che fa anche se solo per invitare o per farsi invitare da una sua amichetta. Abbiamo cercato di risolvere il tutto raccontandole un sacco di bugie e tenendole nascoste tutte le nostre iniziative ma ogni volta che invece decidiamo di dirle la verità tutto torna come prima. Non l'abbiamo mai abbandonata (come invece lei crede di essere) e l'abbiamo sempre coinvolta quando è stato possibile nelle nostre uscite (pizzeria, passeggiate, teatro ecc.) e ora che non sta molto bene di salute la sua invadenza si è triplicata, perché continua a fare la vittima in tutte le situazioni. È una situazione insopportabile e credo che tutto questo non fa che creare delle criticità anche in una crescita equilibrata di mia figlia. Vorrei rompere definitamente ma è pur sempre mia madre, e se ora ho deciso di scrivere è veramente perché ho bisogno di aiuto, da sola non riesco più a gestire questa situazione. Grazie infinite

7 risposte
Mi sento intrappolata

Ciao, ho 23 anni, a novembre 24 e mi sento intrappolata in una vita non mia. Mi ritrovo in un ambiente che non sento confortevole e sono veramente pochi gli spazi in cui mi sento sicura di esprimere ciò che sono e penso. Ho sempre paura di sbagliare, costantemente, e di deludere i miei genitori e il mio fidanzato. Mi sento così piccola e impotente. Non credo di aver ben chiaro cosa voglio dalla vita, un giorno è tutto rose e fiori e il giorno dopo è come se fossi tra incudine e martello. Sono due anni che non mi sento a mio agio con questa situazione, che trovo scuse e che procrastino. Piango sempre, per qualsiasi cosa. A volte vorrei tornare indietro di 10 anni.

1 risposta
Senso di colpa nel tradimento

Buongiorno, sono single e ho una relazione da 4 anni con un uomo sposato con 2 figli pre-adolescenti. La storia è iniziata per caso, voluta inizialmente da lui, non sarebbe dovuta durare così a lungo. Poi il sentimento è cresciuto, più da parte mia, e la grande empatia, complicità, l'affinità e l'intesa sessuale che abbiamo (lui mi ha giurato "solo con me") ci hanno portato a trasformare l'avventura in una storia d'amore. Questo perchè io colmo il vuoto che ha: lo riempio di tanto affetto, amore, coccole, baci e carezze che gli mancano. Mi dice che mi vuole molto bene e che non è più innamorato della moglie ma che con lei comunque ci sta bene, ci va d'accordo e gli piace tutto quello che si fa con e per la famiglia. Lui, mantenuto economicamente dalla moglie, è abbastanza succube e "tappetino" ai comandi di lei che ultimamente ha forti sospetti sul tradimento. Mentre fino a qualche mese fa lui faceva i salti mortali pur di vedermi, ora soffre di sensi di colpa per quello che sta facendo, che è sbagliato, e quando deve inventarsi una storiella per incontrare me, deve sempre raccontare una mezza verità, perchè ha sempre paura di essere "beccato", ha sempre paura di non ricordarsi quello che ha detto, ha paura che lei non gli faccia più vedere i bambini, ha paura di restare in mezzo ad una strada. Io gli dico che se vuole vedermi e stare con me, la storia da raccontare la trova, come l'ha sempre trovata ma lui mi risponde con mille scuse: devo tornare a casa alle 19.00 in punto, in quel posto no perchè magari c'è qualcuno che mi conosce, anche se ho detto che sono fuori a cena con l'azienda devo tornare a casa presto perchè in realtà sono a cena con te non con l'azienda....a mio parere risposte assurde per un uomo che ha un'amante. Cosa ne pensate del suo comportamento, delle sue risposte e dei suoi sensi di colpa? Secondo voi cosa vuole in realtà? Grazie.

3 risposte
Disturbo del linguaggio.

Salve. Mi chiamo Sara. Sono mamma di 2 ragazze di 9 e 19 anni casalinga. Spessissimo mi succede di non pronunciare correttamente le parole. Ossia nella mia mente so che voglio dire..ma dalla mia bocca ne escono altre.
Come se entrambe non avessero un filo diretto. Premetto che non dormo tantissimo. Mi corico sempre abbastanza tardi dormo sulle 6 ore. Prendo farmaci per ipertensione... diabete tipo 2.. eutirox obesa.
Valori che rimangono con questi nella norma. Mi capita x esempio di dire "togliti gli occhi dalla bocca ..piuttosto che togliti i capelli dal viso. Oppure dire ci vediamo alle 17.00 invece delle 16.00. Faccio la rappresentante di classe x cui ciò che dico dev'essere attendibile ma faccio difficoltà a riferire spesso ciò che accade. Grazie

1 risposta
Stress o iniziò di una psicosi-nevrosi?

Salve, mi chiamo Carla, vi scrivo perché ogni tanto ho dei vari sintomi che mi preoccupano. Devo dire che nella mia infanzia ho vissuto con un padre alcolista, che ho rivissuto poi nella fase adolescenziale-adulta. Sono sempre stata una persona un po’ timida, insicura, a parte il periodo dell’adolescenza in cui avevo una fase molto ribelle e forte di carattere. Il carattere forte l’ho mantenuto, però è da un po’ che mi sembra di buttarmi giù da sola, sono diventata molto timida, insicura di me, ansiosa in certi ambiti e più ci penso e più mi faccio male da sola. Questi sintomi vanno e vengono, spesso sono sempre quella di una volta (un po più cresciuta), ma spesso è come se non fossi me stessa. A volte è come se mi sentissi la testa vuota, come se non sapessi chi sono, non riesco a concentrarmi e a ricordarmi le cose. E altre volte sono completamente me stessa. Leggendo vari sintomi ho pensato che forse è lo stress di vivere in una città grande, lo studio di infermieristica in un’altra lingua. Ma poi a volte mi chiedo se invece mi stesse venendo una condizione mentale come psicosi o meglio nevrosi? O se forse dei traumi che ho passato stessero venendo a galla? O forse sono solo depressa e forse dovrei cambiare città o settore lavorativo? Ho paura di parlarne con il dottore perché non vorrei farmi dare una diagnosi sbagliata o farmi etichettare con una malattia mentale, ma dall’altra vorrei togliermi i dubbi che ho e capire cosa mi succede.

2 risposte
Paura di guidare

Non guido da quando avevo 18 anni, perché penso di non esserci portata. Ora a 46 anni ho deciso di prendere lezioni presso un autoscuola, ammetto che avevo difficoltà nell' apprendere i meccanismi della guida, ma da quando l'istruttore mi ha detto che sono una perdita di tempo, una sconfitta e che sono vecchia per imparare, la mia autostima si è azzerata e sono molto scoraggiata. Forse mi sentirei meglio se gli avessi risposto per le rime, ma per educazione non l'ho fatto. Cosa mi consigliate? Sono proprio amareggiata. Grazie

3 risposte
Cambiare la mia vita e renderla solo mia

Salve, sono una ragazza di quasi 25 anni e sono finita qui perché è da molto che necessito di parlare di alcune cose. Soffro da tantissimi anni di depressione, insonnia, ho pensato al suicidio moltissime volte ed ho sofferto di anoressia. Ero molto irascibile in passato, sempre insofferente ed infelice, mi sentivo fuori posto, mai adatta a stare coi miei coetanei, ma anche molto determinata a tovare me stessa, essere indipendente e realizzarmi. Ho sempre studiato molto cercando la perfezione. Da quando ho iniziato l'università le cose sono andate a rotoli completamente e peggio del solito. Ho vissuto anche il terremoto che ha portato via la casa in cui stavo durante gli studi. Ho iniziato ad avere fortissimi attacchi di panico e le mie certezze su me stessa sono crollate peggiorando la situazione. Sono tornata a casa coi miei genitori che però non hanno mai capito/voluto capire la situazione considerandola passeggera "un momento da ragazzi". Sono stata chiusa in casa per 2 anni senza riuscire a dare esami all'università, senza mai vedere oltre al portone di casa. Un anno fa ho accettato l'idea di non riuscire più ad aiutarmi da sola e sono andata dal medico di base chiedendo aiuto in segreto. Mi ha dato degli antidepressivi (so che non sono l'unica ragione del mio star bene ma sto cercando di essere breve) e la mia vita è improvvisamente esplosa di cose nuove che mai avevo fatto, di novità, di vita. Tutto questo ha portato nuove consapevolezze e la voglia di vivere come non avevo mai fatto, ma l'università ne ha risentito nuovamente e per quanto io ami il mio campo non riesco più a prenderla come devo, la collego a qualcosa che mi fa soffrire enormemente. Sono andata da una psicologa anche questo in segreto perché i miei genitori non accettano minimamente tutta la sfera che riguarda la psiche, il percorso con lei mi piaceva molto ma economicamente non sono riuscita a continuare e qui di nuovo il problema università-lavoro o entrambe? I miei genitori non vogliono che io metta in pausa i miei studi per lavorare, vogliono che io mi concentri sul laurearmi non capendo che per me AL MOMENTO è una prigione. Voglio staccare da loro il controllo di queste cose, ma non ho più il coraggio che avevo prima. Ho bisogno di lasciar stare per un po', lavorare, stare con la gente, andare in palestra poi magari riprendere l'università con i miei soldi. Sono combattuta, non so più cosa fare ed ho paura di ricadere in certi stati "pericolosi". So che la depressione ha anche basi ereditarie, so anche che questo discorso richiede di approfondire molti aspetti per potermi aiutare, ma spero in qualche risposta di conforto o che possa aiutarmi anche solo un pochino. Mi scuso per il discorso che potrebbe sembrare confuso. Saluto cordialmente

3 risposte
Questo sito web o le sue componenti di terze parti utilizzano i cookies necessari alle proprie funzionalità. Se vuoi saperne di più puoi verificare la nostra cookie policy.