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Stress o iniziò di una psicosi-nevrosi?

Salve, mi chiamo Carla, vi scrivo perché ogni tanto ho dei vari sintomi che mi preoccupano. Devo dire che nella mia infanzia ho vissuto con un padre alcolista, che ho rivissuto poi nella fase adolescenziale-adulta. Sono sempre stata una persona un po’ timida, insicura, a parte il periodo dell’adolescenza in cui avevo una fase molto ribelle e forte di carattere. Il carattere forte l’ho mantenuto, però è da un po’ che mi sembra di buttarmi giù da sola, sono diventata molto timida, insicura di me, ansiosa in certi ambiti e più ci penso e più mi faccio male da sola. Questi sintomi vanno e vengono, spesso sono sempre quella di una volta (un po più cresciuta), ma spesso è come se non fossi me stessa. A volte è come se mi sentissi la testa vuota, come se non sapessi chi sono, non riesco a concentrarmi e a ricordarmi le cose. E altre volte sono completamente me stessa. Leggendo vari sintomi ho pensato che forse è lo stress di vivere in una città grande, lo studio di infermieristica in un’altra lingua. Ma poi a volte mi chiedo se invece mi stesse venendo una condizione mentale come psicosi o meglio nevrosi? O se forse dei traumi che ho passato stessero venendo a galla? O forse sono solo depressa e forse dovrei cambiare città o settore lavorativo? Ho paura di parlarne con il dottore perché non vorrei farmi dare una diagnosi sbagliata o farmi etichettare con una malattia mentale, ma dall’altra vorrei togliermi i dubbi che ho e capire cosa mi succede.

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Paura di guidare

Non guido da quando avevo 18 anni, perché penso di non esserci portata. Ora a 46 anni ho deciso di prendere lezioni presso un autoscuola, ammetto che avevo difficoltà nell' apprendere i meccanismi della guida, ma da quando l'istruttore mi ha detto che sono una perdita di tempo, una sconfitta e che sono vecchia per imparare, la mia autostima si è azzerata e sono molto scoraggiata. Forse mi sentirei meglio se gli avessi risposto per le rime, ma per educazione non l'ho fatto. Cosa mi consigliate? Sono proprio amareggiata. Grazie

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Cambiare la mia vita e renderla solo mia

Salve, sono una ragazza di quasi 25 anni e sono finita qui perché è da molto che necessito di parlare di alcune cose. Soffro da tantissimi anni di depressione, insonnia, ho pensato al suicidio moltissime volte ed ho sofferto di anoressia. Ero molto irascibile in passato, sempre insofferente ed infelice, mi sentivo fuori posto, mai adatta a stare coi miei coetanei, ma anche molto determinata a tovare me stessa, essere indipendente e realizzarmi. Ho sempre studiato molto cercando la perfezione. Da quando ho iniziato l'università le cose sono andate a rotoli completamente e peggio del solito. Ho vissuto anche il terremoto che ha portato via la casa in cui stavo durante gli studi. Ho iniziato ad avere fortissimi attacchi di panico e le mie certezze su me stessa sono crollate peggiorando la situazione. Sono tornata a casa coi miei genitori che però non hanno mai capito/voluto capire la situazione considerandola passeggera "un momento da ragazzi". Sono stata chiusa in casa per 2 anni senza riuscire a dare esami all'università, senza mai vedere oltre al portone di casa. Un anno fa ho accettato l'idea di non riuscire più ad aiutarmi da sola e sono andata dal medico di base chiedendo aiuto in segreto. Mi ha dato degli antidepressivi (so che non sono l'unica ragione del mio star bene ma sto cercando di essere breve) e la mia vita è improvvisamente esplosa di cose nuove che mai avevo fatto, di novità, di vita. Tutto questo ha portato nuove consapevolezze e la voglia di vivere come non avevo mai fatto, ma l'università ne ha risentito nuovamente e per quanto io ami il mio campo non riesco più a prenderla come devo, la collego a qualcosa che mi fa soffrire enormemente. Sono andata da una psicologa anche questo in segreto perché i miei genitori non accettano minimamente tutta la sfera che riguarda la psiche, il percorso con lei mi piaceva molto ma economicamente non sono riuscita a continuare e qui di nuovo il problema università-lavoro o entrambe? I miei genitori non vogliono che io metta in pausa i miei studi per lavorare, vogliono che io mi concentri sul laurearmi non capendo che per me AL MOMENTO è una prigione. Voglio staccare da loro il controllo di queste cose, ma non ho più il coraggio che avevo prima. Ho bisogno di lasciar stare per un po', lavorare, stare con la gente, andare in palestra poi magari riprendere l'università con i miei soldi. Sono combattuta, non so più cosa fare ed ho paura di ricadere in certi stati "pericolosi". So che la depressione ha anche basi ereditarie, so anche che questo discorso richiede di approfondire molti aspetti per potermi aiutare, ma spero in qualche risposta di conforto o che possa aiutarmi anche solo un pochino. Mi scuso per il discorso che potrebbe sembrare confuso. Saluto cordialmente

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Come andare dallo psicologo senza che i genitori lo scoprano

Esiste un modo per andare dallo psicologo senza che i miei lo scoprano? Ho 24 anni ma sono ancora dipendente a livello finanziario, è da quando vado alle superiori che sento di aver bisogno di aiuto per un sacco di cose ma ogni volta che provo a tirar fuori l'argomento a casa mi sento solo ripetere che è perché non mi impegno abbastanza che rimango indietro sugli studi (prima erano i 10, ora i 30... anche i 28 e i 29 non bastano, non bastano mai per non parlare dell'ultimo 20 risicato... se mamma sapesse che ho dovuto lasciare un concorso a metá e non stessa cosa ad un esame per un attacco di panico poi, come minimo mi ammazza) e che è perché voglio attenzioni che mi vengono attacchi di panico a star in mezzo alle folle o a dover parlare con qualcuno che non siano le tre persone con cui mi sento a mio agio. Anno scorso mi hanno diagnosticato il cancro, come da prassi l'ospedale mi ha offerto uno psicologo che ho dovuto rifiutare perché come la dottoressa ha parlato di un terapeuta mamma ha cominciato a inveire e a dire come gli psicologi e psichiatri siano inutili "basta guardare come la zia abbia cominciato ad andare da uno psicologo due anni fa ed è ancora depressa" e non volevo mi iniziasse a rinfacciare anche quello se avessi accettato e l'avessi quindi "costretta" ad accompagnarmi all'ospedale ancora piú spesso di quanto non dovesse perché la conosco e ancora mi rinfaccia ogni singola cosa che ho o non ho fatto e ora me ne pento, perché mi sento morire Avrei dovuto aspettare di entrare nella stanza della chemio, dove lei non è ammessa, e pregare l'infermiera di aiutarmi a dire alla dottoressa che sí, ho bisogno di aiuto, che anche se probabilmente non è della psico-oncologa che ho bisogno, se non altro avrebbe saputo aiutarmi a trovare una direzione ed ora è troppo tardi perché ho finito la chemio da mesi e non posso chiamare l'ospedale senza che mia madre lo scopra o andarci da me senza il rischio che lo venga a sapere Non so piú cosa fare, ho provato a chiedere aiuto alla mia migliore amica, quando ne ho avuto bisogno per altre situazioni mediche tramite sua madre ce l'ho fatta a convincere la mia, anche se poi mi ha fatto sentire come un cane per averla fatta passar male, ma uno psicologo non lascia cicatrici, non mi lascia senza capelli e non fa svanire bozzi dal collo, uno psicologo non mi fa tutori su misura per le braccia e non mi fa occhiali per veder meglio, uno psicologo non mi lascia prove tangibili che diano modo alla mamma della mia migliore amica di dire "hey mamma di fed, perché lasci che fed soffra? Ne abbiamo giá parlato" senza che lei trovi il modo di darmi la colpa (e in parte perché mi sento male a chiedere sempre alla mia migliore amica e sua mamma di risolvere i miei problemi) Quindi, quali possibilitá ho per trovare aiuto?

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Mio figlio è preso in giro dagli amici

Buongiorno,mai avrei pensato di dover chiedere un consiglio a proposito di quanto sta accadendo a mio figlio...E' un bambino di 10 anni, con molti amici bravo a scuola, tranquillo... ultimamente viene però preso in giro proprio da quelli che sono i suoi amici più cari, quelli con cui si vede più spesso...i migliori amici...Io non sono mai intervenuta, l'ho sempre spronato a lasciar correre a non prendersela, a non reagire... da un paio di giorni però torna a casa triste, e spesso si mette a piangere, .. ieri lo hanno chiamato "finocchio"... in continuazione... ogni volta che parlava gli "amici" gli rispondevano .."si finocchio"...Mi ha detto che per un pò ha fatto finta di niente...poi l'amico che ha cominciato a chiamarlo così ha "arruolato " anche altri compagni di classe che così hanno continuato tutto il giorno...Ora, capisco bene che sono stupidaggini, che è l'età in cui le prese in giro sono normali, ma vedo mio figlio davvero giu'... gli ho detto di staccarsi un poi da questi bambini, e lui nonostante ci resti malissimo dice che non vuole perdere i suoi amici che cercherà di far finta di niente...ma lo vedo che è al limite...Ma io come mi devo comportare?... Lascio fare come le altre volte (lui spesso viene preso in giro è io gli ho sempre detto di non farci caso)... o posso aiutarlo in qualche modo? Vederlo così stavolta mi fa star male!!!!!!Grazie

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Come aiutare persona che non riconosce di avere problemi.

Salve, cercherò di illustrarvi un quadro abbastanza complesso che spero di riuscire a rendere chiaro. Si tratta di una donna adulta, sposata e con due figli oltre i 20 anni, casalinga. Per anni ha fatto abuso di alcol e psicofarmaci e ha minacciato e probabilmente tentato il suicidio in passato; da anni non siede a tavola con la famiglia a pranzo/cena e mangia solo merendine o yogurt, nulla di sostanzioso. Ha un ossessione per l'ordine (della serie le padelle negli stipetti devono stare in quella determinata sequenza, così i contenitori o i piatti, per citare qualche esempio; se così non fosse (magari perché qualcun altro ha sistemato le cose) lei le ripone. Gran parte della giornata sta sul letto, dedicandosi ormai pochissimo alle faccende domestiche. Spesso se non sempre si perde in discorsi che non hanno né capo né coda, alcun filo logico insomma...Attacca costantemente il marito e i figli per cose che non stanno né in cielo né in terra ed è convinta di essere vittima e succube di questi. Ci sarebbe tanto altro, il punto è che non ammette e non riconosce di aver bisogno di aiuto ma ogni volta che si prova a farla ragionare su questo va in bestia. Detto questo, come si dovrebbe procedere in questo caso? Grazie, chiedo scusa per lo sproloquio ma soprattutto spero di essere stata chiara.

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Genitori oppressivi

Scrivo perché esausta. Sono arrivata ad un punto in cui non riesco più a stare e prima o poi ho paura di scoppiare.Sono una ragazza di 19 anni quasi 20, frequento l'università con ottimi risultati e non ho mai dato un vero problema ai miei genitori. Non ho mai bevuto, fumato o altre cose tipiche da ragazzi, proprio perché mi reputo più matura della mia età e sono cose che non mi hanno mai attratto eppure sto vivendo un periodo in cui capisco che non posso continuare ad avere questo rapporto con i miei genitori. Sono figlia unica e forse in parte è questo il problema del fatto che sono troppo oppressivi, non riesco ad avere indipendenza ed autonomia, mi trattano come se avessi ancora 10 anni e questo causa anche problemi di autostima per me stessa. Ho avuto un'infanzia non facile. Sono nata con un problema ortopedico che mi ha causato molti interventi anche non facili e situazioni in cui ho dovuto rinunciare a molte cose e questo è uno dei motivi per cui mi reputo appunto un po' più matura.Quando ero molto piccola, intorno ai 3 anni i miei genitori si sono separati, dopo un tradimento di mio padre, dove purtroppo mi ricordo liti, situazioni spiacevoli, pianti e mille altre cose. Dopo qualche anno però, sono tornati insieme. Naturalmente la frase tipica, almeno di mia mamma è che sono tornati insieme solo per me e perché era giusto che io crescessi con entrambi e che se non ci fossi stata io di certo, non l'avrebbe perdonato. In parte credo anche sia quasi colpa mia, nel senso che, quando mio padre ha tradito mia madre era un periodo in cui ho subito diverse operazioni, per appunto questo problema fisico e mia madre dedicava giustamente più attenzioni a me, mio padre disse che la nuova compagnia gli dava quello che non aveva mai avuto e delle volte mi trovo quindi a pensare che se io fossi stata sana, tutto questo non sarebbe successo. Comunque, nonostante ciò, amo follemente i miei genitori, sono fantastici e so che per me ci sono sempre come io per loro perché senza non sarei quella che sono oggi, ma forse anche per tutti questi motivi, si è instaurato tra noi un legame fortissimo, morboso a volte da parte loro. Ovviamente nel periodo in cui mia mamma aveva solo me ed avendo anche diversi problemi, respirava per me e senza me non sapeva starci. Il problema è però che questa situazione si è protratta ed esiste tuttora. Ora che voglio la mia indipendenza e voglio avere più autonomia. Ma ogni volta che faccio presente questa cosa, viene definita come un capriccio di una persona che non si accontenta mai di quello che ha. Le liti nascono soprattutto se chiedo, nonostante la mia età, di uscire la sera, loro mi lasciano andare nonostante qualche piccola frase del tipo :"ecco che ci lascia da soli anche stasera" che mi causa abbastanza disagio.La frequenza con cui chiedo di uscire è una volta ogni due settimane oppure al massimo una alla settimana. Oppure mio padre se ne esce con frasi del tipo:" hai intenzione di tornare all'una?" quando torno invece per le 11 e mezza massimo mezzanotte. E la tipica uscita é la classica pizza con amiche, perché non mi piace andare in discoteca.Poi, ho la patente da un anno e mezzo, la mia macchina e ogni volta che vado in qualsiasi posto gli scrivo quando arrivo e quando sto partendo, altrimenti succede la fine del mondo, le mie amiche giustamente mi dicono guarda che è esagerato. E li capisco, ma ieri sera abbiamo litigato ad esempio perché mi sono dimenticata di avvisarli, quando sono arrivata all'università, in autobus. Io ho detto che mi sono dimenticata ma che mi sembrava esagerato dovergli scrivere anche quando prendo i mezzi pubblici. Loro mi hanno risposto che non faccio fatica, che può succedere di tutto e che ogni giorno ne succede una e che li faccio solo stare in pensiero. Non parliamo della loro gelosia poi. Non ho mai avuto un ragazzo, quindi non ho mai presentato nessuno a casa. Ma al solo pensiero a mia madre prende l'ansia, ed inizia a dirmi "ma perché hai intenzione di fidanzarti? Hai intenzione di trovarti qualcuno? Prima pensa a studiare poi si vedrà, bisogna vedere anche se è un tipo che va bene o no" oppure magari la provoco dicendole che un giorno andrò a vivere per conto mio e allora la risposta tipica è: "perché hai intenzione di abbandonarci?" lo dice quasi ridendo ma si capisce che non è così. Quando qualcuno le dici:" guarda che ormai è grande è ora che si faccia la sua vita, cosa farai quando si fidanzerà?" lei inizia a scuotere la testa e a dire:" non voglio neanche pensarci".Poi ha una mentalità abbastanza antica, quindi è impensabile il solo pensiero che la fidanzata dorma dal fidanzato o che si facciano le vacanze insieme e per finire bisogna essere sicuri di chi si porta a casa perché non è bello cambiarne due e tre, anzi è quasi da poco di buono. Non è per me facile quindi instaurare un dialogo o confidarmi perché ogni cosa è super analizzata. La verità è che poi da qualche mese mi frequento con un ragazzo, stiamo molto bene insieme e ci vogliamo veramente bene, lui è più grande di me e ha 28 anni. É il mio primo ragazzo e mi ha aiutato molto nel fidarmi di me stessa nonostante il mio problema fisico, di cui non ha mai fatto problema, e mi sta aiutando a fidarmi di più delle persone, dato anche il tradimento di mio padre che mi ha colpito molto. I miei genitori non sanno nulla di lui però. L'unica cosa che sa mia madre è della sera in cui l'ho conosciuto, io ero molto felice e sorpresa e quindi le ho raccontato di questo ragazzo che mi aveva fatto ridere molto, quando poi le ho detto che mi aveva scritto su Facebook, é sbiancata e ha voluto vedere una foto, ha iniziato ad agitarsi e mi ha detto subito :" no ma è troppo grande, no ma adesso io dovrei stare con il pensiero anche per questa cosa?" io mi sono chiusa a riccio e non ne ho più parlato, e avevo smesso anche di sentire questo ragazzo, qualche tempo dopo però mi ha riscritto e lì abbiamo iniziato a frequentarci ma io non ho più avuto il coraggio di parlarne perché mi sento giudicata.Tutto questa storia perché come ho detto all'inizio sono stanca, sono cresciuta, sto cercando di costruire il mio futuro, ma loro sono oppressivi, e mi sembra quasi che non mi diano fiducia.E so che quando presenterò il mio ragazzo saranno solo liti, sia per il fattore età, sia perché penseranno che vuole solo prendermi in giro. Quando in realtà sarà solo la loro eccessiva gelosia a parlare.Avrei altre mille cose da dire, ma spero di aver reso l'idea. Sono arrivata al punto di dire, facciamo un percorso con uno specialista che ci aiuti ad essere meno oppressivi l'uno con l'altro, ma mi hanno quasi riso dietro. Chiedo quindi consigli. Scusate per il lungo sfogo e buona giornata

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Perchè sento il bisogno di farla finita?

Buon pomeriggio, sono Alessia ho 18 anni da un mese e qualcosa e ho un problema. Spesso ho l'istinto di farla finita... ho un peso enorme nel petto ed è il motivo che mi spinge a voler fare quell'azione, ma dopo un pò mi passa tutto. Diciamo che la voglia di farlo mi viene in preda all'ira. Non sono una ragazza che parla molto e pur volendo non riesco ad aprirmi agli altri. Alcune persone dicono che è successo a causa della morte di mia madre, altri dicono che sono sempre stata silenziosa. Ma a volte avrei bisogno di aprirmi e dire "mi stai portando al suicidio" è il terzo anno che tento di scappare o di farla finita. La vita sembra avercela con me e più mi sforzo, più mi da schiaffi in faccia. All'età di 9 anni persi mia madre a causa di un tumore al pancreas, lasciò me e la mia sorellina di 4 anni. Dopo 5 mesi mio padre si fidanzò con un'altra donna e dopo un anno si sposarono ed ebbero una bambina dopo due anni un'altro bambino e l'anno scorso lei ci adottò. l'anno scorso vennì bocciata, frequentavo il terzo anno del liceo artistico. A luglio ci trasferimmo in provincia di Rovigo in Veneto e prima abitavamo in provincia di Modena, ma all'inizio di tutto abitavo in provincia di Napoli. Ho provato la bluewhale, ma la mia ragazza o ex ragazza non ho capito ancora cosa sia mi fermò. Provai a scappare di casa nello stesso anno. Di notte sognavo sempre mentre lui mi toccava (non ha mai abusato ma mi toccava) e mi sentivo sporca.... e poi faccio altri sogni. Sono stata autolesionista, sperando di beccare la vena buona ma niente. E' da quando ho 13 anni che ne sento il bisogno. L'età in cui cominciai a sentirmi sbagliata. In cui mi ritrovai sola contro il mondo, perchè sono omosessuale. Ho bisogno di "evadere" prima che possa fare quello che cercavo di fare prima di trovare questo sito.

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