Domande e risposte

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Genitori che influenzano le scelte di vita dei figli

Buonasera. Sono una ragazza di 24 anni appena compiuti. Ho una relazione di 4 con un ragazzo di 31 anni. L’ho lasciato a dicembre dicendo che alcune cose non mi piacevano di lui, ma, con l’influenza dei miei, sono tornata sui miei passi, credendo fosse solo una crisi personale. Ad oggi, sono convinta che l’amore verso questo ragazzo sia via via svanito nel tempo, e che non sia l’uomo per me, nonostante sia una persona unica. Non ho il coraggio di lasciarlo, sia perché non vorrei farlo soffrire, sia perché i miei genitori sono tanto attaccati a lui… e in più da tre settimane ho conosciuto un collega di lavoro che ha 45 anni, con cui mi trovo estremamente bene mentalmente e con cui vorrei avviare una relazione. Il problema è avere il coraggio di dire ai miei che lascio l’altro ragazzo e che vorrei avviare una nuova relazione con quest’uomo 20 anni più grande… ho paura del loro giudizio e della loro reazione.. non so se accetterebbero mai il tutto, soprattutto la differenza di età. Posso comprendere che si possa pensare che sia una scelta frettolosa, iniziare subito una nuona relazione, ma credo che a 24 anni posso ancora concedermi di fare queste scelte e vivermi certi momenti. Spero mi possiate dare utili consigli per questa situazione in cui sono incastrata. Grazie. Luisa.

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Società

Sono una ragazza di 32 anni e passo gran parte del tempo da sola. Fino a qualche tempo fa ero molto più loquace e nonostante incontrassi persone palesemente stupide e superficiali, riuscivo a scambiare due chiacchere. Ora no. Non mi va più di parlare con chiunque e soprattutto ho l impressione di essere circondata da una società che non mi si addice affatto. Sto bene da sola ma mi domando se sia normale non avere più interesse a stare in compagnia... Mi dicono che devo lasciarmi andare ed essere più morbida... Ma io non voglio lasciarmi andare con persone che non hanno profondità e parlano sempre di cose stupide, fanno sempre ragionamenti che per logica non stanno ne in cielo ne in terra e vivono la loro vita sulla base del materialismo. Mi piacerebbe andare a vivere nei boschi, in mezzo alla natura, lontana da macchine telefoni e lavori stressanti che rubano solo tempo alla mia esistenza. Ma vedo gli altri e dicono che sono strana per questo mio modo di ragionare... Perché secondo voi sono arrivata a questo?

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Bambina bilingue che non parla a scuola

Buongiorno, ci siamo trasferiti in Irlanda un anno fa. I nostri 3 bambini sono italiani e frequentano la scuola in inglese. La più piccola di 3 anni frequenta una scuola in casa con 5 bambini. Non vuole andare, spesso ha crisi isteriche, urla e piange manifestando il desiderio di stare a casa. A scuola non parla con nessuno, inizialmente nessun cenno ora si esprime a gesti. Parla perfettamente inglese e italiano, a casa e al parco è allegra, ma a scuola sceglie di non parlare. Vorrei aiutarla a trovare sicurezza in sé stessa in modo da trovare piacere nei momenti passati a scuola. La maestra la incoraggia e supporta anche con la comunicazione non verbale. C'è un metodo o un modo per aiutarla? Grazie mille

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Difficoltà relazionali

Buonasera, sono una ragazza di 22 anni. Sono sempre stata timida, ma dai 16 ai 19 anni ero riuscita ad aprirmi, le persone mi scrivevano, mi cercavano, ero un po' l'anima della festa, anche se solo tra gli amici. Due anni fa, a causa di un periodo di forte stress che non sono riuscita a gestire, ho trattato male alcune persone a me molto vicine. Arrivando addirittura a prendere a schiaffi il mio ragazzo, poiché tra rabbia, stress e ansia, non riuscivo più a gestirmi. Questo ha fatto sì che quelle persone si sono allontanate da me, giustamente. Col passare del tmepo con alcune ho ripreso i rapporti, ovviamente scusandomi. Da allora però mi sono ritrovata sola, nel senso che ho amici che vedo poco però, sono più che altro io a cercarli, e non riesco a fare nuove amicizie. Ho la perenne sensazione di essere guardata male e che le persone sparlino di me o abbiano messo in giro strane voci sul mio conto. Questo mi ha portato ad avere anche qualche piccolo attacco di panico in contesti sociali e relazioni. Non so più come fare, non ho nemmeno più il coraggio di scrivere alle persone che conosco, che non siano miei amici stretti. Mi sento sola, nemmeno all'università sono riuscita ad instaurare delle relazioni.

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Matrimonio e figli di precedente relazione

Buongiorno, sono mamma di una bambina di 9 anni. Da 4 anni mi sono separata dal papà di mia figlia. Separazione consensuale ma che ha visto un allontanamento per due anni totale del papà (senza motivo). Da due i rapporti con il papà sono ripresi ma fatti esclusivamente da piccolo incontri nella casa materna e videochiamate. Da circa 3 anni ho una relazione con un altra persona e nell'ultimo anno a causa del covid abbiamo convissuto. E' stato un bellissimo anno anche per mia figlia di condivisione sostegno ect. Siamo giunti alla decisione di sposarsi. Mia figlia però non sta reagendo bene a questa notizia ma non riesce a spiegarne il motivo. Un po perchè sente l'importanza di questa parola "matrimonio". Un pò perchè ha paura di fare un torto al papà. Un pò perchè ha paura che l'amore per provo per lei venga meno. Come posso aiutarla in questa difficile elaborazione? Premetto che il rapporto con della bambina con il mio fidanzato è molto buono come pure del papà con il mio fidanzato ed il mio .

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come risolvere?

Qualche anno fa ho incontrato una persona che mostrava segni di interesse verso me, ma dopo alcuni mesi si fidanzò, si trasferì e non ho più rivisto. A posteriori ho capito che ero anche io interessata e, pensando di aver perso qualcosa di importante, mi sono messa in contatto.In questi anni, ho inviato timidamente alcuni messaggi in cui si poteva intuire un mio interesse ed in risposta trovavo sempre una certa accoglienza che non sapevo come interpretare (se educazione o interesse).In seguito, sono arrivata ad esplicitare il mio interesse. Di fronte a ciò, ho avuto inaspettatamente (perchè pensavo mi facesse presente una impossibilità in quanto ha già un partner) come risposta un'apertura a vederci perchè anche io piaccio. Tuttavia, il più delle volte sono io a contattare e trovo dialoghi che terminano presto. Nei tentativi di chiedere di vederci c'è sempre stato un motivo per cui non è stato possibile.Non riesco a capire questo atteggiamento quasi contrastante: gli piaccio ma poi non fa molto per vederci. Io sono prigioniera di questa situazione che è sempre viva in me, non nutro interesse in altre persone e mi incolpo di essere stata poco brava ad interagire.
Sono legata a questa situazione perchè non trovo interesse in altri e ciò che mi tiene fortemente coinvolta è il suo avermi detto che anche io piaccio e non riesco invece a dare più peso al fatto che non c'è evoluzione. Credo che richiedendo chiarimenti potrebbe continuare a dirmi che piaccio, senza però avere nell'immediato incontri. Come poter interagire con questa persona per capire le vere intenzioni.
 

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Non provo nessuna empatia per i miei genitori, perchè?

Salve, Premetto che nella mia famiglia ci sono molti problemi, l'anno corso abbiamo scoperto tradimenti da parte di mia padre e una relazione con una donna della durata di un anno. Mio padre e mia madre ne hanno discusso all'infinito fino a tornare insieme, le sue giustificazione sono state quelle di non sentirsi libero a casa sua, di non avere la vita che voleva ed ha aggiunto la voglia di morire. Si è fatto seguire solo da uno psichiatra perché a suo dire è in grado di ingannare un possibile psicologo; ha parlato per molto tempo di suicidio arrivando a dire che dall'età di 10 anni che vuole morire. La mia domanda è questa come è possibile che non provi nulla, nessuna empatia, nei confronti dei miei? Non sono stata né vicina a mia madre né a mio padre semplicemente perché non mi andava. Circa 5 giorni fa mio padre a tentato il suicidio ed è stato ricoverato, anche in questa occasione non ho sentito nulla né senso di colpa, né vergogna, né preoccupazione o altri sentimento l'unica cosa che ho provato è il fastidio di dover stare ad aspettare l'ambulanza e di dover rimanere lì. So che non è normale non provare nulla ... ma questo è quello che "non" sento.

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Non riesco a comunicare con i miei genitori

Ho 19 anni e ho da poco iniziato a cercare una nuova facoltà universitaria dopo un precedente tentativo andato male perché non mi piaceva il corso che stavo frequentando. Da quando ho lasciato quel corso i miei genitori continuano a farmi sentire un fallimento, sono entrambi delusi e pensano che io non abbia voglia di fare nulla nonostante abbia superato tutti gli esami con voti discreti e abbia cercato di impegnarmi al massimo pur facendo qualcosa che non mi stava piacendo. Non penso che non abbiano il diritto di essere delusi, anzi, soltanto che la situazione continua ad aggravarsi. Mio padre è arrivato a dirmi che non vuole più mantenermi e che non dovrei studiare, che dovrei lavorare perché le persone come me non studiano per passione ma perché non hanno voglia di trovarsi un lavoro. Mi sento solamente un peso economico per loro e in un certo senso lo sono perché la facoltà che frequentavo era costosa. Pur non lavorando ho iniziato a mettere da parte i soldi per comprarmi da mangiare da sola per proteggere quel minimo di autostima che mi è rimasta e per non sentirmi più dire che sono solo una mantenuta. Durante tutti gli anni di liceo ho sempre preso voti alti per renderli orgogliosi, ero sempre la migliore, non sbagliavo mai ed erano contenti di me, ma da quando ho dato la maturità mi vedono come un mostro. Ho la fortuna di avere una famiglia che ha sempre parlato apertamente di questi problemi, ma ogni volta che provo ad accennare all'argomento finiamo per urlarci contro a vicenda, litigando e accusandoci l'un l'altro. Dopo tutti questi mesi di tentativi mi sono arresa all'idea che provare a parlarne non abbia senso perché non mi ascoltano e si arrabbiano subito. Ho tentato anche di fargli capire che mettermi in croce per aver scelto una facoltà sbagliata può essere giusto fino a un certo punto, perché sono mesi che mi sento ripetere queste cose. Sanno bene che soffro d'ansia da quando sono nata, ho anche fatto delle sedute da uno psicologo qualche anno fa per questo problema (avevano insistito loro) e lo trovo veramente assurdo e un controsenso continuare a mortificarmi in questa maniera. Ho talmente paura di sbagliare di nuovo adesso che non riesco a pensare o a fare le scelte che vorrei fare con tranquillità, in pratica non vivo più e non so come uscirne.

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