Domande e risposte

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Sognare di pensare alle proprie insicurezze fisiche mentre si sta per fare l’amore

Questa notte ho fatto un sogno che mi ha turbato. Ho sognato di essere nella camera del mio ragazzo (che in realtà non ho) e mentre iniziamo a baciarci e lui (giustamente) vuole iniziare a spogliarmi, io lo blocco e sono molto a disagio, in quel frangente mi sento del tutto impreparata. Ho 18 anni e non sono mai stata fidanzata. Non ho mai avuto nessun tipo di contatto con un ragazzo che andasse oltre il bacio. Tutti mi dicono che sono una ragazza brillante e che sa il fatto suo, anche se tutti mi vedono come una bella ragazza, io però ho le mie difficoltà nell’accettazione del mio fisico. Spero mi possiate aiutare a capire come uscire da questa paura dell’ “amore” che mi sto portando dietro.

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Totale incapacità a socializzare. Non parlo mai e mi sento una persona vuota.

Salve, mi chiamo Francesco e ho 22 anni. Scrivo perché credo di avere gravi problemi relazionali. Infatti non ho neanche un amico e questo da anni. L' ultima volta che ho avuto qualche amico era ai tempi delle medie. Il fatto è che io mi sono sempre sentito diverso dagli altri e mai in sintonia. Non ho mai fatto niente di concreto per cercare di fare amicizia anche perchè non sapevo da dove iniziare. Fino a poco tempo fa ho sempre avuto la convinzione che la colpa fosse della mia eccessiva timidezza e anche della sfortuna che non mi ha fatto conoscere persone più simile a me. Ultimamente però sto capendo che non è semplice timidezza ma si tratta di problemi ben più gravi. Ho sempre avuto il problema del parlare poco, quasi mai fin da bambino, cosa che mi è sempre stata fatta notare dagli altri. Ho sempre avuto difficoltà nelle conversazioni e a trovare argomenti, anche a parlare di cose stupide, del più e del meno. Io credevo fosse la timidezza e l'insicurezza eccessive a farmi bloccare, invece adesso ho paura di essere veramente una persona vuota. Anche se mi vengono fatte delle domande rispondo (anche a monosillabi) e poi non so come continuare facendo bloccare la conversazione. Guardo gli altri parlare e parlare in continuazione e li invidio tanto. Non so che fare per cambiare e soprattutto come iniziare da zero a fare amicizia. Anche se trovassi qualcuno con cui fare amicizia, è possibile "fare pratica" e cambiare questa situazione?

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Elaborazione dolore e perdono alla fine di una relazione amorosa

Buonasera dottori, Perché abbiate un quadro chiaro soffro di DB con tratti di personalità border e narcisista. Sono una donna tormentata, insoddisfatta, ferita, istabile ed insicura ma anche sensibilissima ed attenta, dolce, generosa e creativa. Quest'autunno si è conclusa una relazione amorosa durata tre anni; una relazione di grande intensità e tenerezza ma conflittuale e instabile, destinata inevitabilmente ad implodere. Mi ha lasciata dopo una serie di turbolenze, dice, non per mancanza di amore ma per mancanza di comprensione, per difficoltà nel gestire il rapporto causa mia incapacità di relazionarmi con gioia, comprensione e costruttività; non era più felice. Una storia giunta al termine dopo una serie di comportamenti invasivi ed aggressivi che traducevano e scaricavano su di lui i mie pensieri ossessivi e le mie esperienze emotive dolorose; e conclusa nel peggiore dei modi perché, ferita, ho minacciato ed ho tentato di vendicarmi di lui in più modi. Per fortuna adesso sto meglio, ho ripreso la cura che avevo interrotto. Sto riflettendo e, messa da parte la rabbia e la delusione per la fine di questa storia ed il senso di colpa per aver commesso azioni non conformi ai miei valori, elaboro e ricordo il buono e sento, per la prima volta, la purezza e l'intensità del sentimento che lui provava per me e costantemente messo da me alla prova, adesso libero da ossessioni distruttive, pretese asfissianti ed egoiste e frenesie desideranti. Dopo quattro mesi ci siamo scambiati delle lettere. Temevo che provasse rancore e disprezzo per avergli mancato di rispetto e per averlo ferito. Invece sorprendentemente le sue parole sono miti, dolci, sagge ed attente. Commoventi perché inaspettate. Dice che gli sono mancata, che riguarda le mie foto e che conserva gelosamente il suo amore per me come una cosa preziosa; che ricorda solo le cose belle; ammette di essere stato inadeguato ad affrontare la situazione e di questo se ne rammarica; dice che vorrà sempre rivedermi e proverà sempre emozioni ma di non sentirsi ancora pronto perché è passato poco tempo e non gli farebbe bene; dice che è ancora triste per come sono andate le cose e di darci del tempo per perdonarci; dice che l'amore è fatto anche di libertà, comprensione e tolleranza; dice che si è informato sulla mia salute con miei familiari (che non mi hanno riferito, probabilmente per non turbarbi in un periodo in cui mi sono curata); si dice ancora preoccupato per me e per la mia salute; si augura che io stia bene. Ecco io guardo al futuro e mi concentro sulla mia riabilitazione ma sento ancora vivo il mio amore per lui; è un amore che non parla, non desidera, non pretende ma sta qui e lo sento; è purificato da tutte le brutture, paure, ossessioni; mi dà finalmente gioia. Non sono nostalgica né triste, le cose non potevano andare che così. Naturalmente nella mia lettera non gli ho rivelato niente di tutto questo; i miei toni erano garbati e distaccati. Provo ad interpretare le sue parole e mi chiedo se anche lui abbia amore per me (mi interrogo tormentosamente sulla sua frase "pensandoti nei miei ricordi conservo il mio amore per te come una cosa intensa e preziosa" chiedendomi se "conservare" voglia dire mantenere vivo e quindi fertile oppure custodire nella memoria), e se il tempo ed il perdono di cui parla servano a calmare i nostri animi e ricongiungerci più pronti oppure a prepararci alla separazione definitiva. -Mi dico che nel caso lui continui ad essere convinto della scelta presa di interrompere la relazione non avrebbe scritto una lettera tanto "aperta". - Inoltre, se fosse distaccato, perché dirmi di non "sentirsi pronto" ad incontrarmi ed ammettere che sarebbe emozionato (cosa lo turberebbe?). Quello che è certo è che è probabile che non sia coinvolto in nessun'altra relazione; difficilmente avrebbe parlato in questo modo. Mi pare una lettere commovente, ripeto, perché temevo covasse rabbia per i miei comportamenti. Mi pare però che sia ambivalente, o forse sono io a leggerne l'ambivalenza. Vorrei che qualche esperto mi aiutasse a decifrare le sue parole. Vi ringrazio per l'attenzione.

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Come non soccombere ad una madre con comportamenti ossessivi

Vivo con mia madre da 10 mesi a seguito della separazione da mio padre che vive tutt'ora in un'altra residenza. Mia madre ha un uomo da 8 anni. La relazione extraconiugale è iniziata quando io avevo 15 anni. Al momento il mio relazionarsi con lei si riduce a continui litigi per lo più riguardanti il denaro. Ho sempre avuto una cifra fissa mensile risibile per le piccole spese che una ragazza della mia età potrebbe fare. In seguito alla separazione mi è stata negata da mia madre la sua parte. Non contribuisce a nulla se non per le spese universitarie e di spostamento verso l'università . Ha timore di darmi contanti anche solo per fare una spesa. Mi minaccia di denunciarmi per cose risibili nelle discussioni di ogni giorno. Su di me si ripercuote un rapporto irrisolto con sua madre e sua sorella. Tutte la discussioni che ha con loro arrivano in casa ed io vengo accusata di cospirare contro di lei in combutta con mia nonna. Ciò che pare interessarle maggiormente sono il suo lavoro, i guadagni che derivano da esso ed il fatto che lei si sia fatta da sola. Non chiede mai scusa e pare non si renda conto mi provochi sofferenza. L'uomo con cui sta non ho mai voluto conoscerlo, eppure lei al telefono racconta a lui delle nostre discussioni modificando il contenuto in continuazione. Mi vede come una fannullona seppur io abbia portato avanti i miei studi e mi sia laureata in tempo con un buon risultato. Molto spesso pare non ragionare e le discussioni non hanno risoluzione perché a domande specifiche sul perché mi venga detto sempre "no", risponde con fatti sconnessi e rinfaccia cose successe tanti anni fa. Non pare dimenticare nulla e la stessa modalità di discussione e rifiuto la applica anche a sua madre. Ha crisi di urla e cattiveria unitamente a improperi e insulti. Non penso sia normale che ogni volta che non ha argomentazioni mi debba dare della troia. Vorrei capire che patologia ha. Questi scatti di rabbia legati al rapporto con me o al denaro sono repentini e improvvisi. A volte non si presentano per qualche giorno a volte esplodono per settimane con urla e recriminazioni che non mi permettono di dormire la notte. Dipendo in toto, economicamente ed emotivamente, dalla sua persona e non so come disinnescare questa cosa. Avrei bisogno di sapere se c'è una malattia alla base o è solo cattiva.

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Ho difficoltà con l'altro sesso

Buongiorno vi scrivo perché ho difficoltà a rapportarmi con l'altro sesso. Sono separata da 4 anni circa e ho un figlio di 6 anni. Ho frequentato per due anni e mezzo un ragazzo, sono stati anni pesanti, stressanti e snervanti. Faccio fatica a esternare, a esprimere quello che penso, la mia paura è quella di fare affezionare mio figlio a un uomo che poi magari dopo anni decide di mollare tutto perché la situazione diventa pesante, gestire e crescere un bimbo non è facile. Lui in questi due anni e mezzo mi ha aiutato moltissimo, anche con mio figlio, io però dalla paura ho sempre tenuto le distanze. Faccio fatica a fidarmi in generale.

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Bugia

Buongiorno Dottore, ho 34 anni, sono separata con un bambino di 6 anni, sono tornata a casa dei miei genitori. Ho iniziato una relazione con un uomo di 20 anni più grande di me, ci troviamo bene insieme e ci frequentiamo. L'unico neo è che non sono riuscita a dire ai miei genitori che sto frequentando un uomo più grande di me e dopo 4 anni di separazione dal mio ex, non ho il coraggio di dirgli che vado a fare dei weekend con lui ma purtroppo mi invento che ho dei lavori da fare ecc . Cosa devo fare? Ho paura del loro giudizio nei miei confronti. Grazie per la sua consulenza. Cordialmente

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Paura del controllo

Salve, io da diversi anni sto vivendo una paura non semplice da spiegare. Origina da un rapporto malsano in famiglia. In particolare, "temo" di ricevere aiuti dai miei genitori, sia per una questione di orgoglio (ho 27 anni e mi voglio rendere indipendente anche se non ho un lavoro stabile), sia perchè temo che, l'accettazione di un loro aiuto comporti inevitabilmente per me anche l'accettazione delle loro regole, della loro condotta, della loro visione della vita e soprattutto della strada lavorativa che loro vogliono per me. In questo caso, mi dico, che senso ha abboccare ad un amo avvelenato? Non è semplice in questo caso uscire dalla loro sfera di influenza in quanto, perennemente soli, tutta la loro attenzione maniacale è focalizzata sul loro figlio. Grazie per i suggerimenti di aiuto che vorrete darmi.

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Crisi d'ansia, instabilità emotiva, problemi con il partner

Gentili dottori, scrivo per avere un punto di vista esterno su ciò che mi sta accadendo. Sono una ragazza di 30 anni e sto portando a termine il mio percorso universitario. Avevo una relazione da circa 3 anni e mezzo, terminata da circa un mesetto. A fine ottobre il baratro: inizio a soffrire di attacchi di panico, senza alcun motivo scatenante. So solo che passo il periodo successivo con un'alternanza di sintomi psicosomatici ( rivelatisi tali dopo aver escluso patologie di tipo organico ), quindi sensazione di corpo estraneo in gola, oppressione toracica e dispnea e vere e proprie influenze senza febbre, come che il forte stress che stavo accumulando stesse mettendo a dura prova anche il mio sistema immunitario. Provavo inoltre abulia, anedonia e forti crisi di tipo depressivo, ero stata colpita talmente nel profondo da questi eventi, che non mi interessava più di nulla e nessuno. In tutto questo il mio ragazzo mi è sempre stato vicino, sopportata e supportata. A inizio gennaio la svolta: fisicamente non stavo ancora molto bene, incontro un ragazzo che mi attira molto, ma con cui non c'è mai stato e non ci sarà niente. Inizio a fantasticare su di lui, rafforzata dal fatto che stavo iniziando a vederlo spesso casualmente. Dopo lo sbandamento iniziale, hanno iniziato a crescere in me fortissimi sensi di colpa sfociati in vere e proprie crisi d'ansia: stavo fantasticando su una persona che sicuramente per me non provava nulla, mi stavo illudendo a scapito della relazione che avevo con l'altra persona. Le forti crisi d'ansia hanno iniziato purtroppo ad investire anche il mio ragazzo, ho iniziato a non provare davvero più nulla per lui, e ciò mi ha gettato nella disperazione più nera. Anche solo sentirlo per messaggio mi infastidiva. Alla fine ho deciso di lasciarlo perché così non si poteva andare avanti. La situazione ad oggi è questa: con lui ci siamo presi un periodo di pausa in cui nemmeno ci sentiamo, complice anche il fatto che al momento si trova fuori città. Io come mi sento? Dalla mattina alla sera non faccio che crogiolarmi nei sensi di colpa, ho pensieri circolari, rumino e rimugino, penso e ripenso a come sarebbe potuta andare la relazione, a tutte le cose in cui ho sbagliato io e mi colpevolizzo. Mi rendo conto che se i miei sentimenti si sono affievoliti così significa che già qualche problemino da prima c'era, ma non riesco a farmene una ragione. Lui che credeva in me stessa più di quanto lo faccia io, che vedeva in me ciò che io non riesco a vedere, non riesco ad accettare il fatto che non provi proprio più nulla per lui. Non faccio altro che pensare di essere una stupida, che la nostra storia si sarebbe potuta salvare se solo mi fossi impegnata di più anche in precedenza ( ma dal canto mio mi rendo conto che forse non ero innamorata ). È come che io voglia controllare tutto, compresi i miei sentimenti, il passato e il futuro. Ma so che non si può, così facendo non accade niente, divento finta come un manichino e una parte di me vola su un altro pianeta. Quando ho fatto l'ultimo controllo medico che mi ha confermato di non avere nulla, mi sono detta: finalmente posso ricominciare a concentrarmi sulla mia vita e sulla mia relazione, " ora mi farò perdonare " gli dicevo.. Peccato che io stessa abbia fatto terra bruciata! Oltretutto abbiamo amici in comune, anche se mi rendo conto che sono più amici suoi e benché non ci sentiamo abbiamo dei gruppi WhatsApp in comune, perciò spesso leggo i messaggi che manda. Ciò mi fa male, sento la necessità di dover chiudere tutto con lui e queste altre persone, ma che comunque per 4 anni sono state la mia compagnia. E tutto ciò mi fa sentire misera, piccola e meschina. Ho paura di rimanere sola ma allo stesso tempo mi sento finta nel rapporto con gli altri, come se fossi un personaggio dei videogiochi da sbloccare, solo una sagoma e grigia dentro, senza sfumature. Con ogni ragazzo che vedo inoltre, e ripeto ogni ragazzo, inizio a pensare a come sarebbe uscirci e immagino eventuali situazioni e fidanzamenti, ma nella realtà non mi piacciono! Questo mi fa temere di saltare da una relazione all'altra senza cognizione di causa, quando tra l'altro avevo un diamante fra le mani! Tutto ciò mi fa stare male, mi sento in colpa, ho 30 anni e continuo ad avere gli stessi comportamenti di quando ero adolescente, sono immatura. Sono come una bambina che ha sfruttato la barbie e poi l'ha rotta e dopo si mette a piangere! Scusandomi per la lunghezza della lettera, che forse somiglia più ad uno sfogo, vi chiedo un parere. Ho deciso di iniziare un percorso con uno psicologo/psicoterapeuta per dare un senso a questo momento della mia vita e soprattutto per indagare quelli che sono i modelli disfunzionali del mio pensiero, ad oggi ho fatto solo una seduta. Secondo voi lo psicoterapeuta dovrebbe avere nel mio caso che indirizzo specifico? L'approccio di questo professionista è quello di farmi parlare per le prime 3 o 4 sedute, in modo da conoscerci, poi dare una diagnosi e vedere il da farsi. In ultimo, secondo voi potrei avere una sorta di dipendenza? Nel senso che senza un uomo accanto io mi sento davvero come che la mia vita non abbia valore. So che obbiettivamente non è giusto e che così mi rovinerò la vita e anche quella di chi mi sta accanto ( cosa che ho già fatto e sto facendo ) ma dentro di me sento questo. La mia autostima si è azzerata, non faccio che avere crisi di pianto, la mattina quando mi sveglio i pensieri sono triplicati e la disperazione e l'ansia prendono il sopravvento. Con il passare della giornata in genere va un po' meglio e soprattutto la sera, sfinita forse dai miei stessi pensieri, crollo. In queste condizioni non riesco ovviamente neanche a studiare, ma vi dirò che non mi interessa, niente per me ha più senso e quando cerco di stare bene mi sento finta, come che sia la fotocopia in bianco e nero di me stessa, di ciò che ero prima ma che non sono più. Sento e sono quasi sicura di non avere il diritto di stare bene. La domanda è: chi o cosa sono diventata? O sono tornata ad essere quella di prima? Chiudo con una frase di Tenco che credo esprima in breve ciò che sento: sono fuori di me e sono in pensiero perché non mi vedo tornare.

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