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Disturbo schizoide della personalità

Buongiorno a tutti. Sono qui per esporre il mio caso a chi di competenza, vorrei per una volta evitare di scrivere tutto ciò su qualche forum o gruppo facebook affine all'argomento, e ricevere risposte da chi pratica e studia questo campo. Non starò a dilungarmi troppo parlando del passato, un passato fatto di bullismo, di isolamento, di alienazione, e di tanto odio che ha plasmato la persona che sono diventato. Credo, o almeno le mie esperienze, i miei studi e le mie teorie sviluppatesi nel corso degli anni, mi hanno portato a pensare di soffrire di disturbo schizoide di personalità. Sono apatico verso qualunque cosa. Non sento il bisogno di rapporti umani, ne con la famiglia, ne con gli amici, ne con la mia ragazza, compreso il sesso ( infatti le cose non vanno bene tra di noi ormai ) sto bene solo da solo e preferisco fare qualunque attività, anche la più stupida, in totale solitudine. Le mie emozioni sono praticamente piatte, vivo nel mio mondo fatto dei miei interessi, quei pochi che ho, e stop, finito. Nulla di più. Praticamente le uniche emozioni che vivo, solamente ogni tanto, sono odio, senso di vuoto e a volte divertimento in base all'attività che sto svolgendo, quasi sempre ed esclusivamente in solitaria. Ora, sono ben consapevole che disturbi della personalità non possono essere diagnosticati da soli, leggendo cagate su internet, eppure, la mia consapevolezza, la mia spiccata intelligenza ( mi hanno sempre detto che quest'ultima sia un dono, ma io penso sia più che altro una maledizione), ed il mio carattere introspettivo, mi hanno portato a questa consapevolezza, dopo anni ed anni di attenta analisi del mio io più profondo. Non cerco cure a tutto ciò, non mi interessano, non voglio cambiare, ciò che sono mi rende fiero ed orgoglioso, più che altro cerco risposte alle infinite domande che riempiono la mia mente tutti i giorni. In più vivendo in un paesino al di fuori del mondo, senza patente, lontano da ogni città e mezzi di trasporto, mi riesce anche difficile andare da uno psicologo o psichiatra, sono in attesa di trasferirmi e fuggire da questo buco per iniziare a prendere in mano la mia vita e dare risposte a tutte le domande a cui non sono riuscito a dare una risposta. Ma fino ad allora, mi trovo in questa situazione, tra mille domande e mille dubbi. Ringrazio tutti coloro che risponderanno, Un saluto Grazie

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Fatica di vivere

Mi chiamo Andrea, ho quasi 27 anni e vivo ancora con i miei genitori. Da circa dieci anni convivo tutti i giorni con una costante sofferenza interiore. Mi sento stanco, senza energie, con un peso enorme dentro di me da portare. È un malessere sfiancante, che mi toglie appunto energia, vitalità, voglia di fare. Mi sento sempre infelice, insoddisfatto e frustrato di come mi sento e di come sto' vivendo, e di non riuscire a stare meglio. Io ho una diagnosi di disturbo depressivo di personalità e disturbo d'ansia sociale. Infatti, oltre ai sintomi depressivi, ho molta paura di relazionarmi con le persone, per timore di essere giudicato negativamente, per apparire male, per fare una brutta figura, e dunque ho molto imbarazzo e vergogna quando mi trovo in contesti sociali. Ciò influenza ogni ambito della mia vita, dalle relazioni con i miei amici alla sfera lavorativa. La mia vita è un calvario, la vivo solo come una fatica immensa. Io non sto' vivendo, sto' sopravvivendo purtroppo. E dopo anni di cure farmacologiche, di psicoterapie non andate a buon fine, mi sento davvero impotente, senza speranza. Sono stanco davvero di sentirmi tutti i santi giorni in questo stato. Non riesco a reagire, sembra che non ci sia nulla che possa aiutarmi, e sono piuttosto sconsolato e abbattuto. Inutile dire che ho anche pensieri suicidi, proprio perché non vedo un futuro sereno per me. Non so' più cosa pensare, cosa fare, anche perché ho provato diverse cure, farmacologiche e non, ma nessuna ha migliorato la mia salute mentale. Non ce la faccio più, che senso ha continuare a sopravvivere solo per soffrire e basta?! Qual è il senso di una continua agonia, di un continuo sopportare ogni singolo momento, di non vedere l'ora di sdraiarmi nel letto e dormire per non sentire più la sofferenza?! Non trovo più una ragione per vivere, e soprattutto non sento più la forza e la voglia di combattere e lottare ogni giorno contro qualcosa molto più grande di me, di un malessere sfiancante. Basta... Io sono nato per vivere la vita con un minimo di serenità e non solo per soffrire. E se ciò non mi è dato per dei disturbi mentali i quali non riesco ad affrontare e superare, allora io non accetto più di vivere così male. Mi scuso per lo sfogo, ma sto' davvero male.

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Un uomo timido e depresso può essere un narcisista patologico?

Salve vorrei avere un parere in merito ad una situazione che sto vivendo. Quest'estate, a luglio, nell'azienda dove lavoro, viene assunto un ragazzo. Mi colpisce subito per la sua timidezza, riservatezza ed educazione. Piano piano fra di noi si crea una sintonia e nonostante la differenza d'età (io 40 anni, lui 28), nasce una bella amicizia. A fine settembre gli scade il contratto e non gli viene rinnovato. Passa qualche giorno e rendendomi conto che mi manca tanto, mi faccio dare il suo numero di telefono da una collega. Gli mando un messaggio e da lì cominciamo a messaggiare quasi tutti i giorni. Lui si dimostra interessato, tanto che mi invita a prendere il caffè. I messaggi continuano, però dopo un po' sono sempre io a cercarlo e lui risponde dopo ore, addirittura dopo giorni, confidandomi che è depresso perché pensa all'ex fidanzata. Ha problemi in famiglia con la madre ed è stressato dal nuovo lavoro. Cerco di stargli vicino senza essere opprimente e lui sembra apprezzare ciò. Mi manda messaggi molto dolci. A volte ci stuzzichiamo. Passa il tempo e mi affeziono sempre di più a lui. Ci avviciniamo fisicamente durante l'ultima uscita, tanto che mi bacia (dicendomi poi che era un bacio forzato dalla situazione). Da quel giorno cambia tutto. Diventa freddo. Chiedo di vederci e mi nega un incontro. Non risponde più al telefono né ai messaggi (però li visualizza). Sembra mi stia punendo con il suo silenzio. Fra di noi non c'è stata nessuna discussione. Gli ho scritto che sto soffrendo, ma da parte sua nessuna risposta. Praticamente per lui non esisto più. Ho saputo che sta cercando di riconquistare l'ex (la quale è fidanzata); sembra quasi ossessionato da questa ragazza. Mi sento manipolata affettivamente da questa persona. Ho letto qualche articolo sul narcisismo e molte caratteristiche del narcisista le ho riscontrate in lui. Ma un narcisista può essere timido e depresso? Come devo comportarmi se dovesse un giorno ritornare? Mi sento profondamente ferita...Ha giocato con i miei sentimenti. Grazie in anticipo. Cordiali saluti.

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Presunto evitamento all’attaccamento

Salve a tutti, buongiorno. Da qualche mese ho una frequentazione, per ora a distanza, con un ragazzo che conosco da molti anni. In passato ero solo io a piacergli e da qualche mese provo un forte interesse anche io.... che strana la vita :) Ho motivo di pensare che abbia un evitamento all’attaccamento (tra vari discorsi sono anche emersi una madre assente per lavoro e padre silenzioso) e che manifesta in alcune dinamiche, fortunatamente non in tutte poiché fisicamente sembra esserci molto affetto. I segnali non credo indichino presenza di un disturbo evitante invalidante, ma più uno stile, un atteggiamento che tende a non esplorare il rapporto/rapporti in genere, bassa autostima, minimizzazione, superficialità su alcuni temi, il tutto a intermittenza. Ci sono state aperture da parte sua, spesso richiuse, e non è propriamente all’oscuro della sua situazione in quanto avverte qualcosa di bloccante, dipeso spesso da fattori esterni che lui vede come ostacoli al raggiungimento della felicità/obiettivi e più raramente anche da qualcosa che viene da dentro. All’inizio della nostra frequentazione arrivò a dirmi “in passato la dipendenza che avevo per i partner mi spingeva ad attaccarmi e fare castelli in aria... ad oggi evito e cerco di mantenere i piedi a terra”. Detto ciò, non chiedo una soluzione per me che sto cercando di affrontare, ma la vorrei profondamente per lui sperando certo che un giorno si possa riflettere anche sul nostro rapporto (poiché la mancanza di progettualità spesso è debilitante) e mi stavo chiedendo come affrontare questo tema. Mi spiego meglio, con le dovute attenzioni di forma, evitando sovraccarichi ai suoi danni e cercando di stabilire un colloquio sereno, mi interesserebbe sapere fino a quanto posso spingermi nella descrizione di quello che penso di lui. Non intendo esporgli un quadro clinico, non ho le competenze e neanche interesse a presentagli una disamina fredda della situazione, però sono pronto e determinato ad avere un dialogo su questo aspetto, sperando venga preso in considerazione l’eventualità di un percorso terapeutico quantomeno per dissipare o confermare questi dubbi e garantirgli quel futuro che ogni tanto mi dice di sognare ma che per mille motivi non gli si prospetta mai... Ringrazio chiunque voglia darmi un aiuto. Buona giornata

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Amore e Bipolarità

Salve, ho avuto una storia di diversi anni con un ragazzo di qualche anno più giovane, anche se all'epoca non sapevamo nulla, diversi suoi momenti depressivi, di chiusura in se stesso, la difficoltà enorme di prendere scelte sulla sua vita mi avevano fatto capire che comunque qualcosa non andava, ma noi stavamo bene, nonostante alcuni suoi momenti di down, io ero la sua confidente, la sua migliore amica, la sua amante, ero un po il suo punto fermo, in un periodo di forte stress lavorativo per me sono cambiata, tutto l'amore che mi dava e tutto quello che faceva non era abbastanza, volevo di più, una famiglia ecc, cose che visto la differenza di età non poteva darmi, da lì ha cominciato a sentirsi sbagliato e io ancora fortemente stressata anche da problemi fisici che mi causavano inconsapevolmente una certa aggressività nei toni, non ho capito la gravità del suo stato d'animo, mi ha lasciato e ha iniziato a sentire una ragazza molto più giovane di me, entro in depressione. Dopo mesi Torniamo insieme, mi dice che lui mi aveva sempre amata che non avevo idea di cosa si poteva arrivare a fare per smettere di pensare/pensarmi che in quel periodo voleva solo sparire, non vedeva nulla di buono, dopo mesi mi lascia nuovamente dicendomi in lacrime che mi amava ma che dentro di lui c'era una voce che diceva che non poteva stare con me, dopo poco torna con quella ragazza, io inizio a fare terapia per la mia depressione e lui inizia a fare terapia (e da li la diagnosi di Bipolarismo), con il tempo il periodo down si è affievolito ed è tornato lucido, ci siamo rivisti, ma questa volta entrambi fidanzati, con il tempo aprendoci è stato abbastanza chiaro che per quanto fossimo andati avanti apparentemente per me lui continua ad essere l'uomo della mia vita, ma che il dolore che mi ha dato non riesco a dimenticarlo, la paura di sprofondare nella depressione è sempre viva in me e per lui continuo ad essere la donna della sua vita, ma che non è la persona giusta per me, perchè mi ha fatto troppo male, come se dovesse scontare la sua pena. Io so che può sembrare un amore malato o non so, un ossessione, ma davvero, a noi basta stare insieme per sentirci a casa, ci guardiamo in silenzio e non abbiamo bisogno di alcun discorso, già sappiamo. E' giusto continuare a stare con persone che ok non ci fanno mancare nulla a livello affettivo, ma che non amiamo e non stare insieme con chi si considera la propria anima gemella?

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Non so più chi sono e mi sento paralizzata

Non so bene da dove iniziare ma per farla breve cercherò di focaliazzarmi sul presente. Ho 22 anni, sono depressa da circa 1 e sento che sto perdendo il contatto con me stessa e ciò che mi circonda. Mi sta seguendo da qualche mese una psicoterapeuta che non mi sta dando alcun aiuto anzi, le cose da allora sono solo che peggiorate. Circa un anno e mezzo fa ho deciso di porre fine ad una relazione tossica che mi ha segnato parecchio e ho deciso di andarmene dalla mia città per raggiungere mio fratello maggiore a Milano, e frequentare un corso un po' a caso che poi ho capito non interessarmi, o almeno così credo. Ero partita con buoni propositi come iscrivermi in palestra o fare dello sport, che credo potrebbe aiutarmi, ma non prendo mai nessuna decisione e rimango ferma. Realizzai poco dopo che questo fuggire dai miei problemi poteva diventare un problema. Insomma non avevo nessun piano ed ero depressa, mi aspettavo che le cose da un momento all'altro migliorassero. Ora sono qui da bene o male un anno e non ho fatto conoscenza con nessuno. Sto lavorando da 8 mesi in un bar vicino casa ogni sera fino a mezzanotte/le due. Spesso è davvero difficile a livello mentale, ma penso che da un lato mi faccia bene, nonostante stare così a contatto con le persone mi metta a disagio. Ora sono completamente apatica e il contatto con le persone mi mette ansia, principalmente perchè non esco di casa e non faccio nulla durante le mie giornate se non starmene a letto con la testa completamente vuota, non socializzo con nessuno e non so neanche di cosa parlare con la gente, non so cosa raccontare di me e questo mi crea un misto di imbarazzo ed inadeguatezza. E' questo che mi sta spaventando più di ogni altra cosa, mi sto lasciando andare, anche la mia memoria vacilla, non riesco a prestare attenzione a nulla e non c'è nulla che mi da conforto, ma proprio nulla. Non riesco a prendere decisioni, non riesco a leggere, disegnare, nemmeno ascoltare musica mi da un po' di sollievo. Non so più cosa mi piace e cosa no, cosa mi contraddistingue. Mi sento come se avessi annullato la mia personalità, come se io non esistessi più, come se non mi conoscessi. Non sento nulla, per niente e per nessuno. Mi guardo allo specchio e non so neanche che cosa sta guardando (questa è una cosa che mi capitava anche da piccola). Ho provato a parlarne a mia madre ma giustamente non capisce cosa mi stia accadendo, con mio fratello non parlo quasi mai di queste cose perchè mi imbarazza e sento che ci stiamo distaccando. Ho frequentato un ragazzo più grande di me quest'estate, che mi abita vicino, per il quale avevo preso una sbandata, lui si è innamorato di me (non capisco come sia possibile) ma da parte mia non c'è lo stesso interesse e non credo sia un buon momento per stare con qualcuno. Gli ho detto come sto e lui sembra capire, ed andargli bene così. Ed anche questo mi genera una sorta di ansia. Insomma non so proprio dove sbattere la testa e da dove iniziare sotto qualsiasi punto di vista. Mi sento paralizzata. Cosa posso fare?

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Dismorfofobia o disforia di genere?

Buongiorno Sono un ragazzo di 21 e vivo da anni con fatica e senza più un senso logico e una via. Odio il mio aspetto. Non lo accetto, lo rifiuto. Odio il mio viso, sia perché ho avuto un'acne abbastanza forte in passato, sia per i suoi lineamenti. Odio il petto, le spalle ossute e curve, le gambe secche e il culo piatto e piccolo. In principio ho provato ad andare in palestra per mettere su massa, ma ad un certo punto ho capito che non mi piaceva comunque il mio aspetto, anzi, stavo peggio. A un certo punto mi sono reso conto di una cosa: quando vado nei negozi, mi piacciono molto, molto di più i vestiti da donna. Anche alcuni vestiti da uomo mi piacciono (molto più raramente, e soprattutto quando sono maglie/pantaloni/scarpe che, con sfumature leggermente diverse, vengono usate sia da uomini che da donne). Odio la mia pancia. Sono piuttosto magro, e anche definito, ma ho seriamente difficoltà a guardare come cadono i vestiti sulla mia pancia, perché (essendo un uomo) è lievemente sporgente, e la cosa mi disturba moltissimo, mi ha sempre generato un'ansia orribile. Odio come mi stanno i pantaloni. Lenti nei glutei, sempre. Porto sempre jeans attillati perché i modelli 'regular' mi fanno sentire disordinato e mal vestito, ma nonostante questo non mi piace come mi cadono i jeans skinny, perché appunto sono lenti sui glutei, sempre e comunque. Non mi piacciono i miei capelli. Non mi piace la pelle del mio viso, che è troppo ruvida e i cui lineamenti sono troppo marcati e segnati. Non mi piace la mia barbetta, o qui pochi peli che ho, mi fa sentire sciatto e disordinato appena me ne cresce pochissimo. Ma il trauma peggiore è provare un capo di abbigliamento che visto negli appendini mi piaceva molto, provarlo e provare un senso di estraneità, come se non fossi io. È orribile. Sto vivendo un incubo a occhi aperti e vorrei solo svegliarmi. O morire. A questo punto mi andrebbe bene anche questo, perché non riesco più a soffrire così tanto, credo che molte altre persone soffrendo anche solo 1/10 di quanto ho sofferto io in questi ultimi 4/5 anni, si sarebbero già suicidate.

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Incertezza su una diagnosi

Buonasera gentili dottori. Circa un anno fa mi è stato diagnosticato il disturbo borderline e dal giorno sono piuttosto basita. Basita perché una volta ricevuta la diagnosi ho cercato in rete di cosa si tratta (prima di allora non ne avevo mai sentito parlare) ebbene non mi ci rispecchio proprio! Voglio dire, io non mi drogo (ho pure smesso di fumare anni fa), non mi procuro tagli con nessuno oggetto (quand'ero ragazzina è semplicemente capitato qualche volta che mi prendessi a pugni da sola e mi tirassi i capelli ma è finita lì), non faccio sesso promiscuo (ammetto però che riguardo la mia sessualità non so se definirmi lesbica o bisex ma mai etero), non ho mai tentato il suicidio (pensato si, ma tentato di togliermi la vita mai e ho letto che chi è borderline tenta spesso il suicidio). Per tutto questo io non mi vedo per niente una persona borderline!! Per aiutarvi a capire ancora meglio qui a seguire vi elenco i miei sintomi, venuti fuori anche col medico che mi ha fatto la diagnosi : -ansia, attacchi di panico, ipocondria, cambio spesso umore per un nonnulla, rabbia e nervosismo, indecisione, cambio spesso parere su varie situazioni, pensieri e persone, ho sempre paura di essere lasciata, ho sete di vendetta per ciò che mi è stato fatto da piccola poiché sono stata abusata sessualmente da un mio parente.... In tutto questo una diagnosi di disturbo borderline non è esagerata? A me sembra di sì. Grazie per le delucidazioni

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