Domande e risposte

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Bipolarismo e relazioni interpersonali

Salve, Vi scrivo, perché non so più dove sbattere la testa. La mamma del mio ragazzo soffre di bipolarismo da praticamente sempre, ma la sua situazione si è aggravata negli ultimi 10 anni. A seguito di una sua crisi molto forte, questa estate, in cui ha aggredito il marito fisicamente, anche le cose tra il mio fidanzato e me, hanno iniziato ad incrinarsi e gli stessi identici problemi si erano presentati lo scorso anno, nello stesso periodo. So che le persone affette da bipolarismo hanno delle fasi "cicliche" di up e down, e mi sembra che le "crisi esistenziali", che affliggono il mio fidanzato accadano in corrispondenza di quelle della madre. Quello che volevo chiedere è: c'è una possibilità che anche lui possa sviluppare questo disturbo? Come posso eventualmente riconoscerlo? E' possibile che la situazione in casa riesca ad influenzare così tanto il nostro rapporto? Ho provato a suggerirgli un percorso di psicoterapia (io stessa ne ho seguito uno a seguito di un grave lutto e pensavo potesse aiutarlo), ma non vuole sentirne parlare. Ora è chiuso in se stesso e ha allontanato sia me che gli amici dalla sua vita.
Parlando con questi ultimi, mi confermano che lui soffre molto di questo e che isolarsi è il suo modo per affrontare la cosa. Come posso comportarmi in questa situazione? E' un problema che fa soffrire anche me, perché ci sentiamo tutti i giorni, ma non ci vediamo ormai da due mesi. Vi ringrazio in anticipo e spero di aver spiegato in maniera chiara il problema.

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Sono fortemente borderline e mi sta curando uno psicologo con disturbo narcisistico della personalit

Buongiorno dottori,
volevo chiedervi un parere. Secondo voi la relazione tra paziente borderline e psicologo narcisista funziona bene o ci sono delle difficoltà? È un incentivo alla guarigione o un ostacolo?
Vi ringrazio in anticipo

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Travestimento da donna

Salve e grazie mille in anticipo. Volevo chiedere delucidazioni su alcuni eventi che mi stanno accadendo. Ho 28 anni e provo un enorme piacere nel travestirmi da donna, truccarmi ecc e farmi vedere in webcam (anche solo per il gusto di divertirmi a vedere la gente cosa prova, o per chiacchierare ecc, e ovviamente ho fatto anche altre cose molto piu spinte). La passione di travestirmi ce l'ho da tanto, ma è da un po che abito da solo che ho acquistato vesiti, parrucca ecc., e divento praticamente donna... La cosa mi preoccupa, non riesco piu a relazionarmi con le donne benissimo, ma il pensiero di stare con un uomo mi fa ribrezzo (intendo sentimentalmente). Ho come sbalzi d umore assurdi ed improvvisi, giorni mi sento praticamente donna, e magari il giorno dp mi odio e desidero una famiglia (con una donna)....Non so spiegarlo sono confusissimo e questa cosa mi logora dentro.

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Finalmente il mio malessere ha un nome: disturbo di Borderline

Salve,
vorrei raccontarvi la mia storia, così da avere qualche parere in più.
Ho quasi 28 anni e ogni giorno lotto contro questo male invisibile, che molte volte mi paralizza. La mia adolescenza è stata travagliata, i fenomeni di bullismo sono subentrati presto nella mia vita, sin dai tempi delle scuole elementari. La cosa peggiore però erano i litigi in casa, costanti, tra mamma e papà. Mi sentivo come se fossi tra due fuochi ed impotente di fronte alla gravità della situazione.
Ricordo che durante l'adolescenza ero una ragazza molto taciturna, con poche amiche, ma una di esse è stata importante perché mi ha indirizzato verso una psicologa. Quindi a 19 anni ho iniziato un percorso terapeutico che è durato sette anni, al termine dei quali la mia psicologa mi ha indirizzato al CPS della mia prpvincia. Lì mi hanno diagnosticato una psicosi che però si è dimostrata incorretta.
Infatti il mio psicologo attuale, molto competente, mi ha detto chiaramente che il mio è un disturbo borderline con sintomi psicotici. Quindi con lui dovrò prima eliminare questi sintomi e poi lavorare sul mio disturbo vero e proprio. Il fatto è che io sto prendendo un farmaco antipsicotico per i sintomi sopra citati, ma non sto prendendo nulla per il disturbo borderline. È il caso di rivedere la terapia o vado avanti senza prendere nient'altro finché non sarà arrivato il momento di affrontare il problema grosso? Inoltre ho molta paura di metterci tanto tempo a guarire, lo psicologo mi ha detto che ci vorranno degli anni, ma intanto la mia vita scorre e io cosa faccio? Non sono utile per nessuno, non riesco neanche ad alzarmi dal letto quando sono giù e andare a correre o visitare città come mi ha consigliato il mio psicologo. Non ha senso andare avanti con il solo scopo di lottare contro questo male e non riuscire a godersi la vita. Non ho mai tentato il suicidio però capisco bene chi lo fa e i trova nelle mie condizioni. Ho sempre bisogno di un punto di riferimento senza del quale mi sento persa. Non riesco a trovarmi un lavoro per paura di non essere continuativa e di mollare subito come ho fatto in moltri altri ambiti della mia vita. Sono alla ricerca continua della conferma che sono una nullità e una brutta persona. Vi chiedo di darmi il vostro parere, se la mia situazione è così grave, se posso diventare una persona come le altre tranquilla e serena. Grazie

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Disturbo borderline e diagnosi

Buongiorno, sono una ragazza di 26 anni che ha iniziato una terapia da circa un anno per problemi di ansia e depressione. Con la dottoressa che mi ha preso in cura si era instaurata una buona alleanza terapeutica e dopo le sedute mi sentivo più sollevata, anche se non avevo riscontrato miglioramenti, dato che i periodi critici hanno continuato a verificarsi. Non ricordo bene come, ma sono incappata online in un sito che descriveva il disturbo borderline di personalità e mi sono riconosciuta immediatamente. Come se tutta la mia vita potesse ad un tratto essere spiegata: la sensazione di tradimento e di abbandono che provo nei confronti del mio partner, i repentini cambi di umore, l'impulsività, la dissocciazione, le abbuffate, la sensazione di essere in controllo e poi di perderlo completamente, la tendenza ad assolutizzare tutto, la profonda sensazione che tutti mi abbiano fatto qualcosa di brutto anche se so che non è così, i pianti, i pensieri di suicidio e soprattutto una grande rabbia, aggressiva che si scatena e non mi so spiegare. Ho detto alla mia psicologa che ritenevo di poter avere questa sindrome, e lei, visibilmente spiazzata, dopo molti giri di parole mi ha detto che non ce l'ho, magari ho qualche tratto. Mi sono sentita molto male perchè pensavo di aver trovato una spiegazione. A questo punto mi chiedo cosa sia meglio fare, perchè anche se la dottoressa avesse ragione ho paura che la terapia potrebbe risentire del fatto che io sono convinta di una cosa diversa da quella che lei ritiene. Mi chiedo se sentire un diverso parere potrebbe essere sensato. Mi chiedo anche se magari riferirsi a tratti del disturbo invece che al disturbo sia un modo per evitare di incastrarmi in una diagnosi netta. So che può sembrare inutile soffermarsi sulle parole, ma io avevo provato grande sollievo nel riconoscermi in questa sindrome, come se il mio essere irrazionale e incontrollata e eccessivamente emotiva non fosse colpa mia (non nel senso che la diagnosi mi permetterebbe di sentirmi deresponsabilizzata delle mie azioni, ma mi aiuterebbe a giustificarne le cause). Grazie a tutti dell'attenzione

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E` narcisista o no?

Gentilissimi, Vi scrivo per avere conferma o meno di ciò che penso, così da poter contattare uno specialista e potermi poi comportare di conseguenza. Un anno fa ho conosciuto un ragazzo apparentemente sicuro di sé, pieno di voglia di fare, sorridente e brillante, oltre che bello ed acculturato. Un bellissimo e affascinante avvocato. Appena conosciuto si è mostrato ammaliato da me, ricordo sorprese sul posto di lavoro, frasi che in realtà mi hanno accompagnata per tutto l'anno, come `sei stupenda, ragazze come te non ne esistono`, dopo due mesi `io ti amo, stai diventando il mio punto di riferimento e questo non va bene perché io dipendo solo da me stesso. Essendo anche io una bella ragazza ha quindi fin dall'inizio provato una forte attrazione fisica, ma la cosa bella di lui è stata il rispettarmi sempre, anche a livello sessuale, infatti, il primo approccio lo abbiamo avuto dopo 2 mesi e mezzo e sono stata io a volerlo, non lui. N. anche se era obiettivamente attratto, ha sempre rispettato ciò che dicevo e pensavo. Se qualcuna gli scriveva, se gli arrivava un sms, oltre a comunicarmelo lasciava il telefono lì in modo che potessi leggere e vedere, insomma, è sempre stato sincero. Dopo 3 mesi però abbiamo iniziato a discutere e lui ha cominciato con i suoi tira e molla: pensava sempre di avere ragione, faceva di ogni cosa una tragedia, riusciva ad ascoltare il mio punto di vista e a volte anche a darmi ragione, ma solo in casi palesi, quando cercavo di recuperare nelle litigate, se lui era davvero arrabbiato, mi faceva stare ancora peggio, dicendo frasi cattive come `non avrei mai voluto conoscerti` oppure `mi stai rovinando la vita`, per poi passare a `sei l'unica gioia della mia vita`. Nonostante ciò, non ha mai toccato il mio aspetto fisico e nemmeno ha mai provato a denigrarmi come persona, se non una volta dicendomi di essere un lupo travestito da agnello per un motivo futile, generalmente mi ha sempre detto di essere troppo per lui. Ho capito ci fosse qualcosa di strano in lui, allora parlandogliene, è uscito fuori il fatto che lui è consapevole di essere un pochino narcisista e lo si vede dalla ricerca costante di avere conferme altrui, dal non accettare spesso le critiche, dal dirsi sempre `io sono il migliore`, dal sogno di fama e notorietà che ha, dal non rendersi conto del male che provoca alle altre persone. Infatti, ha ammesso di essere un ragazzo profondamente insicuro di sé, insoddisfatto, l'unica costanza che ha nella vita riguarda la sua professione, ma sia in amicizia che in amore spesso è sfuggente, altalenante. Con me si è aperto più volte, ma con gli amici fa difficoltà perché dice di essere `riservato`. Inizialmente lui mi lasciava e lui tornava perché vedeva freddezza da parte mia e distacco, a differenza sua che era molto affettuoso, ultimamente, essendomi innamorata, lui mi lasciava e io dopo un po` tornavo con delle scuse che lui ha sempre accolto. Da ciò che dice e da ciò che dimostra credo sia innamorato davvero anche se è profondamente egocentrico. L'ultima volta, dopo un mese di stacco, appena ritornato mi ha confessato di essere andato a letto con due ragazze, voleva occupare il vuoto e la mancanza, per quello parlo di sincerità, tanto io avrei potuto non saperlo mai, eppure me l'ha detto. Nell'ultimo mese invece è successa una cosa che ci ha allontanati: io sono rimasta incinta, ma ho avuto un aborto spontaneo, lui mi è stato vicino tanto anche se fondamentalmente non sa affrontare né gestire situazioni difficoltose, ha bisogno sempre della spinta di qualcuno che gli dia i giusti suggerimenti. Però c è stato, si è preso le sue responsabilità e non è scappato, peccato che una volta risolto il tutto si è allontanato di nuovo da me, perché a me collega questo evento spiacevole che l'ha fatto star male e siccome da quando gli è successo questo soffre di attacchi di panico, ha deciso di cancellarmi come se questo servisse a cancellare anche l`intero ricordo. La mia domanda è: io sono lucida mentalmente, anche se innamorata, ma ormai è da 10 giorni che abbiamo staccato ogni contatto e non ho nessuna intenzione di cercarlo, però, questa è una forma di narcisismo? O ha dei tratti che però non determinano essenzialmente la patologia? Ultimamente ha detto di aver pensato di andare da uno psicologo per l'episodio che ci è successo che per lui è stato traumatico perché a suo dir lui trova sempre soluzioni in ogni cosa e invece in questo caso è stato obbligato ad aspettare, si sentiva impotente insomma. Quindi se posso spingerlo a iniziare una terapia lo faccio volentieri, non per me ma per lui perché ha solo 26 anni e quindi sono sicura possa fare un bel lavoro prima che possa entrare in un periodo ancora più critico. Grazie.

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Ipotesi al vaglio di comorbidità tra disturbo bipolare di tipo 1 e ADHD

Buongiorno, ho 39 anni e dalla primavera del 2015 sono stata diagnosticata bipolare del tipo 1, a seguito di un lutto importante in famiglia, sanato con antidepressivi da una psichiatra che non mi aveva in cura prima, e la fase maniacale successiva è stata per me ingestibile, ma grazie a Dio senza un TSO, che mi ha portato a testarmi per chiedere aiuto. Da allora sono sotto la supervisione costante di una psicoterapeuta psicologa ad indirizzo cognitivo comportamentale e uno psichiatra esperto in bipolari che gestisce anche il centro di psicoeducazione nella mia città.
Ho accettato il litio nonostante la riluttanza iniziale per via degli antipatici effetti collaterali e lo sto assumendo con continuità. Ora che da un anno a questa parte il mio umore ballerino è tenuto a bada ho notato riemergere delle difficoltà che vivevo da piccola ed ogni tanto sono riapparse dopo l'adolescenza, in un paio di occasioni in intervalli tra i miei cicli di alti e bassi.
Da bambina ero considerata "difficile": irrequieta e non riuscivo a stare seduta, saltavo per ore sul posto, umorale e spesso malinconica, avevo enorme difficoltà a focalizzarmi sulle cose, studiavo pressata da mia madre, agivo e parlavo impulsivamente e a sproposito ed ero aggressiva fisicamente coi compagni di scuola, senza rendermi conto mentre lo facevo. Come quando in seconda elementare ho addentato la guancia di una compagna di scuola perché mi pressava per cederle il turno a calciobalilla. Ora da adulta ho difficoltà a stare in mezzo agli altri, temo pensieri impulsivi che si tramutino in gesti violenti, come schiaffeggiare o perdere a pedate senza chiedere il permesso, studio con enorme difficoltà e se non scrivo le cose perdo completamente il controllo di impegni terapeutici e nonché dell'assunzione del mio farmaco. Un disastro insomma.
Sto studiando per una seconda laurea (la prima fu brillante e gestita tutta in fase maniacale, tanto da non sentirmi io, ma quasi in missione per conto di Dio) ora, ma lo concepisco solo online da casa per un mestiere che si possa svolgere in piena autonomia senza vincoli di spazi e movimenti: morirei se tornassi in un ufficio costretta alla scrivania, magari al contatto con il pubblico!
I miei terapeuti sdrammatizzano, e riconoscendo tracce di questi comportamenti nella sindrome di cui entrambi sono esperti, mi riportano alla mia situazione di base come se volessi scivolare o peggio procrastinare con la parte di elaborazione mentale della mia cura. Vorrei venire a capo di questo dubbio al fine di poter adeguare la mia attuale cura a questa esigenza, perché sento di non avere ancora trovato "la normalità" in assenza di sintomi per vivere al meglio quel che resta della mia vita. Sarebbe fuori luogo testarmi per l'ADHD? Vi risultano casi di persone che convivono con questa coppia di sindromi? È fattibile in caso l'abbinamento di Carbolithium con il Ritalin? Sono sempre molto attenta ad evitare conflitti con il litio ogni volta che mi si prospetta un farmaco nuovo per scongiurare brutte sorprese. Non nascondo che questa indagine ulteriore un po' mi spaventa, ma sono determinata ad andare fino in fondo per ripartire finalmente con il piede giusto.
Un grazie di cuore a chi mi risponderà.

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Sono confusa..possibili tratti borderline

Salve, mi sono appena iscritta perchè ho bisogno di capire cosa mi succede..ho bisogno di sapere il perchè. Ho 20 anni, soffro di depressione maggiore, accompagnata da disturbo binge, e da pochi giorni sono in cura con Paroxetina. Ma c'è qualcosa che non mi torna.. I sintomi della depressione ci sono tutti, ma ultimamente mi sono imbattuta in varie ricerche ed esperienze del disturbo di personalità borderline.. In poche parole, ci sono diversi tratti che vedo coincidere con i miei comportamenti, ma non di cosí grave intensità, come invece appare in chi ne è affetto. Ho un immagine di me stessa variabile..periodi di depressione in cui mi sento veramente un caso perso, inutile, incapace. E dei periodi di durata minore in cui mi sento capace, che posso fare grandi cose..e inizio cosí progetti, che poi abbandono perchè torna la fase depressiva. Ho notato che quello che pensavo fosse una mia qualità invece potrebbe essere sintomo di borderline..tendo ad essere "selettiva", mi spiego: ho grandi ideali di amicizia e amore che appena una persona sbaglia qualcosa io la svaluto come amico/fidanzato..appena conosco qualcuno di intetessante subito mi fisso con questa persona e tendo a fare di tutto per essa..quando noto che in qualche modo mi delude, rivaluto tutto e nella mia testa è come se dovessi stare attenta da quella persona..che " non è all'altezza" delle mie aspettative di amicizia. Poi magari fanno cose belle e riprende la mia visione di loro come persone bravissime. Questa cosa era molto marcata fino agli anni scorsi, adesso lo è un po' meno. In ambito amoroso..stessa cosa.. Ma non riesco a chiudere i rapporti definitivamente, tendo sempre a cercare di mantenere i contatti con gli ex..anche se mi hanno fatto molto soffrire. Inoltre ho tantissimo paura di soffrire per amore: a causa di questo, mi "difendo". Attuo comportamenti non onesti cosí che quando il mio ragazzo mi farà soffrire io potrò stare piú tranquilla perchè tanto anche io ho fatto cose brutte... Sebbene non senta quasi nulla nell'atto sessuale (anzi, spesso è solo dolore) ricerco continuamente il sesso anche con partner diversi. Quando il mio ragazzo si ntana per un mio errore tendo a fare di tutto per chiedergli scusa.. A volte poi sono ipersensibile, e se capita che una persona (sia che conosco, sia estranea) sta male, mi metto cosí tanto nei suoi panni che piango e sento dolore emotivo. E per finire..ultimamente sono molto piu' sarcastica, e soffro di scatti di rabbia..sento le mani quasi tremare da quanta forza ho da espellere. Tutto questo mi crea confusione..mi imbarazza, so che qualcosa non va in me. E voglio trovare una nuova vita, equilibrata e stabile. Potete aiutarmi? Grazie di cuore...

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