Domande e risposte

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Amo un uomo piu grande

Sono fidanzata con un uomo più grande di me di 25 anni..io ne ho 21 sto insieme da due anni quando sono con lui sono felice non mi manca nulla mi sento appagata serena è la relazione che ho sempre desiderato. Non è sposato e non ha figli. Il problema è la mia famiglia i primi 6 mesi di relazioni gli ho tenuti nascosti poi però ho deciso di confessarlo e da li è iniziato il periodo piu brutto nella mia famiglia mio padre ha tentato di uccidermi ha detto che preferirebbe vedermi morta di tumore e mia madre appoggiava i discorsi schifosi di mio padre.. poi ha tentato il suicidio.. per paura che accadesse il peggio ho preferito dire che avevo deciso di lasciarlo ma è passato un anno e mezzo sto ancora insieme e non so come dirlo non riesco piu a reggere questa situazione a casa mia, non sto bene mi dispiace solo per mia madre ma anche lei mi rende la vita impossibile se esco mi chiama tante volte è sempre scontrosa e mi ricorda ogni santo giorno che mi devo vergognare e che gli ho rovinato la vita non so che fare ma voglio andare via senza che succede il peggio.

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Figlia della ex compagna troppo presente

Salve, ho un problema, o meglio una invasione in corso!Da circa 9 anni sto insieme ad un compagno, il quale ha avuto una relazione di 13 anni, crescendo 2 figli non suoi. Sicuramente é un uomo di cuore d'oro e li ha cresciuti come fossero suoi....ma!Da qualche mese, una di loro si é trasferita nel paese dove viviamo (4000 anime di cui 400 sono parenti diretti della ex del mio compagno!) ed é entrata a gamba tesa nella nostra casa, ha iniziato a bombardare di sms il mio compagno (il quale all'inizio tollerava la cosa, ma poi é diventata un'ossessione ed ha abbandonato il suo contatto su Whatsapp per causa sua) con richieste di tutti i tipi, da andare a vedere gli appartamenti, a cercarle una lavatrice o una macchina o qualsiasi altra cosa (praticamente ogni annuncio che vedeva inoltrava a lui, una media di 10-15 sms al giorno, e si arrabbiava pure se lui non rispondeva, perché magari aveva qualcosa da fare con la sua famiglia. Non contenta, sapendo che lavoro fino alle 16, si presentava a casa mia sempre per le 12 e aiutava se a sistemare la casa (non ho MAI chiesto niente di simile) e puntualmente il sabato mattina si presentata tutta truccata e phonata come uscita da un parrucchiere (unico momento in cui posso pulire per avere poi il pomeriggio e la domenica da dedicare al mio compagno e ai nostri figli...e se avanza anche a me!!). Ho provato a parlarle, lei dice che lo vede come un padre ed é stata piena di rancore perché lui dopo la separazione, li ha allontanati (avevano dai 26 anni in su e indipendenti/sposati...).Ogni volta che veniva, annacquava nel passato: lui ha fatto questo, lui é sempre stato cosí, lui quando era piccola mi ha regalato...(lista completa io non ne faccio!!!!). Mi ha anche detto che lei mi ha accettata, poteva anche non farlo da figlia (parole sue).Alla mia domanda, ma scusa il tuo di padre dove lo metti? Lei mi risponde che lo sente tutti i giorni. C'é sicuramente qualcosa che non torna. Ho provato a parlarci, lei ha battuto i piedi e mi ha risposto che non sarebbe MAI PIÚ TORNATA, ora quando mi incontra, non mi saluta.Alla luce di tutto penso che sia tanto sincero questo affetto nei suoi confronti- Cosa mi consigliate?

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I miei genitori non accettano che io abbia una relazione con un non credente.

Cari dottori, sono in una situazione davvero esasperante. Ho 22 anni, vengo da una famiglia di cristiani e da ormai due anni sto con un ragazzo non credente. A differenza dei ragazzi che ho sentito e frequentato in precedenza, con lui ho avuto tutte le mie prime esperienze, anche il mio primo rapporto sessuale, senza forzature, semplicemente perché volevo, perché sentivo e sento tutt'ora che lui è il ragazzo con cui vorrei passare la mia vita. È maturo e responsabile, cose che più di tutto mi hanno convinta a donarmi a lui. Questo i miei non lo accettano, sanno che abbiamo avuto rapporti perché hanno invaso la mia privacy leggendo conversazioni private, perché avendo loro nascosto la relazione per un anno (sapevo che non volevano per me un fidanzato non credente e perciò volevo parlargliene quando la relazione sarebbe stata abbastanza solida, ma mi hanno battuta sul tempo e ancora non so come) non si fidano di me ed essendo i miei genitori hanno il diritto di vegliare su di me. Da quando l'hanno saputo ovviamente il rapporto già complicato si è logorato, è come se avessi ucciso loro la vecchia me e in realtà io fossi un'assassina. Lui continua a rimanermi accanto, con i miei che mi vietavano cose che le persone della mia età fanno da sempre, come star con lui e gli amici a capodanno, andare al mare insieme, o dormire a casa sua. So che i miei lo fanno per proteggermi, ma ho 22 anni, ora lavoro e porto soldi a casa, mi sento dire che non lo rispetto, che non me ne frega nulla della famiglia, che faccio solo le cose come voglio io. In realtà voglio loro molto bene e non sono andata via di casa per questo, lavoro sempre, anche quasi tutti i festivi, esco poco per poter lavorare e do parte del mio stipendio a loro per la casa perché ci vivo anche io. Questa situazione mi sta logorando, dopo un anno sembrava si stesse ammorbidendo, ma ora che è uscito fuori l'argomento capodanno hanno ripreso a fare storie, addirittura vorrebbero venire a prendermi all'una sotto casa dell'amica da cui festeggeremo. Non accettano che io dorma fuori casa se non non per necessità, e io dormo fuori casa ogni weekend per motivi di lavoro, perché dove lavoro è lontano da casa e non ho trasporti comodi per il weekend. Ovviamente per loro dormo da un'amica... Sia io che lui abbiamo parlato più volte con loro ma le loro motivazioni riguardano la religione, e per questo non riescono ad accettare la cosa, nemmeno dopo aver visto che il mio ragazzo nonostante tutte queste assurdità per me c'è sempre. Loro sono contro la convivenza, cosa che lui vuole assolutamente prima del matrimonio. Io mi trovo a metà tra i due, costantemente, con lui sto bene ma in casa vivo malissimo, ho due sorelle più piccole che amo infinitamente e penso a loro quando nella testa mi dico "basta, vado a vivere da sola". Mi sento impazzire, non so più con chi parlare.

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Anaffettività, è possibile?

Salve, sono un ragazzo di 20 anni con un passato non molto facile. Sono figlio unico, cresciuto con mia mamma da quando avevo 1 anno ( da sempre in effetti), perché lei si separò con mio padre. Sono cresciuto in una casa con mamma, suo fratello e altre 2 sorelle. Litigavano e urlavano sempre (ancora oggi) e quando lo facevano mi chiudevo sempre in cameretta per non sentirli. Non ho mai subito violenza, atti di bullismo o cose simili, che sia chiaro. Il mio problema è che oggi non provo sentimenti per nessuno, a mamma le voglio tanto bene ma non ho bei rapporti. Non riesco a provare amore e quando guardo negli occhi una persona è quasi come se provassi odio. Non riesco ad innamorarmi. Ho tanti amici, sono socievole ma anche a loro non riesco a guardare negli occhi quando mi parlano. Così non troverò mai una ragazza perchè non provo affetto per nessuno, sono indifferente.

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Credibilità

Buongiorno, cerco di strutturare la domanda nella maniera più sintetica possibile, ponendo di fianco anche la mia opinione personale, di modo che si possa capire il perché viene postato questo quesito. Mi chiedo spesso: perché l'essere umano ha bisogno di credere? Come si fa ad avere fede in qualcosa? Credere in un Dio per esempio, Il Dio è forma di ricatto per assoggettare popoli, una struttura marketing dove il prodotto in vendita nemmeno esiste; le religioni sono state scritte nei libri sacri da altri esseri umani pensate per dare un "ordine" alla società. Credere in un idolo: perché un personaggio come Beyoncé per esempio crea tanta ispirazione in un cospicuo numero di persone? Come è strutturata una categoria sociale e perché in ognuna esiste un leader, o tanti picoli leader promotori di quel pensiero? Millennials, vegani, gym addict, salutisti, drogati, borghesi, operai, reali, etc etc etc.. Tante persone che hanno tanta forza mentale e fisica quanto i leader, perchè hanno bisogno di avere un leader. Qual'è il sentimento che scatena l'attitude? Quali sono le caratteristiche principali che dividono i leader dai follower? Faccio queste domande perchè mi rendo conto a volte che sono una persona un po cinica e tendo a cercare una spiegazione plausibile per capire cosa spinge le persone a sentirsi leader, e cosa spinge le altre ad averne bisogno. Da cosa nasce il bisogno di differenziarsi dagli altri e cercare di dimostrarlo in tutte le occasioni possibili? cosa è in realtà lo snobbismo? da quale sentimento mancato nasce? Perche siamo così influenzabili gli uni con gli altri? E' plausibile un idea di energie positive connesse ad energie negative, dalle quali nascono azioni e conseguenze. Esiste un pensiero che potrebbe dare delle indicazione su come sarebbe la società se fossimo tutti interdipendenti e non avessimo queste "credenze" in testa?

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Mio figlio è frenato dalla sua timidezza

Salve, mio figlio ha 3 anni e mezzo e frequenta il primo anno d'asilo. L'inserimento nell'asilo è stato difficile per lui: troppi bambini da affrontare e in più il disagio durante l'ora della convivialità. Le maestre dicono che sta sempre attaccato a loro, piagnucola ed interagisce poco con gli altri e quando arriva il pranzo piange. Come madre, vedo nelle situazioni in cui partecipa alle feste con tanti bambini scatenano in lui un blocco che lui riconosce come vergogna di interagire, addirittura paura di non essere accettato. Negli spazi con 1 o 2 bambini riesce a stare a suo agio anche se con timore di affrontare l'altro. Sono distrutta nel vedere che fa fatica a divertirsi con gli altri.

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Paura di uscire di casa

Salve Sono Roberto Sono preoccupato per mio figlio, che ha 17 anni e sono più di tre settimane che non esce di casa.
Cioè da quando ha deciso di lasciare la scuola, lui non abita con me, abita con la madre su in Inghilterra. La sua Scusa è che non ha più interesse nei corsi che faceva e ha deciso di intraprendere la strada dello Stock Market (forex exchange) studiando da casa le strategie di mercato almeno questo è quello che dice.
Fino a quando ha frequentato la scuola i suoi risultati erano molto buoni, frequentava A level per cui il massimo che si può frequentare alla sua età in Gran Bretagna. Problema è che Luca è sempre stato un ragazzo molto introverso anche quando viene a trovare me e le sue sorelle che vivono con me in in Italia, lui non ha mai voglia di uscire. Bisogna quasi sforzarlo per portarlo fuori. Penso che questo sia dovuto allo stile di vita che conduce con sua madre, anche lei non ama uscire di casa non pranzano o cenano mai insieme in casa, lui chiuso in camera sua e lei fa lo stesso. Ho bisogno di capire come devo agire visto che fino a qualche mese fa lui parlava di università, laurearsi in economia e commercio su in Inghilterra e adesso abbandona e si è chiuso in casa. Ho provato a chiedergli se ha avuto problemi a scuola con altri ragazzi ma lui dice di no, dice che non mi devo preoccupare e che lui sta bene. Cosa posso fare ?

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Conseguenze del bullismo in età matura

Salve, sono qui a delineare un mio problema oramai consolidato negli anni. Da ragazzo, esattamente. In prima media sono stato oggetto di insulti, schiaffi e molestie da parte di miei compagni di classe. Purtroppo, per il fatto di essere stato sempre coccolato dalla mia famiglia sin da bambino, nessuno mi ha insegnato a difendermi e di conseguenze non ho avuto mai il coraggio di rispondere o di agire. Ho sofferto tanto e mi sono sentito sempre fuori luogo in qualsiasi occasione. Negli anni ho maturato sempre più rabbia dentro di me che non sono riuscito mai a tirare fuori. Questi episodi di bullismo mi hanno segnato nel tempo, ed oggi che ho 43 anni, ho famiglia e lavoro, mi trascino questi problemi con i colleghi. A volte quando mi parlano non riesco a stare attento e chiedo sempre di ripetere ciò che mi dicono. Oppure pur di non fare brutta figura, dico che ho capito invece no. Alcune persone, per il fatto che sono sempre disponibile ed educato mi punzecchiano verbalmente e mi chiedono sempre favori non ringraziandomi mai. Sento sempre l'esigenza di stare solo o solamente con persone che mi apprezzano per ciò che sono. Questo mi fa soffrire e far stare male, anche perché sono una persona emotiva, a volte arrossisco e non riesco ad essere veramente me stesso con tutti. Spesso mi sforzo di piacere a tutti per non deludere nessuno. Mi sento chiuso in un guscio e vorrei tanto spiccare il volo, ma non ci riesco. Ho tanta rabbia dentro che mi vorrei sfogare o fare del male a tutte queste persone che negli anni mi hanno insultato e deriso. In questo periodo sento spesso brividi, forti emozioni e piango senza motivo. Sento come se tutto stia andando a rotoli ed ho tanta paura del futuro. Mi consigliate come uscirne? Grazie.

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