Domande e risposte

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rapporti interpersonali e rapporto con l'altro sesso

Salve, sono un ragazzo e provo difficoltà a rapportarmi con altre persone, solo sempre molto silenzioso e oltre a un saluto e altro non riesco ad argomentare o trovo sempre una argomento, cioè il calcio in cui dato che mi piace riesco ad esprimere delle opinioni o fare battute, ma oltre a quello il silenzio totale fino a quando l'altra persona non inizi una conversazione. Non ho mai avuto una relazione con l'altro sesso, non so non riesco ad avere sentimenti o esprimerli e dopo poco lascio perdere, non nego di aver avuto occasioni con delle ragazze ma non ho saputo gestire, forse perché ero troppo giovane e non ci pensavo tanto, ma è come se non avessi voglia di cercare qualcuno, ne voglia di argomentare, come se avesse un ansia, e riesco a rapportarmi solo con un amico. L'altro giorno c'era una madre di una mia amica che cercava di invogliarmi di farmi parlare ma sinceramente mi sembrava una presa in giro sul fatto che parlassi poco e sono rimasto in silenzio.

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Ho una figlia di 20 anni non riconosciuta

Buongiorno, ho una figlia non riconosciuta, la madre all'epoca era sposata con due figli e mi ha nascosto tutto, quando me ne resi conto ormai la ragazza era già grande così decisi di non intervenire ma ho sempre desiderato conoscerla. Ora la ragazza ha 20 anni e dopo aver saputo la verità si è completamente negata alla possibilità di avere un rapporto con me. Come posso approcciarmi con lei affinché si convinca ad avere un rapporto con me? Preciso di non aver mai avuto pretese come per esempio essere il suo papà ma di averle solo chiesto un rapporto normale come può esserlo quello fra due persone amiche. Spero di essere stato chiaro grazie e saluti

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Andare via e abbandonare

Buongiorno, sono una mamma di 2 bambini, e moglie. Sono anche figlia di una madre che è rimasta vedova a marzo. Ho perso anche io mio padre che era un punto di riferimento per me e per mia madre stessa. Mia mamma soffre di disturbi psichiatrici pseudo bipolarismo. È autonoma per quanto riguarda i servizi di casa, la spesa ma per il resto appoggia tutto e dico tutto su di me. E se non faccio come dice lei parte con il vittimismo e mi fa sentire in colpa su tutto. Ha la mentalità chiusa e purtroppo è rimasta ignorante e non acculturata. Non riesce ad andare ad un bancomat, non può telefonare ad un call center perché non capisce come schiacciare i numeri, non prenota visite perché non sa come esprimersi con l'operatore. Ed ha solo 58 anni. Sono anche figlia unica quindi tutto il peso verte su di me, che ho già un lavoro, due figli, un marito ed una casa. Adesso ho un problema, mio marito ha ricevuto un'offerta di lavoro a 500 km da dove siamo adesso e parlandone a noi famiglia piacerebbe trasferirci tutti. Ho paura ad affrontare il discorso con mia madre, lei qui da sola non riesce a stare. Non è stata capace di imparare ad utilizzare un bancomat (uno lo ha perso e un altro lo ha bloccato) come posso pensare di lasciarla qui in città da sola(non ha parenti qui) e come invece posso proporle di cambiare vita a quasi 60 anni (ma di cervello 85)? Più che altro che lei è molto abitudinario, va a lavoro (pulisce le scale), mercato e casa. Poi noi adesso siamo in città, e invece dovremmo trasferirci in un paesino. Non so come fare, dati i suoi problemi mentali. Ma non posso rinunciare alla mia famiglia. Grazie

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Da 2 anni mi son reso conto di non essere soddisfatto della mia vita

Sono sempre stato un ragazzo introverso. Alle scuole elementari e medie però ho sempre avuto molti amici, andavamo a casa uno dell'altro, tornavamo a casa insiemi dopo la scuola, non mancavamo mai ai compleanni ecc. Poi sono andato al liceo e sono iniziati i dolori. Nei 5 anni di liceo ho sempre avuto conoscenze solo nell'ambito della scuola, conoscenze mai tramutatesi in amicizie...fatto sta che finito l'orario scolastico non mi vedevo con nessuno. Le uscite sono sempre state limitate a qualche compleanno o alle gite insieme... Reputo sia stata anche colpa mia perché più volte ed in più occasioni i miei compagni hanno tentato di coinvolgermi in qualcosa , in uscite ma io ho sempre rifiutato. Ciò che mi dispiace è che in più occasioni son passato per uno che se la tira o maleducato, quando invece semplicemente avevo timore di questi eventi. All'ultimo anno poi tutto è peggiorato per una questione familiare e mi sono chiuso ancora di più. Avevo grandi aspettative per l'università, credevo sarei riuscito a superare queste difficoltà sforzandomi di parlare con le persone...ma sbagliavo. Il primo anno ho avuto alcuni compagni di corso ma a causa di uno specifico esame che non riuscivo a superare ho deciso di finire il secondo semestre interamente da non frequentante: di conseguenza ho passato oltre 6 mesi senza parlare con nessuno dei miei coetanei. Tutti intorno a me avevano la propria vita che andava avanti mentre io sentivo bloccato. In ogni caso per la fine dell'anno accademico son riuscito a dare tutti gli esami dell'anno e ho passato l'estate seguente completamente da solo ancora una volta e con la.paura.che l'anno successivo sarei stato completamento solo. Il secondo anno è cambiato qualcosa e ho trovato un gruppetto a cui mi sono aggregato e col quale fino ad oggi mi frequento. Tutto bene quindi? No . Siamo usciti poco in questi 2 anni e sicuramente il covid ha influito ma io percepisco una sorta di distanza tra noi...come fossimo ancora poco più che conoscenti. Al fatto quindi che non mi ritengo pienamente soddisfatto del rapporto che ho con loro, si aggiunge il fatto che ogni volta che mi trovo in una situazione sociale nuova vado in ansia . Rispetto al passato in cui avevo addirittura difficoltà a fare piccole commissioni da solo o a spiccicare semplicemente qualche parola oggi riesco a propormi un minimo ma non riesco mai ad andare oltre una conoscenza superficiale che puoi avere al bar. Chiudo: non mi sento per niente soddisfatto della mia attuale vita. Non mi stimo per niente (e so che tutto viene da qui), non mi piace la mia facoltà (anche se faccio tutti gli esami è una tortura ma non saprei cosa.altro fare sinceramente), non ho amici ne una ragazza con cui passare il tempo e condividere esperienze come si dovrebbe fare alla mia età (ho 22 anni). La mia famiglia si è sempre prodigata con me, ho avuto un'infanzia felice e li amo molto ma sento che oggi tutto ciò non mi basta più. Mi sento come sconnesso dalla mia vita e ho paura di ritrovarmi in giorno senza aver concluso niente. Chiedo un consiglio

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Arrossamenti e vampate di calore quando parlo con qualcuno o quando ci sono persone, ansia.

Buon giorno,Premetto che sono sempre stata una ragazza in adolescenza con la risposta pronta, estroversa, vivace.Poi qualcosa è cambiato e so il perché ma fondamentalmente non ho mai affrontato il problema fino in fondo ma semplicemente l'ho superato andando avanti. Nulla di tragico ma situazioni che per una ragazza allora 18 enne erano importanti. Ad oggi mi trovo ad essere spavalda su alcune situazioni e riuscire a prendere il controllo di me mentre in molte altre mi rendo conto di non riuscire a capire cosa mi stia succedendo. Ad esempio ultimamente se esco da sola e vado per esempio a fare la spesa piuttosto che benzina e ci sono persone a me totalmente estranee che nemmeno mi guardano a me viene ansia, da tremare e non riuscire nemmeno a guidare. La sensazione è quella che tutti abbiano gli occhi puntati su di me anche se so benissimo che non è così. Non mi va di andare in determinati posti e alla fine mi chiudo in casa e per esempio come sabato scorso sono stata tutto il giorno apatica e inerme a letto senza avere nemmeno la forza di farmi una doccia, ci sono giorni che io non metto il naso fuori di casa nemmeno per uscire nel mio giardino. Questo però non mi succede se vado a lavoro, dove arrivo tranquillamente ma se per esempio qualche collega mi parla ingenuamente anche solo chiedendomi come sto o per esempio in pausa alle macchinette ci sono 3 o 4 persone che non mi rivolgono nemmeno parola... io divento rossa in faccia, sento il fuoco esplodere sul mio volto , vampate di calore. Mi sta incominciando a creare un disagio, perché non riesco più ad uscire da sola e perché quando qualcuno mi parla non immagino cosa possa pensare vedendomi diventare rossa peperone.
Grazie in anticipo per la risposta.

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MALATA DEVE CURARE MALATO

Buonasera, ho un disperato bisogno di un consiglio per salvare il mio matrimonio. Io soffro da circa due anni di depressione, per vari trasferimenti non ho mai iniziato una analisi mirata, cosa che incomincerò appena mi stabilizzerò in un posto fisso dove vivere. La mia vita è una lotta continua con me stessa, cerco di dare un senso alle mie giornate creandomi dei paletti fissi come alzarsi, mangiare, andare a lavoro ecc... questo mi aiuta a non pensare perchè appena mi fermo i pensieri prendono il sopravvento e la voglia di farla finita è veramente tanta, l'unica cosa che mi spinge a non fare questo passo è l'amore smisurato che nutro per mio marito ed il dolore che la mia dipartita gli causerebbe. Lui fa un lavoro che lo porta ad affrontare in continuazione un pubblico ma il problema che si sta presentando sempre più insidioso è la sua ansia sociale, questa fobia lo spinge ad odiare il suo mestiere e azzera la sua stima. Lo vedo spegnersi ogni giorno di più, demotivato e senza progetti per il futuro. Non so se sia anche mia la colpa, non so come reagire, cerco di spronarlo e di dargli sostegno mentre io mi sento sempre andare un filino più giù ogni giorno, fingendo sorrisi e nascondendo litri di lacrime. Ho pensato anche di lasciarlo per dargli la possibilità di trovare una persona migliore di me che possa aiutarlo veramente. Io sono disposta a fare di tutto per lui, il problema è che non so come sia meglio agire nell'immediato visto che tra circa un mese e mezzo ha una prova estremamente importante d'affrontare e si è già dato per vinto. Vi chiedo aiuto.

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Perché non riesco a parlare con determinate persone ?

É da tempo ormai che mi capita di non riuscirà a parlare con determinate persone ma non ne ho mai dato molto peso fino ad adesso. La storia é un po' complessa ma cercheró di scriverla in modo più comprensibile possibile....All'inizio di quest'anno scolastico, dopo che ci avevano cambiato tutta la classe causa covid ero riuscita ad adattarmi abbastanza bene ,ero molto più felice degli anni scorsi dove mi sentivo un po' esclusa e non del tutto "presente" nelle relazioni con la classe. L'anno era quindi iniziato nel migliore dei modi!!(non mi ero mai sentita così bene) C'è stato un momento però in cui mi sono accorta di interessante a un mio compagno di classe ( eravamo già compagni da 3 anni ma avevamo iniziato a parlarci seriamente solo adesso...prima non so mi vergognavo molto a parlare con lui, forse perché mi interessava ma questa cosa mi era già passata da un po' quidi il nostro rapporto era del tutto normale. Parlavamo molto). Da quel momento non sono più riuscita a parlarci quando vedevo che entrava in classe cercavo un po' di evitarlo ma lui faceva di tutto per venirmi a parlare come una volta. Le cose sono peggiorate quando mi ha detto esplicitamente che gli piaccio. Adesso é da un paio di mesi che non ci parliamo più, che non riesco proprio neanche a guardarlo in faccia e quando vedo che si siede nelle vicinanze cerco di guardare da un altra parte e non girarmi verso quella direzione. Stessa cosa quando parla cerco di evitare lo sguardo e non rispondo mai. Da quella volta non ci siamo più parlati faccia a faccia solo noi 2 (per fortuna vorrei dire !!). Quindi vorrei sapere se qualcuno più esperto sa cosa mi sta succedendo perché ho questa specie di "blocco"? Mi sono un po' informata su internet e da quello che ho capito ho una specie di ansia sociale ( mi capita di distogliere lo sguardo e sentirmi tutti gli occhi addosso quando magari passo per strada da sola o devo arrivare da un gruppo di persone. Mi capita anche a scuola di non rispondere a determinate domande che so perché ho paura del giudizio dei compagni. Di dare una visione di me sbagliata) ma non so se sia corretta e in qualsiasi caso vorrei capire come eliminarla. Spero di essermi spiegata bene so che sono tanti concetti. Grazie in anticipo.

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Problematiche con i genitori

Slave Ho 25 anni e ho problemi con i miei genitori riguardante la mia passione/sogno. Ho iniziato a studiare conservazione marina in UK l’anno scorso, e quest’anno e l’ultimo anno (e un corso universitario di 2 anni). A me piace viaggiare e il mio sogno e poter diventare un fotografo professionista che lavora per riviste come National Geographic etc. etc. Ed e qui che arriva il problema, io sono dislessico (o molta creatività e sono molto attivo e mi piace sognare molto, come un bambino). Mia mamma sembra quasi che voglia mettermi i bastoni fra le ruote, mi dice che non ho ancora combinato niente nella vita a 25 anni e che ci sono ragazzi della mia età (figli di sue amiche) che invece lavorano e iniziano a mettere su famiglia (e contribuiscono in casa), ed invece io sono lì a credere in un sogno in realizzabili e sono mantenuto (quest’ultima non e proprio vera in quanto lavoro e mio padre mi aiuta solo con l’affitto della camera universitaria). Io un po’ non la biasimo da quando si è separata e mia nonna e morta si sente sola, e quindi ha paura che io la abbandoni iniziando a girare il mondo per lavoro e creandomi la mia vita lontano dal “nido di casa”. Dall’altra parte mio padre, crede leggermente di più in quello che voglio fare, ma il problema è che mi vede ancora come un bambino ed e come se voglia che io non faccia ciò che voglio per non farmi del male (si sa girare il mondo ha i suoi rischi) ma se non si prendono dei rischi non si arriverà mai a nulla. Anche perché sinceramente, lui ha sempre visto la mia dislessia come un handicap e penso che non abbia mai accettato il fatto di avere un figlio dislessico (anche per via di tutti i problemi che ho avuto nella mia esperienza scolastica, bullismo e problemi sociali fino ad una età di 15/16 anni). Io chiedo consiglio per come affrontare il fatto perché questa cosa mi blocca molto, mi crea delle paure in me che fermano la mia voglia di proseguire ciò che realmente voglio fare nella vita. Io so che loro mi vogliono bene, ma devono capire che io non sono più quel bambino che non era capace neanche di farsi degli amici o difendersi dai bulli. E che gli piace o no ma io devo prendere e andarmene dal “nido di casa”, mi scuso se lo chiamo così ma penso sia il giusto termine da usare in questa situazione.

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