Problematiche sociali

Come funziona la mente degli estremisti

10 Novembre 2021

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Come funziona la mente degli estremisti (la fatica di cambiare idea)

 Come funziona il cervello di chi adotta posizioni estreme? Cosa caratterizza la psicologia di un estremista, cioè di  una persona per la quale è tutto bianco oppure tutto nero? Che non ha mezze misure su qualunque argomento ci si trovi a parlare? La scienza se ne occupa e gli studi in questo campo sono diversi.

· Secondo uno studio condotto dall'Università di Cambridge, pubblicato su Philosophical Transactions of The Royal Society, “la mente di un estremista è cognitivamente cauta, lenta nell'elaborare gli stimoli di percezione e con una debole memoria di lavoro”. A questi tratti psicologici si aggiunge una personalità impulsiva, in cerca di sensazioni forti ed esperienze rischiose.

· Un gruppo di ricercatori guidato dallo psicologo Philip Fernbach individua la risposta nella “ignoranza” e cioè’ nella illusione di essere competenti su qualunque argomento di discussione. Questo studio dimostra la grande incompetenza di chi assume posizioni estreme. La stessa persona però messa di fronte alla propria ignoranza prende una posizione più “sfumata”.

 Come ci dicono questi ricercatori il fenomeno è noto in psicologia come “illusione della profondità esplicativa” cioè si ha l’impressione di essere capaci di spiegare molte cose… ma non è così!

Il fatto è che chi ha posizioni radicali difficilmente cambia opinione, anche se messo di fronte all’evidenza, rimanendo inconsapevole della propria ignoranza (effetto Dunning-Kruger). Questo significa che l’estremista continua a cercare informazioni che rafforzano la sua posizione proprio perchè ha una ridotta capacità di mettere in discussione idee che dà per certe, cioè, ad un’idea prestabilita non assimila nuove prove che gli consentano di prendere decisioni più sicure.

È UN PROBLEMA DI METACOGNIZIONE

Conoscenza che si ha della propria conoscenza, quindi su ciò che si sa o non si sa.

La metacognizione è il processo per cui la persona impara a ragionare. Questo processo richiede una costante riflessione.

Chi strilla le sue idee non ha davvero niente di meglio da fare?

· La conclusione a cui sono arrivati i ricercatori del King's College di Londra e della University of Limerick in Irlanda, è che c'è anche un curioso fattore di cui tenere conto: la noia. Chi si annoia facilmente, pare, tende a buttarsi verso gli estremi.

Gli stessi ricercatori hanno rilevato che la noia è associata alla ricerca di un "significato della vita".  Questo significato lo offrirebbero, appunto, le ideologie più radicali, cioè la possibilità di esprimere idee o il far parte di un gruppo politico.

· Un altro studio realizzato dall’Università di Claremont dimostra come “gli estremisti offrano alle persone insicure quelle credenze forti  per costruire la loro identità e dare un senso al mondo che li circonda.

Perché accade questo? Secondo i ricercatori, le posizioni estremiste, proiettano una immagine di “fiducia”, per cui le persone insicure e disorientate trovano nell’estremismo la posizione netta e sicura di cui hanno bisogno.

EDUCARE ALLA DIFFERENZA: QUESTA È LA CURA

La vita è fatta di relazioni: significa che entriamo in contatto con persone diverse da noi, con un’altra identità, un’altra storia, un altro cervello (fortunatamente!) e quindi con un altro modo di pensare.

Siamo tutti diversi e tutti unici, perciò l’incontro con l’altro diventa un arricchimento di conoscenze, di idee, di valori, di scoperte.

L’incontro è imprescindibile dal rispetto: il sentimento di stima e di considerazione della dignità e del valore di una persona.

L’intelligenza rispettosa (Howard Gardner: “Cinque chiavi per il futuro”) ci rende consapevoli delle differenze tra le persone. E’ il modo di pensare di chi accoglie le diversità che esistono tra gli individui e le comunità umane, consentendo la collaborazione per farsi carico delle esigenze di tutti.

Educare alla diversità è compito delle istituzioni, della famiglia e della scuola affinché le differenze fra gli esseri umani non siano un limite ma un valore, perché l’ascolto il dialogo e il confronto alimentino il pensiero critico, creino empatia e, mantenendo la propria individualità ci permettano di collaborare per il benessere di tutti.

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