Psicoterapia
Dott.ssa Lucia Cavallo

Cicatrici d'oro

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell'oro. Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, divent ...

28 Maggio 2019

Psicoterapia
Dott.ssa Roberta Croatti

L'invidia

Quando l’invidia è molto intensa e provoca sofferenza, chiedere un aiuto psicologico può essere importantissimo. Attraverso una psicoterapia si può giungere a comprendere le cause, la ...

23 Dicembre 2018

Psicoterapia
Dott.ssa Roberta Croatti

Il Perdono

Il perdono è un processo che implica la consapevolezza da parte della vittima di aver subito una ingiustizia ma si sceglie volontariamente di superare la vendetta e di porsi in una posizion ...

23 Dicembre 2018

Domande e risposte

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Mio figlio di 10 anni ogni giorno dice di avere dei brutti pensieri, cosa gli sta succedendo?

Buonasera, vorrei sottoporle questo comportamento che da circa un mese manifesta mio figlio di 10 anni. Il mio bambino è introverso, ha difficoltà ad aprirsi subito e di conseguenza non subito riesce ad instaurare rapporti d'amicizia, infatti è stato anche vittima di bullismo e sono dovuta intervenire varie volte per cercare l'aiuto delle maestre e metterle al corrente. Ultimamente man mano che cala la sera, ma capita anche nel pomeriggio, inizia a dire: “mamma ho un brutto pensiero” e l’angoscia prende il sopravvento, quasi sempre inizia a piangere. I brutti pensieri sono ad esempio: "mamma nella mia mente immagino di aggredire qualcuno ma io non lo farei mai", sono quasi tutti pensieri aggressivi che ha, ad esempio che possa succedere qualcosa a me, o alle sorelle o che addirittura il male possa esserci fatto direttamente da lui, il tutto piangendo. Una volta che ce ne ha parlato è come se si liberasse ma il giorno dopo siamo punto e daccapo. Cosa succede al mio bambino? devo preoccuparmi? grazie mille

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Non riesco a condividere le mie emozioni, nemmeno col terapeuta

Gentili dottori, sono una ragazza di 22 anni, da ottobre ho ripreso un percorso di terapia iniziato anni fa in cui le sedute erano monologhi, il terapeuta parlava e io ascoltavo, provava a farmi delle domande ma io niente, non riuscivo a rispondere a domande che riguardassero la mia sfera personale, le uniche domande a cui rispondevo riguardavano la scuola. Ancora oggi mi sento bloccata, anche se le cose vanno leggermente meglio rispetto al passato, si tratta cmq perlopiù di monologhi. Vorrei provare a "riassumere" la mia storia: Ho deciso di tornare in terapia perché anni fa la cosa che volevo di più era liberarmi degli attacchi di panico e non c’era la consapevolezza di che cosa mi facesse stare male, ricordo solo che dopo i primi attacchi di panico le cose che mi spaventavano di più erano la morte e le malattie (c’era la mamma di una mia compagna di classe delle elementari che aveva un tumore). Poi queste paure le ho un po’ superate ma gli attacchi di panico erano rimasti e io continuavo a non avere la consapevolezza perché alla fine che cosa mi mancava? Avevo due genitori che mi volevano bene, una famiglia normale sicuramente non siamo perfetti ma se ho bisogno di qualcosa loro per me ci sono (e io per loro) e che non mi facevano mancare niente a livello economico, non avevo vissuto nessun dramma (pensavo sempre che nella vita ci fossero cose peggiori: avere i genitori separati, oppure penso a malattia, abusi, violenze … e io non avevo vissuto niente di tutto questo), quindi il mio malessere mi faceva e mi fa sentire come se la mia fosse ingratitudine per ciò che la vita mi ha donato per questo non riesco e non sono mai riuscita a confidarmi con nessuno e ad esprimere le mie emozioni/opinioni (anche con il terapeuta). Ogni volta che qualcuno mi racconta qualcosa penso sempre che i miei problemi a confronto non siano così gravi, anzi li trovo banali rispetto a quelli che vivono i miei coetanei/amici e tutte le altre persone, mi vergogno di stare male per certe cose quando so che c'è di molto peggio. Anni fa con la terapia ho cominciato a vedere cose che forse erano già dentro di me ma avevo paura di vedere: non accettavo il mio fisico, e i miei rapporti erano tutti formali e che forse qualcosa con mia madre/genitori non ha funzionato (sicuramente non per cattiveria, sono consapevole che loro abbiano fatto del loro meglio ma non sempre si riesce bene). Ma io preferivo fare finta di niente, il pensare queste cose mi faceva stare ancora più male. Ho smesso la terapia e finché le cose andavano avanti velocemente e io non ci pensavo ma appena il ritmo rallentava sentivo che c'era qualcosa che non andava. Nel periodo successivo in cui ho smesso le sedute ho seguito (e sto ancora seguendo) una dieta (è stato difficile perdere peso, ad oggi ho perso 6kg e mi vedo e mi sento meglio con il mio corpo anche se non sono ancora soddisfatta…) e pensavo che andando all’università le cose sarebbero cambiate, avrei trovato una nuova compagnia, delle amiche che mi avrebbero apprezzato per quello che ero (senza cercarmi solo per interesse) e magari un fidanzato o qualcuno che si interessasse a me. Invece, non è cambiato molto, gli attacchi di panico sono spariti e da una parte mi sento molto meglio ma io mi sento cmq infelice e quindi ho preso coraggio e ho deciso di riprendere la terapia. Ho 22 anni e sento di non avere ancora iniziato a vivere e questo mi preoccupa tutti procedono con la propria vita, riescono a trovare amici, a trovare un compagno, vanno a vivere da soli, si trasferiscono… e io? Io sono sola, non esco mai con amici, bar, pub etc. esco solo con miei genitori. Tutti i giorni sono sempre uguali per me. Mi sveglio con il pensiero dello studiare, ed è questo ciò che faccio tutto il giorno. Questa cosa è molto frustrante per me, vedo tutti quelli della mia età studiare, uscire e fare mille attività e poi ottenere voti altissimi. Desidererei poter avere rapporti sociali più appaganti, vengo sempre esclusa, dimenticata, emarginata. Non so creare rapporti e quelle poche volte che ci riesco non li so mantenere. Sono abituata a tenermi tutto dentro, non riesco mai a parlare delle mie emozioni con nessuno. Mi sento vuota, mi sento come se non avessi niente da dare. mi ritrovo in quel vuoto, in quell’esigenza di piacere prima di tutto a qualcun altro per riuscire a piacere a me stessa. Penso di avere scarse abilità sociali: non so esprimere la mia opinione perché ho paura di dirla nel modo sbagliato/ferire l’altro, non so gestire le critiche/ i rimproveri … Sento di essere rimasta indietro. Mi mancano tante competenze non acquisite, non mi piace andare a ballare, mi mancano delle esperienze di vita in generale, infatti quando escono discorsi su storie d'amore ed esperienze in generale passate, taccio perché io non ho mai avuto un fidanzato e questa cosa mi blocca e mi fa vergognare tantissimo. Sento di non avere nulla di particolare da dire o da dare agli altri. Sento che mancano sostanzialmente i contenuti da condividere. Vorrei essere più comunicativa e intrigante. Vorrei fare sempre la cosa giusta, dovrei lasciarmi andare. Vorrei avere l’atteggiamento giusto per fare tutto al meglio. La monotonia mi spaventa, ho bisogno di avere sempre nuovi stimoli e invece la mia vita è così vuota. Insomma, vorrei imparare a conoscermi, vorrei capire il perché di tanti miei comportamenti, dei miei stati d'animo, delle mie paure...vorrei vivere senza queste, vorrei saper gestire meglio le situazioni e soprattutto le relazioni, vorrei essere più sicura di me. Sono una ragazza piena di curiosità, di voglia di vivere e invece mi perdo, mi privo, mi blocco, mi spavento, mi reprimo. Io non conto niente, sono tutti migliori di me. Scusate per la lunghezza del mio messaggio ma almeno qui riesco a liberarmi, ci sarebbero altre cose da dire ma è impossibile scrivere tutto… Vorrei trovare una via d’uscita, secondo voi è possibile?

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E' un atteggiamento giusto? Un atteggiamento sano?

Salve. Penso che il mio terapeuta provi attrazione sessuale/interesse nei miei confronti. E' sposato, sia chiaro e questo discorso tra me e lui c'è già stato ma non c'è stata risposta. Mi ha detto che un rifiuto o 'dire di si' ad un paziente, sono dannosi allo stesso modo. Da quella seduta ha cambiato il suo atteggiamento. Lui mi messaggiava sempre quasi tutti i giorni, su whatsapp, instagram, mi diede il suo numero privato e spesso le conversazioni cadevano in cose che potevano far pensare altro. E' la mia prima terapia e non ho parenti né amici che si sono rivolti ad un terapeuta, quindi non saprei fare un paragone (per quanto si possa.) Sono atteggiamenti normali? Aspetto sue

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Non riesco ad affrontare la terapia

Buongiorno, Sono una ragazza di 22 anni, ho deciso di iniziare un percorso di psicoterapia perché sono consapevole di averne bisogno. Il problema è che non riesco ad aprirmi con lo psicoterapeuta (in realtà con nessuno), tengo sempre tutto dentro. Durante la settimana penso costantemente alle cose che vorrei affrontare ma poi durante la seduta ho proprio un blocco, non riesco a parlare, non so spiegare cosa mi succede… mi vergogno, ho paura di scavare dentro di me, ho paura di scoprire di essere pazza o depressa… Durante la seduta penso alle cose che vorrei dire ma non riesco a farle uscire fuori, mi scendono le lacrime ma cerco di trattenermi, in realtà vorrei piangere a dirotto perché le cose che mi vengono in mente mi fanno soffrire e io non riesco a dirle. Se parlassi è come se le mie paure acquisterebbero concretezza, è come se uscisse fuori la verità ma io non riesco a dirla ad alta voce perché mi fa paura, non riesco ad accettarla e quindi rimane tutto bloccato nella mia mente. Quando penso alle cose che vorrei affrontare in questo percorso di psicoterapia mi vengono in mente tante cose: vorrei dirgli che da un po’ di tempo non ho più attacchi di panico e questo mi fa sentire più serena e mi fa stare meglio fisicamente, non ho più paura di andare in certi posti, non ho più paura che mi venga un attacco di panico anche quando sto bene ma nonostante questo mi sento insoddisfatta e infelice. Durante questo percorso voglio capire perché le mie relazioni sono tutte superficiali, perché non ho mai avuto un fidanzato (e perché nessun ragazzo mi ha mai guardato), perché non riesco ad avere delle amicizie vere. Voglio capire se desidero davvero continuare l’università o se lo sto facendo perché lo vuole mio padre o perché ho paura di dover affrontare un colloquio (e penso di non essere in grado di farlo). Voglio capire perché ho rimosso alcune cose del mio passato, poi voglio capire se il rapporto con mia madre possa avermi creato dei problemi, voglio imparare a conoscermi, voglio capire perché non ho più interessi e ambizioni… Mi sento ogni giorno più vuota e sola. La monotonia mi fa paura. Il tempo passa in fretta e non sto concludendo niente, questo mi spaventa. Vedo gli altri andare avanti con la loro vita: riescono a trovare amici, a trovare un fidanzato, si sposano, vanno a vivere da soli, si trasferiscono…e io? Non so cosa voglio.

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A.C.T. a genova

Sto cercando una psicoterapeuta (donna) che abbia formazione in Acceptance and Commitment Therapy a Genova

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Relazione terapeuta-paziente, non so cosa fare

Buongiorno, sono una ragazza di 23 anni e ho iniziato un percorso con una psicoterapeuta circa 2 anni fa dalla quale mi ero rivolta su consiglio, a seguito di una relazione finita male e anche per problemi miei di gelosia e possessività. Ci ho messo molto tempo a fidarmi di lei e ad aprirmi e per mesi non ci riuscivo e lei mi ha sempre detto che ero molto chiusa, ma col tempo le cose sono migliorate molto. Finché di recente ho cominciato a stare male e ad avere angoscia tanto che non torno da circa due mesi. Una parte di me vorrebbe tornare perché ho interrotto bruscamente la terapia, ma dall’altra parte sto troppo male e non riesco ad affrontarla. Tutto questo anche perché la terapeuta ha avuto atteggiamenti a mio parere strani e comunque forse non i più giusti per il mio caso. E circa i quali vorrei un parere. Da un certo momento della terapia ha cambiato atteggiamento completamente, diventando più dolce, affettuosa ecc. dicendo che si sentiva di “accogliermi”. Mi ha chiesto tre volte in sedute distanziate nel tempo se mi poteva abbracciare. La prima volta non l’ha fatto dicendo che comprendeva fosse troppo per me. Le altre due volte si (seppur a seguito di argomenti un po’ più dolorosi che abbiamo trattato). Di cui l’ultima siamo rimaste abbracciate parecchi minuti, cioè per una parte della seduta e non si staccava da me (non saprei dire per quanto di preciso) tanto che io ho continuato a parlare mentre mi abbracciava. Io già al termine di quella seduta le dissi che ero un po’ sconvolta da questo e imbarazzata. Da lì sono stata sempre peggio anche perché mi sento sempre più dipendente da lei e glielo ho sempre fatto presente, ma mi da risposte vaghe. Lei dice di avermi abbracciato perché se lo sentiva e dice di non aver riflettuto prima su ciò che stava facendo e non mi da molte altre spiegazioni. Inoltre mi dice cose tipo ci tengo a te e ha detto anche che mi vuole bene. Una volta mi ha detto di avermi risposto ad un messaggio solo perché ero io. E a seguito di una mia contestazione sui suoi comportamenti ha detto che anche in una relazione così ci può essere affetto. Ciò che peró più mi fa riflettere e mi preoccupa è soprattutto il fatto che mi ha detto che secondo lei soffro un po’ di dipendenza affettiva e questo me lo ha detto prima di tenere tutti questi comportamenti/ parole. Addirittura io le avevo fatto presente (sempre prima) che la vedevo come una figura che un po’ sostituiva i miei genitori, con cui non ho mai avuto un gran rapporto (lei lo sa bene ne abbiamo parlato ovviamente). Per cui questi suoi comportamenti temo mi abbiano danneggiato ancora di più, aumentando la mia dipendenza (da lei in questo caso). Ora non riesco più a tornarci e sto molto male anche perché mi sento abbastanza persa e sola. Le ho fatto presente tutto arrabbiandomi un po’ e lei è tornata fredda e sembrava quasi infastidita come se non sapesse come comportarsi o ci fosse rimasta male e io mi sono sentita abbandonata. Dubito per questo che sia in grado di gestire la situazione e non trovo molto corretti questi suoi atteggiamenti soprattutto alla luce del problema che mi ha riscontrato. Non so proprio come fare a gestire la situazione.

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Boderline e narcisisti: come venirne fuori?

Buongiorno, Ho 34 anni e da alcuni anni cerco di uscire da un loop che sembra non aver fine. Infatti è da circa 10 anni che non riesco ad avere una relazione stabile con un uomo "normale". Sono una calamita per narcisisti e di recente ho scoperto che una persona che avevo iniziato da poco a frequentare, presenta molti dei tratti di una persona borderline. Mi ha inizialmente idealizzata come la donna della sua vita, dichiarandosi dopo poco tempo innamorato, dicendo che ero la sua metà e che voleva un figlio con me. Alternava momenti di dolcezza in cui mi diceva espressamente di volere dolcezza da parte mia (secondo lui la migliore qualità di una donna) per poi sparire giorni o settimane. Oppure al telefono mi aggrediva verbalmente senza motivo, accusandomi di non amarlo, di voler essere rincorsa e di aver fatto o detto cose che non stavano nè in cielo nè in terra. Mi diceva che tante donne lo volevano e che lui voleva me, quasi facendomi sentire in colpa perchè non ricambiavo ciò che lui provava verso di me. Capitava spesso che io gli chiedessi o dicessi delle cose e che lui mi rispondesse con altre; che cambiava argomento ecc. quando lui aveva tempo da dedicarmi io dovevo (secondo lui) lasciar perdere quello che stavo facendo e dar retta a lui, assecondarlo. Era cosciente di esser a volte scostante ma che a differenza delle altre donne io ero intelligente...e avevo capito che lui scappava perchè spaventato e via dicendo... Questa volta pensavo di aver trovato un uomo "sano" e invece... mi son dovuta ricredere. Sono riuscita a ignorarlo anche se lui continua a contattarmi scrivendomi che gli manco. So che ha avuto un'infanzia difficile ma non per questo voglio giustificare o fare la crocerossina della situazione (come ahime ho fatto in passato). Quello che forse più mi tormenta è capire perchè, nonostante l'esperienza e il mio sesto senso nel riconoscere questi soggetti, io ne venga cmq attratta e continui ad attrarli a me. Tutto ciò mi lascia dentro un grande vuoto e un senso di fallimento perchè non riesco a stabilire una relazione sana. Mi fa sentire stupida e mi porta a chiudermi anche verso nuove conoscenze perchè ho paura di incappare nell'ennesimo caso umano e di sprofondare in un baratro da cui ho paura di non riuscire a venire fuori ...

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Voglio continuare la Psicoterapia ma i miei non vogliono.

Gentili dottori /dott.sse, sono una ragazza di circa 21 anni e un anno fa ho iniziato una psicoterapia + terapia farmacologica presso uno studio con una psicoterapeuta e uno psichiatria perché sto soffrendo di depressione. I miei genitori hanno acconsentito soltanto perché ero arrivata ad un livello grave, quasi vegetativo.. Avevo pensieri suicidi di continuo. Tuttavia, questo non è stato sufficiente a far capire che la mia terapia dovesse continuare con costanza, mentre per pregiudizi e false credenze dei miei, pensavano che sarebbe bastato un mese a rimettermi in forze e riprendere a studiare (oramai abbiamo appurato con la dottoressa che effettivamente a loro interessa la mia performance) Io sono arrivata ad un punto in cui, non mi frega più nulla di cosa pensino di me, io proseguo la terapia perché sono seguita da due professionisti veramente bravi. Sono migliorata e mi sento salva. Ma non sono totalmente ripresa e credo di aver bisogno di ancora un periodo di terapia.. I miei invece premono, premono affinché interrompi la terapia farmacologica e quella psicoterapeutica, nonostante abbia spiegato molte volte che non funziona così e nonostante gli incontri di famiglia con i due dottori. Adesso, io sono certa che se non mi sentissi dipendente da loro economicamente (vado con frequenza settimanale e quindi capite che il costo è sostanzioso) potrei continuare anche senza il loro permesso, visto il livello di frustrazione a cui sono arrivata. Ma io studio, sono totalmente impegnata nello studio e ho molti esami indietro perché appunto lo scorso anno non ero in condizione di studiare né di fare niente. Ora sto studiando, ma per recuperare non posso permettermi di lavorare ed arrivare a 400 euro per pagarmi la terapia, e credo possa essere una lotta convincere i miei anche a farmi fare un lavoro. Sono in un campo minato. Mi chiedo quindi, c'è qualche agevolazione per una 21enne che permette di continuare economicamente la psicoterapia? Io ho l'ISEE familiare altissimo, non posso ricevere borse di studio in alcun modo perché economicamente stiamo bene, ma per i miei credo che l'interruzione della terapia sia più una questione di principio che di soldi. Questa cosa non mi fa dormire la notte.

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