Domande e risposte

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Quanto influisce l'esperienza del terapeuta nella riuscita della terapia?

Quanto influisce l'esperienza del terapeuta nella riuscita della terapia? Ho già fatto terapie in passato con terapeuti agli esordi con fascia di prezzo bassa (50 euro per seduta) e con la maggior parte non ho grandi risultati, viceversa ho fatto alcune sedute mirate con un terapeuta esperto (70 per seduta) e ha subito inquadrato problemi e possibili soluzioni da mettere in pratica. Potendo vorrei risparmiare, ma mi chiedo se ne valga la pena.

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Terapia sistemico-familiare e disturbi d'ansia

Una terapia di questo indirizzo si concilia con i disturbi d'ansia? Soffro di fobia sociale, ansia anticipatoria ed evitamento, ma ho anche vissuti di conflitti familiari, in particolare con mio padre e difficoltà relazionali. Sono un ragazzo e ho 29anni. Mi chiedo se nel mio caso sia più indicato un terapeuta uomo o donna

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Setting terapeutico

Buongiorno
sono una persona che è alle prese con una relazione terapeutica dove il setting imposto dalla terapia gli va stretto.
La terapia è solo ed esclusivamente un rapporto professionale. Dove un/a professionista definisce delle regole “setting” e il paziente che si senta a suo agio o meno deve adeguarsi. Il che ci può stare e’ il paziente ad avere bisogno del professionista. Quindi la flessibilità è richiesta al paziente.
Adeguarsi alle regole può starci ma vedo veramente critico fidarsi è co affidarsi. Più passa il tempo più sento il/la professionista una persona, la seduta un luogo, dove aprire e chiudere porte e argomenti, definire dei confini dei limiti che permettano di chiudere degli argomenti per risolvere singoli problemi e arrivare a degli obbiettivi.
Sarà un mio limite, voglio vedere il mio problema la mia difficoltà dagli occhi di un professionista non i miei di paziente. Tuttavia per come sono fatto penso che solo un ingenuo può pensare di fidarsi. A livello istintivo e razionale non mi viene da fidarmi co affidarmi ne da parlare dei dubbi difficoltà. Sono una scatola ben chiusa sigillata.
Ma Io stimo apprezzo il/la professionista ma non riesco a comunicare e fidarmi. Fidarmi perché nn mi fido in generale di nessuno e comunicare perché parlare nella relazione non è il mio punto forte.
Parla del “setting” mentre personalmente lo detesto. Apprezzo le regole Sono necessarie ma queste non vogliono dire veramente un @@@@@. Questo dannato setting terapeutico mi fa sentire un autentico incapace, di far funzionare la relazione di stare nella relazione di progredire e comunicare. Non so dire se sono più frustrato con la rigidità della professionista o con me stesso per non trovare la strada per comunicare in maniera efficace. Non riesco a razionalizzare la situazione è trovare la strada la soluzione. Continua a ripetere delle frasi “ne parliamo in seduta” , “la seduta si fa in presenza” mi sento impotente nel gestire la relazione. Mi domando e vi domando ci sarà un modo di usare i limiti i vincoli i problemi che il setting porta a mio vantaggio? Non vedo l’utilità del setting nella terapia di questo. Ammetto sicuramente è per mia ignoranza ma mi va stretto come la fiducia nel terapeuta per responsabilità mia difficoltà mia non riesco a crearla per quanto mi impegno. La cosa che mi manda avanti è che la terapia è utile lo so. Devo solo trovare la strada corretta per riuscire. Ma da solo il/la terapeuta non può fornirmi alcun contributo in ciò.
Ps.: con questo non sto assolutamente svalutando il/la professionista è il suo operato e contributo, anzi è capace e in gamba. Ma se devo fidarmi di qualcuno mi fido di me stesso.
Grazie per le risposte e del vostro tempo.SalutiSB

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Terapia/Cattivo Paziente

Buonasera,
vi scrivo per avere un confronto professionale sulla terapia e relazione terapeutica. Inerente ad una difficoltà che come paziente riscontro in seduta. Probabilmente sono un cattivo paziente potrebbe essere. Sicuramente sono curioso e tenace. Finche non ho compreso il motivo, non demordo e continuo a cercare di capire. Come e cosa cambiare del sottoscritto.
Sono in seduta per cambiare per divenire consapevole. Ma per farlo devo capire il motivo devo razionalizzare qualcosa che mi fa stare male (parlare) e dare un significato (sul perché lo scrivere non va bene). Senza comprendere è impensabile per come sono fatto, darsi una meta un obbiettivo da aggiungere. Stare in seduta e parlare.Non è oggetto di discussione il professionista. Trovo difficoltà nel modo scelto per perseguire la terapia: il parlare in seduta in presenza. Mi va molto stretto. Tuttavia riconosco ad ognuno la sua professione. Motivo per cui sono qui con voi. Voglio cambiare ma per farlo devo capire.
Probabilmente la difficoltà dipende da un mio limite personale. Non mi sento a mio agio a parlare in generale a maggior ragione in seduta. Prediligo lo scrivere come forma di comunicazione efficace. Non lo metto in dubbio di essere un cattivo paziente una seccatura una spina nel fianco nella relazione terapeutica. Ma sono qui per pendere consapevolezza dove sbaglio e collaborare in maniera più efficace con il mio terapeuta.Ho provato a esprimere i dubbi ma il risultato è stato peggiorativo. Da li ho capito che in terapia i dubbi me li tengo per me.
So di essere tenace cocciuto, testardo, de coccio. Alle volte credo che il professionista mi vorrebbe dire.: Ascolta non ti sei ancora stancato di chiedere ..... Il professionista con cui collaboro è capace, disponibile a modo suo e come vuole lui e dove vuole lui, Lo rispetto perché ne io ne lui molliamo di un cm. Tuttavia è fermo sulle sue idee. Mi ripete "La terapia non si fa via mail ma solo vis to vis". Ok questa è la regola mi adeguo. Fra me e me mi dico : "ma che due palle... ".
Vorrei capire perché mi mette sempre in un angolo del ring sapendo che questo comporta frustrazione e paura e timore. Mi mette in difficoltà volontariamente. E' come patire sapendo di avere una ruota bucata.Non capisco il motivo del suo operato. Dico comunicare è comunicare, Se come paziente dico chiaramente che a parlare vis to vis sono incapace imbranato, in difficoltà ci sto male. Perché il professionista insiste nel voler seguire un percorso sapendo già che metti in difficoltà il paziente? A che pro? Sei consapevole che fai star male una persona.
Vorrei con il vostro contributo capire da una prospettiva diversa dalla mia dove sbaglio approccio. Il perché lo scrivere usare la mail come strumento per fornire supporto psicologico non va bene?
Vi auguro buona serata e ringrazio coloro che risponderanno.

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Fiducia e Relazione terapeutica

Buongiorno,
Il tema che portò in evidenza è “La relazione terapeutica”. Non capisco perché la mia terapeuta mi metta in difficoltà volontariamente. Mi parla che devo avere fiducia nella relazione in lei che devo aprirmi che la terapia si fa in presenza (è una fissa sta cosa della presenza) ma poi mi mette all’angolo del ring e mi colpisce. Sento il lei una totale rigidità e silenzio. Mancanza di confronto e dialogo. Io sono il paziente io sono colui che ha bisogno e son fatto male è chiaro il messaggio. Lei lavora così per cui o mi adeguo o mi cerco un altro terapeuta. Ma dico non è che perché una cosa è difficile si molla. Ma scherziamo.... e poi la stimo è una professionista de coccio!!!!! E io non sono da meno.
Mi sono aperto evidenziando gli aspetti che non so gestire. I miei limiti e difficoltà. E lei mi sta mettendo in difficoltà proprio su tali aspetti. Sono incazzato con i miei limiti frustrato dalle regole imposte dal setting ma determinato a non mollare.
Non critico le regole del setting, della relazione ma voglio capirne il motivo perché agisce così.
Sono consapevole che già di mio faccio una fatica enorme nel dare fiducia nell’aprirmi. La terapista ai miei occhi si sta dando da fare per mettermi in ginocchio. Mi fa star male. Non mi ascolta per per nulla e va dritta per la sua strada.
Non capisco il perché agisce così è cosa posso fare per creare la fiducia. Sono io che non sono capace di stare nella relazione terapeutica? Sono io che sbaglio approccio nei confronti della terapeuta? Mi domando sono un pessimo paziente perché non riesco a fidarmi della terapeuta e non comprendo le sue azioni? Di mio ho un grosso difetto, non riesco a essere statico nella relazione con la terapeuta; sbaglio faccio errori ma voglio essere parte attiva nella relazione. Meglio chiedere perdono che permesso.
Ringrazio coloro che vorranno rispondere.

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Informazioni su psicoterapia

Ai gentili professionisti che leggeranno: Sono un ragazzo alla soglia dei 30 anni, con problemi della sfera ansiosa e relazionali.Studente di lingue in triennale (seconda laurea) fuori sede in una città che medita di cambiare. Ho intenzione di iniziare un percorso psicoterapeutico a lungo termine, che rispecchi le mie esigenze (possibile trasferimento, disturbi della sfera ansiosa e relazionali, necessità lavorative di contatto con la gente) 1. Come scegliere bene psicoterapeuta e orientamento psicoterapico? A quali fattori devo dare più importanza? 2. Cosa succede se si cambia terapeuta dopo qualche mese e cosa invece se si cambia dopo, ad esempio, due anni? 3. Cambiamenti realizzabili: quali sono i limiti della psicoterapia? Da introverso e sociofobico si può diventare abbastanza a proprio agio per lavori che richiedono il parlare in pubblico? 4. Come avere cambiamenti stabili nel tempo? Ho fatto altre terapie e dopo averle lasciate ho avuto delle ricadute 5. Terapia online: consigliata? 6. E' sbagliato parlare con amici e parenti degli argomenti discussi in terapia? Ringrazio coloro che risponderanno.

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Mancanza di sentimenti e manipolazione

Salve a tutti ho 25 anni e mi chiamo Davide, in età adolescenziale ho ricevuto per molto tempo abusi prese in giro e bullismo e tutto accompagnato da una situazione familiare non facile ( padre anafettivo e violento verbalmente e madre sottomessa) sono cresciuto con un forte desiderio di far parte di un gruppo e di amare , cosa che per un motivo o quell’altro mi è sempre stata negata sia dalle ragazze che dagli “amici” , intorno ai 20 anni perdo completamente ogni sentimento e divento apatico ma il mio narcisismo cresce sempre di più bisogno costante di essere al centro dell’attenzione, aggressività non fisica ma sicuramente verbale costante bisogno di cambiare ragazza (sono arrivato ad averne anche 5 nello stesso momento ) ed enorme senso di solitudine, soffrivo quando una delle mie tante “prede” mi lasciava, ma non per amore, ma semplicemente per l’orgoglio ferito sopratutto quando era una donna di valore, si può dire che io non mi sia mai veramente innamorato ne ho mai provato un vero e puro rapporto d’amicizia anche se sforzandomi in tutti i modi, per i primi 4 anni è andata benone non soffrivo non avevo pentimento non avevo amici è vero ma questo poco mi importava, è da poco tempo sopratutto dopo aver perso una persona veramente splendida nella mia vita (mi sentivo con altre) che per la prima volta nella mia vita ho provato autentico pentimento, ovviamente questa persona per il suo benessere se ne è andata da me e non la biasimo, io vorrei cambiare ma non trovo il modo di poterlo fare per quanto ci provi non ci riesco

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Era un narcisista?

Salve, ho passato gli ultimi 6 anni con un uomo che me ne ha fatte vedere veramente di tutti i colori; quando abbiamo iniziato a frequentarci mi ha raccontato cose che poi non erano vere e aveva varie relazioni tenute a distanza tra cui io. A tratti mi lasciava perché non sicuro di ciò che voleva per poi scoprire che in quegli stacchi vedeva l altra o l altra ancora addirittura la ospitava a casa perché non viveva in zona e come se ne andava tornava da me con nuove promesse e prese di coscienza, questo per circa 2 anni e mezzo poi sembra che da tre anni in qua abbia condotto una vita lavoro suoi figli ed io perché passava la maggior parte del tempo con me.Non nego anche grandi aiuti economici ma grandi sofferenze perché è una persona poco empatica egoista e spesso ha approfittato delle mie condizioni al tempo precarie finanziariamente parlando per promettere cose che poi manco a fatto.Verso la fine dell anno I rapporti si erano un po' raffreddati e anche sessualmente non per volontà sua ci eravamo molto allontanati anche se praticamente vivevamo insieme,a gennaio visto che era veramente assente dedito solo al suo lavoro e la sera il tempo di cenare poi si addormentava sul divano gli ho detto che così non andava bene perché eravamo tipo due sposati da 50 anni e lui mi ha detto che qualcosa gli si era rotto e che non provava più per me ciò che provava prima. C'è da dire che in questi sei anni ha praticamente fatto tutto lui, se ne andava e tornava, passava dal non sono innamorato al non posso stare senza te,al non voglio vivere con te al compriamo casa. Insomma da gennaio è andata sempre peggio perché poi più lo vedevo distante e scoglionato e più mi allontanava anche perché il fatto che gli facevo notare cose che faceva non belle verso di me lo facevano incavolare e come per punizione magari faceva pure peggio.. Poi un piccolo avvicinamento di qualche ora un giorno e un rapporto sessuale che serviva forse più a lui che a me per poi scoprire che aveva ricominciato con i social nel senso che dopo una delle sue cazzate mi aveva promesso che non sarebbe più andato su fb e invece ho scoperto casualmente che aveva un nuovo profilo fatto una settimana prima. Mi son sentita usata. Credo che in fondo non sia mai cambiato ma sono io che anni fa lo controllavo ossessionata dai vari tradimenti e adesso da un anno circa per proteggermi non ho più voluto guardare.Lui è un traditore bugiardo e vigliacco e mi rendo conto che mi direte che ci sei stata a fare ma forse più che amore a un certo punto è diventata dipendenza affettiva e sicuramente anche io ho i miei tasselli di vita da mettere a posto con uno psicoterapeuta. Dopo anni però riesco a gestire meglio la situazione prima davvero ero ossessionata adesso sento un senso di vuoto anche se l ho lasciato io ma sento che va bene così solo che ho paura come uno che accende la miccia di una bomba e si fa piccolo piccolo in attesa che scoppi.. Ho paura che arrivi da un momento all altro..È vero che si è dato alle nuove conoscenze su fb e forse sono solo io che l ho scoperto adesso ma se ce una cosa che ho capito è che torna sempre anche quando la sera prima era a letto con un altra,senza scrupolo e senza vergogna magari la segna nel telefono con il nome di un uomo come ha già fatto ma da me torna sempre. È riuscito a farmi tirare fuori comportamenti che non avrei mai immaginato e anche poco dignitosi o fuori di testa,a volte facevo fatica a riconoscermi ma i tradimenti, le bugie,le frasi come quelle dell ultima settimana : Conti il giusto.Non ti amo.Se vuoi andare vai.
Dopo che mi ha pregato e supplicato di non lasciarlo perché senza me non c'è l avrebbe fatta ti lasciano spiazzato.. Chi cacchio sei dei due????????Detto questo mi sono documentata e credo che sia un narcisista perverso o quanto meno ne ha moltissimi tratti ma non so come comportarmi per buttarmi veramente alle spalle tutto questo perché sarà folle ma una parte di me lo teme e una lo vorrebbe. Grazie a chi risponderà

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