Psicoterapia
Dott.ssa Lucia Cavallo

Cicatrici d'oro

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell'oro. Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, divent ...

28 Maggio 2019

Psicoterapia
Dott.ssa Roberta Croatti

L'invidia

Quando l’invidia è molto intensa e provoca sofferenza, chiedere un aiuto psicologico può essere importantissimo. Attraverso una psicoterapia si può giungere a comprendere le cause, la ...

23 Dicembre 2018

Psicoterapia
Dott.ssa Roberta Croatti

Il Perdono

Il perdono è un processo che implica la consapevolezza da parte della vittima di aver subito una ingiustizia ma si sceglie volontariamente di superare la vendetta e di porsi in una posizion ...

23 Dicembre 2018

Domande e risposte

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Non riesco ad affrontare la terapia

Buongiorno, Sono una ragazza di 22 anni, ho deciso di iniziare un percorso di psicoterapia perché sono consapevole di averne bisogno. Il problema è che non riesco ad aprirmi con lo psicoterapeuta (in realtà con nessuno), tengo sempre tutto dentro. Durante la settimana penso costantemente alle cose che vorrei affrontare ma poi durante la seduta ho proprio un blocco, non riesco a parlare, non so spiegare cosa mi succede… mi vergogno, ho paura di scavare dentro di me, ho paura di scoprire di essere pazza o depressa… Durante la seduta penso alle cose che vorrei dire ma non riesco a farle uscire fuori, mi scendono le lacrime ma cerco di trattenermi, in realtà vorrei piangere a dirotto perché le cose che mi vengono in mente mi fanno soffrire e io non riesco a dirle. Se parlassi è come se le mie paure acquisterebbero concretezza, è come se uscisse fuori la verità ma io non riesco a dirla ad alta voce perché mi fa paura, non riesco ad accettarla e quindi rimane tutto bloccato nella mia mente. Quando penso alle cose che vorrei affrontare in questo percorso di psicoterapia mi vengono in mente tante cose: vorrei dirgli che da un po’ di tempo non ho più attacchi di panico e questo mi fa sentire più serena e mi fa stare meglio fisicamente, non ho più paura di andare in certi posti, non ho più paura che mi venga un attacco di panico anche quando sto bene ma nonostante questo mi sento insoddisfatta e infelice. Durante questo percorso voglio capire perché le mie relazioni sono tutte superficiali, perché non ho mai avuto un fidanzato (e perché nessun ragazzo mi ha mai guardato), perché non riesco ad avere delle amicizie vere. Voglio capire se desidero davvero continuare l’università o se lo sto facendo perché lo vuole mio padre o perché ho paura di dover affrontare un colloquio (e penso di non essere in grado di farlo). Voglio capire perché ho rimosso alcune cose del mio passato, poi voglio capire se il rapporto con mia madre possa avermi creato dei problemi, voglio imparare a conoscermi, voglio capire perché non ho più interessi e ambizioni… Mi sento ogni giorno più vuota e sola. La monotonia mi fa paura. Il tempo passa in fretta e non sto concludendo niente, questo mi spaventa. Vedo gli altri andare avanti con la loro vita: riescono a trovare amici, a trovare un fidanzato, si sposano, vanno a vivere da soli, si trasferiscono…e io? Non so cosa voglio.

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A.C.T. a genova

Sto cercando una psicoterapeuta (donna) che abbia formazione in Acceptance and Commitment Therapy a Genova

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Relazione terapeuta-paziente, non so cosa fare

Buongiorno, sono una ragazza di 23 anni e ho iniziato un percorso con una psicoterapeuta circa 2 anni fa dalla quale mi ero rivolta su consiglio, a seguito di una relazione finita male e anche per problemi miei di gelosia e possessività. Ci ho messo molto tempo a fidarmi di lei e ad aprirmi e per mesi non ci riuscivo e lei mi ha sempre detto che ero molto chiusa, ma col tempo le cose sono migliorate molto. Finché di recente ho cominciato a stare male e ad avere angoscia tanto che non torno da circa due mesi. Una parte di me vorrebbe tornare perché ho interrotto bruscamente la terapia, ma dall’altra parte sto troppo male e non riesco ad affrontarla. Tutto questo anche perché la terapeuta ha avuto atteggiamenti a mio parere strani e comunque forse non i più giusti per il mio caso. E circa i quali vorrei un parere. Da un certo momento della terapia ha cambiato atteggiamento completamente, diventando più dolce, affettuosa ecc. dicendo che si sentiva di “accogliermi”. Mi ha chiesto tre volte in sedute distanziate nel tempo se mi poteva abbracciare. La prima volta non l’ha fatto dicendo che comprendeva fosse troppo per me. Le altre due volte si (seppur a seguito di argomenti un po’ più dolorosi che abbiamo trattato). Di cui l’ultima siamo rimaste abbracciate parecchi minuti, cioè per una parte della seduta e non si staccava da me (non saprei dire per quanto di preciso) tanto che io ho continuato a parlare mentre mi abbracciava. Io già al termine di quella seduta le dissi che ero un po’ sconvolta da questo e imbarazzata. Da lì sono stata sempre peggio anche perché mi sento sempre più dipendente da lei e glielo ho sempre fatto presente, ma mi da risposte vaghe. Lei dice di avermi abbracciato perché se lo sentiva e dice di non aver riflettuto prima su ciò che stava facendo e non mi da molte altre spiegazioni. Inoltre mi dice cose tipo ci tengo a te e ha detto anche che mi vuole bene. Una volta mi ha detto di avermi risposto ad un messaggio solo perché ero io. E a seguito di una mia contestazione sui suoi comportamenti ha detto che anche in una relazione così ci può essere affetto. Ciò che peró più mi fa riflettere e mi preoccupa è soprattutto il fatto che mi ha detto che secondo lei soffro un po’ di dipendenza affettiva e questo me lo ha detto prima di tenere tutti questi comportamenti/ parole. Addirittura io le avevo fatto presente (sempre prima) che la vedevo come una figura che un po’ sostituiva i miei genitori, con cui non ho mai avuto un gran rapporto (lei lo sa bene ne abbiamo parlato ovviamente). Per cui questi suoi comportamenti temo mi abbiano danneggiato ancora di più, aumentando la mia dipendenza (da lei in questo caso). Ora non riesco più a tornarci e sto molto male anche perché mi sento abbastanza persa e sola. Le ho fatto presente tutto arrabbiandomi un po’ e lei è tornata fredda e sembrava quasi infastidita come se non sapesse come comportarsi o ci fosse rimasta male e io mi sono sentita abbandonata. Dubito per questo che sia in grado di gestire la situazione e non trovo molto corretti questi suoi atteggiamenti soprattutto alla luce del problema che mi ha riscontrato. Non so proprio come fare a gestire la situazione.

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Boderline e narcisisti: come venirne fuori?

Buongiorno, Ho 34 anni e da alcuni anni cerco di uscire da un loop che sembra non aver fine. Infatti è da circa 10 anni che non riesco ad avere una relazione stabile con un uomo "normale". Sono una calamita per narcisisti e di recente ho scoperto che una persona che avevo iniziato da poco a frequentare, presenta molti dei tratti di una persona borderline. Mi ha inizialmente idealizzata come la donna della sua vita, dichiarandosi dopo poco tempo innamorato, dicendo che ero la sua metà e che voleva un figlio con me. Alternava momenti di dolcezza in cui mi diceva espressamente di volere dolcezza da parte mia (secondo lui la migliore qualità di una donna) per poi sparire giorni o settimane. Oppure al telefono mi aggrediva verbalmente senza motivo, accusandomi di non amarlo, di voler essere rincorsa e di aver fatto o detto cose che non stavano nè in cielo nè in terra. Mi diceva che tante donne lo volevano e che lui voleva me, quasi facendomi sentire in colpa perchè non ricambiavo ciò che lui provava verso di me. Capitava spesso che io gli chiedessi o dicessi delle cose e che lui mi rispondesse con altre; che cambiava argomento ecc. quando lui aveva tempo da dedicarmi io dovevo (secondo lui) lasciar perdere quello che stavo facendo e dar retta a lui, assecondarlo. Era cosciente di esser a volte scostante ma che a differenza delle altre donne io ero intelligente...e avevo capito che lui scappava perchè spaventato e via dicendo... Questa volta pensavo di aver trovato un uomo "sano" e invece... mi son dovuta ricredere. Sono riuscita a ignorarlo anche se lui continua a contattarmi scrivendomi che gli manco. So che ha avuto un'infanzia difficile ma non per questo voglio giustificare o fare la crocerossina della situazione (come ahime ho fatto in passato). Quello che forse più mi tormenta è capire perchè, nonostante l'esperienza e il mio sesto senso nel riconoscere questi soggetti, io ne venga cmq attratta e continui ad attrarli a me. Tutto ciò mi lascia dentro un grande vuoto e un senso di fallimento perchè non riesco a stabilire una relazione sana. Mi fa sentire stupida e mi porta a chiudermi anche verso nuove conoscenze perchè ho paura di incappare nell'ennesimo caso umano e di sprofondare in un baratro da cui ho paura di non riuscire a venire fuori ...

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Voglio continuare la Psicoterapia ma i miei non vogliono.

Gentili dottori /dott.sse, sono una ragazza di circa 21 anni e un anno fa ho iniziato una psicoterapia + terapia farmacologica presso uno studio con una psicoterapeuta e uno psichiatria perché sto soffrendo di depressione. I miei genitori hanno acconsentito soltanto perché ero arrivata ad un livello grave, quasi vegetativo.. Avevo pensieri suicidi di continuo. Tuttavia, questo non è stato sufficiente a far capire che la mia terapia dovesse continuare con costanza, mentre per pregiudizi e false credenze dei miei, pensavano che sarebbe bastato un mese a rimettermi in forze e riprendere a studiare (oramai abbiamo appurato con la dottoressa che effettivamente a loro interessa la mia performance) Io sono arrivata ad un punto in cui, non mi frega più nulla di cosa pensino di me, io proseguo la terapia perché sono seguita da due professionisti veramente bravi. Sono migliorata e mi sento salva. Ma non sono totalmente ripresa e credo di aver bisogno di ancora un periodo di terapia.. I miei invece premono, premono affinché interrompi la terapia farmacologica e quella psicoterapeutica, nonostante abbia spiegato molte volte che non funziona così e nonostante gli incontri di famiglia con i due dottori. Adesso, io sono certa che se non mi sentissi dipendente da loro economicamente (vado con frequenza settimanale e quindi capite che il costo è sostanzioso) potrei continuare anche senza il loro permesso, visto il livello di frustrazione a cui sono arrivata. Ma io studio, sono totalmente impegnata nello studio e ho molti esami indietro perché appunto lo scorso anno non ero in condizione di studiare né di fare niente. Ora sto studiando, ma per recuperare non posso permettermi di lavorare ed arrivare a 400 euro per pagarmi la terapia, e credo possa essere una lotta convincere i miei anche a farmi fare un lavoro. Sono in un campo minato. Mi chiedo quindi, c'è qualche agevolazione per una 21enne che permette di continuare economicamente la psicoterapia? Io ho l'ISEE familiare altissimo, non posso ricevere borse di studio in alcun modo perché economicamente stiamo bene, ma per i miei credo che l'interruzione della terapia sia più una questione di principio che di soldi. Questa cosa non mi fa dormire la notte.

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Vi parlo di me...

Ciao, sono Lia ed ho 19 anni, da quasi un anno non mi sento più la stessa, non ho voglia di niente, nè di uscire con i miei amici nè di fare qualsiasi altra cosa perché sostanzialmente non mi interessa più niente. Fisicamente mi piaccio sempre meno dato che nell'ultimo periodo sono dimagrita abbastanza, ma è come se il cibo qualsiasi esso sia non avesse più sapore e non ne sento comunque il bisogno, come se in ogni caso potessi anche farne a meno. Allo stesso tempo più vedo le ossa scorgersi più provo una sottile soddisfazione, come se questo almeno in parte fosse per me una punizione adeguata alla mia inutilità. In realtà nel mio corpo non mi sento mai a mio agio da sempre, penso di vergognarmene e allo stesso tempo non ne capisco il motivo, le persone mi fanno spesso complimenti per il mio fisico sembra che lo apprezzino ma quando succede vorrei sparire dalla vergogna, e allora tendo a coprirmi sempre di più perché non voglio che gli altri mi considerino per quello. È tutto un gran macello perché a volte vorrei provare ad essere femminile ma poi mi vergogno tantissimo se ci riesco e altri me lo fanno notare. In più a volte mi taglio perché un pò come per le ossa mi da una soddisfazione pazzesca e mi fa scaricare le emozioni, so che è stupido e me ne vergogno ma allo stesso tempo non voglio smettere, alla fine è solo il mio corpo e finchè tengo nascosta questa cosa non disturbo nessuno. Mi succede anche sempre più spesso di pensare che sia meglio farla finita perché sinceramente non vedo nessun senso in me e mi sento sempre più triste e angosciata da tutto. Questo era il principale motivo per cui volevo scrivere qui ma poi ormai che c'ero ho pensato di svuotare il sacco almeno una volta con qualcuno. Questi pensieri mi vengono sempre più spesso ed è come se mi spingessero sempre più ad avere il coraggio di farlo davvero e prima o poi quella piccola parte più razionale che ancora mi trattiene mi lascerà ,lo so già perchè è come se questi pensieri si impossessassero completamente del mio cervello .In ultimo la cosa più divertente in tutto ciò, ma che in realtà mi fa tanto male è che in qualche modo volevo essere di aiuto alle persone,così da un anno studio Psicologia all'università. Poi in quei brevi momenti in cui mi sento più lucida mi guardo, e mi rendo conto che ho sbagliato tutto e che la cosa migliore che posso fare per gli altri è quella di stargli lontano.Alla fine so di non essere la persona adatta a fare questo lavoro che tanto sognavo ,ma aver capito questo ,mi fa soffrire molto.In tutto ciò non so che fare e sinceramente sono sempre più convinta di avere un'unica soluzione perchè alla fine è come se fossi una cosa rotta che non puoi aggiustare e allora che si fa?!Te ne liberi.Questo è più o meno tutto. Scusatemi se vi ho in qualche modo appesantito e ringrazio chiunque di voi mi risponderà Lia

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Cerco uno psicoterapeuta per problema urgente

Buongiorno cerco uno psicoterapeuta, preferibile figura maschile per precedente percorso fatto con terapeuta uomo, per un problema urgente, situazione difficile da gestire, sia in casa che fuori, periodo delicato da superare in cui devo anche sottopormi a un intervento chirurgico, oltre la paura ho un bagaglio di problemi che non mi permette di affrontare al meglio la cosa. Provincia Venezia, o limitrofi, Treviso, Padova. Terapie brevi, anche ipnosi medica, ansia e fobia. Grazie. Maria.

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Alienazione parentale?

Gent.li Dott./Dott.sse,Scrivo per avere un confronto con voi e cercare di trovare una soluzione. Ho 32 anni, fidanzata da due con un mio coetaneo col quale convivo da 1 anno ed abbiamo un rapporto forte, stabile e sereno.Lui è separato ed ha una figlia di 4anni e mezzo.Con lei ho imparato a guadagnarmi fiducia, simpatia ed affetto (le voglio bene e la tratto come fosse figlia mia).Da quando conviviamo la ex compagna trova periodicamente pretesti per non farcela vedere regolarmente, sia comunicando direttamente al mio compagno che la bimba vuole stare con lei/nonna materna (vivono nella stessa casa) o facendolo dire alla piccola (a volte credo sia la madre ad indurla a dire ciò) e mille altre scuse.Con il padre e con me la bambina ha un bellissimo rapporto, gioca, è affettuosa e serena. La ex ha avuto un compagno per un paio di anni circa, ha frequentato un ragazzo per un paio di mesi ed ora ne frequenta un altro da 6/7 mesi (tutti presentati alla bambina).Da quando l'attuale compagno "è di casa" la bambina la stiamo vedendo molto meno, si rifiuta di salutare il papà al telefono (questo lo faceva da prima, a volte saluta a volte no), non lo vuole vedere.L'ultima volta che è venuta a casa nostra è stata bravissima e molto più affettuosa del solito.. sopratutto con me..dall'ultima volta però purtroppo è trascorso quasi un mese!!La bambina è molto nervosa, nei giorni scorsi all'asilo piangeva cercando la mamma (non so se lo fa ad oggi), rifiuta il padre, alle maestre ha detto che il mio compagno non è suo papà, le maestre sono ovviamente preoccupate. Lo so, sono di parte, ma so con certezza che l'uomo che ho accanto è un bravo papà, affettuoso, attento. Più persone hanno constatato ciò.Lui sta cercando di mantenere il sangue freddo, tutti i giorni chiama la piccola per salutarla (lei a volte lo considera altre no), la scorsa settimana si sono trovati al parco giochi (in presenza di mamma, nuovo compagno e cuginetta) ed ha giocato molto col padre.. sembrava volesse pranzare con lui e quando è stato il momento di dirlo alla madre la piccola è scoppiata in un pianto dicendo di voler stare con mamma.Nei giorni scorsi lui l'ha incontrata di nuovo al parco (sempre con madre e compagno) e la piccola l'ha considerato pochissimo, per poi dirgli che lui non è suo padre e praticamente l'ha cacciato (nel mentre madre e compagno sghignazzavano).A volte la ex collabora e cerca do convincere la bambina ad andare con papà, altre sembra far finta che vada tutto bene. (A mio avviso vuol sostituire al padre l'attuale compagno..idem per il compagno che aveva prima).Trovo struggente, triste e grave tutto ciò. Credo debbano rivolgersi alle maestre e ad un psicoterapeuta ma so che la madre non è dell'idea di andare da un professionista (il mio compagno appena si separarono le aveva proposto di rivolgersi ad un professionista ma la ex disse che non serviva e di andarci lui)..Avrei mille altre aneddoti da raccontare ma mi sono già dilungata a sufficienza.Cosa possiamo fare? Ho tanta paura che la situazione peggioriGrazie in anticipo per l'attenzione Saluti

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